La domanda che molti tifosi si stanno facendo
Dopo la pubblicazione della lunga lettera aperta ai tifosi della Lazio, in molti si sono chiesti quale fosse il vero obiettivo del messaggio di Claudio Lotito.
Il presidente biancoceleste ha affrontato numerosi temi: il rapporto con la tifoseria, la sostenibilità economica, il progetto Flaminio, il lavoro della società, il futuro del club e persino il proprio modo di comunicare.
Ma c’è una domanda semplice che molti tifosi si stanno ponendo:
quante volte Lotito chiede scusa nella sua lettera?
La risposta è sorprendente.
La risposta: zero volte
Se per chiedere scusa intendiamo una vera richiesta di perdono o una frase esplicita come “chiedo scusa”, “mi scuso”, “ho sbagliato” oppure “vi chiedo perdono”, il risultato è molto chiaro:
Claudio Lotito non chiede mai scusa ai tifosi della Lazio.
Nemmeno una volta.
Nella lunga lettera il presidente riconosce che possono esserci stati errori e ammette che alcuni atteggiamenti possano essere stati percepiti come distanza o chiusura.
Tuttavia non arriva mai una vera richiesta di scuse.
L’unico passaggio vicino a un’ammissione
Il punto più vicino a una forma di autocritica è quello in cui Lotito scrive:
“Può essere accaduto che, in qualche occasione, in un clima di forte tensione, amareggiato da parole dure, offese e attacchi continui, io abbia risposto al telefono in modo avventato, con toni che non avrei voluto usare. Se questo è accaduto, me ne assumo la responsabilità.”
Si tratta certamente di un’assunzione di responsabilità.
Ma è molto diversa da una richiesta di scuse.
Anche in questo caso, infatti, l’episodio viene inserito nel contesto di “offese e attacchi continui”, elemento che finisce per attenuare l’autocritica e spostare almeno in parte il peso della responsabilità all’esterno.
Gli errori vengono riconosciuti?
Sì, ma in modo generico.
Nella lettera Lotito scrive:
“Questo non significa non aver commesso errori.”
e successivamente:
“Posso aver commesso errori.”
Si tratta però di formule molto generiche che non individuano mai errori specifici, non spiegano quali siano stati e soprattutto non sono accompagnate da una richiesta di scuse verso la tifoseria.
Il vero problema della lettera
Ed è proprio qui che nasce il punto più interessante.
Se l’obiettivo della lettera era quello di riavvicinare una parte della tifoseria alla società, probabilmente il messaggio rischia di produrre l’effetto opposto.
Molti tifosi si aspettavano un gesto diverso.
Si aspettavano una presa di coscienza più netta rispetto alle tensioni degli ultimi anni, ai rapporti deteriorati con una parte del popolo laziale, alle promesse non mantenute e ai risultati sportivi che hanno alimentato il malcontento.
Invece la lettera dedica ampio spazio a spiegare le ragioni della società, le difficoltà del calcio moderno, i progetti futuri e la sostenibilità economica, ma lascia poco spazio a una vera autocritica.
La riflessione: l’errore che si ripete
Forse è proprio questo il limite che molti contestano da anni alla dirigenza biancoceleste.
La sensazione diffusa è che la società faccia spesso fatica ad ammettere i propri errori.
Quando le cose vanno male si cercano spiegazioni, giustificazioni, contesti e motivazioni.
Quando invece arriva il momento di assumersi pienamente la responsabilità di una situazione, il messaggio appare più sfumato.
Eppure il rapporto tra una società di calcio e la propria tifoseria non si ricostruisce soltanto attraverso progetti, bilanci, stadi o strategie commerciali.
Si ricostruisce anche attraverso gesti simbolici.
A volte basta una parola.
A volte basta un semplice “abbiamo sbagliato”.
Una lettera che divide
La lunga lettera di Lotito contiene certamente molti spunti interessanti sul futuro della Lazio.
Parla di Flaminio, Academy, media company, diritti televisivi, crescita internazionale e sviluppo del club.
Tuttavia il punto che rischia di restare maggiormente impresso nella mente dei tifosi è un altro.
In oltre diecimila parole, il presidente non chiede mai scusa.
E proprio questo potrebbe rappresentare il paradosso più grande.
Perché se l’intento era quello di aprire una nuova fase di dialogo con il popolo laziale, una lettera costruita più sugli alibi e sulle spiegazioni che sull’autocritica rischia di allontanare ulteriormente chi già oggi si sente distante dalla società.
Forse il problema di questi anni è stato proprio questo: chiedere continuamente comprensione, sostegno e fiducia ai tifosi senza riconoscere fino in fondo gli errori commessi.
E senza quel passaggio, qualsiasi tentativo di riavvicinamento rischia di nascere già in salita.
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