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La Rinascita di Toma Basic: Adesso la Lazio Valuta il Rinnovo a Saldo Zero

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Toma Basic esulta con enfasi dopo aver segnato un gol con la maglia della Lazio, simbolo della sua ritrovata titolarità.

Una delle storie più inaspettate e positive dell’inizio stagione biancoceleste è la rinascita di Toma Basic. Lasciato fuori rosa in estate e dato per partente, il centrocampista croato si è trasformato da esubero a titolare fisso nel centrocampo di Maurizio Sarri, grazie alle numerose defezioni che hanno colpito il reparto. La sua inaspettata risalita ora mette la Lazio di fronte a una decisione cruciale: il rinnovo del contratto.

📈 Da Escluso a Pilastro: L’Impatto di Basic in Mezzana

Dopo aver trascorso due anni ai margini della squadra e con la valigia in mano, Basic ha saputo sfruttare al massimo l’opportunità di rientrare in organico, offrendo prestazioni di alto livello. Spesso è risultato tra i migliori in campo nelle gare disputate e ha regalato a Sarri momenti decisivi.

L’apice della sua golden second chance è arrivato con il gol vittoria segnato nel match casalingo contro la Juventus, un momento che ha suggellato la sua importanza nel gruppo.

Nonostante il rientro di altre pedine in mediana, Sarri ha continuato a puntare sul croato, un chiaro segnale di quanto la sua affidabilità e la sua forma fisica siano diventate preziose per l’equilibrio della squadra.

✍️ Contratto in Scadenza: La Proposta di Rinnovo “Creativa”

Il contratto di Toma Basic scade a giugno e, come rivela Il Messaggero, il suo futuro è stato discusso anche nel recente vertice di mercato tra Sarri, Fabiani e Lotito.

Viste le strette economiche e il probabile mercato di gennaio a saldo zero, l’unica soluzione a disposizione della Lazio per prolungare gli accordi dei giocatori in scadenza è tentare una manovra finanziaria: confermare o abbassare l’ingaggio annuale, spalmandolo però su più anni.

Secondo Il Messaggero, la società proverà a fare così con Basic, cercando un accordo che, fino a qualche mese fa, sembrava impossibile.

Il tentativo di rinnovo è la prova che la Lazio riconosce il valore ritrovato di Basic e cerca di monetizzare la sua rinascita, garantendosi un’opzione preziosa per il futuro a costi contenuti. Ora la palla passa al croato e al suo entourage per trovare l’intesa.



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Lazio, caso Pulici: una deriva intollerabile

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Gabriele e Felice Pulici

🎙️ Il Caso Pulici: Quando la Critica Diventa “Proibita”

Un episodio grave, anzi gravissimo, scuote il mondo Lazio: secondo quanto dichiarato pubblicamente da Gabriele Pulici, la società biancoceleste lo avrebbe contattato chiedendogli di smettere di criticare la Lazio su X (ex Twitter).
Una vicenda che, se confermata, racconta una fragilità e una chiusura culturale del club che vanno ben oltre il semplice confronto di idee.

Per chi non lo conoscesse, Gabriele è il figlio di Felice Pulici, storico portiere dello scudetto del 1974, un simbolo del lazialismo autentico, un uomo straordinario che ha lasciato un’impronta indelebile non solo sul campo ma anche nella vita del club. Dopo la sua scomparsa, Gabriele ha raccolto idealmente il suo testimone, portando avanti con passione e rispetto il suo legame con la Lazio.

Eppure, è proprio lui ad essere finito nel mirino della società.
Non per insulti, non per diffamazioni, non per attacchi personali, ma per critiche legittime, educate, argomentate, rivolte alla gestione del club. Critiche che qualsiasi tifoso ha il diritto – e talvolta il dovere – di esprimere.

Il punto è proprio questo: Gabriele Pulici non ha nulla contro Lotito uomo, ma contro Lotito presidente, contro scelte che ritiene sbagliate e che, dati alla mano, stanno condizionando il presente e il futuro della Lazio.
Il mercato bloccato, la questione rinnovi, la gestione Rovella, il caso Falconiere, l’assenza di uno sponsor stabile, lo stallo infinito del progetto Flaminio, gli errori comunicativi, gli atteggiamenti aggressivi verso tifosi e giornalisti: la lista è lunga e documentata.

Ignorare questi problemi è impossibile. Ma discuterne, evidentemente, è proibito.

La cosa più sorprendente — e preoccupante — è che una società professionistica si permetta di telefonare a un tifoso, peraltro noto e stimato, chiedendogli di smettere di esprimere opinioni.
Quale altro club lo farebbe?
Il Milan ha forse chiamato i tanti influencer rossoneri che criticano le scelte societarie?
La Juventus ha forse intimato il silenzio agli youtuber che da anni denunciano i disastri post-Scudetti?
Ovviamente no.

Perché nel calcio moderno la critica è parte del dibattito, non un attacco personale.

Il problema della Lazio non è la critica: è l’incapacità di accettarla.
Da anni Lotito e i suoi collaboratori reagiscono male alle domande scomode: dalle risposte piccate di Fabiani ai silenzi imbarazzati della società davanti alle evidenze.
Episodi come “sono io il direttore sportivo, non tu” restano scolpiti nella memoria proprio perché mostrano una sensibilità istituzionale completamente fuori luogo.

Non esiste dialogo.
Non esiste trasparenza.
Non esiste autocritica.

Ed è questo, più di tutto, a rendere il caso Pulici emblematico: invece di ascoltare, la società preferisce zittire.

In un club che dovrebbe incarnare uno stile, un’identità, una storia morale più che centenaria, questo atteggiamento è una caduta di stile enorme.
La Lazio non è un’azienda privata qualunque: è un patrimonio sportivo e culturale.
E i tifosi non sono clienti: sono parte essenziale della sua esistenza.

Gabriele Pulici non è un nemico della Lazio.
Anzi: rappresenta un pezzo di memoria, di tradizione, di autenticità che andrebbe valorizzato, non intimidito.
Il fatto che si provi a silenziare proprio lui è il segnale più inquietante della deriva comunicativa e gestionale che il club sta vivendo.

La domanda finale, allora, è inevitabile:
Come si può difendere un presidente che ha paura della critica, del confronto e del dialogo?



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Lazio, caos infortuni: il caso Rovella è la goccia finale

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Tempi recupero Rovella: il centrocampista della Lazio affronta la riabilitazione dopo l'intervento.

La gestione dell’infortunio di Nicolò Rovella è soltanto l’ultimo capitolo di un problema che, in casa Lazio, ormai non può più essere ignorato. Il centrocampista tornerà ad operarsi e starà fuori almeno altri due mesi, con il rientro fissato – realisticamente – al 2026. Una tempistica che conferma quanto le criticità nello staff medico biancoceleste non siano casuali, ma strutturali.

Prima della sosta per le Nazionali molti quotidiani avevano parlato di una Lazio pronta a ritrovare diversi giocatori ai box. Una sorta di “mini-rinascita” per Maurizio Sarri, costretto a lavorare con una rosa corta e continuamente decimata. La realtà, però, al rientro dalle Nazionali è stata ben diversa: la lista dei recuperi è molto più corta del previsto.

Rovella, indicato come uno dei possibili rientri per Lazio–Lecce, è invece fermo ai box per altri due mesi, complice una diagnosi iniziale che si è rivelata sbagliata e un percorso di cura che non ha dato i frutti sperati. Taty Castellanos, che doveva essere disponibile proprio per la gara di domenica, non ha ricevuto l’ok definitivo e salterà anche il prossimo impegno. Cancellieri? Out per almeno altre due settimane. Dei tre che dovevano tornare, solo Nuno Tavares è realmente rientrato.

Il problema è ricorrente: alla Lazio si sa quando un giocatore si fa male, ma non quando rientra. I tempi di recupero vengono costantemente smentiti dai fatti. Due settimane diventano un mese. Un mese diventa due. E, nel caso di Rovella, un infortunio gestibile con una terapia conservativa si è trasformato in un intervento chirurgico inevitabile.

Un’anomalia inaccettabile per una squadra con ambizioni europee e con una rosa già di per sé ridotta. L’esempio è lampante: con Rovella ko e Belahyane non considerato da Sarri come play, resta solo Danilo Cataldi a presidiare un ruolo cruciale. Basta un raffreddore per entrare in piena emergenza. Lo stesso discorso vale per l’attacco: l’assenza prolungata di Castellanos pesa enormemente, perché Dia non ha convinto nel suo periodo da titolare.

Ma il problema non è nuovo. Lo scorso anno fu il caso Nuno Tavares: rientro previsto in una settimana, ma lo stop durò oltre un mese. Troppi episodi, troppa costanza negli errori per poter parlare di coincidenze. Nel calcio moderno, con calendari congestionati e un numero di partite in costante crescita, il reparto medico è diventato un fattore strategico. Le squadre che recuperano prima e meglio i propri giocatori hanno un vantaggio competitivo enorme. La Lazio, invece, sembra procedere nella direzione opposta.

🛑 Sarri Paga un Fattore Non Tecnico

Maurizio Sarri lo aveva già fatto capire: il caso Dele-Bashiru, con i risultati dei test arrivati in ritardo di due giorni, è stato un campanello d’allarme pesante. Non sapere in tempo reale se un calciatore è disponibile o meno compromette ogni tipo di pianificazione tecnica.

La domanda, dunque, sorge spontanea: come è possibile che una società che punta al vertice della Serie A non abbia uno staff sanitario all’altezza?
Una società ben organizzata avrebbe già convocato una riunione per analizzare il problema e adottare contromisure. Purtroppo, la storia recente ci dice che difficilmente accadrà.

E Sarri, inevitabilmente, paga le conseguenze di una gestione medica insufficiente: si ritrova senza turnover, con una rosa corta e con titolari che spariscono per mesi.

La Lazio vuole davvero competere per l’Europa? Allora deve iniziare ad affrontare questa emergenza come un problema strutturale, non come una serie di sfortunate coincidenze.

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Guendouzi, il Newcastle torna forte: la Lazio valuta il futuro del francese

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Mattéo Guendouzi con espressione arrabbiata mentre riceve il premio di migliore in campo ai microfoni di DAZN.

l nome di Mattéo Guendouzi torna a scaldare il mercato internazionale. Il centrocampista della Lazio è infatti finito nuovamente nel mirino del Newcastle United, club che sta pianificando un intervento deciso sulla propria mediana per la seconda parte di stagione. I bianconeri d’Inghilterra cercano rinforzi da affiancare a Sandro Tonali – ancora alle prese con le ultime fasi della squalifica – e a Bruno Guimarães, punto fermo del progetto di Eddie Howe. Guendouzi, per caratteristiche tecniche e fisiche, è considerato uno dei profili più adatti per alzare il livello della rosa.

Secondo quanto riportato nelle ultime ore da fonti inglesi, il Newcastle avrebbe riallacciato i contatti con l’entourage del francese per capire margini e condizioni dell’operazione. L’interesse non è nuovo, ma questa volta dalle parti di St James’ Park sembrano intenzionati a fare sul serio. La Premier League rappresenta da tempo un campionato molto gradito al giocatore, che già in passato aveva valutato alcune proposte provenienti dall’Inghilterra.

A rendere il quadro ancora più movimentato c’è l’inserimento del Sunderland. I Black Cats, protagonisti di un ambizioso progetto tecnico e societario, sarebbero pronti a sfidare i cugini del Newcastle in un derby di mercato che potrebbe diventare uno dei temi caldi della sessione invernale. La richiesta della Lazio parte da una base molto chiara: per meno di 25-30 milioni di euro il club biancoceleste non intende nemmeno sedersi al tavolo.

Il punto è che la posizione del giocatore si è fatta più sfumata dopo alcune dichiarazioni arrivate nelle ultime settimane. Guendouzi ha parlato del suo futuro con toni meno categorici rispetto al passato, lasciando intravedere la possibilità di valutare nuove esperienze se dovesse arrivare un progetto convincente. Nulla di definitivo, certo, ma elementi sufficienti a far drizzare le antenne ai club inglesi.

Dal lato Lazio, la sensazione è duplice. Da una parte Guendouzi rappresenta uno dei profili più completi della rosa: dinamismo, aggressività, capacità di cucire gioco e inserimenti lo rendono un tassello prezioso per Sarri. Dall’altra parte, la società non ha mai nascosto la necessità di generare liquidità per rinforzare altri reparti, in particolare l’attacco e le corsie esterne. Una cessione importante, se accompagnata da un investimento mirato, potrebbe portare benefici non solo economici ma anche tecnici.

Molto dipenderà dalla volontà del giocatore. Guendouzi è un professionista esemplare, apprezzatissimo nello spogliatoio, e non forzerà mai un addio. Allo stesso tempo, la Premier League esercita un fascino irresistibile e la possibilità di diventare un punto di riferimento in un progetto internazionale potrebbe pesare nelle sue valutazioni.

La Lazio si prepara quindi a settimane calde. Newcastle e Sunderland osservano, valutano, preparano le mosse. Lotito aspetta l’offerta giusta, Sarri spera di non perdere uno dei centrocampisti più affidabili della rosa. E i tifosi, come sempre, guardano con attenzione e un pizzico di preoccupazione ai movimenti di mercato.



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Lazio, emergenza totale: Dia vola in Coppa d’Africa, Castellanos ko

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Taty Castellanos e le compagne della Lazio durante l’allenamento a Formello, simbolo di un 2025 complicato tra infortuni e caos societario.
Taty Castellanos e le compagne della Lazio durante l’allenamento a Formello, simbolo di un 2025 complicato tra infortuni e caos societario.

