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Sarri Napoli: telefonata De Laurentiis! Il piano Lazio

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Maurizio Sarri e Aurelio De Laurentiis a bordo campo
NAPLES, ITALY - SEPTEMBER 17: Napoli's coach Maurizio Sarri looks on during the UEFA Europa League match between Napoli and Club Brugge KV on September 17, 2015 in Naples, Italy. (Photo by Francesco Pecoraro/Getty Images)

La prossima estate si preannuncia caldissima sul fronte delle panchine di Serie A. Il classico valzer degli allenatori è pronto a partire e, in questo scacchiere in continuo mutamento, il nome del Comandante biancoceleste torna a essere uno dei più chiacchierati. Nelle ultime ore, le voci di un possibile asse Sarri Napoli hanno ripreso a circolare con insistenza, gettando nuove ombre sul futuro Sarri Lazio.

Il tecnico toscano, dal canto suo, ha già dettato la linea: nessuna decisione verrà presa prima della fine della stagione. La priorità assoluta è mantenere la concentrazione altissima in vista del 13 maggio, data in cui i capitolini si giocheranno la finale di Coppa Italia contro l’Inter (scopri qui tutte le info sui biglietti per l’Olimpico). Solo al termine di questo cruciale appuntamento, Sarri si siederà al tavolo con la dirigenza per tracciare un bilancio e capire se ci sono i margini per proseguire insieme.

Il pressing azzurro: De Laurentiis chiama Sarri

Le vie del mercato, però, sono infinite e i vecchi amori spesso fanno giri immensi per poi ritornare. La lezione di calcio impartita di recente al Maradona proprio contro i partenopei ha riacceso la fiamma nel cuore dei tifosi azzurri e, soprattutto, della dirigenza campana.

Stando alle ultime indiscrezioni esclusive, la mossa a sorpresa c’è già stata: De Laurentiis chiama Sarri. Il patron del club campano ha infatti alzato la cornetta per un primo sondaggio esplorativo, cercando di capire i margini per riportare il mister sulla panchina azzurra. Una chiacchierata per tastare il terreno, un’ipotesi che fino a poco tempo fa lo stesso Sarri aveva liquidato come fantacalcistica (come riportato dai colleghi di Sky Sport), ma che oggi assume contorni decisamente più realistici.

L’intreccio con Conte e la mossa di Lotito

Il piano per il nuovo allenatore Napoli è legato a doppio filo ad Antonio Conte. Se l’attuale tecnico salentino dovesse cedere alle lusinghe della Nazionale azzurra, a Castel Volturno non vogliono farsi trovare impreparati e Sarri è diventato ufficialmente l’obiettivo numero uno per la successione.

Nonostante questo forte pressing esterno, il pallino del gioco resta saldamente nelle mani del club capitolino. Sarà decisivo il vertice di fine anno con Claudio Lotito e Angelo Fabiani: se la società presenterà un progetto tecnico convincente e garanzie per il prossimo calciomercato Lazio, le sirene campane verranno respinte. Nel gioco delle sedie della Serie A, il Comandante aspetta la mossa giusta per capire dove sedersi.



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Igli Tare e la Lazio: retroscena su Lotito e Higuain

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Igli Tare durante un'intervista sulla Lazio

L’ex direttore sportivo ripercorre la sua lunghissima avventura nella Capitale. Tra ricordi indelebili, aneddoti esilaranti sul presidente e un clamoroso segreto, il racconto di Igli Tare sulla Lazio regala spunti imperdibili per tutto il popolo biancoceleste.

Nel corso di una lunga chiacchierata rilasciata ai microfoni di Dazn, il dirigente albanese ha svelato dettagli inediti del suo passato, dimostrando un legame ancora profondissimo con l’ambiente romano.

Igli Tare Il legame indissolubile: “Alla Lazio devo tanto”

Nonostante la separazione, le parole di Igli Tare sono intrise di gratitudine. L’ex ds non dimentica il percorso fatto insieme e il calore della piazza: “Quanto devo a Lotito? A lui e a tutto il mondo Lazio devo tanto”, ha esordito.

“Ho vissuto 18 anni molto belli, intensi e duri. Ma ho avuto modo di conoscere un ambiente e una tifoseria molto forte e attaccata ai colori. Per me è stata un’esperienza bellissima, niente me la può portare via. Abbiamo vinto tanto in quegli anni. A quell’ambiente dirò sempre grazie”. Un messaggio d’affetto sincero verso una tifoseria che, come dimostrato nella recente corsa ai biglietti per la finale di Coppa Italia, vive di passione e attaccamento viscerale ai propri colori.

Igli Tare e Lotito: trattative, genio e… colpi di sonno

Il rapporto tra IgliTare e Lotito è stato il motore del club per quasi due decenni. L’ex dirigente traccia un ritratto inedito del patron biancoceleste, definendolo diviso a metà tra la genialità e un’immagine pubblica che spesso non gli rende giustizia. Poi, l’aneddoto esilarante sulle estenuanti sessioni di calciomercato:

“Aveva la capacità di fare cento cose nello stesso momento. A volte, mentre facevamo le trattative, io conoscevo il momento in cui lui a un certo punto si addormentava davanti alla gente. Mentre loro parlavano lui crollava. E a un certo punto si fermavano e io li facevo continuare. Poi appena si trattava dei numeri e arrivava la richiesta del contratto i procuratori chiedevano un milione. Lotito allora si riprendeva all’improvviso e diceva: ‘Un milione no’. Stava con la testa ovunque e riusciva sempre a concludere le cose”. Alla domanda se pensa di essere in debito con il presidente, Tare ha risposto con una battuta sorridendo: “Penso di aver dato abbastanza anche con interessi molto alti”.

Igli Tare Il clamoroso retroscena di calciomercato: Higuain a un passo

C’è sempre uno scheletro nell’armadio nel calciomercato della Lazio, e quello svelato da Tare ha un nome pesantissimo: Gonzalo Higuain.

“Ne ho uno che non ho mai raccontato, me lo sono sempre tenuto dentro”, ha confessato l’ex dirigente. “Alla Lazio avevamo quasi chiuso per Higuain. Era venuto a Roma anche il padre, avevamo fatto una cena insieme. Poi alla fine non si è più fatto perché a volte queste cose succedono. Era una grande possibilità, era un Higuain ancora giovane. Un’operazione che avevamo tra le nostre mani e avremmo potuto concludere”. Un “sliding doors” che avrebbe potuto cambiare la storia recente dell’attacco laziale, lasciando oggi solo il sapore agrodolce di un grande rimpianto.



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Biglietti Lazio Inter: prezzi e vendita finale Coppa Italia

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Tifosi all'Olimpico in attesa dei biglietti Lazio Inter

La Lega Serie A e la S.S. Lazio hanno ufficializzato tutte le modalità di acquisto per l’attesissimo atto conclusivo del torneo, in programma mercoledì 13 maggio alle ore 21:00 allo Stadio Olimpico di Roma. La caccia ai biglietti Lazio Inter è pronta a entrare nel vivo, con i tifosi biancocelesti chiamati a riempire i settori assegnati: Curva Nord, Distinti Nord Ovest ed Est, Tribuna Tevere e Monte Mario (lato Nord).

I prezzi biglietti Lazio Inter per i vari settori

La società ha diramato il listino ufficiale per assistere all’evento. I prezzi biglietti Lazio variano in base al settore scelto: si parte dai 40 € per la Curva Nord, passando ai 60 € per i Distinti Nord (Est e Ovest). Per quanto riguarda le tribune, la Tevere Laterale costerà 130 € (170 € per la Centrale), mentre la Monte Mario Laterale avrà un costo di 180 € (220 € la Centrale). Gli invalidi al 100% con accompagnatore pagheranno 50 €. I bambini sotto i 5 anni entreranno gratuitamente, ma senza diritto di posto a sedere.

Fasi di vendita: dalla prelazione abbonati alla vendita libera

Le tempistiche di acquisto sono state divise in finestre ben precise per gestire l’enorme flusso di richieste (già visto nei recenti sold out dei settori caldi).

  • Prelazione abbonati: Dalle ore 14:00 del 28 aprile alle 23:59 del 3 maggio. Gli abbonati alla Serie A 2025-26 potranno acquistare fino a 4 tagliandi inserendo i codici della tessera Millenovecento o Eagle Card seguiti dalla data di nascita.
  • Priority Pass: Dalle 10:00 alle 23:59 del 4 maggio la vendita sarà riservata a chi possiede il codice ottenuto negli store ufficiali.
  • Vendita Libera: Dalle ore 12:00 del 5 maggio partirà l’eventuale fase per accaparrarsi i posti residui.

Rivoluzione tecnologica: l’obbligo dei biglietti NFC

La grande novità di questa finale Coppa Italia riguarda l’accesso allo stadio. I tagliandi saranno acquistabili esclusivamente online sul portale Vivaticket e verranno erogati solamente come biglietti NFC. Non sarà ammesso alcun formato cartaceo o PDF.

I tifosi dovranno obbligatoriamente aggiungere il biglietto digitale al wallet del proprio smartphone (Apple o Google). Per superare i tornelli dell’Olimpico basterà avvicinare il telefono carico al lettore e mostrare un documento d’identità valido. È consentito caricare più biglietti sullo stesso dispositivo qualora si effettuino acquisti multipli, ma la società raccomanda massima attenzione alla batteria del telefono, unico vero “lasciapassare” per la serata.



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Biglietti finale Coppa Italia: Nord e Tevere già esaurite

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Tifosi in coda su Vivaticket per i biglietti finale Coppa Italia

Biglietti Lazio Inter | L’attesa per l’ultimo atto del 13 maggio sta letteralmente mandando in tilt i botteghini virtuali. La caccia ai biglietti finale Coppa Italia tra Lazio e Inter ha registrato un’impennata clamorosa fin dalle primissime ore di apertura delle vendite. La risposta del popolo laziale è stata imponente, segnando un netto ritorno della passione sugli spalti dopo settimane di gelo e contestazioni.

Biglietti Vivaticket Lazio preso d’assalto: settori esauriti a tempo di record

Nella giornata di ieri, migliaia di tifosi biancocelesti si sono riversati in massa sui portali online per assicurarsi un posto all’Olimpico. La mole di accessi ha creato code infinite da decine di migliaia di utenti, causando anche qualche inevitabile disservizio sulla piattaforma Vivaticket. Il risultato è stato strabiliante: in appena quattro ore è andata sold out la Curva Nord, e in meno di sette ore l’intero settore Nord (compresi i Distinti) ha registrato il tutto esaurito.

