Il conto alla rovescia per roma-Lazio sta giungendo alla fine. Finalmente dopo anni e varie proteste, le barriere nelle curve sono state tolte.
Si parla di oltre 50.000 spettatori (17.000 laziali e 27.000 romanisti). La Nord sta preparando una coreografia per dare la spinta agli 11 leoni che scenderanno in campo per confermare il risultato ottenuto nel derby di andata.
Intanto però la prefettura guarda il lato sicurezza. Ci saranno oltre 20 steward per ogni scalinata per un totale di 700 elementi ed un totale di mille agenti di polizia per tutelare l’ordine pubblico.
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Una vittoria importantissima arrivata anche con un po` di fortuna nel finale,ma che regala tre punti fondementali per la squadra laziale.
Un primo tempo giocato sotto ritmo,e forse con la testa al derby;poca concretazione che regala al Sassuolo il rigore poi realizzato da Berardi,ma viziato da un errore grossolano nell’uscita da Strakosha.
Ma nell’unica azione degna di nota del primo tempo,la Lazio pareggia con il solito Immobile che insacca dopo un bellissimo assist di Anderson,e che porta l’attaccante laziale a quota 20 gol.
Nel secondo tempo la Lazio gioca meglio mettendo tanti cross in area,i quali pero` non vengono mai concretizzati.
E proprio nella fase di stallo arriva il fortunoso autogol di Acerbi,scaturito da una bella azione dal fondo del neo entrato Lombardi,che porta la Lazio in vantaggio.
Nel finale di gara pero` la Lazio rischia tantissimo e con fortuna riesce a non prendere il pareggio.
Adesso pero` testa alla partita di martedi` nel derby di ritorno di coppa Italia.
Vediamo i voti della Lazio:
STRAKOSHA 4,5: regala un rigore grossolano al Sassuolo e in tutta la partita non dimostra di poter essere un titolare fisso di questa squadra.
PATRIC 5,5: la grinta la mette sempre in campo ma oggi e` stato molto impreciso.
HOEDT 5,5: non proprio sicuro come negli ultimi mesi; dopo la sostituzione,stizzito si toglie la maglia e la butta in campo;penso che il derby lo vedra` in panchina.
DEVRIJ 6: anche lui non proprio perfetto,sopratutto nel primo tempo,poi pian piano si riprende.
RADU 5: forse oggi il peggiore in campo,molto impreciso anche nei passaggi piu` facili.
BIGLIA 6,5: anche lui nei primi 20′ del primo tempo arranca ma pian piano prende il ritmo e si riprende il centrocampo laziale.
PAROLO 6: non lucidissimo anche lui oggi,ma si merita ampiamente la sufficienza.
MILINKOVIC 6,5: nelle azioni pericolose della Lazio e` sempre presente,e questo fa` capire quanto questo giocatore sia importante per la compagine di Inzaghi.
LULIC 5,5: molto impacciato e impreciso,esce all’inizio del secondo tempo.
ANDERSON 6,5: regala l’assist per il gol di Immobile e torna anche tante volte in difesa.Peccato che non salta mai un uomo in velocita`.
IMMOBILE 7: 20 gol quest’anno,gia` questo basterebbe per giustificare il voto dato a Ciro.Oggi gol e prestazione come sempre positiva.
LUKAKU 6:qualche buona discesa e dei buoni cross in area.
KEITA 6,5: entrando nel secondo tempo questo giocatore e` devastante.
LOMBARDI 7: pochi minuti ma decisivi per la vittoria quelli del giovane Cristiano che mette,con un ottimo cross rasoterra,Acerbi nella condizione di farsi autorete.
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Dopo la grande accelerazione (quasi decisiva) registrata sul fronte Roma, anche in casa Lazio si è tornati a parlare più che mai del progetto Stadio di proprietà. Di seguito le parole di Alfonso Mercurio, il progettista incaricato per la realizzazione dello ‘Stadio delle Aquile’, intervenuto a Radiosei.
“Non so se lo stadio sarà mai realizzato. La situazione mi sembra molto ambigua e le ultime uscite di Sgarbi sullo stadio della Lazio mi sembrano perlomeno inopportune. Speriamo di riuscire nell’intento. Le probabilità di costruzione sono del 50%. Lotito l’ho sentito di recente, è un uomo brillante e vuole andare avanti”. SULLE INONDAZIONI – “Il progetto prevede tre soluzioni: quella dello stadio a Valmontone, la seconda, è partita nel 2005 e prevede la costruzione della cittadella dello sport. Quando Lotito subentrò anche la prima soluzione fu rivista. Il lavoro va avanti da più di 10 anni, siamo partiti prima della Roma. L’area di destinazione, qualora ci siano le infrastrutture necessarie può cambiare. Per quanto riguarda le inondazione della Tiberina, avevamo affrontato l’argomento con il Comune. Non dico che eravamo arrivati ad una soluzione, eravamo a buon punto ma poi il dialogo si è interrotto: ho partecipato a molte riunioni e non c’era una chiusura totale da parte delle istituzioni. Il problema ha sicuramente un costo aggiuntivo, ma è un risolvibile. L’area disponibile in quella zona è immensa, ben 500 ettari di terreno, mentre quella destinata alla costruzione della cittadella è di 100 ettari. Era stato previsto un parco archeologico per preservare le rovine romane. Dall’inizio io avevo consigliato a Lotito di separare gli iter tra stadio e tutto il resto: il primo discorso doveva andare avanti in maniera indipendente perché poi in seguito avrebbe richiamato l’ulteriore sviluppo urbano. Ciò che oggi può sembrare molto difficile, un domani può diventare fattibile”. SUL FLAMINIO – “Il Flaminio non è una soluzione adeguata perchè il suo hinterland non permette l’utilizzo per il calcio. Il primo problema sarebbero i parcheggi. All’epoca della costruzione l’Auditorium non c’era, quindi la situazione era totalmente diversa. Anche quando veniva utilizzato per il rugby c’era il caos in tutta l’area circostante. Gli stadi quando sono stati costruiti erano fuori dalla città o fuori da aree densamente popolate. L’impianto diventa poi un polo di attenzione per tutta la zona che richiama, come detto in precedenza, la costruzione di un centro abitato tutto intorno. Seguire l’iter contrario, cioè inserire uno stadio dentro un’area già abitata è una follia”. SULLE INFRASTRUTTURE AGGIUNTIVE – “Per realizzare uno stadio del genere ci vogliono 2 anni, 2 anni e mezzo. Nell’area della Tiberina le infrastrutture sono sovrabbondanti. Dalla diga di Castel Giubileo il Tevere è navigabile, quindi si potrebbe sfruttare anche il trasporto fluviale. In caso di costruzione dell’impianto può esserci al vaglio una nuova costruzione di infrastrutture, per esempio una nuova uscita autostradale. Era stata prevista una linea di metropolitana leggera parallela alla linea ferroviaria, oltre all’apertura di una stazione autonoma”. SUL PROGETTO – “La capienza si aggira intorno ai 45 mila spettatori. Siccome la Lazio è una Polisportiva il nostro obiettivo era di far vivere la cittadella tutti i giorni con ristoranti e centri pubblici. Nel progetto di Valmontone sotto le tribune c’erano una piscina, un campo di pallavolo e basket. Avendo più spazio a disposizione sulla Tiberina abbiamo previsto tutto ciò sia dentro che fuori, considerando l’alternanza delle stagioni. Nella prima soluzione avevamo realizzato anche una copertura chiudibile, poi molti esperti internazionali ci hanno sconsigliato di fare questo perchè l’utilizzo sarebbe talmente raro. Il riscaldamento dei sedili si può fare ma bisogna considerare i costi non indifferenti. Le caratteristica dell’ultima versione è quella di avere strutture sportive oltre al rettangolo di gioco e locali commerciali che guardano al campo nelle quattro torri angolari. A Nord dello stadio poi compare un grosso complesso commerciale coperto da un prato con un eliporto sopra”.
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L’AIA ha diramato, sul proprio sito ufficiale, la lista delle designazioni relative alla 30a giornata del Campionato di Serie A, riportate qui di seguito:
CHIEVO – CROTONE
CALVARESE
SCHENONE – PRENNA
IV: VIVENZI
ADD1: BANTI
ADD2: MANGANIELLO
FIORENTINA – BOLOGNA
DOVERI
LA ROCCA – CARBONE
IV: GAVA
ADD1: GUIDA
ADD2: PEZZUTO
GENOA – ATALANTA
GAVILLUCCI
GIALLATINI – VUOTO
IV: PEGORIN
ADD1: MARIANI
ADD2: DI PAOLO
INTER – SAMPDORIA Lunedì 03/04 h.20.45
CELI
PRETI – LONGO
IV: LO CICERO
ADD1: IRRATI
ADD2: LA PENNA
NAPOLI – JUVENTUS h.20.45
ORSATO
DI FIORE – MANGANELLI
IV: CARIOLATO
ADD1: ROCCHI
ADD2: DAMATO
PALERMO – CAGLIARI
VALERI
POSADO – DE MEO
IV: MARZALONI
ADD1: DI BELLO
ADD2: SACCHI
PESCARA – MILAN
MAZZOLENI
DI VUOLO – DE PINTO
IV: COSTANZO
ADD1: RIZZOLI
ADD2: AURELIANO
ROMA – EMPOLI Sabato 01/04 h.20.45
MASSA
PAGANESSI – TASSO
IV: RANGHETTI
ADD1: TAGLIAVENTO
ADD2: SERRA
SASSUOLO – LAZIO Sabato 01/04 h.18.00
GIACOMELLI
VALERIANI – PERETTI
IV: CRISPO
ADD1: PAIRETTO
ADD2: ABISSO
TORINO – UDINESE h.12.30
GHERSINI
DI IORIO – MONDIN
IV: TEGONI
ADD1: FABBRI
ADD2: MINELLI
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La riunione di ieri tra la Questura, la Prefettura, i Carabinieri, i Vigili del Fuoco e il Coni si è conclusa con un lieto fine: ufficialmente decisa la rimozione delle barriere nelle curve dello Stadio Olimpico a partire dal derby di Coppa Italia in programma martedi 4 aprile. L’ufficialità arriva direttamente dalla Questura, che con il seguente comunicato conferma una notizia che era nell’aria da giorni e che i tifosi di entrambe le squadre romane aspettavano da tempo:”Al termine del sopralluogo effettuato quest’oggi stati stabiliti alcuni step di valutazione tecnica, che probabilmente, salvo altre problematiche, porteranno all’eliminazione delle barriere in occasione del prossimo derby”.
Da domani il via ai lavori, che partiranno dalla curva nord, la quale rimarrà chiusa in occasione del match tra Roma ed Empoli di sabato sera. Da domenica verrà attuata la rimozione anche in curva sud, per la quale i lavori dovrebbero terminare martedi mattina, poche ore prima dell’inizio del derby capitolino.
