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Accuse alla Lazio per la partitella: arriva la smentita!

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Nelle ultime ora, sport mediaset ha fatto partire un servizio, in concomitanza con l’anniversario dello scudetto del 2000, mettendo sotto accusa la Lazio per una presunta partitella avvenuta 3 vs 3 infrangendo così le ” regole ” dell’ultimo DPCM per la ripresa degli allenamenti.

La legge è legge sia chiaro ma non è uguale per tutti. Non deve essere neanche una scusa questa che andremo a trattare. Partiamo anche dal presupposto che il giornalista in questione ha detto ” non si vedono i giocatori per la rete verde ma si è sentito, si è udito, si è immaginato…. che la Lazio avesse programmato un mini allenamento con il contatto fisico di 3 persone contro 3 ( totale 6).

Da inizio pandemia, ricordiamo, la Roma è stata pizzicata allenarsi in ” Fase 1″ passando inosservata anche se ci fosse una testimonianza con delle foto e video ma alla fine nessun clamore. ( Non vogliamo far a chi ha torto di più e chi no). La stessa emittente tv però ha mandato i suoi colleghi giornalisti, evidentemente immuni dal virus, ad accalcarli sotto il Ponte Morandi, nelle manifestazioni con Conte e più platealmente al ritorno di Silvia, l’Italiana rapita all’estero ( un totale di oltre 60 giornalisti accalcati uno sopra l’altro per cercare la foto migliore come uno zoombie che assedia un umano in The walking dead ).

Tornado alla smentita del titolo, è intervenuto Pulcini, il direttore sanitario della Lazio:

«Ho letto della questione della Lazio e cerco di vigilare, perché se fosse vero potete immaginare le conseguenze. Sono stato smentito e credo ci sia una smentita ufficiale sulla presunta partitella di ieri, per giunta la foto è vecchia. Non è compito mio, mi sono solo preoccupato di sapere se fosse vero o falso: non corrisponde alla verità ed arriverà comunicazione da parte della società. Un medico non può fare da balia, perché confido nel senso di responsabilità che i giocatori hanno avuto fin dall’inizio. Se fosse vero? Se la situazione sfugge al mio controllo, sarei costretto a dimettermi. Mi assumo le mie responsabilità, ma se sfuggono al mio controllo, come posso? Non sono l’unico medico, c’è tutto uno staff con cui lavoro in totale sintonia e le decisioni le prendiamo collegialmente come giusto che sia. A spada tratta ho difeso la figura del medico, la ripresa degli allenamenti, se devo essere responsabile non posso diventare irresponsabile, se diventa legge non posso andare fuori legge. Finché si tratta di raccomandazioni o proposte, ho il diritto di dire ciò che penso. I giocatori sono lavoratori e come tali sono soggetti alla tutela del datore di lavoro, se sono responsabile in toto di quel che succede, non è che se uno si prende il Covid-19 mi può denunciare perché è colpa mia. In egual modo, non posso obbligare una persona, che non ha nulla, alla quarantena, quale sarebbe il motivo? Mi possono denunciare perché limito la libertà, da professionista mi pongo questo problema. E’ ovvio che se c’è una legge mi attengo a quella, non sono un oligarchico. Il rispetto della professionalità è sacro, se consideriamo ogni figura del settore come un bellissimo mosaico, ognuno sta al posto suo ed è un quadro perfetto. Ieri non c’ero, avevo altro da fare, siamo quattro medici e come direttore sanitario non vado spesso come gli altri a vedere, sebbene sappia sempre ciò che accade e mi assicurano che vengono rispettate le leggi. Se quel che è stato fatto è fuori legge, faccio mea culpa da parte mia e di tutti. Sono felice della task force di controllo, è importante venga fatto, vuol dire essere tutelati. Ripartenza? E’ un pretesto per dire di no. Non è una disfida la mia, ho fatto i complimenti al CTS sulla responsabilità civile e penale. Lo vedo come un messaggio positivo, l’unica cosa che mi permettevo di contestare, per dire la mia come medico, è fare i tamponi ma stare attenti perché i reagenti servono alla popolazione. Poi dicono di isolare tutti se c’è un positivo, allora sono responsabile o irresponsabile? La mia è una richiesta di chiarimento».



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