Angelo Fabiani prova ad aprire un nuovo fronte di dialogo con la tifoseria della Lazio. Intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio, il direttore sportivo biancoceleste ha parlato del grande momento della squadra, del lavoro di Gennaro Gattuso e della crescita di diversi giocatori. Ma il passaggio più significativo riguarda inevitabilmente l’Olimpico vuoto e la contestazione nei confronti della società.
Fabiani ha utilizzato una parola precisa: tregua.
«Il fatto che l’Olimpico sia vuoto la sento un po’ come una sconfitta, un macigno, mi pesa molto».
Fabiani: «Prendiamoci una tregua»
Il direttore sportivo ha spiegato di soffrire particolarmente la distanza tra squadra e pubblico:
«Mi prenderò altri insulti, ma non fa niente: il fatto che l’Olimpico sia vuoto la sento un po’ come una sconfitta, un macigno, mi pesa molto. Roba da non dormirci la notte».
Poi l’apertura:
«Voglio lanciare un guanto d’amore, di buon senso: siamo tutte persone intelligenti, prendiamoci una tregua».
Fabiani non chiede ai tifosi di cambiare idea sulla proprietà.
Anzi, precisa:
«Poi ognuno rimane sulle proprie posizioni, ognuno vede la vita a modo suo».
L’obiettivo dichiarato è un altro: riportare il pubblico vicino alla squadra.
«Vorrei già sabato uno stadio pieno»
La richiesta riguarda già la prossima gara contro il Parma.
«Mi piacerebbe vedere già da sabato uno stadio pieno, al di là del risultato che mi auguro sia positivo».
Fabiani insiste sul fatto che non si tratterebbe di una questione economica:
«Non c’è un problema di botteghino, non lo dico per una questione economica».
Il desiderio è quello di ricreare un ambiente diverso attorno alla squadra:
«Mi piacerebbe accarezzare un ambiente festoso, tra tifosi e calciatori».
«La tregua sarebbe il campionato più bello che potrei vincere»
La chiusura è probabilmente la frase più forte dell’intervento:
«Cosa desidero da questo campionato? Una tregua. Penso che sarebbe il campionato più bello che io possa aver mai vinto».
Parole che confermano quanto la questione tifosi sia diventata centrale anche all’interno della dirigenza.
Fabiani predica prudenza sulla classifica
Prima di parlare della contestazione, il direttore sportivo aveva invitato tutti alla calma nonostante il grande avvio di stagione.
«C’è stato un avvio di campionato importante, ma non significa nulla, la strada è molto lunga e di insidie ce ne saranno tantissime».
Fabiani non vuole autocelebrazioni:
«Conta ciò che faremo domani, non ciò che si è fatto ieri».
E sulla classifica:
«Diciannove punti in classifica possono essere tanti, ma anche pochi. Viviamo alla giornata».
Gattuso elogiato: «Allenatore di grandissime capacità»
Parole molto importanti per Gennaro Gattuso.
«Sta dimostrando di essere un allenatore di grandissime capacità, soprattutto morali».
Fabiani ha raccontato anche la nascita del rapporto:
«L’idea è nata all’indomani della separazione con Sarri. Siamo andati su Rino, è bastata una stretta di mano».
Secondo il direttore sportivo, la squadra ha assorbito perfettamente lo spirito dell’allenatore.
«I ragazzi stanno incarnando il suo spirito battagliero».
«Gattuso è un gladiatore»
Fabiani ha descritto Gattuso con parole molto nette:
«È un gladiatore da battaglia».
E ha spiegato come questo atteggiamento si rifletta anche sul rendimento fisico della squadra.
Il concetto è quello di una Lazio che corre di più, lotta di più e riesce ad aggiungere quei metri necessari per essere aggressiva in ogni zona del campo.
Floriani, il giocatore che Fabiani vuole sottolineare
Tra i singoli, il direttore sportivo ha voluto evidenziare soprattutto Floriani.
«A me piace sottolineare la spigliatezza di Floriani».
Poi il riferimento alla partita contro la Juventus:
«A Torino ha giocato come un veterano».
Una crescita particolarmente importante anche in prospettiva, considerando che la Lazio sta lavorando al rinnovo del giocatore.
Belahyane: «Farà parlare di sé»
Molto positivo anche il giudizio su Reda Belahyane.
Fabiani ha spiegato che il club lo aveva seguito a lungo prima dell’acquisto:
«Sapevamo che era un giocatore prestativo, cioè che porta sempre a casa la prestazione».
Il direttore sportivo ne sottolinea soprattutto intelligenza e capacità di interdizione:
«Sa sempre cosa fare con il pallone e sa sempre trovare la giocata giusta».
E conclude:
«È un 2004, ha grossi margini di miglioramento e con Gattuso sta trovando un equilibrio inaspettato. Farà parlare di sé».
Mandas e l’errore del prestito
Fabiani ha parlato anche di Christos Mandas, riconoscendo una scelta che oggi cambierebbe.
«Lo scorso anno ho fatto l’errore di mandarlo all’estero su richiesta del ragazzo e dei procuratori».
Il portiere aveva trovato poco spazio alle spalle di Provedel e il prestito non gli aveva garantito il minutaggio sperato.
Ora, però, Mandas è diventato un punto fermo.
La vittoria di Torino e il vero valore del gruppo
Fabiani ha ricordato l’importanza del successo contro la Juventus:
«Andare a Torino e vincere non capita tutti i giorni».
Ma ha voluto evitare che una singola partita diventi il simbolo assoluto della stagione.
Ha ricordato anche prestazioni come quella contro il Milan, nelle quali la Lazio aveva mostrato grande qualità pur pagando nella ripresa le poche alternative disponibili.
Il messaggio resta sempre lo stesso: vietato sentirsi arrivati.
La vera sfida adesso è ricucire con i tifosi
Ed è qui che il discorso torna inevitabilmente sull’Olimpico.
La squadra sta vincendo.
Gattuso ha ricostruito entusiasmo all’interno dello spogliatoio.
I giocatori stanno creando un rapporto sempre più forte tra loro.
Ma manca ancora un elemento fondamentale: il pubblico di casa.
Fabiani prova quindi a lanciare un ponte.
Non chiede di cancellare la protesta.
Non chiede ai tifosi di dimenticare le proprie ragioni.
Chiede una tregua per permettere alla squadra di giocare nuovamente davanti a un Olimpico pieno.
Adesso bisognerà capire quale sarà la risposta del mondo biancoceleste.
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