La corsa ai settori esauriti non si è fermata nella notte. Nella mattinata odierna, a meno di ventiquattro ore dall’inizio della fase dedicata agli abbonati, anche la Tribuna Tevere (lato nord) ha terminato le sue disponibilità. Al momento restano solamente poco più di 400 tagliandi per la Tribuna Monte Mario, destinati a polverizzarsi a brevissimo. Discorso diametralmente opposto per il lato Inter, dove la disponibilità in Curva Sud e negli altri settori ospiti è ancora molto ampia e tranquilla.

L’entusiasmo ritrovato e lo sfogo di Maurizio Sarri

Questa febbre da stadio rappresenta una vera e propria boccata d’ossigeno per la squadra. Il tecnico Maurizio Sarri, di rientro dalla trionfale trasferta di Bergamo, era già stato rassicurato sul ritorno in massa del tifo organizzato. Proprio al termine del recente match di campionato contro l’Udinese (analizzato anche nelle parole post-gara di Noslin), l’allenatore aveva definito “devastante” dover giocare in un impianto deserto: “Sono preoccupato, non ci si diverte a giocare con 5000 persone in uno stadio di 70000 posti”. Un vuoto che ha pesato sul morale dei giocatori, pur comprendendo l’estremo atto d’amore della tifoseria. Ora, per l’appuntamento che vale una stagione, la musica cambia totalmente.

Dalla prelazione abbonati al Priority Pass Lazio

Le procedure di acquisto continuano intanto a seguire regole e finestre temporali ferree. La prelazione abbonati sarà attiva fino al 4 maggio, permettendo ai quasi 30.000 fedelissimi di questa stagione di opzionare i tagliandi rimasti per le tribune. Successivamente, scatterà la seconda fase dedicata esclusivamente a chi possiede il Priority Pass Lazio, ovvero i tifosi che hanno speso almeno 50 euro in un Lazio Style Store ufficiale. Questi ultimi avranno una preziosa corsia preferenziale poco prima della vendita libera, ma, visti i ritmi forsennati di queste ore, il rischio di trovare pochissimi posti a disposizione è ormai una solida realtà.



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Lazio, ridimensionamento o ambizione? Il vero tema

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Il salvataggio della Lazio 2004: la storia completa

Accettare il ridimensionamento o continuare a pretendere ambizione? È questa la domanda che divide il mondo S.S. Lazio, sempre più stretto tra realtà economica e aspettative di una tifoseria che non vuole smettere di sognare.

Il tema nasce da una riflessione sempre più diffusa tra i tifosi: ha senso rassegnarsi e ripartire dai giovani, oppure la Lazio deve continuare a puntare in alto nonostante i limiti evidenti? Una domanda legittima, soprattutto in un contesto in cui il club biancoceleste sembra vivere una fase di transizione continua.

Da un lato c’è la realtà. Con Claudio Lotito alla guida, il modello è chiaro: si spende in base a quanto si incassa. Niente investimenti fuori scala, niente campagne acquisti da 100 milioni. Una filosofia opposta a quella di altri club, come la Roma dei Friedkin, spesso sostenuta anche mediaticamente con richieste esplicite di investimenti massicci.

Ed è proprio qui che nasce il cortocircuito. Perché mentre ad alcune piazze viene chiesto di pretendere sempre di più, alla Lazio sembra venga suggerito il contrario: accontentarsi. Un messaggio che molti tifosi non accettano.

La storia e i numeri dicono altro. La Lazio, negli ultimi anni, si è stabilmente posizionata tra le squadre con ricavi importanti, anche grazie ai diritti TV. E questo, teoricamente, dovrebbe tradursi in un obiettivo chiaro: competere almeno per i primi sei posti in Serie A e per un piazzamento europeo.

Accettare il ridimensionamento significherebbe rinunciare a questa ambizione. E qui entra in gioco il tema della gestione. Perché se è vero che la Lazio non può competere economicamente con i top club, è altrettanto vero che il calcio non è solo una questione di soldi.

Gli esempi non mancano. Squadre con budget inferiori riescono a ottenere risultati importanti grazie a scouting, organizzazione e scelte tecniche mirate. È qui che la Lazio dovrebbe fare la differenza: non spendere di più, ma spendere meglio.

I giovani possono essere una parte della soluzione, ma non possono rappresentare l’unico progetto. Servono idee, competenze e una visione chiara. Senza questo, il rischio è quello di ripartire ogni anno da zero, senza mai costruire una base solida.

Il punto, dunque, non è scegliere tra ambizione e sostenibilità. Il punto è trovare un equilibrio. Perché una cosa è certa: il tifoso della Lazio non vuole accontentarsi. E probabilmente non deve farlo.




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Lazio, Sarri ritrova la rosa: verso la finale

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Danilo Cataldi indica l'ascella durante la protesta con l'arbitro Sacchi
Danilo Cataldi a terra dolorante durante una partita della Lazio

Buone notizie in casa S.S. Lazio. A pochi giorni dall’appuntamento più importante della stagione, Maurizio Sarri intravede finalmente la possibilità di lavorare con una rosa quasi al completo. Un evento raro in questa annata, segnata da infortuni e continui problemi fisici che hanno spesso limitato le scelte del tecnico biancoceleste.

L’obiettivo è chiaro: arrivare al 13 maggio, giorno della finale di Coppa Italia, con il maggior numero possibile di giocatori disponibili e in condizione. E in questo senso i segnali sono incoraggianti. L’infermeria si sta progressivamente svuotando e diversi elementi stanno tornando a disposizione.

Tra questi c’è Nicolò Rovella, già convocato contro l’Udinese e vicino al rientro effettivo in campo. Il centrocampista dovrebbe trovare spazio già nella prossima sfida contro la Cremonese, accumulando minuti preziosi per arrivare al top della condizione nel momento decisivo della stagione.

Situazione sotto controllo anche per Mattia Zaccagni e Mario Gila. Entrambi erano stati lasciati a riposo in via precauzionale: per il difensore si trattava di un lieve trauma contusivo/distorsivo, mentre l’esterno offensivo aveva accusato un sovraccarico muscolare dopo i tanti minuti giocati a Bergamo. Nessuna preoccupazione, però: saranno disponibili e verranno gestiti con attenzione per evitare rischi inutili.

Discorso diverso per gli assenti. Ivan Provedel e Samuel Gigot restano fuori dai giochi e non dovrebbero recuperare in tempo. In porta, dunque, spazio ancora a Edoardo Motta, sempre più protagonista e ormai punto fermo per la squadra.

Resta invece un’incognita Danilo Cataldi. Il centrocampista è alle prese con una fastidiosa pubalgia e la sua situazione verrà valutata giorno dopo giorno. La sua presenza non è ancora certa e rappresenta uno dei pochi veri dubbi per Sarri in vista delle prossime gare.

Dopo mesi complicati, dunque, la Lazio si avvicina alla fase decisiva della stagione con un’arma in più: la profondità della rosa. Un fattore che potrebbe fare la differenza, soprattutto in una partita secca come una finale.

Per Sarri, abituato a lavorare spesso in emergenza, si tratta quasi di una novità. E proprio da qui passa una parte importante delle speranze biancocelesti: avere finalmente tutti (o quasi) a disposizione per giocarsi tutto nel momento che conta davvero.



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Calcio in crisi: Simonelli in audizione in Parlamento

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Simonelli risponde a Lotito

Il calcio italiano finisce ancora una volta sotto la lente della politica. Dopo settimane segnate da polemiche arbitrali, inchieste e tensioni istituzionali, i vertici del sistema continuano a sfilare in Parlamento per fare chiarezza su una crisi sempre più evidente.

Giovedì sarà il turno di Ezio Maria Simonelli, presidente della Lega Serie A, atteso in audizione alla Camera dei Deputati. Un passaggio importante, che si inserisce in un ciclo di incontri istituzionali volto ad analizzare le criticità del calcio italiano e a individuare possibili soluzioni.

Non sarà l’unico protagonista della giornata: insieme a lui è prevista anche la presenza di rappresentanti della Serie B, a conferma di come la crisi non riguardi solo il massimo campionato, ma l’intero sistema calcistico nazionale.

Il contesto è delicato. Tra le questioni sul tavolo ci sono la gestione arbitrale, le polemiche legate al VAR, la sostenibilità economica dei club e il rapporto sempre più complesso tra autonomia sportiva e intervento politico. Temi che, nelle ultime settimane, hanno acceso il dibattito pubblico e spinto le istituzioni a intervenire direttamente.

L’audizione di Simonelli rappresenta quindi un momento chiave per comprendere quale sia la posizione della Lega Serie A su questi argomenti. Da un lato, c’è la volontà di difendere l’autonomia del sistema calcio; dall’altro, cresce la pressione per introdurre riforme strutturali che possano restituire credibilità e stabilità al movimento.

Il confronto con il Parlamento potrebbe anche chiarire quale direzione si intenda prendere nei prossimi mesi. L’ipotesi di interventi più incisivi, inclusi possibili commissariamenti o modifiche normative, resta sullo sfondo e continua a dividere il mondo del calcio.

Nel frattempo, l’immagine del sistema italiano appare sempre più fragile. Le continue polemiche e le difficoltà gestionali rischiano di compromettere non solo i risultati sportivi, ma anche la fiducia di tifosi e investitori.

L’audizione di giovedì sarà dunque molto più di un semplice passaggio formale. Sarà un banco di prova per capire se il calcio italiano è pronto a riconoscere i propri problemi e, soprattutto, ad affrontarli con decisione.



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VAR e Lazio: dubbi, episodi e troppe domande

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VAR e Lazio: tanti episodi dubbi negli ultimi anni. Tra errori e sospetti, cresce il dibattito sulla credibilità del sistema.

Negli ultimi giorni il tema VAR è tornato prepotentemente al centro del dibattito, tra inchieste, polemiche e accuse incrociate tra tifoserie. Ma al di là del rumore mediatico, c’è una riflessione che riguarda direttamente la S.S. Lazio e che sempre più tifosi stanno iniziando a farsi: perché negli ultimi anni tanti episodi sembrano essere andati sempre nella stessa direzione?

Chi segue la Lazio con attenzione lo sa. Più volte, nel corso delle ultime stagioni, si è avuta la sensazione che in determinate situazioni il VAR semplicemente… non esistesse. Episodi anche evidenti, contatti dubbi, possibili rigori: silenzio totale. Nessun richiamo, nessuna revisione, nessun intervento.

Di fronte a questi casi, la spiegazione più immediata è sempre stata la stessa: errori, incompetenza, scarsa qualità della classe arbitrale. E questa resta una componente reale. Ma oggi, alla luce di quanto sta emergendo, è inevitabile che qualcuno inizi a farsi domande diverse.

Perché il punto non è solo l’errore. Il punto è la discontinuità. Ci sono state partite in cui il VAR è intervenuto con estrema precisione, anche in maniera quasi eccessiva. E altre in cui, su episodi simili o addirittura più evidenti, è rimasto completamente in silenzio.

Questo squilibrio è ciò che alimenta i dubbi.

