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Claudio Lotito, tra impegni politici e caos a Formello: la Lazio ha urgente bisogno di un manager esperto per tornare competitiva.
Quello che sta accadendo nelle ultime settimane in casa Lazio è più di un semplice momento di confusione: è il segnale di una crisi gestionale profonda, figlia di un modello ormai superato. Da Formello filtrano racconti inquietanti: fino a pochi anni fa Claudio Lotito controllava ogni minimo dettaglio, arrivando — si dice — persino a verificare i rotoli di carta igienica nei bagni del centro sportivo.
Era l’immagine di un presidente accentratore, iperattento, quasi maniacale nel supervisionare tutto. Oggi, però, la realtà è completamente diversa.
Il “nuovo” Lotito: più senatore che presidente
Da quando è diventato senatore della Repubblica, Lotito ha moltiplicato i propri impegni extra-calcistici. La politica, le aziende, gli eventi istituzionali: tutto sottrae tempo alla Lazio, che oggi appare senza una guida quotidiana forte.
Il proverbio dice: “Quando il gatto non c’è, i topi ballano.” Ed è proprio ciò che sembra stia succedendo a Formello: una catena di piccoli errori e disfunzioni — dal caso della doccia fredda per gli arbitri, alla maglia pubblicata in anticipo, fino al caos comunicativo — che rivelano mancanza di controllo e disorganizzazione interna.
Fabiani non basta: serve un manager di alto profilo
Il direttore sportivo Angelo Fabiani non è un novellino, ma la sensazione è che non riesca a gestire un club con le ambizioni e la complessità della Lazio. In carriera non ha mai diretto società impegnate in Europa, e la differenza di livello rispetto ai top club italiani è evidente.
Fabiani rappresenta la “struttura snella” tanto cara a Lotito: pochi uomini, stipendi contenuti, controllo totale. Ma nel calcio moderno questa impostazione è un limite. Le grandi società — Inter, Milan, Roma, Atalanta — hanno manager di spessore internazionale e staff completi: CFO, responsabili marketing globali, esperti di brand management.
La Lazio, invece, continua a pescare figure dalla Salernitana, realtà rispettabile ma non comparabile per dimensioni e ambizioni. Come osserva l’editoriale, “l’Atalanta ha preso un dirigente dal Manchester United; noi, dalla Salernitana.”
Serve una rivoluzione organizzativa
Oggi la Lazio ha bisogno non solo di calciatori, ma di manager veri. Un presidente operativo o un CEO di livello Marotta o Giuntoli, che possa gestire il club mentre Lotito si dedica ai suoi incarichi politici. Un CFO competente, magari straniero, che curi il lato commerciale e industriale del marchio biancoceleste: sponsorizzazioni, merchandising, accordi internazionali.
Perché il vero problema economico della Lazio non è solo il mercato, ma il fatto che il club incassa troppo poco rispetto ai concorrenti. In un calcio sempre più globalizzato e aziendale, la Lazio continua a operare come vent’anni fa, senza una strategia manageriale moderna.
La lezione di Cragnotti e il rischio dell’immobilismo
Il paragone con Sergio Cragnottiè inevitabile: anche lui, all’apice del proprio successo imprenditoriale, capì che non poteva gestire tutto e delegò a uomini di sport e business. Affidò la presidenza a Dino Zoff, circondandolo di professionisti con competenze manageriali.
Lotito, invece, non ha mai imparato a delegare. Ma con le responsabilità in Senato e il crescente distacco da Formello, continuare così rischia di trascinare la società verso un lento declino. Le piccole sviste quotidiane sono solo i sintomi di un problema strutturale: mancano leadership, organizzazione e visione.
Conclusione: Lotito deve scegliere
O Claudio Lotito torna a occuparsi attivamente della Lazio, come faceva un tempo, oppure deve avere l’intelligenza di affidare il club a un top manager. Non si tratta di vendere la società, ma di capire che un presidente impegnato su troppi fronti non può garantire la stessa efficienza di un tempo.
Un CFO, un CEO e un direttore generale di alto livello — anche stranieri — sarebbero la base per riportare la Lazio nel calcio che conta. Altrimenti, la parabola del club biancoceleste rischia di diventare quella di un grande potenziale lasciato affondare nella mediocrità.
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Catherine Vernis lascia la Lazio Women senza permesso: il club reagisce e avvia una causa legale contro la centrocampista statunitense
l caso Vernis esploso nelle ultime ore ha riportato il caos in casa Lazio Women, proprio quando la squadra sembrava aver trovato equilibrio e risultati positivi. Dopo un avvio di stagione incoraggiante, il gruppo biancoceleste è stato travolto da una vicenda che rischia di compromettere la serenità e la concentrazione di tutto l’ambiente.
Protagonista la centrocampista americana Catherine Vernis, 24 anni, arrivata in estate dal Lexington SC, club statunitense con cui la Lazio aveva stretto un accordo di prestito.
La fuga improvvisa e la versione della giocatrice
Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, Vernis avrebbe lasciato Formello e l’Italia senza alcun permesso né comunicazione ufficiale alla società. Un gesto improvviso che ha colto tutti di sorpresa e che ha immediatamente destato preoccupazione e irritazione all’interno dello staff tecnico.
Successivamente, tramite il proprio agente, la calciatrice ha fatto sapere di aver deciso unilatermente di interrompere il rapporto con la Lazio, motivando la scelta con due accuse precise: 1️⃣ Un infortunio non comunicato al club di appartenenza (Lexington). 2️⃣ Il mancato pagamento degli stipendi.
La giocatrice, secondo la propria ricostruzione, non avrebbe ricevuto il compenso del mese di settembre, e avrebbe quindi deciso di rientrare negli Stati Uniti dichiarando conclusa la sua esperienza in biancoceleste.
La risposta della Lazio: “Accuse infondate”
Da Formello, però, filtra una versione completamente diversa. La società biancoceleste nega ogni irregolarità nei pagamenti, spiegando che si tratterebbe di un ritardo amministrativo temporaneo, perfettamente nei termini previsti per legge. Il pagamento relativo al mese di settembre, infatti, rientrerebbe nei tempi di erogazione entro fine novembre.
Ma non solo: secondo quanto riportato dal quotidiano romano, la Lazio accusa Vernis di abbandono ingiustificato del luogo di lavoro, e avrebbe già avviato una causa legale contro la calciatrice per rescissione unilaterale del contratto senza giusta causa.
Il club, inoltre, avrebbe invitato formalmente la giocatrice a tornare a Formello per riprendere l’attività sportiva, ma il ritorno sembra ormai improbabile.
Un danno d’immagine in un momento delicato
Il “caso Vernis” arriva nel momento peggiore per la Lazio Women. La squadra di Massimiliano Catini aveva iniziato bene il campionato, con prestazioni convincenti e una classifica promettente, ma ora la vicenda rischia di distogliere l’attenzione dal campo.
A livello mediatico, poi, l’impatto è devastante: una giocatrice che fugge dall’Italia accusando il club di mancati pagamenti rappresenta un colpo pesante per l’immagine di una società che, come la Lazio, è quotata in borsa e dovrebbe tutelare la propria reputazione in modo impeccabile.
La storia di Vernis, inoltre, si inserisce in un contesto più ampio di criticità organizzative: nelle ultime settimane erano già emersi problemi interni nella gestione del settore femminile, tra disservizi, tensioni e una percezione di disordine che non giova all’immagine complessiva del club.
Conclusione: una frattura difficile da ricomporre
La frattura tra la giocatrice e la società sembra ormai insanabile. Vernis è tornata negli Stati Uniti, la Lazio ha annunciato azioni legali e la vicenda rischia di protrarsi per mesi nelle aule giudiziarie.
Intanto, le biancocelesti dovranno provare a ricompattarsi e a tornare a pensare solo al campo, perché la stagione è ancora lunga e il gruppo ha mostrato qualità e potenziale. Ma una cosa è certa: il caso Vernis ha lasciato un segno profondo, e rappresenta l’ennesima grana societaria di cui la Lazio, in questo momento, non aveva alcun bisogno.
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Maurizio Sarri continua a chiedere rinforzi alla dirigenza biancoceleste, ma come ormai accade da tempo in casa Lazio, le mosse di mercato dipendono prima di tutto dalle uscite. Il Comandante avrebbe espresso il desiderio di avere un nuovo terzino già nella finestra di gennaio, ma per accontentarlo servirà prima trovare una sistemazione a Nuno Tavares, ancora fuori dai piani tecnici e difficilmente reintegrabile nel progetto.
A riportarlo è Il Messaggero, che sottolinea come la situazione del portoghese sia tutt’altro che semplice da gestire, sia dal punto di vista tecnico che economico.
Nuno Tavares, ingaggio pesante e futuro incerto
La Lazio sperava di monetizzare la cessione di Nuno Tavares, ma il valore del terzino è crollato rispetto a un anno fa. Dopo una stagione in prestito con otto assist complessivi, il suo cartellino era stato valutato anche fino a 50 milioni, con interessamenti da Chelsea, Inter, Milan e Juventus. Oggi, però, la realtà è molto diversa: nessuna delle big europee sembra disposta a investire cifre importanti, e il giocatore è diventato un peso sul bilancio biancoceleste.
L’Arsenal, club proprietario del cartellino, mantiene il 40% sulla futura rivendita, una clausola che riduce ulteriormente i margini di guadagno per Lotito. La Lazio dovrà quindi trovare una soluzione che permetta almeno di alleggerire il monte ingaggi e creare spazio per un nuovo arrivo.
Il problema del “costo del lavoro allargato”
Come evidenziato dal quotidiano romano, la priorità per il club è ridurre il costo del lavoro allargato entro il 30 marzo, una condizione necessaria per mantenere in equilibrio il bilancio e rispettare i parametri economici fissati dalla FIGC. Attualmente, Nuno Tavares guadagna 4,1 milioni lordi (2,2 netti), risultando il quarto stipendio più alto della rosa biancoceleste. Davanti a lui ci sono solo Hysaj (5,2 milioni lordi, 2,8 netti), Romagnoli e Zaccagni (entrambi a 5,6 milioni lordi, 3 netti).
Un ingaggio troppo elevato per un calciatore che non rientra nei piani tecnici di Sarri e che, di fatto, blocca qualsiasi investimento in entrata.
Sarri aspetta risposte dal club
Il tecnico toscano ha già individuato il profilo ideale per rinforzare la fascia, ma senza la cessione di Tavares non ci sarà margine di manovra. Una situazione che rischia di diventare frustrante, soprattutto considerando che la Lazio ha bisogno di rinnovare la spinta offensiva dalle corsie laterali.
Sarri, da tempo, chiede un terzino in grado di garantire equilibrio difensivo e profondità, qualità che Tavares non ha mai mostrato con continuità. Se la Lazio riuscisse a piazzarlo, anche a cifre inferiori rispetto al passato, si aprirebbe finalmente uno spiraglio per intervenire sul mercato di gennaio.
Conclusione: mercato bloccato e prospettive incerte
Il nodo Nuno Tavares è diventato il simbolo delle difficoltà della Lazio nel muoversi sul mercato: un giocatore costoso, difficile da piazzare e ormai fuori progetto. Solo una sua cessione potrà sbloccare il mercato e permettere a Sarri di ottenere il rinforzo richiesto.
Nel frattempo, a Formello si lavora con prudenza, cercando soluzioni che non pesino troppo sui conti del club. Ma il rischio è che, ancora una volta, le ambizioni tecniche di Sarri si scontrino con i limiti economici e gestionali della società.
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Stadio Flaminio, il progetto della Lazio fermo da mesi: tra dichiarazioni ottimistiche e documenti ufficiali che smentiscono ogni progresso.
Da mesi, sui giornali e nei talk sportivi, si racconta di un progetto stadio “in dirittura d’arrivo”. Ogni settimana sembra quella decisiva per il Flaminio, con fonti vicine alla società biancoceleste che parlano di ultimi dettagli, di documenti pronti a essere consegnati, di un dialogo positivo con il Comune di Roma.
