La lunga lista di infortuni in casa Lazio sta diventando un caso serio. Da settimane, tifosi e addetti ai lavori si interrogano sulla gestione fisica dei calciatori e sull’efficacia dello staff medico biancoceleste, ormai sotto osservazione.
L’ultimo episodio riguarda Nicolò Rovella, costretto a un mese di terapia conservativa dopo l’ennesimo problema fisico. Una decisione che ha sollevato più di un dubbio tra i tifosi, soprattutto considerando i precedenti. “Non ho le competenze per giudicare – ha scritto un tifoso sui social – ma i dubbi mi vengono. Siamo sicuri che i giocatori abbiano piena fiducia nello staff medico della Lazio?”.
E i casi sospetti non mancano:
Vecino, fermato da un “semplice affaticamento” e rimasto poi fuori per quasi due mesi.
Gigot, alle prese prima con problemi alla schiena e poi costretto a operarsi alla caviglia.
Patric, rientrato solo dopo un lungo stop, senza mai chiarezza sui tempi di recupero.
Situazioni diverse, ma accomunate da un tema ricorrente: tempi di recupero più lunghi del previsto e comunicazioni poco chiare.
🧩 Un problema di preparazione o di fiducia?
Secondo alcuni osservatori, il problema potrebbe essere legato non solo alla parte medica, ma anche alla gestione atletica: troppi carichi, pochi tempi di recupero e un calendario fitto potrebbero aver inciso. Tuttavia, il punto centrale resta la fiducia tra squadra e staff medico.
La domanda che molti si pongono è semplice: serve una svolta interna per evitare nuovi stop? Perché in una stagione così lunga e intensa, perdere pedine importanti a rotazione può diventare un ostacolo decisivo per Sarri e per le ambizioni europee della Lazio.
⚡ Cosa farà la società?
Al momento da Formello non trapelano critiche ufficiali, ma all’interno del club si sta valutando una revisione del protocollo di recupero e una collaborazione esterna con specialisti di alto livello per monitorare i casi più delicati.
Nel frattempo, Sarri dovrà reinventarsi ancora una volta, tra rotazioni obbligate e giocatori chiave ai box.
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All’inizio della stagione nessuno avrebbe scommesso su di lui. Eppure, a metà ottobre, il centrocampista croato è diventato una delle note più positive della Lazio di Maurizio Sarri. Inserito in rosa quasi per necessità, dopo una serie di infortuni e squalifiche, Basic si è ritagliato un ruolo da titolare e ha risposto con prestazioni solide e concrete.
Nelle sfide contro Genoa e Torino, l’ex Bordeaux ha dimostrato di poter dire la sua anche in un centrocampo biancoceleste in piena evoluzione. Non parliamo di un fuoriclasse, ma di un giocatore che mette sempre impegno, ordine e fisicità. Il suo assist per il gol di Cancellieri contro i granata è il simbolo di un calciatore che, pur restando ai margini per due anni, non ha mai smesso di crederci.
Quando fu acquistato, Basic venne indicato come il possibile erede di Sergej Milinković-Savić. Un paragone pesante, forse il più ingombrante possibile. Fisicamente i due si somigliano, ma tecnicamente e come incisività non c’è confronto. Tuttavia, ridurre Basic a un “fallimento post-Milinković” sarebbe ingeneroso. Il croato non è un giocatore da copertina, ma un onesto lavoratore del centrocampo, capace di garantire equilibrio e intensità.
La Lazio lo aveva messo sul mercato per due estati consecutive, senza riuscire a trovare acquirenti disposti a coprire il suo ingaggio. Una scelta che oggi, alla luce delle ultime prestazioni, appare quasi provvidenziale. In un reparto dove Guendouzi, Cataldi e Vecino stanno faticando a trovare continuità, Basic è tornato utile e potrebbe diventare una pedina stabile nelle rotazioni di Sarri.
Il tecnico toscano lo ha elogiato per la disponibilità e l’atteggiamento in allenamento. In un momento in cui diversi giocatori biancocelesti sembrano distratti o demotivati, il croato è un esempio di professionalità. “Basic non ti fa vincere da solo le partite, ma neanche te le fa perdere”, ha commentato più di un addetto ai lavori, e non è poco in questa Lazio in cerca d’identità.
Le sue prestazioni aprono anche un dibattito interessante: può Basic essere titolare nella Lazio attuale? Considerando il calo tecnico del centrocampo rispetto alle stagioni passate, la risposta è sì. Il croato non ha la fantasia di Luis Alberto né la capacità d’inserimento di Milinković, ma assicura equilibrio e spirito di sacrificio. In una squadra che deve ritrovare compattezza e concentrazione, queste qualità valgono oro.
Il futuro resta incerto. Molto dipenderà dalle condizioni fisiche di Vecino, spesso fermo ai box, e dalle scelte di Sarri alla ripresa del campionato, quando la Lazio affronterà una difficile sfida contro l’Atalanta. In molti tifosi si chiedono se Basic meriti un’altra chance dal primo minuto. La sensazione è che, dopo due anni di anonimato, abbia finalmente conquistato la fiducia dell’ambiente.
Se la Lazio vorrà rialzarsi, serviranno giocatori disposti a lottare su ogni pallone. E Toma Basic, oggi più che mai, rappresenta proprio questo spirito.
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Nicolò Rovella in maglia Lazio durante una partita di Serie A, prima dell’infortunio che lo costringerà all’operazione.
La Decisione del Giocatore dopo i Consulti Medici. Continuerà il Percorso Intrapreso Due Settimane Fa per Risolvere il Problema Fisico che lo Affligge da Inizio Stagione.
ROMA – Una decisione importante per il futuro di Nicolò Rovella. Il centrocampista della Lazio, alle prese con la pubalgia fin dall’inizio della stagione, ha sciolto ogni riserva: non si sottoporrà all’intervento chirurgico ma proseguirà con la terapia conservativa.
La scelta arriva dopo un periodo di consulti e valutazioni. Rovella aveva già iniziato questo programma due settimane fa, in seguito al derby contro la Roma, partita in cui era stato costretto a uscire nel primo tempo proprio a causa dell’aggravarsi del problema fisico. Dopo ulteriori confronti con lo staff medico e specialisti negli ultimi giorni, il giocatore ha optato per non finire sotto i ferri, nella speranza di risolvere il problema con un approccio meno invasivo.
La notizia offre una prospettiva diversa sulla gestione del suo recupero, permettendo al club e al giocatore di concentrarsi sulla riabilitazione senza i tempi più lunghi e incerti di un intervento chirurgico. L’obiettivo è riavere Rovella a disposizione il prima possibile e al 100% della condizione.
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Claudio Lotito davanti al logo della S.S. Lazio mentre parla di valutazione del club e strategie commerciali.
Le dichiarazioni di Claudio Lotito alla vigilia di Lazio–Torino hanno acceso i riflettori su un tema raramente trattato pubblicamente dal presidente: il valore del club e del brand Lazio. Il riferimento, inedito in 22 anni di gestione, a “Lazio Marketing” e ai 600 milioni complessivi tra patrimonio immobiliare (circa 300) e cartellini dei calciatori (altri 300) ha alimentato una domanda: siamo davanti a un’ordinaria operazione di valorizzazione del marchio o a un passo propedeutico a una due diligence in vista di possibili interlocuzioni con investitori?
Al momento non ci sono certezze su una trattativa, ma il cambio di registro comunicativo è evidente. E, incrociando il quadro economico attuale, merita un’analisi.
Perché parlare di valutazione adesso
Ricavi ciclici e rischio ridimensionamento. L’assenza dalle coppe taglia in modo netto il conto economico: meno gare al botteghino, meno premi UEFA, minore esposizione per sponsor e merchandising. La Lazio, per modello di business, dipende molto dai risultati sportivi: Champions spinge i ricavi verso l’alto, no Europa li deprime.
Mercato a saldo zero. Lo stesso Lotito ha lasciato intendere che gennaio sarà “a saldi compensati”: compri solo se vendi. Una linea che segnala liquidità da preservare e margini operativi ridotti.
Branding sotto pressione. Il dossier main sponsor (cifre ventilate nell’ordine dei 4–5 milioni) è distante dai parametri dei top club italiani; il merchandising non esprime il potenziale di una piazza come Roma; i progetti Accademia e Stadio vengono evocati, ma senza avanzamenti percepibili.
In questo contesto, una perizia estimativa del club può servire a:
stabilire un valore di riferimento per futuri soci/partner;
sostenere la narrativa di valorizzazione verso sponsor e mercato;
sondare l’interesse di investitori senza scoprire ufficialmente le carte.
La “soglia” dei 600 milioni: cosa leggere tra le righe
La cifra evocata da Lotito unisce asset materiali (immobili) e sportivi (rosa). È una fotografia proprietaria più che una valutazione “di mercato”. Le consuete metodologie per i club (multipli su ricavi operativi, EBITDA adjusted, o EV/Revenue contestualizzati a stadio, diritti TV, pipeline commerciale) tendono a “scontare” i periodi senza coppe. Tradotto: con ricavi in calo, la forbice tra valore “interno” e prezzo “di mercato” tende ad allargarsi. È anche per questo che, in operazioni vere, si parte quasi sempre da un vendor due diligence per allineare percezione e numeri reali.
Segnali di apertura o semplice pressione negoziale?
Apertura soft. Parlare di branding e numeri può essere un invito implicito a chi sta osservando, mostrando che il club ha basi patrimoniali e potenziale commerciale.
Leverage comunicativo. Valorizzare pubblicamente gli asset può servire anche a negoziare meglio con sponsor e partner: “questo è il nostro valore, questa la direzione”.
Tempo e contesto. Il momento sportivo (classifica complicata) abbassa la forza contrattuale. Per massimizzare il prezzo, si preferisce cedere con trend sportivo e commerciale positivi. Da qui l’ipotesi di valorizzare prima, eventualmente negoziare poi.
Rischi concreti nel breve
Riduzione dei ricavi 24/25 senza coppe → meno cassa per investimenti.
Competizione domestica: Bologna, Atalanta e altre competitor oggi appaiono più avanti sportivamente e come modello industriale.
Inflazione dei cartellini: con tetti storici di spesa intorno ai 20 milioni per singolo acquisto, il club fatica a competere in un mercato dove gli attaccanti “medi” superano i 30 milioni.
Le leve per invertire la rotta
Sponsor principale a valori più in linea col mercato (non 4–5M ma doppia cifra).
Merchandising: spinta su licensing, capsule, collab locali/internazionali, CRM e membership.
Stadio/Academy: passare da slogan a milestone pubbliche (timeline, atti depositati, iter urbanistici).
Sport & data: investimenti mirati in recruitment analytics, prevenzione infortuni (tema caldissimo), e sviluppo asset giovani da plusvalenze virtuose.
Conclusione: mossa di vendita o “pricing” del brand?
Non c’è una prova di trattativa, ma il messaggio è cambiato. Lotito oggi parla di valore e di marketing: è una novità sostanziale. Che sia preludio a una cessione o un modo per alzare l’asticella negoziale con sponsor e partner, resta il fatto che il modello “solo risultati” espone la Lazio a forte volatilità. Senza una spinta industriale – sponsor, merchandising, infrastrutture – il rischio ridimensionamento è reale. Se l’intenzione è cedere, la valutazione serve a prezzare. Se l’intenzione è restare, serve a ripartire con basi misurabili e piani verificabili.
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Gustav Isaksen al centro sportivo di Formello durante un allenamento individuale, concentrato sul rientro in forma dopo la mononucleosi.
Dal buio dell’isolamento al ritorno alla luce del campo. Gustav Isaksen ha raccontato ai microfoni di sport.tv2.dk i mesi complicati vissuti a causa della mononucleosi, che lo ha costretto a saltare la preparazione estiva con la Lazio. Un percorso fatto di febbre, stanchezza profonda, solitudine e timori di contagio, affrontato dentro il centro sportivo di Formello sotto costante monitoraggio medico. Il danese non ha nascosto i momenti più duri: due settimane chiuso in stanza, il corpo “svuotato” di energie e la frustrazione di vedere scorrere l’estate senza poter aiutare i compagni. Un tunnel lungo, aggravato dall’ansia di perdere terreno nelle gerarchie tecniche e di presentarsi in ritardo alla nuova stagione.
Eppure, proprio da quel periodo Isaksen ha tratto la spinta per ripartire. Superata la fase acuta, ha ricominciato a lavorare con gradualità, prima individualmente e poi con il gruppo, seguendo un programma su misura concordato con lo staff biancoceleste per evitare ricadute e accelerazioni pericolose. La società, in accordo con il giocatore, a settembre ha scelto la via della prudenza: niente convocazione immediata con la Danimarca, ma un blocco di allenamenti a Roma per ricostruire condizione e automatismi con Sarri.
