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Diabolik: Ginevra a La7: ” Mio padre ucciso e nessun nome? Assurdo!”

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Ginevra Piscitelli, figlia di Diabolik, è intervenuta a “L’Arena” sul canale La 7 nella giornata di ieri.

Nessun nome, mio padre ucciso da uomo libero

“Se ho paura oggi? Inizialmente l’ho avuta, a oggi non si sa ancora chi sia l’assassinoMi sembra assurdo che non ci sia ancora un nome, mio padre era in un parco, in un centro abitato, zona strafrequentata. In famiglia non abbiamo fatto delle ipotesi, è talmente assurda come situazione. Mio padre era una persona molto amata, non riesco a capire chi abbia potuto fare una cosa del genere. Ci siamo trovati ad affrontare una situazione che non rientra nella normalità, abbiamo lottato per il nostro diritto di fare il funerale. Ricordo che mio padre è morto da uomo libero. La tensione non è stata creata da noi, non è stato un funerale normale, tutti al mio posto avrebbero reagito così. Se ho visto il corpo di mio padre? Ci siamo imposti per vederlo, mia madre è andata a Tor Vergata alle 3 e mezza di mattina, ad accoglierci c’era una quantità incredibile di poliziotti. Ci hanno fatto entrare, lì ho visto per la prima volta mio padre. Era su un lettino, con un telo sopra. Non sono riuscita ad avvicinarmi, mi ha fatto molto male. Non ho pensato a molte cose, mi sembrava assurdo ciò che stavo vivendo”.

Pregiudizi e rapporto con il padre

“Come ho avuto la forza di reagire? Devi trovarla necessariamente. Io ero sconvolta. Al contrario di ciò che si pensa, io ero una ragazza che conduceva una vita normale. Con me lui era un padre normale, uscivamo normalmente. Non era una persona che dava l’impressione che potesse accadergli una cosa così, mai pensata una cosa del genere. I pregiudizi? Non è stato sempre semplice in passato, quando mio padre è stato arrestato c’è stato un po’ di pregiudizio. Poi non c’è un manuale per essere perfetti, ma hanno fatto passare il mio dolore come non legittimo, perché le notizie lo descrivevano come un boss, quindi come se io e la mia famiglia dovessimo aspettarci una cosa del genere. Mio padre è stato condannato a 4 anni, non era un boss mafioso, invece ripeto è stato quasi legittimato tutto per la vita che conduceva. Io mi chiedo: che vita conduceva? Nella mia vita non ho mai avuto paura di non rivederlo più, sapevo che non se ne sarebbe mai andato”. 

I ricordi del passato

“Il momento in cui l’ho visto più felice è stato il matrimonio di mia sorella. Il ricordo più brutto? Quando l’hanno arrestato fu brutto, così come il periodo del carcere. Avevo 16 anni, lo andavo a trovare. Il carcere è un posto veramente brutto, non c’è sensibilità, a volte sembra che dentro ci siano dei pacchi postali. Non è così. Cosa ci diceva? Che avrebbe voluto fare di più per noi, che avrebbe voluto lasciarci più tranquille. Ma era una persona che sapeva rimediare. Non so se lui avrebbe preferito rimanere in carcere per tutta la vita piuttosto che morire. Però sicuramente era una persona che amava la vita. L’ultimo messaggio che gli ho inviato è stato alle 18.20 del 7 agosto, gli ho mandato una foto con una mia amica, stavamo facendo un aperitivo, mi ha chiesto se le patatine fossero in busta. Era uno curioso. Il tatuaggio appena fatto con la frase ‘Abbi cura di tutto, ti amo Mapo’?. Io lo chiamavo così, mi dava sempre delle raccomandazioni alla fine delle lettere quando era in carcere”.

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