L’ultimo esempio arriva dal Corriere della Sera, secondo cui “nelle prossime ore il Campidoglio dovrebbe proporre alcune date per incontrarsi, forse già nella prossima settimana. Da parte del Comune – scrive il quotidiano – c’è disponibilità a venire incontro alla richiesta della Lazio, visto il progetto serio da circa 430 milioni di euro presentato da Lotito.”
Il tono è quello di chi descrive un’operazione ormai prossima alla fase decisiva: il Campidoglio che valuta, la Lazio pronta a integrare i documenti mancanti, la conferenza dei servizi ormai dietro l’angolo. Ma, scavando dietro le dichiarazioni, emerge una verità completamente diversa.
La verità dei documenti: tutto fermo da marzo
La versione ufficiale viene smentita dai documenti ottenuti da Federsupporter — l’associazione che da anni segue con attenzione la vicenda Flaminio e ha presentato una richiesta di accesso civico generalizzato al Comune di Roma. La risposta del Dipartimento Grandi Eventi Sport Turismo Moda del Campidoglio, datata 3 aprile 2025, è inequivocabile:
“La proposta progettuale non si configura come Progetto di fattibilità così come richiesto dalla normativa vigente ai fini dell’avvio dell’iter amministrativo. Si è pertanto in attesa dell’effettiva trasmissione del progetto di fattibilità come disposto dall’art. 193 del D.Lgs. 36/2023.”
Tradotto: la Lazio non ha ancora presentato un vero progetto di fattibilità, quello necessario per far partire la Conferenza dei Servizi.
E non solo. L’ultimo documento ufficialmente depositato risale al 7 marzo 2025: da allora, sei mesi e mezzo di totale immobilismo. A oggi, risultano 39 documenti presentati, di cui 33 risalenti al 12 dicembre 2024, uno al 30 gennaio 2025, e cinque al 7 marzo 2025. Da quella data, nessun nuovo atto è stato trasmesso dalla Lazio al Comune.
Le carte di Federsupporter e l’opposizione respinta
A rendere ancor più chiaro il quadro è arrivata, il 13 ottobre 2025, una nuova PEC del Comune di Roma. Il documento, firmato dal direttore Fabio Pacciani, comunica ufficialmente a Federsupporter di aver accolto l’accesso agli atti e di aver rigettato l’opposizione presentata dalla controparte (con ogni probabilità la stessa S.S. Lazio).
Un passaggio non secondario: significa che la documentazione ora è pubblica e visionabile, e che la Lazio aveva tentato di opporsi alla trasmissione dei dati relativi ai documenti depositati. Un comportamento che alimenta più di un sospetto sulla reale trasparenza della vicenda.
Federsupporter, attraverso il suo presidente Alfredo Parisi, ha pubblicato integralmente l’elenco degli atti ricevuti. Da quella lettura emerge chiaramente che nessuno dei nuovi documenti (PEF, valutazioni ambientali, WACC, Ke, linee guida di sostenibilità) rappresenta il progetto di fattibilità previsto per legge.
Cos’è il “progetto di fattibilità” e perché è fondamentale
Il progetto di fattibilità tecnico-economica (ai sensi del D.Lgs. 36/2023, art. 193) è la base legale su cui si fonda l’intero iter amministrativo per la realizzazione di opere pubbliche o in concessione. Senza di esso, la Conferenza dei Servizi non può nemmeno essere convocata.
In pratica, il progetto della Lazio oggi è ancora a uno stadio preliminare, utile a definire obiettivi e ipotesi, ma non idoneo ad avviare il percorso autorizzativo. Nonostante questo, da mesi vengono diffuse notizie su un Flaminio ormai pronto per la “fase decisiva”, quando i fatti dicono che l’iter non è nemmeno cominciato.
Tra narrazione e realtà: la distanza che pesa
Da un lato, dunque, la narrazione ottimista: “la Lazio ha un progetto da 430 milioni, il Comune valuta, la conferenza è vicina”. Dall’altro, la verità amministrativa: nessuna trasmissione del progetto di fattibilità, nessun nuovo documento dal marzo 2025, e un procedimento ancora fermo alla fase preliminare.
Questa distanza tra racconto mediatico e realtà concreta rischia di diventare pericolosa. Perché un conto è costruire ottimismo, un altro è alimentare un’illusione, soprattutto verso i tifosi e gli investitori di una società quotata in borsa.
Il sospetto: il Flaminio come leva di immagine
Difficile non notare una coincidenza temporale: l’ultima ondata di dichiarazioni ottimistiche sul Flaminio arriva proprio nel momento in cui la Lazio vive una fase di forte tensione interna — tra crisi di risultati, sponsor assente, e caos comunicativo.
Da qui l’ipotesi, sempre più diffusa, che il Flaminio possa essere una leva di distrazione mediatica, utile a spostare l’attenzione dai problemi reali. Oppure, secondo altri osservatori, un modo per far lievitare il valore percepito del club in vista di una futura cessione, gonfiando l’immagine di una società “in crescita” e pronta a investire in uno stadio di proprietà.
Ma se questa è la strategia, i documenti del Comune la smontano pezzo per pezzo. Perché a oggi, non esiste alcuna base legale per procedere con l’iter amministrativo, e ogni comunicazione su “passi avanti” appare priva di fondamento oggettivo.
Un déjà-vu per i tifosi biancocelesti
Chi segue la Lazio da anni sa che non è la prima volta che il tema dello stadio viene usato come simbolo di crescita e modernità. Dal 2004 a oggi, Lotito ha più volte parlato di “grandi progetti”, “dialoghi in corso”, “tempi tecnici”, ma nessuno di quei piani è mai arrivato a compimento.
Oggi il Flaminio, dopo mesi di annunci e smentite, rischia di diventare l’ennesima promessa non mantenuta, una montagna di parole senza un solo mattone posato.
E intanto la tifoseria biancoceleste — stanca di leggere versioni contrastanti — chiede trasparenza: documenti veri, dati concreti, non più comunicati generici o promesse indefinite.
Conclusione: il tempo delle parole è finito
La vicenda Flaminio fotografa perfettamente lo stato attuale della Lazio: una società che vive di annunci, ma fatica a trasformarli in fatti. La distanza tra le dichiarazioni ufficiali e la realtà amministrativa è abissale.
Da marzo 2025 nessun nuovo documento, nessun progetto di fattibilità, nessuna conferenza dei servizi. Solo comunicati, voci e illusioni.
Il tempo delle parole è finito. Ora servono atti concreti, perché il Flaminio non può restare per sempre uno slogan da conferenza stampa.
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Negli ultimi mesi, in casa Lazio si respira un’aria pesante. Non si tratta più soltanto di un problema tecnico o di un mercato bloccato: la sensazione è che qualcosa di molto più profondo stia scricchiolando all’interno della società biancoceleste. A Formello regna la confusione, e i piccoli errori che si accumulano giorno dopo giorno stanno danneggiando l’immagine di una società quotata in borsa, che dovrebbe rappresentare un modello di organizzazione e professionalità.
Tutto parte dalle parole del direttore sportivo Angelo Fabiani, finite per errore in una chat con i giornalisti. Frase poi cancellata, ma che ha acceso un fuoco difficile da spegnere. Un episodio forse banale, se isolato. Ma sommato a tutto il resto — tweet sbagliati, comunicazioni disastrose, la terza maglia pubblicata prima della presentazione ufficiale — diventa un chiaro sintomo di una Lazio disorganizzata e allo sbando.
Dalla doccia fredda al caos comunicativo
L’episodio della doccia fredda degli arbitri della Lazio femminile sembrava una barzelletta, ma è diventato un simbolo del momento attuale. Il club ha subito diffuso un comunicato per smentire, ma la figuraccia era già servita. Poco dopo è arrivato il caso della giocatrice americana sparita, con l’agente che ha denunciato mancati pagamenti e una frattura da stress nascosta alla squadra di origine, il Lexington.
Situazioni che, per una società strutturata, non dovrebbero mai verificarsi. A questo si aggiungono una lunga lista di errori di comunicazione: maglie svelate in anticipo, tweet corretti e poi cancellati, la terza divisa apparsa su GD prima della presentazione ufficiale. Tutti piccoli segnali di un caos organizzativo senza precedenti.
Un management che ha perso il controllo
Per anni si è detto che Claudio Lotito fosse un presidente attento a ogni minimo dettaglio. Oggi, però, sembra che il controllo gli sia sfuggito di mano. Formello dà l’impressione di una macchina senza coordinamento, con reparti che non comunicano e decisioni che arrivano in ritardo o non arrivano affatto.
La mancanza di uno sponsor principale, l’incertezza sul progetto stadio e i continui rinvii delle scadenze — prima giugno, poi luglio, poi settembre — sono campanelli d’allarme di un sistema che non funziona più come prima.
Effetto domino sul campo
Tutto questo disordine non può non riflettersi sulla squadra. Maurizio Sarri si trova a gestire un gruppo spaesato, che percepisce il clima di incertezza e confusione interna. Quando all’interno di una società non c’è organizzazione, anche il rendimento sul campo ne risente. Ecco perché oggi la Lazio sembra una squadra senza certezze e senza direzione, prigioniera di problemi che partono ben più in alto dello spogliatoio.
Conclusione
Il caos di Formello non è solo un insieme di episodi imbarazzanti: è il riflesso di una crisi gestionale profonda. E finché non ci sarà un cambio di passo, la Lazio rischia di trascinarsi in una spirale negativa difficile da invertire.
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Mario Gila durante un match della Lazio: i due giocatori potrebbero essere ceduti a gennaio per garantire liquidità al club.
Il mese di gennaio si avvicina, e per la S.S. Lazio sarà un mercato di riparazione cruciale. Una sessione che dovrà unire strategia, lucidità e coraggio, in un momento di forte difficoltà economica e sportiva.
Il club di Claudio Lotito, infatti, dovrà muoversi con un budget praticamente nullo: come spiegato dallo stesso presidente, la Lazio potrà acquistare solo dopo aver venduto. Tradotto: “vendo cinque, compro cinque”. Ma la realtà è ancora più complicata, perché parte degli introiti serviranno a sistemare i conti societari.
💰 Mercato a zero e bilancio da sistemare
Secondo indiscrezioni interne, la Lazio dovrà chiudere il 2024 con un bilancio in pareggio. Ciò significa che delle eventuali entrate di gennaio, almeno la metà finirà nel rendiconto economico. Dunque, più realisticamente, Lotito e il direttore sportivo Angelo Fabiani potranno reinvestire due milioni e mezzo ogni cinque incassati.
E qui nasce il problema: servono plusvalenze importanti per liberare risorse e permettere alla squadra di rinforzarsi. Il rischio, se ciò non accadesse, è di presentarsi alla prossima estate con nuovi vincoli FGC che bloccherebbero il mercato in entrata.
⚽ Il caso Hila: rinnovo bloccato e futuro incerto
Il nome più caldo in uscita è quello di Mario Hila. Il difensore spagnolo, tra i migliori della Lazio in questa stagione, ha rifiutato il rinnovo di contratto, aprendo di fatto alla possibilità di una cessione già a gennaio.
Una scelta dolorosa ma necessaria: la Lazio non può permettersi di ripetere gli errori fatti con Milinković-Savić, Felipe Anderson e Luis Alberto, giocatori venduti troppo tardi o addirittura persi a parametro zero.
Con il Real Madrid che detiene il 50% sulla futura rivendita, il club capitolino punta a incassare almeno 40-50 milioni di euro dalla sua cessione. La Premier League resta la destinazione più probabile: Brighton, Crystal Palace e West Ham avrebbero manifestato interesse.
“Meglio venderlo a gennaio, ma bene,” è il concetto espresso chiaramente da molti addetti ai lavori. “Cederlo per 10-15 milioni sarebbe un errore enorme: bisogna trovare un intermediario capace di piazzarlo in Inghilterra.”