Dopo quasi tre intere stagioni di malcontento e scioperi del tifo i supporter delle due squadre possono finalmente dire di averla vinta e sono pronti a gustarsi nuovamente un derby con le rispettive curve unite…lo spettacolo (almeno sugli spalti) è assicurato.
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SAMPDORIA-JUVENTUS (TAGLIAVENTO) : ci può stare dare solo calcio di punizione alla Sampdoria senza ammonire Pjanic per fallo su Linetty; corretto non assegnare calcio di rigore alla Juventus per presunto fallo di Silvestre su Mandzukic, perché Silvestre semplicemente sente l’avversario; giusto non assegnare calcio di rigore alla Sampdoria per fallo di Alves su Muriel; manca un calcio di punizione indiretto per la Sampdoria per fuorigioco di Higuain sul lancio di Pjanic; giusto non assegnare calcio di rigore alla Sampdoria perché nel contrasto Asamoah-Schick quest’ultimo interviene sul pallone; giusto ammonire Regini e Alves entrambi per scintille; manca un calcio di punizione alla Sampdoria per fallo non fischiato di Asamoah su Muriel, Asamoah avrebbe meritato anche il giallo
ROMA-SASSUOLO (DI BELLO) : era da annullare la rete di Salah, che per segnare spinge nettamente Peluso che era in vantaggio sul pallone, si doveva assegnare calcio di punizione in favore del Sassuolo, l’addizionale Ghersini avrebbe potuto aiutare Di Bello ma non lo ha fatto; corretto il giallo mostrato a Peluso per fallo su Dzeko, subito dopo per primo Duncan lancia lontano il pallone, esagerata quindi l’ammonizione a Strootman per perdita di tempo
EMPOLI-NAPOLI (DAMATO) : corretto il calcio di rigore assegnato al Napoli per fallo di Costa su Mertens, perché l’ultimo contatto avviene sulla linea, dubbi solo sul fatto che Costa meritasse anche il giallo, regolare l’esecuzione del rigore; non c’era il calcio di punizione assegnato al Napoli per presunto fallo di mano di Pucciarelli, perché il braccio è attaccato al corpo; c’è il secondo calcio di rigore assegnato al Napoli per fallo di Pasqual su Callejon, regolare l’esecuzione del rigore; netto il calcio di rigore assegnato all’Empoli per fallo di Ghoulam su Krunic, regolare l’esecuzione del rigore
TORINO-INTER (BANTI) : manca un calcio di punizione al Torino per fallo di Miranda su Belotti, Miranda avrebbe meritato anche il giallo; regolare la rete di Kondogbia, perché Icardi, in fuorigioco al momento del suo tiro, non partecipa al gioco né influenza alcun avversario; regolare la rete di Candreva, perchè Perisic non è in fuorigioco al momento del suo tiro e in ogni caso, anche se lo fosse stato, non avrebbe partecipato al gioco né influenzato alcun avversario; manca un calcio di rigore all’Inter per la trattenuta di Rossettini su Icardi, l’addizionale Rocchi avrebbe potuto aiutare Banti ma non lo ha fatto; manca un calcio di punizione al Torino per fallo di Ansaldi su Belotti, Ansaldi avrebbe meritato anche il giallo; non c’era la simulazione mostrata a Lopez, che subisce fallo da Miranda, bisognava fischiare calcio di punizione diretta al Sassuolo
MILAN-GENOA (RUSSO) : manca il giallo a Lazovic per fallo su Deulofeu; non c’era il giallo a De Sciglio per fallo su Laxalt e nemmeno il fallo, poiché il fallo era di Laxalt
CAGLIARI-LAZIO (GUIDA) : giusto non assegnare calcio di rigore al Cagliari sul contatto Lulic-Farias, perché Lulic interviene nettamente sul pallone
ATALANTA-PESCARA (FABBRI) : esagerato il giallo a Muntari per fallo su Petagna, bastava solo fischiare il fallo perche è un intervento solo negligente; manca un calcio di punizione per fallo di Cristante su Memushaj, poi sul prosieguo dell’azione segnalato fuorigioco inesistente a Gomez, tenuto in gioco da Zampano sul lancio di Cristante
BOLOGNA-CHIEVO (ABISSO) : regolare la rete di Castro, non in fuorigioco
CROTONE-FIORENTINA (PAIRETTO) : manca un calcio di rigore al Crotone per fallo di Tatarusanu su Falcinelli
UDINESE-PALERMO (MARESCA) : giusto non concedere calcio di rigore al Palermo per il tocco di mano di Samir su tiro di Nestorovski, poiché Samir tenta nettamente di togliere la mano, quindi il suo tocco è involontario; manca un calcio di rigore all’Udinese per fallo di Goldaniga che abbatte in area Nestorovski e che avrebbe meritato anche il giallo, l’addizionale Abbattista avrebbe potuto aiutare Maresca ma non lo ha fatto; esagerato il rosso diretto a Diamanti che colpisce con una sbracciata non violenta De Paul
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Genoas Italian goalkeepeer Mattia Perin celebrate Spanish midfielder Jesus Joaquin Fernandez Saez Suso's goal during the Italian Serie A soccer match Genoa Cfc vs Frosinone Calcio at Luigi Ferraris Stadium in Genoa, Italy, 3 April 2016
ANSA/SIMONE ARVEDA
I continui infortuni occorsi a Marchetti nel corso delle ultime stagioni, che oltre a pregiudicarne il numero di presenze in campo (solo 17 in campionato quest’anno) ne hanno influenzato anche le prestazioni, stanno convincendo sempre più la dirigenza biancoceleste a trovarne un sostituto che prometta maggior continuità.
Strakosha, nonostante la giovanissima età ha già dimostrato durante l’arco di questa stagione di essere un portiere molto affidabile, subendo solo 8 gol nelle 13 partite di campionato disputate. Ma la società preferisce tenerlo tutt’ora come riserva, dandogli modo di crescere ancora senza troppe pressioni addosso.
Da alcuni mesi si parla di un interessamento da parte della Lazio per Mattia Perin, estremo difensore del Genoa, al momento ai box a causa della rottura del legamento del ginocchio sinistro, infortunio che lo terrà fuori dai campi per almeno un altro mese. Non è il primo stop che il portiere di Latina ha dovuto affrontare in carriera: già nel 2015 un’operazione alla spalla lo aveva tenuto fuori per 4 mesi dal campo e l’anno scorso aveva avuto a che fare con la rottura del crociato in uno scontro di gioco con il compagno Munoz, costringendolo a saltare gli Europei di Francia. L’identikit non sembra proprio quello ideale per i piani biancocelesti, ma l’estremo difensore rossoblu ha dimostrato in questi anni di avere grandi colpi, riuscendo a salvare con dei veri e propri miracoli sportivi partite che sembravano compromesse. La sua valutazione, complice l’infortunio in corso, si aggira tra gli 8 e i 10 milioni, ma Lotito non appare disposto a versare l’intera cifra nelle casse genoane, poichè durante il prossimo mercato estivo sarà obbligato a rinforzare altri reparti, soprattutto se la squadra dovesse conquistare un posto in Europa per il prossimo anno. La soluzione ideale per il presidente biancoceleste sarebbe quella di uno scambio tra Perin e Cataldi, al momento in prestito proprio al Grifone, più un piccolo conguaglio economico. L’ostacolo? Proprio Cataldi, che vorrebbe tornare alla base e dimostrare il proprio valore alla Lazio, squadra nella quale è cresciuto e della quale è tifoso. I tempi sono ancora lunghi, ma nei prossimi 3 mesi si attendono sviluppi sostanziali sulla trattativa.
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Entrato da qualche settimana a gamba tesa nel mondo Lazio, Ez Design ci sta deliziando con delle fantastiche maglie da lui create! rimasti positivamente colpiti dalle sue creazioni, abbiamo deciso di intervistarlo in eclusiva, ecco le sue parole:
Come e quando è nata la tua fede Laziale?
“La mia fede laziale nasce da bambino, grazie a mio nonno che, mi ricordo, mi faceva indossare la maglia di Beppe Signori ed io, essendo mancino di piede come lui, sentii subito una grande sintonia con quella bellissima numero 11, con i colori, con il simbolo dell’aquila. Crescendo poi, e trovandomi di fronte alla prima scelta della vita di tutti noi romani tra Lazio e Roma, sentii di appartenere alla Lazio non solo come tifoso, ma anche come stile di vita, rafforzando quel sentimento nato “di nonno in nipote”.
Come e quando è nata la tua passione per il Design?
Al mondo del design mi sono avvicinato invece per poter unire la mia vita professionale, in quanto studente di architettura, e appassionato per le maglie da gioco, nella creazione delle quali riesco a mettere tutta la mia creatività e passione… devo dire che sarebbe bello se diventasse un lavoro a tempo pieno.”
Ti piacerebbe lavorare per la Lazio come Designer?
“Magari, cosa c’è di più bello per un tifoso che avere l’opportunità di disegnare la propria maglia ? La prospettiva della tifoseria è la più importante a mio parere, perchè alla fine sono loro che comprano le maglie e che le vestono. E’ per questo che quando si pensa a una maglia, indipendentemente dal brand che la produce, si dovrebbe tener conto del fatto che rispecchi la squadra e i tifosi che la sostengono, che tale squadra sia il Real Madrid o l’ultima classificata della Lega Pro.”
Fino ad ora hai avuto qualche riscontro positivo con la Macron e con la Lazio?
“Tre mesi fa all’incirca ho avuto modo di incontrare sia la lazio sia la macron ma, nonostante un inizio abbastanza promettente, non se ne è fatto più nulla ed è, ovviamente, un gran peccato.”
Come vedi la Lazio in questa stagione?
“La lazio sta facendo un ottimo campionato viste le aspettative, il fatto che non sia venuto Bielsa e che al suo posto sia rimasto inzaghi è stata la cosa migliore che potesse accadere. Dall’allenatore a tutti i giocatori c’è una gran voglia di farsi notare e tanta umiltà, queste sono le chiavi per il successo, niente di più. Alla fine di questo campionato spero che la lazio possa raggiungere almeno l’europa League, poi se viene qualcosa di più tanto meglio.”
Qual è il tuo rapporto recente con lo stadio?