Oggi Isaksen vede finalmente l’orizzonte schiarirsi: “Mi sento in buona forma”, ha spiegato. E durante questa sosta tornerà a vestire la maglia della Nazionale, un obiettivo che lo ha tenuto mentalmente agganciato nei giorni peggiori. Non è solo una questione di minuti, ma di sensazioni: strappi più fluidi, brillantezza nel breve, cambi di direzione che tornano familiari. Segnali che alimentano l’ottimismo.
Cosa significa per la Lazio
Per Sarri, Isaksen è un asset tattico prezioso: esterno che attacca la profondità, capace di giocare piede forte esterno o a piede invertito per cercare il rientro e la conclusione. In una Lazio che ha alternato momenti di difficoltà nel uno contro uno e nella rifinitura sull’ultimo terzo, il danese offre verticalità e rottura delle linee, qualità che mancavano quando gli avversari abbassavano il baricentro.
La sua gestione minutaggio sarà inevitabilmente cauta: carichi controllati, inserimento progressivo e attenzione ai segnali del corpo. L’obiettivo è farlo arrivare integro e con ritmo alla ripresa del campionato e ai match chiave del blocco di ottobre-novembre. In prospettiva, Isaksen può aumentare la competizione sugli esterni e diversificare le soluzioni offensive, aprendo spazi anche per le seconde linee e riducendo la dipendenza dagli stessi interpreti.
Il fattore umano: dal balcone di Formello alla spinta del gruppo
Il racconto restituisce anche la dimensione umana: la madre accanto nei giorni più duri, i compagni salutati “dal balcone”, i messaggi che arrivano ma senza poter condividere davvero lo spogliatoio. È un frammento che spiega quanto il calcio sia anche equilibrio mentale. Ritrovare il campo significa recuperare routine, relazione, appartenenza. Per un esterno che vive di fiducia, la sequenza allenamento-minuti-giocata riuscita fa da volano: più gioca, più incide; più incide, più cresce la fiducia.
Nazionale come trampolino, non come rischio
La convocazione con la Danimarca non deve essere letta come forzatura, ma come tappa misurata: stimolo competitivo, staff medico attento, minutaggio calibrato. Se la progressione sarà rispettata, Isaksen potrà rientrare a Roma con condizione cresciuta e un surplus di autostima, pronto a offrire alla Lazio ciò che è mancato in certe partite: strappo, profondità e scelta di tempo nell’attacco dell’area.
Prossimi step
Carichi progressivi e gestione dei picchi: evitare overuse dopo la sosta.
Inserimento tattico sulle corsie con compiti chiari in non-possesso.
Obiettivo breve termine: minuti di qualità e continuità fisica.
Obiettivo medio termine: riportare contributi diretti a gol/assist nel ciclo Atalanta-Juve-Lecce.
Se il percorso resterà lineare, la Lazio potrà contare su un Isaksen versione 2.0: stesso talento, più resilienza. E in un campionato che spesso si decide nei dettagli, recuperare un esterno capace di cambiare ritmo può valere come un acquisto di gennaio anticipato.
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Gasperini e Antonio Conte, allenatori di Roma e Napoli, sorridono dopo le rispettive vittorie che li portano in vetta alla Serie A.
La Serie A va in pausa per le nazionali con due sorprese al comando: Roma e Napoli. Le squadre di Gasperini e Antonio Conte condividono la vetta con 15 punti, un segnale forte in un campionato che si preannuncia più equilibrato che mai.
Se il Napoli in testa non stupisce, la vera rivelazione è proprio la Roma, capace di imporsi come miglior difesa del torneo con appena due gol subiti in sei giornate. Gasperini predica calma, ribadendo che lo scudetto non è l’obiettivo, ma i numeri iniziano a raccontare una storia diversa.
🧱 La Roma di Gasperini: difesa di ferro e fiducia crescente
La forza dei giallorossi è tutta nella solidità difensiva. In sei gare, solo due reti concesse – una al Torino e una alla Fiorentina – testimoniano una compattezza sorprendente per un tecnico storicamente più votato all’attacco che alla difesa.
A fare la differenza è anche il portiere Svear, finora il migliore del campionato: almeno un paio di punti portati a casa grazie alle sue parate decisive. La Roma concede molti tiri, ma raramente situazioni realmente pericolose. E quando serve, il suo numero uno risponde sempre presente.
Sul piano offensivo, Gasperini ha ancora margini di crescita: Dybala e Sué rappresentano due delle mezzepunte più forti della Serie A, ma manca ancora un centravanti capace di capitalizzare la mole di gioco. Lo stesso tecnico, però, ha dimostrato in passato di saper valorizzare attaccanti come Scamacca e Retegui, trasformandoli in goleador implacabili. Se riuscirà a replicare il miracolo anche in giallorosso, la Roma potrà davvero sognare.
⚡ Napoli, solidità e carattere: Conte resta il favorito
Nessuna sorpresa, invece, nel vedere il Napoli di Conte in testa. Gli azzurri hanno confermato mentalità e intensità, ribaltando anche partite complicate come quella contro il Genoa. Conte, però, continua a lamentarsi pubblicamente: un atteggiamento che rischia di diventare stucchevole in un contesto dove il Napoli dimostra di essere la squadra più completa del campionato.
L’unico vero nodo resta il centrocampo. La convivenza tra De Bruyne e McTominay è ancora un puzzle irrisolto. Lo scozzese, eroe dello scorso scudetto, fatica adattandosi da esterno, mentre con entrambi in campo la squadra rischia di essere troppo sbilanciata.
Nell’ultima gara, Conte ha provato una mossa drastica: fuori De Bruyne, dentro McTominay accanto ad Anguissa. Il risultato? Un primo tempo opaco, fino all’ingresso del fuoriclasse belga che ha cambiato ritmo e partita.
🔥 Højlund, il colpo scudetto del Napoli?
In attacco, il protagonista delle prime settimane è Rasmus Højlund. Il danese, rientrato in Serie A dopo l’esperienza al Manchester United, ha già segnato due gol in campionato e due in Champions League, dimostrando freddezza e istinto da bomber vero.
Conte dovrà gestire anche il ritorno di Lukaku, suo pupillo storico, ma Højlund sembra avere una marcia in più. Giovane, affamato e devastante sotto porta: potrebbe essere proprio lui il colpo scudetto del Napoli 2025.
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La S.S. Lazio annuncia le modalità di acquisto dei tagliandi per il big match del 26 ottobre contro la Juventus. Prelazioni, vendita riservata e libera: ecco la guida completa.
ROMA – L’attesa per il big match è già altissima. La S.S. Lazio ha comunicato l’apertura delle vendite per la gara di campionato Serie A Enilive Lazio-Juventus, in programma domenica 26 ottobre alle ore 20:45 allo Stadio Olimpico. Un appuntamento imperdibile che richiamerà migliaia di tifosi.
Per garantire un accesso ordinato e premiare la fedeltà dei suoi sostenitori, il club biancoceleste ha previsto diverse fasi di vendita. È fondamentale leggere attentamente tutte le indicazioni per assicurarsi il proprio posto.
Comunicato Ufficiale S.S. Lazio: Dettagli Vendita Biglietti Lazio-Juventus
La S.S. Lazio comunica che, dalle ore 16:00 di martedì 7 ottobre verranno messi in vendita i tagliandi per la gara di campionato Serie A Enilive Lazio-Juventus, in programma domenica 26 ottobre delle ore 20:45.
Come comunicato in campagna abbonamenti, i ragazzi in possesso dell’abbonamento Aquilotto under 14 di tutto lo stadio, non hanno diritto a questa gara; avranno la possibilità di confermare il proprio posto acquistando un biglietto al costo di 10 € nel seguente periodo:
dalle ore 16:00 di martedì 7 ottobre, fino alle ore 23:59 di martedì 14 ottobre.
Per accedere alla prelazione, sarà necessario inserire on-line nella sezione coupon o presentare uno dei seguenti codici presenti sulle card S.S. Lazio:
ABBONAMENTO DIGITALE CON LA MILLENOVECENTO – CODICE 032…
ABBONAMENTO DIGITALE CON LA EAGLE – CODICE EAG…
I posti non confermati verranno messi in vendita libera per tutti dalle ore 12:00 di mercoledì 15 ottobre.
VENDITA RISERVATA:
VENDITA DI TUTTI I SETTORI DELLO STADIO RISERVATA SOLO AI TIFOSI DELLA LAZIO E POSSESSORI DELLE CARD S.S. LAZIO (fino al massimo di 4 tagliandi):
dalle ore 16:00 di martedì 7 ottobre, fino alle ore 23:59 di martedì 14 ottobre.
Punti vendita:
ON-LINE tramite il circuito Vivaticket
Punti vendita Vivaticket
Per accedere alla vendita riservata, sarà necessario essere in possesso di una card Lazio ed inserire on-line nella sezione coupon o presentare uno dei seguenti codici presenti sulle card stesse:
CARD MILLENOVECENTO – CODICE 032…
CARD EAGLE – CODICE EAG…
VENDITA LIBERA:
dalle ore 16:00 di mercoledì 15 ottobre.
Punti vendita:
ON-LINE tramite il circuito Vivaticket
Punti vendita Vivaticket
TUTTI COLORO CHE SONO IN POSSESSO DELLA FIDELITY CARD MILLENOVECENTO O EAGLE E NON SONO ABBONATI, POTRANNO RICHIEDERE AL MOMENTO DELL’ACQUISTO ANCHE ON LINE CHE, IL TITOLO D’INGRESSO VENGA CARICATO ELETTRONICAMENTE SULLA STESSA.
Accesso allo Stadio e Regolamento
Questi saranno i punti di accesso allo Stadio Olimpico per i possessori dei tagliandi e degli abbonamenti:
Via dei Gladiatori per i tagliandi Media – Sponsor Hospitality – Tribuna d’Onore – Autorità e Tribuna Monte Mario
Via Nigra-Stadio dei Marmi per i tagliandi di Tribuna Disabili in Carrozzella
Piazza Piero Dodi per i tagliandi di Curva Nord – Distinti Nord Est e Nord Ovest – Tribuna Tevere tutta.
ATTENZIONE: Si ricorda a tutti i possessori di abbonamenti e biglietti della Tribuna Tevere, per motivi di ordine pubblico non potranno accedere dai soliti varchi di Piazza Lauro De Bosis ma da Viale Paolo Boselli verso Piazza Piero Dodi.
Si ricorda che chi acquista fisicamente un biglietto presso un punto vendita è tenuto a mostrare il suo documento di identità, pena l’impossibilità di emettere il titolo di accesso (D.L. 8/2/2010 nr. 8).
Non verranno considerate come documenti idonei alla vendita, tutte le patenti di ultima generazione che non riportano le indicazioni del luogo di residenza.
Nella vendita libera il numero massimo di tagliandi acquistabili da una singola persona è di quattro come da disposizioni dell’Osservatorio sulle Manifestazioni Sportive. In questo caso è possibile presentare per le altre eventuali tre persone, anche solo la copia del documento d’identità.
Settori e Prezzi
La S.S. Lazio ricorda che i settori Distinti Nord Est e Nord Ovest e Curva Nord, sono esauriti con gli abbonamenti ma gli eventuali posti non confermati dagli abbonati aquilotti under 14, verranno messi in vendita libera.
Settore
Intero
Invalidi civili al 100% e accompagnatore
Ridotto Under 16
Aquilotto Under 14 (*)
TR. D’ONORE CON HOSPITALITY
750 €
—
—
—
TR. D’ONORE LAT. DESTRA
280 €
—
—
50 €
TR. MONTE MARIO TOP
150 €
80 €
80 €
10 €
TR. MONTE MARIO LAT.
90 €
45 €
45 €
10 €
TR. TEVERE GOLD
120 €
70 €
70 €
10 €
TR. TEVERE TOP
95 €
55 €
55 €
10 €
TR. TEVERE
70 €
40 €
40 €
10 €
TR. TEVERE PARTERRE CENTRALE
60 €
40 €
40 €
10 €
TR. TEVERE PARTERRE LAT.
55 €
35 €
35 €
10 €
TR. TEVERE NON DEAMB. IN CARROZZELLA
5 €
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TR. TEVERE ACCOMPAGNO. NON DEAMB. IN CARR.
45 €
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CURVA NORD
45 €
30 €
30 €
10 €
CURVA MAESTRELLI
45 €
30 €
30 €
10 €
DISTINTI NORD EST
45 €
30 €
30€
10 €
DISTINTI NORD OVEST
45 €
30 €
30 €
10 €
DISTINTI SUD OVEST – OSPITI
45 €
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Al costo dei biglietti online, verrà applicata una commissione di servizio pari al 3,80 %.
(**) Possono acquistare un tagliando Ridotto Under 16 i ragazzi nati dal 01/01/2009.
(***) Prelazione per i tagliandi Ridotto Under 14 Aquilotto per i ragazzi nati dal 01/01/2011.
I bambini di 4 anni nati dal 01/01/2021 accedono allo stadio gratuitamente e senza biglietto presentando un documento di identità o la tessera sanitaria.
All’ingresso il controllo dell’identità sarà effettuato su ogni singolo spettatore ed è pertanto obbligatorio esibire un documento di identità, compresi i minorenni.