🇫🇷 Guendouzi: l’altro sacrificabile
Accanto a Hila, anche Matteo Guendouzi è finito nella lista dei possibili partenti. Il centrocampista francese, arrivato per rilanciare la propria carriera, ha perso la nazionale e non sembra più convinto del progetto biancoceleste.
Pur essendo uno dei titolari di Sarri, Guendouzi ha mercato all’estero, soprattutto in Premier League e Ligue 1. La Lazio valuta una sua cessione intorno ai 25 milioni di euro, cifra che permetterebbe di rimettere in ordine i conti senza indebolire troppo la rosa, considerando la presenza di Rovella nello stesso ruolo.
🔵 Fabiani sotto esame
Il vero nodo resta la competenza del direttore sportivo. Fabiani, arrivato come sostituto di Tare, non ha ancora convinto: gli acquisti di Nuno Tavares, Bashiru, Noslin e Isaksen non hanno reso quanto sperato, e il club paga la mancanza di una visione a lungo termine.
A gennaio, il DS dovrà evitare altri errori di mercato e dimostrare di saper gestire una sessione complicatissima. Serviranno intuizioni, cessioni strategiche e capacità di valorizzare i pochi talenti rimasti.
Se la Lazio vuole tornare competitiva, deve vendere bene e comprare meglio. E, soprattutto, non può più permettersi di perdere patrimonio tecnico a zero.
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Dopo le due giornate di squalifica, Matteo Guendouzi torna a disposizione della Lazio. Il club lo invita a “mordersi la lingua” per gestire meglio il suo temperamento. Il futuro in bilico tra il Mondiale e un possibile addio a gennaio.
ROMA – Dopo aver scontato le due giornate di squalifica per le offese rivolte all’arbitro Sozza nel derby perso contro la Roma, Matteo Guendouzi è pronto a riprendere il suo posto nel centrocampo della Lazio. Il rientro del francese è fondamentale per la squadra di Maurizio Sarri, che sta affrontando un’emergenza a causa delle numerose assenze. La sua grinta e personalità sono indiscusse, ma il club, come riporta il Corriere della Sera, chiede ora al giocatore maggiore equilibrio e controllo.
Troppo Nervosismo: Tra Bodo e Derby
Negli ultimi mesi, infatti, Guendouzi ha mostrato più volte segni di nervosismo e scatti d’ira in campo. Era accaduto contro il Bodo, nel giorno dell’eliminazione dall’Europa League, e a fine stagione, quando, deluso dall’assenza dalle coppe nel 2025-2026, aveva chiesto la cessione. Il club, impossibilitato a sostituirlo, lo aveva trattenuto, anche grazie al ritorno di Sarri, tecnico con cui il giocatore ha sempre avuto un ottimo rapporto.
Tuttavia, il derby contro la Roma ha rappresentato l’ennesimo episodio di rabbia, culminato nelle offese al direttore di gara. La società, preoccupata per questi atteggiamenti, lo ha richiamato alla calma, invitandolo a controllarsi e “mordersi la lingua”. Guendouzi si è poi scusato con i compagni, consapevole che i prossimi mesi saranno cruciali per il suo futuro.
Il Mondiale e il Mercato di Gennaio: Un Futuro in Bilico
La situazione è resa ancora più delicata dalle ambizioni personali del centrocampista. Guendouzi, dopo un anno di presenze regolari, non è stato convocato nelle ultime due soste dalla nazionale francese. Un’assenza pesante, che potrebbe costargli la partecipazione al Mondiale di fine stagione. Per questo ha bisogno di ritrovare continuità, concentrazione e visibilità: solo così potrà convincere il CT Deschamps a richiamarlo.
Se invece dovesse restare ai margini – spiega il Corriere della Sera – non è escluso che a gennaio possa chiedere nuovamente la cessione. Guendouzi è uno dei giocatori che potrebbe garantire alla Lazio una plusvalenza netta, senza percentuali da girare ad altri club. In un momento di conti stretti per la società biancoceleste, ogni entrata di questo tipo assume un peso significativo, rendendo il suo futuro un elemento chiave anche per le prossime mosse di mercato.
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Claudio Lotito e Maurizio Sarri discutono a Formello sul mercato di gennaio della Lazio, con Lorenzo Insigne tra i possibili obiettivi.
Il “Comandante” rivuole il suo ex capitano: Lorenzo Insigne aspetta Sarri. Trattativa complessa per l’ingaggio, con la Lazio che offre 1,3 milioni e il giocatore che punta più in alto. Il nodo bilancio e la Commissione a dicembre.
ROMA – Il nome di Lorenzo Insigne continua a risuonare tra le mura di Formello. La Lazio cerca qualità per rinforzare la rosa, e Maurizio Sarri non ha mai nascosto il suo desiderio di riabbracciare il suo ex capitano. Un feeling reciproco, confermato dalle parole dell’attaccante in un’intervista dello scorso luglio: “Lavorare di nuovo con Sarri sarebbe un piacere e un onore”. Parole seguite dai fatti: nonostante i sondaggi estivi di Sassuolo, Udinese e soprattutto Parma, Insigne ha deciso di aspettare, lasciando aperta la porta a un ritorno sotto la guida del “Comandante”.
Contatti Intensificati e la Questione Ingaggio
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, negli ultimi giorni i contatti tra l’agente del giocatore e il presidente Claudio Lotito si sono intensificati, dopo l’incontro estivo di Cortina. La trattativa, però, è complessa e si snoda su cifre e tempistiche ben definite.
Per come stanno ora le cose, Insigne potrebbe essere tesserato a novembre, ma solo con un ingaggio entro 1,3 milioni di euro (bonus esclusi). Questa cifra sarebbe ricavata dai risparmi per le cessioni di Casale e Tchaouna, un budget limitato dalle restrizioni del mercato.
L’ex Napoli, tuttavia, punta a un contratto più alto. Per ambire a un ingaggio superiore, Insigne dovrebbe attendere metà dicembre, quando la nuova Commissione (che ha sostituito la Co.Vi.So.C.) esaminerà il bilancio biancoceleste, chiuso al 30 settembre. Solo un esito positivo di questo esame potrebbe sbloccare nuove risorse e permettere alla Lazio di accontentare le richieste economiche del giocatore.
La vicenda Insigne si conferma un intreccio di volontà tecniche, capacità finanziarie e burocrazia sportiva, con Sarri che spera di riavere al più presto il suo pupillo e la dirigenza che cerca di quadrare il cerchio economico-finanziario./
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Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.
Dopo una settimana turbolenta e piena di interrogativi, Maurizio Sarri prepara la trasferta di Bergamo con un dubbio tattico che può cambiare il volto della Lazio: 4-4-2 o ritorno al 4-3-3?
Il tecnico toscano, costretto a fare i conti con infortuni e condizione altalenante di alcuni titolari, sta studiando due schieramenti alternativi per affrontare l’Atalanta di Gasperini, una delle squadre più in forma del campionato.
⚽ Le due opzioni sul tavolo
Nella prima ipotesi, quella più prudente, Sarri pensa a un 4-4-2 compatto. In porta conferma per Provedel, mentre la difesa si schiera con Marusic, Gila, Romagnoli e Nuno Tavares. In mezzo al campo, Cataldi e Guendouzi garantiscono equilibrio e intensità, mentre Cancellieri e Basic agiscono sulle corsie laterali per sostenere il tandem offensivo formato da Pedro e Dia.
Un assetto che offre copertura e solidità, utile per contenere la spinta bergamasca e colpire in ripartenza. Con Pedro e Cancellieri larghi, la squadra guadagna ampiezza e velocità, ma perde qualcosa nella costruzione centrale.
La seconda soluzione, più fedele alla filosofia sarriana, è invece il ritorno al 4-3-3. In questo caso, Cataldi torna al suo ruolo naturale di regista basso, con Basic e Guendouzi mezzali ai suoi lati. Davanti, spazio al tridente formato da Pedro, Dia e Cancellieri, con Nuno Tavares e Hysaj sugli esterni difensivi.
Questo sistema privilegia il possesso palla e la costruzione dal basso, ma espone la squadra ai contropiedi, un rischio contro un’Atalanta aggressiva e verticale.
🧩 Scelte tattiche e dubbi
La decisione finale arriverà solo nelle ultime ore, ma il dilemma di Sarri non è solo tecnico: è anche psicologico. La Lazio ha bisogno di ritrovare certezze e fiducia, e il modulo scelto dovrà servire prima di tutto a restituire solidità mentale a un gruppo apparso fragile.
Con Castellanos out per infortunio, Dia rappresenta l’unica punta centrale disponibile, mentre Noslin dovrebbe partire ancora dalla panchina. Occhio anche alla posizione di Pedro, che potrebbe agire da seconda punta o da esterno puro a seconda dell’assetto iniziale.
🔵 Una sfida da non fallire
Dopo le ultime settimane difficili e le polemiche extracampo, Sarri sa che a Bergamo si gioca una fetta di stagione. Un risultato positivo contro l’Atalanta rilancerebbe morale e classifica, ma un passo falso rischierebbe di alimentare ulteriormente la crisi.
L’obiettivo è chiaro: uscire da Bergamo con segnali di vita, qualunque sia il modulo scelto. E come spesso accade in momenti simili, più che la lavagna tattica conteranno l’atteggiamento e l’orgoglio.
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Tifosi della Lazio all’Olimpico in silenzio e delusi: simbolo di un ambiente depresso e di una squadra in piena crisi di identità.
Dopo settimane di tensioni, infortuni, casi interni e risultati deludenti, il club biancoceleste si trova a fare i conti con un ambiente spento, demotivato e privo di entusiasmo. Le parole rilasciate nelle ultime ore da un noto ex dirigente e opinionista vicino al mondo Lazio, Roberto Rambaudi descrivono una situazione drammatica:
“Caso Vernis? C’è una confusione totale. Ormai siamo ad un punto di non ritorno. Chi di dovere deve fare un passo indietro. Presidente, siamo arrivati alla frutta.”
Un grido di dolore che va oltre il singolo episodio e fotografa uno stato d’animo generale, che da settimane serpeggia tra tifosi, squadra e addetti ai lavori.
⚪🔵 Crisi strutturale e comunicativa
Il caso Nicole Vernis, la centrocampista statunitense della Lazio Women sparita da giorni senza avvisare il club, è solo l’ultima scintilla di una crisi profonda. A parlare non è solo la classifica, ma la gestione societaria, definita “confusa e priva di empatia”.
“Non posso parlare dell’ambito imprenditoriale – ha aggiunto – ma tutto il resto mi dice che le cose non vanno. L’ambiente è depresso, non c’è via d’uscita. Per amore e rispetto dell’ambiente laziale, serve un cambio di rotta.”
Un’ammissione forte, che conferma come la fiducia attorno al progetto Lotito-Fabiani-Baroni stia crollando. Gli errori sul mercato, la comunicazione quasi assente e la mancanza di prospettive stanno minando la credibilità di una società che sembra aver perso completamente contatto con la propria tifoseria.
💬 “Serve empatia, non solo gestione”
Il paragone con Aurelio De Laurentiis – citato come esempio positivo – è emblematico:
“De Laurentiis ha passione, mette i soldi, ha visione. È tifoso e ragiona col cervello e con la pancia. Un imprenditore deve essere preparato, ma serve anche empatia.”
Una qualità che in casa Lazio oggi sembra mancare del tutto. Lo stesso ambiente biancoceleste, un tempo trascinato dall’entusiasmo dei suoi sostenitori, oggi appare immobile, rassegnato e deluso.
⚽ La squadra deve reagire
Nonostante tutto, c’è ancora un campionato da giocare. La Lazio affronterà Atalanta e Juventus in due sfide che possono decidere il destino della stagione.
“Squadra, staff e calciatori devono andare oltre. È difficile isolarsi da ciò che accade, ma l’allenatore deve essere bravo a tirare fuori energie e motivazioni.”