“Essendo ancora studente e non lavorando, vado allo stadio ogni volta che ne ho la possibilità dal punto di vista economico. Io penso che una squadra indipendentemente dai risultati vada sostenuta e sarebbe bello vedere lo stadio pieno come un tempo, ma purtroppo credo che da qualche anno a Roma, qualcosa si sia rotto per una serie di ragioni che vanno dalla questione barriere, alla difficoltà di parcheggio e che toccano anche la tipologia di stadio (non progettato per il calcio) quindi con ancora la pista d’atletica e la distanza degli spalti dal campo, è diventato normale preferire la partita in pay tv dal divano, che dallo stadio il quale la fa vedere dal vivo con i cori e le emozioni che lo caratterizzano. Credo che servano nuove strutture e stadi moderni, solo così il calcio può tornare ad essere un’industria fiorente in questo paese e le squadre italiane potranno tornare a lottare su palcoscenici europei alla pari dei top club… ma senza gli stadi non si va da nessuna parte. A questo proposito (e anche dal punto di vista professionale) sono molto curioso della questione dello Stadio della Roma e penso che questa città abbia bisogno di nuove opere di urbanizzazione su grande scala visto che le ultime risalgono a quasi un secolo fa. Roma è un nome importante e deve in qualche modo avere sviluppi importanti, mi auguro quindi per il bene di tutti i romani che sia la Roma che la Lazio possano costruire i rispettivi stadi, anche perché a rischio, oltre alla competitività economica delle nostre società, c’è anche la “cultura” del calcio che in italia è sempre stata fortemente radicata su tutto il territorio.”
Cosa ne pensi in generale delle magliette indossate dalla Lazio dal 2000 ad oggi?
“purtroppo negli ultimi tempi, gli affari e gli interessi economici scavalcano ľimportanza del nostro simbolo e della nostra storia. Le recenti maglie create dalla Puma e in parte dalla Macron purtroppo, non hanno quel senso di appartenenza che tanto piace ai tifosi, risultando scialbe e senza un’effettiva caratterizzazione. Il tifoso laziale è attaccato alla storia e alla tradizione, basta pensare al successo della maglia bandiera rimessa in commercio nel 2015.”
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Il campionato di Serie A si ferma per dare spazio alle Nazionali. Vediamo di seguito com’è la situazione in casa Lazio.
Sono ben nove i giocatori biancocelesti che hanno risposto alle convocazioni delle rispettive Selezioni maggiori: Thomas Strakosha, Michel Bastos, Stefan de Vrij, Wesley Hoedt, Lucas Biglia, Marco Parolo, Keita Baldé Diao, Senad Lulic e Ciro Immobile.
I Lazionali verranno impiegati come da elenco di seguito:
– Giovedì 23 marzo Keita Baldé: Nigeria-Senegal (Amichevole, h.21.00).
– Venerdì 24 marzo Marco Parolo, Ciro Immobile, Thomas Strakosha: Italia-Albania (Qualificazioni Mondiali 2018, h.20.45, stadio ‘Renzo Barbera’ di Palermo).
– Sabato 25 marzo Lucas Biglia: Argentina-Cile (Qualificazioni Mondiali 2018, h.00.30); Senad Lulic: Bosnia-Gibilterra (Qualificazioni Mondiali 2018, h.18.00); Stefan de Vrij, Wesley Hoedt: Bulgaria-Olanda (Qualificazioni Mondiali 2018, h.20,45).
– Lunedì 27 marzo Keita Baldé: Senegal-Costa d’Avorio (Amichevole, h.12.00).
– Martedì 28 marzo Michel Bastos: Sudafrica-Angola (Amichevole, h.12.00); Thomas Strakosha, Senad Lulic: Albania-Bosnia (Amichevole, h.18.00); Stefan de Vrij, Wesley Hoedt, Marco Parolo, Ciro Immobile: Olanda-Italia (Amichevole, h.20.45); Lucas Biglia: Bolivia-Argentina (Qualificazioni Mondiali 2018, h.22.00).
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La stagione superlativa che sta disputando con la maglia biancoceleste ha portato sotto i riflettori il talento ispanico-senegalese Balde Diao Keita, che dopo 23 presenze in campionato ha già siglato la bellezza di 8 gol, risultando al momento il secondo miglior marcatore stagionale della Lazio, dietro solo al bomber Ciro Immobile.
Negli ultimi due anni tante sono le squadre che si sono fatte avanti per strappare il 22enne al club capitolino, ma il prezzo imposto da Lotito (almeno 25/30 mln) ha spesso spaventato le pretendenti, non totalmente convinte di investire su un giocatore che in passato non ha nascosto problemi di natura comportamentale, dettati anche dall’età.
Nella stagione in corso, dopo essere stato messo sulla lista dei cedibili e per un breve periodo fuori rosa, Keita ha dimostrato tutta la sua qualità, diventando un elemento insostituibile (pesante la sua assenza a gennaio per la Coppa d’Africa) nello scacchiere di Simone Inzaghi e risultando determinante in molte uscite della squadra.
Il suo contratto in scadenza 2018 ha riavvicinato qualche club che lo aveva cercato in passato, come il Napoli di De Laurentiis, che sembra già da ora volersi assicurare le prestazioni del giocatore per la prossima stagione. Come riferisce la testata “Il Mattino”, è stato fissato nei prossimi giorni un primo colloquio tra i presidenti dei due club per discutere di una sua cessione. Le intenzioni del giocatore tutt’ora non sono chiare, ed è lecito pensare che se arrivasse la giusta offerta Lotito potrebbe disfarsi di uno dei pilastri della squadra, per non incappare nel rischio di perderlo tra poco più di 10 mesi a zero.
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Massimo Rastelli si presenta in sala stampa per le dichiarazioni di rito, ecco cosa ha riferito ai cronisti presenti in sala stampa:
“Oggi tante note positive, abbiamo fatto una gara simile a quella di una settimana fa. Potevamo vincerla o perderla, è stata una gara aperta. Primo tempo in equilibrio, poi nel secondo entrambi volevamo vincere. Noi abbiamo forse avuto più palle gol. Abbiamo fermato la Lazio in un grande momento e non abbiamo preso gol, è un passo avanti nella nostra crescita. Nel 2017 a parte il secondo tempo con l’Inter si è vista una compattezza molto maggiore.La Lazio oggi è partita con Keita che giocava fra le linee, poi ha cambiato. Noi in fase di non possesso chiudevamo con Ionita e Tachtsidis pronti per la ripartenza. Nella ripresa questo lo abbiamo fatto meglio, per portare a casa un risultato positivo devi fare sempre una prestazione sopra la media.
L’infortunio di Dessena? Non siamo fortunati, ci sono tanti incidenti per contrasto. In quel momento ho pensato solo al cambio, a inserire un giocatore simile per caratteristiche: ho scelto Faragò e mi è piaciuto considerando che non giocava da tanto. È stato prezioso. La condizione fisica oggi mi ha soddisfatto, i primi caldi fanno sempre paura e invece siamo cresciuti nella ripresa. Conta anche la leggerezza mentale, sapere di essere in partita contro una squadra forte potendo anche vincere.
Il cambio di Sau? Per come avevamo preparato la gara avevo bisogno di uno fresco per attaccare la profondità: non me la sono sentita di privarmi di Joao Pedro perché lui è importante per i nostri equilibri. Farias ha fatto bene e corso tanto, mentre Sau dopo tanto prezioso lavoro era stanco. Pisacane mi ha chiesto il cambio, già in settimana aveva avuto un problemino agli adduttori. Dessena ha avuto un problema muscolare al flessore della coscia destra, entità da valutare. La sosta arriva a puntino in questo momento, siamo contati e la partita col Palermo vogliamo affrontarla recuperando qualche giocatore. Il bilancio finora è positivo, per quello che abbiamo fatto potevamo avere qualcosa in più. Ci restano ancora cinque gare casalinghe, un buon bottino ci permetterebbe di chiudere molto bene questa stagione».
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Simone Inzaghi si presenta in sala stampa dopo uno sciapo 0-0. Vediamo cosa ha dichiarato il mister laziale:
Che cosa non ti ha soddisfatto della partita?
Ci siamo abituati troppo bene. Nelle ultime 10 partite ne abbiamo vinte 8 e pareggiate 2. Non si può sempre vincere, oggi è andata così. Avremmo potuto anche vincerla se avessimo concretizzato il colpo di testa di Hoedt nel primo tempo o il tiro di Felipe Anderson nella ripresa dopo la sgroppata di Radu.
È mancato qualcosa dal punto di vista caratteriale?
Siamo la squadra che ha vinto più contrasti in Serie A. Il Cagliari oggi ha fatto una partita tosta, ci ha lasciato il pallino e si è difesa. Dovevamo essere attenti nelle riprese. Il rimpianto è non aver fatto le scelte giuste nel momento decisivo. Adesso c’è la sosta e spero che i giocatori possano recuperare le energie.
Come mai la scelta di mettere Luis Alberto?
Volevo due giocatori larghi. Sono passato al 4-2-4, con Felipe Anderson da una parte e Luis Alberto dall’altra.
Problemi per Basta?
Nessun problema. Volevo avere maggiore spinta sulla destra. Ho scelto Patric perché lo ha meritato in settimana e mi serviva freschezza sulla fascia.
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Finita la partita è tempo di pagelle. Questi i nostri voti:
Strakosha 6
Basta 5,5
Hoedt 7
De Vrij 6,5
Radu 6
Parolo 5,5
Biglia 6,5
Lulic 6,5
Felipe Anderson 5,5
Immobile 5
Keita 5,5
Djordjevic 5
Luis Alberto 5,5
Patric sv
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LAZIO SAMPDORIA 2014/2015
All'Olimpico ore 20,45 la LAZIO di Stefano PIOPLI affronta la Sampdoria di Sinisha MIHAJLOVIC anticipo serale della sedicesima giornata del Campionato di Serie "A" 2014/2015
PAROLO DOPO GOL
(fotoTedeschi)
Al Sant’ Elia di Cagliari la sfida tra Lazio e Cagliari termina 0-0. Partita priva di emozioni e tiri in porta degni di nota.Il primo a parlare è Marco Parolo ai microfoni di Mediaset Premium:
“Cagliari è un campo difficile, la palla scorreva piano, non siamo riusciti a fare il nostro gioco. Importante comunque fare punti potevamo fare qualcosa in più ma continuiamo su questa strada. Oggi non eravamo nelle condizioni migliori. Il sogno Champions era possibile solo vincendo sempre, noi dobbiamo continuare sulla nostra strada e vedremo dove arriveremo. La sosta? Fa sempre bene, è giusto staccare un po’ la testa dal campionato, bisogna tornare pronti per sfidare il Sassuolo”.