La Lazio entra nella fase più delicata della stagione con una serie di problemi che complicano pesantemente le rotazioni di Maurizio Sarri. Boulaye Dia partirà per la Coppa d’Africa, Castellanos non rientrerà prima del 7 dicembre e Rovella finisce sotto i ferri. Nel mezzo, la situazione di Dele-Bashiru resta in sospeso. Una tempesta perfetta che arriva proprio nel periodo decisivo prima del derby di ritorno.

Dia verso la Coppa d’Africa: sarà disponibile solo fino al Milan

Boulaye Dia non è ancora al meglio. Gli acciacchi fisici continuano a limitarlo e, secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, dal 1° dicembre partirà con il Senegal per la Coppa d’Africa.
Sarà disponibile per le sfide con Lecce e Milan, poi lascerà un buco profondo nella rosa biancoceleste.

Una perdita pesantissima per Sarri, che già fatica a trovare soluzioni offensive stabili.

Castellanos ancora infortunato: rientro solo con il Bologna

La situazione si complica perché Taty Castellanos non ha ancora recuperato dai problemi muscolari che lo tormentano da settimane. Il suo rientro è previsto solo per il 7 dicembre, nella gara contro il Bologna.

Nel frattempo, Sarri resta praticamente senza centravanti:

  • Noslin è l’unico attaccante centrale realmente utilizzabile;
  • Pedro va gestito con prudenza per evitare ricadute.

Calendario e classifica rendono questo scenario ancora più critico: si rischia di perdere terreno proprio ora che i biancocelesti avrebbero bisogno di continuità e punti per risalire.

Centro campo in sofferenza: Dele-Bashiru ancora fuori dalla lista

Nemmeno la mediana offre buone notizie.
Il rientro di Fisayo Dele-Bashiru resta congelato: il nigeriano si allena con la squadra ma non ha ancora convinto Sarri sul piano fisico e mentale. Il tecnico vuole garanzie prima di reinserirlo in maniera stabile.

La sua esclusione, in un reparto falcidiato dagli infortuni, pesa eccome.

Rovella operato: stop fino a gennaio inoltrato

La giornata porta anche l’ennesima tegola: Nicolò Rovella è stato operato oggi a Roma, dopo che le terapie conservative non hanno avuto l’effetto sperato.
Il centrocampista non sarà disponibile fino a gennaio avanzato, complicando ulteriormente la gestione del possesso e della costruzione del gioco—zone in cui l’ex Monza era diventato un riferimento.

Una Lazio in piena emergenza: tra assenze, dubbi e calendario complicato

Quella che attende Sarri è forse la settimana più difficile della stagione:

  • Dia partirà con il Senegal;
  • Castellanos tornerà solo a dicembre inoltrato;
  • Dele-Bashiru non offre garanzie;
  • Rovella resterà fuori per mesi;
  • Pedro e Noslin devono reggere il peso dell’attacco quasi da soli.

Il tutto in un momento chiave del campionato, con il derby di ritorno alle porte e la necessità di rosicchiare punti per restare agganciati alla zona europea.



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🦅 Nuova Aquila Lazio presentata: il tempismo di Lotito infiamma lo sciopero del tifo

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Una maestosa aquila in volo sopra lo Stadio Olimpico, che simboleggia l'opportunità mancata e l'amara delusione della falconiera.

La Lazio ha la sua nuova aquila, e la notizia ha inevitabilmente generato entusiasmo tra i tifosi. Dopo la vicenda legata all’ex falconiere Bernabé e la conseguente privazione dell’identità del simbolo, l’acquisizione di una nuova aquila reale americana, con una chiara somiglianza alla storica Olympia, rafforza il sentimento di appartenenza. Ma il tempismo scelto dal Presidente Lotito per la presentazione ufficiale non è passato inosservato, creando un forte dibattito editoriale.

🤩 Nuova Olympia: Colori Simili e Contest per il Nome

Il nuovo rapace ricorda l’originale: presenta gli stessi colori nel piumaggio, sfumature sul dorso, la testa bianca e il becco color oro. L’esemplare, che avrebbe 9 anni, è stato scelto personalmente dal Presidente Lotito, il quale si è avvalso della collaborazione di un suo conoscente come nuovo falconiere e di un’altra falconiera.

Per sancire il battesimo ufficiale, la Lazio farà partecipare i tifosi. Come per la sua illustre predecessora, il club aprirà un contest sui propri canali social e WhatsApp per scegliere il nome:

  • Olympia
  • Flaminia
  • Vittoria

🚨 Presentazione a Orologeria: Il Giorno dello Sciopero

La nuova aquila sarà presentata al pubblico prima del fischio d’inizio di Lazio-Lecce in programma domenica. Una tempistica che, secondo molti, non è casuale.

La scelta di svelare il simbolo dell’identità laziale proprio in quel momento assume un peso specifico enorme, dato che la gara contro il Lecce sarà pesantemente segnata dallo sciopero del tifo organizzato.

[Dove vedere Lazio-Lecce in TV e streaming]

Le frange più calde, tra cui Curva Nord, Tevere e Curva Maestrelli, hanno infatti annunciato la diserzione totale dalla partita per protestare contro la gestione societaria e, in particolare, contro l’ultima spiacevole vicenda legata alla memoria di Vincenzo Paparelli, dove al nipote non è stato concesso di partecipare al ricordo ufficiale, scatenando la rabbia popolare.

L’apparizione della nuova aquila in un Olimpico parzialmente vuoto rischia di apparire come una mossa disperata per placare la contestazione o, peggio, un tentativo di distogliere l’attenzione dai motivi della protesta.

🗓️ Non Pronta per Volare: Il Vero Debutto Slitta

Nonostante la presentazione imminente, la nuova aquila non è ancora pronta per il volo inaugurale. Sono previste prove tecniche all’Olimpico già nei prossimi giorni, ma l’esordio ufficiale in volo è destinato a slittare.

Secondo Il Messaggero, il primo volo in occasione di un match è più probabile che avvenga contro il Bologna o Cremonese (20 dicembre), a meno che la società non decida di riservare il “regalo” per l’inizio del 2026, magari contro il Napoli (4 gennaio) o la Fiorentina (7 gennaio), in occasione del 126° compleanno del club.


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Champions 2027, nuovi scenari: disparità e riforme in arrivo?

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Delegati della European Football Clubs riuniti in assemblea a Roma
Delegati della European Football Clubs riuniti in assemblea a Roma

A un mese dall’assemblea generale della European Football Clubs (EFC) tenutasi a Roma l’8 e 9 ottobre, iniziano a emergere con chiarezza i temi più delicati affrontati lontano dai comunicati ufficiali.
Se davanti ai microfoni si è parlato quasi esclusivamente della nuova strategia per i diritti TV UEFA dal 2027, dietro le quinte il clima è stato molto più agitato, con confronti serrati tra le principali leghe europee e i club di seconda fascia.

La nuova EFC – erede della storica ECA, ora allargata a oltre 800 club europei – si trova infatti di fronte a un bivio epocale: la crescita dei ricavi UEFA rischia di creare un solco economico ancora più profondo tra chi disputa le coppe e chi resta fuori.


Il nodo diritti TV: UEFA punta a 6 miliardi, ma a chi andranno?

UC3, la joint venture tra UEFA ed EFC, ha ufficializzato il piano media per le coppe europee: obiettivo, portare i ricavi dagli attuali 4,4 miliardi a 6 miliardi annui dal 2027.
Un aumento enorme che attirerà i colossi globali dello streaming, ma che mette in allarme le leghe nazionali.

Il presidente della Lega Serie A Ezio Simonelli e l’amministratore delegato Luigi De Siervo hanno espresso forte preoccupazione:

“L’aumento dei premi UEFA rischia di ampliare lo squilibrio tra big e medio-piccole, creando compressione nei campionati nazionali.”

In altre parole, più soldi entrano nelle coppe, più i club che restano fuori rischiano di essere schiacciati.


Il timore dei club: o sei tra le prime 60 d’Europa, o resti fuori dal sistema

Nei corridoi dell’assemblea è emersa una convinzione condivisa:
in futuro sarà sempre più difficile per un club non nel giro delle 50-60 squadre top accedere alle coppe europee.
Perché?

  • I premi UEFA aumentano.
  • Le big diventano più ricche.
  • Le altre faticano sempre più a raggiungere i piazzamenti necessari.

Una spirale che rischia di rendere “chiuse” di fatto le competizioni europee, anche senza una Superlega ufficiale.


Nasce l’idea di un secondo “paracadute”: una rivoluzione per la Serie A

Una delle ipotesi discusse, e rimasta volutamente sotto traccia, riguarda la creazione di un nuovo paracadute economico.
Oggi esiste solo quello per chi retrocede in Serie B: l’idea sarebbe di introdurne uno anche per le squadre che restano in Serie A ma non accedono alle coppe europee, per compensare il gap crescente con chi incassa i premi UEFA.

Si tratta di un’ipotesi embrionale, ancora da valutare e quantificare, ma che avrebbe una logica chiara:
evitare che metà dei club della massima serie venga schiacciata economicamente dalle “grandi”.

Questa soluzione, però, avrebbe una conseguenza inevitabile:
la riduzione della Serie A a 18 squadre.
Con 20 club, il paracadute andrebbe distribuito a troppi soggetti e diventerebbe insostenibile.


Le big chiedono più posti in Champions: almeno cinque garantiti

Altro tema esplosivo: alcune leghe maggiori – Inghilterra, Italia, Spagna, Germania – hanno avanzato un desiderio non troppo velato.
Dal 2027/28, con il nuovo format della Champions a 36 squadre, le big vogliono almeno 5 posti garantiti.

La logica è semplicissima:

“Il valore economico della Champions lo generiamo noi. Non possiamo essere distribuiti su 36 senza avere più accesso.”

Una richiesta che metterebbe sotto pressione UEFA e che potrebbe cambiare radicalmente l’equilibrio delle qualificazioni.


Conclusioni: il futuro del calcio europeo passa da Roma

L’assemblea EFC di Roma ha confermato una verità: il calcio europeo si sta polarizzando.
Tra:

  • riforme dei diritti TV,
  • premi in crescita,
  • richieste di posti extra,
  • paracadute per chi resta fuori,
  • ipotesi di campionati ridotti,

lo scenario post-2027 potrebbe essere molto diverso da quello attuale.

Il rischio? Un calcio a due velocità.
L’opportunità? Creare strumenti che evitino che metà dei club venga tagliata fuori.

Nei prossimi mesi capiremo quali di queste idee diventeranno realtà.



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📉 Mandas chiede la cessione a Gennaio: valutazione dimezzata, la Lazio cerca una plusvalenza

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Rappresentazione grafica di uno scambio tra i calciatori Christos Mandas e Nicolò Fagioli tra Lazio e Fiorentina.

Crisi di minutaggio per Christos Mandas. Il giovane portiere greco, chiuso tra i pali della Lazio, ha manifestato l’intenzione di lasciare Formello già nella prossima sessione di calciomercato di gennaio. Il poco spazio concessogli dal “Comandante” Baroni, unito al desiderio di giocare con continuità, ha portato a un rapido deprezzamento del suo cartellino sul mercato.

💰 Svalutazione Record: Da 20 a Meno di 10 Milioni

Come riportato dal Corriere dello Sport, la valutazione di Mandas si aggirava intorno ai 20 milioni di euro la scorsa estate, quando c’era la piena fiducia della società dopo il prolungamento del contratto fino al 2029.

L’andamento della stagione e il minutaggio ridotto all’osso hanno però svalutato drasticamente il prezzo. La Lazio ora è disposta a cedere il portiere a circa la metà, e le proposte, secondo il quotidiano, potrebbero addirittura essere inferiori ai 10 milioni di euro.

Il greco è stato pagato 1 milione nel 2023, e per questo la Lazio può centrare una ricca plusvalenza, anche vendendolo a cifre dimezzate rispetto alle aspettative estive.

Nonostante la svalutazione, la cessione di Mandas (acquistato per 1 milione nel 2023) rappresenterebbe comunque un’importante entrata, utile per finanziare i rinforzi chiesti da Sarri nel vertice di mercato con Lotito e Fabiani.

🌍 La Caccia all’Opportunità: Premier e Liga nel Mirino

L’agenzia del portiere, ‘YouFirst’, è già al lavoro per sondare il mercato. Mandas non ha intenzione di tornare in patria, dove è apprezzato in particolare dal Panathinaikos, ma aspetta un’occasione nei campionati di alto livello.

  • Inghilterra: Il Wolverhampton rimane un estimatore, avendo già tentato un assalto in estate.
  • Spagna: Il Getafe può rappresentare una pista concreta nella Liga.

Il sogno del portiere è una chance in Premier League o in Liga. Nel frattempo, Baroni potrebbe concedergli un’ultima vetrina in Italia in Coppa Italia, in occasione degli ottavi di finale contro il Milan, prima di dare il via libera definitivo alla sua cessione.



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Lotito valuta la vendita della Lazio? La rivelazione di Cruciani accende il dibattito

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Lotito vuole vendere la Lazio?

Una voce pesantissima scuote l’ambiente biancoceleste. Giuseppe Cruciani, intervenuto nel programma Numer1, ha riportato un’indiscrezione clamorosa: per la prima volta da quando guida la Lazio, Claudio Lotito avrebbe valutato l’ipotesi di mettere in vendita il club. Una notizia che, se confermata, rappresenterebbe una svolta storica nella gestione biancoceleste.


La rivelazione di Cruciani: “Per la prima volta Lotito pensa di vendere”

Durante la trasmissione, Cruciani ha sganciato una vera e propria bomba di mercato, non riferita a un calciatore ma alla proprietà della società stessa. Secondo il giornalista, Lotito avrebbe compiuto un passo mai fatto prima: informarsi sulle procedure necessarie per vendere una società calcistica.