Un compito complicato per Marco Baroni, chiamato non solo a risollevare la squadra dal punto di vista tecnico, ma anche a riaccendere un gruppo psicologicamente spento.
🏁 Un ambiente da ricostruire
La Lazio 2025 è un cantiere aperto, dove ogni giorno emergono nuove crepe: infortuni, silenzi, tensioni interne e ora la fuga di una calciatrice. Un mix esplosivo che rischia di compromettere non solo la stagione, ma la credibilità di un intero progetto.
La speranza dei tifosi è che qualcuno, ai vertici, ascolti finalmente il grido d’allarme e decida di cambiare passo. Perché “alla frutta”, come ha detto qualcuno, la Lazio sembra esserci arrivata davvero.
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Taty Castellanos e le compagne della Lazio durante l’allenamento a Formello, simbolo di un 2025 complicato tra infortuni e caos societario.
“Si dice che una volta toccato il fondo non puoi che risalire. A me capita di cominciare a scavare.” La celebre frase del frontman degli Skiantos, Freak Antoni, sembra descrivere alla perfezione il momento che sta vivendo la S.S. Lazio in questo drammatico inizio di 2025.
Un concetto semplice ma dolorosamente attuale: perché a Formello si continua a scavare, settimana dopo settimana, tra infortuni, caos gestionali e un clima di tensione che travolge ogni reparto del club, maschile e femminile.
⚽ L’infortunio di Castellanos e il silenzio della società
L’ultimo campanello d’allarme è arrivato con l’infortunio di Taty Castellanos, vittima dell’ennesimo problema muscolare in una stagione già povera di soddisfazioni. Un paradosso, considerando che questa è la prima annata senza coppe europee dopo nove anni: niente viaggi, meno partite, ma più guai fisici che mai.
Le cause? Secondo diversi addetti ai lavori, i campi di Formello sarebbero in condizioni pessime, tanto da colpire anche le ragazze della Lazio Women.
Eppure, dalla società, regna il silenzio. Dopo gli esami medici che hanno evidenziato una lesione al retto femorale, nessun comunicato ufficiale. Solo le parole del dottor Fabio Rodia, pronunciate non ai canali del club, ma al TG Parlamento:
“Non siamo preoccupati in casa Lazio.”
Una comunicazione tardiva e frammentata che alimenta ancora di più la percezione di una gestione allo sbando, come avrebbe ammesso lo stesso direttore sportivo Fabiani, in una frase ormai virale tra i tifosi: “Siamo allo sbando totale.”
🔵 Il caso Vernis e il caos nella Lazio Women
Come se non bastasse, ieri è esploso anche il caso Nicole Vernis. La centrocampista americana della Lazio Women è irreperibile da oltre una settimana. A denunciare il fatto è stato Raffaele Pinzani, direttore sportivo del settore femminile, che ha parlato apertamente di “problema grave”.
“Vernis ha deciso senza permesso di assentarsi e partire. È irreperibile e non ha risposto alla convocazione col Genoa.”
L’agente della giocatrice ha poi parlato di presunti mancati pagamenti, accusa alla quale la Lazio ha risposto con un muro di silenzio, affidandosi a un’agenzia esterna per gestire la vicenda.
Un episodio che testimonia ancora una volta le difficoltà strutturali di una società senza comunicazione, senza trasparenza e senza reazione.
🏁 Una sosta che non ha aiutato
La sosta di campionato, che doveva servire per ricaricare le energie, ha solo accentuato i problemi. Ora il calendario mette di fronte alla Lazio due sfide decisive: contro Atalanta e Juventus.
Due partite che possono rilanciare la stagione o affondarla definitivamente. In caso di risultati negativi, l’Europa si allontanerebbe irrimediabilmente, chiudendo un anno solare che i tifosi non vedono l’ora di dimenticare.
Il 2025, infatti, rischia di essere ricordato come uno dei momenti più bui dell’era Lotito: tra infortuni, polemiche e un club che sembra aver perso identità e direzione. E come scriveva Freak Antoni, una volta toccato il fondo… la Lazio sembra continuare a scavare.
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Nicole Vernis in maglia Lazio Women durante una partita al Mirko Fersini: la centrocampista statunitense è sparita senza autorizzazione del club.
Un vero e proprio giallo scuote la Lazio Women. La protagonista è Nicole Vernis, calciatrice statunitense del club biancoceleste, che da diversi giorni ha fatto perdere le sue tracce. A denunciare pubblicamente la vicenda è stato il direttore sportivo della Lazio Women, Raffaele Pinzani, intervenuto sui canali ufficiali del club.
“La situazione di Vernis è un problema – ha dichiarato Pinzani –. Ha deciso senza permesso di assentarsi e partire. È una settimana che non è più con noi. È irreperibile e non ha risposto alla convocazione per la partita con il Genoa. È un fatto grave e stiamo valutando come gestirlo.”
⚽ Una perdita pesante per la Lazio Women
Il comportamento della giocatrice, oltre a rappresentare una violazione disciplinare, ha provocato un danno tecnico importante alla squadra di Massimiliano Catini. La Vernis era infatti una titolare fissa, inserita in un progetto di crescita che la società stava costruendo per renderla una pedina fondamentale nella corsa promozione in Serie A.
“Non possiamo rimpiazzarla – ha aggiunto Pinzani – perché il mercato è chiuso. Stavamo lavorando su di lei per darle un ruolo importante. La sua assenza improvvisa ci ha messo in grande difficoltà.”
🚨 Una scomparsa improvvisa
Secondo fonti interne, la giocatrice avrebbe lasciato l’Italia senza avvisare la società, interrompendo qualsiasi tipo di contatto. I dirigenti biancocelesti avrebbero provato più volte a mettersi in comunicazione con lei, ma senza ottenere risposta. Il club, che ha investito nella sua crescita sportiva e nel suo adattamento in Italia, si trova ora costretto a valutare azioni disciplinari e legali.
🏟️ Una stagione complicata
L’episodio arriva in un momento già delicato per la Lazio Women, impegnata nel campionato di Serie B femminile con l’obiettivo di tornare nella massima serie. Dopo un avvio positivo, il gruppo ha dovuto fare i conti con diverse assenze e problemi di continuità. La fuga di Vernis, dunque, non solo indebolisce il reparto di centrocampo, ma rischia di minare l’equilibrio interno dello spogliatoio.
🕵️♀️ Il club valuta le prossime mosse
La società biancoceleste, intanto, si è mossa con discrezione ma fermezza. Non è escluso che, in mancanza di risposte dalla giocatrice, si proceda per vie ufficiali, come previsto dai regolamenti FIGC e FIFA.
Un caso che ricorda altri episodi di “sparizioni improvvise” nel calcio femminile internazionale, ma che a Formello sperano di risolvere al più presto.
L’obiettivo resta chiaro: proteggere la squadra e il progetto Lazio Women, che negli ultimi anni ha rappresentato uno dei pilastri del movimento femminile in Italia.
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La maglia della Lazio 2024-25 senza sponsor principale, simbolo di una trattativa ancora in corso tra Lotito e potenziali partner commerciali.
Nonostante settimane di trattative e incontri, il club biancoceleste non ha ancora trovato un accordo definitivo con il main sponsor che dovrebbe accompagnare la squadra per la stagione 2024-2025.
Il presidente Claudio Lotito sta lavorando da mesi alla chiusura di un’intesa commerciale che possa portare nuove risorse nelle casse della società, ma – come ormai accade da anni – la fumata bianca tarda ad arrivare.
💼 Trattative in corso, ma nessuna firma
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, nella giornata di ieri Lotito avrebbe avuto un nuovo incontro con un potenziale sponsor alternativo, dopo che le piste precedenti non si sono concretizzate. Prima si era parlato di una tech company, poi dell’interesse di una compagnia aerea, identificata in Air Italy, tuttora in corsa. Tuttavia, a oggi, nessuna delle opzioni si è tradotta in un contratto firmato.
Il tempo stringe: la Lazio punta a chiudere entro fine settembre, così da poter inserire il nuovo accordo nella trimestrale economica del club. Ma, come spesso accade nelle operazioni targate Lotito, la trattativa procede con estrema lentezza e cautela.
⚪🔵 Un problema che si ripete
Non è la prima volta che la Lazio si trova in questa situazione. Da tre stagioni consecutive, il club biancoceleste ha iniziato il campionato senza main sponsor sulla maglia, un’anomalia per una società quotata in borsa e stabilmente in Serie A.
Il confronto con le altre big del campionato è impietoso:
Inter incassa oltre 25 milioni l’anno da Paramount+ e Nike;
Juventus supera i 45 milioni grazie a Jeep e Adidas;
Milan ne genera circa 30 da Emirates e Puma;
La Lazio, invece, naviga attorno ai 5 milioni potenziali, una cifra nettamente inferiore ai concorrenti diretti.
Un divario che si riflette non solo nei conti, ma anche nella competitività sportiva. Meno sponsor significa meno entrate, e meno entrate comportano un mercato più limitato e meno margini per trattenere o acquistare giocatori di livello.
💬 Le reazioni dei tifosi
Sui social, cresce la frustrazione dei tifosi, che parlano apertamente di “ennesima occasione persa”. Molti sottolineano come la mancanza di una struttura di marketing forte e di un appeal internazionale limiti le possibilità del club di attrarre sponsor di alto profilo.
In un’epoca in cui anche società di medio livello puntano su partnership globali, la Lazio appare ancora ferma a un modello gestionale vecchio di dieci anni.
La speranza è che la situazione si sblocchi nelle prossime settimane, ma il timore è che anche questa stagione possa iniziare – ancora una volta – con la maglia bianca e celeste… ma senza marchio.
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I giovani della Lazio durante un allenamento a Formello: il vivaio biancoceleste è fermo da anni e servono nuovi investimenti per rinascere.
l settore giovanile della S.S. Lazio è da anni uno dei grandi punti deboli del club biancoceleste. Mentre le altre big italiane – Inter, Juventus, Milan e Roma – sfornano talenti e plusvalenze, a Formello si fatica persino a portare in prima squadra un giocatore pronto per la Serie A.
Gli ultimi prodotti realmente utili alla causa biancoceleste risalgono a più di dieci anni fa: Balde Keita e Danilo Cataldi, entrambi ormai trentenni. Da allora, il vuoto. E il motivo è chiaro: la Lazio investe troppo poco nel proprio vivaio.
💸 I numeri che spiegano il disastro
Secondo gli ultimi bilanci, il club di Claudio Lotito destina solo 2,45 milioni di euro all’anno all’intero settore giovanile. Una cifra irrisoria se confrontata con le principali rivali:
Inter: tra 15 e 20 milioni annui
Juventus: circa 13 milioni, più 15 per la Next Gen (la seconda squadra bianconera)
Milan: 11 milioni
Roma: 6,5 milioni
La Lazio è l’ultima tra le grandi d’Italia. Un dato che non sorprende se si osservano i risultati: negli ultimi dieci anni, il vivaio biancoceleste non ha prodotto alcun giocatore stabile in prima squadra né plusvalenze significative sul mercato.
⚽ Un problema di strategia e visione
Non è solo una questione economica, ma anche organizzativa e strategica. Mentre le altre società costruiscono vere e proprie accademie, la Lazio non dispone di una squadra B – come la Next Gen juventina – capace di accompagnare i giovani nel passaggio tra Primavera e Serie A.
Gli effetti sono evidenti: i talenti biancocelesti, spesso privi di spazio e continuità, vengono ceduti o svincolati. Il caso di Crespi all’Avellino, praticamente regalato, è solo l’ultimo di una lunga lista.
📉 Le conseguenze economiche
L’assenza di un settore giovanile competitivo non è solo un limite sportivo, ma anche finanziario. L’Inter, per esempio, ha incassato 100 milioni di euro in quattro anni dalle cessioni di giocatori cresciuti nel vivaio. La Lazio, invece, non genera plusvalenze interne e deve affidarsi a operazioni di mercato esterno – spesso rischiose o costose – per riempire la rosa.