Tariffe Speciali e Cambi Nominativo
(*) I biglietti ridotti Invalidi Civili al 100% e la Tribuna Tevere non deambulanti entrambi con accompagnatore, posso essere acquistati solo presso i negozi Lazio Style 1900.
CAMBIO NOMINATIVO
Sarà possibile fare il cambio nominativo dei biglietti e degli abbonamenti, (per questi ultimi sarà possibile farlo per tariffa corrispondente donna per donna – under per under ecc.) cliccando qui.
Il Cambio nominativo è sempre vietato per i biglietti del settore ospiti.
Biglietteria Giorno Gara e Striscioni
Solo ed esclusivamente il giorno della gara, dalle ore 11:00 sarà aperta la biglietteria presso il box di Via Nigra – Stadio dei Marmi – Sportello Biglietteria.
Presso lo stesso punto vendita, verranno rilasciati i biglietti Coni e FIGC ma solo ed esclusivamente il giorno della gara e solo dalle ore 11:00 alle 13:00 – Sportello Accrediti.
Per esporre uno striscione NON CENSITO DALL’OSSERVATORIO allo stadio, è obbligatorio presentare una richiesta. Clicca qui er scaricare il modulo per poi inviarlo alla mail: SLO@SSLAZIO.IT. Il richiedente verrà contattato solo in caso di esito negativo.
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Claudio Lotito e Maurizio Sarri discutono a Formello sul mercato di gennaio della Lazio, con Lorenzo Insigne tra i possibili obiettivi.
Il mercato di gennaio si avvicina e in casa Lazio si cominciano a studiare le prime mosse. La situazione finanziaria, però, impone prudenza. Claudio Lotito non vuole esporsi più del dovuto: al momento, il mercato biancoceleste sarà impostato a saldo zero, con operazioni in entrata possibili solo a fronte di cessioni o risparmi.
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, la società biancoceleste attende l’esito dell’esame della Commissione di Vigilanza, che dovrà pronunciarsi su un credito di 12-13 milioni di euro. Se la cifra verrà approvata, lo scenario potrebbe cambiare, consentendo una maggiore libertà d’azione. Ma per ora, la linea resta chiara: equilibrio di bilancio e sostenibilità economica.
⚽ L’idea Insigne: occasione a costo zero
Con un mercato a saldo zero, la Lazio guarda con interesse alla possibilità di tesserare Lorenzo Insigne, attualmente svincolato dopo l’esperienza in MLS con il Toronto FC. Un profilo che piace a Maurizio Sarri, che lo ha già allenato ai tempi del Napoli, valorizzandolo e costruendogli intorno un sistema offensivo ideale.
Insigne rappresenterebbe un innesto di qualità ed esperienza, capace di colmare temporaneamente il vuoto lasciato dall’infortunato Zaccagni. Tuttavia, i tempi tecnici per un eventuale tesseramento non permettono mosse immediate: il suo arrivo, qualora si concretizzasse, non sarebbe possibile prima di fine novembre.
Sarri, da parte sua, continua a spingere per un rinforzo offensivo. Il tecnico toscano sa bene quanto la squadra abbia sofferto in fase di spinta sulle corsie esterne e vede in Insigne una soluzione pronta e affidabile per alzare il livello tecnico del reparto.
🔄 Fabiani punta su Noslin
Se Sarri insiste per un rinforzo d’esperienza, Fabiani ragiona in modo diverso. Il direttore sportivo biancoceleste, infatti, sembra più orientato verso una soluzione interna, puntando sul rilancio di Noslin.
L’investimento fatto la scorsa estate sull’attaccante olandese è stato significativo, e l’ex Verona ha dimostrato di poter essere utile alla causa. Proprio domenica scorsa, Noslin è stato decisivo con un gol pesante che ha permesso alla Lazio di agguantare il pareggio.
Per Fabiani, dunque, la priorità è valorizzare le risorse già presenti in rosa, rimandando eventuali nuovi arrivi solo se strettamente necessari. Una visione coerente con la linea di Lotito, che punta a mantenere i conti in equilibrio senza rinunciare alla competitività.
📅 Attesa per Zaccagni e nuove strategie
Nel frattempo, resta da monitorare la situazione di Zaccagni, alle prese con problemi fisici che lo terranno fuori ancora per qualche settimana. Il suo recupero sarà fondamentale per capire le mosse del club sul mercato.
Sarri vorrebbe un rinforzo subito per non rallentare la rincorsa in campionato, ma i vincoli economici impongono cautela. Se la Commissione dovesse sbloccare il credito da 13 milioni, la Lazio potrebbe agire con maggiore libertà, magari aprendo la porta proprio all’arrivo di Insigne, una suggestione che continua a stuzzicare tifosi e ambiente.
Fino ad allora, la parola d’ordine resta equilibrio: la Lazio dovrà fare di necessità virtù, puntando su chi c’è e lavorando per ritrovare compattezza, continuità e risultati.
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Mercato di Gennaio: La Lazio Cerca Soluzioni a Saldo Zero. Sarri Spinge per lo Svincolato Lorenzo Insigne, il DS Fabiani Preferisce Rilanciare Tijjani Noslin. Tutti i Dettagli.
ROMA – Con il mercato di gennaio che si avvicina, in casa Lazio si iniziano a valutare le strategie. Il presidente Claudio Lotito rimane cauto sullo sblocco totale del mercato, prevedendo al momento operazioni a saldo zero. Se il credito di 12-13 milioni supererà l’esame della Commissione, allora si potranno fare valutazioni diverse. Tuttavia, un mercato a saldo zero sarebbe sufficiente per tesserare lo svincolato Lorenzo Insigne.
Sarri Insiste per Insigne, Ma Fabiani Ha Altre Idee
L’idea di portare Insigne a Roma è forte, soprattutto per Maurizio Sarri, che lo vorrebbe nel più breve tempo possibile come uomo in più per sostituire l’infortunato Mattia Zaccagni. Tuttavia, l’arrivo di Insigne non sarebbe possibile prima di fine novembre.
Come riporta Il Messaggero, mentre Sarri insiste per avere Insigne, il direttore sportivo Angelo Fabiani ha altre idee in mente. Per il diesse, l’ideale sarebbe rilanciare Tijjani Noslin. L’investimento su Noslin è stato importante e il giocatore si è dimostrato decisivo, come nell’ultima gara dove ha contribuito al pareggio. Fabiani vede in lui un potenziale asset da valorizzare, piuttosto che puntare su un nuovo acquisto, seppur a costo zero.
La situazione è chiara: Sarri desidera un profilo esperto e di provata affidabilità come Insigne per fronteggiare le emergenze, mentre Fabiani è più propenso a dare fiducia e spazio ai giocatori già presenti in rosa su cui il club ha investito. La sosta per le nazionali sarà un momento cruciale per definire le strategie e trovare un punto d’incontro tra le diverse visioni.
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Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.
La Lazio tornerà in campo mercoledì, con la testa già proiettata alla sfida del 19 ottobre contro l’Atalanta alla New Balance Arena. Dopo il pareggio spettacolare per 3-3 contro il Torino, Maurizio Sarri ha deciso di concedere due giorni di riposo alla squadra. Una scelta utile non solo per recuperare energie fisiche e mentali, ma anche per riflettere su una prima parte di stagione segnata da troppi alti e bassi.
La pausa per le Nazionali, che coinvolgerà soltanto quattro giocatori biancocelesti, diventa così un’occasione preziosa per ricaricare le batterie e analizzare i problemi che stanno frenando la Lazio. Tra questi, il tema più urgente è quello legato agli infortuni, una vera e propria emergenza che sta condizionando il cammino della squadra.
🏥 Infermeria piena: sette giocatori fermi ai box
Come riportato dal Messaggero, al momento sono sette i giocatori indisponibili per infortunio. Un numero significativo, soprattutto considerando che la Lazio non è impegnata in Europa e dispone di un calendario meno fitto rispetto alle passate stagioni.
Va detto che casi come quelli di Rovella e Gigot non dipendono da problemi muscolari o legati allo sforzo fisico, ma il dato complessivo resta allarmante. Troppe assenze in momenti chiave, troppe situazioni di emergenza che costringono Sarri a continui cambi di formazione e ad adattamenti tattici non sempre efficaci.
Il tecnico, insieme al suo staff, ha deciso di utilizzare queste giornate per analizzare le cause: carichi di lavoro, preparazione atletica, gestione dei recuperi e prevenzione. Tutto sarà oggetto di valutazione, con l’obiettivo di trovare una soluzione e invertire il trend negativo.
⚙️ Verso la ripresa: Atalanta nel mirino
Il gruppo tornerà ad allenarsi mercoledì a Formello, dove Sarri inizierà a preparare il match contro l’Atalanta, una delle squadre più organizzate e fisicamente pronte del campionato. Una sfida complicata, ma anche una chance per dare un segnale di ripresa.
Il tecnico biancoceleste conta di recuperare qualche elemento importante. Le prossime ore saranno decisive per Zaccagni, alle prese con problemi fisici che ne hanno limitato il rendimento, e per capire i tempi di recupero di Rovella, la cui situazione verrà monitorata con attenzione dallo staff medico.
🔍 Serve una svolta: obiettivo continuità
Dopo un avvio di stagione altalenante, Sarri sa che la Lazio deve trovare continuità di risultati e di prestazioni. La qualità tecnica della rosa non manca, ma la fragilità fisica e mentale emersa nelle prime giornate rischia di compromettere gli obiettivi stagionali.
La sosta arriva quindi nel momento giusto: un’occasione per ricompattare il gruppo, recuperare gli infortunati e ritrovare lo spirito che aveva portato la Lazio ai vertici della Serie A solo pochi mesi fa.
Nel frattempo, i tifosi si aspettano una reazione forte e concreta. La sensazione è che, più che dal mercato, la vera svolta dovrà arrivare dallo spogliatoio e dal campo: da un gruppo che, pur tra mille difficoltà, ha ancora tutte le carte in regola per risalire la classifica.
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Diego González con la maglia dell’Atlas FC dopo il gol decisivo in Liga MX, simbolo di un talento lasciato andare troppo presto dalla Lazio.
Dalla Lazio al Messico per rinascere. Diego Gonzalez, esterno paraguaiano classe 2003, sta vivendo una stagione da protagonista assoluto con la maglia dell’Atlas, club che milita nella Liga MX. In prestito dai biancocelesti, l’attaccante si sta mettendo in mostra con numeri importanti: 5 gol e 5 assist in stagione, un rendimento che non passa inosservato né a Roma né in Sud America.
Crescita e continuità
Dopo un primo periodo di adattamento, Gonzalez ha trovato la sua dimensione ideale nel campionato messicano. Nell’ultima sfida contro il Juarez, vinta per 3-1, ha firmato un gol e un assist, confermando il suo ottimo momento di forma. Dotato di velocità, dribbling e buona tecnica, il giovane paraguaiano è diventato un punto fermo dell’undici titolare, convincendo anche lo staff tecnico dell’Atlas che lo considera una delle rivelazioni del torneo.
L’opzione di riscatto
Il contratto di prestito tra Lazio e Atlas è valido fino al 31 dicembre 2025, ma il club messicano possiede un’opzione di riscatto che gli consentirebbe di acquistare Gonzalez a titolo definitivo. Un’opzione che, visti i numeri e la crescita costante del giocatore, potrebbe essere presa seriamente in considerazione già nei prossimi mesi.
Per la Lazio, che aveva puntato su di lui come prospetto interessante, la stagione di Gonzalez rappresenta una vetrina importante: in caso di cessione definitiva, i biancocelesti potrebbero incassare una cifra utile a finanziare parte delle prossime operazioni di mercato.
Il futuro tra Roma e Messico
In questo momento, l’ipotesi più concreta è che Gonzalez resti in Messico fino al termine del 2025, continuando il suo percorso di maturazione in un campionato che gli sta permettendo di giocare con continuità. Tuttavia, se dovesse mantenere questo rendimento, non è escluso che la Lazio valuti un suo ritorno per inserirlo nel progetto tecnico o valorizzarlo sul mercato.
Intanto, i numeri parlano chiaro: 10 partecipazioni da gol stagionali per un giocatore che, a soli 21 anni, sembra finalmente aver trovato la sua strada.
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Il calciomercato della Lazio attraversa una fase complessa, tra vincoli finanziari, regole di bilancio e speranze per il futuro. A fare chiarezza è stato direttamente il presidente Claudio Lotito, che ha parlato ai microfoni di DAZN pochi minuti prima del calcio d’inizio di Lazio–Torino, illustrando la reale condizione economica del club capitolino.
“L’indice è all’80%. Chiunque si trovi in questa condizione può acquistare e vendere allo stesso prezzo. Non ci sono impedimenti tecnici che limitino l’attività sul mercato”, ha spiegato Lotito, cercando di rassicurare l’ambiente biancoceleste.
Una dichiarazione importante, che però fotografa un quadro ancora fragile. La Lazio, infatti, si trova in una condizione di saldo zero: per ogni nuovo acquisto dovrà esserci una cessione di pari valore.
