Home News Lazio 🏟️ Flaminio: Sogno da 50.000 posti o Incubo di traffico?

🏟️ Flaminio: Sogno da 50.000 posti o Incubo di traffico?

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Rendering dello Stadio Flaminio ristrutturato, possibile nuova casa della Lazio

Il futuro biancoceleste passa per il recupero dell’opera di Nervi. Un investimento monstre per colmare l’abisso dei ricavi con le milanesi, ma sulla strada ci sono due giganti: la Soprintendenza e il traffico di Roma Nord.

Mentre la squadra lotta sul campo, la vera partita per il futuro della S.S. Lazio si gioca tra le gradinate deserte e piene di erbacce dello Stadio Flaminio. Non è una questione di romanticismo, o almeno non solo. È una brutale questione di sopravvivenza economica nel calcio moderno. Il piano presentato per trasformare il monumento di Pier Luigi Nervi è una scommessa da circa 400 milioni di euro che punta a stravolgere il bilancio del club, ma che rischia di schiantarsi contro il muro di gomma della burocrazia romana.

L’Abisso dei Ricavi: 17,9 Milioni non bastano

Per capire l’urgenza di questo progetto, bisogna partire dal portafoglio. I numeri sono impietosi: nell’ultima stagione di riferimento, la Lazio ha incassato dal botteghino appena 17,9 milioni di euro. Se isolata, la cifra può sembrare dignitosa. Se comparata ai competitor, è una condanna alla mediocrità finanziaria. La Lazio incassa meno della metà dei rivali cittadini della Roma e addirittura un quarto rispetto ai colossi Inter e Milan. Questo “spread” finanziario si traduce in decine di milioni in meno da investire ogni anno sul mercato. Senza uno stadio di proprietà, la Lazio corre con il freno a mano tirato, costretta a fare i miracoli sportivi per competere con chi ha motori di cilindrata doppia.

Il Modello “7 su 7”: Oltre la Cattedrale nel Deserto

L’attuale Olimpico è una “cattedrale nel deserto”: si accende per 90 minuti e poi si spegne. Il progetto Flaminio mira a ribaltare questo paradigma, seguendo la scia tracciata dalla Juventus (e dai top club europei). L’obiettivo è trasformare lo stadio in un asset attivo 7 giorni su 7. Negozi, ristoranti, musei, spazi eventi: l’impianto non deve essere solo un costo di manutenzione, ma una macchina da soldi continua. Il grafico dei ricavi della Juventus post-Stadium è la stella polare di Lotito: l’investimento iniziale si ripaga creando un circolo virtuoso che aumenta il fatturato strutturale e, di conseguenza, la competitività della squadra.

Il Progetto: Un Guscio Tecnologico per la Storia

Ma come si tocca un’icona intoccabile? La proposta architettonica è audace: non demolire, ma avvolgere. L’idea è quella di preservare e restaurare la struttura storica della famiglia Nervi, oggi fatiscente, proteggendola con un “guscio tecnologico”. Si parla di un ampliamento che porterebbe la capienza a circa 50.000 posti, con una copertura moderna e un anello superiore che non gravi sulle strutture originali. Un compromesso ingegneristico delicatissimo tra conservazione artistica ed esigenze commerciali moderne. Restituire a Roma un pezzo della sua storia, riqualificando un intero quartiere, è la leva emozionale che il club vuole usare per ottenere il via libera.

I Due Giganti sulla Strada: Burocrazia e Traffico

Tuttavia, tra il dire e il fare c’è di mezzo Roma. Gli ostacoli sono ciclopici e si dividono in due categorie.

  1. Il Muro di Carta: La Soprintendenza. Il Flaminio è vincolato come bene culturale. Ottenere il permesso di modificare, coprire e ampliare l’opera di Nervi è un’impresa che fa tremare i polsi. Ogni vite spostata richiede un’autorizzazione, e il rischio che il progetto venga bocciato per “eccesso di impatto visivo” è altissimo.
  2. Il Muro di Lamiere: La viabilità. Portare 50.000 persone nel cuore del quartiere Flaminio, in una zona già congestionata e con scarsi parcheggi, è un incubo logistico. Come gestire l’afflusso e il deflusso senza paralizzare Roma Nord? Il piano mobilità sarà il vero tallone d’Achille dell’intera operazione.

Il progetto Flaminio non è solo uno stadio. È un test sulla capacità della Capitale di modernizzarsi senza rinnegare il passato. Se la Lazio vince questa scommessa, cambia la sua storia. Se perde, il Flaminio resterà un monumento al degrado e il club un’eterna incompiuta economica.



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