🏗️ Il cambio necessario
Come ricordava l’ex responsabile del vivaio Mauro Bianchessi, “con 2 milioni l’anno si fa il massimo possibile, ma non si può competere con chi investe cinque volte tanto”. Il problema, dunque, è strutturale. Per tornare competitiva, la Lazio dovrebbe raddoppiare almeno gli investimenti, arrivando ai livelli della Roma, e costruire una rete di club affiliati sul territorio, oggi praticamente inesistente.
In un calcio dove la sostenibilità economica è tutto, investire nei giovani non è più un lusso, ma una necessità. Solo così la Lazio potrà tornare a formare talenti come Nesta, Di Vaio e Rocchi, orgogli dei tempi d’oro di Cragnotti.
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Mike Maignan e Adrien Rabiot durante una partita, simboli del calcio moderno che critica il business ma chiede ingaggi sempre più alti.
La decisione di giocare Milan–Como a febbraio in Australia continua a far discutere. Dopo le polemiche di Adrien Rabiot, anche Mike Maignan ha espresso il proprio dissenso, sottolineando come nel calcio di oggi si pensi “troppo all’aspetto finanziario”. Un’osservazione apparentemente condivisibile, ma che assume un tono paradossale se si considera il contesto.
💰 Il calcio è un business, ma i giocatori dimenticano
Lo spostamento del match in Australia nasce da una necessità logistica: lo stadio San Siro sarà chiuso per i lavori legati alle Olimpiadi, costringendo il Milan a trovare una soluzione alternativa. La Lega Serie A, insieme al club rossonero, ha colto l’occasione per promuovere il brand del calcio italiano all’estero, un’operazione di marketing che porterà visibilità e — inevitabilmente — ricavi.
Eppure, proprio i giocatori che beneficiano di questi ricavi sono i primi a lamentarsi. Maignan, ad esempio, ha dichiarato di essere “totalmente d’accordo con Rabiot”, accusando il calcio moderno di pensare solo ai soldi. Un’affermazione che lascia perplessi: lo stesso portiere, oggi capitano del Milan, guadagna circa 2,8 milioni di euro netti a stagione e rifiuta da due anni il rinnovo di contratto perché chiede oltre 4 milioni netti.
⚽ Maignan e Rabiot: due pesi e due misure
Se il club cerca di generare nuovi introiti per sostenere i bilanci e garantire stipendi sempre più alti, viene accusato di “pensare ai soldi”. Ma quando sono i calciatori a chiedere il raddoppio del proprio ingaggio, tutto diventa “normale”. Un cortocircuito logico che fotografa alla perfezione il paradosso del calcio moderno: chi guadagna milioni si lamenta del sistema che li rende possibili.
Basta ricordare che anche Adrien Rabiot ha lasciato la Juventus a parametro zero, rifiutando un rinnovo inferiore rispetto alle sue richieste economiche. Ha scelto il Paris Saint-Germain, club disposto ad accontentarlo con un ingaggio più alto. E oggi, lo stesso giocatore che ha rifiutato di guadagnare “troppo poco” accusa i club di badare solo al profitto.
🔥 Il vero problema: la distanza tra calciatori e tifosi
A pagare il prezzo di tutto questo è sempre il tifoso, che si vede privato di una partita casalinga, costretto a seguire la squadra dall’altra parte del mondo o davanti a uno schermo. E mentre i club provano a far quadrare i conti, i calciatori si indignano per una trasferta extra, affrontata — va ricordato — in prima classe e hotel a cinque stelle.
Il calcio di un tempo, quello dei sentimenti e della passione, non esiste più. Oggi il pallone è un’azienda globale, e i giocatori, più che simboli sportivi, sono marchi internazionali. Ma pretendere di essere immuni alle logiche di mercato mentre si chiedono aumenti milionari è, semplicemente, ipocrisia.
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Il Manchester City, in collaborazione con PUMA ed EA SPORTS FC, ha lanciato una maglia speciale a edizione limitata dotata di chip NFC integrato nel logo del club. Un’innovazione assoluta nel panorama calcistico mondiale, che segna un punto di contatto sempre più diretto tra sport reale e mondo digitale.
🧠 La maglia che “parla” con il tuo smartphone
Il concept è semplice ma rivoluzionario: avvicinando il telefono al crest del Manchester City, i tifosi possono sbloccare contenuti esclusivi di EA SPORTS FC 26, come oggetti personalizzati, bonus in-game e “sorprese digitali” dedicate ai fan dei Citizens.
Per la prima volta nella storia del club, una maglia ufficiale diventa anche uno strumento interattivo capace di connettere il mondo fisico a quello virtuale. Un’idea che strizza l’occhio alla nuova generazione di tifosi, cresciuti tra console, eSports e social media.
💡 Innovazione o mossa di marketing?
Dietro la mossa del City c’è la visione di un calcio sempre più connesso e orientato all’esperienza digitale. PUMA, che da anni investe in prodotti tech, ha dichiarato che il progetto nasce per “creare un nuovo modo di vivere la passione per il club, anche fuori dal campo”.
Ma non mancano le critiche. Molti tifosi – soprattutto sui social – vedono in questa operazione una deriva commerciale, con il rischio di ridurre l’identità storica delle maglie da gioco a gadget digitali pensati per monetizzare. Un segnale, secondo alcuni, del “calcio moderno” che si allontana dalle emozioni reali per inseguire logiche di marketing e brand integration.
🎮 Il legame con EA SPORTS FC 26
Il partner videoludico non poteva che essere EA SPORTS, che con FC 26 continua a espandere la propria presenza nel mondo reale dopo la fine dell’era FIFA. L’integrazione con la maglia PUMA del Manchester City consentirà ai giocatori di ottenere ricompense digitali esclusive e accedere a contenuti dedicati al club, come kit speciali, sfide e carte personalizzate.
Un connubio perfetto tra calcio e gaming, due mondi che ormai camminano a braccetto e rappresentano la nuova frontiera dell’intrattenimento sportivo.
🏁 Il futuro del calcio è interattivo
Il successo dell’iniziativa potrebbe aprire la strada a un nuovo modo di vivere il merchandising calcistico: maglie che sbloccano contenuti digitali, app dedicate ai tifosi, NFT legati ai kit ufficiali e sistemi di membership collegati a dispositivi indossabili.
Il Manchester City, ancora una volta, si conferma avanguardia tecnologica e commerciale del calcio mondiale. Resta da capire se questa innovazione conquisterà anche i tifosi più tradizionalisti, o se sarà vista come l’ennesimo passo verso un calcio sempre più “virtuale”.
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Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.
Un travaglio senza fine quello di Maurizio Sarri, che ogni giorno deve fare i conti con nuovi dilemmi, tra infortuni, squalifiche e giocatori a mezzo servizio. Alla vigilia della delicata trasferta di Bergamo contro l’Atalanta, il tecnico biancoceleste è chiamato a trovare soluzioni inedite per una Lazio che deve ritrovare certezze e risultati.
Nella giornata di ieri, il “Comandante” ha ritrovato la squadra al completo – o quasi – a Formello, dove si è iniziato a lavorare sulle possibili varianti tattiche in vista del match. E questa volta, Sarri sembra pronto a sorprendere tutti: mai nella sua carriera aveva cambiato così tanti moduli in così poco tempo.
Partito con il classico 4-3-3, marchio di fabbrica del suo calcio, l’allenatore toscano è passato nel corso della stagione prima al 4-4-2, poi al 4-2-3-1, alla ricerca di un equilibrio che ancora non si è pienamente visto.
⚽ Due chiavi tattiche: Basic e Pedro
Come riportato dal Corriere dello Sport, Sarri potrebbe puntare a una doppia lettura tattica, grazie alla versatilità di Toma Basic e Pedro. Nel 4-3-3, il centrocampo vedrebbe Guendouzi (rientrato dalla squalifica), Cataldi e Basic, con un tridente formato da Cancellieri, Dia e Pedro. Una disposizione più offensiva, utile per cercare di aggredire un’Atalanta che ama partire dal basso e imporre ritmo alto.
Con gli stessi interpreti, però, la Lazio potrebbe passare facilmente al 4-4-2: Cancellieri largo a destra, Guendouzi e Cataldi centrali, Basic a sinistra. Una soluzione più prudente, pensata per chiudere gli spazi e limitare le fasce bergamasche, tra le più pericolose della Serie A.
🔁 Possibili alternative: Noslin e Vecino
Durante la partita, Sarri potrebbe dare spazio anche a Noslin, apparso in crescita nelle ultime sedute. Più complicata invece la situazione di Gustav Isaksen, che non sembra ancora al top della condizione e potrebbe partire nuovamente dalla panchina.
Capitolo a parte per Matías Vecino: l’uruguaiano è fermo da oltre due mesi per infortunio, ma ha ripreso ad allenarsi e potrebbe rientrare tra i convocati, almeno per la panchina. Un ritorno importante, soprattutto per dare equilibrio e fisicità nella zona centrale del campo.
🔵 Emergenza continua e fiducia da ritrovare
La Lazio si presenterà a Bergamo in piena emergenza, ma con la volontà di invertire la rotta. Dopo settimane difficili e risultati altalenanti, Sarri cerca risposte non solo sul piano tattico, ma soprattutto su quello mentale.
Un successo in trasferta contro l’Atalanta rilancerebbe morale e classifica, restituendo fiducia a un gruppo apparso spesso fragile e disorientato. Per riuscirci, serviranno concentrazione, spirito di sacrificio e – finalmente – un’identità chiara.
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Il nome di Mario Gila torna al centro delle attenzioni del calciomercato internazionale. Secondo fonti inglesi, Chelsea e Brighton starebbero monitorando da vicino il difensore spagnolo della Lazio, protagonista di una crescita costante nelle ultime stagioni e ormai punto fermo della retroguardia biancoceleste.
Il club di Londra e quello del sud dell’Inghilterra avrebbero già seguito Gila per tutto l’arco del 2024, analizzando le sue prestazioni sotto il profilo statistico e considerando il giocatore tra i difensori più promettenti della Serie A per età, potenzialità e margini di miglioramento.
⚽ Brighton, un interesse di lunga data
Non è la prima volta che il Brighton si muove per Gila. Già nella scorsa estate, la società inglese aveva tentato di portarlo in Premier League, impressionata dai numeri difensivi dell’ex Real Madrid Castilla: ottimo senso della posizione, lettura anticipata dell’azione e un rendimento costante anche nei momenti difficili della Lazio.
Secondo quanto riportano i media britannici, Gila era ai primi posti nella lista dei difensori analizzati dal Brighton grazie a un algoritmo interno che valuta parametri come intercetti, passaggi progressivi e duelli aerei vinti. Il club allenato da Fabian Hürzeler non ha mai smesso di seguirlo e potrebbe tornare alla carica già a gennaio.
🔵 Chelsea, osservatori a Formello
Anche il Chelsea ha inviato osservatori per monitorare Gila in più occasioni. Il club londinese, reduce da una stagione di ricostruzione, sta cercando profili giovani ma già pronti per il livello della Premier. La Lazio, tuttavia, non intende svendere il difensore spagnolo, arrivato a Roma nel 2022 dal Real Madrid per una cifra di poco superiore ai 6 milioni di euro.
Il valore di mercato di Gila oggi si aggira intorno ai 20 milioni di euro, ma la Lazio potrebbe chiedere di più, forte di un contratto lungo e della stima del tecnico Marco Baroni, che lo considera un elemento fondamentale della propria linea difensiva.
🦅 Il punto di vista della Lazio
La società biancoceleste, per ora, non apre alla cessione. Lotito e Fabiani sono consapevoli che perdere un titolare in piena stagione complicherebbe la situazione di un reparto già provato dagli infortuni. Tuttavia, di fronte a un’offerta superiore ai 25 milioni, il club potrebbe valutare.
Gila, intanto, continua a lavorare con professionalità, concentrato sul campo e determinato a consolidarsi come pilastro della difesa laziale. Ma le sirene inglesi si fanno sentire, e il suo nome è destinato a tornare protagonista nei prossimi mesi di calciomercato.