Mercato bloccato ma spiragli per gennaio
Questa situazione rappresenta un blocco parziale del mercato, che la società spera di sbloccare definitivamente nei prossimi mesi. La chiave per riattivare la piena operatività potrebbe arrivare dai crediti residui dei diritti televisivi, una cifra stimata tra i 12 e i 13 milioni di euro, che Lotito intende inserire subito a bilancio per migliorare l’indice di liquidità.
Un passaggio cruciale sarà il vaglio della nuova Commissione di Vigilanza, che ha preso il posto della Covisoc, e che dovrà approvare i bilanci dei club prima della prossima sessione di mercato.
Il main sponsor come mossa strategica
Altro punto chiave riguarda il nuovo main sponsor, che la Lazio non ha più da tre anni. Lotito ha confermato che la trattativa è in corso e che l’annuncio ufficiale potrebbe arrivare entro il 15 ottobre, in concomitanza con la prossima riunione federale.
L’ingresso di un partner commerciale stabile rappresenterebbe una boccata d’ossigeno per i conti biancocelesti, oltre che un segnale di rilancio per un club quotato in borsa. La cifra stimata per la sponsorizzazione principale sarebbe di circa 4,5 milioni di euro, con possibili bonus fino a 5 milioni.
Una Lazio in attesa di ripartire
In sostanza, il calciomercato biancoceleste resta congelato, ma non completamente bloccato. Lotito si è mostrato fiducioso ma cauto, ribadendo che ogni operazione dovrà rispettare le rigide condizioni contabili imposte dal sistema FIGC.
L’obiettivo è quello di arrivare a gennaio con i conti in ordine e margini per intervenire sulla rosa, che Sarri ritiene ancora incompleta in alcuni reparti.
I tifosi, dal canto loro, sperano che questa “fase di equilibrio” non diventi l’ennesima occasione mancata, ma il preludio a una nuova strategia di crescita, in grado di rinforzare la squadra senza sacrificare i giocatori più importanti.
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Stefano Mauri in maglia Lazio durante una partita all’Olimpico, simbolo di coraggio e fedeltà dopo la vicenda del calcioscommesse.
Ci sono storie che restano impresse nel cuore dei tifosi più di tante vittorie. Quella di Stefano Mauri, ex capitano della Lazio, è una di queste: un racconto di orgoglio, dolore e rinascita. In un’intervista al Gazzetta dello Sport, Mauri è tornato a parlare del caso calcioscommesse che nel 2012 lo travolse, segnando per sempre la sua carriera e la sua vita.
“Finii in galera all’improvviso, da innocente. Ero il nome da dare in pasto alla gente”, ricorda Mauri. “Lì ti senti svuotato, ma dopo non hai paura più di niente. Ho preso sei mesi per omessa denuncia, ma ancora oggi non ho capito tutto”.
Dal carcere alla Coppa Italia: la rinascita del capitano
Arrestato il 28 maggio 2012, accusato di associazione a delinquere e frode sportiva, l’ex numero 6 biancoceleste trascorse sette giorni in carcere, prima di essere ascoltato dal giudice. “È stato il momento più brutto della mia vita, qualcosa che non auguro a nessuno”, spiega. Ma proprio da quella esperienza, durissima, Mauri trasse una lezione che gli avrebbe permesso di rialzarsi: “La galera ti fortifica. Dopo non ti fa più paura niente.”
Pochi mesi dopo, arrivò il riscatto. Nella finale di Coppa Italia 2013, decisa dal gol di Lulic contro la Roma, Mauri era lì, a guidare la squadra verso la vittoria più amata dai tifosi: “È stato un trofeo magico. Rimasi male a non partire titolare, ma quella gioia non si dimentica”.
L’amore per la Lazio e il rispetto dei tifosi
Mauri non dimentica il sostegno ricevuto nei momenti più bui: “La Lazio e i suoi tifosi non mi hanno mai lasciato solo. In quella vicenda ho capito chi mi voleva davvero bene.” Essere capitano, spiega, è stato “un onore e una responsabilità enorme. Mi porto dietro quell’orgoglio ancora oggi, quando qualcuno mi ferma per strada.”
Il legame con il club biancoceleste è rimasto intatto: “Lotito la prima volta mi disse: ‘Oh, qui c’è da pedalare’. Quando andavo da lui per trattare i premi di squadra, ti sfiniva. Ma sapevi che lo faceva per il bene del gruppo.”
Una carriera tra gol, sacrifici e rimpianti
Nel corso della sua carriera, Mauri ha segnato pagine importanti della storia laziale: dalla rovesciata al Napoli nel 2012, ai gol nei derby contro la Roma, fino alla Supercoppa Italiana vinta nel 2009 contro l’Inter del Triplete.
“Con Pioli mi sono divertito tanto — racconta — ma anche Reja e Ballardini mi hanno lasciato qualcosa. Klose? Un campione vero, d’esempio per tutti. Dopo l’allenamento raccoglieva i palloni da solo. E poi Baggio, a Brescia: un genio, un uomo speciale.”
Nonostante tutto, Mauri conserva qualche rimpianto: “Non aver giocato un Europeo o un Mondiale. L’avrei meritato. Ma nei momenti decisivi sono arrivati gli infortuni.”
Dal campo alla nuova vita da agente
Oggi, lontano dal campo, Mauri studia per diventare agente sportivo insieme a Lodovico Spinosi. “Dopo tutto quello che ho vissuto, non ho paura di niente. Quell’esperienza mi ha insegnato a capire le persone, a distinguere chi c’è davvero.”
Un simbolo di resilienza e appartenenza, che i tifosi della Lazio non hanno mai dimenticato. Perché, al di là delle accuse, dei titoli di giornale e dei tribunali, Stefano Mauri è rimasto uno di loro: il capitano di quella “coppa in faccia”, la vittoria più dolce della storia biancoceleste.
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Non c’è pace per la Lazio di Maurizio Sarri. Dopo i problemi di Rovella, arriva un nuovo campanello d’allarme: Mattia Zaccagni si è fermato per un infortunio muscolare, e secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, la situazione potrebbe essere più seria del previsto.
L’infortunio e gli esami
L’esterno offensivo biancoceleste, tra i più importanti per la manovra d’attacco, si sottoporrà domani ad accertamenti strumentali per valutare l’entità precisa del problema. Lo staff medico della Lazio spera che si tratti di una lesione di primo grado, che comporterebbe uno stop di un paio di settimane. Tuttavia, non è esclusa una lesione di secondo grado, che allungherebbe notevolmente i tempi di recupero, fino a 4–5 settimane.
Una prospettiva che preoccuperebbe e non poco Maurizio Sarri, già alle prese con diverse assenze pesanti e una rosa accorciata dalle continue emergenze fisiche.
Un’assenza che pesa come un macigno
Zaccagni, infatti, è uno dei pilastri del sistema offensivo di Sarri. La sua capacità di saltare l’uomo, creare superiorità numerica e incidere negli ultimi 30 metri lo rendono una pedina difficilmente sostituibile. Nella scorsa stagione era stato tra i giocatori più continui e decisivi, e anche quest’anno, nonostante qualche acciacco, il suo contributo era rimasto fondamentale.
Senza di lui, la Lazio perde gran parte della sua spinta sulla fascia sinistra. Sarri potrebbe essere costretto a schierare Isaksen o Pedro come soluzioni tampone, ma entrambi hanno caratteristiche diverse e meno verticali rispetto all’ex Verona.
Sarri e i piani tattici da rivedere
Il tecnico biancoceleste dovrà quindi trovare nuove soluzioni offensive per mantenere equilibrio e incisività. La possibilità di tornare al 4-4-2, già utilizzato nelle ultime uscite a causa dell’assenza di Rovella, non è da escludere: un modo per coprire meglio il campo e sfruttare le due punte centrali.
Allo stesso tempo, Zaccagni rappresentava una delle poche costanti nel tridente offensivo, e la sua assenza rischia di indebolire una fase d’attacco già in difficoltà.
La speranza della Lazio
In casa biancoceleste, però, prevale la cautela e la speranza: solo gli esami di domani chiariranno l’entità reale dell’infortunio. L’obiettivo dello staff medico è limitare i danni e permettere a Zaccagni di recuperare durante la sosta, per tornare in campo già a fine ottobre.
Nel frattempo, Sarri dovrà affidarsi alle alternative e sperare che questa nuova tegola non comprometta ulteriormente la rincorsa della Lazio in campionato.
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Nicolò Rovella in maglia Lazio durante una partita di Serie A, prima dell’infortunio che lo costringerà all’operazione.
Brutte notizie per Maurizio Sarri e per la Lazio. Nicolò Rovella, centrocampista biancoceleste arrivato in estate dalla Juventus, si sottoporrà a un intervento chirurgico per risolvere il problema di pubalgia che lo tormenta ormai da diverse settimane.
Il fastidio, nato alla vigilia di Sassuolo – Lazio, si è aggravato progressivamente fino a diventare insopportabile dopo il derby contro la Roma, quando il giocatore ha dovuto arrendersi definitivamente al dolore. Da quel momento, Rovella ha saltato le gare contro Genoa e Torino, costringendo Sarri a cambiare assetto tattico e a schierare la squadra con un inedito 4-4-2, in mancanza di un regista naturale.
L’intervento e i tempi di recupero
Come riportato dal Corriere dello Sport, Rovella verrà operato nei prossimi giorni per risolvere definitivamente la pubalgia. I tempi di recupero stimati sono di circa un mese, ma la presenza della sosta per le nazionali permetterà di guadagnare due settimane, riducendo così il periodo effettivo di assenza.
Un sospiro di sollievo parziale per la Lazio, che spera di riavere il suo giovane centrocampista prima della ripresa a pieno ritmo del calendario di Serie A ed Europa League.
Un’assenza pesante per Sarri
L’assenza di Rovella rappresenta però un problema serio per Maurizio Sarri. Il tecnico biancoceleste aveva individuato nel classe 2001 l’erede naturale di Cataldi in cabina di regia, e nelle ultime settimane il suo contributo era diventato sempre più prezioso.
Senza di lui, Sarri è stato costretto a reinventare la mediana, adattando Guendouzi e Vecino in ruoli non propriamente congeniali e modificando il sistema di gioco per mantenere equilibrio. Il 4-4-2 visto contro Genoa e Torino è stata una scelta forzata, dettata dalle circostanze più che da una reale preferenza tattica.
La Lazio e l’occasione per reagire
L’infortunio di Rovella arriva in un momento delicato per la Lazio, chiamata a ritrovare continuità di risultati dopo un avvio di stagione al di sotto delle aspettative. Tuttavia, questa pausa potrebbe permettere a Sarri di lavorare sulla condizione fisica e sull’adattamento tattico della squadra, in attesa del ritorno del regista lombardo.
Se tutto procederà secondo i piani, Rovella potrebbe tornare a disposizione subito dopo la sosta, pronto a riprendere il suo posto davanti alla difesa e a dare ordine e qualità al gioco biancoceleste.
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Dopo 10 anni terribili Beppe Signori ha rivisto la luce. L’ex capitano della Lazio è stato assolto da tutte le accuse infamanti che lo avevano colpito. Beppe Signori non è stato prescritto dal reato ma assolto perché il fatto non sussiste, c’è una grande differenza fra le due cose. Ma cosa è successo al grande bomber biancoceleste? Perché ha vissuto 10 anni da incubo?
Beppe Signori è stato accusato di essere coinvolto nel calcioscommesse. Tutto parte nel giugno del 2011 quando l’ex capitano della Lazio, ormai ritirato da un paio di anni viene messo agli arresti domiciliari perché viene considerato parte di una banda che avrebbe falsato alcune partite del campionato italiano. Ad agosto la FIGC lo squalifica per 5 anni per lo stesso motivo. Si indaga per “associazione a delinquere” per Beppe Signori.
Non è coinvolto solo lui, altri calciatori finiscono nella indagine come Luigi Sartor. Secondo la procura un gruppo di scommettitori asiatici avrebbe truccato varie partite di calcio italiano grazie all’aiuto di un gruppo di scommettitori italiani guidati da Beppe Signori. Grazie alle sue amicizie Signori avrebbe “aggiustato” varie partite del campionato italiano, consentendo agli scommettitori asiatici di vincere ingenti somme. La procura di Cremona, nel 2015, chiude l’indagine chiedendo il rinvio a giudizio di Beppe Signori e altri 103 indagati.
Ovviamente la stampa, prima di avere l’esito del processo già condanna l’ex capitano della Lazio. Nonostante le prove siano deboli per i giornali e le TV italiane non ci sono dubbi, Signori è colpevole e addirittura il capo di questa organizzazione che ha aggiustato vari risultati in Italia. Però rapidamente le accuse cadono una ad una. E da campo della banda Signori viene alla fine accusato per aver “falsato” solo una partita Piacenza-Padova del 2 ottobre del 2010. Ma nel 2020 scatta la prescrizione e il tribunale di Cremona emette la sentenza di non dover procedere per sopravvenuta estinzione del caso.