Senza entrare nel campo delle accuse – che spettano solo a chi indaga – resta una domanda legittima: se esiste un’anomalia nel sistema, può davvero riguardare solo gli arbitri senza coinvolgere il contesto in cui operano? Perché, in uno scenario ipotetico di gestione discutibile, è difficile immaginare che non ci siano state conseguenze concrete sul campo.

La percezione diffusa tra molti tifosi è che la tecnologia, nata per garantire equità, non abbia sempre funzionato allo stesso modo per tutti. E questo, indipendentemente da qualsiasi inchiesta, rappresenta già un problema enorme. Perché il VAR doveva eliminare i dubbi, non crearne di nuovi.

Un esempio spesso citato è quello degli episodi simili valutati in maniera opposta nella stessa partita o in gare ravvicinate: contatti identici giudicati diversamente, interventi ignorati da una parte e analizzati in modo approfondito dall’altra. Situazioni che, nel tempo, hanno alimentato una crescente sfiducia.

È importante essere chiari: la Lazio degli ultimi anni non è stata una squadra perfetta. Anzi, come sottolineato più volte, si tratta di una formazione con limiti evidenti, da metà classifica. Ma proprio per questo, ogni episodio pesa di più. Ogni errore arbitrale può incidere in maniera decisiva.

Il rischio, oggi, è che il dibattito si sposti dal campo alla credibilità del sistema. Perché quando il tifoso non si limita più a parlare di errori, ma inizia a mettere in discussione il funzionamento complessivo, significa che qualcosa si è rotto.

Le indagini faranno il loro corso e spetterà alla giustizia chiarire eventuali responsabilità. Ma nel frattempo resta un dato: la fiducia è fragile. E ricostruirla sarà molto più difficile che perderla.



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Lazio, Nord sold out: Olimpico verso il pienone

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Una coreografia imponente della Curva Nord della Lazio durante un derby del passato, simbolo dell'identità laziale.

La risposta dei tifosi è arrivata forte e chiara. In poche ore, la S.S. Lazio ha ritrovato il suo pubblico, almeno per una notte. In vista della finale di Coppa Italia contro l’Inter, in programma il 13 maggio allo Stadio Olimpico, la Curva Nord è già sold out.

Un dato che fa rumore, soprattutto se confrontato con le recenti immagini di uno stadio spesso vuoto durante le gare di campionato. La prevendita, aperta da poche ore in prelazione, ha registrato numeri importanti e conferma una verità semplice: quando conta davvero, il popolo laziale risponde presente.

Secondo quanto riportato da Radio Laziale, i biglietti per il cuore del tifo biancoceleste sono andati esauriti in tempi rapidissimi. Un segnale di compattezza e appartenenza che va oltre le difficoltà vissute negli ultimi mesi, tra contestazioni e distanze con la società.

Per gli altri settori dello stadio c’è ancora disponibilità, ma la sensazione è che si tratti solo di una questione di tempo. L’Olimpico si avvia verso il tutto esaurito, pronto a trasformarsi in una bolgia per una delle partite più importanti della stagione.

Il dato assume un significato ancora più forte alla luce delle parole recenti di Maurizio Sarri, che aveva parlato apertamente di un clima “deprimente” dovuto alla scarsa presenza sugli spalti nelle gare di campionato. La finale di Coppa Italia sembra rappresentare una parentesi diversa, un momento in cui la squadra ritrova il sostegno pieno della sua gente.

È il segno che il legame tra Lazio e tifosi non è mai realmente spezzato, ma solo messo in pausa da tensioni e risultati altalenanti. Quando la posta in palio è alta, quando c’è un trofeo in gioco, la risposta è quella delle grandi occasioni.

Il 13 maggio, dunque, non sarà solo una finale. Sarà anche il ritorno di un Olimpico pieno, caldo, pronto a spingere la Lazio verso un obiettivo che può cambiare il senso della stagione.



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Inchiesta VAR: dubbi e rischio “nulla di fatto”

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Inchiesta VAR: solo arbitri coinvolti e nessun club. Dubbi e interrogativi su una vicenda che rischia di finire nel nulla.

L’inchiesta sulle presunte anomalie del VAR rischia già di trasformarsi nell’ennesimo caso destinato a spegnersi senza conseguenze reali. Un copione già visto nel calcio italiano, dove ogni scandalo sembra iniziare con grande clamore per poi perdere forza strada facendo. E anche questa volta, i primi sviluppi stanno sollevando più dubbi che certezze.

Al centro della vicenda ci sono i vertici arbitrali, con il nome di Gianluca Rocchi finito inevitabilmente sotto i riflettori insieme ad altri esponenti della classe arbitrale. Tuttavia, ciò che colpisce è l’impostazione stessa dell’indagine: al momento non risultano coinvolti né club né tesserati. Un elemento che, invece di chiarire, apre interrogativi pesanti sulla reale portata dei fatti.

Se davvero si sta indagando su una possibile frode sportiva legata alla gestione arbitrale, viene spontaneo chiedersi: a vantaggio di chi sarebbe stata commessa? È difficile immaginare un sistema in cui eventuali decisioni pilotate o designazioni “indirizzate” non abbiano avuto beneficiari sul campo. Eppure, allo stato attuale, nessuna società risulta coinvolta.

Un altro aspetto che alimenta perplessità riguarda il perimetro degli indagati. Si parla di alcune partite finite sotto la lente, ma non emergono responsabilità dirette degli arbitri o degli addetti al VAR coinvolti in quegli episodi specifici. Una circostanza che appare quantomeno singolare: se ci sono state anomalie operative, è lecito aspettarsi che l’indagine coinvolga anche chi ha preso decisioni in quelle situazioni.

Questa discrepanza tra ipotesi investigative e soggetti coinvolti genera un senso di incompletezza. Il rischio percepito è quello di un’indagine che si concentri solo su alcune figure “esposte”, lasciando in ombra eventuali responsabilità più ampie. Una dinamica che, se confermata, alimenterebbe ulteriormente la sfiducia già diffusa nei confronti del sistema calcio italiano.

Nel frattempo, il dibattito si è già spostato sui social, dove tifoserie opposte si accusano a vicenda senza che emergano elementi concreti. Un clima che contribuisce a confondere ancora di più il quadro, trasformando una questione potenzialmente seria in uno scontro ideologico tra fazioni.

Sul piano istituzionale, la posizione resta prudente. La Lega Serie A continua a difendere la regolarità del campionato, mentre la FIGC mantiene una linea attendista. Tuttavia, è proprio questa prudenza a essere percepita da molti come una mancanza di trasparenza o di volontà di andare fino in fondo.

Il nodo centrale resta uno: senza chiarezza totale, ogni indagine rischia di perdere credibilità. Perché in un sistema già segnato da polemiche continue, anche il solo sospetto che non si voglia approfondire fino in fondo può diventare un problema enorme.

Ecco perché questa inchiesta rappresenta un passaggio delicatissimo. Non solo per eventuali responsabilità individuali, ma per la credibilità complessiva del calcio italiano. Se dovesse davvero concludersi senza risposte chiare, il danno non sarebbe solo giudiziario, ma soprattutto di fiducia.



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Ceferin-Gravina, caso casa: dubbi e politica

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Il caso dell’appartamento tra Ceferin e Gravina riaccende il dibattito su rapporti personali e ruoli istituzionali nel calcio europeo.

Il legame tra Aleksander Ceferin e Gabriele Gravina non è mai stato un mistero. I due condividono ruoli di primo piano nel calcio europeo – presidente UEFA il primo, vicepresidente il secondo – oltre a dossier fondamentali come l’organizzazione degli Europei 2032 e una linea comune sull’autonomia dello sport. Un rapporto solido, rafforzato nel tempo anche sul piano personale.

Proprio su questo rapporto, però, si riaccendono oggi i riflettori. Al centro della vicenda, come riportato da Il Fatto Quotidiano, c’è un appartamento a Milano, in via Lambro, nei pressi dei Giardini Montanelli. Un immobile di circa 80 metri quadrati acquistato nel 2019 dalla figliastra di Gravina per circa 650mila euro, attraverso un’operazione che in passato aveva già attirato l’attenzione degli inquirenti nell’ambito di verifiche legate al sistema dei diritti televisivi.

La questione torna oggi d’attualità per un nuovo sviluppo: lo scorso dicembre l’appartamento è stato venduto per circa 670mila euro a Neza Ceferin, figlia del presidente UEFA. Un’operazione che, formalmente, viene descritta da tutte le parti coinvolte come regolare e in linea con il valore di mercato. Lo stesso Ceferin ha sottolineato come si tratti di una transazione privata tra adulti, priva di legami finanziari o vantaggi occulti, evidenziando che la conoscenza personale tra le parti non rappresenta di per sé un elemento di irregolarità.

Anche la difesa di Gravina ha ribadito la correttezza dell’operazione, sottolineando come nelle indagini precedenti non sia mai stato contestato l’acquisto dell’immobile e come sia già stata dimostrata l’estraneità ai fatti ipotizzati.

Tuttavia, al di là del piano formale e giuridico, la vicenda solleva inevitabilmente una questione di opportunità politica. Il punto non è tanto la legittimità dell’operazione, quanto il contesto in cui avviene: un intreccio tra rapporti personali e ruoli istituzionali ai vertici del calcio europeo che, in una fase già delicata per il sistema italiano, alimenta interrogativi e perplessità.

Il momento, infatti, è particolarmente sensibile. Il calcio italiano attraversa una fase complicata, tra risultati sportivi deludenti e polemiche arbitrali sempre più frequenti. In questo scenario si inserisce anche il tema del possibile commissariamento della FIGC, ipotesi valutata dal ministro per lo Sport Andrea Abodi e osteggiata apertamente dallo stesso Gravina e da altre figure istituzionali.

Ed è proprio qui che il caso assume una dimensione più ampia. Perché se da un lato si parla di autonomia dello sport rispetto alla politica, dall’altro emergono dinamiche che rischiano di mettere in discussione la percezione di trasparenza e indipendenza del sistema. Il timore, evocato da più parti, è che eventuali decisioni future della UEFA nei confronti dell’Italia – in caso di tensioni istituzionali – possano essere lette anche alla luce di questi rapporti personali.

Il punto, in definitiva, non riguarda solo una compravendita immobiliare, ma il confine tra relazioni private e responsabilità pubbliche. Un confine che, nel calcio moderno, diventa sempre più sottile e delicato.

E la domanda che resta sullo sfondo è inevitabile: quando interessi istituzionali e rapporti personali si incrociano, è davvero possibile separare completamente i due piani?




