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Lazio prima, altro che fortuna: Gattuso merita il primato. La protesta contro Lotito resta

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Lazio-Milan finisce 2-2: biancocelesti dominanti e avanti di due gol nel primo tempo, poi il crollo nella ripresa. Rimpianto per Gattuso.
Lazio-Milan finisce 2-2: biancocelesti dominanti e avanti di due gol nel primo tempo, poi il crollo nella ripresa. Rimpianto per Gattuso.

La Lazio è prima in classifica dopo cinque giornate. Sì, è una sorpresa. Negarlo sarebbe quasi inutile: in estate pochissimi avrebbero immaginato la squadra di Gennaro Gattuso appaiata in vetta con Inter e Roma.

Questo non significa parlare già di Scudetto. Anzi. È prestissimo e personalmente continuo a pensare che per la Lazio sarà molto complicato restare lassù a lungo. Anche la corsa Champions, considerando il valore delle concorrenti e la profondità delle rispettive rose, resta un obiettivo difficile.

Ma c’è un’altra cosa che va detta senza paura: oggi la Lazio merita la classifica che ha.

E provare a sminuire quanto fatto da Gattuso e dai giocatori soltanto per portare avanti la contestazione nei confronti della società è, secondo me, un errore.

La protesta contro Lotito non dipende dalla classifica

Questo è il primo punto da chiarire.

La protesta dei tifosi non è mai stata contro Gattuso o contro i giocatori e non nasce dai risultati sportivi. È una contestazione nei confronti della gestione societaria e del rapporto che si è creato negli anni tra Claudio Lotito e una parte consistente del popolo laziale.

Per questo non serve sostenere che la Lazio stia giocando male, che sia fortunata o che non meriti il primo posto per giustificare la protesta.

Sono due piani completamente diversi.

Se la squadra vince, va riconosciuto. Se Gattuso sta lavorando bene, va detto. Se i giocatori stanno dando tutto, meritano gli applausi.

La protesta può continuare comunque.

Altrimenti si finisce in una contraddizione: si torna allo stadio dopo cinque vittorie e poi cosa si fa se arrivano tre sconfitte? Si ricomincia da capo?

La credibilità di una protesta che nasce da motivazioni estranee al campo passa proprio dalla capacità di separare il giudizio sulla squadra da quello sulla società.

«La Lazio ha avuto un calendario facile»: davvero?

Uno degli argomenti utilizzati per ridimensionare il primato riguarda il calendario.

Ma analizziamolo.

La Lazio ha cominciato giocando fuori casa contro il Bologna. Alla vigilia nessuno considerava quella partita semplice. Anzi, sulla carta il Bologna partiva con ambizioni e una struttura importanti.

Il fatto che oggi stia attraversando delle difficoltà non può modificare retroattivamente il valore di quella vittoria.

Poi è arrivato il Genoa. Anche in quel caso, prima della partita, si parlava di un avversario interessante, costruito con ambizione e affidato a un tecnico molto considerato.

La Lazio ha vinto con merito.

Udine non è mai una trasferta semplice

Terza partita: Udinese-Lazio.

Chi segue i biancocelesti da anni sa perfettamente quanto spesso l’Udinese abbia creato problemi alla Lazio.

È una squadra fisica, aggressiva, capace di giocare verticalmente e di sporcare completamente la partita.

La Lazio è andata sotto e ha saputo ribaltarla.

Si può discutere sulla qualità complessiva dell’Udinese, ma definire quella trasferta una passeggiata significa ignorare il tipo di partita che normalmente rappresenta.

Poi il Milan: altro che calendario semplice

Alla quarta giornata arriva il Milan.

Si può discutere dell’allenatore, della condizione dei rossoneri o di tutto quello che si vuole. Rimane il Milan.

E la Lazio non si è limitata a strappare un punto.

Nel primo tempo ha giocato una grande partita, andando sul 2-0 e creando anche le condizioni per segnare il terzo. Poi ha sofferto terribilmente nella ripresa, il Milan ha rimontato e alla fine il 2-2 è diventato quasi un punto da proteggere.

Ma definirla una partita semplice sarebbe francamente impossibile.

Venezia era la più facile sulla carta. Ed è stata forse la più difficile

L’unico incontro che sulla carta sembrava realmente abbordabile era Venezia-Lazio.

Ultima in classifica, zero punti: guardando soltanto i numeri sembrava la partita meno complicata.

E invece probabilmente è stata una delle gare nelle quali la Lazio ha sofferto maggiormente.

Questo è il calcio.

Il Venezia può avere zero punti e contemporaneamente giocare bene. Può creare occasioni. Può costringerti a una partita difficile.