Intanto emergono dettagli dell’indagine “strani”. Luigi Sartor infatti ammetterà che il PM che ha svolto le indagine gli aveva chiesto di accusare Beppe Signori e di ammettere che l’ex capitano della Lazio aveva scommesso su queste partite. “Il PM mi aveva garantito che accusando Signori la mia posizione sarebbe migliorata” ha ammesso l’ex giocatori di Roma e Parma. Signori viene massacrato dalla stampa, ma la sua posizione sembra strana, appare evidente che ci sia qualcosa con l’accusa che non regga, i presunti contatti con il team di asiatici sembra non esserci mai stato, ma nessuno sembra interessare, Signori è colpevole, non ci sono alternative. Dal giugno del 2011 Signori vive 10 anni da incubo. Lo stesso giocatore ammetterà di avere poca voglia di uscire di casa e di aver quasi pensato al suicidio.
Ma a differenza degli altri, Signori non si accontenta della prescrizione arrivata nel 2020, vuole l’assoluzione piena. Per questo rifiuta la prescrizione in primo grado. finalmente nel 2021 arriva l’assoluzione piena anche per un filone secondario della inchiesta legata al calcioscommesse. Beppe Signori viene assolto pecche il fatto non sussiste. Poco dopo la FIGC riabilita Beppe Signori che così potrà tornare nel mondo del calcio.
Purtroppo, come spesso accade in Italia, Beppe Signori è stato sulle prime pagine dei giornali quando è stato accusato di aver truccate varie partite di Serie A, ma la sua piena assoluzione non ha avuto lo stesso risalto, anzi, su quasi tutti i giornali è passata sotto traccia. Nessun resisterà a Beppe Signori questi 10 anni persi, ma l’ex bomber della Lazio ha lottato per dimostrare a tutti la propria innocenza ed ha vinto. Adesso speriamo che qualcuno dia a Signori la possibilità di intraprendere la carriera di allenatore e recuperare quegli anni persi.
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Cancellieri salva la Lazio con una doppietta, ma la difesa cede ancora: Sarri deve trovare soluzioni dopo il 3-3 con il Torino. Analisi e riflessioni.
Un punto che lascia più rimpianti che soddisfazione. Lazio e Torino si dividono la posta all’Olimpico con un rocambolesco 3-3, ma a Formello la sensazione è quella di un’occasione persa. Dopo il successo sul Genoa, i biancocelesti non riescono a dare continuità e si ritrovano nuovamente a fare i conti con una difesa troppo fragile e un equilibrio tattico ancora tutto da costruire.
Eppure la serata sembrava quella giusta per invertire la rotta. Matteo Cancellieri, finito ai margini solo pochi mesi fa, ha firmato la sua miglior prestazione con la maglia biancoceleste, siglando una doppietta di pregevole fattura. Due gol di qualità, non semplici tap-in, ma giocate da attaccante maturo: controllo, freddezza e precisione sotto porta. L’ex Verona si è preso con forza la scena e, forse, anche un posto stabile nelle gerarchie di Maurizio Sarri.
Il tecnico toscano, costretto dalle assenze e dalle squalifiche (su tutte quella di Gila e gli infortuni di Marusic e Pellegrini), ha dovuto inventare. Spazio a Basic, rispolverato dopo settimane ai margini, e a Nuno Tavares, chiamato a sostituire un reparto in piena emergenza. Ma mentre il croato ha risposto presente con una gara concreta e un assist, il terzino portoghese ha deluso ancora una volta: poco incisivo in avanti e disattento in fase difensiva.
⚽ Cancellieri e Basic, due riscatti biancocelesti
Il blocco del mercato estivo ha, paradossalmente, offerto a Cancellieri un’occasione d’oro. Doveva partire, invece è rimasto, e oggi è forse la miglior sorpresa di inizio stagione. Anche Basic, spesso criticato, ha colto l’opportunità: senza strafare, ha mostrato ordine, corsa e partecipazione alla manovra. “Non è Iniesta, ma ha fatto il suo”-
🧱 Difesa in tilt: troppi gol subiti
I problemi restano dietro. Tre gol evitabili: sul primo, Provedel respinge centralmente un pallone elementare; sul secondo, l’attaccante granata entra in area senza opposizione; sul terzo, doppio colpo di testa indisturbato. Con 7 gol subiti in 6 partite, la Lazio ha una media di oltre un gol a gara. Troppo per una squadra che punta all’Europa. Nonostante i 10 gol segnati (un dato positivo), la fragilità difensiva spiega il tredicesimo posto in classifica.
🔄 Modulo da rivedere
Il tanto discusso 4-4-2 (o 4-2-4) proposto da Sarri resta un esperimento a metà. Contro il Genoa aveva funzionato, ma contro il Torino ha mostrato tutti i limiti di equilibrio. Con esterni non abituati a coprire e difensori poco reattivi, la squadra si è allungata, lasciando varchi enormi sulle fasce. Ol 4-2-4 è iper offensivo: può andare contro alcune squadre, ma con Nuno Tavares e Isaksen sugli esterni è uno schema troppo rischioso.
⚙️ Scelte e gerarchie
Tra le poche note positive, il comportamento coerente di Sarri: chi sfrutta la chance, gioca di nuovo. Era accaduto con Mario Gila, ora con Basic. Ma non tutti rispondono allo stesso modo. Belayane, ad esempio, continua a deludere: entrato nella ripresa, non ha dato ritmo né qualità al centrocampo, confermando le difficoltà già viste nelle prime giornate. Male anche Castellanos, mai pericoloso e senza tiri in porta, e soprattutto Isaksen, giudicato “imbarazzante” da molti tifosi per la totale assenza di impatto offensivo.
🚀 Noslin, l’arma da rilanciare
In un contesto complicato, il cambio più positivo è arrivato proprio con l’ingresso di Noslin. L’olandese ha subito inciso, creando due occasioni e procurandosi il rigore del pareggio. Noslin nel 4-4-2 è perfetto: seconda punta mobile, capace di aprirsi e puntare l’uomo. Doveva entrare molto prima”. Il suo dinamismo ha acceso la Lazio e reso evidenti i limiti di chi lo aveva preceduto in campo.
🧑⚖️ L’arbitro e il VAR infinito
Capitolo a parte per la direzione arbitrale di Piccinini. Il rigore su Noslin è talmente evidente da non giustificare i dieci minuti di attesa al VAR. Non puoi impiegare dieci minuti per un rigore così chiaro. Era visibile anche dai Distinti, impossibile non accorgersene. Questo è un errore grave” Pur precisando che “la Lazio non ha pareggiato per colpa dell’arbitro”, il giornalista biancoceleste denuncia una tendenza preoccupante: “Gli arbitri quest’anno stanno sbagliando troppo contro la Lazio”.
La pausa per le Nazionali arriva nel momento giusto. Sarri potrà recuperare uomini e riflettere su nuove soluzioni tattiche. Serve più equilibrio, più attenzione e forse anche più coraggio nel cambiare. “Quando una cosa non funziona, insistere è stupido. È tempo di provare alternative e dare spazio a chi merita, come Noslin e Cancellieri.”
Perché con una difesa così fragile e un centrocampo ancora incompiuto, l’Europa rischia di rimanere solo un sogno lontano.
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ROMA — Quando si parla di Lazio, la mente corre subito al calcio, al biancoceleste dell’Olimpico, ai derby con la Roma e ai ricordi scolpiti nella storia della Serie A. Ma c’è un lato della storia biancoceleste che troppo spesso resta in ombra: la La Lazio è la polisportiva più grande del Mondo , un patrimonio che dovrebbe essere motivo di orgoglio, e che invece la società comunica poco o nulla.
Un primato nascosto
Fondata il 9 gennaio 1900 come società podistica, la Lazio ha da subito abbracciato diverse discipline. Oggi la polisportiva conta oltre 45 sezioni agonistiche: dal rugby al padel, dal nuoto alla pallavolo, fino al basket e alla pallanuoto. Un mosaico di sport che nessun’altra società europea può vantare, neppure club come Real Madrid o Barcellona, che pure hanno sempre valorizzato le loro sezioni extra-calcio.
Eppure, mentre i blaugrana spingono con orgoglio il basket e il Real celebra ogni trionfo oltre il pallone, la Lazio quasi sembra ignorare questo primato.
I successi internazionali dimenticati
Il palmarès della polisportiva è impressionante:
Oltre 500 titoli nazionali e internazionali conquistati.
16 titoli mondiali portati a Roma.
10 medaglie d’oro olimpiche vinte da atleti biancocelesti.
Un bottino straordinario, che sarebbe degno di un museo permanente o almeno di un’esposizione chiara sul sito ufficiale della società. E invece, per conoscere questi dati, occorre scavare negli archivi o affidarsi alla memoria storica dei tifosi più appassionati.
Campioni leggendari in biancoceleste
La Lazio polisportiva non è solo numeri, ma anche volti e nomi che hanno fatto la storia dello sport italiano:
Fausto Coppi, il più grande ciclista della storia azzurra, fu tesserato Lazio. Un dettaglio che pochi conoscono.
Bud Spencer, all’anagrafe Carlo Pedersoli, campione di nuoto e pallanuoto prima di diventare attore, partecipò alle Olimpiadi con i colori biancocelesti e non mancava mai di ricordarlo nelle interviste.
Atleti della scherma, del nuoto, della pallavolo e di tante altre discipline hanno scritto pagine indelebili sotto il vessillo della Lazio.
Persino l’ultima medaglia d’oro olimpica a tinte biancocelesti porta un nome familiare al calcio: Felipe Anderson, che vinse con il Brasile ai Giochi di Rio 2016, allora tesserato Lazio.
Una comunicazione che non funziona
Il vero paradosso è che la Lazio sembra quasi vergognarsi di questa grandezza. Nessuna campagna promozionale strutturata, nessuna valorizzazione sul sito ufficiale, pochi riferimenti allo stadio. Solo sporadici eventi — come la passerella di ragazzi delle sezioni sportive prima di alcune partite — che però non vengono spiegati né raccontati.
Così, mentre altre società costruiscono un’identità globale valorizzando ogni aspetto del loro marchio, la Lazio perde l’occasione di differenziarsi e raccontare una storia unica: quella di un club che non è solo calcio, ma un universo sportivo capace di toccare ogni disciplina.
Orgoglio da riscoprire
In un’epoca in cui il calcio è sempre più brand, storytelling e marketing, la Lazio avrebbe un vantaggio enorme: raccontare la propria unicità come polisportiva più grande e antica del mondo. E invece resta in silenzio, lasciando che persino i propri tifosi ignorino i trionfi conquistati in oltre un secolo di storia.
Perché non trasformare queste vittorie in motivo d’orgoglio? Perché non aprire una sezione dedicata sul sito ufficiale, lanciare campagne social, valorizzare il legame con atleti olimpici e campioni del passato?
La Lazio è molto più di una squadra di calcio: è un simbolo dello sport italiano ed europeo, con una tradizione che abbraccia discipline e campioni di ogni epoca. Un patrimonio che meriterebbe di essere esaltato, non nascosto.
Se altre società avessero vinto 10 ori olimpici e avessero avuto atleti come Coppi e Bud Spencer tra i propri tesserati, probabilmente lo racconterebbero ogni giorno. La Lazio, invece, resta in silenzio.
Un silenzio che non rende giustizia alla sua storia.
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Il Presidente della Lazio Claudio Lotito si Scatena contro le Normative sul Mercato e la Mancata Possibilità di Operare. “La Lazio è Solida, ma non Ci Hanno Fatto Fare Plusvalenze”.
ROMA – Un attacco frontale, senza mezzi termini. Prima della gara di Serie A tra Lazio e Torino, il presidente biancoceleste Claudio Lotito ha rilasciato dichiarazioni esplosive riguardo il mercato bloccatoche ha coinvolto la sua formazione, parlando di un’ingiustizia subita.
“Un Blocco Ingiusto per un Indice di Stupidità”
Lotito non ha usato giri di parole per esprimere il suo disappunto.
“Abbiamo subito ingiustamente un blocco del mercato. È una norma che è stata interpretata in una certa maniera. Atteso che dal 1 luglio questa norma era stata abolita. Noi, coscienti e consapevoli dell’abolizione di quella norma… la mia amministrazione, rappresentata da una persona molto competente, preparata e seria, ha ritenuto di scaricare alcuni costi entro il 31 marzo”, ha dichiarato il presidente.
Il numero uno della Lazio ha poi rincarato la dose, definendo l’indice di liquidità un “indice di stupidità”.
