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Contestazione Lazio Sassuolo: 12 anni di protesta contro Lotito

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Contestazione Lazio Sassuolo: striscioni di protesta dei tifosi biancocelesti allo Stadio Olimpico.
Supporters of SS Lazio with a banner against President Claudio Lotito ("Lotito thief of dreams"), before Italian Serie A soccer match between SS Lazio and Sassuolo, at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 23 February 2014. ANSA / MAURIZIO BRAMBATTI

Sono passati esattamente dodici anni da quel 23 febbraio 2014, data che ha segnato uno spartiacque nel rapporto tra la piazza biancoceleste e la dirigenza. Oggi, alla vigilia di un nuovo Lazio Sassuolo in programma lunedì alle 20:45 allo Stadio Olimpico, il clima è più teso che mai. Il tifo organizzato, come già emerso nei giorni scorsi con il duro sfogo di Gabriele Paparelli, ha annunciato una nuova diserzione totale: niente spalti e nessun ritrovo a Ponte Milvio.

Il punto di non ritorno del 2014

Il Corriere dello Sport (qui il sito ufficiale del quotidiano) inquadra perfettamente la situazione parafrasando una celebre strofa di Claudio Baglioni: “Io e le contestazioni a Lotito siamo diventati grandi insieme”. Quella sfida del 2014 rappresentò l’apice di una ribellione che covava da tempo, cristallizzata in slogan diventati purtroppo attuali come “Lotito ladro di sogni” o “Libera la Lazio”.

All’epoca in panchina sedeva Edy Reja, subentrato all’esonerato Petkovic. In campo, a difendere i colori biancocelesti, c’era una formazione storica composta da Berisha, Konko, Biava, Dias, Radu, Gonzalez, Ledesma, Mauri, Candreva, Klose e Lulic.

Contestazione Lazio Sassuolo Come è cambiato il mondo (ma non la Lazio)

Per capire quanto tempo sia trascorso, basta guardare al contesto storico di quel 2014. Mentre all’Olimpico esplodeva la contestazione Lazio Sassuolo, Arisa vinceva il Festival di Sanremo, l’ex tecnico biancoceleste Maurizio Sarri doveva ancora fare il suo esordio in Serie A e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni non superava lo sbarramento del 4% alle elezioni Europee.

Il mondo è andato avanti, la società è mutata profondamente. Tutto è cambiato, tranne l’avversione del popolo laziale verso il proprio presidente. Un sentimento che, a distanza di dodici anni esatti, non solo non si è placato, ma è inesorabilmente aumentato.



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