Ecco le parole riportate:

“Fonti ben informate mi hanno detto che per la prima volta Claudio Lotito ha pensato di vendere il club. Lotito si è informato con una persona che si chiama Lotti, consulente dell’Empoli ed ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, circa le procedure per vendere una società.”

Cruciani aggiunge di avere:

“Conferme a livelli importanti. Per la prima volta ha fatto un passo importante per vendere la società.”

Una dichiarazione che inevitabilmente fa rumore, soprattutto in un momento storico complicato per la Lazio sia sul piano sportivo che su quello economico.


Chi è Luca Lotti e perché il suo nome è importante

La figura citata da Cruciani è Luca Lotti, ex sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e attualmente consulente dell’Empoli. Secondo le indiscrezioni, sarebbe proprio lui la persona che Lotito avrebbe contattato per informarsi sulle modalità tecniche e burocratiche di una eventuale cessione.

La scelta di rivolgersi a un profilo così esperto e radicato nel mondo politico–sportivo renderebbe questa voce ancora più significativa. Non si tratterebbe, quindi, di una semplice curiosità, ma di un passo consapevole e ponderato.


Un’ipotesi che arriva in un momento delicatissimo

Le difficoltà della Lazio sono sotto gli occhi di tutti:

  • risultati altalenanti;
  • clima teso tra tifoseria e presidente;
  • situazione economica complessa;
  • limiti importanti sul mercato di gennaio;
  • progetti infrastrutturali (come il Flaminio) ancora in stallo.

In un contesto simile, non sorprende che possano emergere riflessioni sulla cessione del club. La domanda, però, rimane: si tratta di un sondaggio esplorativo o di un vero primo passo verso una vendita?


Lotito e la Lazio: una storia di oltre 20 anni

Claudio Lotito è alla guida della Lazio dal 2004. In oltre due decenni ha:

  • salvato il club dal fallimento;
  • ottenuto 3 Coppe Italia e 3 Supercoppe;
  • ma allo stesso tempo mantenuto un controllo societario ferreo e molto contestato.

Nella storia recente Lotito ha sempre voluto dare l’immagine di un presidente saldo e non intenzionato a vendere. Ecco perché le parole di Cruciani, se vere, segnano una rottura con il passato.


Rumor o reale apertura? Le prossime settimane saranno decisive

Al momento non esistono conferme ufficiali dalla Lazio o dall’entourage del presidente. Tuttavia, il fatto che Cruciani sostenga di aver ricevuto informazioni da “fonti importanti” rende il quadro più complesso.

Potrebbe trattarsi:

  • di un primo sondaggio esplorativo di Lotito;
  • di un tentativo di misurare l’interesse del mercato;
  • o di una semplice valutazione tecnica senza reali intenzioni di cedere.

Ma per una tifoseria che sogna un cambio di proprietà da anni, questa indiscrezione basta a far esplodere speranze e discussioni.



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Lazio, il sogno arabo svanisce: il caso Guido Reni e le illusioni dei tifosi

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Tifosi della Lazio allo stadio, con bandiere e sciarpe, in uno stato d’animo tra speranza e delusione.

Sognare è facile, soprattutto quando la realtà fa male. In un momento storico complicatissimo per la Lazio, ogni voce, ogni notizia, ogni indiscrezione viene trasformata dai tifosi in un possibile segnale di svolta. L’ultima illusione riguarda il progetto Guidoreni e l’ipotetico interesse del Qatar per il club biancoceleste. Ma la verità, come spesso accade, è molto diversa dai sogni.

Sognare per fuggire dalla realtà: il contesto emotivo dei tifosi

La Lazio vive un momento difficile, forse uno dei peggiori degli ultimi anni. La squadra è lontana dalle posizioni europee, le prospettive di mercato sono quasi nulle e il club rischia persino di non riuscire a rinforzarsi a gennaio.

In questo scenario, sognare diventa un rifugio naturale.

“Sognare ti porta via dalla realtà e ti fa credere che una situazione disperata possa cambiare radicalmente.”

È un meccanismo umano, comprensibile, inevitabile. E infatti basta un dettaglio – un fondo, un edificio, una voce – per trasformarsi in un possibile segnale dell’agognata cessione della società.

Il caso Guidoreni: le illusioni nate dal nulla

La settimana scorsa si è diffusa una voce: l’acquisizione dell’area Guido Reni da parte di COIMA avrebbe coinvolto un fondo del Qatar. Da lì, la miccia: se i qatarioti investono nell’area vicino al Flaminio… allora potrebbero voler comprare la Lazio!

Una deduzione forzata, infondata, eppure potentissima nell’immaginario di una tifoseria stanca e delusa.

“Si diceva che parte dell’investimento fosse fatta dalla Qatar Investment Authority e che questo significasse che il Qatar voleva comprare la Lazio.”

In realtà, come già spiegato, non c’è alcun collegamento:

  • la Guido Reni è sì vicina al Flaminio, ma non attaccata;
  • l’investimento riguarda la riqualificazione urbanistica;
  • non evidenzia alcun interesse verso la Lazio.

Il comunicato COIMA che spegne ogni illusione

Le speranze si sono spente definitivamente con il comunicato ufficiale di COIMA:

Nessun coinvolgimento della Qatar Investment Authority nel progetto Guidoreni.

Una frase secca, inequivocabile, che rimanda tutto alla realtà: non c’è alcun investitore arabo interessato alla Lazio. Nessun indizio, nessuna trattativa, nessun segnale.

La realtà dei fatti: Lotito non ha intenzione di vendere

È giusto dirlo con chiarezza: la cessione della Lazio oggi non è all’orizzonte. Non ci sono offerte, non ci sono investitori, non c’è un piano.

E soprattutto…

Lotito detiene il 67% del club e non ha alcuna intenzione di vendere.

Il presidente crede ancora di poter ribaltare la situazione e rilanciare la Lazio, nonostante i fatti degli ultimi anni raccontino altro. Per questo ogni voce, ogni ipotesi, ogni illusione di cessione parte sempre dal basso, mai dall’alto.

Finché Lotito non aprirà realmente alla possibilità di vendere, nulla potrà cambiare.

Sognare è umano, ma la realtà è un’altra

Comprensibile che i tifosi, in un momento di crisi, si aggrappino a qualunque segnale. Lo farebbe chiunque, perché:

  • la Lazio è a metà classifica;
  • il mercato di gennaio rischia di essere impossibile;
  • il progetto sportivo è fermo;
  • la gestione societaria non dà garanzie.

E allora sognare diventa una via d’uscita. Ma il compito di chi racconta la realtà è non alimentare illusioni.

“Sono qui per ribadire la realtà e non illudere nessuno.”

Conclusione: tra realtà, sogni e speranze

Il sogno di un grande investitore che rilevi la Lazio rimane vivo. Ed è legittimo. Ma oggi – e sottolineiamo oggi – non c’è nulla di concreto.
Il caso Guidoreni non ha alcun legame con la Lazio. Il Qatar non sta comprando il club. E Lotito non vuole vendere.

La realtà è dura, ma è l’unica base da cui si può ripartire.



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Lotito spinge sulla legge per la trasparenza dei fondi nel calcio

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Claudio Lotito durante una conferenza stampa allo Stadio Olimpico.

Claudio Lotito, senatore della Repubblica e presidente della Lazio, torna protagonista nel dibattito politico-sportivo con una proposta che punta a rivoluzionare il rapporto tra fondi d’investimento e club calcistici italiani. Dopo aver presentato un disegno di legge lo scorso agosto, Lotito ha deciso di forzare ulteriormente i tempi inserendo la stessa norma, senza modifiche, anche come emendamento alla manovra economica. L’obiettivo dichiarato è garantire piena trasparenza nella proprietà e nella gestione delle società professionistiche, ponendo fine alle zone d’ombra legate agli investitori esteri.

Un’iniziativa che nasce nel cuore delle istituzioni

Il disegno di legge, depositato il 5 agosto, porta la firma di Claudio Lotito e del senatore di Fratelli d’Italia Matteo Gelmetti. La proposta è stata assegnata l’8 ottobre 2025 alla 7ª Commissione permanente (Cultura, patrimonio culturale, istruzione pubblica), un passaggio fondamentale per l’avvio dell’iter legislativo.

L’iniziativa mira a regolamentare in modo più stringente l’ingresso di soggetti esteri nel capitale dei club italiani di Serie A, Serie B e Serie C, introducendo obblighi giudicati da molti come necessari alla modernizzazione del sistema, ma allo stesso tempo potenzialmente controversi per il peso burocratico che comportano.

Il cuore della norma: società italiana obbligatoria entro 90 giorni

Secondo quanto previsto dal testo:

Qualsiasi investitore estero che acquisisca almeno il 5% di una società calcistica italiana dovrà costituire una società di diritto italiano entro 90 giorni dall’acquisto.

Una misura che riguarda fondi d’investimento, fiduciarie, trust e veicoli societari stranieri. La nuova società dovrà avere sede legale in Italia e un rappresentante legale residente sul territorio nazionale.

L’obiettivo dichiarato della norma è:

“Garantire la massima trasparenza nella proprietà e nella gestione delle società calcistiche professionistiche, prevenendo situazioni opache, conflitti di interesse e possibili atti illeciti.”

Una dichiarazione d’intenti che punta a rispondere alla crescente presenza di capitali stranieri nel calcio italiano, spesso veicolati attraverso strutture societarie complesse e difficilmente tracciabili.

Comunicazioni obbligatorie e pubblicazione dei dati

Uno degli aspetti più innovativi del disegno di legge riguarda l’obbligo per i club di comunicare informazioni dettagliate sulla propria struttura proprietaria. In particolare:

🔹 Identificazione dei detentori di almeno il 5%

Ogni società deve trasmettere annualmente a FIGC, Lega competente e ANAC:

  • l’elenco di persone fisiche e giuridiche con almeno il 5% del capitale o dei diritti di voto;
  • le informazioni sulla provenienza dei fondi utilizzati per l’acquisizione.

🔹 Pubblicazione sui siti ufficiali

Queste informazioni dovranno essere pubblicate sui portali ufficiali della FIGC e delle leghe professionistiche, rendendole accessibili a media, tifosi e potenziali investitori.

Obblighi per chi vende quote: piena tracciabilità delle operazioni

Anche la parte venditrice dovrà adeguarsi a nuovi obblighi. Chi cede le quote dovrà:

  • comunicare alla federazione l’identità reale dell’acquirente, senza possibilità di ricorrere a strutture intermediarie opache;
  • notificare eventuali passaggi di proprietà entro 7 giorni dalla transazione o dall’entrata in vigore della legge.

Un vincolo che punta a evitare operazioni di mercato condotte senza adeguata trasparenza, con conseguenti rischi per la credibilità del sistema calcistico.

Un sistema di sanzioni tra i più duri d’Europa

Il disegno di legge prevede un apparato sanzionatorio particolarmente severo, destinato a colpire chi non rispetta gli obblighi previsti:

🔸 Sanzioni amministrative

  • Da 1 a 5 milioni di euro per omissioni o ritardi nella comunicazione dei proprietari effettivi.
  • 1 milione di euro a settimana per i club che non dimostrano la costituzione della società italiana del fondo estero.

🔸 Sospensione dei diritti di voto

Se il fondo non rispetta la norma, la proposta prevede la sua impossibilità a esercitare i diritti di voto legati alle quote possedute.

🔸 Responsabilità penale

Il legale rappresentante della società sportiva può rischiare fino a 1 anno di reclusione in caso di omissione volontaria o consapevole.

Un pacchetto di misure che mira a garantire rigore, ma che potrebbe avere ripercussioni significative sul mercato dei club.

Il ruolo dell’ANAC: vigilanza e segnalazioni

L’Autorità Nazionale Anticorruzione avrà un ruolo centrale nella supervisione dell’intero meccanismo. L’ANAC dovrà:

  • monitorare l’adempimento degli obblighi;
  • inviare segnalazioni alla magistratura;
  • trasmettere alla FIGC le violazioni per l’adozione dei provvedimenti disciplinari.

Un rafforzamento delle competenze che mira a rendere l’intero sistema più impermeabile a operazioni sospette.

Le possibili conseguenze per il calcio italiano

L’iniziativa di Lotito apre un dibattito importante. Da un lato c’è chi sostiene che più trasparenza sia necessaria per un settore sempre più legato a logiche finanziarie complesse. Dall’altro c’è il rischio che norme così rigide possano scoraggiare l’ingresso di capitali stranieri, fondamentali per la crescita dei club italiani.

Il disegno di legge sarà discusso nelle prossime settimane e potrebbe rappresentare uno spartiacque per il futuro della proprietà nel calcio italiano.



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Lazio, altra tegola per Sarri: Castellanos out anche contro il Lecce

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Una foto del giocatore Valentin Castellanos, sorridente, durante un'intervista post-partita con un microfono DAZN.

Maurizio Sarri dovrà fare a meno di Taty Castellanos anche nella sfida contro il Lecce, una partita che la Lazio considera cruciale per rimettersi in carreggiata in campionato. L’argentino non ha superato gli ultimi test fisici e lo staff medico ha deciso di non rischiare una ricaduta. Per l’allenatore, già in difficoltà nel reparto avanzato, è un’assenza che pesa.

Castellanos ancora ai box: il punto sugli esami

La Lazio sperava di riavere Castellanos almeno in panchina, ma gli ultimi test non hanno dato le risposte attese. L’argentino convive con un problema muscolare da oltre un mese e, nonostante qualche progresso, la condizione non è ancora sufficiente per un impiego competitivo.

Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, Taty ha mostrato miglioramenti solo parziali, insufficienti anche per una presenza a gara in corso.

Una situazione frustrante per Sarri, che continua a fare i conti con una disponibilità ridotta proprio nel momento in cui servirebbe più concretezza sotto porta.

Attacco in emergenza: le soluzioni di Sarri

Con Castellanos out, il tecnico biancoceleste è costretto a rivedere le rotazioni offensive. Il favorito resta Boulaye Dia, anche se non è al massimo della forma.

Le alternative:

  • Noslin, positivo nell’ultima uscita contro l’Inter a San Siro.
  • Pedro, sempre utile per esperienza ma meno brillante a livello fisico.

Un ventaglio di scelte limitato, che aumenta la pressione su un reparto che sta faticando a trovare continuità realizzativa.

Una settimana decisiva per la stagione della Lazio

La sfida contro il Lecce apre una settimana definita fondamentale dallo stesso ambiente biancoceleste. Sarri e il gruppo cercano punti e certezze, ma farlo senza il suo centravanti di riferimento complica ulteriormente i piani.

Le prossime partite diranno molto sul futuro della squadra e sulla tenuta di un attacco che oggi sembra avere più ombre che luci.



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📺 Lazio-Lecce: Orario, Dove Vederla in TV e Streaming e Probabili Formazioni

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Grafica del giorno di Serie A che mostra il logo della Lazio e del Lecce, con l'orario 18:00 e il logo DAZN sullo sfondo dello Stadio Olimpico.

Manca meno di una settimana all’appuntamento dell’Olimpico valido per la 12ª giornata di Serie A. La Lazio di Maurizio Sarri, reduce dalla sconfitta contro l’Inter, ospita il Lecce di Eusebio Di Francesco, che nell’ultimo turno ha pareggiato contro il Verona. Per la formazione biancoceleste i tre punti sono un imperativo categorico, soprattutto per rilanciare la classifica e smaltire la delusione della (prevedibile) battuta d’arresto a San Siro.

🗓️ Dove Vedere Lazio-Lecce: Orario e Canali

La sfida dello Stadio Olimpico di Roma si giocherà domenica 23 novembre 2025 e il calcio d’inizio è fissato per le ore 18:00.

DettaglioInformazione
PartitaLazio vs Lecce
CompetizioneSerie A – 12ª Giornata
DataDomenica 23 Novembre 2025
Orario18:00
Dove VederlaDAZN (Streaming e On Demand)
StadioOlimpico (Roma)

La partita verrà trasmessa in esclusiva su DAZN, l’unica piattaforma in Italia a detenere i diritti per questo specifico slot orario. Sarà possibile seguire il match in streaming live e on demand tramite l’app ufficiale o il sito, utilizzando Smart TV, PC, smartphone, tablet o console.

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📋 Le Probabili Formazioni: Emergenza in Casa Lazio

La Lazio si prepara al match recuperando i pezzi, ma pur sempre in emergenza, specialmente in virtù delle assenze in mediana (Rovella) e in attacco (Cancellieri). Sarri è orientato a riproporre gran parte dell’undici titolare sceso in campo nelle sfide precedenti, cercando solidità e certezze. Modulo speculare, 4-3-3, per entrambe le squadre.

LAZIO (4-3-3)

Per i biancocelesti, Provedel è inamovibile tra i pali. La linea difensiva sarà composta da Gila e Romagnoli come coppia centrale, con Lazzari a destra e Marusic adattato a sinistra. A centrocampo, spazio al terzetto Guendouzi, Cataldi e Basic. L’attacco vedrà i soliti Isaksen, Dia e Zaccagni a comporre il tridente.

  • Allenatore: Maurizio Sarri
RuoloGiocatori
PortiereProvedel
DifensoriLazzari, Gila, Romagnoli, Marusic
CentrocampistiGuendouzi, Cataldi, Basic
AttaccantiIsaksen, Dia, Zaccagni

LECCE (4-3-3)

Il Lecce di Eusebio Di Francesco risponderà con un modulo speculare e un undici che segue la tradizione offensiva. Falcone tra i pali; in difesa, Veiga e Gallo terzini, con Gaspar e Tiago Gabriel centrali. La mediana vedrà Ramadani in cabina di regia, supportato dalle mezzali Berisha e Coulibaly. In avanti, Stulic sarà il terminale offensivo affiancato dagli esterni Tete Morente e Banda.

  • Allenatore: Eusebio Di Francesco


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⏳ Lazio, Tegola Cancellieri: un Altro Mese di Stop, Salta la Doppia Sfida col Milan

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Matteo Cancellieri infortunato si allena in fisioterapia a Formello con un terapista, con espressione concentrata e determinata al recupero.
Matteo Cancellieri dolorante a bordo campo dopo l’infortunio al flessore: l’attaccante della Lazio dovrà restare fermo almeno un mese.

L’emergenza in casa Lazio non sembra placarsi. Oltre all’infortunio di Rovella, anche il rientro di Matteo Cancellieri è destinato a slittare. Come riportato dalla rassegna stampa odierna, Sarri e i tifosi biancocelesti dovranno armarsi di pazienza: l’esterno offensivo non tornerà in campo prima di un altro mese.

🚫 Assenza Pesante: Out Contro Lecce e nel Doppio Confronto Rossonero

Lo stop prolungato di Cancellieri arriva in un momento cruciale del calendario e costringerà Maurizio Sarri a rinunciare a un elemento che, prima dell’infortunio, era considerato tra i più in forma dell’intera rosa.

Come riporta l’edizione odierna de il Corriere dello Sport, ci vorrà un altro mese di pazienza per il giocatore e per Sarri che dovrà fare a meno di lui non solo nella gara di domenica contro il Lecce ma anche nella doppia sfida contro il Milan, il 29 novembre a San Siro e il 4 dicembre all’Olimpico per la Coppa Italia.

Cancellieri, che è ai box dal match contro l’Atalanta, salterà quindi due appuntamenti fondamentali, in particolare il doppio confronto ravvicinato con i rossoneri, valido per il campionato e per gli ottavi di Coppa Italia.

📅 La Data del Possibile Rientro

L’obiettivo per il rientro in gruppo è fissato verso la metà di dicembre.

La data di un possibile rientro potrebbe coincidere con la sfida contro il Parma in programma il 13 dicembre.

Il calciatore è determinato a tornare in campo il prima possibile per mettersi a disposizione di Sarri, che lo aspetta a braccia aperte per poter disporre nuovamente della sua velocità e della sua capacità di incidere. Nel frattempo, Sarri dovrà studiare alternative per il reparto offensivo, sperando di non dover fare i conti con ulteriori defezioni in un momento in cui l’infermeria di Formello è già piena.

Fonte: https://www.corrieredellosport.it



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Reintegro di Dele-Bashiru: lo stop di Rovella cambia i piani della Lazio

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Fisayo Dele-Bashiru in maglia Lazio durante un allenamento, con espressione concentrata.

L’operazione di Niccolò Rovella non solo priverà Sarri di un titolare fino al 2026, ma modifica anche gli equilibri interni della rosa. Come riportato dal Corriere dello Sport, il tecnico biancoceleste è pronto a reintegrare in lista Fisayo Dele-Bashiru, inizialmente escluso per far spazio a Basic. Una decisione che apre nuovi scenari in vista del mercato di gennaio.

Lo stop di Rovella cambia le gerarchie

L’infortunio di Rovella ha creato un buco importante nella zona nevralgica del campo. Il centrocampista era stato escluso dalla lista a causa del precedente stop, ma il suo rientro tardivo ha rimesso tutto in discussione.

Dele-Bashiru era stato il sacrificato dopo il suo infortunio, lasciando la “casella” libera per Basic. Ora, però, con Rovella fuori almeno fino al 2026, la Lazio deve necessariamente intervenire.

Come riporta il Corriere dello Sport, il nigeriano occuperà proprio il posto lasciato libero da Rovella.

Dele-Bashiru pronto al reintegro

Il centrocampista nigeriano è quindi destinato a rientrare ufficialmente nella lista della Serie A. Se Rovella non si fosse fermato, Sarri avrebbe dovuto tagliare un altro giocatore – non Basic – per reintegrare l’ex Hatayspor.

Una situazione che, se da un lato restituisce una pedina in più al tecnico, dall’altro evidenzia una gestione resa complicata dalla fragilità fisica di alcuni elementi chiave.

Scenari di mercato: gennaio sarà decisivo

Il reintegro di Dele-Bashiru potrebbe però essere temporaneo. La Lazio valuterà nuovi movimenti già a partire da gennaio.

Tra i nomi sul tavolo:

  • Dele-Bashiru: tra i giocatori indicati da Sarri come cedibili. Il suo futuro dipenderà dalle offerte che arriveranno.
  • Noslin e Belahyane: anche loro nella lista dei possibili addii.
  • Tavares: considerato sacrificabile in caso di proposta soddisfacente.

L’assenza di Rovella dà respiro nell’immediato, ma non cambia il quadro generale di una rosa che necessita di interventi mirati.



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Caso Rovella–Lazio: la frattura comunicativa che preoccupa

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Tempi recupero Rovella: il centrocampista della Lazio affronta la riabilitazione dopo l'intervento.

La vicenda dell’infortunio e dell’operazione di Niccolò Rovella sta diventando uno dei casi comunicativi più delicati della stagione biancoceleste. Tra il post del giocatore e la nota ufficiale della società sono emerse versioni contrastanti che hanno generato sconcerto tra tifosi e addetti ai lavori. Il risultato? Una frattura che solleva interrogativi sulla gestione interna della Lazio.


Rovella: due mesi di attesa, poi l’inevitabile operazione

Niccolò Rovella non gioca dal derby del 21 settembre, quando fu costretto ad uscire per il riacutizzarsi della pubalgia. La Lazio aveva scelto per lui – o almeno così sembrava – la terapia conservativa, sperando di evitare l’intervento chirurgico.

Il problema?
Quella scelta non ha dato risultati.

Il centrocampista è tornato ad allenarsi la scorsa settimana, ma i dolori sono immediatamente ricomparsi. A quel punto l’unica soluzione possibile è diventata l’operazione, prevista entro questa settimana, con rientro stimato nel 2026.


Il messaggio di Rovella: “Decisione condivisa con società e staff medico”

Nel suo lungo post Instagram, Rovella ha voluto chiarire il proprio punto di vista, stanco – come lui stesso afferma – delle “inesattezze” circolate nelle ultime settimane.

Ecco il passaggio chiave delle sue parole:

“Dopo Sassuolo e derby, dove ho giocato stringendo i denti, mi sono consultato con staff medico, società e famiglia. Abbiamo deciso insieme di optare per la terapia conservativa, che in molti casi funziona e riduce i tempi di recupero.”

Un messaggio chiaro, che dà un’immagine di decisione condivisa, non individuale.
Una scelta presa insieme alla Lazio.


La nota ufficiale della società: una smentita che fa rumore

Pochi minuti dopo il post del giocatore, la Lazio pubblica una nota inattesa. Il contenuto ha fatto discutere:

“Fin dall’inizio la scelta di evitare l’operazione e tentare la terapia conservativa è stata del giocatore, così come lo è quella di procedere all’intervento.”

Una presa di posizione durissima, che ribalta completamente la versione del centrocampista.
Se Rovella parla di decisione condivisa, la società sottolinea invece che la scelta è stata esclusivamente del giocatore.

Una contraddizione evidente, che non passa inosservata.


Perché questa comunicazione è un problema per la Lazio

Una società moderna evita di creare fratture pubbliche tra dirigenza e calciatori. Che la Lazio abbia deciso di farlo proprio con un tesserato importante e già in difficoltà fisica rende la situazione ancor più sorprendente.

Tre elementi fanno riflettere:

1. Mancato allineamento interno

Che un calciatore e il club diano versioni così discordanti indica una carenza strutturale nella gestione interna delle comunicazioni.

2. Messaggio pericoloso al gruppo squadra

Un tesserato, già provato da due mesi di stop, si vede “smentito” pubblicamente dalla sua società.
Che effetto può avere sugli altri giocatori?

3. Difesa del presidente più che della squadra

Il comunicato sembra più volto a proteggere la figura di Lotito che a supportare il giocatore o rassicurare i tifosi.
Ed è questo il punto più criticato dall’ambiente.


Il rischio finale: incrinare il rapporto con Rovella

Mettendosi nei panni del centrocampista, è plausibile ipotizzare uno stato d’animo di frustrazione e delusione.
Uno stop di quattro mesi complessivi, un intervento che si sarebbe potuto anticipare, una gestione comunicativa caotica… e poi un comunicato societario che sembra scaricare su di lui ogni responsabilità.

Non sorprenderebbe se a giugno il giocatore valutasse seriamente un addio.


Un problema ricorrente nella gestione biancoceleste

Non è la prima volta che la Lazio si schiera pubblicamente contro un proprio tesserato. È successo con Sarri appena due settimane fa, quando le dichiarazioni del tecnico dopo la partita contro l’Inter furono “corrette” tramite una nota ufficiale con tanto di scuse agli arbitri.

Il pattern è chiaro:

Lazio come scudo del presidente, non come casa dei suoi tesserati.

Ed è questo, più dell’infortunio, che preoccupa i tifosi.


Conclusioni

La vicenda Rovella è il simbolo di una gestione comunicativa che necessita di una revisione profonda.
Un club che vuole crescere non può permettersi fratture interne esposte in pubblico, soprattutto quando riguardano giocatori giovani, di talento e ancora pienamente parte del progetto.