“Noi stiamo facendo l’academy e stiamo presentando lo stadio Flaminio, quindi sono una serie di costi che potevano slittare successivamente. Sapendo che la norma era stata abolita dal 1 luglio, sono stati scartati questi costi. Quando ho visto il parametro, mi hanno detto che non c’era nessun problema perché potevamo vendere e comprare giocatori. Questo non è accaduto perché loro hanno ritenuto di bloccare totalmente il mercato per un indice di liquidità, che ho definito indice di stupidità. La Lazio è in una situazione estremamente tranquilla e solida. È una società con oltre 300 milioni di patrimonio immobiliare, non avendo lo stadio. Oltre 300 milioni di patrimonio giocatori. La controllata “Lazio marketing” esce da 22 anni con 15 milioni di utili, valutata 350 milioni dalle società di revisione. Quindi fate i conti, l’aritmetica la conoscono tutti.”
Offerte Rifiutate e l’Anomalia Delle Norme
Lotito ha rivelato di aver perso importanti opportunità di mercato a causa del blocco.
“Rischi di fallimenti non c’erano, rischi di mancanza di soldi e paga stipendi non mi risulta perché abbiamo sempre pagato tutto puntualmente. Io avevo delle offerte importantissime per alcuni giocatori. Avrei potuto venderli e comprarne altri, guadagnando e facendo plusvalenze con 50/60 milioni. Ma non l’ho potuto fare perché non potevo comprare. Nonostante ciò siamo ancora lì perché la squadra è stata ben allestita”, ha poi dichiarato Claudio Lotito sempre in merito alla situazione mercato bloccato della Lazio.
“La norma è stata interpretata in una maniera un po’ anomala. Perché? Una stagione sportiva può avere due norme diverse per il mercato? Il mercato estivo viene applicato con una norma che era stata abolita. Il mercato invernale, di gennaio, con una norma della UEFA. La Lazio sulla UEFA non ha mai avuto nessuna multa, nessuna contestazione. Anzi, tutt’altro. Mentre, mi risulta, che alcune squadre hanno avuto rischi, multe, situazioni di mancate iscrizioni e quant’altro. Quindi questo già denota un’anomalia nell’applicazione della norma.”
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Il Centrocampista Biancoceleste Analizza il 3-3 con il Torino. “La Squadra ha un’Anima, Non un Passo Indietro”. Critiche al VAR per il Rigore. E sulla Nazionale: “Un Piccolo Dispiacere”.
ROMA – Un pareggio che lascia l’amaro in bocca, ma anche la consapevolezza di una squadra che non molla mai. Dopo il 3-3 tra Lazio e Torino, il centrocampista Danilo Cataldi è intervenuto in conferenza stampa, analizzando la partita e toccando diversi temi, dal suo rapporto con Sarri al rigore trasformato, fino alle assenze e alla Nazionale.
Sarri “Il Solito Martello”, Ma la Lazio Deve Migliorare
Cataldi ha ritrovato Maurizio Sarri immutato nel suo approccio.
“Sarri l’ho ritrovato come l’avevo lasciato, non è cambiato in nessun modo. È sempre lo stesso martello di prima, lo dobbiamo seguire. Stiamo migliorando ma ci manca ancora qualcosa, volevamo proseguire quanto di buono fatto a Genova. È un peccato.”
Sul cambio modulo, il centrocampista ha ammesso la necessità di adattamento.
“Giocare a due un po’ cambia, abbiamo lavorato tanto a tre nell’ultimo periodo. Ci vuole un po’ di tempo, ho fatto una discreta partita.”
Il Gol dal Dischetto e l’Anima della Squadra
Il rigore trasformato è stato un momento chiave per il pareggio.
“Il gol? È stato un bel momento, sono stato contento per il pareggio anche se volevamo vincere. Lavoreremo in queste due settimane per migliorare.” “Il rigore? È una responsabilità che è giusto prendersi in momenti così ed è andata bene. Non sto attento a cose individuali, lo dico in maniera serena. Mi sentivo di tirarlo ed è andata bene. Dispiace solo di aver pareggiato. Se devo vedere le cose positive, questa squadra ha qualcosa, ha un’anima, anche non essendo belli esteticamente abbiamo dimostrato di avere qualcosa di importante. Non è facile fare ciò che abbiamo fatto oggi, ripartiamo da qui.”
Critiche al VAR e il Nervosismo in Campo
Cataldi non ha risparmiato critiche per la gestione del rigore da parte del VAR.
“La review del VAR su rigore? Non so perché è durata così tanto, non so come non si possa dare in diretta un rigore del genere. Era netto secondo me. Non è perché sono di parte, ma io avrei fischiato e poi sarei andato a vedere. Il parapiglia si crea perché l’arbitro non ha fischiato subito. Può succedere il parapiglia. Tante piccole cose negli ultimi dieci minuti sono state lasciate andare, ti fanno innervosire. In quei momenti è difficile trattenersi, è normale lasciarsi andare. Sono cose che succedono. Pensavo che sul rigore fischiasse subito.”
Infortuni, Rapporto con la Lazio e la Nazionale
Sulle numerose assenze, Cataldi mostra pragmatismo.
“Gli infortuni? Da giocatore non pensi a qualcosa di particolare che ti può creare problemi. Noi facciamo tutto il possibile per evitare queste situazioni, poi a volte capita in maniera casuale o un momento in cui tutti si fanno male. Spero non sia nulla di oltre. Forse stiamo invecchiando un po’ pure noi. Speriamo di riuscire a recuperare nel modo più velocemente possibile.”
Il suo rapporto con la Lazio è un amore tormentato ma sincero.
“Con la Lazio non ho rivincite. Ci sono stati dei momenti, come l’anno scorso, che doveva andare così. Forse ha fatto bene a tutti e due, la mia storia con la Lazio è un tira e molla come in amore. Sono contento di essere tornato a difendere i miei colori, spero che quest’anno ci riusciamo a togliere belle soddisfazioni.”
Infine, un pensiero sulla Nazionale.
“Nazionale? Non ci ho pensato negli ultimi tempi, il centrocampo è di giocatori davvero forti a livello internazionale. Nei miei anni di carriera è un mio piccolo dispiacere, ma penso che molto non è stato dipeso da me. Sono giocatori molto validi, auguro il meglio al mister e a tutti i ragazzi. Se dovesse arrivare una chiamata sarei ben contento di accettare.”
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Elseid Hysaj nasce a Scutari (Albania) il 2 febbraio 1994. Cresce calcisticamente nel Vllaznia, prima di approdare nella Primavera dell’Empoli, dove debutta in prima squadra. In Toscana vive anche un campionato di Serie A, che gli vale nel 2015 la chiamata del Napoli. In azzurro vince una Coppa Italia e rimane fino al 2021, quando viene acquistato dalla Lazio. Hysaj, ad oggi, è il calciatore più impiegato da Sarri nelle sue squadre. Punto fermo anche dell’Albania, con cui ha debuttato nel febbraio 2013.
Il Terzino Della Lazio Analizza il 3-3 con il Torino. “Bella Reazione, Dobbiamo Recuperare Giocatori”. Le Sensazioni sull’Arbitraggio e il Futuro Tattico.
ROMA – Un pareggio al cardiopalma per la Lazio, che rimonta il Torino con un 3-3 all’Olimpico grazie al rigore in extremis di Danilo Cataldi. Al termine del match, Elseid Hysaj ha parlato in zona mista e ai microfoni di Lazio Style Channel, commentando la partita e le emozioni vissute.
Un Punto Guadagnato con Rammarico
Hysaj ha espresso un doppio sentimento riguardo il risultato finale.
“Oggi credo più un punto preso, potevamo star senza per quello che è accaduto alla fine. Penso che questo punto sia comunque positivo, però dobbiamo comunque che avremmo potuto vincerla, quindi c’è sempre un rammarico per la partita.”
Il terzino ha poi sottolineato la bella reazione della squadra.
“È stata una bella reazione, è stato bello vedere anche i ragazzi che sono entrati dopo che comunque hanno dato una mano. Col tempo questa cosa ripagherà. Essere compatti, un bel gruppo, darci una mano l’un l’altro nel tempo aiuta. Dobbiamo continuare così e cercare di recuperare il prima possibile dei punti.”
Il Cambio Modulo e il Lavoro dei Terzini
Sulle scelte tattiche di Maurizio Sarri, Hysaj ha mostrato apertura.
“Ci sono delle cose da cambiare, ma ci sta pensando il mister. Vedremo ora che rientreranno alcuni giocatori dalle squalifiche se continuerà a utilizzare questo modulo o tornerà al suo vecchio modulo.”
La sosta sarà fondamentale per recuperare energie e uomini.
“L’importante è recuperare giocatori perché ce ne sono tanti fuori. Essere tutti e 24 disponibili sarebbe sicuramente meglio rispetto a esser 17. Recuperiamo i giocatori e lavoriamo il meglio possibile.”
Due Gol “Veloci da Niente” e il Nervosismo per l’Arbitraggio
Analizzando i gol subiti, Hysaj parla di episodi difficili da gestire.
“Sono stati due gol veloci, sono usciti da niente. Sono state due occasioni strane, veloci, che sono difficili da recuperare. Dovremo rivedere la partita, studiarla meglio e vedere quel che potevamo migliorare.”
Non è mancata una frecciata all’arbitraggio, soprattutto per il rigore non concesso.
“L’arbitraggio può impattare sulle emozioni della partita. Se stai perdendo e non ti fischiano un rigore così chiaro, è normale che ti innervosisci. Anche i falli: credo che quello su Cataldi sia per noi, non per loro. Però sono cose che non possiamo risolvere noi. È l’arbitraggio, noi dobbiamo cercare di stare più tranquilli possibile.”
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Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.
Il Mister Ha Avuto dei “Giramenti di Testa” e Ha Preferito Non Intervenire ai Microfoni. Marco Ianni Analizza il Pareggio: “La Squadra Non Ha Fatto un Passo Indietro”.
ROMA – Un pareggio amaro, ma combattuto. La Lazio chiude sul 3-3 la sfida dell’Olimpico contro il Torino, ma il post-partita è dominato dall’assenza di Maurizio Sarri. Il tecnico, infatti, non è intervenuto ai microfoni di DAZN, Lazio Style Channel né in conferenza stampa. A fare chiarezza è stato il suo vice, Marco Ianni, che ha spiegato il motivo della sua assenza.
“Sarri Non Si è Sentito Bene”: La Spiegazione del Vice Ianni
Ianni ha rivelato che il tecnico biancoceleste non era in perfette condizioni fisiche.
“Il mister non è qui perché non si è sentito bene, ha avuto dei giramenti di testa e il finale di partita anche ha inciso. Vi porto le sue scuse.”
L’allenatore toscano ha preferito mandare il suo vice ad analizzare la gara, segno di un malessere che, seppur non grave, ha reso impossibile la sua presenza davanti ai microfoni.
“Non Un Passo Indietro”: L’Analisi del Pareggio
Nonostante il risultato, Ianni ha difeso la prestazione della squadra, sottolineando che non si tratta di un passo indietro.
“Un passo indietro no, era una partita difficile perché il Toro era una squadra che sì aveva perso però ha vinto a Roma e col Parma. Non mi sento di dire un passo indietro, non è stata una settimana facile per diversi motivi. Non avevamo tanti giocatori, non è un alibi ma effettivamente è stata una problematica per la gestione anche a gara in corso.”
Il vice di Sarri ha ammesso che la Lazio non è stata brava a chiudere la partita.
“Rispetto a Genova siamo stati meno bravi a provare a chiuderla quando eravamo in vantaggio, ci siamo abbassati e gli abbiamo permesso di venire nella nostra metà campo. Hanno individualità che sanno far male. Non era assolutamente facile per mille motivi, siamo abituati a guardare il bicchiere mezzo pieno e pensiamo positivo.”
Modulo Offensivo ed Equilibrio da Ritrovare
Ianni ha spiegato che il modulo più offensivo è stato una scelta pensata.
“È chiaro che questo è un modulo che durante il periodo estivo e in queste settimane, abbiamo sempre provato e l’abbiamo pensato come alternativa a gara in corso. L’abbiamo utilizzato perché la squadra rispondeva bene, ora al di là del modulo dobbiamo trovare equilibrio che ci permette di non concedere tanto all’avversario. Oggi in modo particolare era un modulo anche molto più offensivo, l’avevamo messo in preventivo che potevamo concedere qualcosa in più per creare. Sul 2-2 è diventato difficile. Dobbiamo essere bravi a trovare equilibrio, bisogna dire bravi ai ragazzi e anche a quelli che sono entrati hanno dimostrato di essere parte integrante di questo gruppo.”
Il pareggio, seppur amaro, consente di affrontare la sosta con una nota positiva.
“Il pareggio ti permette di affrontare la sosta con un sorriso in più e un po’ di energia. Da parte nostra ci sarà un ringraziamento alla squadra per quello che ha fatto sul 2-3. Non dovevamo addormentare la partita dopo il 2-1 contro una squadra che non aveva nulla da perdere, dovevamo giocare nella metà campo avversaria per cercare di chiuderla. Basic e Hysaj non giocavano da tanto tempo, Nuno e Dia erano stanchi e dovevamo cercare di andare a fare il terzo gol per poi addormentare dopo la partita.”