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Dopo le due gare disputatesi ieri, ovvero Milan-Genoa e Torino-Inter 2-2, si conclude oggi la 29a giornata del Campionato di Serie A con Empoli-Napoli, in programma alle ore 12.30, Atalanta-Pescara Bologna-Chievo Cagliari-Lazio Crotone-Fiorentina e Sampdoria-Juventus, tutte in programma alle ore 15.00, Udinese-Palermo, in programma alle ore 18.00, e il posticipo Roma-Sassuolo, in programma alle ore 20.45; la seconda, la terza e la settima gara saranno visibili in diretta esclusiva su Sky, mentre le altre saranno visibili in diretta sia su Sky sia su Mediaset Premium, che trasmetteranno anche un ampio pre e post partita delle gare, quest’ultimo visibile anche in chiaro su Rai e Mediaset. Vediamo dunque la programmazione che Rai e Mediaset riservano ai telespettatori e che Sky e Mediaset Premium riservano ai loro abbonati:
PROGRAMMAZIONE RAI:
Domenica 19 Marzo 2017:
PROGRAMMAZIONE SKY:
Domenica 19 Marzo 2017:
Ore 12.00 Sky Calcio Prepartita in diretta su Sky SuperCalcio, Sky SuperCalcio HD, Sky Calcio 1 e Sky Calcio 1 HD
Ore 12.20 Empoli-Napoli in diretta su Sky SuperCalcio, Sky SuperCalcio HD, Sky Calcio 1 e Sky Calcio 1 HD:
Telecronaca: Gianluca Di Marzio
Commento Tecnico: Lorenzo Minotti
Bordocampo e interviste: Vanessa Leonardi e Massimo Ugolini
Ore 13.55 Sky Calcio Show in diretta su Sky Sport 1, Sky Sport 1 HD,
diretta su Sky Sport 1 HD e canali Sky Calcio delle partite
Conduce: Ilaria D’Amico – In studio: Paolo Condò, Alessandro Costacurta, Giancarlo Marocchi e Leo Di Bello.
Diretta Gol Serie A ore 15:00
diretta su Sky SuperCalcio HD (canale 206)
Collegamenti in diretta con tutti i campi della Serie A:
Atalanta vs Pescara: Paolo Ciarravano
Bologna vs Chievo Verona:Luca Boschetto
Cagliari vs Lazio: Dario Massara
Crotone vs Fiorentina: Rosario Triolo
Sampdoria vs Juventus: Geri De Rosa
Sampdoria vs Juventus ore 15:00
diretta su Sky Sport 1 HD e Sky Calcio 1 HD (canale 201-251)
Telecronaca: Riccardo Gentile – Commento: Massimo Ambrosini
Bordocampo ed interviste: Riccardo Re e Giovanni Guardalà
Cagliari vs Lazio ore 15:00
diretta su Sky Calcio 2 HD (canale 252)
Telecronaca: Andrea Marinozzi – Commento: Tommaso Rocchi
Bordocampo ed interviste: Matteo Petrucci
Crotone vs Fiorentina ore 15:00
diretta su Sky Calcio 3 HD (canale 253)
Telecronaca: Davide Polizzi – Commento: Luca Pellegrini
Bordocampo ed interviste: Bruno Palermo
Atalanta vs Pescara ore 15:00 – ESCLUSIVA SKY
diretta su Sky Calcio 4 HD (canale 254)
Telecronaca: Antonio Nucera – Commento: Carlo Muraro
Bordocampo ed interviste: Massimiliano Nebuloni
Bologna vs Chievo Verona ore 15:00 – ESCLUSIVA SKY
diretta su Sky Calcio 5 HD (canale 255)
Telecronaca: Daniele Barone – Commento: Claudio Onofri
Bordocampo ed interviste: Marco Nosotti
Udinese vs Palermo ore 18:00 – ESCLUSIVA SKY
diretta su Sky SuperCalcio HD e Sky Calcio 2 HD (canale 206-252)
Telecronaca: Massimo Tecca – Commento: Renato Zaccarelli
Bordocampo ed interviste: Marina Presello
Sky Calcio Show ore 20:00 [disponibile anche in Super HD canale 209]
diretta su Sky Sport 1 HD, Sky Sport Mix HD, Sky SuperCalcio HD e Sky Calcio 1 HD (canale 201-106-206-251)
Conduce: Ilaria D’Amico – In studio: Paolo Condò, Alessandro Costacurta, Giancarlo Marocchi e Leo Di Bello.
Roma vs Sassuolo ore 20:45 [disponibile anche in Super HD canale 209]
diretta su Sky Sport 1 HD, Sky Sport Mix HD, Sky SuperCalcio HD e Sky Calcio 1 HD (canale 201-106-206-251)
Telecronaca: Riccardo Trevisani – commento Daniele Adani
Bordocampo ed interviste: Angelo Mangiante e Paolo Assogna
Sky Calcio Club ore 22:45 [disponibile anche in Super HD canale 209]
diretta su Sky Sport 1 HD, Sky Sport Mix HD e Sky Calcio 1 HD (canale 201-106-251)
Conduce: Fabio Caressa – In studio: Beppe Bergomi, Massimo Mauro, Gianluca Vialli, Stefano De Grandis e Alessia Tarquinio
PROGRAMMAZIONE MEDIASET E MEDIASET PREMIUM:
Domenica 19 Marzo 2017:
Domenica Premium ore 10:00
diretta su Premium Sport e Premium Sport HD (can. 370 – 380)
Conduce: Giorgia Rossi
In studio: Bruno Longhi, Domenico Manfredi, Giovanni Galli
Empoli vs Napoli ore 12:30 – DISPONIBILE ANCHE IN HD
diretta su Premium Sport e Premium Sport HD (can. 370 – 380)
Telecronaca: Fabrizio Ferrero – Commento tecnico: Roberto Cravero
Bordocampo ed interviste: Massimo Veronelli e Angiolo Radice
Secondo flusso audio: Raffaele Auriemma (telecronaca Napoli)
In redazione: Niccolò Ceccarini
Serie A Live dalle ore 14:30
diretta su Premium Sport e Premium Sport HD (can. 370 – 380)
Conduce: Massimo Callegari
In studio: Andrea De Marco, Giovanni Galli, Alessio Tacchinardi, Jessica Tozzi
Diretta Premium Serie A ore 15:00 – DISPONIBILE ANCHE IN HD
diretta su Premium Sport e Premium Sport HD (can. 370 – 380)
Collegamenti in diretta alternata da tutti i campi della Serie A
Atalanta vs Pescara: Simone Malagutti
Bologna vs Chievo Verona: Claudio Stefanizzi
Cagliari vs Lazio: Ricky Buscaglia
Crotone vs Fiorentina: Mino Taveri
Sampdoria vs Juventus: Alessandro Iori
Sampdoria vs Juventus ore 15:00 – DISPONIBILE ANCHE IN HD
diretta su Premium Sport 2 e Premium Sport 2 HD (can. 371 – 381)
Telecronaca: Enrico De Santis – Commento tecnico: Nando Orsi
Bordocampo ed interviste: Claudio Raimondi e Gianni Balzarini
Secondo flusso audio: Antonio Paolino (telecronaca Juventus)
Cagliari vs Lazio ore 15:00 – DISPONIBILE ANCHE IN HD
diretta su Premium Calcio 1 e Premium Calcio 1 HD (can. 372 – 390)
Telecronaca: Giampaolo Gherarducci
Bordocampo ed interviste: Pietro Pinelli e Veronica Saba
Secondo flusso audio: Guido De Angelis (telecronaca Lazio)
Crotone vs Fiorentina ore 15:00
diretta su Premium Calcio 2 (can. 373)
Telecronaca: Federico Mastria
Bordocampo ed interviste: Stefano Messina e Pietro Talarico
YouPremium ore 18:15
diretta su Premium Sport e Premium Sport HD (can. 370 – 380)
Conduce: Sandro Sabatini
In studio: Eleonora Boi, Andrea De Marco, Federico Balzaretti
Serie A Live dalle ore 19:45
diretta su Premium Sport e Premium Sport HD (can. 370 – 380)
Conduce: Mikaela Calcagno
In studio: Mauro Bergonzi, Maurizio Pistocchi, Federico Balzaretti, Bernardo Corradi, Eleonora Boi
In redaziome: Daniele Miceli (Htls Udinese-Palermo)
Roma vs Sassuolo ore 20:45 – DISPONIBILE ANCHE IN HD
diretta su Premium Sport e Premium Sport HD (can. 370 – 380)
Telecronaca: Pierluigi Pardo – Commento tecnico: Antonio Di Gennaro
Bordocampo ed interviste: Marco Cherubini e Giorgia Ferrajolo
Secondo flusso audio: Carlo Zampa (telecronaca Roma)
In redazione: Giampiero Foglia Manzillo
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La Lazio di Inzaghi scenderà a Cagliari per giocare l’ultimo match contro i rossoblu prima della sosta per le nazionali.
Le due formazioni si sono incontrate per ben 61 volte con i capitolini che hanno rimediato i 3 punti per 30 volte mentre i sardi 17 volte con 14 pareggi. Il grande assente è proprio il segno x che manca da oltre 18 sfide.
Il club capitolino ha vinto le ultime tre gare in trasferta, non arriva a quattro dal 2015 con Pioli in panchina. Rastelli che ha la seconda peggiore difesa del campionato con 58 reti al passivo, ha fatto peggio solo il Pescara con 63. I numeri contro i rossoblù sono in attivo per i capitolini.
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Secondo quanto riportato dal sito lalaziosiamonoi.it, ecco le prime immagini delle maglie che saranno indossate dalla Prima squadra della Capitale nella stagione 2017-2018.
Le maglie, per il quinto anno consecutivo, verranno realizzate dalla Macron, azienda italiana con la quale la società ha rinnovato di recente la partnership fino al 2022.
Secondo le prime indiscrezioni ci saranno diverse novità. Non verrà realizzata la storica maglia bandiera (in programma comunque nella stagione 2018/2019), ma verranno realizzati dei modelli accattivanti, che troveranno riscontri positivi nei prossimi mesi.
La prima maglia ricorderà, nello stile e nella tonalità cromatica, quella del 2013, in cui si celebrarono i 100 anni dalla nascita del mitico Silvio Piola. Il celeste sarà quindi più chiaro con colletto a “v” bianco. La novità principale riguarderà invece lo stemma: sarà riproposto quello “rétro” usato negli anni Ottanta, a forma esagonale con l’aquila stilizzata al suo interno.
Ritorno al passato che riguarderà anche la seconda maglia, solitamente destinata alle partite in trasferta. La divisa, infatti, riprenderà molto lo stile di quella utilizzata nelle gare di Champions League dalla Lazio di Cragnotti, nella stagione 1999-2000.
La casacca sarà costituita da striscespesse e verticalibiancocelesti, con la presenza, anche in questo caso, del collo a “v”. Lo stemma, invece, sarà quello classico. Una soluzione adottata anche dal Milan la scorsa stagione per richiamare ai cuori gloriose emozioni e richiami storici, senza però snaturare né sottovalutare la storia più recente.