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Italia travolta dalla Norvegia: crisi profonda

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Erling Haaland esulta dopo aver segnato contro l’Italia a San Siro

Non è più un episodio, e non è più una sorpresa: la Norvegia è più forte dell’Italia.
Dopo il 3-0 di Oslo dello scorso 6 giugno, la Nazionale di Haaland e compagni si è imposta anche a San Siro, davanti a 69.000 spettatori ammutoliti.
Un pesante 4-1 che racconta meglio di tante parole la distanza attuale tra le due squadre: tecnica, fisica, mentale.

Un risultato che farà discutere a lungo e che mette a nudo tutte le fragilità del progetto azzurro.


Una Norvegia superiore in tutto: ritmo, intensità, talento

La gara ha confermato un dato ormai evidente: la Norvegia non è più una squadra “media” europea.
Il trio Haaland–Ødegaard–Sorloth è di livello internazionale e, soprattutto, gioca con un’intensità che l’Italia non riesce minimamente a reggere.

  • superiorità fisica evidente
  • verticalità immediata
  • difesa solida, ordinata
  • individualità devastanti

Per larghi tratti, la Nazionale azzurra è sembrata incapace di reagire, schiacciata dal ritmo avversario e priva di idee.


Italia fragile e smarrita: segnali preoccupanti

La sconfitta di San Siro evidenzia un problema profondo, non limitato al singolo match:

  • reparto difensivo in affanno
  • centrocampo lento, poco creativo
  • attacco quasi mai pericoloso
  • squadra poco coraggiosa e priva di identità chiara

L’Italia è sembrata priva di un piano partita convincente, incapace di controllare il ritmo e soffocata dalla pressione norvegese.

La differenza di valori individuali si è vista, ma ciò che colpisce è la differenza nella crescita collettiva: la Norvegia è in pieno sviluppo, l’Italia sembra regredire.


Haaland devastante: guida, finalizza, trascina

Erling Haaland ha dominato la partita, fisicamente e psicologicamente.
La difesa azzurra non è mai riuscita a contenerlo:

  • vince duelli
  • apre spazi
  • dialoga con Ødegaard
  • finalizza con naturalezza

Il fenomeno del Manchester City conferma di essere un attaccante di un’altra categoria rispetto a ciò che la difesa italiana affronta abitualmente.


San Siro ammutolito: il pubblico percepisce la crisi

I quasi 70.000 tifosi presenti avevano spinto la squadra nei primi minuti, ma dopo il secondo gol norvegese lo stadio è piombato nel silenzio.

Una sensazione di impotenza, accompagnata da consapevolezza: l’Italia non è più competitiva ai livelli che dovrebbe.


Spalletti e FIGC: servono scelte drastiche?

Il commissario tecnico si trova ora davanti alla necessità di:

  • rivedere uomini
  • rivedere sistema di gioco
  • richiamare giocatori più adatti al ritmo internazionale
  • lavorare sulla mentalità, oggi il vero tallone d’Achille

La FIGC, dal canto suo, dovrà riflettere su un movimento che produce sempre meno talento di alto livello.


Conclusione: Norvegia avanti, Italia indietro

Il doppio confronto degli ultimi mesi racconta una verità semplice:

La Norvegia oggi è più forte dell’Italia.
E l’Italia è in piena crisi.

Non è un dramma, ma negarlo sarebbe irresponsabile.
Serve una rifondazione tecnica e mentale, e serve presto.



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Rovella si opera: il racconto del giocatore, la verità sull’infortunio e il ritorno nel 2026

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Nicolò Rovella dolorante a terra durante la partita Cagliari-Lazio.
Nicolò Rovella in maglia Lazio durante una partita di Serie A, prima dell’infortunio che lo costringerà all’operazione.

Dopo settimane di silenzi, indiscrezioni e ricostruzioni spesso confuse, Nicolò Rovella ha deciso di prendere la parola e raccontare personalmente cosa sia accaduto negli ultimi due mesi. Lo ha fatto con un lungo messaggio pubblicato sul proprio profilo Instagram, chiarendo la dinamica dell’infortunio, le scelte fatte insieme alla società e allo staff medico, e il motivo per cui adesso si trova costretto a operarsi.

Il centrocampista classe 2001, arrivato in estate per essere il regista del progetto di Maurizio Sarri, salterà dunque un’altra lunga porzione di stagione. Il rientro è previsto solo nel 2026, un’assenza pesante che segna una nuova tappa della stagione complicata della Lazio.


“Dopo Sassuolo e derby ho giocato stringendo i denti”

Rovella parte da un dettaglio fondamentale:

“Sto leggendo tante inesattezze sul mio conto. La sola verità è che dopo Sassuolo e il derby, dove ho giocato in condizioni critiche e stringendo i denti, mi sono consultato a lungo con lo staff medico, la società e la mia famiglia.”

Il dolore alla zona pubica era già forte, ma il giocatore aveva scelto di andare incontro alle esigenze della squadra. È un passaggio che smentisce alcune ricostruzioni circolate negli ultimi giorni, secondo cui Rovella sarebbe stato fermato troppo tardi o mal gestito.


La scelta: terapia conservativa per accorciare i tempi

Il centrocampista spiega perché inizialmente non sia stato scelto l’intervento chirurgico:

“Insieme abbiamo deciso di optare per la terapia conservativa che in molti altri casi ha dato esito positivo e soprattutto avrebbe accorciato i tempi di recupero.”

Una decisione condivisa da:

  • staff medico,
  • società,
  • famiglia del giocatore,
  • giocatore stesso.

Il recupero sembrava procedere bene: Rovella era rientrato in campo, si allenava con intensità e sembrava vicino al rientro.


Il dolore è tornato: “L’operazione ora è necessaria”

Poi l’imprevisto:

“Purtroppo però il dolore è tornato e, a questo punto, diventa necessaria l’operazione.”

Il fallimento della terapia conservativa obbliga quindi a un intervento che richiederà circa sei settimane tra operazione e riabilitazione completa.

Considerando la pausa natalizia e la necessità di evitare ricadute, il suo ritorno in campo è realisticamente collocato a inizio 2026.


“Sto facendo il conto alla rovescia. Amo questi colori”

Il messaggio si chiude con parole che hanno colpito la tifoseria biancoceleste:

“Ci vorrà ancora un po’ di tempo, ma sto già facendo il conto alla rovescia per tornare in campo a combattere per questi colori e questa tifoseria che amo. Sempre FORZA LAZIO.”

Un pensiero sincero che ha raccolto centinaia di commenti di sostegno.


Sarri senza regista: un problema enorme per il centrocampo

Dal punto di vista tecnico, la perdita di Rovella — già fuori dai match ufficiali dal 21 settembre, data del derby — costringe Sarri a ridisegnare completamente il centrocampo.

Le possibilità principali:

  • Cataldi titolare fisso,
  • Guendouzi spostato basso quando necessario,
  • utilizzo maggiore di Vecino (se resta) o Basic.

Per un allenatore che basa il proprio gioco sulla qualità del regista, l’assenza di Rovella fino al 2026 è un colpo durissimo.


Conclusione

Il caso Rovella è la somma perfetta di sfortuna, complessità clinica e scelte ponderate ma non fortunate.
Il giocatore ha scelto di chiarire tutto per rispetto dei tifosi, mostrando maturità, professionalità e attaccamento ai colori biancocelesti.

Ora alla Lazio resta una sola cosa da fare: stringersi attorno al suo regista e prepararsi a un lungo periodo senza di lui.



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Insigne piace alla Lazio: l’agente D’Amico conferma, ma il mercato resta bloccato

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Lorenzo Insigne durante un'azione di gioco con i colori della Lazio sullo sfondo, a simboleggiare l'accordo di massima sull'ingaggio.

Il nome di Lorenzo Insigne torna a circolare con insistenza in orbita Lazio.
A riaccendere la discussione è stata l’intervista rilasciata da Andrea D’Amico a Radio Kiss Kiss, in cui l’agente dell’ex Napoli e Toronto ha parlato apertamente del futuro del suo assistito, confermando un interesse concreto da parte del club biancoceleste.

Un’ipotesi suggestiva, che riporta alla memoria il rapporto tra Insigne e Maurizio Sarri ai tempi del Napoli, ma che si scontra – ancora una volta – con la realtà economica della Lazio: un mercato bloccato da vincoli finanziari che paralizzano ogni trattativa.


D’Amico: “Insigne piace alla Lazio, ma il mercato è bloccato”

Le parole dell’agente non lasciano spazio a interpretazioni:

“Ci siamo quasi, però non vi do bombe. Lorenzo per le sue caratteristiche piace alla Lazio, il problema è il mercato bloccato. Vediamo cosa succede.”

Una dichiarazione che conferma due cose:

  1. La Lazio ha realmente valutato l’idea Insigne.
  2. La situazione economica del club impedisce qualsiasi movimento in entrata, se non dopo cessioni significative.

D’Amico aggiunge un dettaglio importante:

“È una cosa a cui lavoriamo da tempo, ma ci sono anche altre situazioni in ballo.”

Questo elemento suggerisce che l’entourage del giocatore sta sondando soluzioni diverse, ma che la Lazio resta una destinazione gradita.


Insigne a 34 anni: rischio o opportunità?

Il tema dell’età è centrale nella riflessione dell’agente:

“Tutti vogliono giovani da rivendere, ma anche un 34enne serve per valorizzare i calciatori che hai in rosa.”

Una considerazione che tocca uno dei limiti strutturali della Lazio attuale:

  • la mancanza di leadership esperta,
  • di giocatori capaci di elevare il livello tecnico,
  • e di profili pronti subito.

Insigne rappresenterebbe proprio questo tipo di figura.

Sarri lo conosce, ne apprezza movimenti, letture, qualità tra le linee e capacità realizzativa.
In una rosa giovane e spesso incostante, la sua esperienza potrebbe essere un valore aggiunto.


Il nodo economico: perché la trattativa è (quasi) impossibile

Il vero ostacolo è – ancora una volta – la situazione finanziaria della Lazio.
Il club biancoceleste sta vivendo un periodo di vincolo a saldo zero, che obbliga la società a vendere prima di comprare, e a mantenere un monte ingaggi rigidissimo.

Insigne, seppur disposto a una riduzione, resta un giocatore dai costi importanti:

  • ingaggio significativo,
  • bonus e commissioni,
  • possibile indennizzo da negoziare.

Senza una cessione pesante, è difficile immaginare la Lazio in grado di affondare il colpo.
E infatti lo stesso D’Amico ricorda che il mercato è bloccato.


Il ruolo di Sarri: tra desideri tecnici e limiti strutturali

Maurizio Sarri avrebbe accolto Insigne come un rinforzo di assoluta qualità, utile per:

  • migliorare la fase offensiva,
  • dare creatività in una squadra che fatica a costruire,
  • portare esperienza nelle gare decisive.

Ma la situazione attuale del club impone un confine invalicabile:
la Lazio non può investire senza sbloccare il bilancio.


Conclusione: un’idea affascinante, ma frenata dalla realtà

Insigne alla Lazio non è fantacalcio.
L’interesse c’è – confermato dal suo agente – e il giocatore vede di buon occhio un ritorno in Serie A in una piazza che conosce bene il suo valore tecnico.

Ma la realtà dice altro:
il mercato bloccato complica tutto, rendendo l’operazione possibile, ma solo in caso di cessioni rilevanti a gennaio.

Il nome resta caldo, ma il finale è tutt’altro che scritto.



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🏥 Ufficiale: Rovella si Opera, Svolta Definitiva dopo Mesi di Pubalgia

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Nicolò Rovella dolorante a terra durante la partita Cagliari-Lazio.
Nicolò Rovella in maglia Lazio durante una partita di Serie A, prima dell’infortunio che lo costringerà all’operazione.

Nicolò Rovella alza bandiera bianca. Il centrocampista della Lazio e regista fondamentale per lo scacchiere di Maurizio Sarri è costretto a ricorrere all’intervento chirurgico per risolvere la fastidiosa pubalgia che lo tormenta da inizio stagione. La notizia, che era stata anticipata da numerosi aggiornamenti e dietrofront, è stata confermata: la terapia conservativa ha fallito, spingendo il giocatore a optare per la soluzione più drastica e definitiva.

🛑 Rovella Lo Stop Definitivo: Tempi di Recupero e Rientro nel 2026

Dopo due mesi di alti e bassi, l’aggravarsi dei fastidi negli ultimi giorni ha convinto Rovella a cedere. Secondo le ultime indiscrezioni, l’operazione è ormai imminente e avverrà nei prossimi giorni.

L’operazione porterà l’ex Juventus a stare fermo almeno un mese, prima di poter riprendere la fase di riatletizzazione. Non ci vorranno meno di 45-50 giorni per rivederlo in gruppo, il che significa che Rovella rientrerà nel 2026.

Questo stop prolungato rappresenta una tegola pesantissima per Sarri, che perde il suo principale riferimento in cabina di regia proprio in un momento cruciale della stagione.

⏳ Un Calvario Lungo Due Mesi: Dalle Infiltrazioni alla Decisione

Il percorso che ha portato a questa decisione è stato lungo e tormentato, caratterizzato da ripetuti tentativi di evitare l’intervento chirurgico:

  • Il Problema Originario: Il calvario è iniziato dopo l’affaticamento accusato al rientro dalla Nazionale e aggravato dai carichi contro Sassuolo e Roma. La patologia è stata identificata come “Groin Pain Syndrome”, lo stesso problema che aveva afflitto Zaccagni nella passata stagione.
  • Tentativi Conservativi: Per mesi, la speranza è stata quella di risolvere il problema con la fisioterapia, la piscina e i trattamenti a Formello. Il calciatore aveva più volte scelto di continuare con la terapia conservativa, nonostante i pareri medici e della società che in alcuni momenti propendevano per l’operazione.
  • Il Freno a Mano: Già a ottobre, si era discusso di un possibile stop di un mese, ma la determinazione di Rovella a rientrare senza intervento aveva prevalso. Tuttavia, il mancato riscontro di giovamenti dalle terapie e i nuovi consulti specialistici hanno infine portato alla decisione definitiva.

