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Operazione Vesevius


L’ultima vittoria laziale all’ombra del temibile vulcano

La banda Inzaghi aprirà il 2019 in terra campana, tentando una difficilissima impresa contro i vice campioni d’Italia. L’ultima volta che la Lazio ci è riuscita, però, non è stata così lontana; circa quattro anni fa, infatti, i ragazzi allenati da Pioli sconfissero sonoramente i vesuviani, conquistando il preliminare di Champions League. Vogliamo raccontarla stuzzicando la voglia di sperare, di osare, di non sentirsi annichiliti: stiamo affrontando un periodo duro, come tanti nella storia laziale. Non ci aiutano tante circostanze, inutile girarci intorno e rimuginare: fare quadrato e imparare dal passato devono essere gli imperativi in questo 2019.
Si lottava per il terzo posto, dicevamo. Beh, anche allora avevamo una difesa a tre, in cui giocava un criticatissimo Mauricio; a centrocampo un ancora acerbo, ma pieno di vigore, Danilo Cataldi; avanti il peso dell’attacco è scaricato su un discutibile Djordjevic, ad onor del vero nulla di meglio dell’attuale Caicedo come punta di riserva. Il Napoli, certo, non era la corazzata sarriana di oggi (con buona pace di Carletto, i retaggi del toscano sono palesi); c’era però un determinatissimo Higuain, protagonista in positivo e in negativo nella stessa partita. Andiamo in ordine cronologico. Proprio il pipita scalda i motori mettendo alla prova Marchetti, con un tiro niente male al 12′ minuto. Poco dopo Callejon divora il goal dell’1-0, ma la doccia gelata per il San Paolo è dietro l’angolo: sinistro di Marco Parolo deviato da Inler e palla all’incrocio dei pali. La reazione dei napoletani c’è ma la Lazio risponde e si vede: duettano bene Candreva e Anderson, ma è Lulic che imbecca bene l’ala destra della nazionale in un corridoio lasciato dai napoletani. Due a zero, fischi degli spettatori e partita in discesa per la formazione romana. Il secondo tempo è altra storia però: Benitez rileva un centrocampista e schiera Gabbiadini, alzando notevolmente il baricentro. Higuain si carica la squadra sulle spalle e segna il gol che accorcia le distanze al minuto 10 su traversone di Callejon. Partita ora di fuoco: la Lazio accusa la botta, De Vrij e Marchetti salvano invano due gol sulla linea, perché poco dopo sempre l’argentino scuola River sigla il 2-2. Festa grande al San Paolo e Lazio in 10, Parolo espulso per doppio giallo, seguito negli spogliatoi da Goulham per un brutto fallo su Ledesma, subentrato ad Anderson. Il baratro è a un passo, il Napoli conquista un rigore e sul dischetto ci va il più forte della compagine vesuviana, nonché il più emotivo e meno glaciale: il pipita spara in curva. Stadio ammutolito, Lazio che respira. Passano pochi minuti e Onazi approfitta furbamente di un disimpegno errato di Cristian Maggio: 2-3 e nuovo capovolgimento, nuova riscossa emotiva e nuovo gracile equilibrio psicologico delle squadre in campo. Il Napoli però è distrutto e il subentrante Miro Klose ne approfitta, sfruttando un traversone dalla destra per dare la zuccata decisiva del 2-4. Lazio ai preliminari e Napoli che scivola in classifica. Il resto è storia nota, la delusione dell’esclusione a firma tedesca ancora fa male, ma certe partite (e certe esperienze) fanno da lezione: rialzarsi con determinazione è una scelta e le scelte passano soltanto da noi stessi. È bene considerare, inoltre, che sono gli episodi a dare forma alle partite e persino ai campionati. Il gol stesso, ragazzi cari, è un episodio: un concentrato di bravura di chi sigla la rete, di errore del difensore, di piazzamento errato del portiere, dell’assist del compagno, del posizionamento in campo, di un rimbalzo strano del pallone… a volte basta un attimo.

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