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Lazio Udinese, intervista Noslin: “Sogno la Coppa Italia”

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Tijjani Noslin in campo con la maglia della Lazio

Al termine del faticoso match tra biancocelesti e friulani, le dichiarazioni in zona mista hanno acceso i riflettori sull’analisi tattica e psicologica della gara. L’intervista Noslin rilasciata nel post-partita fa trasparire tutta l’ambizione dell’attaccante olandese, ma anche le oggettive difficoltà incontrate dalla squadra nei primi quarantacinque minuti. La stanchezza mentale, accumulata dopo i recenti impegni ravvicinati, si è fatta sentire pesantemente contro una formazione ospite decisamente agguerrita.

Lazio Udinese: la stanchezza e il ruolo Noslin in campo

Il primo tempo di Lazio Udinese ha mostrato una compagine di casa inizialmente contratta e bloccata da un avversario ben organizzato. L’attaccante non si è nascosto dietro un dito, ammettendo candidamente le fatiche iniziali: “All’inizio della gara è stato difficile, eravamo tutti stanchi a livello mentale. Volevamo chiudere subito la gara, ma l’Udinese ha fatto molto bene e ci ha reso la vita difficile”.

Oltre all’aspetto puramente psicologico, il giocatore ha toccato un tema molto dibattuto tra i tifosi: la sua posizione ideale in campo. Alla precisa domanda su quale sia il ruolo Noslin preferito, la risposta è stata entusiasta e sorridente: “Li preferisco tutti, voglio solo giocare! Per me è questo che conta”. Il calciatore ha poi fatto un’onesta autocritica sulla sua freddezza sotto porta, riconoscendo di aver avuto delle chance non sfruttate. L’attaccante ha sottolineato come il ritmo partita perfetto si trovi solamente giocando con costanza, ma ha promesso di dare il massimo per tornare al gol già dal prossimo impegno ufficiale in Serie A Enilive.

Le parole Sarri all’intervallo e il sogno finale Coppa Italia

Il vero punto di svolta del match è arrivato però nel chiuso degli spogliatoi. Le parole Sarri hanno suonato la carica, riordinando le idee tattiche di un gruppo che in quel momento aveva un disperato bisogno di ritrovare certezze. “Sarri è un ottimo allenatore dal punto di vista tattico”, ha spiegato Noslin. “Ci aiuta sempre. Ci ha detto all’intervallo che dovevamo lavorare insieme, portare più pressione e giocare tenendo il pallone. Penso che nel secondo tempo lo abbiamo fatto molto meglio”.

Le rigide indicazioni del tecnico toscano restano la bussola tattica innegabile della squadra, ma l’orizzonte dei giocatori è chiaramente proiettato anche oltre gli ostacoli del campionato. Interrogato sul suo desiderio calcistico più grande per questo entusiasmante finale di stagione, l’attaccante non ha avuto alcuna esitazione. Dopo l’eroico passaggio del turno contro l’Atalanta ai calci di rigore, il mirino è puntato dritto sul trofeo. La finale Coppa Italia del prossimo 13 maggio all’Olimpico è l’appuntamento che tutti aspettano. Noslin scalpita, e mister Sarri sa di poter contare sulla sua infinita fame di vittorie.



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Infortuni Lazio: rientri per Zaccagni e Gila. Dubbio Cataldi

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Infortuni Lazio: rientro Zaccagni e Gila a Formello

L’infermeria di Formello inizia finalmente a svuotarsi, regalando a Maurizio Sarri notizie incoraggianti in vista del prossimo impegno di campionato. Il tema degli infortuni Lazio resta centrale per definire la formazione che affronterà la trasferta contro la Cremonese, con diversi titolari pronti a riprendersi il posto in squadra dopo i recenti stop fisici. Il tour de force stagionale ha lasciato scorie, ma la situazione medica sta lentamente rientrando alla normalità.

Recuperi fondamentali: Zaccagni e Gila verso la Cremonese

Le preoccupazioni maggiori degli ultimi giorni riguardavano Mattia Zaccagni e Mario Gila, entrambi usciti malconci dalla faticosa battaglia di Coppa Italia. Il capitano biancoceleste ha smaltito del tutto l’affaticamento muscolare accusato durante la semifinale contro l’Atalanta, match in cui è rimasto in campo per oltre cento minuti tiratissimi. Per il difensore spagnolo, invece, si è trattato di un semplice ematoma alla caviglia, fortunatamente senza lesioni interessate.

Il rientro Zaccagni e il recupero Gila sono attesi in gruppo nelle prossime ore. Salvo complicazioni dell’ultimo minuto, faranno parte regolarmente della lista dei convocati, offrendo a Sarri garanzie importanti per il reparto arretrato e per la manovra offensiva. Dopo l’impresa in Coppa Italia contro l’Atalanta, riavere queste due pedine fondamentali è di vitale importanza per mantenere alta la competitività e concentrarsi sul campionato.

La situazione Rovella e il mistero Cataldi

Un’altra nota lieta arriva da Nicolò Rovella. Il centrocampista, costretto a rimanere fermo ai box dallo scorso febbraio a causa della fastidiosa rottura della clavicola, è tornato finalmente a sedersi in panchina. Il suo reintegro a pieno regime permetterà rotazioni più ampie in una mediana apparsa comprensibilmente affaticata nelle ultime uscite della squadra.

Resta invece un velo di profonda incertezza per quanto concerne le condizioni Cataldi. Ufficialmente frenato da una sindrome influenzale, il regista romano sembra dover fare i conti con complicazioni ulteriori che ne stanno inevitabilmente rallentando il rientro. Secondo quanto riportato dall’edizione odierna de Il Corriere dello Sport, lo staff medico monitora la situazione quotidianamente all’interno dell’infermeria Formello, ma la sua presenza per la prossima sfida in trasferta resta fortemente in dubbio. Sarri dovrà dunque valutare soluzioni alternative in cabina di regia qualora il numero 32 non dovesse recuperare in tempo utile per il match.



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Sarri: “Stadio vuoto? Lotito resta sulle sue posizioni”

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Sarri e la Nord: il patto d'acciaio che scuote la Lazio

Le parole di Maurizio Sarri arrivano dritte, senza filtri, e fotografano una situazione sempre più preoccupante in casa S.S. Lazio. Il tecnico biancoceleste, intervenuto nel post partita, ha acceso i riflettori su un tema che ormai non può più essere ignorato: l’assenza dei tifosi allo stadio.

Sarri non ha usato mezzi termini, parlando apertamente di un clima che sta diventando pesante da sostenere: “Giocare così inizia a essere deprimente. Quando iniziano a passare due, tre mesi inizia a essere deprimente. Non è sostenibile nel lungo periodo”. Parole che raccontano molto più di una semplice delusione momentanea, ma che evidenziano una frattura ormai consolidata tra ambiente e squadra.

Il riferimento è chiaramente alla scarsa presenza sugli spalti, con numeri che fanno impressione se rapportati alla capienza dello stadio Olimpico. Scendere in campo davanti a poche migliaia di spettatori in un impianto da oltre 70.000 posti non è solo una questione estetica, ma incide direttamente sull’energia, sulla spinta emotiva e, come sottolineato dallo stesso allenatore, anche sui risultati: “È una situazione che ci costa punti, anche se non so quanti”.

Un passaggio significativo riguarda anche lo stato d’animo della squadra. Sarri ha rivelato come il malessere non sia limitato allo staff tecnico, ma coinvolga anche i giocatori: “Ho sentito i ragazzi dopo il riscaldamento, anche loro erano un po’ depressi da questa situazione”. Un dettaglio che fa capire quanto l’assenza del pubblico stia incidendo anche a livello psicologico.

Inevitabile, poi, il riferimento alla responsabilità della situazione. Alla domanda sulle cause, Sarri ha risposto in maniera diretta: “Va chiesto al presidente. Sta sulle sue posizioni, è chiaro che non si faccia convincere da nessuno”. Un messaggio che chiama in causa apertamente Claudio Lotito, indicando come il nodo principale sia legato al rapporto ormai deteriorato tra società e tifoseria.

Il quadro che emerge è quello di una situazione bloccata, senza una soluzione immediata all’orizzonte. Sarri stesso ha ammesso di non sapere come si possa risolvere nel breve periodo, lasciando intendere che servirà uno sforzo importante da parte di tutte le componenti per ricucire uno strappo che rischia di diventare irreparabile.

Nel frattempo, però, la Lazio è chiamata a convivere con questo clima. E se da una parte resta il sostegno di chi continua a essere presente, dall’altra è evidente che senza il calore del proprio pubblico diventa tutto più difficile. Non solo per vincere, ma anche per trovare entusiasmo, energia e continuità.

Le parole di Sarri, ancora una volta, non sono solo uno sfogo. Sono un campanello d’allarme. E ignorarlo, questa volta, potrebbe costare molto più di qualche punto in classifica.




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Mercato al 29 giugno: l’ultimo aiuto di Gravina?

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gravina scommesse
lazio torino

La Serie A cambia le regole del gioco, e non solo sul campo. L’apertura del prossimo calciomercato fissata al 29 giugno, due giorni prima rispetto alla tradizionale data del 1° luglio, ha acceso immediatamente il dibattito. Una scelta che, a prima vista, potrebbe sembrare marginale, ma che in realtà nasconde implicazioni economiche tutt’altro che banali.

Il punto chiave è legato ai bilanci. Anticipare l’inizio del mercato consente infatti ai club di chiudere operazioni in uscita già il 29 o il 30 giugno, inserendo eventuali plusvalenze nel bilancio dell’esercizio in chiusura il 30 giugno 2026. Un dettaglio tecnico solo all’apparenza, ma che può fare la differenza tra un bilancio in perdita e uno “aggiustato” all’ultimo momento.

Una dinamica che ricorda da vicino l’immagine dello studente in difficoltà che si gioca tutto nell’ultima interrogazione utile per evitare il disastro. In questo caso, però, non si tratta di scuola, ma di milioni di euro e sostenibilità finanziaria. Ecco perché la decisione viene letta da molti come un assist alle società, un modo per permettere di sistemare i conti in extremis.

Dietro questa scelta c’è la regia della FIGC, guidata dal presidente Gabriele Gravina, sempre più al centro del dibattito politico-sportivo. La tempistica della decisione non è passata inosservata e alimenta interrogativi più ampi sul sistema calcio italiano, sulle sue regole e sugli equilibri interni.

Un altro elemento che fa discutere è la disparità con le categorie inferiori. Mentre la Serie A potrà beneficiare di questa “finestra anticipata”, Serie B, Serie C e dilettanti continueranno a partire dal 1° luglio, senza alcuna possibilità di sfruttare questo meccanismo contabile. Una differenza che evidenzia ancora una volta la distanza tra il vertice del calcio italiano e il resto del movimento.

La domanda, a questo punto, è inevitabile: si tratta di una semplice modifica organizzativa o di una scelta studiata per intervenire indirettamente sui bilanci dei club? Perché se è vero che due giorni possono sembrare irrilevanti, nel calcio moderno – dove ogni dettaglio economico pesa – possono diventare decisivi.