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Diego González con la maglia dell’Atlas FC dopo il gol decisivo in Liga MX, simbolo di un talento lasciato andare troppo presto dalla Lazio.
L’avventura di Diego González all’Atlas FC sta per trasformarsi in una vera e propria beffa per la S.S. Lazio. Il club messicano, infatti, ha deciso di esercitare l’opzione di riscatto per l’esterno paraguaiano, arrivato in prestito dai biancocelesti e protagonista di una stagione ad altissimo livello.
A confermarlo è stato il rappresentante del calciatore, che ha chiarito come l’Atlas non abbia alcuna intenzione di lasciarsi sfuggire un talento che ha già fatto impazzire tifosi e osservatori in Messico:
“La Lazio voleva soltanto recuperare il suo investimento, che era molto esiguo. Immaginate che Atlas abbia già ricevuto offerte per dieci volte quel valore, quindi è più che chiaro che accetteranno di esercitare l’opzione di acquisto: è praticamente un regalo.”
L’accordo tra i due club prevedeva infatti una clausola di riscatto fissata a una cifra minima, un importo che oggi appare ridicolo alla luce delle prestazioni del classe 2003. Con 5 gol e 5 assist in campionato, González si è imposto come uno dei migliori esterni offensivi della Liga MX, attirando su di sé l’interesse di club europei e sudamericani pronti a offrire oltre 10 milioni di dollari.
🔵 Una perdita economica e tecnica per la Lazio
La Lazio, dal canto suo, si troverebbe così a perdere un potenziale capitale tecnico e finanziario, lasciando l’ennesimo giovane talento sbocciare lontano da Formello. La gestione dei prestiti resta uno dei punti più discussi della dirigenza biancoceleste: basti pensare ai casi di Kamenovic, Escalante e Durmisi, mai realmente valorizzati né trasformati in plusvalenze significative.
Il rischio concreto è che González possa diventare l’ennesima “occasione mancata”, frutto di una strategia di mercato troppo spesso orientata al breve periodo.
⚽ L’Atlas prepara la rivendita
Secondo fonti messicane, l’Atlas avrebbe già fissato il prezzo del giocatore a oltre 10 milioni di dollari, pronto a scatenare un’asta internazionale. Club della Liga spagnola e della Premier League hanno già chiesto informazioni, consapevoli del margine di crescita del giovane esterno paraguaiano, che a soli 22 anni mostra maturità, velocità e un’ottima tecnica di base.
🏁 Il bilancio per la Lazio
Per la Lazio si tratterà, di fatto, di una cessione a pareggio. Il club di Lotito riuscirà a recuperare l’investimento iniziale, ma senza alcun profitto. Un peccato, soprattutto considerando che il valore del giocatore si è decuplicato in meno di un anno.
Una situazione che riaccende il dibattito sulla scarsa valorizzazione dei giovani stranieri in casa biancoceleste e sulla necessità di una struttura scouting più moderna e attenta ai talenti in prestito.
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“Bilancia della giustizia e logo della Lazio: parlare di acquirenti è lecito solo se la notizia è vera.”
Negli ultimi giorni si è tornati a discutere con insistenza di una possibile acquisizione della S.S. Lazio da parte di investitori esteri, e in rete qualcuno è arrivato addirittura a parlare di “reato” per chi manifesti interesse ad acquistare il club. Una tesi che non trova riscontro nelle norme italiane e che nasce spesso da disinformazione o da un’errata interpretazione delle regole di mercato.
La verità è semplice: non è reato dichiarare pubblicamente un interesse ad acquistare una società quotata in Borsa, purché lo si faccia nel rispetto delle regole di trasparenza e senza usare informazioni privilegiate o diffondere notizie false.
Cosa dice la legge
In base al Testo Unico della Finanza (TUF) e alla normativa Consob, chiunque voglia acquisire una partecipazione significativa in una società quotata deve dichiararlo ufficialmente agli organi di vigilanza e al mercato. Si tratta di un principio di trasparenza volto a tutelare gli investitori e a garantire la correttezza delle operazioni finanziarie.
Nel caso in cui l’acquirente superi il 30% del capitale sociale, scatta automaticamente l’obbligo di OPA (Offerta Pubblica di Acquisto), ossia una procedura che consente a tutti gli azionisti di poter vendere le proprie azioni alle stesse condizioni.
Dunque, manifestare l’interesse all’acquisto di una società — come nel caso della Lazio, quotata in Borsa Italiana — è perfettamente lecito, a patto che non vengano violati i principi fondamentali del mercato regolamentato.
Quando può configurarsi un reato
Un semplice annuncio o dichiarazione pubblica diventa illecito solo in determinati casi, cioè quando si compiono atti che alterano il regolare funzionamento del mercato. In particolare, può essere considerato reato se è accompagnato da:
Insider trading, ovvero l’uso di informazioni riservate non accessibili al pubblico per trarre vantaggi economici.
Diffusione di notizie false o tendenziose, finalizzate a influenzare il prezzo delle azioni (manipolazione di mercato).
False comunicazioni sociali, cioè la pubblicazione di dati o documenti non veritieri.
Operazioni occulte di rastrellamento, con cui si acquistano azioni in modo nascosto per alterare il controllo societario.
In assenza di questi comportamenti, parlare di una manifestazione d’interesse è perfettamente legale e anzi previsto dalle regole di trasparenza del mercato finanziario.
Trasparenza e correttezza: le due parole chiave
La normativa italiana incoraggia una comunicazione chiara e verificabile: chi manifesta un interesse deve farlo in modo pubblico, veritiero e trasparente. Le autorità di vigilanza, come la Consob e Borsa Italiana, monitorano costantemente le comunicazioni e intervengono solo quando vengono individuate anomalie o condotte manipolative.
Nel caso della Lazio, dunque, dichiarare pubblicamente la volontà o l’interesse ad acquistare quote della società non rappresenta alcuna violazione di legge, purché non si sfruttino informazioni riservate o si provochi un effetto artificiale sul titolo in Borsa.
Conclusione
In sintesi, manifestare un interesse all’acquisto non è un reato, ma un atto legittimo se compiuto nel rispetto delle regole del mercato. Diventa illecito solo quando è accompagnato da bugie, operazioni occulte o manipolazioni. Il diritto societario e finanziario italiano è chiaro: la trasparenza è una garanzia, non un crimine.
In un momento in cui la discussione intorno al futuro della Lazio si accende ogni giorno di più, è fondamentale distinguere i fatti dalle interpretazioni. Esprimere un interesse all’acquisto è un diritto; ingannare il mercato, quello sì, è un reato.
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Il dott. Fabio Rodia fornisce un aggiornamento sull'infortunio di Ivan Provedel della Lazio, evidenziando un trauma distorsivo alla caviglia sinistra e la necessità di ulteriori accertamenti per determinare i tempi di recupero.
Un anno fa, proprio a Bergamo, la storia di Ivan Provedel sembrava scrivere il suo epilogo con la maglia della Lazio. Dopo il pareggio contro il Torino, allora guidata da Marco Baroni, il tecnico decise di cambiare rotta tra i pali: via Provedel, dentro Mandas. Una scelta dolorosa, ma dettata dalla necessità di dare una scossa a una squadra che in quel momento faticava non solo dal punto di vista tecnico, ma anche psicologico.
Oggi, a distanza di dodici mesi, la storia sembra ripetersi. Ancora una volta la Lazio arriva alla sfida di Bergamo dopo un pareggio con il Torino. Ma, questa volta, le sensazioni sono diverse. Maurizio Sarri, a differenza del suo predecessore, ha deciso di confermare la fiducia al suo portiere titolare. L’ex tecnico del Napoli e della Juventus non ha mai amato l’alternanza tra i pali e, anche nei momenti più difficili, ha sempre difeso le sue scelte, puntando sulla continuità come chiave per ritrovare equilibrio.
La gara contro i granata ha offerto luci e ombre: qualche incertezza, ma anche interventi decisivi che hanno evitato guai peggiori. Nelle prime sei giornate di campionato, Provedel ha incassato sette reti, tre delle quali proprio contro il Torino, ma ha anche mantenuto la porta inviolata due volte. Numeri che raccontano una fase difensiva ancora discontinua, ma non cancellano il ruolo centrale del portiere friulano, capace di restare decisivo nei momenti chiave.
La Lazio, dopo un avvio di stagione altalenante, ha bisogno di certezze. E in un contesto in cui Sarri ha spesso cambiato modulo, interpreti e soluzioni tattiche, la figura di Provedel rappresenta un punto fermo. Il portiere è un riferimento tecnico e caratteriale per la difesa: la sua presenza trasmette sicurezza, calma e fiducia, elementi indispensabili per una squadra che fatica a trovare continuità.
Non va dimenticato che un anno fa la sequenza Torino–Bergamo segnò la fine del suo percorso da titolare. Oggi, invece, la stessa sequenza potrebbe rappresentare un nuovo inizio. Provedel arriva a Bergamo da protagonista, con la possibilità di riscrivere la propria storia in biancoceleste.
La sua stagione, fin qui, è stata segnata da alti e bassi, ma anche da prestazioni di grande spessore in momenti delicati. La Lazio, dal canto suo, ha urgente bisogno di stabilità difensiva: i troppi gol subiti hanno già compromesso punti preziosi in classifica. Per questo, la fiducia rinnovata di Sarri non è solo una scelta tecnica, ma anche un messaggio chiaro alla squadra: la solidità parte da dietro.
Bergamo, un anno dopo, torna così a essere un crocevia del destino per il numero uno biancoceleste. Ma stavolta Provedel non ci arriva da spettatore, bensì da leader riconfermato. La sfida contro l’Atalanta sarà il suo esame di maturità, l’occasione per dimostrare che i fantasmi del passato possono essere cancellati con la forza delle prestazioni e della personalità.
Se la Lazio vuole rialzarsi, dovrà farlo partendo da lui.
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Stefan Radu con la fascia da capitano durante una partita all’Olimpico, simbolo di fedeltà alla Lazio.
Quando si parla di fedeltà e appartenenza, pochi nomi nella storia recente della Lazio risuonano forti come quello di Stefan Radu. Il difensore romeno, arrivato a Roma nel gennaio del 2008, ha indossato la maglia biancoceleste per 16 stagioni consecutive, diventando il giocatore con più presenze nella storia della Lazio.
Una carriera straordinaria, fatta di silenzio, sacrificio, costanza e amore incondizionato per i colori biancocelesti.
🇷🇴 Dagli inizi a Bucarest all’approdo nella Capitale
Nato a Bucarest il 22 ottobre 1986, Radu cresce calcisticamente nella Dinamo Bucarest, con cui debutta tra i professionisti nel 2004. Con i “Câinii Roșii” conquista un campionato romeno e due coppe nazionali, mettendosi in mostra come difensore aggressivo ma disciplinato.
Nel gennaio 2008 arriva la chiamata che gli cambia la vita: la S.S. Lazio lo porta a Roma con un prestito oneroso, poi trasformato in riscatto definitivo in estate. Da quel momento inizia un legame indissolubile.
🦅 Gli anni della consacrazione in biancoceleste
Alla Lazio Radu trova subito spazio grazie alla sua duttilità: nasce come centrale difensivo ma nel tempo diventa uno dei migliori terzini sinistri del campionato. Con l’arrivo di allenatori come Reja, Petković, Inzaghi e Sarri, si adatta a ogni sistema di gioco, garantendo sempre affidabilità, disciplina e grinta.
In oltre 400 presenze ufficiali, Radu diventa una vera colonna portante, non solo per rendimento ma anche per carattere e leadership silenziosa. Mai sopra le righe, sempre concentrato sul campo, rappresenta il profilo ideale del “soldato fedele” al servizio della squadra.