Stemma classico che sarà presente anche nella terza maglia 2017-2018. Il design scelto è certamente più suggestivo e meno “vintage-emozionale”, rispetto alle altre due. Il colore dominante è infatti il blu nottesfumato verso il basso in una tonalità leggermente più chiara, con anche qui la presenza del colletto a “v”, in maniera tale da garantire un distacco cromatico netto rispetto alle due precedenti maglie. Sarà facile quindi ipotizzare, ad esempio, sfide allo Juventus Stadium o alla Dacia Arena in queste vesti, per meglio distinguersi da avversari con tonalità chiare.
Ulteriori conferme potranno arrivare nei prossimi mesi da parte di Macron e dallo stesso club capitolino.
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JUVENTUS-MILAN (MASSA) : manca un giallo ad Alves per fallo su Bertolacci; manca un calcio di rigore alla Juventus quando Zapata sgambetta nettamente Dybala in area, la scusa di aver concesso la norma del vantaggio non regge poiché, per non assegnare un calcio di rigore, essa ha senso solo nel caso che, nel prosieguo dell’azione, la squadra segni, cosa che non avviene in questo caso; giusto non ammonire Alves per fallo su Bertolacci perché si tratta solo di un intervento negligente; esagerato il giallo a Pasalic per fallo su Pjanic, anche questo è solo un intervento negligente; regolare la rete di Benatia, tenuto in gioco da Romagnoli al momento dell’assist di Alves; manca il secondo giallo e quindi il rosso a Pasalic per fallo su Alves; non c’era il giallo per simulazione mostrato a Deulofeu, perché egli subisce effettivamente fallo da Alves; era da annullare la rete di Bacca, in leggero fuorigioco al momento dell’assist di Deulofeu; manca un giallo a Zapata per fallo su Pjaca; giusto non assegnare calcio di rigore alla Juventus per il tocco di mano di Bacca perché tocca il pallone prima con la gamba, quindi il tocco di mano è involontario; giusto il giallo a Ocampos per fallo su Bonucci, ma avrebbe dovuto essere ammonito anche Bonucci per la reazione; non c’era un calcio d’angolo concesso alla Juventus perché in quell’occasione tocca nettamente per ultimo Bonucci, non Romagnoli, da qui poi arriva il giallo per proteste a Romagnoli, giallo che però è eccessivo perché non sono state proteste forti; manca un giallo a Bonucci per fallo su Ocampos; manca il secondo giallo e quindi il rosso a Bertolacci per fallo su Dybala; giusto il primo giallo a Sosa per fallo su Dybala; giusto il secondo giallo e quindi il rosso a Sosa per fallo su Asamoah; non c’era il calcio di rigore assegnato alla Juventus (il prolungamento del tempo è invece corretto perché corrisponde alla perdita di tempo di Sosa dopo l’espulsione), perché la distanza tra Lichtsteiner e De Sciglio è ravvicinata e inoltre De Sciglio non affronta il contatto col pallone in modo piatto e il suo braccio sinistro non va mai verso il pallone bensì tenta di togliersi dalla traiettoria, ma non ci riesce proprio a causa della distanza ravvicinata, quindi il tocco col braccio è involontario, l’addizionale Doveri probabilmente comunica la decisione sbagliata a Massa invece di aiutarlo, regolare l’esecuzione del rigore
INTER-ATALANTA (IRRATI) : manca un giallo a Zukanovic per fallo su Candreva; manca un calcio di rigore all’Atalanta per fallo di mano di D’Ambrosio su cross di Spinazzola, anche qui la distanza è ravvicinata ma in questo caso il braccio di D’Ambrosio non è congruo e si allarga verso il pallone; giusto assegnare calcio di punizione all’Inter per fallo di Toloi su Icardi, ma il fallo nega una chiara occasione da rete perché Icardi era centrale e lanciato a rete, quindi Toloi avrebbe meritato il rosso diretto e non il giallo; netto il calcio di rigore assegnato all’Inter per fallo di Berisha su Icardi, Berisha nega una chiara occasione da rete ma con un intervento onesto e quindi giustamente viene ammonito; manca un calcio di punizione all’Inter per fallo di Kurtic su Kondogbia, Kurtic avrebbe meritato anche il giallo; giusto assegnare calcio di punizione all’Inter per fallo di Kurtic su Ansaldi, ma manca il giallo per Kurtic; manca un calcio di rigore all’Inter per la spinta di Kurtic su Mario, l’addizionale Russo avrebbe potuto aiutare Irrati ma non lo ha fatto
NAPOLI-CROTONE (MARIANI) : giusto il primo rigore assegnato al Napoli per fallo di Sampirisi su Insigne, regolare l’esecuzione del rigore; giusto il giallo a Rog per fallo su Stoian; manca il secondo giallo e quindi il rosso a Rog per fallo su Crisetig; giusto il giallo a Crisetig per fallo su Hysaj, che però lascia trasparire la disparità di trattamento; ci sta il secondo calcio di rigore assegnato al Napoli per fallo su Hamsik ma l’azione andava fermata prima per fuorigioco di Hamsik al momento del passaggio di Zielinski, e andava assegnato un calcio di punizione indiretto in favore del Crotone, regolare l’esecuzione del rigore
PESCARA-UDINESE (CELI) : nessun episodio da moviola
PALERMO-ROMA (ROCCHI) : era regolare la rete annullata ingiustamente a Nestorovski, tenuto in gioco da Fazio al momento del passaggio del compagno, perché Aleesami non tocca mai il pallone (se lo avesse toccato sarebbe stato giusto annullare)
CHIEVO-EMPOLI (GIACOMELLI) : nessun episodio da moviola
FIORENTINA-CAGLIARI (GAVILLUCCI) : manca un calcio di rigore alla Fiorentina per la trattenuta di Pisacane a Kalinic, l’addizionale Ros avrebbe potuto aiutare Gavillucci ma non lo ha fatto
GENOA-SAMPDORIA (ORSATO) : manca un calcio di punizione alla Sampdoria per fallo di Munoz su Muriel, Munoz avrebbe meritato anche il giallo
SASSUOLO-BOLOGNA (VALERI) : nessun episodio da moviola
LAZIO-TORINO (MAZZOLENI) : la rete di Keita nasce da un calcio d’angolo non assegnato al Torino perché il tiro di Belotti viene deviato in angolo da Strakosha, l’addizionale Di Bello avrebbe potuto aiutare Mazzoleni ma non lo ha fatto
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Secondo quanto riferito nel corso della trasmissione ‘Quelli che…’, tra 48 ore il Campidoglio dovrebbe accogliere il presidente della Lazio Claudio Lotito per iniziare a discutere concretamente anche dello Stadio della Lazio. Lotito chiederà lo stesso trattamento ricevuto dai proponenti dello Stadio di Tor di Valle in fatto di cubature e criteri di scelta dell’ubicazione. Si parlerà anche della situazione dello Stadio Flaminio per la quale Lotito non sembra interessato. Tuttavia il sindaco Raggi sembrerebbe intenzionato ad offrire nuovamente l’impianto alla società biancoceleste. Il pacchetto comprenderebbe anche il possibile utilizzo della caserma adiacente l’impianto da dedicare alla realizzazione del museo della Lazio. Seguono aggiornamenti…
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Simone Inzaghi esulta dopo il suo secondo gol al Marsiglia in una partita della Champions League allo Stadio Olimpico di Roma, 14 marzo 2000. Inzaghi realizzo' 4 gol. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI
Simone Inzaghi nasce a Piacenza il 5 aprile del 1976, fratello minore di Filippo, più grande di lui di 3 anni. Comincia a giocare come attaccante nella squadra del San Nicolò, paesino a pochi chilometri dalla sua città natale. Neanche compiuti i 16 anni, nel 1992 viene contattato per entrare a far parte delle giovanili del Piacenza, club nel quale militava anche il fratello Filippo, che era stato appena mandato in prestito a farsi le ossa nelle categorie inferiori. Il giovane Simone non esita ad accettare l’offerta e dopo due stagioni passate in Primavera viene prestato al Carpi in C1, dove però disputa solo 9 partite, senza mai trovare il gol. A fine stagione torna alla base, per poi ripartire subito in direzione Novara, che nell’anno calcistico 1995-96 militava in C2 e con la quale Inzaghi riuscirà a mettersi in mostra, disputando 23 partite, condite da 4 reti, contribuendo così alla schiacciante vittoria finale del campionato da parte degli azzurri. Nell’estate successiva arriva in prestito secco al Lumezzane, sempre in C2, dove in 23 match giocati mette a segno 6 gol. Dopo un altro anno passato nelle categorie inferiori, per la precisione in C1 al Brescello, con cui in 21 presenze timbra 10 volte il cartellino, fa ritorno al Piacenza, che da subito gli offre una maglia da titolare nell’attacco biancorosso. Inzaghi ripagherà la fiducia del mister Materazzi siglando la bellezza di 15 reti in 30 presenze nel suo primo anno di Serie A, consentendo alla squadra emiliana di agguantare la salvezza, maturata solo all’ultima giornata.
Non passa molto tempo prima che arrivino le prime richieste importanti per il giocatore: l’asta per accaparrarsi quella che è stata l’autentica rivelazione del campionato 1998-99 si fa sempre più frenetica fin quando è l’ambiziosa Lazio del presidente Cragnotti a inviare sulla scrivania della dirigenza piacentina un’offerta da 30 miliardi di lire, che il presidente Garilli è costretto ad accettare. Così all’inizio della stagione 1999-00 la squadra capitolina si ritrova con un attacco composto, oltre che da Inzaghi, da Boksic, Salas, Mancini e Ravanelli. Nonostante la competizione per un posto da titolare nell’attacco biancoceleste sia altissima, l’intenso turn-over messo in atto dall’allenatore Sven-Goran Eriksson consente a ogni componente dell’attacco di avere il proprio spazio durante la stagione, ricca di impegni ravvicinati tra Campionato, Coppa Italia e Champions League. Quest’ultima è la competizione dove Inzaghi riesce a dimostrare maggiormente il suo vero valore, siglando prima una quadripletta nella partita della fase a gironi contro il Marsiglia in casa (record che solo altri 12 calciatori possono vantare, giocatori del calibro di Cristiano Ronaldo, Van Basten, Messi, Van Nistelrooy, il leggendario Puskas, Ibrahimovic, Shevchenko e Lewandowski) e successivamente portando la Lazio ai quarti grazie a un suo gol a Stamford Bridge, che elimina il Chelsea dalla coppa. Il cammino dei biancocelesti in Champions terminerà proprio ai quarti, dove il Valencia si imporrà con un complessivo 5-2. In campionato la sorte sarà ben diversa: gli uomini di Eriksson riusciranno a riportare lo Scudetto nella bacheca biancoceleste dopo 26 anni dalla prima volta, quando fu la banda Maestrelli a compiere l’impresa. All’ultima giornata, quando ormai le speranze della vittoria in campionato erano ormai naufragate, la Lazio sconfisse la Reggina con un sonoro 3-0, ma doveva sperare che il Perugia riuscisse a resistere agli attacchi della Juventus, sopra di 2 punti sui capitolini. Il gol di Calori sotto un intenso acquazzone condannò i bianconeri a una delle sconfitte più cocenti della propria storia, e rese possibile l’impresa biancoceleste, che pochi giorni dopo fu bissata con la vittoria in Coppa Italia maturata nella doppia finale contro l’Inter. Simone Inzaghi, con 19 reti totali, si rivelò il marcatore laziale più prolifico della stagione.