E in un sistema già spesso sotto osservazione per la gestione delle plusvalenze, questa novità rischia di alimentare ulteriori polemiche. Perché il sospetto, legittimo o meno, è che si tratti dell’ennesimo tentativo di “aggiustare” i conti senza intervenire realmente sui problemi strutturali del calcio italiano.



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Sarri: “Lazio stanca ma grande reazione”

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Maurizio Sarri durante l'intervista post-partita di Lazio-Parma allo Stadio Olimpico.
Maurizio Sarri in panchina all’Olimpico: il tecnico annuncia che resterà fino a giugno, ma chiede risposte e investimenti alla società.

Al termine della sfida tra S.S. Lazio e Udinese, chiusa con un rocambolesco 3-3, Maurizio Sarri ha analizzato la prestazione dei suoi ai microfoni di Sky Sport, soffermandosi sulle difficoltà iniziali e sulla reazione mostrata nel corso della gara.

Il tecnico biancoceleste ha evidenziato come la partita sia arrivata in un momento complicato, pochi giorni dopo una sfida molto dispendiosa, ammettendo con grande sincerità: “Diciamo che questa partita non era l’ideale dopo quella di mercoledì, probabilmente ci voleva una gara più serena. Abbiamo avuto un approccio alla gara da squadra stanca mentalmente, piano piano ci siamo ripresi e abbiamo fatto un gran secondo tempo. Gli eventi l’hanno resa spettacolare. Ce la siamo incasinata, ma abbiamo dimostrato reazione e carattere. Gli aspetti positivi ci sono”.

Parole che spiegano perfettamente l’andamento della gara: una Lazio in difficoltà nella prima parte, ma capace di crescere alla distanza e restare viva fino all’ultimo secondo.

Sarri ha poi affrontato il tema della gestione della rosa, sottolineando come la squadra stia iniziando ad avere qualche soluzione in più, pur restando in una fase ancora delicata dal punto di vista fisico: “Qualcosa si comincia a vedere anche se la situazione di tanti giocatori è di post infortunio, senza 90 minuti nelle gambe. Anche stasera abbiamo finito i cambi a un quarto d’ora dalla fine prendendo dei rischi. Mi dispiace per Rovella perché pensavo di metterlo negli ultimi minuti, ma Pellegrini già ammonito ha fatto un fallo rischioso e abbiamo deciso di non rischiare l’espulsione”.

Un passaggio che evidenzia come la Lazio stia ancora cercando equilibrio, costretta a gestire con attenzione ogni scelta per evitare ulteriori complicazioni.

Spazio anche al capitolo portieri, con Sarri che non ha nascosto il proprio disappunto per alcune decisioni societarie: “La cessione di Mandas? Non ero contento, avevamo due portieri di ottimo livello e quando si prende un rischio succede qualcosa. Abbiamo avuto la fortuna di incappare in questo ragazzo di livello, che sta facendo bene. Spero rimanga con i piedi per terra, non è ancora un portiere fatto. Deve migliorare su delle situazioni in maniera netta, ma ha delle qualità importanti”.

Un messaggio chiaro: fiducia nei giovani, ma anche consapevolezza dei rischi legati a scelte che possono influenzare l’equilibrio della squadra.

Infine, una battuta sul proprio futuro ha chiuso l’intervento del tecnico: “Io al Napoli? È fantacalcio. Perché quando parlate di me viene fuori sempre che sono vecchio? In Serie A ce ne sono un paio più grandi di me”, ha detto sorridendo, spegnendo sul nascere ogni voce.

Le dichiarazioni di Sarri raccontano una Lazio in bilico tra difficoltà e segnali di crescita. Una squadra che mostra carattere e capacità di reagire, ma che paga ancora una condizione non ottimale e una gestione della rosa tutt’altro che semplice. Il pareggio contro l’Udinese, per quanto spettacolare, diventa così lo specchio perfetto del momento biancoceleste: tanta voglia, ma ancora troppi limiti da colmare.




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Lazio-Udinese, le pagelle: Pedro salva, Motta sbaglia

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Pagelle Lazio-Udinese 3-3: Pedro trascina, Maldini salva nel finale, Motta decisivo in negativo. Tutti i voti.

La S.S. Lazio pareggia 3-3 contro l’Udinese al termine di una gara folle. Ecco le pagelle.


🧤 PORTIERE

Edoardo Motta – 5
Dopo la grande prestazione in Coppa Italia, oggi è protagonista in negativo. Errore pesante sul gol subito, ma fa parte della crescita.


🛡️ DIFESA

Manuel Lazzari – 5,5
Spinge tanto, ma sul 2-2 si fa sovrastare ancora una volta di testa. Limite evidente.

Alessio Romagnoli – 6,5
Leader assoluto. Guida la difesa e resta uno dei migliori.

Provstgaard – 6
Sufficiente, ma sparisce sui palloni alti. Punto interrogativo.

Luca Pellegrini – 6,5
Gran gol, ma soffre molto in difesa. Prestazione a due facce.


⚙️ CENTROCAMPO

Toma Basic – 5,5
Poco incisivo, conferma i limiti visti negli ultimi anni.

Patric – 5
Grande sofferenza per tutta la partita. Tra i peggiori.

Kenneth Taylor – 5,5
Stanco, fuori ritmo. Sarri lo toglie presto.


🔄 SUBENTRATI

Fisayo Dele-Bashiru – 5,5
Energia e corsa, ma si mangia il gol del 3-1: pesa tantissimo.

Nuno Tavares – 6,5
Quando attacca fa sempre la differenza.


⚡ ATTACCO

Matteo Cancellieri – 6
Errore grave sotto porta, ma ottimo lavoro difensivo.

Boulaye Dia – 4,5
Spaesato, fuori partita. Il peggiore in campo.

Tijjani Noslin – 6,5
Il più attivo nel primo tempo, sempre nel vivo del gioco.


🔥 CAMBI DECISIVI

Pedro – 7
Gol straordinario. A 38 anni è ancora il migliore.

Gustav Isaksen – 6,5
Cambia la partita, ma colpisce una traversa clamorosa.

Daniel Maldini – 6,5
Fa fatica, ma segna il gol decisivo: pesa tantissimo.


👔 ALLENATORE

Maurizio Sarri – 6
Scelte iniziali discutibili, ma i cambi funzionano. Porta a casa un punto.


📊 CONCLUSIONE

Una Lazio con:
👉 tanto cuore
👉 ma limiti evidenti

E una verità chiara:
Pedro resta il giocatore più decisivo.



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Lazio-Udinese 3-3: cuore, limiti e un pari folle

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Lazio-Udinese 3-3: cuore, limiti e un pari folle

Una partita folle, spettacolare e allo stesso tempo rivelatrice.
La S.S. Lazio pareggia 3-3 contro l’Udinese al termine di una gara piena di colpi di scena, salvata solo nel finale dal gol di Daniel Maldini.

Un punto che muove la classifica – Lazio ottava, davanti al Bologna per differenza reti – ma che lascia sensazioni contrastanti: tra orgoglio e limiti strutturali.


⚡ Partita pazza: emozioni e ribaltamenti

L’avvio è della Lazio, che dopo pochi minuti ha una grande occasione con Matteo Cancellieri, ma spreca clamorosamente. Da lì cresce l’Udinese, che passa meritatamente in vantaggio e chiude un primo tempo giocato meglio.

Nella ripresa, Maurizio Sarri cambia volto alla squadra. Dentro energie fresche, nuovo assetto offensivo, e la Lazio trova il pari con un grande gol di Luca Pellegrini.

La gara sembra girare quando Pedro segna un eurogol per il 2-1. Ma proprio nel momento migliore, la Lazio manca più volte il colpo del ko:

  • traversa di Gustav Isaksen
  • errore clamoroso di Fisayo Dele-Bashiru

E come spesso accade, gol sbagliato, gol subito.


😱 Finale assurdo

L’Udinese ne approfitta, pareggia e addirittura trova il 3-2 al 92’.
Sembra finita.

Ma questa Lazio non molla mai.

All’ultimo assalto, dopo un’altra occasione clamorosa, arriva il pareggio di Maldini al 94’: gol regolare dopo revisione, che evita una sconfitta pesantissima.


⚖️ Pregi e difetti: la fotografia della Lazio

Questa partita racconta perfettamente la stagione biancoceleste.

✔️ Pregi:

  • carattere e reazione
  • mentalità mai arrendevole
  • capacità di restare in partita fino all’ultimo

❌ Difetti:

  • poca qualità sotto porta
  • errori difensivi ricorrenti
  • centrocampo in difficoltà nella gestione

E soprattutto una verità che pesa:
se il giocatore più decisivo è ancora Pedro a 38 anni, la squadra ha un problema strutturale.


🧠 Sarri e la mentalità

Se c’è un merito evidente, è di Sarri: la Lazio oggi è una squadra che non crolla. Anche dopo il 3-2 subito nel recupero, ha avuto la forza di reagire.

Ma la mentalità da sola non basta.

Serve qualità, serve precisione, serve concretezza.


📊 Un punto che vale… ma non basta

Il pareggio permette alla Lazio di salire all’ottavo posto, ma lascia l’amaro in bocca.
Perché questa è una squadra che:
👉 crea
👉 lotta
👉 ma non chiude le partite

E finché sarà così, sarà difficile fare il salto di qualità.



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Commissariamento FIGC: quando è possibile e cosa può succedere davvero

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Dopo il caso legato a Gianluca Rocchi, nel calcio italiano è tornata con forza una parola pesante: commissariamento.

Un tema che coinvolge direttamente la FIGC e che ha riacceso il dibattito politico e sportivo, anche alla luce delle dichiarazioni del ministro dello Sport Andrea Abodi.

Ma cosa significa davvero commissariare una Federazione? E soprattutto: è davvero possibile farlo adesso?


Chi può commissariare la FIGC

Il punto fondamentale è uno: il commissariamento non è una decisione politica diretta.

L’unico organo che può intervenire è il CONI, attraverso un percorso ben preciso previsto dal proprio statuto.

Sarà infatti la Giunta CONI a proporre la misura, che poi dovrà essere approvata dal Consiglio nazionale.

Al centro di tutto c’è il presidente del CONI, Luciano Buonfiglio, chiamato eventualmente a gestire un passaggio estremamente delicato.


I criteri: quando scatta il commissariamento

Il commissariamento di una Federazione può avvenire solo in presenza di condizioni molto specifiche.

Tra queste rientrano:
– gravi irregolarità nella gestione
– violazioni dell’ordinamento sportivo
– impossibilità di funzionamento degli organi
– mancato rispetto degli adempimenti regolamentari

Si tratta quindi di una misura estrema, che può essere adottata solo quando il sistema non è più in grado di reggersi autonomamente.