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Dopo aver parlato dei portieri, dei difensori e dei terzini, questa volta voglio concentrarmi sugli acquisti più importanti della storia della Lazio. Non è stato facile scegliere solo cinque nomi, perché negli anni tanti giocatori hanno lasciato il segno. Però se guardiamo al rapporto qualità-prezzo, all’impatto in campo e a quello che hanno rappresentato, questi sono i cinque migliori acquisti della Lazio che ho visto.
5° posto – Sergej Milinković-Savić
Arrivato dal Genk nel 2015 per circa 12 milioni, rivenduto a 42 solo perchè in scadenza. Quando la Lazio lo prese, non lo conosceva nessuno. Anno dopo anno Sergej Milinkovic-Savic è cresciuto fino a diventare uno dei centrocampisti più forti al mondo: fisico imponente, tecnica sopraffina, gol pesanti e una duttilità che gli ha permesso di evolversi da trequartista a mezzala completa. Un colpo incredibile, forse il miglior affare economico dell’era Lotito.
4° posto – Beppe Signori
Preso dal Foggia di Zeman per 11 miliardi di lire, fu accolto con molti dubbi. Li spazzò via subito: tripletta all’esordio contro la Sampdoria e tre volte capocannoniere della Serie A. In una Lazio che non lottava ancora per lo scudetto, riuscì a scrivere la storia, diventando un idolo dei tifosi. Veloce, tecnico, letale nei derby e leader dentro lo spogliatoio. Signori resta uno dei più grandi simboli della Lazio anni ’90.
3° posto – Juan Sebastián Verón
Un acquisto costoso dal Parma, ma determinante. Eriksson disse a Cragnotti: “Con Mancini e Verón vinciamo lo scudetto”. E così fu. La Lazio di fine anni ’90 aveva bisogno di un regista, e l’argentino completò la squadra alla perfezione. Classe pura, visione di gioco, corsa, grinta e qualità sui calci piazzati. Memorabile la sua punizione nel derby che spianò la strada al tricolore. Verón è stato uno dei centrocampisti più completi e moderni mai visti in Italia.
2° posto – Giorgio Chinaglia
Preso in Serie B da una piccola squadra, insieme a Pino Wilson, è stato il leader del primo scudetto della Lazio. Potente, carismatico, fortissimo di testa e con un tiro micidiale, Chinaglia non era solo un bomber ma un trascinatore. Capocannoniere, uomo-derby, idolo della curva: ha incarnato lo spirito combattivo della Lazio anni ’70, portandola dal rischio retrocessione allo storico tricolore del 1974.
1° posto – Diego Pablo Simeone
Per me, il miglior acquisto della storia della Lazio. Inserito come contropartita nella cessione di Vieri all’Inter, sembrava uno “scarto” e invece fu fondamentale per lo scudetto del 2000. Grinta, carattere, determinazione, gol pesanti (indimenticabile il colpo di testa alla Juve) e una leadership naturale che lo ha reso idolo dei tifosi. A centrocampo, la sua tenacia si sposava perfettamente con la classe di Verón: insieme formarono una coppia devastante. Simeone rappresenta il prototipo del vincente: mai domo, uomo squadra e simbolo di quella Lazio che vinse tutto.
Una classifica che fa discutere
Tanti altri meritano di essere citati: Ciro Immobile, Luis Alberto, Mancini, Mancini, Marchegiani e tanti altri ancora. Ma se guardiamo al peso specifico e all’impatto sulla storia della Lazio, i cinque scelti hanno fatto davvero la differenza.
E adesso tocca a voi: quali sono, secondo voi, i migliori acquisti di sempre della Lazio? Scrivetelo nei commenti!
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In un pomeriggio che prometteva di essere importante per le ambizioni della Lazio, il match contro il Torino si chiude con un pareggio per 3-3 che – come suggerisce il titolo del video – “serve a poco”. Una partita dai tanti rimpianti per Sarri e per i biancocelesti, che hanno mostrato momenti di buona vena offensiva ma anche evidenti limiti difensivi e disattenzioni.
Il film della partita
Dalle immagini e dai commenti nel video emergono fasi altalenanti. La Lazio ha saputo reagire dopo momenti di sofferenza, mettendo in mostra orgoglio e capacità offensive. Tuttavia il Torino non si è arreso, spingendo e trovando il pari con determinazione.
I gol sono arrivati con ritmi elevati e capovolgimenti: momenti in cui la Lazio sembrava avere il controllo, alternati a fasi in cui la squadra appariva fragile e distraibile. Il risultato finale – 3-3 – è la sommatoria tra le ambizioni offensive e le disattenzioni retrovie.
I punti critici
Difesa in affanno – Emblematici i momenti in cui il Torino ha trovato spazi centrali o sulle fasce. Le leggerezze hanno punito.
Equilibrio instabile – Quando la Lazio provava a spingere, rischiava di scoprirsi; quando arretrava, perdeva pressione.
Reazione lodevole, ma insufficiente – Nonostante tutto, i biancocelesti sono tornati in partita più volte. Ma nel calcio moderno non basta reagire: serve chiudere.
Cosa significa per la classifica
Un pareggio comunque lascia l’amaro in bocca: i tre punti erano vitali per accorciare le distanze in classifica. Rimane però una certezza: la Lazio non può permettersi altri passi falsi, specie contro avversarie che – come il Torino – non mollano mai.
Le responsabilità di Sarri
Maurizio Sarri dovrà lavorare su cinismo e concentrazione. Troppi errori difensivi in match così tirati finiscono per vanificare gli sforzi offensivi. La squadra deve acquisire la mentalità della vittoria, anche quando la partita è complicata.
Qualche nota positiva
Il reparto avanzato ha mostrato vivacità, con scambi interessanti e movimenti propositivi.
Non è mancato il cuore: la Lazio non si è arresa anche quando il risultato era in bilico.
Prospettive
Questo 3-3 sarà un punto spartiacque: da un lato indica che la Lazio ha le qualità per competere, dall’altro mostra che non basta avere belle idee: serve consistenza, soprattutto nella fase difensiva.
Se Sarri riuscirà a migliorare l’equilibrio e curare i dettagli, il team potrà tornare competitivo. Altrimenti, i pareggi così continueranno a essere bocconi amari da digerire.
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Dopo i portieri e i difensori centrali, è il momento di parlare dei migliori terzini che hanno indossato la maglia della Lazio dalla seconda metà degli anni ’80 a oggi. Non è stata una scelta semplice, perché la Lazio ha quasi sempre giocato con la difesa a quattro, quindi nel corso degli anni i terzini titolari sono stati tanti. Restano fuori giocatori che hanno fatto bene, come Lichtsteiner, Zauri, Pancaro, César e Gottardi, ma che per diversi motivi non rientrano in questa top five.
Ecco quindi la classifica dei cinque migliori terzini che ho visto giocare con la Lazio.
5° posto – Stefano Radu
Un uomo che ha riscritto la storia della Lazio. Recordman di presenze, simbolo di costanza e professionalità. Arrivato come difensore di prospettiva, è diventato un titolare quasi inaspettato: ogni anno sembrava destinato alla panchina, e invece ha sempre trovato spazio. All’inizio era un terzino prettamente difensivo, ma con il tempo ha imparato a spingere e a proporsi in avanti, diventando completo. La sua lunga permanenza in biancoceleste racconta meglio di ogni parola la sua importanza.
4° posto – Aleksandar Kolarov
Un acquisto a sorpresa che ha subito lasciato il segno. Arrivato giovane e sconosciuto, si è imposto come uno dei migliori terzini della Serie A. Potenza fisica, velocità e soprattutto un piede sinistro devastante: cross precisi, conclusioni da fuori area e calci piazzati che hanno fatto la differenza. Alla Lazio si è fatto conoscere, al Manchester City è diventato campione, ma i tifosi biancocelesti non hanno dimenticato le sue scorribande sulla fascia sinistra.
3° posto – Paolo Negro
Un nome che divide, perché ha chiuso la carriera da difensore centrale, ma nasce terzino destro ed è in quel ruolo che ha dato tanto alla Lazio. Difensore di grande affidabilità, sapeva farsi trovare pronto anche in avanti, segnando reti importanti. Non era velocissimo, ma di testa era fortissimo e tatticamente intelligente. Ha conquistato anche la Nazionale e ha legato indissolubilmente il suo nome agli anni più vincenti della Lazio.
2° posto – Massimo Oddo
Un terzino completo, troppo spesso sottovalutato. Forte fisicamente, veloce, dotato di un ottimo piede: in fase offensiva era una certezza, ma anche in difesa ha sempre garantito solidità. Specialista dal dischetto, con la Lazio non ha mai sbagliato un rigore. Capitano biancoceleste, ha lasciato Roma per andare al Milan, ma resta tra i migliori interpreti del ruolo che abbiano mai vestito la maglia laziale.
1° posto – Beppe Favalli
Il miglior terzino che abbia visto giocare nella Lazio. Ogni estate i giornali lo davano per panchinaro, ma puntualmente iniziava la stagione da titolare e la finiva da protagonista. Terzino sinistro fluidificante, bravo nel cross, instancabile nella corsa e costante nel rendimento. Capitano della Lazio, recordman di presenze prima di essere superato da Radu, Favalli ha rappresentato continuità e affidabilità per oltre un decennio. Dopo l’esperienza biancoceleste ha vinto anche con l’Inter, ma a Roma resta un simbolo di una Lazio che ha scritto pagine indimenticabili.
Questa classifica lascia fuori tanti nomi che i tifosi ricordano con affetto, ma i cinque scelti rappresentano il meglio che si sia visto in biancoceleste dal 1985 a oggi. Come sempre, una top five serve anche a stimolare la discussione: quali sono i vostri cinque terzini preferiti della Lazio?
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Dopo tre anni di assenza, la Lazio sembra finalmente vicina a chiudere l’accordo per il main sponsor di maglia. Secondo le indiscrezioni, sarà AeroItalia a comparire sulla divisa biancoceleste, con un contratto da circa 4,5 milioni di euro a stagione, che con i bonus potrebbe arrivare a 5 milioni complessivi.
Un ritorno del main sponsor che dovrebbe rappresentare una notizia positiva, ma che in realtà apre l’ennesimo fronte polemico nella gestione di Claudio Lotito, perché la cifra appare obiettivamente troppo bassa per una società quotata in Borsa e che dovrebbe ambire a ben altri standard.
Il confronto con le altre squadre di Serie A
Il problema emerge chiaramente se si guarda al confronto con le dirette concorrenti.
Atalanta: tra main sponsor e retro sponsor incassa circa 11 milioni di euro.
Bologna: guadagna 6 milioni solo dal main sponsor.
Fiorentina: con il main sponsor legato alle aziende di Commisso arriva addirittura a 25 milioni.
Lazio: ferma a 4,5 milioni con AeroItalia.
Numeri che parlano da soli e che testimoniano come il brand Lazio sia stato progressivamente svalutato negli anni.
Le promesse non mantenute di Lotito
Per anni Lotito ha giustificato l’assenza di un main sponsor dichiarando che non avrebbe accettato cifre troppo basse per non svalutare il marchio Lazio. Una linea teoricamente condivisibile, ma che oggi si smentisce da sola: accettare un contratto da 4,5 milioni significa proprio svalutare il brand.
Basta pensare agli accordi precedenti:
Con Binance la Lazio incassava 10 milioni l’anno.
Con Marathon Bet si viaggiava su circa 7,5 milioni a stagione.
Oggi la cifra è meno della metà, e testimonia la difficoltà della Lazio nell’attrarre grandi sponsor.
Tre anni di attesa per una cifra minima
Il nodo più clamoroso riguarda i tempi: ci sono voluti tre anni per chiudere un accordo che porta nelle casse biancocelesti appena 4,5 milioni. Una cifra che non sposta nulla sul mercato e che non permette investimenti significativi.
Per mesi si è parlato di sponsor come “svolta” per sbloccare il mercato, ma la realtà è che 4,5 milioni sono irrilevanti: non bastano a cambiare le strategie sportive e non garantiscono vantaggi competitivi.
La differenza con Commisso e gli altri presidenti
Il paragone con la Fiorentina è inevitabile. Rocco Commisso, proprietario viola, ha scelto di inserire le proprie aziende come main sponsor, garantendo così un apporto diretto al club.
Lotito, al contrario, utilizza spesso la Lazio per sostenere le sue attività imprenditoriali, ma non versa capitali propri nel club. Un approccio opposto che evidenzia la differenza di visione tra i due presidenti: uno che investe nel brand, l’altro che lo ridimensiona.
Una scelta che divide i tifosi
La notizia dell’accordo con AeroItalia non entusiasma i tifosi laziali, molti dei quali avrebbero preferito proseguire senza sponsor piuttosto che legarsi a una cifra così bassa per i prossimi 4-5 anni.
Il rischio concreto è che la maglia biancoceleste, invece di rafforzarsi sul piano dell’immagine, finisca ulteriormente svalutata. E la sensazione è che la Lazio, ancora una volta, abbia perso terreno rispetto a club che storicamente hanno avuto un bacino di tifosi e un appeal commerciale inferiore.
