Negli ultimi giorni il tema VAR è tornato prepotentemente al centro del dibattito, tra inchieste, polemiche e accuse incrociate tra tifoserie. Ma al di là del rumore mediatico, c’è una riflessione che riguarda direttamente la S.S. Lazio e che sempre più tifosi stanno iniziando a farsi: perché negli ultimi anni tanti episodi sembrano essere andati sempre nella stessa direzione?
Chi segue la Lazio con attenzione lo sa. Più volte, nel corso delle ultime stagioni, si è avuta la sensazione che in determinate situazioni il VAR semplicemente… non esistesse. Episodi anche evidenti, contatti dubbi, possibili rigori: silenzio totale. Nessun richiamo, nessuna revisione, nessun intervento.
Di fronte a questi casi, la spiegazione più immediata è sempre stata la stessa: errori, incompetenza, scarsa qualità della classe arbitrale. E questa resta una componente reale. Ma oggi, alla luce di quanto sta emergendo, è inevitabile che qualcuno inizi a farsi domande diverse.
Perché il punto non è solo l’errore. Il punto è la discontinuità. Ci sono state partite in cui il VAR è intervenuto con estrema precisione, anche in maniera quasi eccessiva. E altre in cui, su episodi simili o addirittura più evidenti, è rimasto completamente in silenzio.
Questo squilibrio è ciò che alimenta i dubbi.
Senza entrare nel campo delle accuse – che spettano solo a chi indaga – resta una domanda legittima: se esiste un’anomalia nel sistema, può davvero riguardare solo gli arbitri senza coinvolgere il contesto in cui operano? Perché, in uno scenario ipotetico di gestione discutibile, è difficile immaginare che non ci siano state conseguenze concrete sul campo.
La percezione diffusa tra molti tifosi è che la tecnologia, nata per garantire equità, non abbia sempre funzionato allo stesso modo per tutti. E questo, indipendentemente da qualsiasi inchiesta, rappresenta già un problema enorme. Perché il VAR doveva eliminare i dubbi, non crearne di nuovi.
Un esempio spesso citato è quello degli episodi simili valutati in maniera opposta nella stessa partita o in gare ravvicinate: contatti identici giudicati diversamente, interventi ignorati da una parte e analizzati in modo approfondito dall’altra. Situazioni che, nel tempo, hanno alimentato una crescente sfiducia.
È importante essere chiari: la Lazio degli ultimi anni non è stata una squadra perfetta. Anzi, come sottolineato più volte, si tratta di una formazione con limiti evidenti, da metà classifica. Ma proprio per questo, ogni episodio pesa di più. Ogni errore arbitrale può incidere in maniera decisiva.
Il rischio, oggi, è che il dibattito si sposti dal campo alla credibilità del sistema. Perché quando il tifoso non si limita più a parlare di errori, ma inizia a mettere in discussione il funzionamento complessivo, significa che qualcosa si è rotto.
Le indagini faranno il loro corso e spetterà alla giustizia chiarire eventuali responsabilità. Ma nel frattempo resta un dato: la fiducia è fragile. E ricostruirla sarà molto più difficile che perderla.
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