Sarri dovrà ora fare di necessità virtù e trovare nuove soluzioni tattiche e di uomini per sopperire a un’assenza che si preannuncia decisiva fino all’inizio del nuovo anno. La pazienza, come si diceva già nelle scorse settimane, è la virtù che dovrà dominare ora il recupero del talentuoso centrocampista.

Fonte: https://www.corrieredellosport.it



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🦅 Lazio, Vertice di Mercato: Sarri, Fabiani e Lotito Trovano l’Intesa per Gennaio

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Scontro Sarri Lotito Fabiani Formello Lazio crisi società

La Lazio si prepara a infiammare il mercato di riparazione. Un vertice cruciale, che ha visto seduti allo stesso tavolo l’allenatore Maurizio Sarri, il Direttore Sportivo Angelo Fabiani e il Presidente Claudio Lotito, ha definito le strategie operative per la sessione di gennaio. L’incontro, tenutosi venerdì scorso a Formello, ha fatto chiarezza sui ruoli da rinforzare e sulle possibili uscite. Tre gli innesti desiderati, a fronte di almeno due o tre cessioni necessarie.

🎯 Lazio I Ruoli Chiave: Regista, Mezzala e Vice Zaccagni

L’area di intervento principale è, senza sorprese, il centrocampo. L’infortunio che costringerà Nicolò Rovella all’operazione ha reso indispensabili due figure: una mezzala e, soprattutto, un regista di qualità.

Ma le richieste di Sarri non si fermano alla mediana. Il tecnico, noto come “Mau”, attende con ansia l’arrivo di un vice Zaccagni, un esterno in grado di garantire un’alternativa di livello al titolare. Inoltre, se l’esterno Nuno Tavares dovesse lasciare la Capitale, la società dovrà intervenire anche per trovare un suo degno sostituto sulla fascia.

💰 Cessioni Decisive: Chi Lascia Formello e la Lazio?

Parallelamente ai rinforzi, il club è al lavoro sul fronte uscite. Sono considerati in partenza Noslin e Belahyane, mentre la posizione di Dele-Bashiru verrà valutata in base alle eventuali offerte che arriveranno. Più incerta è la situazione relativa al portiere Mandas, con la società che sta prendendo tempo per decidere il suo destino.

Nell’incontro tra tecnico e società è stato pattuito che le decisione finali sulle partenze spettano a Sarri che, oltre a indicare i ruoli da rinforzare, potrà anche dare il proprio benestare sui rinforzi scelti da Fabiani.

Sarà quindi l’allenatore a esercitare il potere di veto finale sia sulle partenze che sugli arrivi. Spetterà poi a Fabiani scandagliare il mercato alla ricerca di “proli appetibili che non siano necessariamente giovanissimi”, un chiaro segnale che l’esperienza non sarà un limite nella selezione dei nuovi acquisti.

📊 L’Incognita Economica: Tutto Dipende dal Bilancio

Nonostante le intenzioni chiare, il vero ago della bilancia per il mercato di gennaio resta la situazione economico-finanziaria del club.

Come riportato dal Corriere dello Sport, giovedì sera Lotito si è chiuso in sede per mettere a punto la relazione finanziaria da presentare alla nuova Commissione di controllo dei conti. L’obiettivo era l’invio via e-mail entro lunedì e l’esito della ricezione si saprà a breve.

La Lazio si sta tutelando e ha già approntato un doppio piano:

  1. Piano Economico: Prevede un mercato basato su un equilibrio rigoroso tra entrate e uscite.
  2. Piano Senza Obbligo di Vendere: Pensato per avere maggiore libertà, anche se la necessità di cedere resta fondamentale per scongiurare “nuovi blocchi del mercato in estate”.

Il club non esclude alcuno scenario, dal mercato libero a quello a saldo zero. L’attesa è ora tutta concentrata sulle risultanze economiche, che definiranno l’effettivo margine di manovra biancoceleste per la sessione invernale.



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Mandas si racconta: ambizioni, Lazio e futuro in Serie A

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Rappresentazione grafica di uno scambio tra i calciatori Christos Mandas e Nicolò Fagioli tra Lazio e Fiorentina.

La lunga intervista pubblicata da Esquire Greece, realizzata da Rafaella Ralli con foto di Vasilis Mantas, offre un ritratto completo e sorprendentemente maturo di Christos Mandas, portiere della Lazio e uno dei giovani più promettenti della Serie A.
Il greco ha parlato della sua crescita personale, del suo percorso calcistico, delle difficoltà incontrate e delle ambizioni future, tracciando un profilo autentico e ricco di spunti.


“Fino ai 20 anni non avevo una vita fuori dal calcio”

Mandas parte dai sacrifici:

“Se il calcio è il mio sogno? A scuola ero l’unico a rispondere ‘voglio fare il calciatore’. Fino ai 20 anni non esisteva una vita al di fuori del calcio.”

Il giovane portiere racconta le difficoltà nel conciliare scuola e allenamenti, le rinunce alle gite e al tempo libero, ma anche la fortuna di aver avuto amici che lo hanno sempre sostenuto.


Da centravanti a portiere: “Era destino”

Curioso il racconto dei suoi inizi, quando da bambino era addirittura un centravanti:

“Non credo che sarei andato bene in quel ruolo. Diventare portiere era destino.”

Mandas spiega come col tempo abbia imparato ad avere pazienza, a sfruttare ogni occasione e a non agitarsi, qualità fondamentali per un estremo difensore.


“Sono un romantico del calcio. Gioco per amore, non per i soldi”

Un passaggio colpisce più di tutti:

“Gli stipendi dei portieri non sono come quelli degli altri, ma non mi preoccupa. Sono un romantico del calcio.”

E sul suo valore di mercato, stimato attorno ai 10 milioni:

“È folle, tre anni fa valevo dieci volte meno. Ma tutto mi entra da un orecchio e mi esce dall’altro.”

Un approccio umile e lucido, raro per un giocatore così giovane.


La fiducia costruita nel tempo: “Arrivato come terzo, volevo diventare primo”

Sul passaggio alla Lazio Mandas è molto chiaro:

“Sono arrivato come terzo portiere. Volevo diventare secondo, e poi primo. Ci sono riuscito in pochi mesi.”

La determinazione è una costante della sua carriera:

“Voglio competere con me stesso.”


Il paragone con Donnarumma e il modello Buffon

Mandas svela perché in Grecia qualcuno lo chiamava “il piccolo Donnarumma”, ma prende le distanze:

“Non voglio essere paragonato a nessuno.”

Se proprio deve scegliere un modello, però, non ha dubbi:

“Per me il complimento più grande sarebbe essere paragonato a Buffon.”

Del campione italiano ammira soprattutto:

  • leadership,
  • posizionamento,
  • capacità di fare le cose fondamentali alla perfezione.

Pressione, rigori e mentalità: “In partita mi sento come in allenamento”

Su un tema spesso delicato per i portieri, Mandas sorprende:

“Non sento quasi la pressione. In partita mi sento come durante un allenamento.”

E sui rigori:

“È una sfida mentale. Le probabilità sono a favore dell’attaccante, devi solo concentrarti.”


Italia vs Grecia: “Qui si vive calcio. Anche dalla panchina.”

Mandas si innamora dell’Italia:

“Qui la gente ama il calcio. Dalla panchina vivi la partita come fossi in campo. In Grecia è diverso.”


Nazionali e futuro: “Voglio giocare all’estero il più possibile”

Sul percorso con la Grecia è fiducioso:

“Abbiamo costruito qualcosa. Abbiamo sbagliato qualche partita, ma è solo questione di tempo.”

Sul futuro non chiude nessuna porta:

“Voglio restare all’estero finché posso. Poi, un giorno, mi piacerebbe tornare all’OFI Creta.”


Conclusione

Dall’intervista emerge un Mandas maturo, ambizioso, determinato.
Non solo un talento tra i pali, ma un ragazzo con le idee chiare e una sorprendente profondità emotiva e professionale.
La Lazio si ritrova così tra le mani un portiere che non punta solo a crescere: vuole diventare un punto di riferimento, come Buffon lo è stato per l’Italia.



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Lazio, comunicazione nel mirino: il “caso Lotito” divide

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Claudio Lotito durante un’intervista a bordo campo prima di Lazio-Torino, mentre parla della situazione finanziaria e del mercato biancoceleste.

Nelle ultime ore è esplosa una nuova polemica attorno alla Lazio, questa volta non legata al campo o al mercato, ma alla comunicazione del club.
Un tema spesso sottovalutato, ma che negli ultimi anni ha alimentato fratture, diffidenze e tensioni all’interno dell’ambiente biancoceleste.

Secondo alcune voci vicine alla società, Claudio Lotito continuerebbe a portare avanti la sua linea senza ascoltare né la piazza né le critiche interne.
Un atteggiamento che, secondo gli osservatori più attenti, avrebbe creato una vera e propria frattura tra il presidente e una parte crescente della tifoseria.


Accuse pesanti: “Lotito va avanti e non ascolta nessuno”

Il punto più discusso riguarda l’approccio del presidente:

“Lotito va avanti e non ascolta nessuno, non credo che l’ambiente lo possa condizionare.”

Una frase di Stefano Mattei che riassume bene il sentimento diffuso: la sensazione che il presidente prenda decisioni in totale autonomia, senza confrontarsi con la piazza, né con le istanze tecniche interne – Sarri compreso.


Il tema dell’“ufficio stampa diffuso”: giornalisti allineati?

La critica più forte riguarda che fa il giornalista RAI Stefano Mattei è la comunicazione e chi la gestisce.
Viene evocata l’esistenza di un “ufficio stampa parallelo” composto da giornalisti e opinionisti considerati troppo vicini al presidente.

Il concetto è chiaro: 

“Se ci sono novantanove cose che non vanno bene e una sola positiva, questi giornalisti esaltano solo quella: ignorando i novantanove negativi. Si riportano solo i pensieri suggeriti da Formello. In molti conoscono bene l’ambiente Lazio ma fanno finta di non capire. Questo fa parte della comunicazione di Lotito, chi lo difende non fa il bene della Lazio”

Una comunicazione percepita come strumentale, più orientata a difendere la società che a riportare la realtà dei fatti.
Secondo i critici, questo atteggiamento non farebbe il bene della Lazio ma soltanto il bene del presidente.


I problemi ignorati: mercato bloccato, sponsor sparito, comunicato arbitri

La polemica elenca una serie di situazioni sulle quali – secondo i detrattori – si registra un silenzio assordante:

1. Mercato bloccato

Un tema di cui si parla da settimane, ma che alcuni eviterebbero di raccontare con trasparenza.
Il famoso “saldo zero” e i paletti economici che condizionano la sessione di gennaio sarebbero stati minimizzati.

2. Sponsor e nuova partnership

La questione dello sponsor sulla maglia – tra ritardi, trattative sfumate e cambi di rotta – sarebbe stata accantonata troppo rapidamente, nonostante rappresenti una voce fondamentale per i ricavi del club.

3. Il comunicato sugli arbitri

La società ha pubblicato una nota controcorrente rispetto a quanto dichiarato da Sarri nel post-partita con l’Inter.
Secondo alcuni giornalisti vicini al club, “il comunicato era corretto e la colpa era del mister”.
Una narrazione che ha alimentato ulteriormente il distacco tra tecnico ed ambiente.


“Chi difende Lotito non fa il bene della Lazio”

Il messaggio che trapela è forte:

“Chi difende Lotito non fa il bene della Lazio.”

Una frase che riassume il malessere profondo di una parte dell’ambiente, convinta che la comunicazione attorno al club sia ormai completamente sbilanciata, più orientata a proteggere il vertice che a raccontare la realtà.

È un tema delicato, perché tocca non solo la società, ma anche il rapporto con i media, con i tifosi e con lo stesso allenatore.


Conclusioni: un ambiente spaccato tra narrazioni opposte

Il caso mette nuovamente in evidenza la difficoltà della Lazio nel creare una comunicazione chiara, equilibrata e unitaria.
Tra mercato, sponsor, rapporto con Sarri e dinamiche societarie, la percezione è che esistano due narrazioni opposte:

  • quella ufficiale (o ufficiosa), sempre positiva,
  • quella della piazza, molto più critica e preoccupata.

Un cortocircuito comunicativo che rischia di ampliare ancora di più le distanze tra società e tifosi.



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Lazio, caso Dele Bashiru: Sarri e club verso il confronto

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La presentazione di Dele-Bashiru

In casa Lazio non c’è soltanto il mercato di gennaio sul tavolo del confronto tra società e allenatore: il tema più delicato delle ultime ore riguarda Fisayo Dele Bashiru, il centrocampista nigeriano escluso dalla lista della Serie A dopo lo stiramento che lo ha tenuto fuori per settimane.

Il giocatore è tornato disponibile, ma la sua posizione rimane sospesa, al centro di una tensione evidente tra le valutazioni tecniche di Maurizio Sarri e quelle economiche della società.


Un patrimonio per il club, un’alternativa per Sarri

Il quadro è chiaro:

  • Per Sarri, Dele Bashiru non è considerato un giocatore imprescindibile.
  • Per la società, rappresenta un investimento da proteggere, soprattutto in vista della possibile plusvalenza futura.

L’esclusione dalla lista, inizialmente giustificata dall’infortunio, ha però creato malumori importanti nell’entourage del giocatore, che non si è sentito valorizzato dal tecnico.

