Home ExtraLazio Superlega: il golpe fallito che ha cambiato il calcio per sempre

Superlega: il golpe fallito che ha cambiato il calcio per sempre

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Un pallone da calcio diviso a metà: una parte è un classico pallone di cuoio consumato, l'altra è una struttura geometrica futuristica e dorata.

Dalla “ribellione di mezzanotte” alla sentenza della Corte UE: storia di una guerra civile sportiva che, pur fallendo nel blitz iniziale, ha sgretolato il monopolio della UEFA e riscritto le regole del gioco.

Sembra la trama di un thriller finanziario, ma è la cronaca di una guerra civile che ha rischiato di implodere lo sport più amato del pianeta. Quella della Superlega è una storia di potere, miliardi e ribellione: un colpo di stato annunciato a mezzanotte e fallito all’alba, ma la cui onda d’urto continua a vibrare.

Se quel primo progetto è crollato in quarantotto ore, la storia ci insegna che nulla è stato vano. Per capire come siamo arrivati alla sentenza storica del 2023 e al nuovo assetto del calcio europeo, bisogna riavvolgere il nastro e guardare oltre la superficie dell’avidità, dritti nel cuore di una crisi sistemica.

La radice della rivolta: un sistema al collasso

Non fu un semplice capriccio di pochi miliardari, ma una mossa disperata. Molto prima che la parola “Superlega” diventasse un trend topic, i top club europei sedevano su una polveriera. La pandemia da Covid-19 è stata solo la miccia che ha fatto esplodere un sistema finanziario già rotto.

I costi per gli stipendi erano fuori controllo, mentre i ricavi, tra stadi chiusi e crisi globale, crollavano verticalmente. Il Barcellona, per citare un esempio lampante, navigava in un debito superiore al miliardo e mezzo di euro.

Il pomo della discordia era strutturale:

  • I Club: Si assumevano il 100% del rischio d’impresa, investendo in stadi e campioni.
  • La UEFA: Gestiva le competizioni e incassava i diritti TV senza rischiare nulla, ridistribuendo profitti ritenuti ormai insufficienti dai club.

La notte dei lunghi coltelli e il fattore JP Morgan

Di fronte allo spettro del default, dodici club fondatori (tra cui le big di Italia, Spagna e Inghilterra, ma con le pesanti assenze di Bayern Monaco e PSG) calarono l’asso: un torneo privato per gestire il proprio destino.

A sostenere la rivoluzione c’era un alleato di peso: JP Morgan. Il colosso bancario era pronto a iniettare 3,5 miliardi di euro come bonus d’ingresso, ossigeno puro per bilanci disastrati e infrastrutture. L’annuncio, nella notte tra il 18 e il 19 aprile 2021, scatenò il caos.

La reazione a catena e il crollo

La risposta del “vecchio mondo” fu immediata e feroce. Istituzioni, governi, e soprattutto i tifosi in piazza, crearono un fronte comune che costrinse i club inglesi, a partire dal Manchester City, a una ritirata strategica.

Lo scontro verbale fu violentissimo. Da una parte Aleksander Čeferin, presidente UEFA, che parlava di pura avidità. Dall’altra Florentino Pérez, numero uno del Real Madrid e architetto della Superlega, che ribatteva con una visione opposta:

“Non è avidità, è sopravvivenza. Se i motori economici del sistema, cioè i grandi club, si spengono, a crollare sarà l’intero edificio del calcio”.

La battaglia legale e la sentenza storica

Sepolto il progetto sportivo, iniziò la guerra legale. Il nodo era semplice: può un ente privato come la UEFA agire in regime di monopolio, decidendo chi può organizzare tornei in Europa?

La risposta della Corte di Giustizia Europea, arrivata il 21 dicembre 2023, è stata una bomba atomica sul sistema vigente. La Corte non ha approvato la Superlega in sé, ma ha sancito un principio ben più potente: le regole con cui la UEFA bloccava la concorrenza erano illegali. Il monopolio era ufficialmente infranto.

Il nuovo equilibrio: cosa pensano i tifosi oggi?

Qui arriva il colpo di scena finale. Se nel 2021 i tifosi scendevano in piazza contro il progetto, il vento sembra essere cambiato. Un sondaggio del 2024 ha rivelato un dato sorprendente: il 72% dei tifosi europei (con picchi dell’80% in Italia e Spagna) si dichiara ora favorevole a una competizione alternativa.

Con il monopolio smantellato e l’opinione pubblica più aperta al cambiamento, la UEFA è stata costretta a trattare. L’armistizio del febbraio 2024 ha segnato la fine delle ostilità legali, ma ha aperto un’era nuova. La Superlega del 2021 è forse fallita come torneo, ma ha vinto la sua battaglia politica: il calcio europeo non sarà mai più lo stesso.



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