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Lazio al Nasdaq: la lunga lettera che smonta il falso mito

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Grafico finanziario in calo con lo stemma della Lazio sullo sfondo

Da mesi, nell’ambiente biancoceleste, circola il mito del “Nasdaq miracoloso”. Quelle sei lettere riaffiorano periodicamente come se rappresentassero la chiave di volta per risolvere tutti i problemi economici del club. A rafforzare questa narrazione hanno contribuito alcune recenti dichiarazioni del presidente Claudio Lotito, che lo scorso maggio ha prospettato valutazioni sbalorditive: “Al Nasdaq la Lazio capitalizzerebbe un miliardo e mezzo di euro. Tre, con lo stadio di proprietà”.

A riportare la piazza alla realtà dei numeri ci ha pensato una lunga e dettagliatissima lettera a firma di Least Squares, pubblicata sulle colonne de Il Tempo, che analizza in modo spietato i fondamentali economici di un’eventuale quotazione a Wall Street.

L’improbabile paragone con lo United e la “leggenda” del Cadice

Per comprendere l’ordine di grandezza delle cifre sbandierate, l’analisi parte da un confronto diretto: oggi il Manchester United capitalizza al New York Stock Exchange circa 3,9 miliardi di dollari. Attribuire alla Lazio un valore di Borsa di 3 miliardi significherebbe valutarla il 90% del club inglese. Eppure, secondo le recenti stime di Football Benchmark, il valore d’impresa dei Red Devils supera i 5 miliardi di euro, mentre quello della S.S. Lazio si attesta a 519 milioni. Una discrepanza evidente.

La narrazione del Nasdaq come miniera d’oro prende forma nel novembre 2025, quando si diffonde la notizia che il Cadice (squadra della seconda divisione spagnola) avrebbe raccolto 400 milioni di euro in un solo giorno grazie al listino americano. Un racconto che Least Squares definisce privo di qualunque fondamento. A sbarcare sul Nasdaq non è stato il Cadice, bensì Nomadar, una sua controllata. Soprattutto, si è trattato di una quotazione diretta senza emissione di nuove azioni: i 400 milioni erano solo la capitalizzazione teorica al debutto, non soldi entrati nelle casse societarie. I fatti successivi sono impietosi: il Cadice ha sfiorato la retrocessione e il titolo Nomadar, in nove mesi, è crollato dai 30 dollari del debutto ai 2,6 dollari di minimo storico. Circa il 90% di valore polverizzato.

Gli ostacoli per la Lazio e i tre scenari finanziari

Oltre ai rigidissimi (e onerosi) obblighi di rendicontazione presso la SEC americana, la Lazio dovrebbe presentarsi agli investitori internazionali con un progetto credibile. Impresa ardua, considerando la forte contrazione dei ricavi operativi e la massiccia contestazione della tifoseria in corso, fattori che comprimono il fatturato.

Ma ammettendo che questi ostacoli vengano superati, quali sarebbero i reali benefici? L’analisi individua tre scenari ben precisi:

  1. Quotazione senza emissione di nuove azioni: In questo caso non verrebbe raccolto nuovo capitale per il club. Gli eventuali proventi andrebbero unicamente nelle casse dei soci che vendono le proprie quote. Considerando che la Lazio è già quotata dal 1998 e non fa aumenti di capitale dal 2004, aggiungere il listino americano non cambierebbe il modello gestionale.
  2. Aumento di capitale contestuale alla quotazione: Le risorse arriverebbero alla società, ma l’azionista di maggioranza (Lotito, col 67%) vedrebbe diluita la propria quota, a meno di non investire pesantemente di tasca propria. La storia degli ultimi 22 anni dimostra la ferrea volontà di preservare il controllo limitando gli apporti (solo 5,9 milioni versati nel 2021/22 per rientrare nell’indice di liquidità).
  3. Delisting da Piazza Affari e ri-quotazione al Nasdaq: È lo scenario più radicale, che offrirebbe massima flessibilità, ma comporterebbe costi altissimi, dato che l’azionista di maggioranza dovrebbe prima sborsare enormi cifre per riacquistare tutte le azioni attualmente in mano al mercato italiano.

La conclusione: lo slogan non finanzia la crescita

L’interrogativo finale posto dalla lettera è netto: l’accesso al listino statunitense non è un generatore automatico di ricchezza, ma solo uno strumento. Prima di sognare Wall Street, bisognerebbe chiedersi se l’attuale dirigenza abbia davvero intenzione di utilizzare il mercato dei capitali come leva stabile per finanziare lo sviluppo sportivo. Una cosa mai avvenuta negli ultimi due decenni. Senza questa reale volontà manageriale, la parola “Nasdaq” rimane esclusivamente un affascinante slogan. E gli slogan non finanziano gli investimenti.



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