La presa di posizione è netta: Dele Bashiru e il suo entourage non hanno gradito la scelta, e ora chiedono con forza un reinserimento immediato.


Due visioni opposte: reintegro o mercato?

Sarri, dal canto suo, ha inserito il centrocampista nigeriano nel gruppo dei calciatori sacrificabili a gennaio, insieme a diversi altri esuberi indicati alla dirigenza.
Per lui, il ruolo è coperto e la priorità è evitare squilibri nella lista giocatori, soprattutto con la Coppa d’Africa che porterà via sia Dia che altri elementi della rosa.

La società invece spinge in direzione opposta:

  • vuole reintegrarlo,
  • non vuole veder svalutato l’investimento,
  • teme che un’esclusione prolungata possa compromettere qualsiasi trattativa di mercato futura.

Le opzioni sulla lista: un rompicapo regolamentare

Il vero nodo è regolamentare:
Basic, entrato in lista al posto di Dele Bashiru durante l’infortunio del nigeriano, non può essere sostituito fino a gennaio.
Le possibilità sono quindi soltanto due:

1. Togliere un terzino

Opzione estremamente rischiosa: il reparto è in emergenza continua e privarsi di un esterno basso potrebbe mettere Sarri in enorme difficoltà nelle prossime settimane.

2. Togliere Noslin

Ipotesi immediatamente bocciata da Sarri.
L’olandese è considerato fondamentale come sostituto naturale di Dia, che partirà per la Coppa d’Africa.
Privarsi di Noslin significherebbe rinunciare all’unica alternativa offensiva credibile nel ruolo.

Risultato: Dele Bashiru rischia di restare fuori rosa fino a gennaio, una situazione che nessuna delle parti vorrebbe davvero.


Il peso della Coppa d’Africa e le strategie di mercato

La Coppa d’Africa acuisce il problema:
Dele Bashiru vuole essere convocato dalla Nigeria e teme che la sua assenza dal campo possa comprometterne la partecipazione.

La Lazio, d’altra parte, teme che un giocatore escluso per mesi possa perdere valore, complicando eventuali cessioni.
Un equilibrio delicato che rende urgente un chiarimento tra tecnico e vertici societari.


Conclusione: serve una soluzione condivisa, subito

Il caso Dele Bashiru è lo specchio perfetto delle tensioni interne tra esigenze tecniche e necessità economiche.
Sarri ha le sue ragioni, la società altrettanto.
Ma una decisione dovrà arrivare rapidamente, perché da essa dipenderanno:

  • il futuro del giocatore,
  • la gestione della rosa nelle prossime settimane,
  • e la pianificazione del mercato di gennaio.

Il vertice previsto a Formello sarà decisivo per capire se il nigeriano avrà un futuro nella Lazio o se verrà posto sul mercato da subito.




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Mancini all’Al Sadd: contratto top e debutto imminente

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Roberto Mancini presentato come allenatore dell’Al Sadd con la sciarpa del club
Roberto Mancini presentato come allenatore dell’Al Sadd con la sciarpa del club

Roberto Mancini torna ufficialmente in panchina. L’ex commissario tecnico della Nazionale Italiana è stato nominato nuovo allenatore dell’Al Sadd, uno dei club più titolati del Qatar, con 18 campionati nazionali e due Champions League asiatiche in bacheca. Un passato glorioso che oggi attende una nuova era dopo mesi difficili e risultati al di sotto delle aspettative.

Per Mancini si tratta della prima avventura dopo il divorzio con la nazionale dell’Arabia Saudita nell’ottobre 2024. Il tecnico marchigiano aveva scelto di interrompere il rapporto a causa delle divergenze interne e della deludente partecipazione alla Coppa d’Asia. Ora riparte da un progetto ambizioso ma in una fase complicata della stagione qatariota.


Un contratto fino al 2026, con opzione fino al 2028

Mancini ha firmato un contratto che lo legherà all’Al Sadd fino a maggio 2026, con un’opzione di rinnovo automatico per altre due stagioni, estendibile quindi fino al 2028.

L’accordo economico è di primissimo livello:

  • 5 milioni di euro netti garantiti fino al 2026
  • stipendio detassato (in Qatar gli stranieri non pagano imposte)
  • opzione biennale con ingaggio raddoppiato a 10 milioni netti l’anno

Una proposta economica difficile da rifiutare, che conferma come il Qatar continui a investire massicciamente su allenatori di profilo internazionale.


Al Sadd: un gigante in difficoltà

Nonostante la sua storia vincente, l’Al Sadd vive una fase di calo evidente rispetto agli anni d’oro dei vari Xavi, Baghdad Bounedjah o Akram Afif al massimo splendore.

La squadra è attualmente:

  • 6ª in campionato con 14 punti in 9 giornate
  • a -8 dalla vetta
  • winless in Champions League asiatica, con 2 pareggi e 2 sconfitte

Un contesto che richiede una figura forte, carismatica, con esperienza internazionale e capacità di gestione: esattamente il profilo di Mancini.


Debutto già nel weekend?

Il nuovo tecnico potrebbe esordire immediatamente.
L’Al Sadd affronterà infatti l’Al Ahli Doha in Coppa nazionale già questo fine settimana, e la società sta valutando di affidargli la squadra sin da subito.

Gli appuntamenti successivi del club:

  • 22 novembre: campionato contro l’Al Sailiya
  • 25 novembre: sfida prestigiosa in Champions League asiatica contro l’Al Wahda (EAU)

Una sequenza di impegni che potrebbe indirizzare la stagione e che metterà subito Mancini alla prova.


Perché il Qatar punta ancora su Mancini

Dopo l’esperienza in Arabia Saudita, conclusa in modo meno brillante del previsto, Mancini resta un allenatore molto apprezzato nel mondo arabo:

  • ha un profilo internazionale fortissimo
  • ha vinto l’Europeo con l’Italia
  • è considerato un tecnico elegante, diplomatico, utile a progetti “di immagine”
  • conosce già il calcio mediorientale
  • è percepito come un uomo in grado di rilanciare club storici

L’Al Sadd vuole ritrovare prestigio regionale e internazionale, e vede in Mancini il primo tassello.


Conclusione

Il ritorno in panchina di Roberto Mancini segna l’inizio di una nuova avventura in Qatar, in un club storico ma in difficoltà. Contratto ricchissimo, opzione fino al 2028 e obiettivi immediati: rilanciare la squadra in campionato e tornare competitivi in Champions League asiatica.

Le sfide non mancano, e già questo fine settimana potremmo vedere il tecnico italiano di nuovo in campo, pronto a guidare un progetto ambizioso in un campionato in continua evoluzione.



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Flaminio, fondi esteri e il futuro della Lazio: scenari tra sogni e realtà

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Stadio Flaminio Lazio progetto Alessandro Onorato news
Rendering dello Stadio Flaminio ristrutturato, possibile nuova casa della Lazio

Il tema del nuovo stadio, unito alle recenti indiscrezioni su possibili interesse di fondi esteri – anche qatarioti – nei confronti della Lazio, ha riacceso un dibattito profondo sul futuro del club biancoceleste.
Secondo voci di mercato e analisi finanziarie, l’interesse verso la Lazio esiste e trova radici in un concetto chiaro: i margini di crescita della società sono tra i più alti d’Italia.

La possibile sinergia tra riqualificazione del Flaminio e ingresso di capitali esterni rientra in uno scenario definito “plausibile”, soprattutto in un momento storico in cui i grandi fondi globali stanno esplorando il calcio europeo con aggressività.


Perché la Lazio attira l’interesse dei fondi

A differenza di altri club italiani già arrivati quasi al tetto massimo dei ricavi, la Lazio è una società con ampi spazi inespressi:

  • Botteghino fermo a circa 20 milioni annui, molto meno rispetto ai club di pari livello in Europa.
  • Merchandising e sponsor sotto la media, anche rispetto a club non comparabili per storia o risultati.
  • Settore giovanile poco sfruttato, sia sul piano tecnico che economico.
  • Stadio non di proprietà, con il progetto Flaminio che rappresenterebbe un volano economico enorme.

Come ha spiegato l’analisi circolata negli ultimi giorni, è evidente che un fondo possa considerare la Lazio una “società a forte potenziale”, in grado di raddoppiare i ricavi in 4-5 anni con una gestione modernizzata.


Il ruolo del campionato: la Serie A è indietro, ma il potenziale esiste

Il discorso si allarga all’intero movimento calcistico italiano.
La Serie A oggi è molto distante dai top 5 campionati europei in termini di ricavi, diritti TV e capacità di attrarre capitali.

Una sua crescita strutturale farebbe aumentare il valore di tutti i club, Lazio compresa.
È proprio questo scenario, sottolineano gli analisti, che può attirare investitori mediorientali, americani o asiatici.

Ma per concretizzarsi serve un cambio di governance, investimenti negli stadi e una strategia di crescita moderna.


Il nodo centrale: Lotito controlla il 67% e non ha obblighi

Nonostante l’interesse esterno sia crescente, la realtà societaria è molto semplice:

Claudio Lotito detiene il 67% delle quote e non ha alcun obbligo economico di cedere.
L’idea che un calo dei ricavi possa mettere pressione al presidente è ritenuta sbagliata dagli esperti.
Se i ricavi scendono, Lotito può compensare tagliando i costi, una strategia che ha mantenuto il club in equilibrio per anni.

Per molti tifosi, questo è esattamente il problema: una gestione “prudente” che può andare avanti altri vent’anni, ma che comporta un rischio evidente.


Il circolo vizioso del ridimensionamento

Tagliare per rientrare può funzionare nel breve, ma nel lungo periodo porta a un esito prevedibile:

  • la competitività cala,
  • i ricavi diminuiscono ulteriormente,
  • più si taglia, meno si incassa,
  • meno si incassa, più si taglia.

È questo il “circolo vizioso” descritto dagli esperti: senza investimenti strutturali, lo scarto con gli altri club cresce inevitabilmente.


Flaminio e investitori: sogno tifosi, realtà complessa

La riqualificazione del Flaminio è considerata uno dei potenziali punti di svolta.
Uno stadio moderno cambierebbe radicalmente i ricavi della Lazio.

Ma servono:

  • investimenti rilevanti,
  • un progetto credibile,
  • e una gestione che guardi a un futuro di crescita.

Ed è proprio qui che entra in gioco il tema dei fondi esteri: porterebbero capitali, competenze, e una visione industriale.
Esattamente ciò che una parte della tifoseria sogna da anni.


Conclusione

L’interesse dei fondi verso la Lazio è reale e gli scenari legati al Flaminio lo rendono ancora più plausibile.
Ma la decisione finale resta nelle mani di Lotito, e al momento non ci sono segnali concreti di apertura.

Il futuro del club è in bilico tra due visioni:
la gestione conservativa attuale o un cambio di passo che riporti la Lazio a competere ad alto livello.



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Lazio, mercato bloccato: cessioni obbligate e sogni impossibili

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La Lazio affronterà un mercato di gennaio senza margini: servono cessioni per sistemare il bilancio. Mandas, Rovella e altri possibili sacrificati.

La Lazio si avvicina alla sessione invernale con un quadro economico estremamente rigido.
Secondo gli ultimi dati e come ormai ampiamente confermato anche dalle fonti più vicine al club, a gennaio la Lazio non potrà fare mercato in entrata se non dopo aver ceduto.

Non solo: la dirigenza biancoceleste dovrà vendere a 10 e reinvestire massimo 5, destinando l’altra metà al bilancio per migliorare i parametri interni e cercare di evitare un nuovo blocco nella prossima estate.

Una situazione che fotografa in modo preciso il momento che vive la società: poche risorse, parametri stringenti, ricavi ridotti e scelte obbligate.


Mandas, il paradosso del momento: sacrificio obbligato o errore di gestione?

Tra i nomi più caldi figura quello di Christos Mandas, oggi considerato uno dei talenti con maggiore prospettiva della rosa.

Il portiere greco ha un potenziale evidente e potrebbe rappresentare il futuro della Lazio. Tuttavia, la sua cessione è diventata un argomento di discussione interna, complice la necessità di generare plusvalenze e registrare entrate immediate.

Il paradosso è chiaro:

  • Se venduto oggi, dopo mesi in panchina, la valutazione sarebbe tra gli 8 e i 9 milioni.
  • Se ceduto in estate, dopo una stagione da titolare, avrebbe potuto valere anche 20 milioni.

Per molti osservatori, si tratterebbe dell’ennesimo errore di gestione: una minusvalenza tecnica che la Lazio, con ricavi tra i più bassi della Serie A, non può permettersi.

La buona notizia? Secondo alcune fonti, non ci sono club pronti a investire subito e questo potrebbe consentire a Mandas di restare almeno fino a giugno.


Il nodo del secondo portiere: tra realtà e fantamercato

Nel frattempo si discute dei possibili sostituti.
Sono circolati nomi importanti, come Stanković Jr., portiere del Venezia, considerato in grande crescita.

La realtà, però, è molto diversa:

  • il Venezia non lo cede a meno di 10-12 milioni;
  • il 50% della sua rivendita spetta all’Inter;
  • la Lazio non può permettersi questa cifra;
  • Stanković non accetterebbe un ruolo da secondo.

Il confronto tra realtà e desideri è netto: la Lazio prenderà un portiere di seconda fascia, non un talento emergente.

Lo stesso vale per il nome di Caprile, oggi titolare in Serie A e convocato in nazionale.
Pensare che Cagliari o Napoli lo cedano per 2-3 milioni è totalmente irrealistico.