🏆 I trionfi con la Lazio
Durante la sua lunga permanenza in biancoceleste, Stefan Radu conquista:
3 Coppe Italia (2008-09, 2012-13, 2018-19)
3 Supercoppe italiane (2009, 2017, 2019)
Insieme a Lulic, Immobile e Lazzari, è uno dei simboli della Lazio moderna. Il suo nome resta scolpito nella storia anche per aver superato Giuseppe Favalli come giocatore con più presenze nella storia del club, un traguardo raggiunto nel 2021.
💬 Un esempio di professionalità
Mai una polemica, mai una parola fuori posto: Radu ha incarnato per anni l’anima dello spogliatoio. Anche quando non partiva titolare, non ha mai fatto mancare il suo sostegno, rappresentando un punto di riferimento per i compagni più giovani.
Per molti tifosi è stato un capitano senza fascia, simbolo di serietà e di rispetto per la maglia.
🏁 Il ritiro e l’addio all’Olimpico
Nel maggio 2023, dopo 16 stagioni, Radu annuncia il suo ritiro dal calcio giocato. La Lazio lo saluta all’Olimpico con un tributo commovente: cori, striscioni e applausi per un uomo che non ha mai tradito i colori biancocelesti.
“Ho dato tutto per questa maglia. La Lazio è casa mia, e per sempre lo sarà.”
Con queste parole, Radu chiude la carriera, ma non il legame con il club: pochi mesi dopo entra a far parte dello staff tecnico biancoceleste, continuando a servire la Lazio, stavolta fuori dal campo.
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“Bilancia della giustizia e logo della Lazio: parlare di acquirenti è lecito solo se la notizia è vera.”
Negli ultimi giorni il dibattito sull’eventuale acquisto della S.S. Lazio da parte di investitori stranieri è tornato ad accendersi. Tra voci, indiscrezioni e dichiarazioni più o meno attendibili, sui social si moltiplicano gli annunci di presunti “acquirenti pronti” o “fondi interessati”, ma pochi ricordano che la legge italiana disciplina in modo chiaro e rigoroso questo tipo di comunicazioni.
Infatti, dichiarare pubblicamente che qualcuno vuole comprare una società quotata in Borsa può costituire reato, se la notizia è falsa o se è idonea ad alterare il valore del titolo sul mercato.
Le regole di legge
Secondo l’articolo 185 del Testo Unico della Finanza (TUF), diffondere notizie false o tendenziose in grado di influenzare il prezzo delle azioni di una società quotata equivale a manipolazione di mercato, un illecito penale sanzionato severamente sia con multe che con la reclusione.
Non è necessario che la manipolazione produca un effetto concreto sul prezzo: basta che la dichiarazione sia “idonea” a provocarlo. Questo significa che anche una semplice voce o dichiarazione pubblica, se considerata potenzialmente capace di muovere il titolo, può configurare un illecito.
Nel caso in cui l’interesse all’acquisto sia reale, la legge impone comunque obblighi di trasparenza e comunicazione. Chi intende superare determinate soglie di partecipazione – come il 3%, 5%, 10% o 30% – deve comunicarlo alla Consob e al mercato, indicando anche gli obiettivi dell’operazione, come previsto dall’articolo 120 TUF. Se viene superata la soglia del 30% del capitale sociale, scatta poi automaticamente l’obbligo di Offerta Pubblica di Acquisto (OPA).
Quando si configura l’illecito
Dichiarare pubblicamente un interesse reale, fondato e verificabile non è un reato. Lo diventa solo quando la comunicazione è falsa, ambigua o strumentale, ossia quando:
si diffondono notizie inventate sull’esistenza di trattative o fondi interessati;
si lancia un messaggio capace di influenzare il prezzo delle azioni, anche solo temporaneamente;
si opera in modo coordinato per speculare sul titolo in Borsa;
si utilizzano informazioni riservate (insider trading) o si omettono verità rilevanti per il mercato.
In tutti questi casi, la condotta può rientrare nei reati di manipolazione del mercato, aggiotaggio, false comunicazioni sociali o abuso di informazioni privilegiate.
Conseguenze e responsabilità
Le sanzioni sono pesanti. Oltre alle pene penali, che possono arrivare fino a sei anni di reclusione, sono previste anche sanzioni amministrative elevate e la sospensione dalle attività di mercato. Le norme mirano a tutelare l’integrità del mercato finanziario, la fiducia degli investitori e la trasparenza delle informazioni su società quotate, come la Lazio.
In sostanza, dichiarare che “qualcuno vuole comprare la Lazio” non è di per sé illegale, ma diventa illecito se la notizia è falsa, manipolata o usata per speculare sul titolo. La differenza, quindi, non sta nell’argomento ma nella veridicità e nelle intenzioni di chi parla.
Informare sì, manipolare no
In un contesto delicato come quello della Lazio, dove il titolo è quotato in Borsa e ogni parola può influenzare l’opinione pubblica e gli investitori, è fondamentale distinguere tra giornalismo e speculazione, tra opinione e manipolazione.
La trasparenza è il pilastro della legalità nei mercati: informare il pubblico con dati veri è un diritto, ma diffondere notizie inventate o ambigue è un rischio che può trasformarsi in reato.
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“Matías Vecino torna ad allenarsi con la Lazio dopo 60 giorni di stop.”
Matías Vecino è pronto a tornare in campo. Dopo due mesi di assenza forzata, il centrocampista uruguaiano si prepara a rientrare tra i convocati di Maurizio Sarri in vista delle prossime sfide di campionato contro Atalanta e Juventus. Un ritorno importante per la Lazio, che sta affrontando un periodo complicato segnato da numerosi infortuni e da una condizione fisica generale non ottimale.
Vecino è rimasto fermo per 60 giorni a causa di una lesione di primo grado su una vecchia cicatrice del flessore. Un infortunio che inizialmente sembrava di lieve entità ma che, con il passare delle settimane, ha richiesto tempi di recupero tripli rispetto alle previsioni. Nonostante il problema fisico fosse ormai risolto, il giocatore aveva preferito non forzare i tempi, non sentendosi pienamente pronto a rientrare in gruppo.
Sarri e la società lo vogliono subito a disposizione
Come riportato da Il Messaggero, sia Maurizio Sarri che la dirigenza biancoceleste pretendono la presenza di Vecino per i prossimi impegni di campionato. L’uruguaiano rappresenta un elemento di equilibrio ed esperienza, qualità indispensabili in una fase in cui la Lazio è costretta a fare i conti con una rosa ridotta e tante assenze.
Il tecnico toscano considera Vecino un giocatore fondamentale nel suo sistema di gioco. Lo aveva già bloccato nell’estate 2023, quando sembrava vicino al trasferimento al Galatasaray: un chiaro segnale di fiducia e stima. Tuttavia, lo stesso quotidiano sottolinea come in estate Sarri avrebbe potuto prendere scelte diverse: senza le restrizioni imposte dal mercato, il “Comandante” avrebbe probabilmente puntato su un profilo più giovane, evitando anche il rinnovo di contratto del centrocampista.
Esperienza e leadership per la Lazio
Al di là delle valutazioni tecniche, l’esperienza di Vecino resta una risorsa preziosa per lo spogliatoio biancoceleste. Il giocatore uruguaiano, 33 anni, ha disputato oltre 100 partite in Serie A e vanta una carriera di alto livello tra Fiorentina, Inter e Lazio. La sua presenza può dare solidità a un reparto in difficoltà, soprattutto in vista delle due sfide cruciali contro Atalanta e Juventus, partite che potrebbero segnare la svolta della stagione.
Dopo diverse settimane di lavoro personalizzato, Vecino è finalmente tornato ad allenarsi in gruppo con i compagni a Formello, segnale positivo che lascia presagire il suo imminente ritorno in campo.
La Lazio ha bisogno del contributo di tutti per rialzare la testa, e il rientro del centrocampista sudamericano rappresenta una buona notizia per Sarri e per l’ambiente biancoceleste. Ora la palla passa al campo: sarà proprio contro l’Atalanta che si capirà se Vecino è davvero pronto a riprendersi il suo posto nel cuore del centrocampo.
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Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le voci e le indiscrezioni riguardanti una possibile cessione della S.S. Lazio da parte del presidente Claudio Lotito. Tra social network, forum e canali dedicati al mondo biancoceleste, non passa settimana senza che emerga un nuovo “indizio” o una “soffiata” su trattative imminenti, presunti fondi stranieri interessati o date chiave che dovrebbero segnare la svolta.
Tuttavia, dietro l’entusiasmo e la speranza dei tifosi, si nasconde una realtà più complessa e meno spettacolare. La società capitolina sta attraversando un periodo di evidente difficoltà economica, confermato dagli ultimi bilanci e dai segnali provenienti dal mercato. Dopo anni di equilibrio finanziario e di gestione oculata, la Lazio si trova ora a dover fronteggiare ricavi in calo e spese stabili, una combinazione che rischia di ridimensionare le ambizioni sportive del club.
Una situazione economica delicata
L’ultimo bilancio ha mostrato in maniera chiara la fatica della società nel mantenere la competitività ad alti livelli. Secondo le analisi più attente, a gennaio potrebbero rendersi necessarie alcune cessioni non per finanziare acquisti di spessore, ma semplicemente per riequilibrare i conti. Un segnale che evidenzia come la gestione Lotito, un tempo elogiata per la solidità contabile, stia oggi incontrando limiti oggettivi.
In questo contesto, molti osservatori ritengono che la Lazio stia vivendo una fase di ridimensionamento strutturale, aggravata dall’assenza delle competizioni europee. La mancata qualificazione a fine stagione, inoltre, rischierebbe di peggiorare ulteriormente il quadro finanziario.
Le voci sulla cessione
Parallelamente alla crisi economica, si è fatta sempre più insistente la voce di una possibile cessione del club a un fondo estero, con alcuni addetti ai lavori che indicano “dicembre” o “gennaio” come mesi decisivi. Tuttavia, in assenza di conferme ufficiali, queste notizie appaiono come semplici speculazioni.
Secondo alcune fonti vicine all’ambiente biancoceleste, gran parte di queste dichiarazioni servirebbero più a generare traffico e interesse mediatico che a informare realmente i tifosi. “O si sa qualcosa di concreto, o si tace”, sostengono molti analisti. Diffondere teaser o annunci vaghi – come “attenzione ai prossimi mesi” – finisce solo per illudere i sostenitori che, in un momento di difficoltà, sognano l’arrivo di un nuovo proprietario ricco e ambizioso.
Il sogno del tifoso e la realtà di Lotito
È innegabile che una larga parte della tifoseria auspichi un passaggio di consegne. Dopo oltre vent’anni di gestione Lotito, i risultati sportivi altalenanti e la stagnazione economica hanno alimentato il desiderio di cambiamento. Tuttavia, non è detto che il presidente sia intenzionato a vendere. Lotito, noto per la sua determinazione e la fiducia nei propri mezzi, potrebbe decidere di proseguire sulla stessa linea, convinto di poter rilanciare la squadra anche senza un’iniezione di capitali esterni.
Resta dunque un bivio: da un lato, la possibilità di una cessione che riaccenderebbe le speranze dei tifosi; dall’altro, la prosecuzione di un modello gestionale sempre più in affanno.
Un appello alla responsabilità
In questo scenario, l’appello che molti rivolgono all’ambiente biancoceleste è uno solo: prudenza e realismo. Credere a ogni voce o a ogni indiscrezione senza riscontri concreti rischia di alimentare false speranze e ulteriori divisioni all’interno della tifoseria. La situazione economica della Lazio è seria, ma non disperata. Serve chiarezza, non sensazionalismo.
Per il futuro, molto dipenderà dai risultati sportivi e dalla capacità della società di rilanciare le proprie entrate, sia sul piano commerciale che in campo. Ma una cosa appare certa: le voci prive di fondamento non aiutano, anzi, indeboliscono ulteriormente un ambiente già fragile.
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L’Inter comunica le modalità di acquisto dei tagliandi per i tifosi biancocelesti per la sfida del 9 novembre a San Siro. Settore Ospiti (Terzo Anello Blu) a 10 euro, vendita online e nei punti Vivaticket.