Da qui in poi comincia il lento declino della carriera di Simone Inzaghi, che pur giocando con una certa costanza tra le stagioni 2000-01 e 2003-04, vincendo anche una Supercoppa Italiana (2000) e una Coppa Italia (2003-04), non riesce più a ripetersi sui livelli mostrati nella prima stagione a Roma. Nelle 113 presenze successive saranno 32 i gol realizzati dal piacentino, afflitto spesso da infortuni e acciacchi alla schiena, che ne hanno minato le prestazioni.
Dopo altri 6 mesi passati con la casacca biancoceleste, tra l’agosto 2004 e il gennaio 2005, nei quali sono state 2 le segnature, passa in prestito alla Sampdoria fino al termine della stagione. Con la maglia blucerchiata saranno solo 5 le presenze per l’attaccante, che non andrà mai in gol. Ritornato a Roma, nelle successive due stagioni totalizzerà appena 12 presenze senza mai segnare, per poi passare, sempre con la formula del prestito, all’Atalanta per la stagione 2007-08. Con la Dea, pur disputando 19 partite, continua a non trovare la via del gol, e a fine stagione viene rispedito alla Lazio. Tornato nuovamente a Roma, il 4 ottobre 2008 torna al gol dopo quasi 4 anni di astinenza, mettendo a segno la rete del pareggio al minuto 89 nella sfida interna contro il Lecce. A fine stagione, pur non scendendo sul campo, vince la sua terza Coppa Italia con l’aquila sul petto, la quinta per la società. L’ultimo trofeo per Inzaghi con la maglia biancoceleste sarà la Supercoppa Italiana dell’anno dopo, vinta contro l’Inter per 2-1, nella quale l’attaccante piacentino rimarrà in panchina per tutti i 90′. A fine stagione rescinde il suo contratto con la Lazio e si ritira ufficialmente dal calcio giocato.
L’avventura con la Nazionale per Inzaghi comincia nel 1993, quando viene convocato per la prima volta nell’under 18, categoria nella quale l’attaccante segnerà una rete nelle 4 presenze disputate. Nel 2000 l’allora tecnico della Nazionale Dino Zoff decide di convocarlo nell’amichevole contro la Spagna, persa 2-0 dagli azzurri, nella quale Inzaghi prende il posto di Fiore al minuto 60 e va a comporre il tandem d’attacco con il fratello Filippo. Oltre all’esordio saranno altre due le presenze di Simone Inzaghi con la maglia della Nazionale, sotto la guida tecnica di Giovanni Trapattoni, presenze nelle quali il piacentino non troverà la via del gol.
Dal suo ritiro nel 2010 non si è mai separato dal mondo Lazio, diventando da subito allenatore degli Allievi Regionali. Solo un anno dopo sale di categoria andando ad allenare gli Allievi Nazionali, con i quali rimarrà fino al gennaio 2014, momento in cui andrà a sostituire Bollini alla guida della Primavera, dopo che quest’ultimo era stato promosso a vice allenatore della prima squadra al fianco di Reja. Con la Primavera Inzaghi riesce subito a vincere la Coppa Italia di categoria a danno della Fiorentina, bissando subito dopo il successo grazie alla vittoria in Supercoppa contro il Chievo. Nella stagione successiva vince nuovamente la Coppa Italia battendo nel doppio confronto in finale la Roma con un complessivo di 2-1, ma perde in finale il campionato nella sfida contro il Torino, terminata con la vittoria granata ai calci di rigore. Sempre contro il Torino viene sconfitto in Supercoppa l’anno dopo, ma l’impegno manifestato e i successi raggiunti nelle tre stagioni come allenatore della Primavera lo portano ad allenare la prima squadra dal 3 aprile 2016, giorno dell’esonero di Pioli dopo la rovinosa sconfitta nel derby capitolino.
Chiamato ad allenare la prima squadra solo come un traghettatore fino alla fine della stagione scorsa, viene riconfermato anche per la stagione in corso, dopo la rescissione del contratto del neo-allenatore biancoceleste Marcelo Bielsa, che dopo aver firmato per un anno con i biancocelesti ha avuto ben presto gravi dissidi con la dirigenza, non sbarcando mai a Roma. A luglio nessuno avrebbe creduto nel mister biancoceleste, ma al momento è difficile pensare che qualcuno rimpianga il mancato arrivo del “Loco“…
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UDINE, VERONA - OCTOBER 01: Ciro Immobile of SS Lazio celebrates after scoring his team's third goal during the Serie A match between Udinese Calcio and SS Lazio at Stadio Friuli on October 1, 2016 in Udine, Italy. (Photo by Getty Images/Getty Images)
Dopo il bellissimo successo ottenuto in casa contro il Torino, ha parlare sono Lulic e Immobile. Il bosniaco è molto felice del risultato e il napoletano invece spende parole di elogio.
LULIC:
Ai microfoni di Premium Sport si esprime cosi:
“Guardando i risultati di ieri eravamo costretti a vincere. Volevamo la vittoria per forza e ci siamo riusciti. Ci abbiamo creduto fino alla fine. Al primo tempo potevamo fare meglio, sfruttando le nostre occasioni. Nell’intervallo ci siamo confrontati e nella ripresa abbiamo sistemato tutto. Sono contento per Ciro che ha vinto il duello con Belotti, ottimo per la squadra. I nostri difensori sono stati molto bravi contro il Gallo. Sognare si può sempre, il nostro obiettivo è entrare in Europa, quindi Europa League. Lo era a inizio campionato e lo è anche adesso. Quindi dobbiamo rimanere nella posizione in cui siamo“.
Il bosniaco ha commentato cosi in zona mista:
“Importante il gol di Keita, così come gli altri. È stata una vittoria di squadra, siamo un bel gruppo. C’è più tempo per lavorare durante la settimana e ci sono anche più energie. Da questo punto di vista non avere coppe è positivo. Il nostro obiettivo è quello di centrare l’Europa League. Champions? Prima di tutto pensiamo all’Europa League, se davanti fanno passi falsi dobbiamo essere pronti a sfruttare la chance. La partita che brucia è più quella con il Chievo che con il Milan ma è inutile guardare indietro. Io sto dando sempre il massimo, al di là della posizione. Sto dove il mister mi mette, l’importante è che i risultati arrivino. Vuol dire che stiamo lavorando bene e stiamo sulla buona strada“.
Parla anche a Lazio Style Channel : “Dagli errori si impara, abbiamo fatto nostra la lezione contro il Chievo e contro il Milan, abbiamo fatto un grande secondo tempo per portare a casa questo risultato importantissimo. Quest’anno è più facile preparare le partite giocando una volta a settimana, hai più tempo per studiare i dettagli e questo si vede sul campo. Alla fine quello che conta sono i tre punti, eravamo costretti a vincere guardando i risultati di ieri. Ci abbiamo sempre creduto e ce l’abbiamo fatto. Sbagliavamo qualcosa nel primo tempo, ma tutto sommato siamo contentissimi e pensiamo già a domenica. Noi sappiamo cambiare sistema nel corso della gara, abbiamo giocatori che ci permettono di avere diverse facce e diverse tattiche. Guardo le altre gare, oggi volevamo vincere per forza. Un occhio ce l’ho per tutti, spero che le altri rallentino. Siamo contenti per quello che stiamo facendo fino ad oggi”.
L’esterno infine ha parlato anche ai microfoni di SkySport:
“Sognare si può, il nostro obiettivo è entrare in Europa. Stiamo facendo grandi cose, mancano dieci partite e può succedere di tutto. Vogliamo rimanere dove siamo, poi se qualcuno dovesse fare un mezzo passo falso lo sfrutteremo. Dovevamo portare i tre punti a casa, ci siamo riusciti e siamo contentissimi. Per come siamo partiti non ci credeva nessuno, ma è merito del lavoro che stiamo facendo da inizio anno. Può succedere comunque ancora di tutto, bisogna essere concentrati e continuare su questa strada. Keita? Siamo contenti per lui. È entrato bene come sempre e ci ha fatto vincere un’altra partita con un gol bellissimo”.
IMMOBILE:
Intervendo su Premium Sport commenta cosi:
“La sfida con Belotti? Sono cose gionalistiche, era solo una partita tra Lazio e Torino e sono contento che abbiamo vinto. Devo fare i complimenti a tutta la squadra, non era facile reagire dopo il gol di Maxi Lopez. I comportamenti di Keita? Lui ce l’ha ogni tanto, ma se continua a fare gol così va bene (ride, ndr.). L’importante è che non sfori, poi queste sono cose che vede la società. Gli stiamo dietro per aggiustargli la cabeza, come dice lui. Le altre non mollano, sarà una bella sfida fino alla fine. Sono felice del gol perché è servito alla Lazio per vincere.”
L’attaccante biancoceleste si è fermato anche ai microfoni di Sky Sport:
“Il primo tempo abbiamo giocato bene, ma non riuscivamo a fare gol. Una volta sbloccata sembrava in mano nostra, poi invece è arrivato il pari. Sono felice e orgoglioso dei miei compagni: abbiamo reagito da grande e l’abbiamo portata a casa. Mancano dieci partite ed è importante aver recuperato punti a Milan e Atalanta. La Champions è difficile: Roma e Napoli vanno forte. Ma abbiamo vinto quattro partite di fila. Siamo felici e continuiamo su questa strada. Il gol? Ho tanti ricordi e amici del Toro, sono affezionato a questa squadra ed era rispettoso non esultare. Ora però faccio parte di una famiglia meravigliosa, voglio continuare. Il Gallo sta facendo benissimo, ci siamo sentiti prima della partita. Non era una sfida tra me e lui, comunque sono felice di aver vinto io”.
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Meglio di così la serata non poteva andare ai biancocelesti. 3-1 il finale all’Olimpico; Lazio che ingrana la quarta consecutiva e vola al quarto posto, sfruttando al meglio le cadute di Milan e Atalanta in campionato. Brividi al momento del pareggio di Maxi Lopez, ma la squadra è rimasta compatta e alla fine, ormai è una costante, la risolve Keita, subentrato, con un perla favolosa dalla distanza. Continua lo straordinario momento di forma della Lazio, sognare è possibile.