Caso Rovella-Frattesi: operazione impossibile

Tra le suggestioni circolate, anche uno scambio Rovella–Frattesi.
Un’ipotesi affascinante ma non realizzabile:

  • la Lazio deve incassare 40 milioni da Rovella per sistemare il bilancio;
  • l’Inter non cederà Frattesi per meno di 35;
  • lo stipendio di Frattesi è fuori parametro;
  • il centrocampista nerazzurro non accetterebbe un ridimensionamento tecnico.

Si tratta, quindi, di un’operazione senza basi economiche né logiche.


Ridimensionamento tecnico: un processo iniziato da tempo

La Lazio vive un percorso di riduzione qualitativa ormai evidente.
Basta confrontare l’attuale centrocampo con quello di pochi anni fa: da Milinković-Savić, Leiva, Luis Alberto a Guendouzi, Basic, Cataldi.

Un cambiamento che testimonia un ridimensionamento strutturale, reso ancora più evidente dalla situazione economica attuale.


Conclusioni

Gennaio sarà una sessione segnata da sacrifici, rinunce e scelte dolorose.
Non arriveranno giocatori di alto livello, ma riserve o profili low cost.
È una fase complessa che richiede consapevolezza: la Lazio non può competere su nomi di fascia alta e deve concentrarsi sulla sostenibilità.

La speranza dei tifosi è che i sacrifici di oggi possano permettere alla società di costruire un futuro più solido.
Ma al momento la parola d’ordine resta una sola: vendere.



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Milinković-Savić rinnova con l’Al Hilal: cosa significa per la Lazio

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Sergej Milinković-Savić con la maglia dell’Al Hilal durante una partita del campionato saudita
Sergej Milinković-Savić con la maglia dell’Al Hilal durante una partita del campionato saudita

La notizia è arrivata qualche giorno fa, ma continua a far discutere. Sergej Milinković-Savić, uno dei più grandi talenti passati per la Lazio negli ultimi vent’anni, ha ufficialmente rinnovato il contratto con l’Al Hilal per altri due anni, legandosi al club saudita fino al 2028.
Una decisione che chiude – almeno per ora – qualsiasi possibilità di rivederlo in Europa e soprattutto in Italia.

Il rinnovo di Sergej ha spaccato l’opinione pubblica: da una parte c’è soddisfazione, dall’altra tanta perplessità. E per la Lazio questo scenario ha due facce precise.


Una buona notizia per i tifosi della Lazio

Parliamoci chiaro: per i tifosi biancocelesti l’idea di rivedere Milinković-Savić in Serie A con un’altra maglia era un incubo.
La Juventus si era mossa da tempo, consapevole di aver bisogno di un centrocampista totale, fisico, tecnico, determinante. Il profilo del sergente era perfetto.

Il rischio era reale: con la disponibilità economica bianconera e la volontà di tornare competitivi in Champions, il serbo sarebbe stato un obiettivo concreto.
Il rinnovo saudita chiude questa porta, almeno per un anno e mezzo.

Da laziale, l’unica consolazione è proprio questa: non vederselo contro.


Il sogno impossibile: un ritorno alla Lazio

È inutile negarlo: in tanti avrebbero voluto sognare un clamoroso ritorno in biancoceleste.
Ma già al momento della cessione era evidente che un ritorno alla Lazio fosse un’ipotesi totalmente irrealistica.

  • Stipendio troppo alto.
  • Costo dell’operazione fuori portata.
  • Politica societaria improntata al contenimento del monte ingaggi.

Milinković guadagna cifre che nessun club italiano – e tanto meno la Lazio – può avvicinare.
L’unica reale possibilità era un trasferimento in Italia non alla Lazio, e questo avrebbe rappresentato per molti tifosi una ferita profonda.


La decisione di Sergej: scelta economica o resa sportiva?

Il vero punto che divide è la scelta del giocatore.
Al momento dell’addio, la narrativa era chiara:
“Vado a prendere soldi per due anni, poi torno in Europa a competere davvero.”

E invece, a 30 anni (31 a febbraio), il serbo decide di prolungare ancora in Arabia.
Un segnale forte, quasi definitivo: la carriera ai massimi livelli europei sembra essere stata accantonata.

Non si può dire che non avesse alternative: Juventus e altri club europei lo seguivano con attenzione.
Il rinnovo è dunque una scelta personale, ponderata, consapevole.

Per molti osservatori si tratta di:

  • una scelta economica,
  • una rinuncia alle grandi competizioni,
  • un addio al calcio europeo che conta.

Il livello del campionato saudita, al di là delle parole di Cristiano Ronaldo, rimane più basso di quello italiano, inglese o spagnolo.
Lo spettacolo, l’intensità, la qualità media delle squadre europee restano lontane anni luce.


Le conseguenze sportive: un ritorno nell’élite sempre più difficile

Se Milinković-Savić tornasse nel 2028 avrebbe 33 anni.
E dopo quattro anni consecutivi nel campionato saudita, il rientro ad altissimo livello sarebbe tutt’altro che semplice.
Meno ritmo, meno intensità, meno competitività: il rischio è che il giocatore non riesca più a esprimere quel mix unico di tecnica, forza e continuità visto alla Lazio.


Conclusioni: scelta legittima, ma che lascia l’amaro in bocca

Per il tifoso laziale questa notizia ha due facce:

La consolazione: non lo vedremo contro.
La delusione: un talento così avrebbe meritato un finale di carriera da protagonista in Europa.

Resta il rispetto per un giocatore straordinario, che con la maglia della Lazio ha segnato un’epoca.
Ma resta anche la sensazione di un’occasione sportiva non colta.



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Lazio, rinnovi bloccati: Sarri vuole blindare i suoi senatori

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Probabili formazioni Lazio Atalanta: i giocatori in campo allo Stadio Olimpico per il match di Coppa Italia.
Maurizio Sarri in panchina all’Olimpico: il tecnico annuncia che resterà fino a giugno, ma chiede risposte e investimenti alla società.

Il tema dei rinnovi contrattuali torna centrale in casa Lazio, e questa volta tocca giocatori considerati fondamentali da Maurizio Sarri.
Il tecnico biancoceleste, secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, vorrebbe blindare i suoi senatori in scadenza tra il 2026 e il 2027, ma la società al momento non può muoversi a causa del vincolo del saldo zero sul monte ingaggi.

In altre parole, senza liberare spazio salariale, la Lazio può trattare solo ai parametri attuali, senza aumenti né adeguamenti.


I “fedelissimi” di Sarri: la situazione caso per caso

Alessio Romagnoli – contratto 2027 (2,8 milioni)

Arrivato alla Lazio per scelta tecnica e di cuore, Romagnoli avrebbe voluto discutere un adeguamento o una spalmatura del contratto, ma non c’è ancora stato un incontro con la società.
Sarri lo considera un pilastro e non vuole perderlo.

Mario Gila – contratto 2027 (1,1 milioni)

Fra i giocatori cresciuti di più negli ultimi due anni.
Guadagna uno stipendio basso rispetto alla titolarità ed è seguito da Inter e Milan.
Un dettaglio pesa sul futuro: metà dell’incasso di un’eventuale cessione andrebbe al Real Madrid, complicando la trattativa.

Ivan Provedel – contratto 2027 (2,4 milioni)

Dopo un periodo difficile la scorsa stagione, è tornato titolare inamovibile.
Il portiere vorrebbe chiarezza sul futuro ma anche per lui il rinnovo è bloccato.

Danilo Cataldi – contratto 2027 (1,8 milioni)

Bandiera biancoceleste, titolare oggi anche per via dell’infortunio di Rovella.
Cataldi ha più volte manifestato il desiderio di chiudere la carriera alla Lazio, ma anche in questo caso nessuna trattativa è partita.

Matteo Cancellieri – contratto 2027 (1 milione)

Rilanciato da Sarri, è considerato ormai parte piena del progetto.
Il suo stipendio è basso rispetto al nuovo ruolo, ma al momento impossibile rinegoziare.


I casi più urgenti: Marusic e Basic

Entrambi in scadenza 2026, entrambi con ingaggi sotto i 2 milioni.
A pochi mesi dall’ingresso nell’ultimo anno di contratto, aspettano segnali dalla società, ma tutto resta fermo finché non si libera spazio salariale.

Sarri li ritiene utili per spogliatoio, rotazioni e continuità, ma senza margine operativo la Lazio non può agire.


Il nodo del “vincolo a saldo zero”

La società, per motivi legati ai paletti economici e al piano di sostenibilità, può muoversi solo mantenendo lo stesso livello di spesa complessiva sul monte ingaggi.
Ciò significa che:

  • nessuno stipendio può essere aumentato
  • nessun contratto può essere adeguato
  • nessun rinnovo può prevedere bonus o ritocchi verso l’alto

Finché non uscirà qualcuno — o non entreranno nuove risorse — il mercato dei rinnovi è in stand-by totale.


Conclusione

Sarri ha individuato un gruppo di giocatori considerati fondamentali per costruire il futuro della Lazio, ma senza sbloccare il monte ingaggi ogni trattativa resta sospesa.
Il rischio è che alcuni titolari si avvicinino alla scadenza senza un piano chiaro, con il pericolo di perderli o di subire pressioni da club più ricchi.

Resta da capire se nei prossimi mesi la società riuscirà a liberare spazio e avviare finalmente i dialoghi.



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Serie A vs Premier League: un divario da 2,5 miliardi

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I club di Premier League incassano 2,5 miliardi in più della Serie A dai diritti TV. Il gap cresce, ma i club italiani restano competitivi sul campo.

I dati pubblicati da Calcio e Finanza mostrano un quadro impietoso della situazione economica del calcio italiano.
La Premier League continua a dominare sul piano finanziario, con cifre che la Serie A può solo sognare.

Nella stagione 2024-2025, i club italiani hanno incassato circa 900 milioni di euro dai diritti televisivi, contro i 3,4 miliardi generati in Inghilterra.
Un divario strutturale di 2,5 miliardi di euro, pari a un +278% in favore dei club inglesi.
Il dato più clamoroso? Il Southampton, ultimo in Premier, ha guadagnato circa 50 milioni in più dell’Inter, prima tra le italiane.


Competitivi sul campo, ma con risorse limitate

Eppure, nonostante il gap economico, il calcio italiano resta competitivo sul campo europeo.
Negli ultimi dieci anni le squadre italiane hanno raggiunto:

  • 4 finali di Champions League (Juventus 2015 e 2017, Inter 2023 e 2025),
  • 2 finali di Conference League (Fiorentina 2023 e 2024),
  • 1 vittoria in Europa League (Atalanta 2024) e una finale (Roma 2023).

Un rendimento sportivo di alto livello, ottenuto con mezzi finanziari molto inferiori rispetto ai top club inglesi e spagnoli.


Il nodo diritti TV e il ritardo strutturale

La nuova trattativa sui diritti TV per il periodo 2024-2029 non lascia spazio all’ottimismo.
In Italia, Sky e DAZN hanno garantito solo 900 milioni di euro l’anno, ben al di sotto dell’obiettivo di 1,15 miliardi.
In Inghilterra, invece, il nuovo accordo porterà ai 20 club 1,95 miliardi l’anno, per un totale di 8 miliardi in 4 anni.

Sul fronte estero la forbice è ancora più ampia: il solo contratto di beIN Sports per l’area MENA (Medio Oriente e Nord Africa) vale 215 milioni l’anno, quasi quanto l’intero bottino dei diritti esteri della Serie A (240 milioni totali).


Il problema è italiano, non europeo

Le altre leghe hanno modelli più solidi.

  • In Spagna, Real Madrid e Barcellona sfiorano 1 miliardo di fatturato annuo.
  • In Francia, il PSG domina grazie ai fondi del Qatar.
  • In Germania, il Bayern Monaco è sostenuto da colossi come Adidas, Audi e Allianz.

In Italia, solo Juventus e Inter hanno superato i 500 milioni di fatturato, restando comunque lontane dalla top 10 europea.
Basti pensare che il Tottenham, decimo nel 2023-24, ha incassato 720 milioni di euro.


La speranza dei nuovi stadi

Il nuovo stadio di proprietà rappresenta la chiave per ridurre il gap.
Inter e Milan puntano su impianti moderni con ricavi da corporate hospitality che potrebbero portare i bilanci oltre 600 milioni annui.
Il problema di San Siro, infatti, è la scarsità di posti VIP rispetto a stadi come l’Allianz Arena o il Camp Nou.

Ma anche Lazio, Roma, Napoli e Fiorentina avrebbero bisogno di strutture nuove.
Tra burocrazia, vincoli politici e ritardi amministrativi, però, i progetti restano fermi da anni.


Ridurre la Serie A a 18 squadre: un’idea divisiva

Per alleggerire il calendario e aumentare la qualità, torna l’ipotesi di ridurre la Serie A da 20 a 18 squadre.
I vantaggi sarebbero evidenti: meno partite, meno infortuni, maggiore competitività e spazi per finali nazionali dedicate.
Gli svantaggi? Meno biglietti, meno sponsor e il rischio di marginalizzare i club più piccoli.

I broadcaster non sarebbero contrari, purché si creino play-off o play-out per coprire i weekend “vuoti”.
Ma la riforma resta soprattutto un problema politico: servono garanzie economiche concrete per convincere le medio-piccole a votare il cambiamento.


Conclusione: servono riforme e una visione comune

Il divario tra Serie A e Premier League cresce anno dopo anno.
Senza nuovi stadi, accordi TV più redditizi e una governance unita, il rischio è che il calcio italiano rimanga competitivo solo a tratti, ma non strutturalmente.

Il talento e l’organizzazione non bastano più: servono investimenti, visione e coraggio per riportare la Serie A tra le grandi d’Europa.



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