MILANO – L’attesissima sfida tra Inter e Lazio si avvicina, e i tifosi biancocelesti possono iniziare a organizzare la trasferta a San Siro. L’Inter ha diramato il comunicato ufficiale per l’acquisto dei biglietti del settore ospiti per la gara di Serie A Enilive Inter-Lazio, in programma domenica 9 novembre alle ore 20:45 presso lo stadio Giuseppe Meazza di Milano.
L’Inter informa i tifosi biancocelesti che dalle ore 12:00 di lunedì 13 ottobre, saranno messi in vendita i biglietti per la gara di Serie A Enilive Inter-Lazio di domenica 9 novembre delle ore 20:45, presso lo stadio Giuseppe Meazza di Milano.
Modalità e informazioni per vendita
Capienza del Settore Ospiti: Terzo Anello Blu, 4.361 posti.
Chiusura delle vendite: alle ore 19:00 di sabato 8 novembre.
Limitazioni:
Nessuna limitazione specifica per l’acquisto del settore ospiti.
Parcheggio Settore Ospiti e Consigli per l’Accesso allo Stadio
Per garantire un’esperienza fluida ai tifosi in trasferta, l’Inter ha fornito indicazioni precise per il parcheggio e l’accesso allo stadio.
Parcheggio settore ospiti: Per accedere al parcheggio del settore ospiti, è necessario procedere in anticipo all’acquisto tramitequesto link fornito dall'Inter.
Accesso allo stadio: Si consiglia, anche se a piedi, di passare dal parcheggio ospiti (via Federico Tesio vicino Via Harar) e di non andare direttamente all’ingresso 10 dedicato, perché le attività di controllo e filtraggio verranno svolte direttamente lì.
Ulteriori Informazioni Utili
Per una trasferta senza intoppi, i tifosi sono invitati a consultare anche le seguenti sezioni (solitamente disponibili sul sito del club):
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La S.S. Lazio interviene con decisione per smentire le indiscrezioni circolate nelle ultime ore riguardo a presunte trattative con fondi stranieri, in particolare qatarioti, per l’acquisizione di quote del club. Attraverso un comunicato ufficiale pubblicato sul proprio sito, la società biancoceleste ha definito “totalmente false e prive di ogni fondamento” le notizie apparse su alcuni canali social e testate online.
“Tali informazioni – si legge nella nota – sono costruite con l’unico intento di destabilizzare la Società, la tifoseria e il titolo quotato in Borsa”.
Una presa di posizione netta che mira a tutelare non solo l’immagine della Lazio ma anche la stabilità del titolo borsistico, tema particolarmente sensibile per un club quotato. La società, infatti, ha voluto chiarire che non è mai pervenuta alcuna offerta, manifestazione di interesse o proposta, né formale né informale, da parte di fondi qatarioti o di qualsiasi altro soggetto, né in Italia né all’estero.
Segnalazioni a Consob e Borsa Italiana
Nel comunicato, la Lazio annuncia di aver avviato segnalazioni alle autorità competenti, tra cui la CONSOB e Borsa Italiana, oltre che alla magistratura, per individuare la fonte e la responsabilità della diffusione di tali notizie. Secondo la società, la diffusione di indiscrezioni false potrebbe rappresentare una condotta potenzialmente lesiva della trasparenza dei mercati finanziari e della reputazione del club.
“La S.S. Lazio e il suo azionista di maggioranza diffidano chiunque dal diffondere, rilanciare o avallare notizie inventate”, si legge ancora nel comunicato.
Un messaggio di continuità e solidità
Il club biancoceleste ribadisce inoltre la propria stabilità economica e progettuale, sottolineando che non vi è alcuna necessità di ristrutturazione o di interventi straordinari. Anzi, la Lazio conferma di voler proseguire il proprio percorso di crescita e sviluppo “con serietà, solidità e trasparenza”, nel rispetto delle normative vigenti e degli azionisti.
Il messaggio finale è chiaro: la Lazio non è oggetto di trattative né di interessamenti esterni, ma resta concentrata sugli obiettivi sportivi e societari, guardando al futuro con visione e determinazione.
Contesto: voci e speculazioni
Le voci di una possibile cessione parziale o totale del club erano circolate negli ultimi giorni, alimentate da indiscrezioni su presunti fondi esteri interessati alla società capitolina. Il comunicato della Lazio arriva dunque come una risposta diretta e ufficiale per mettere fine alle speculazioni e ribadire la posizione del presidente Claudio Lotito, che più volte in passato aveva dichiarato di non voler cedere il controllo del club.
Con questa nota, la Lazio ribadisce la sua linea di indipendenza gestionale e la volontà di difendere la propria immagine da campagne destabilizzanti, puntando sulla solidità economica e su un percorso di continuità che guarda con fiducia alle sfide future, in campo e fuori.
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Il 19 ottobre al Gewiss Stadium va in scena una sfida affascinante tra due filosofie di gioco ben definite. Juric contro Sarri: pressing, intensità e ambizioni europee. Ecco tutto quello che c’è da sapere sul match.
BERGAMO – La Serie A 2025/26 propone un confronto da non perdere: Atalanta-Lazio. Due squadre che, pur con rivoluzioni e innesti importanti, hanno saputo mantenere la loro identità grazie alla guida di tecnici che amano un calcio propositivo e aggressivo. Il Gewiss Stadium di Bergamo si prepara a ospitare una sfida che promette scintille e che potrebbe rivelarsi già decisiva per le ambizioni stagionali di entrambe le formazioni.
Data, Orario, Stadio e Dove Vedere Atalanta-Lazio in TV e Streaming
Ecco tutte le informazioni logistiche per non perdersi il match:
DATA: 19 ottobre 2025
ORARIO: 18:00
STADIO: Gewiss Stadium, Bergamo
DIRETTA TV E STREAMING: DAZN e Sky Sport
Il match Atalanta-Lazio sarà visibile in diretta su DAZN, la piattaforma che trasmette tutte le partite della Serie A, sia in streaming che su smart TV compatibili. La gara sarà disponibile anche sui canali di Sky Sport e sul servizio streaming NOW, che ogni giornata trasmettono tre incontri in co-esclusiva. Per i tifosi sarà quindi possibile scegliere la modalità di visione più adatta, sul proprio dispositivo preferito.
Nella scorsa stagione la Lazio è riuscita a espugnare il Gewiss Stadium con un successo di misura, firmato da Isaksen nella ripresa. Una partita equilibrata, rimasta bloccata per oltre mezz’ora, che si è sbloccata grazie al guizzo dell’attaccante biancoceleste. L’Atalanta, reduce da un periodo complicato, non riuscì a reagire e incassò la terza sconfitta consecutiva. Quel precedente resta ancora vivo e rende il nuovo confronto ancora più interessante.
Dove Vedere le Partite dell’Atalanta e della Lazio
I tifosi della Dea e i sostenitori biancocelesti possono contare su DAZN per tutte le partite di campionato. Sky e NOW, con i loro tre incontri a giornata, offrono un’ulteriore possibilità di seguire Atalanta e Lazio in alcune sfide chiave, comprese quelle contro le big della Serie A.
Probabili Formazioni di Atalanta e Lazio
Le probabili scelte dei due allenatori riflettono le rispettive filosofie tattiche e le condizioni attuali delle rose:
ATALANTA (3-4-2-1)
Portiere: Carnesecchi
Difensori: Scalvini, Hien, Djimsiti
Centrocampisti: Zalewski, De Roon, Pasalic, Bellanova
Il confronto tra Juric e Sarri promette scintille: entrambi amano pressing, aggressività e moduli propositivi.
Ivan Juric, l’erede di Gasperini: Juric è considerato il vero erede di Gian Piero Gasperini. La sua carriera lo ha visto prima come giocatore e poi come collaboratore del tecnico piemontese, con cui ha condiviso esperienze. La sua filosofia è una versione “old school” del gasperinismo: pressing uomo su uomo a tutto campo, difesa a tre, aggressione alta e corsa incessante. Rispetto al maestro, Juric porta all’estremo alcune idee tattiche, soprattutto nella fase difensiva. Tuttavia, i suoi numeri offensivi non hanno mai raggiunto quelli dell’Atalanta di Gasperini. Ora, con una squadra già abituata a quel tipo di calcio, l’allenatore croato avrà l’occasione per misurarsi a un livello superiore.
Le soluzioni offensive delle due squadre: Juric alterna il 3-4-2-1 e il 3-4-1-2, moduli che consentono grande flessibilità. Scamacca sarà il riferimento centrale, con Maldini e De Ketelaere pronti a supportarlo tra le linee. La variabile tattica potrebbe essere l’utilizzo del doppio centravanti, ipotesi già sperimentata dal tecnico con altre squadre. Sarri, invece, resta fedele al suo 4-3-3 fatto di possesso palla e verticalizzazioni rapide. Con Castellanos al centro e Zaccagni a sinistra, la Lazio proverà a sfruttare le catene esterne e l’inserimento dei centrocampisti per sorprendere la difesa bergamasca.
Il Calendario Completo di Atalanta e Lazio
Il calendario dell’Atalanta
6ª giornata: Atalanta-Como
7ª giornata: Atalanta-Lazio
8ª giornata: Cremonese-Atalanta
9ª giornata: Atalanta-Milan
10ª giornata: Udinese-Atalanta
11ª giornata: Atalanta-Sassuolo
12ª giornata: Napoli-Atalanta
13ª giornata: Atalanta-Fiorentina
14ª giornata: Verona-Atalanta
15ª giornata: Atalanta-Cagliari
16ª giornata: Genoa-Atalanta
17ª giornata: Atalanta-Inter
18ª giornata: Atalanta-Roma
19ª giornata: Bologna-Atalanta
20ª giornata: Atalanta-Torino
21ª giornata: Pisa-Atalanta
22ª giornata: Atalanta-Parma
23ª giornata: Como-Atalanta
24ª giornata: Atalanta-Cremonese
25ª giornata: Lazio-Atalanta
26ª giornata: Atalanta-Napoli
27ª giornata: Sassuolo-Atalanta
28ª giornata: Atalanta-Udinese
29ª giornata: Inter-Atalanta
30ª giornata: Atalanta-Verona
31ª giornata: Lecce-Atalanta
32ª giornata: Atalanta-Juventus
33ª giornata: Roma-Atalanta
34ª giornata: Cagliari-Atalanta
35ª giornata: Atalanta-Genoa
36ª giornata: Milan-Atalanta
37ª giornata: Atalanta-Bologna
38ª giornata: Fiorentina-Atalanta
Il calendario della Lazio
7ª giornata: Atalanta-Lazio
8ª giornata: Lazio-Juventus
9ª giornata: Pisa-Lazio
10ª giornata: Lazio-Cagliari
11ª giornata: Inter-Lazio
12ª giornata: Lazio-Lecce
13ª giornata: Milan-Lazio
14ª giornata: Lazio-Bologna
15ª giornata: Parma-Lazio
16ª giornata: Lazio-Cremonese
17ª giornata: Udinese-Lazio
18ª giornata: Lazio-Napoli
19ª giornata: Lazio-Fiorentina
20ª giornata: Verona-Lazio
21ª giornata: Lazio-Como
22ª giornata: Lecce-Lazio
23ª giornata: Lazio-Genoa
24ª giornata: Juventus-Lazio
25ª giornata: Lazio-Atalanta
26ª giornata: Cagliari-Lazio
27ª giornata: Torino-Lazio
28ª giornata: Lazio-Sassuolo
29ª giornata: Lazio-Milan
30ª giornata: Bologna-Lazio
31ª giornata: Lazio-Parma
32ª giornata: Fiorentina-Lazio
33ª giornata: Napoli-Lazio
34ª giornata: Lazio-Udinese
35ª giornata: Cremonese-Lazio
36ª giornata: Lazio-Inter
37ª giornata: Roma-Lazio
38ª giornata: Lazio-Pisa
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