Poi hai Mandas che para, hai giocatori che resistono e riesci a portare a casa il risultato.

Anche il portiere fa parte della squadra. Se Mandas para un rigore o neutralizza occasioni importanti non significa che la Lazio abbia «rubato»: significa che uno dei suoi giocatori migliori ha fatto il proprio mestiere meglio dell’avversario.

Perché la Roma avrebbe avuto un calendario molto più difficile?

C’è poi un confronto inevitabile con l’altra squadra della Capitale.

Quando si parla della Roma, il racconto sembra spesso differente: grande partenza, squadra forte, Gasperini, possibilità di competere in alto.

Va benissimo.

Ma allora bisogna utilizzare lo stesso metro di giudizio.

Nelle prime giornate la Roma ha affrontato squadre come Fiorentina, Torino e Lecce, oltre all’Atalanta e allo scontro con l’Inter.

La Lazio ha avuto Bologna, Genoa, Udinese, Milan e Venezia.

Si possono discutere le difficoltà delle singole partite, ma non sembra esserci una differenza tale da spiegare due narrazioni completamente opposte.

Soprattutto considerando il punto di partenza.

La Roma cominciava la stagione con aspettative superiori e con l’obiettivo dichiarato di competere per le posizioni europee più importanti.

La Lazio no.

Ed è proprio per questo che il rendimento biancoceleste sorprende maggiormente.

Gattuso sta facendo meglio delle aspettative

Questo è forse il dato più importante.

Gattuso sta ottenendo dalla squadra molto più di quanto molti si aspettassero durante l’estate.

Ha dato aggressività, identità e soprattutto una mentalità molto precisa.

La Lazio non ha vinto quattro partite barricandosi davanti alla propria porta e trovando un gol casuale in contropiede.

Ha avuto momenti nei quali ha giocato meglio degli avversari, altri nei quali ha saputo soffrire, altri ancora nei quali i singoli hanno fatto la differenza.

È esattamente ciò che deve fare una squadra per raccogliere punti.

Attenzione però all’altra esagerazione: parlare di Scudetto

Detto tutto questo, serve equilibrio.

Siamo appena alla quinta giornata.

A Roma abbiamo spesso il problema opposto: passiamo dalla depressione totale all’euforia assoluta nel giro di due settimane.

Basta ricordare cosa accadde con Marco Baroni. A dicembre la Lazio sembrava aver trovato una dimensione straordinaria, stava facendo benissimo anche in Europa e si cominciavano a fare discorsi molto ambiziosi.

Poi la stagione è cambiata.

Oggi siamo addirittura ancora a settembre.

Cinque partite rappresentano un ottimo inizio, non una sentenza sul campionato.

Il vero salto di qualità è mantenere equilibrio

Non bisogna passare dal «questa squadra deve salvarsi» al «questa squadra può vincere lo Scudetto».

La verità probabilmente sta nel mezzo.

La Lazio ha dimostrato di essere più competitiva di quanto molti pensassero, ma deve ancora affrontare una quantità enorme di partite e attraverserà inevitabilmente momenti negativi.

Succederà.

La differenza sarà capire come reagirà quando arriveranno.

Adesso c’è il Monza: sulla carta abbordabile, ma va battuto

Alla ripresa arriverà il Monza.

Sulla carta è una partita che la Lazio può e deve provare a vincere.

Ma proprio Venezia dovrebbe aver insegnato qualcosa: nessuna vittoria arriva perché la classifica dice che sei più forte.

Il Monza può complicarti la partita, difendere bene, trovarti nel giorno sbagliato.

Se la Lazio vincerà, non sarà perché i tre punti erano già assegnati prima di giocare.

Li avrà conquistati.

Diamo merito a Gattuso e ai ragazzi

Questo è il punto centrale.

La contestazione resta.

Le ragioni che hanno portato migliaia di tifosi a lasciare vuoto l’Olimpico non vengono cancellate da cinque risultati positivi.

Ma proprio perché la protesta non riguarda la squadra, non esiste nessun motivo per togliere meriti a chi sta lavorando sul campo.

Gattuso sta facendo un grandissimo lavoro.

I giocatori stanno mostrando carattere.

Mandas sta salvando punti. Cancellieri e Noslin hanno risposto quando chiamati in causa. Belahyane è cresciuto. Frattesi sta incidendo. La squadra sta mostrando un’identità.

E dopo cinque giornate la Lazio è lassù.

Quanto ci resterà non lo sappiamo.

Forse poco, forse più del previsto.

Ma almeno una cosa possiamo dirla: se oggi la Lazio è prima, quei punti se li è conquistati sul campo.



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