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Lazio, tre punti di platino: la vittoria del gruppo e l’intuizione di Sarri

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Adam Marusic festeggia dopo il gol decisivo in uno stadio Olimpico vuoto

In un’emergenza totale e un clima spettrale, i biancocelesti battono il Sassuolo 2-1. Decisivi i cambi del tecnico e la crescita dei singoli: la salvezza è più vicina, ma resta il nodo ambientale.

Oltre l’emergenza: una prova di carattere

Vincere contro il Sassuolo non era affatto scontato. La Lazio si è presentata all’appuntamento già priva di Rovella, perdendo poi Danilo Cataldi dopo soli 35 minuti e il leader difensivo Alessio Romagnoli all’intervallo. In un contesto simile — aggravato da uno stadio deserto e dal peso psicologico di una classifica che iniziava a far paura — la squadra ha dato un segnale di compattezza vitale.

Nonostante il solito vizio di non saper chiudere le partite (tre occasioni sprecate prima del pareggio neroverde), la Lazio è rimasta lucida. Il gol di Marusic all’ultimo secondo non è solo un episodio fortunato, ma il premio per una squadra che, nonostante i limiti evidenti, dimostra di essere ancora tutta con il proprio allenatore.

La mossa di Sarri e il “fattore Cancellieri”

Il merito principale della vittoria va attribuito a Maurizio Sarri. In molti hanno storto il naso vedendo uscire contemporaneamente Isaksen (autore dell’azione del primo gol ma colpevole di troppi errori sotto porta) e Zaccagni per fare spazio a Pedro e Cancellieri.

Proprio l’ingresso di quest’ultimo ha spaccato il match: Cancellieri è entrato con una “cattiveria” agonistica che mancava, propiziando l’assist decisivo per Marusic. Altrettanto intelligente si è rivelata la scelta di arretrare Patric nel ruolo di play davanti alla difesa: lo spagnolo, cresciuto nella Cantera del Barcellona, ha garantito una circolazione di palla più fluida rispetto a quanto avrebbe potuto fare Dele-Bashiru, più propenso alla progressione fisica che alla regia.

Promossi e bocciati: Tavares spinge, Zaccagni frena

Le note liete arrivano dai nuovi:

  • Nuno Tavares: Altra prova di spessore. Nonostante i dubbi sulla tenuta fisica a tre giorni dalla gara con l’Atalanta, il portoghese ha dominato la fascia, confermandosi un’arma costante nel crossare palloni che meriterebbero un centravanti più presente in area.
  • Dele-Bashiru: Sebbene meno appariscente rispetto a mercoledì, mostra segnali di crescita costante, a differenza di quanto visto nella passata gestione Baroni.

Di contro, preoccupa la flessione di Mattia Zaccagni. Quello che dovrebbe essere il leader tecnico della squadra fatica a saltare l’uomo e a incidere: conquistare falli è utile, ma alla Lazio servono i suoi gol e le sue giocate decisive, che oggi sembrano un lontano ricordo.

L’esordio di Motta e il segnale della protesta

Infine, una menzione per Edoardo Motta. Un debutto da 6 in pagella: comprensibilmente emozionato e a tratti un po’ “bloccato” sulla linea di porta (dove Provedel avrebbe accorciato i tempi), è stato bravo a non crollare dopo un’incertezza su una respinta centrale, salvando poi il risultato con un grande intervento successivo.

Mentre la squadra respira, resta il silenzio assordante dell’Olimpico. Il dato dei biglietti venduti è il più basso dall’inizio della protesta: un segnale che Lotito e Fabiani non possono più ignorare. Se la dirigenza fa finta di nulla, il danno d’immagine colpisce l’intera Serie A, e questo malcontento potrebbe diventare il fattore determinante per il futuro societario del club.



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