LA CRONACA: Il primo tempo non regala grandi emozioni, ma solo infortuni alla Lazio. Biglia prima, solo una botta dolorosa, e Radu dopo, uscito malconcio al trentesimo della prima frazione. Al romeno si aggiunge nel finale di primo tempo anche De Vrij, subito corso in Paideia per accertamenti. Le poche occasioni pendono dalla parte dei biancocelesti, che, come è solito nelle ultime partite, tiene in mano il pallino del gioco. Immobile si divora il gol del vantaggio su assist delizioso di Felipe Anderson, che lo libera con un colpo di tacco sublime, ma il napoletano non riesce a imbucare la palla in rete.
Ben altra storia è il secondo tempo, di fatto tutti e quattro i gol arrivano proprio nella seconda frazione. È la Lazio a spingere e a cercare con tutte le forze la vittoria. Proprio Immobile al decimo della ripresa riesce sbloccarla con un gol da rapace in anticipo su De Silvestri. Diciassettesimo in campionato e secondo alla sua ex squadra con la maglia biancoceleste. Stanchezza che, però, sembra prendere il sopravvento e la Lazio si fa sorprendere su calcio di punizione, con un colpo di testa di Maxi Lopez che riporta in parità la gara. Il pareggio riaccende la miccia dell’instancabile compagine di mister Inzaghi, che torna a spingere, grazie anche all’ingresso preziosissimo di Keita al trentesimo della ripresa. È proprio il senegalese, nelle ultime battute della partita, a tirare fuori il coniglio dal cilindro. Perla a girare che si insacca dietro lo sguardo dell’incolpevole Hart, il quale non può far altro che raccogliere il pallone in rete. La ciliegina arriva al novantesimo con la terza gioia in campionato per Felipe Anderson. 3-1 il finale. La squadra continua a girare alla perfezione, seguendo all’unisono i dettami di un Inzaghi davvero sorprendente per quello che sta facendo. Come lui stesso ha detto in questi ultimi due mesi ci si gioca tutto e la Lazio ha le carte per stupire ancora.
IL MIGLIORE: KEITA BALDE. In tredici minuti concessigli riesce a risolvere la partita, preziosissimo a partita in corso. Il suo gol è da incorciare.
Il tabellino
Lazio (4-3-3): Strakosha; Basta, de Vrij (46′ Wallace), Hoedt, Radu (27′ Lukaku); Parolo, Biglia (77′ Keita), Milinkovic-Savic; Felipe Anderson, Immobile, Lulic. All. Inzaghi
Torino (4-3-3): Hart; De Silvestri, Rossettini, Moretti, Barreca; Benassi, Lukic, Baselli (46′ Molinaro); Iturbe (74′ Iago Falque), Belotti, Ljajic (64′ Maxi Lopez). All. Mihajlovic
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L’obiettivo è la quarta vittoria consecutiva, sfruttando sconfitta del Milan e lo scontro diretto tra Inter e Atalanta, per allungare sulle tre e iniziare forse a pensare alla Champions. Ma Inzaghi, intervenuto in conferenza stampa, è molto chiaro. Si pensi partita per partita, i conti alla fine. Queste le sue considerazioni alla vigilia del match contro il Torino:
Mihajlovic ha detto che la Lazio è la squadra più in forma e che lotta per la Champions…
“Siamo sicuramente in un bel momento, abbiamo ottenuto risultati importanti, però dovremo confermarci. Affrontiamo una grande squadra, allenata molto bene, conosco Sinisa, è un amico e un bravissimo tecnico. Le sue squadre sono sempre organizzate. Il Torino nel ritorno ha perso qualche punto per strada, ma è una squadra ben costruita e hanno il capocannoniere del campionato. Dovremo fare attenzione e fare una partita determinata. Ci siamo allenati bene, ho visto i ragazzi concentrati. Voglio il 100% da tutti dal 1′ al 95′, per noi è una gara importantissima. Vogliamo rimanere in alto in classifica, per noi sarà come una finale”.
La Lazio ha l’obbligo di provarci per la Champions?
“L’ho già detto, dobbiamo affrontare partita per partita. Ho chiesto di giocare come se fosse una finale. La classifica è corta, nessuna squadra molla di un centimetro, sarà una grande lotta. Dobbiamo fare la partita giusta, ho fiducia perché ho ho visto bene i calciatori in questi giorni”.
E’ il momento più delicato della stagione?
“Sicuramente è un momento decisivo. Per questo dobbiamo giocare come se fosse una finale, avremo tantissime altre partite da qui alla fine, ma questo è un match importante per il presente e per il futuro”.
Sorpreso dalla maturità della Lazio?
“No, avevo fiducia in questo gruppo da subito nonostante lo scetticismo iniziale. Sapevo di trovare disponibilità dai miei giocatori, così come era successo nelle ultime sette partite della scorsa stagione. Stiamo ottenendo ottimi risultati, ma mancano i due mesi più importanti. E dovremo farci trovare pronti”.
Keita come sta?
“Si è allenato molto bene martedì, poi aveva ricevuto un permesso da parte della società. Poi ha avuto un brutto taglio al piede che non gli ha permesso di allenarsi. Lo staff medico è stato bravissimo a rimetterlo in condizione e ieri ha fatto un grandissimo allenamento. Vedremo se giocherà dall’inizio o a gara in corso”.
La partita dell’andata è stata un passaggio-chiave della stagione?
“Sì, andammo a Torino senza giocatori importantissimi, ricordo che ci mancavano Radu, Biglia, Milinkovic e de Vrij. Però disputammo un’ottima gara, qualche giocatore che era stato impiegato poco dimostrò di essere da Lazio. Ma per l’ottima stagione che stiamo facendo i meriti non vanno attribuiti ai singoli, ma a tutto il gruppo, che è coeso. Poi un allenatore è normale che debba fare delle scelte. Ma so anche che chi non comincia dall’inizio sa che la partita successiva può tranquillamente giocare titolare. Quindi tutti danno il 100%”.
Cosa si devono invidiare Belotti e Immobile l’uno dell’altro?
“Sono i due attaccanti italiani più forti del momento, per questo fanno coppia in Nazionale. Mi piace tantissimo Belotti, mette tanto in campo, fa reparto e gol, ma non lo cambierei con Immobile. Ciro ci sta dando tanto a livello di reti, e prestazioni. E’ un leader, in alcuni momenti della partita, quando abbiamo un momento no, è il primo a incitare i compagni. Ha sempre il sorriso sulle labbra. Lo conoscevo già, per questo lo abbiamo voluto qui. Ho stima di Belotti, ma ripeto non lo scambierei con Immobile”.
Marchetti come sta?
“Marchetti ha avuto il problema al ginocchio prima della partita con il Milan, poi si è dovuto fermare. Da generoso qual è ha provato a rimettersi subito a disposizione, ma l’infleunza gli ha fatto perdere tono muscolare. Penso che per domani non sarà convocabile. Quando sarà al 100% tornerà in porta, ora andiamo avanti con Strakosha che si è dimostrato affidabile. Lo sapevo che Thomas ci avrebbe dato tanto, ogni giorno che passa si vede sempre di più. Ha aspettato il suo turno, sono 4-5 partite che gioca con continuità. Abbiamo anche Vargic che sta crescendo e che probabilmente ha pagato l’esplosione di Strakosha. Ma quando tornerà Federico, allora tornerà titolare”.
Difesa a 3 più affidabile?
“L’importante è l’interpretazione. Possiamo cambiare più volte, ieri abbiamo provato la difesa a 4, oggi proveremo quella a 3. Ma non dipende dai moduli. Abbiamo interpretato bene le ultime gare, delle ultime 7 non abbiamo vinto solo contro il Milan, ma avremmo strameritato. Contano l’interpretazione e l’umiltà. Stiamo lavorando ognuno in funzione dell’altro, dobbiamo continuare così. Domani dovremo considerarla come una finale”.
Come sta Basta? Patric può giocare? E’ una finale vedendo le partite delle altre?
“Patric è tornato in gruppo, ha lavorato abbastanza bene. Basta è in un bellissimo momento, a Bologna ha fatto una delle migliori partite. Vedremo dopo l’allenamento di oggi. Ho detto che domani avremo una sorta di finale non perché il Milan ha perso o perché c’è lo scontro diretto tra Inter e Atalanta, ma perché il Torino farà di tutto per fermarci”.
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Facile sostenere che il Calcio sia lo sport più bello e seguito al mondo, più difficile capirne i motivi. Non è semplice per me buttare giù due righe su quello che è successo tre giorni fa, forse anche per questo ho deciso di scrivere questo editoriale facendo passare qualche giorno, per evitare di lasciarmi trascinare dalla passione e dai commenti a caldo, per evitare, magari, di trovarmi a scrivere con le lacrime agli occhi, le stesse lacrime che stavano per venirmi quando Sergi Roberto, su quell’ultima azione, ha mandato il pallone in rete spedendo il Barça in Paradiso, pur non essendomi mai stato simpatico il Barcellona. Per evitare di comporre un editoriale troppo prolisso e noioso, parto con una battuta un po’ misogina: proprio nella giornata mondiale della donna, il calcio ha dimostrato di esserle superiore; sembrerà assurdo, ma è così. Perché l’altro ieri tutti abbiamo capito per quale motivo continuiamo a seguire il calcio con la stessa passione e lo stesso entusiasmo che ci portiamo dietro da anni, nonostante quotidianamente lo definiamo uno sport lontano dai romanticismi di un tempo e troppo legato al business. Dopo la gara di andata, nella quale i parigini avevano dato una lezione di calcio al tiki-taka dei catalani, sullo stesso tiki-taka si sono sprecati i commenti: “è finito”, “è un gioco che ormai non vince più”, e chi più ne ha più ne metta. E invece, contro tutto e tutti, il re risorge. Risorge grazie alle magie della MSN, alla visione di calcio di Iniesta, alle dichiarazioni “veggenti” di Luis Enrique, ma soprattutto al guizzo dell’uomo meno atteso, al quale il destino ha concesso le luci della ribalta: sì, perché se dopo questa impresa il Barcellona riuscirà a conquistare Cardiff, si dirà che il vero conquistatore sarà stato proprio Sergi Roberto, perché l’impresa più grande il Barça l’ha già fatta, e l’ha fatta due sere fa. Dall’altra parte, però, non si può non andare ad analizzare lo psicodramma parigino, con una squadra scesa in campo fin dall’inizio con la paura di subire quella benedetta “rimontata” che alla fine si è materializzata: ci sono le colpe di Emery, certo, ma anche l’inesperienza e la psicopatologia di alcuni calciatori, come Rabiot, fenomeno all’andata e irriconoscibile al ritorno. Altro che giornata della donna, da ora in poi a Parigi l’08 Marzo sarà lutto cittadino, perché si può uscire col Barcellona, ma non in questo modo, non dopo un 4-0. La cosa difficile sta infatti proprio nel capire dove finiscono i meriti del Barcellona e iniziato i demeriti del PSG, ma certo non si può non affermare che il Barcellona abbia scritto una pagina storica del calcio, destinata a restare negli annali della UEFA Champions League, e che paradossalmente l’abbia scritta proprio dopo che Luis Enrique aveva annunciato le sue dimissioni per fine stagione. Due rimonte, prima quella di andare sul 3-0, e poi quella dopo il 3-1 che avrebbe dovuto chiudere i giochi: 3 gol negli ultimi 7 minuti di partita Questo è il Calcio, lo sport più bello del mondo. E come ha detto, durante la telecronaca della gara su Mediaset Premium, il grande Pierluigi Pardo, “se siamo pazzi di questo gioco, è per questo motivo”.