Il caso Rocchi: davvero può bastare?

Il caso che coinvolge Rocchi ha sicuramente riacceso le polemiche, ma al momento non rappresenta una base sufficiente per il commissariamento.

Due elementi sono decisivi:

👉 le violazioni non sono ancora accertate
👉 Rocchi non fa parte degli organi direttivi della FIGC

Questo significa che, allo stato attuale, manca uno dei presupposti fondamentali per un intervento così drastico.


I rischi: perché serve cautela

Procedere senza basi solide potrebbe trasformarsi in un boomerang istituzionale.

L’attuale presidente federale Gabriele Gravina, ancora in carica in regime di prorogatio, avrebbe infatti la possibilità di impugnare il commissariamento.

Il percorso legale sarebbe chiaro:
– ricorso al Collegio di Garanzia dello Sport
– eventuale passaggio al TAR del Lazio
– possibile approdo al Consiglio di Stato

Se il commissariamento venisse giudicato illegittimo, il danno per il CONI e per il sistema sportivo sarebbe enorme.


Scenario reale: più politica che giuridica

Al di là degli aspetti tecnici, il tema del commissariamento si inserisce in un contesto più ampio.

Si tratta di un momento di forte tensione nel calcio italiano, tra polemiche arbitrali, pressioni politiche e perdita di credibilità del sistema.

Ma proprio per questo motivo, una decisione così radicale deve essere presa con estrema prudenza.


Conclusione

Il commissariamento della FIGC è possibile, ma solo in presenza di condizioni molto precise e già accertate.

Al momento, siamo ancora lontani da questo scenario.

Più che una soluzione immediata, resta una minaccia sullo sfondo, legata all’evoluzione delle indagini e agli equilibri istituzionali del calcio italiano.



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Calcio italiano nel caos: VAR, arbitri e indagini

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Indagini su VAR, arbitri e ultras: cosa sta succedendo davvero nel calcio italiano. Analisi completa tra dubbi e polemiche.

Negli ultimi mesi, il sistema del calcio italiano è finito sotto una lente sempre più ingrandita. Le indagini della Procura di Milano e i filoni legati al mondo ultras hanno riacceso un dibattito che sembrava sopito dai tempi di Calciopoli.

Il punto centrale? Il sospetto che dietro decisioni arbitrali, designazioni e dinamiche interne esista un sistema più complesso di quanto appaia.

Non si tratta più solo di errori. Si parla di pressione, gestione e, secondo alcune ricostruzioni, di una vera e propria “Stanza dei Bottoni”.


Il caso VAR e il ruolo di Gianluca Rocchi

Uno degli episodi più discussi riguarda quanto accaduto durante Udinese-Parma del marzo 2025.

Secondo quanto emerso, Gianluca Rocchi avrebbe interagito con la sala VAR durante una revisione arbitrale, rompendo di fatto il principio di isolamento previsto dai protocolli.

Il VAR, pensato come strumento neutrale, finisce così al centro di una polemica:
non più tecnologia “oggettiva”, ma sistema potenzialmente influenzabile.


Designazioni arbitrali: casualità o strategia?

Un altro tema caldo riguarda le designazioni arbitrali.

Alcune ricostruzioni parlano di meccanismi non completamente casuali, con arbitri assegnati in base a equilibri delicati tra squadre e partite decisive.

Si tratta di accuse pesanti, che però vanno dimostrate.

Resta però un dato: la fiducia nel sistema arbitrale è ai minimi storici.


Il peso degli ultras e delle pressioni esterne

Le indagini sul mondo ultras hanno mostrato un altro lato oscuro del calcio italiano.

In particolare, realtà legate a club come Inter Milan e AC Milan sono finite sotto osservazione per possibili legami tra tifoserie organizzate e interessi economici.

Il tema è delicato: non si parla solo di tifo, ma di influenza reale su club e ambiente.


VAR: tecnologia o nuovo strumento di polemica?

Il sistema VAR, nato per eliminare gli errori, è oggi al centro di nuove critiche.

Episodi controversi, come quelli in Inter Milan-Verona o in altre gare decisive, hanno alimentato il sospetto che la tecnologia non basti a garantire trasparenza.

Il problema non è il mezzo, ma l’uso che se ne fa.


Il rischio di un nuovo “Calciopoli”?

Il termine circola sempre più spesso: “Calciopoli bis”.

Al momento non esistono condanne definitive che giustifichino un paragone diretto, ma il clima è chiaro:

➡ sfiducia
➡ polemiche costanti
➡ sospetti diffusi

Il rischio più grande non è una sentenza, ma la perdita di credibilità del sistema.


Conclusione: crisi reale o percezione?

Il calcio italiano si trova in una fase delicata.

Da una parte ci sono indagini e sospetti.
Dall’altra, la necessità di mantenere equilibrio e rigore nelle valutazioni.

La domanda vera è una:
👉 siamo davanti a un sistema corrotto… o a un sistema che non riesce più a essere credibile?



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Lazio, tutti su Gila: le big di Serie A pronte all’assalto

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Mario Gila in maglia Lazio durante un’azione difensiva all’Olimpico, osservato da scout di Chelsea e Brighton per un possibile trasferimento in Premier League.

Il nome caldo del mercato estivo della S.S. Lazio è uno solo: Mario Gila.

Il difensore spagnolo, protagonista di una stagione di alto livello, ha attirato l’attenzione delle principali big italiane. Secondo le ultime indiscrezioni, AC Milan, Juventus FC, Inter Milan e SSC Napoli avrebbero già effettuato i primi sondaggi con il suo entourage, preparando il terreno per una possibile asta estiva.


Valutazione e nodo Real Madrid

La situazione contrattuale di Gila è piuttosto chiara: il centrale è legato alla Lazio fino al 2027.

Questo mette il club biancoceleste in una posizione di forza, ma non elimina i dubbi. Come riportato dal Corriere dello Sport, una cessione in estate potrebbe portare circa 20 milioni di euro nelle casse della società. Tuttavia, c’è un dettaglio fondamentale: il Real Madrid detiene il 50% sulla futura rivendita del giocatore.

Tradotto: alla Lazio resterebbe solo metà dell’incasso.


Vendere ora o rischiare?

Qui nasce il vero dilemma.

Da una parte, vendere subito significherebbe monetizzare, evitando il rischio di una svalutazione futura. Dall’altra, trattenere Gila permetterebbe alla squadra di mantenere uno dei suoi difensori più affidabili, rinviando però il problema della sostituzione.

Il rischio più grande? Arrivare a ridosso della scadenza senza rinnovo e perdere il giocatore a condizioni sfavorevoli.


Gila e il futuro: priorità Italia

Dal punto di vista del giocatore, la situazione sembra abbastanza definita.

Gila si trova bene in Serie A e non ha fretta di lasciare l’Italia. L’unica vera tentazione, secondo quanto filtra, resta un ritorno al Real Madrid o la chiamata di un top club di Premier League.

Nel frattempo, il suo rendimento continua a crescere: adattabile sia in una difesa a tre che a quattro, lo spagnolo si è imposto come uno dei difensori più completi e affidabili del campionato.


Un’asta inevitabile?

Con quattro big già alla porta, lo scenario più probabile è quello di una vera e propria asta estiva.

Molto, però, dipenderà dalla posizione di Claudio Lotito, che dovrà decidere se aprire alla cessione o blindare il giocatore almeno per un’altra stagione.

Una scelta che potrebbe incidere profondamente sul futuro della Lazio.



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Lazio, Noslin elogia Sarri: “Mi ha dato fiducia, ora devo segnare di più”

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Noslin esulta dopo un gol con la maglia della Lazio, protagonista di una media realizzativa straordinaria in Serie A.

Nel corso dell’ultimo match program ufficiale della S.S. Lazio, l’attaccante Tijjani Noslin ha rilasciato alcune dichiarazioni interessanti sul suo percorso in biancoceleste e sul rapporto con il tecnico Maurizio Sarri.

Parole che raccontano non solo la crescita individuale del giocatore, ma anche il lavoro quotidiano svolto sotto la guida dell’allenatore toscano.


Noslin: “Sarri mi ha dato fiducia fin da subito”

Noslin ha sottolineato quanto sia stato importante l’approccio di Sarri nei suoi confronti sin dal primo momento.

“Sarri mi ha trasmesso da subito fiducia, mi dice sempre di aspettare e sfruttare l’occasione per dimostrare il mio valore.”

Un messaggio chiaro, che evidenzia la filosofia del tecnico: meritarsi spazio attraverso il lavoro e la pazienza, senza bruciare le tappe.


Crescita tattica e fase difensiva

L’attaccante olandese ha poi evidenziato uno degli aspetti più caratteristici del calcio di Sarri: l’attenzione maniacale alla fase difensiva.

“Sto imparando tanto da lui, soprattutto a livello tattico, su come devo posizionarmi in fase di non possesso. Per Sarri la difesa è fondamentale.”

Un concetto che spesso emerge nelle squadre allenate dall’ex Napoli e Chelsea: tutti devono partecipare alla fase difensiva, anche gli attaccanti.


Obiettivo: più gol

Infine, Noslin ha fissato il suo obiettivo personale per il futuro prossimo: aumentare la propria incisività sotto porta.

“Adesso sfrutterò la sua esperienza per cercare di segnare di più.”

Un segnale importante per la Lazio, che nel corso della stagione ha spesso faticato in zona offensiva e ha bisogno di maggiore concretezza dai suoi attaccanti.


Un percorso ancora in costruzione

Le parole di Noslin raccontano di un giocatore in crescita, che sta cercando di adattarsi ai meccanismi di Sarri e di ritagliarsi uno spazio sempre più importante nella squadra.

Il talento non manca, ma ora servirà continuità per trasformare il lavoro quotidiano in numeri concreti sul campo.



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Lazio Primavera, salvezza aritmetica: 0-3 al Frosinone e missione compiuta

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I giovani della Lazio durante un allenamento a Formello: il vivaio biancoceleste è fermo da anni e servono nuovi investimenti per rinascere.
I giovani della Lazio durante un allenamento a Formello: il vivaio biancoceleste è fermo da anni e servono nuovi investimenti per rinascere.

La Lazio Primavera conquista una vittoria pesantissima sul campo del Frosinone Primavera e centra l’obiettivo stagionale: la salvezza aritmetica.

Il netto 0-3 finale certifica la crescita della squadra guidata da Punzi, capace di chiudere definitivamente il discorso permanenza con tre giornate d’anticipo.


Una vittoria costruita con qualità e concretezza

La Lazio approccia la gara con personalità e trova il vantaggio nel finale del primo tempo.

Al 39’, è Farcomeni a sbloccare il match con una conclusione potente dalla distanza che non lascia scampo al portiere avversario. Un gol che indirizza la partita e dà fiducia ai biancocelesti.