Conclusioni
Il ritorno del main sponsor era atteso da tempo, ma la cifra dell’accordo con AeroItalia segna una sconfitta sul piano economico e d’immagine.
La Lazio incassa meno di Atalanta, Bologna e Fiorentina, segno che la gestione Lotito non è riuscita a far crescere il valore del brand in 22 anni di presidenza. Un ridimensionamento evidente, che si riflette anche nei risultati sportivi e nella percezione internazionale del club.
L’accordo, più che una vittoria, sembra la certificazione della mediocrità economica in cui la Lazio è stata confinata.
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A soli 29 anni Cristiano Lombardi ha lasciato il calcio giocato. Una notizia che lascia un velo di amarezza tra i tifosi della Lazio, che lo avevano visto emergere dalla Primavera con grandi speranze e con un esordio da sogno in Serie A.
La sua carriera, segnata purtroppo da tanti infortuni, non ha mai rispettato le attese, ma Lombardi rimane una delle storie più particolari del vivaio biancoceleste degli ultimi anni.
Dallo scudetto Primavera al debutto in Serie A
Cristiano Lombardi era uno dei protagonisti della Lazio Primavera campione d’Italia con Alberto Bollini in panchina. Un gruppo ricco di talento che, però, solo in pochi riuscirono a portare stabilmente nel calcio professionistico. In quella squadra spiccavano anche Cataldi, Strakosha e Keita Baldé.
Il salto in prima squadra avvenne con Simone Inzaghi, che lo fece esordire nel 2016 nella prima giornata di campionato a Bergamo contro l’Atalanta. Una Lazio decimata dalle assenze sugli esterni, con Keita fuori per motivi disciplinari e Felipe Anderson impegnato alle Olimpiadi, si ritrovò a dover lanciare il giovane della Primavera dal primo minuto.
Il risultato fu sorprendente: Lombardi non solo giocò con personalità, ma siglò anche un gol, rendendo indimenticabile il suo debutto con la maglia biancoceleste.
Un talento frenato dagli infortuni
Lombardi era un esterno offensivo rapido, dotato di buona tecnica e grande corsa. Non un fuoriclasse, ma un giocatore che, con la giusta continuità, avrebbe potuto costruire una carriera simile a quella di Danilo Cataldi, diventando un elemento affidabile della rosa.
Il passaggio tattico della Lazio al 3-5-2 segnò però il suo destino. Non c’era più spazio per un’ala pura come lui e il club lo mandò in prestito, principalmente alla Salernitana, dove riuscì a reinventarsi come esterno a tutta fascia. Le sue prestazioni furono positive, tanto da far pensare a un possibile ritorno stabile alla Lazio, ma Inzaghi non lo riteneva una prima scelta.
A quel punto iniziarono anche i problemi fisici: ripetuti infortuni che lo limitarono fino a spezzarne la continuità e, di fatto, frenarono la sua crescita definitiva.
Una carriera spezzata troppo presto
Il bilancio della carriera di Cristiano Lombardi parla di 180 partite da professionista, con 33 gol e 14 assist complessivi, distribuiti tra Primavera, Serie A, Serie B e Serie C. In Serie A, però, il suo unico gol rimane quello all’esordio con la Lazio.
Negli ultimi due anni, complice il fisico provato, ha praticamente smesso di giocare. La decisione di appendere gli scarpini al chiodo a soli 29 anni è arrivata quasi inevitabile.
Il nuovo ruolo con la Lazio
Oggi Lombardi non si allontana dal calcio, né tantomeno dalla Lazio. Dopo aver annunciato il ritiro, ha iniziato una collaborazione con il settore giovanile biancoceleste, con l’obiettivo di trasmettere la propria esperienza ai ragazzi.
Le sue parole, dopo l’annuncio, sono state significative:
“Da giovane non ho ascoltato i tanti consigli ricevuti. Oggi il mio scopo è dare ai ragazzi ciò che io non ho saputo sfruttare”.
Un messaggio di maturità che racconta bene la sua volontà di trasformare una carriera spezzata in un insegnamento per chi sogna il grande calcio.
Un rimpianto e una speranza
Cristiano Lombardi resterà nella memoria dei tifosi laziali come l’esempio di un talento mai completamente sbocciato, frenato da circostanze e infortuni. Un peccato, perché le qualità c’erano e le prime apparizioni lo avevano dimostrato.
Ora la speranza è che possa costruire un nuovo percorso da allenatore o dirigente, magari proprio a Formello, dove tutto era iniziato.
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Maurizio Sarri e Marco Baroni a confronto nella sfida Lazio-Torino
L’anticipo di Serie A tra Lazio e Torino non è solo una partita dal valore importante per la classifica, ma rappresenta anche la sfida tra due allenatori che si conoscono bene: Maurizio Sarri e Marco Baroni. Due destini che si incrociano di nuovo, in un duello che intreccia presente e recentissimo passato biancoceleste.
Una sfida nella sfida
Come sottolineato questa mattina da Il Messaggero, l’incontro dell’Olimpico mette di fronte il tecnico attuale della Lazio e quello che, appena quattro mesi fa, sedeva sulla panchina biancoceleste. Baroni, infatti, ha guidato la squadra nella scorsa stagione, con un rendimento altalenante: una prima parte positiva, da settembre a dicembre, e una seconda decisamente negativa, da gennaio a maggio.
Il passato però è alle spalle, ora la scena è per due squadre in cerca di identità e risultati, entrambe alle prese con contestazioni da parte delle rispettive tifoserie nei confronti dei presidenti: Lotito da un lato, Cairo dall’altro.
Sarri cerca continuità
La Lazio arriva al match con rinnovato entusiasmo dopo la vittoria ottenuta in trasferta a Marassi contro il Genoa. Maurizio Sarri vuole dare continuità al successo, provando a risalire la classifica e a confermare i progressi sul piano del gioco. Per l’allenatore toscano, inoltre, si tratta di una partita dal sapore particolare: non ha mai battuto Baroni durante la sua esperienza sulla panchina biancoceleste.
L’obiettivo è chiaro: conquistare i tre punti, dare fiducia al gruppo e trovare la prima vittoria personale contro l’allenatore fiorentino, con cui incrocia il destino ancora una volta.
Baroni e il rischio esonero
Il Torino, invece, arriva in una situazione complicata. Dopo la seconda sconfitta consecutiva subita a Parma, i granata hanno solo quattro punti in classifica e il tecnico è già finito nel mirino di Urbano Cairo. Il patron non ha nascosto l’inquietudine per un avvio al di sotto delle aspettative e quella contro la Lazio diventa una sfida cruciale per il futuro di Baroni.
Il tecnico granata cercherà di ripetere l’impresa già riuscita alla terza giornata, quando espugnò l’Olimpico battendo la Roma di Gasperini. Ripetersi però non sarà semplice, anche perché Sarri vuole blindare il suo fortino e approfittare delle difficoltà del Toro.
Due filosofie di calcio opposte
La partita non è solo uno scontro di destini, ma anche di filosofie calcistiche. Sarri rappresenta il gioco di posizione, il palleggio organizzato e la ricerca costante della superiorità numerica attraverso la manovra. Baroni, invece, è un tecnico più pragmatico, che punta sulla compattezza difensiva e sulla concretezza nelle ripartenze.
Eppure, entrambi condividono un tratto comune: credono fermamente nel proprio calcio e nei valori che trasmettono ai giocatori. Due modi diversi di interpretare la panchina, ma entrambi coerenti con la loro identità.
Lazio-Torino sarà quindi una sfida ad alta tensione, dove il risultato può indirizzare non solo la classifica, ma anche il destino delle panchine. Sarri vuole conferme, Baroni cerca salvezza. L’Olimpico, come spesso accade, farà da palcoscenico a una storia che intreccia passato e presente, con due allenatori che, per motivi diversi, hanno molto da perdere e tutto da guadagnare.
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Per Nuno Tavares il match tra Lazio e Torino rappresenta molto più di una semplice partita di campionato. Dopo l’errore pesante nel derby, il terzino portoghese si ritrova al centro delle critiche e ora ha una grande opportunità per rispondere sul campo. Sarà titolare contro i granata e Maurizio Sarri si affida a lui in un momento cruciale della stagione, complice anche la piena emergenza terzini.
Le critiche dopo il derby
Il derby della Capitale ha lasciato strascichi pesanti. La distrazione difensiva di Tavares è costata cara ai biancocelesti e ha acceso il dibattito tra tifosi e addetti ai lavori. Critiche dure sono arrivate sia dall’interno che dall’esterno dell’ambiente Lazio, mettendo in discussione la sua affidabilità. Eppure, come spesso accade nel calcio, le chance di riscatto arrivano subito e Nuno dovrà dimostrare di essere pronto.
Un match speciale: ritrova Marco Baroni
La partita con il Torino ha un sapore particolare per Tavares, che si ritroverà di fronte il suo ex allenatore Marco Baroni. Proprio il tecnico granata fu decisivo per rilanciarlo nella passata esperienza, dandogli fiducia e responsabilità. Ora la sfida diventa doppia: confermare i progressi ottenuti sotto la guida di Baroni e dimostrare di poter diventare un tassello importante negli schemi di Sarri.
L’adattamento con Sarri e il ruolo nella Lazio
Il tecnico toscano lo ha schierato titolare, consapevole che Tavares debba ancora abituarsi ai meccanismi difensivi e tattici della sua Lazio. L’ex Arsenal deve limitare le leggerezze che hanno caratterizzato alcune sue prestazioni e garantire maggiore concentrazione. Sarri è convinto che le qualità atletiche e la spinta offensiva del portoghese possano rivelarsi decisive, ma servono atteggiamento e continuità.
Il dato parla chiaro: l’ultimo suo assist risale al 31 ottobre 2023, quando la Lazio espugnò Como. Da allora, poche giocate decisive e diversi alti e bassi. Contro il Torino non può permettersi un altro passo falso.
L’emergenza terzini: Tavares è imprescindibile
In casa Lazio la situazione sugli esterni difensivi è complicata. Gli infortuni hanno ridotto drasticamente le scelte a disposizione e Sarri non ha molte alternative. Per questo Nuno Tavares diventa praticamente imprescindibile. Un’occasione che il giocatore non deve sprecare, soprattutto per rilanciarsi anche agli occhi dei tifosi, che finora hanno mostrato più diffidenza che entusiasmo nei suoi confronti.
Il dettaglio che non è sfuggito allo staff
Secondo quanto riportato dal Messaggero, un episodio avvenuto a Marassi non è passato inosservato: al momento di entrare in campo, Tavares si è alzato con troppa lentezza, mostrando un atteggiamento giudicato indolente dallo staff biancoceleste. Dettagli che fanno la differenza e che Sarri non può tollerare in un gruppo che deve ritrovare compattezza e intensità.
Le prospettive
La sfida contro il Torino sarà quindi un banco di prova fondamentale. Per Tavares è l’occasione giusta per cambiare la narrazione sul suo percorso alla Lazio. Concentrazione, grinta e un atteggiamento positivo potrebbero trasformarlo da punto debole a risorsa preziosa.
Se saprà cogliere questa opportunità, Sarri avrà trovato un’arma in più sulla corsia sinistra; in caso contrario, il futuro del terzino rischia di complicarsi. Una cosa è certa: contro il Torino, Nuno Tavares non ha margini per sbagliare.
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Sarà Marco Piccinini di Forlì a dirigere Lazio–Torino, sfida valida per la sesta giornata di Serie A e in programma sabato 4 ottobre alle ore 15 allo Stadio Olimpico.
La designazione ufficiale dell’AIA ha completato la squadra arbitrale: ad assistere Piccinini ci saranno Capaldo e Laudato, mentre il quarto uomo sarà Marinelli. Al VAR è stato scelto Ghersini, con Chiffi come AVAR.
I precedenti tra Piccinini e la Lazio
Il fischietto romagnolo ha già diretto la Lazio in otto occasioni. Il bilancio è in sostanziale equilibrio, con una leggera prevalenza di risultati positivi per i biancocelesti:
4 vittorie
2 pareggi
2 sconfitte
Un curriculum che lascia aperta ogni prospettiva in vista del match contro i granata, sempre combattuto e ricco di insidie.
Un incrocio delicato
La sfida contro il Torino arriva in un momento importante per la squadra di Tudor, che cerca continuità in campionato. L’attenzione sulla direzione arbitrale sarà massima, anche per la presenza al VAR di Ghersini e Chiffi, chiamati a supportare Piccinini nelle decisioni più delicate.
Lazio–Torino non è mai una partita banale: tradizione, intensità e scontri diretti per obiettivi di classifica si intrecciano in un duello che promette scintille sul campo e che vedrà, inevitabilmente, anche la direzione arbitrale finire sotto la lente d’ingrandimento dei tifosi.
📌 Squadra arbitrale Lazio–Torino
Arbitro: Marco Piccinini
Assistenti: Capaldo – Laudato
Quarto uomo: Marinelli
VAR: Ghersini
AVAR: Chiffi
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