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Un altro giocatore, altruista, generoso con i compagni ed un po’ meno solista, è questo il nuovo Felipe Anderson, che a suon di assist si è ripreso la sua Lazio, qualche gol in più non guasterebbe ma non possiamo di certo dire che questo non è un Felipe ritrovato rispetto alla scorsa stagione. Ecco come il brasiliano commenta il momento positivo della Lazio:
“Li tengo così per scaramanzia, aspetto ancora un po’ prima di tagliarli”. Poi si passa ai temi più seri, quelli che fanno tornare il classe ’93 concentrato su uno degli obiettivi più importanti: “Nel derby siamo riusciti a battere la Roma, la nostra prima rivale, ma non è ancora finita, c’è da giocare un’altra gara e servirà massima concentrazione. In campionato siamo quarti, ci sono ancora tanti scontri diretti, non ci poniamo limiti”. Le differenze col Santos ci sono e per un giocatore si sentono: “La vita in Italia è abbastanza bella, qui ho tanto amici e mi trovo bene. L’allegria che si respira all’interno del Santos è imparagonabile. Qui è tutto più serio, non c’è lo stesso clima del nostro paese, forse è questo che molti giocatori non riescono ad ambientarsi al meglio e si ha nostalgia del Brasile”.
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Stasera andrà in scena il big match Juventus-Milan, prima partita della 28a giornata di Serie A, che si chiuderà lunedì sera con il posticipo che metterà di fronte Lazio e Torino, due squadre completamente diverse ma con una caratteristica comune: sono le uniche due a poter contare su un grande finalizzatore di nazionalità italiana.
Infatti mentre i padroni di casa puntano forte sui gol di Ciro Immobile, i granata hanno trovato il loro nuovo beniamino in Andrea Belotti, autore di ben 22 reti da agosto ad oggi, che tuttavia, per il momento, valgono solo il nono posto in classifica per un Torino apparso davvero troppo altalenante nel corso della stagione e voglioso di far punti per provare ad accorciare sulle altre pretendenti per un posto in Europa.
I biancocelesti, distanti 4 punti dalla terza posizione, vorranno invece continuare a tenere il ritmo dell’ultimo periodo, nel quale la squadra ha mostrato uno stato di forma davvero eccezionale, magari approfittando anche dello scontro diretto tra le due più vicine inseguitrici, l’Inter di Pioli e l’Atalanta targata Gasperini, vera rivelazione di questa stagione e sempre più proiettata per un posto in Europa League.
Ma la competizione tra i due attaccanti non terminerà certo lunedi sera: entrambi puntano a far bene fino alla fine del campionato per ottenere la maggiore visibilità possibile in chiave Nazionale, il cui C.T. Giampiero Ventura ha avuto la possibilità di allenare entrambi nella stagione passata, quando sedeva ancora sulla panchina del Torino, e dovrà decidere in che modo impiegare al meglio questo grande potenziale offensivo a disposizione.
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Marcelo Salas è a Roma per una vacanza. Il Matador cileno è stato ospite questa mattina a Formello lasciando un’intervista ai microfoni laziali. L’ex biancoceleste assisterà direttamente dall’Olimpico di Roma il match di Lunedi che vedrà la Lazio di Immobile affrontare il Torino del gemello Belotti.
“Tornare qui mi ha emozionato molto, sono passati tanti anni. Ho rivisto Simone Inzaghi, Angelo Peruzzi e mi ha fatto molto piacere incontrarli, sono stati miei compagni di squadra. Mi sono sentito molto bene, sono contento ed emozionato; quando passa tanto tempo e ti vengono riaperte le porte come è accaduto oggi devo solo ringraziare tutti. Sono qui da due giorni, ho visto qualche tifoso e ho fatto con loro diverse foto. La gente laziale mi fa sentire ancora il suo calore.
Lunedì assisterò a Lazio-Torino dall’Olimpico. Ho tanta voglia di vedere dal vivo una partita dei biancocelesti, per rievocare i tempi di quando ero in campo. Ho ricevuto una maglia con il numero 9, è molto bella. Riserverò a questa casacca un posto importante.
Ho sempre avuto un bel rapporto con i tifosi biancocelesti. Abbiamo vinto uno scudetto dopo 25 anni, è stato importante per tutta la città e per tutti i tifosi. In Cile mi era capitato qualcosa di simile con l’Universidad De Chile. Poi anche qui a Roma sono riuscito a vincere lo scudetto, è stata l’emozione più grande.
Di quel giorno ricordo che eravamo molto nervosi, stavamo aspettando che terminasse la partita di Perugia della Juve, poi siamo usciti tutti insieme in campo a festeggiare. E’ stato un giorno molto importante e molto bello. Quando ho incontrato Inzaghi gli ho fatto i complimenti, sta facendo molto bene e mi auguro possa andare avanti su questa strada. Non mi aspettavo potesse prendere in mano la squadra. Segue molto bene i giocatori, ha anche vinto un derby contro la Roma.
Essere lunedì all’Olimpico sarà emozionante più per me che per i tifosi. Mi auguro che la Lazio possa vincere”.
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Oggi 9 marzo si è rinnovato l’appuntamento con l’iniziativa “Lazio nelle scuole”; presso l’Istituto Comprensivo Angelica Balabanoff sono intervenuti in mattinata Federico Marchetti,Cristiano Lombardi e Wesley Hoedt al fine di promuovere la cultura sportiva tra i più giovani, che hanno poi posto alcune domande ai giocatori biancocelesti.
Il primo a prendere parola è però il Team Manager biancoceleste Maurizio Manzini, che parte ringraziando i giovani, tifosi biancocelesti e non, presenti con interesse all’appuntamento: “Quando veniamo a trovare le scuole e realtà come la vostra, veniamo sempre ringraziati. Ma questo non è giusto: siamo noi che dobbiamo dire grazie a voi. Perché quando veniamo a trovarvi, ci immergiamo in questa bellissima atmosfera che create con i vostri sogni e la vostra gioventù, il vostro grande entusiasmo. Tutto questo non divide, unisce. Noi, questa allegria che ci date, l’assorbiamo e poi la riversiamo in campo. Le nostre vittorie sono frutto del vostro contributo”.
Poi arrivano le prime domande da parte degli studenti, la prima rivolta a Marchetti sul sempre caldo (purtroppo) tema dei cori razzisti. Il portiere risponde così: “Atteggiamenti da condannare, nel 2017 non è più possibile sentire cose del genere. Come accogliamo un nuovo giocatore? Cerchiamo di metterlo subito a suo agio. Quando arriva siamo in ritiro, quindi gli spieghiamo la nuova realtà durante gli allenamenti”.
Per Lombardi domanda su come è nata la passione per il calcio, domanda alla quale il giovane attaccante risponde: “Ho iniziato a Viterbo con la Lazio nel cuore, ero piccolissimo. Ora ho la fortuna di essere qui, per me era un sogno”.
A Hoedt viene chiesto invece come vive l’ansia pre-partita, che per molti calciatori è un problema non da poco. L’olandese replica: “Con il riscaldamento l’ansia va via e si pensa solo a vincere”.
Successivamente a Marchetti e Lombardi viene posta la stessa domanda, ossia cosa avrebbero fatto se non fossero diventati calciatori professionisti. Il primo così risponde: “Facevo ragioneria linguistica. Credo che avrei fatto l’Animatore in qualche villaggio straniero o interprete… Sacrifici? I sacrifici da fare sono tanti, soprattutto da giovane. Sono andato via di casa a 14 anni, mi sono trasferito a Torino. Ero in un convitto con altri ragazzi di tutta Italia. Mi svegliavo alle 7, andavo a scuola, pranzo veloce e poi allenamenti”. Lombardi, con orgoglio, spiega: “Sono andato anche io il primo anno fuori a 14 anni. Ho scelto ragioneria anche io. Sono tornato subito a Viterbo perché non me la sentivo. Per fortuna ho avuto la possibilità di giocare alla Lazio. La scuola era complicata, erano rari i pomeriggi per uscire e divertirmi, mangiavo a Viterbo velocemente, andavo a Roma ad allenarmi e poi tornavo a casa. L’impegno è stato duro. Con la famiglia abbiamo deciso di ottenere comunque il diploma, ci sono arrivato senza essere mai bocciato”. Aggiungendo poi: “Sono un tifoso della Lazio fin da bambino. Per me un sogno e un’opportunità importante”.
Immancabile poi la domanda sui valori, rivolta a Marchetti e Hoedt, che replicano rispettivamente in questo modo: “Sono tanti, il principale è il rispetto per i compagni e per l’avversario. È alla base per praticare qualsiasi sport. Poi ci sono il sacrificio, la voglia di migliorarsi sempre”. Hoedt: “Anche per me il primo è il rispetto, non solo nello sport. Chi fa sport poi deve anche divertirsi”.
All’estremo difensore viene poi domandato se nella sua carriera ci sono stati momenti talmente difficili da fargli pensare di abbandonare il calcio. Il veneto accenna inizialmente un si e poi confida: “A me è capitato, quando a 22 anni ero in ritiro con il Torino. La società fallì, ho passato 20 giorni da disoccupato. Qualche pensierino del genere può venire pensando ai sacrifici fatti fino a quel momento. È stato un periodo difficile, poi l’ultimo giorno di mercato mi ha chiamato un ds che avevo già avuto e mi ha dato l’opportunità di ripartire. da lì ho ripreso alla grande e sono arrivato in Serie A. Non bisogna mollare mai e crederci sempre”.
Le domande si chiudono con un’ultima riferita a Hoedt riguardo alla sua fresca convocazione nella nazionale “Orange”, convocazione che non può far altro che rendere felice il difensore, che risponde: “Per me è stata una cosa incredibile, da bambino ho sempre avuto il sogno di rappresentare il mio Paese. È solo una preconvocazione, ma sono molto felice, è la cosa più grande possibile per un calciatore”.
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