Nella ripresa arriva il raddoppio firmato da Bordon, sempre più uomo chiave della stagione. Il suo colpo di testa vale il settimo centro stagionale e conferma la sua importanza nell’economia offensiva della squadra.


Sana Fernandes chiude i giochi

Nel finale c’è spazio anche per il tris, che porta la firma di Sana Fernandes.

All’81’, l’attaccante biancoceleste supera il portiere Rodolfo con un elegante pallonetto, chiudendo definitivamente la gara e regalando alla Lazio una vittoria larga e meritata.


Classifica: salvezza blindata

Con questo successo, la Lazio Primavera sale a quota 47 punti, portandosi a +9 sul Napoli Primavera, attualmente diciassettesimo.

A tre giornate dalla fine, il vantaggio negli scontri diretti consente ai biancocelesti di scongiurare matematicamente i play-out, mettendo al sicuro la categoria.


Un traguardo importante dopo una stagione complicata

La salvezza rappresenta un risultato fondamentale per un gruppo che ha attraversato momenti difficili nel corso della stagione.

Non si tratta solo di classifica, ma di stabilità e continuità per il progetto giovanile biancoceleste, che ora potrà programmare il futuro con maggiore serenità.



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Lazio, il tifo organizzato decide: Fra Coppa Italia e Derby

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Il tifo organizzato della Lazio sarà presente in finale di Coppa Italia ma diserterà il derby contro la Roma: scelta che fa discutere.

La stagione della Lazio entra nel momento più caldo e, insieme al campo, torna protagonista anche il tifo organizzato.

Nelle ultime ore è arrivato un comunicato chiarissimo da parte degli ultras biancocelesti, che scioglie due dubbi fondamentali: la presenza alla finale di Coppa Italia contro l’Inter e la decisione sul derby contro la Roma.


Finale di Coppa Italia: il tifo ci sarà

La notizia più importante è senza dubbio quella legata alla finale.

Il tifo organizzato ha annunciato che sarà presente allo Stadio Olimpico per sostenere la squadra in una delle partite più importanti della stagione.

La decisione nasce da un vero e proprio patto con squadra e allenatore:

“Abbiamo dato la nostra parola che saremmo entrati in caso di finale. Essendo in campo neutro vogliamo stare vicino ai ragazzi e dare la possibilità a tutto il popolo laziale di spingere la squadra”.

Un segnale forte, che certifica quanto l’appuntamento sia considerato decisivo. Dopo una stagione complicata, la finale rappresenta un’occasione concreta per portare a casa un trofeo e dare un senso all’annata.


Derby Roma-Lazio: protesta confermata

Se sulla finale non ci sono dubbi, la scelta sul derby è destinata a far discutere.

Il tifo organizzato ha infatti deciso di non entrare allo stadio per la sfida contro la Roma, nonostante l’importanza storica e simbolica della partita.

Nel comunicato si legge chiaramente:

“Siamo coscienti di quanto sia scioccante il silenzio di un derby senza protagonisti. Ma entrare significherebbe seguire il copione di una tifoseria normale, cosa che noi non siamo”.

Una posizione netta, che conferma la linea della protesta contro la società e in particolare contro la gestione di Claudio Lotito.


Una scelta che farà rumore

La decisione di disertare il derby è destinata a creare un impatto enorme, sia mediatico che ambientale.

Un Roma-Lazio senza Curva Nord rappresenta qualcosa di anomalo, quasi surreale, soprattutto considerando la storia e il peso di questa rivalità.

Allo stesso tempo, la presenza in finale manda un messaggio chiaro:
quando c’è da sostenere la squadra in un momento decisivo, il tifo organizzato risponde presente.


Finale sì, derby no: una strategia precisa

Quella degli ultras non è una scelta casuale, ma una strategia ben definita.

Da una parte, supportare la squadra in una finale che può portare un trofeo.
Dall’altra, mantenere alta la pressione sulla società attraverso una protesta che continua anche nei momenti più simbolici.

Il risultato è una situazione particolare:

  • uno stadio pieno e caldo per la finale
  • un derby potenzialmente “muto”

Due immagini opposte che raccontano perfettamente il momento della Lazio.


Il dibattito è aperto

Come sempre in questi casi, le opinioni sono divise.

C’è chi condivide la scelta, ritenendo giusto separare il sostegno alla squadra dalla protesta contro la società.
E chi invece considera il derby un appuntamento troppo importante per essere disertato.

Una cosa però è certa: questa decisione non passerà inosservata.



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Lazio-Atalanta, polemiche e accuse: Percassi attacca, ma dimentica il rigore su Scalvini

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La vittoria della Lazio contro l’Atalanta continua a far discutere, soprattutto per le dichiarazioni nel post-partita del dirigente nerazzurro Luca Percassi.

Dopo l’eliminazione ai rigori, infatti, il club bergamasco ha puntato il dito contro alcune decisioni arbitrali, arrivando addirittura a riesumare il famoso episodio del fallo di mano di Bastos nella finale di Coppa Italia del 2019. Un riferimento che ha fatto discutere, soprattutto considerando il tempo trascorso e il contesto completamente diverso.


Le polemiche: un solo episodio evidenziato

Il focus delle proteste atalantine si è concentrato sul gol annullato per fallo su Edoardo Motta, episodio che ha generato dubbi anche a caldo.

Tuttavia, ciò che ha fatto maggiormente discutere è stata la narrazione parziale dell’accaduto. Nelle dichiarazioni post-partita, infatti, non è stato praticamente mai citato l’altro episodio chiave del match: il fallo di mano di Giorgio Scalvini in area di rigore, apparso piuttosto evidente e non sanzionato.

Una dimenticanza che ha inevitabilmente alimentato le polemiche, perché ha dato l’impressione di un’analisi sbilanciata.


Una partita che racconta altro

Al di là degli episodi arbitrali, il dato che emerge con forza è quello legato alla prestazione. L’Atalanta, pur avendo maggiore qualità sulla carta, ha prodotto molto poco sotto porta nell’arco dei 90 minuti.

La Lazio, invece, pur arrivando alla sfida in condizioni fisiche complicate e con diversi giocatori acciaccati, ha saputo restare in partita, soffrire e portare il match ai rigori, dove ha poi fatto la differenza.

Un aspetto che spesso viene messo in secondo piano quando il dibattito si concentra esclusivamente sugli episodi arbitrali.


Il tema del calcio italiano: sempre colpa dell’arbitro

La vicenda riapre una riflessione più ampia sul calcio italiano. Sempre più spesso, dopo una sconfitta, il focus si sposta immediatamente sulle decisioni arbitrali, tralasciando l’analisi tecnica della partita.

In questo caso, sarebbe stato forse più equilibrato sottolineare entrambi gli episodi controversi:

  • il gol annullato all’Atalanta
  • il rigore non concesso alla Lazio

Una lettura completa avrebbe probabilmente abbassato i toni e restituito un quadro più corretto della gara.


Lazio in finale, tra meriti e resilienza

Alla fine, ciò che resta è il risultato: la Lazio è in finale di Coppa Italia.

Una qualificazione arrivata contro una squadra forte, in un campo difficile e in condizioni tutt’altro che ideali. Un segnale importante di carattere e compattezza, già sottolineato anche da Maurizio Sarri nel post-partita.


Polemiche destinate a continuare

Le dichiarazioni di Percassi alimenteranno inevitabilmente il dibattito nei prossimi giorni, ma difficilmente cambieranno il verdetto del campo.

Nel calcio gli episodi esistono, fanno parte del gioco, ma raramente raccontano da soli una partita. E in questo caso, la semifinale tra Lazio e Atalanta è stata molto più di un singolo fischio.



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Lazio in finale di Coppa Italia: Sarri esulta “Squadra da uomini, ce la meritiamo”

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Sarri e la Nord: il patto d'acciaio che scuote la Lazio

La Lazio vola in finale di Coppa Italia dopo aver eliminato l’Atalanta ai calci di rigore al termine di una battaglia durissima. Una qualificazione conquistata con carattere, sofferenza e spirito di gruppo, come sottolineato da Maurizio Sarri nel post-partita.

Il tecnico biancoceleste, intervenuto in conferenza stampa, ha espresso tutta la sua soddisfazione per il traguardo raggiunto, senza però perdere lucidità sull’analisi della stagione.


“Finale meritata, abbiamo battuto squadre forti”

Sarri ha voluto subito sottolineare il valore del percorso fatto dalla Lazio in Coppa Italia:

“È una partita che ci dà gusto. In Coppa Italia abbiamo battuto le due finaliste dell’anno scorso Milan e Bologna, oggi eliminata l’Atalanta in un campo difficile. Ci dà tanta soddisfazione, ci sentiamo meritevoli di questa finale”.

Un cammino importante che rafforza la convinzione del gruppo e certifica la crescita della squadra nelle partite decisive.


“Partita da uomini, gruppo vero”

Il tecnico ha poi esaltato l’atteggiamento dei suoi giocatori, evidenziando la compattezza mostrata in campo:

“La squadra stasera ha fatto una partita da gruppo vero, che sa soffrire tutti insieme. È stata una partita da uomini”.

Un concetto ribadito più volte, soprattutto considerando le difficoltà fisiche:

“Tutti i giocatori avevano pochi allenamenti sulle gambe, è stato difficile. Per noi la sofferenza era anche superiore rispetto agli avversari”.


Futuro e mercato: Sarri resta prudente

Nonostante la qualificazione, Sarri ha mantenuto un profilo basso sulle valutazioni future:

“Questa partita non era importante per tirare le somme su cosa ci serve. È importante perché ci porta in finale, ma non cambia le valutazioni”.

Anche sul rapporto con Claudio Lotito e sul futuro personale, nessuna apertura:

“L’ho visto negli spogliatoi, non ci ho parlato. Sul futuro non sappiamo nulla”.


Polemiche arbitrali: la risposta di Sarri

Non sono mancate le polemiche da parte dell’Atalanta, ma Sarri ha risposto in maniera diretta:

“Uno è fuorigioco oggettivo, non c’è da discutere. L’altro, dopo l’episodio di Cremona, non poteva non annullarlo. Se si lamentano tutti, mi lamento anche io”.

Il tecnico ha poi aggiunto con tono polemico:

“Quello che ci è successo… lasciamo perdere”.


Finale contro l’Inter: “Non è impossibile”

Ora all’orizzonte c’è la finale contro l’Inter, e Sarri non si tira indietro:

“Non credo ai miracoli, ma so che nel calcio niente è impossibile. Possibile vuol dire che ce la possiamo fare”.

Un messaggio chiaro: la Lazio non parte favorita, ma non ha alcuna intenzione di arrendersi.


