
Maurizio Sarri parla. E quando lo fa, difficilmente lascia spazio alle interpretazioni. Nell’intervista rilasciata nelle ultime ore, il tecnico della Lazio affronta senza giri di parole i temi più delicati del momento: lo spogliatoio, le voci sui rapporti con la squadra, il mercato in uscita e il suo futuro legato a doppio filo al rispetto verso i tifosi.
“Non c’è un problema di feeling con la squadra”
Sarri parte dal punto più caldo: le ricostruzioni secondo cui alcune cessioni sarebbero state legate a un cattivo rapporto con l’allenatore. Una narrazione che il tecnico toscano respinge con decisione.
“Sono cose su cui non c’è bisogno di rispondere. Dieci giorni fa è andato via un giocatore che è venuto nel mio ufficio a piangere.”
Una frase che pesa, perché smonta alla radice l’idea di uno spogliatoio spaccato o di un allenatore isolato. Sarri chiarisce che il malcontento individuale è fisiologico in qualsiasi squadra:
“Quando giocano 15 giocatori su 25 qualcuno scontento c’è sempre, ma la sensazione non è questa.”
Il messaggio è netto: non esiste un problema strutturale di rapporto tra allenatore e gruppo. E soprattutto, secondo Sarri, è profondamente scorretto costruire una narrazione opposta dopo una cessione.
“Se si vende un giocatore e si dice che non andava d’accordo con Sarri mi pare brutto, anche perché a me i calciatori che sono andati via hanno detto tutt’altro.”
Parole che sembrano rivolte non solo all’esterno, ma anche a chi, internamente, potrebbe aver lasciato filtrare certe versioni.
Il nodo Romagnoli: “Era infattibile”
Altro passaggio chiave riguarda il futuro di Alessio Romagnoli, nome finito al centro di voci di mercato e ipotesi di cessione. Sarri, anche qui, è chiarissimo:
“Se partirà si comincerà a prendere qualche gol in più.”
Una frase che è allo stesso tempo una valutazione tecnica e un avvertimento. Romagnoli non è solo un difensore, ma un perno dell’equilibrio difensivo costruito negli ultimi anni. Sarri rivela anche il retroscena del confronto con la società:
“La società mi ha detto cosa ne pensassi, io gli ho detto che era infattibile, poi ci pensano loro al mercato.”
Il tecnico, dunque, ha espresso il suo parere in modo netto. Se poi le decisioni dovessero andare in altra direzione, la responsabilità sarebbe chiaramente societaria. Un passaggio che suona come una tutela preventiva, soprattutto alla luce delle difficoltà difensive già emerse.
Restare per rispetto dei tifosi
Il passaggio più emotivo, però, è quello sul futuro personale. In un momento in cui tutto sembra in discussione – risultati, mercato, progetto – Sarri ribadisce il motivo per cui ha scelto di andare avanti.
“Io a inizio anno dissi che sarei andato avanti a tutti i costi per rispetto nei confronti dei tifosi.”
Non è una frase di circostanza. È un impegno pubblico che il tecnico intende onorare fino in fondo:
“Quella è stata la mia parola e ho intenzione di rispettarla.”
In un calcio sempre più dominato da contratti, clausole e strategie, Sarri richiama un valore quasi antico: la parola data. E soprattutto il legame con una tifoseria che, nonostante tutto, continua a sostenere la squadra.
Un messaggio chiaro
L’intervista di Sarri non è uno sfogo, ma un atto politico. Chiarisce i rapporti con la squadra, mette dei paletti sul mercato e ribadisce la sua posizione all’interno del progetto Lazio. Senza polemica esplicita, ma con frasi che difficilmente possono essere ignorate.
In un momento delicato della stagione, Sarri sceglie la trasparenza. E manda un messaggio a tutti: le responsabilità vanno chiamate con il loro nome, ma il rispetto per i tifosi resta la bussola principale.
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