Mai come oggi due fotografie raccontano con chiarezza la contraddizione della Lazio. Da una parte c’è la classifica: la squadra di Gennaro Gattuso, dopo cinque giornate, è in testa insieme a Inter e Roma. Dall’altra c’è il bilancio appena approvato dal club, che mostra ricavi in calo, costi in aumento e un indebitamento finanziario netto salito a 126,4 milioni di euro.
Ed è proprio qui che, secondo me, si trova il cuore della contestazione.
Non contro Gattuso. Non contro Mandas, Frattesi, Taylor o gli altri giocatori. Non contro una squadra che, anzi, sta facendo probabilmente più di quanto ci si aspettasse.
La protesta riguarda la gestione societaria e la sostenibilità del progetto Lazio nel medio periodo.
La squadra è prima e merita soltanto applausi
Partiamo dal campo.Essere primi dopo cinque giornate è un risultato parziale, probabilmente effimero e certamente insufficiente per parlare di Scudetto o Champions League.
Ma è un dato.Gattuso e i giocatori stanno facendo il massimo. La Lazio ha raccolto risultati, ha costruito un’identità e ha mostrato carattere.
Per questo sarebbe sbagliato utilizzare la protesta contro Claudio Lotito per sminuire quello che sta accadendo sul terreno di gioco.
La protesta e i risultati sportivi sono due questioni differenti.
La squadra sta facendo il proprio lavoro. E lo sta facendo molto bene.
Poi c’è il bilancio: ricavi giù, costi su
La seconda fotografia è molto meno rassicurante.
Il bilancio consolidato al 30 giugno 2026 registra un valore della produzione di 131,75 milioni, contro 143,49 milioni della stagione precedente. La Lazio stessa spiega che il calo è dovuto principalmente ai mancati introiti delle competizioni europee.
Allo stesso tempo, i costi operativi al netto di ammortamenti, svalutazioni e accantonamenti sono saliti a 140,59 milioni, contro 134,97 milioni dell’anno precedente.
Il costo del personale è arrivato a oltre 104 milioni di euro, aumentando rispetto alla stagione precedente.
È questa la prima grande contraddizione: la Lazio produce meno ricavi, mentre continua ad avere una struttura di costi molto importante.
Il vero nodo è l’indebitamento: da 66 a 126 milioni
C’è poi il dato che personalmente considero più preoccupante.
L’indebitamento finanziario netto è passato da 66,3 milioni a 126,4 milioni di euro in un solo esercizio.
Un aumento di oltre 60 milioni.
La società spiega che l’incremento è legato soprattutto al maggiore utilizzo delle linee di finanziamento autoliquidanti.
Questo non significa che la Lazio sia sull’orlo del fallimento. Sarebbe scorretto sostenerlo.
Ma significa che il trend finanziario merita attenzione, soprattutto se contemporaneamente la squadra deve restare competitiva.
Il patrimonio netto è positivo, ma grazie soprattutto a Formello
Qualcuno potrebbe osservare che il patrimonio netto della Lazio è tornato positivo per 113,56 milioni.
È vero.
Ma bisogna spiegare come ci si è arrivati.
La società ha applicato il Revaluation Model previsto dallo IAS 16, rivalutando il Centro Sportivo di Formello al fair value. Questa operazione ha aumentato le riserve di circa 140,45 milioni, al netto delle imposte differite.
Quindi il patrimonio netto migliora enormemente, ma non perché la gestione ordinaria abbia prodotto 130 milioni di utili.
L’esercizio, infatti, si chiude ancora con una perdita di 10,04 milioni.
Le plusvalenze stanno già tenendo in piedi il conto economico
Un altro dato racconta molto.
La Lazio ha registrato 39,25 milioni di plusvalenze dalla cessione di calciatori, contro appena 11,49 milioni della stagione precedente.
Castellanos ha generato una plusvalenza di circa 15,55 milioni, Guendouzi 16,65 milioni e Tchaouna oltre 6 milioni.
E nonostante queste plusvalenze, il bilancio termina comunque in rosso per 10 milioni.
Questo è il punto che dovrebbe far riflettere.
Il bilancio non dice che Taylor o Mandas saranno venduti a gennaio
Qui è necessario fare una precisazione importante.
Il bilancio non dice che a gennaio la Lazio sarà obbligata a vendere Kenneth Taylor, Christos Mandas o un altro titolare.
E non certifica che la società debba necessariamente effettuare cessioni nella prossima finestra di mercato.
Quella sarebbe una previsione.
Il documento dice però qualcosa di altrettanto significativo: tra gli elementi sui quali il management basa il raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario vengono citati i proventi derivanti dalle cessioni dei calciatori, insieme al ringiovanimento della rosa, al ritorno nelle competizioni internazionali, a nuovi sponsor, alla valorizzazione degli asset e al ricorso a finanziamenti autoliquidanti.
Quindi non possiamo affermare oggi che Mandas o Taylor partiranno.
Possiamo però dire che le plusvalenze restano esplicitamente una delle leve previste dalla società per riequilibrare i conti.
Ed è qui che nasce la preoccupazione.