Motta protagonista: “Può diventare un grande portiere”

Spazio anche a un elogio per il grande protagonista della serata, Edoardo Motta:

“È molto più adulto della sua età, mantiene sempre calma. A volte sembra un veterano”.

Sarri ha poi aggiunto:

“Sui rigori ha una qualità mostruosa. Deve restare con i piedi per terra, ma ha margini per diventare un grande portiere”.


Il pensiero ai tifosi

Infine, un messaggio per i tifosi biancocelesti, presenti e non:

“Il pensiero va a chi era allo stadio e a chi soffriva davanti agli schermi. Se li aspetto in finale? Ho grande rispetto per le decisioni di tutti, ma se verranno sarò l’allenatore più felice del mondo”.


Una finale conquistata con carattere

La Lazio conquista così una finale che vale tanto, non solo per il trofeo ma anche per il percorso. Una squadra che, tra difficoltà e critiche, ha dimostrato di avere anima e carattere.

Ora resta l’ultimo passo: la finale contro l’Inter. E come ha detto Sarri, nel calcio “possibile” significa che tutto può succedere.




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Lazio, Motta eroe della semifinale: “Emozione incredibile, serata indimenticabile”

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Motta trascina la Lazio in finale con parate e rigori: “Serata indimenticabile”. Le sue parole dopo la semifinale.

Una notte destinata a restare nella memoria di Edoardo Motta e di tutto il mondo Lazio. Il giovane portiere è stato il protagonista assoluto della semifinale di ritorno di Coppa Italia, trascinando i biancocelesti in finale grazie a una prestazione straordinaria culminata nella lotteria dei rigori.

Decisivo durante i 90 minuti e poi glaciale dal dischetto, Motta ha scritto una pagina importante della sua carriera e, probabilmente, anche della storia recente della Lazio. Al termine della gara, visibilmente emozionato, ha raccontato le sue sensazioni ai microfoni ufficiali del club.


“Sono emozionato, basta questo per spiegare tutto”

Il primo pensiero del portiere è stato proprio per l’intensità del momento vissuto:

“Oggi l’avete visto tutti, sono molto emozionato e penso basti questo per riassumere tutto”.

Una dichiarazione semplice ma potente, che racchiude il peso di una serata in cui Motta si è preso la scena con interventi decisivi.


Il momento chiave: il rigore su Raspadori

Tra gli episodi più significativi c’è stato il penalty di Giacomo Raspadori, che ha visto il portiere laziale protagonista anche dal punto di vista mentale:

“Mi sono un po’ arrabbiato perché mentalmente volevo andare a sinistra e poi all’ultimo ho deciso di cambiare idea. Ero amareggiato, però sono contento”.

Un momento di esitazione trasformato però in motivazione, che ha contribuito a rendere ancora più speciale la sua prestazione complessiva.


Un record storico: “Forse il primo a pararne quattro”

La serata di Motta è entrata nella storia anche per i numeri:

“Se non è mai accaduto nella storia di parare quattro rigori, di essere il primo… sono contento”.

Un risultato straordinario che certifica l’impatto del giovane portiere in una partita ad altissima pressione.


Il segreto? Studio e preparazione

Dietro una prestazione del genere non c’è solo istinto, ma anche lavoro:

“C’è stato uno studio di sottofondo abbastanza importante anche con il mister dei portieri e poi ho sperato che lo studio non fosse vano”.

Un dettaglio che conferma la crescita di Motta anche dal punto di vista professionale e della preparazione alle partite.


“Siamo un gruppo unito, ora sogniamo la finale”

Oltre alla prestazione individuale, Motta ha voluto sottolineare la forza del collettivo:

“Siamo un bellissimo gruppo dentro e fuori dal campo, cerchiamo di essere uniti. Il mister ci tiene uniti e vediamo cosa succederà il 13 maggio”.

Un riferimento chiaro alla finale di Coppa Italia, che ora rappresenta un obiettivo concreto per la Lazio e per tutto l’ambiente biancoceleste.


Una maglia da conservare per sempre

Infine, una battuta sul ricordo materiale della serata:

“La maglia? La faccio tenere ai miei genitori, poi quando sarò a casa vedrò”.

Un dettaglio umano che rende ancora più speciale una notte già entrata nella storia personale del portiere.


Una notte che può cambiare tutto

La Lazio vola in finale trascinata dal suo portiere, simbolo di una squadra che, tra difficoltà e limiti, continua a lottare. Per Motta, questa potrebbe essere la partita della svolta: quella che segna definitivamente il suo salto tra i protagonisti.

E per i tifosi biancocelesti, una certezza: nelle notti che contano, adesso, c’è anche lui.




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Atalanta-Lazio, Motta e l’impresa sui rigori

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Il portiere della Lazio Edoardo Motta sorride durante l'intervista post-partita.

Edoardo Motta è l’assoluto protagonista della semifinale di ritorno di Coppa Italia vinta dalla Lazio sul campo dell’Atalanta. Il giovane portiere biancoceleste, eroe della serata con ben quattro tiri dal dischetto neutralizzati, ha parlato ai microfoni di Mediaset esprimendo tutta la sua gioia per il passaggio del turno.

Sulle prodezze che hanno regalato la qualificazione alla squadra di mister Sarri, l’estremo difensore ha preferito mantenere un po’ di mistero: “Sui guantoni non ci sono segreti. Ce ne sono altri ma non posso dirli. Meglio tenerli nascosti”.

La dedica speciale e lo sguardo alla finale

Lo sguardo della squadra è ora inevitabilmente rivolto alla finalissima contro l’Inter in programma il prossimo 13 maggio allo Stadio Olimpico. Motta non nasconde le ambizioni dei biancocelesti, con una battuta: “La finale? Si spera di finirla prima, magari in trionfo (ride, n.d.r.). Saremo pronti anche per i rigori, eventualmente”.

Infine, il portiere ha voluto ringraziare i compagni per il supporto costante e il popolo laziale: “Chi mi dà i consigli? Cataldi e i compagni più esperti me ne danno tanti. Dedico questa serata a chiunque mi conosca e ai tifosi”.



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Lazio in finale di Coppa Italia: l’avversaria sarà l’Inter

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I giocatori della Lazio festeggiano l'approdo in finale di Coppa Italia.

Dopo l’eroica vittoria ai calci di rigore contro l’Atalanta, arrivata in seguito al 2-2 della gara di andata, la Lazio di Maurizio Sarri stacca ufficialmente il pass per l’atto conclusivo della competizione nazionale.

I biancocelesti si giocheranno la conquista della Coppa Italia contro l’Inter, reduce dal successo nel doppio confronto in semifinale contro il Como.

Coppa Italia Data, orario e stadio della finalissima

L’appuntamento per l‘ultimo round del torneo è fissato per il prossimo 13 maggio. Il palcoscenico sarà quello delle grandi occasioni: la finale si disputerà infatti allo Stadio Olimpico di Roma, da anni l’impianto designato per assegnare il trofeo. Il fischio d’inizio del match è previsto per le ore 21:00.



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Atalanta-Lazio: Motta eroico, Sarri vola in finale

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Il portiere della Lazio Motta esulta dopo aver parato un rigore contro l'Atalanta in Coppa Italia.

Una notte infinita, epica, destinata a rimanere scolpita nella storia recente biancoceleste. La Lazio sbanca la New Balance Arena di Bergamo al termine di una vera e propria battaglia sportiva, battendo l’Atalanta ai calci di rigore. Un successo che vale doppio: i capitolini non solo staccano il pass per la finalissima di Coppa Italia in programma il 13 maggio, ma si garantiscono anche (al 99%) l’accesso alla prossima edizione della Supercoppa Italiana.

La copertina di questa serata magica è tutta per lui: Motta. Il giovane estremo difensore ha tirato giù la saracinesca proprio nel momento di massima pressione, compiendo un’impresa clamorosa. Parare quattro calci di rigore su cinque in una semifinale è roba da predestinati, una prestazione eroica che lo consacra definitivamente a idolo assoluto della tifoseria.

Ma se la Lazio è arrivata fin qui, grandissimo merito va a Maurizio Sarri. Il tecnico ha incartato tatticamente Palladino, dimostrando ancora una volta di saper leggere i momenti chiave della stagione. Scelte coraggiose dal primo minuto, come l’inserimento di Patric in mediana o Noslin titolare in attacco, e una squadra che ha saputo soffrire, compattarsi e ripartire. Dopo un match vissuto sul filo del rasoio, l’illusione del vantaggio firmato da Romagnoli all’84’ era stata spenta subito dal pari di Pasalic due minuti più tardi.

Tra gol annullati dal VAR e spaventi finali, la tenuta mentale plasmata da Sarri ha fatto la differenza. Ai rigori, nonostante gli errori di Tavares e Cataldi, ci ha pensato il muro eretto da Motta a neutralizzare Scamacca, Zappacosta, Pasalic e De Ketelaere. Le reti di Isaksen e Taylor chiudono i conti: la Lazio vola in finale.

ATALANTA-LAZIO 1-1

Marcatori: 84` Romagnoli (L), 86` Pasalic (A)

Tiri di rigore: Raspadori (A) gol, Tavares (L) errore, Scamacca (A) errore, Cataldi (L) errore, Zappacosta (A) errore, Isaksen (L) gol, Pasalic (A) errore, Taylor (L) gol, De Ketelaere (A) errire

ATALANTA (3-4-2-1): Carnesecchi; Scalvini (90`+4` Ahanor), Djimsiti, Kolasinac (71` Kossounou); Zappacosta, de Roon (71` Pasalic), Ederson, Bernasconi (56` Bellanova); De Ketelaere, Zalewski (71` Raspadori); Krstovic (90` Scamacca).

A disp.: Pardel, Sportiello, Bakker, Musah, Sulemana, Samardzic, Obric.

All.: Raffaele Palladino

LAZIO (4-3-3): Motta; Marusic (66` Lazzari), Gila (77` Provstgaard), Romagnoli, Tavares; Basic (77` Dele-Bashiru), Patric (84` Cataldi), Taylor; Cancellieri (66` Isaksen), Noslin, Zaccagni (102` Pedro).

A disp.: Pannozzo, Giacomone, Pellegrini, Dia, Ratkov, Belahyane, Hysaj, Maldini, Przyborek. 

All.: Maurizio Sarri

Arbitro: Andrea Colombo (sez. Como)

Assistenti: Imperiale – Costanzo

IV ufficiale: Zufferli

V.A.R.: Abisso

A.V.A.R.: Maresca

NOTE. Ammoniti: 31` Kolasinac (A), 37` Cancellieri (L), 73` Sarri (L), 117` Scamacca (A), 120` Lazzari (L)

Recupero: 2` pt, 6` st, 1` p.t.s. 


Coppa Italia Frecciarossa | Semifinale, ritorno (and. 2-2)

Mercoledì 21 aprile 2026, ore 21:00

New Balance Arena, Bergamo



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