Se sei in corsa per l’Europa, devi rafforzarti. Ma devi anche sistemare i conti
Immaginiamo uno scenario.
A gennaio la Lazio è ancora quarta, quinta, magari addirittura più in alto.
Una società con disponibilità economica potrebbe guardare la classifica e dire: abbiamo un’occasione, proviamo a rafforzare la rosa.
La Lazio potrebbe invece trovarsi a dover conciliare due necessità opposte: restare competitiva e contemporaneamente migliorare i propri parametri economico-finanziari.
Ed è una tensione evidente.
Per qualificarti in Europa hai bisogno di giocatori forti.
Per generare plusvalenze importanti, normalmente devi vendere proprio giocatori che hanno mercato e valore.
Fare contemporaneamente entrambe le cose è possibile, ma certamente più complicato.
Il blocco parziale dimostra che il problema non è inventato
C’è inoltre un dato ufficiale che non può essere ignorato.
Il 12 giugno 2026 la FIGC ha comunicato alla Lazio la non conformità dell’indice del Costo del Lavoro Allargato.
Per questo il club ha affrontato la sessione estiva con il cosiddetto blocco parziale: poteva effettuare acquisti soltanto garantendo l’integrale copertura dei nuovi impegni economico-finanziari.
Quindi non siamo davanti a una polemica inventata dai tifosi o da qualche giornalista.
Esiste un vincolo regolamentare reale che ha condizionato il mercato della Lazio.
E nell’estate 2027 ci saranno altri impegni
Anche il mercato appena concluso lascia impegni futuri.
Dopo il 30 giugno 2026 la Lazio ha preso tre calciatori in prestito con diritti di opzione complessivi per 31,35 milioni, oltre ad altri premi potenziali per 3 milioni.
Questo non significa che tutte le opzioni verranno necessariamente esercitate.
Ma significa che, se la Lazio vorrà confermare determinati giocatori, dovrà trovare risorse importanti nella prossima stagione.
Ecco perché il problema non può essere ridotto semplicemente a: «Vendiamo un paio di esuberi e abbiamo risolto».
Le cifre sono molto più grandi.
Perché vendere gli esuberi non basta
È facile dire: vendiamo Pellegrini, Patric o qualche giocatore fuori dal progetto.
Il problema è che le plusvalenze importanti si realizzano soprattutto sui calciatori che hanno valore di mercato.
Se un giocatore non trova acquirenti o ha un valore limitato, la sua cessione può alleggerire il monte stipendi, ma difficilmente cambia radicalmente un bilancio di queste dimensioni.
Per questo, quando si parla di plusvalenze, la preoccupazione dei tifosi è comprensibile: i nomi che possono generare cifre significative sono inevitabilmente anche quelli che normalmente vorresti tenere per costruire una squadra più forte.
La Lazio ha bisogno dell’Europa proprio mentre deve proteggere il patrimonio tecnico
La stessa società indica il ritorno nelle competizioni internazionali come uno degli elementi necessari per migliorare l’equilibrio economico e finanziario.
Ed è logico.
Senza Europa, il bilancio 2025/26 ha già mostrato quanto possano pesare i mancati ricavi.
Ma per andare stabilmente in Europa serve una squadra competitiva.
Ed ecco il circolo complicato:
devi qualificarti in Europa per aumentare i ricavi, ma per qualificarti in Europa devi riuscire a mantenere e rafforzare una squadra che contemporaneamente deve produrre valore economico.
È questo, molto più della classifica dopo cinque giornate, il grande tema sul futuro della Lazio.
La squadra vola, la società deve dimostrare di saperla accompagnare
Questa è la fotografia.
Da una parte Gattuso e i giocatori stanno facendo probabilmente più del previsto.
Dall’altra il bilancio racconta di una società con ricavi in diminuzione, costi elevati, perdita d’esercizio e indebitamento finanziario in forte aumento.
Non significa fallimento.
Non significa che la Lazio sia destinata inevitabilmente a vendere tutti.
Ma significa che la situazione economico-finanziaria pone vincoli concreti alla crescita sportiva.
Ed è precisamente qui che si capisce perché una parte consistente della tifoseria continui a contestare nonostante il primo posto.
La protesta non è contro Mandas quando para un rigore.
Non è contro Frattesi quando segna.
Non è contro Gattuso quando vince.
È contro una gestione che, secondo chi protesta, non sta costruendo le condizioni economiche, commerciali e societarie necessarie per permettere alla squadra di crescere stabilmente.
Il vero paradosso della Lazio
La Lazio oggi può guardare tutti dall’alto in classifica.
Ma la domanda più importante non è dove sarà tra altre cinque giornate.
È un’altra:
se questa squadra dovesse davvero regalarsi la possibilità di inseguire qualcosa di importante, la società sarà in grado di sostenerla?
Questo è il punto.
La squadra sta dimostrando di esserci.
Gattuso sta facendo la sua parte.
I giocatori anche.
Ora è la società che deve dimostrare di riuscire a trasformare un momento sportivo sorprendente in un progetto sostenibile.
Perché essere primi a settembre è bellissimo. Costruire una Lazio capace di restare stabilmente in alto è tutta un’altra storia.
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