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Lazio, il corto circuito tra Sarri e società

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Claudio Lotito al telefono con espressione seria, affiancato da un Maurizio Sarri deluso.
Claudio Lotito e Maurizio Sarri discutono a Formello sul mercato di gennaio della Lazio, con Lorenzo Insigne tra i possibili obiettivi.

In casa S.S. Lazio non c’è soltanto un problema tecnico o di risultati. Il vero nodo, sempre più evidente, è un problema di comunicazione e di visione condivisa tra allenatore e società. Un corto circuito che rischia di compromettere qualsiasi progetto futuro.

I segnali sono ormai troppi per essere ignorati.


❌ Guendouzi: il primo strappo

Matteo Guendouzi era uno dei pilastri su cui Maurizio Sarri avrebbe voluto costruire la nuova Lazio. Un giocatore di personalità, intensità e leadership, perfetto per dare identità a un centrocampo in fase di rifondazione.

La società, però, ha scelto diversamente.
Guendouzi è stato ceduto, nonostante la volontà dell’allenatore fosse chiara. Un’operazione economicamente conveniente, ma tecnicamente e progettualmente dissonante rispetto alle indicazioni del tecnico.


🔄 Raspadori vs Ratkov: idee diverse

Il secondo caso è ancora più emblematico. Sarri aveva indicato Giacomo Raspadori come profilo ideale per l’attacco: un giocatore associativo, capace di legare il gioco, muoversi tra le linee e interpretare più ruoli offensivi.

La risposta della società è stata l’arrivo di Petar Ratkov, attaccante con caratteristiche completamente diverse: fisicità, gioco spalle alla porta, prospettiva più che immediatezza.

Non è una bocciatura del giocatore, ma un dato oggettivo: non è il profilo richiesto dall’allenatore.


⚠️ Romagnoli e Cancellieri: il paradosso

Il paradosso si completa con le situazioni di Alessio Romagnoli e Matteo Cancellieri.

Sarri vorrebbe:

  • tenere Romagnoli come leader difensivo
  • lavorare su Cancellieri per valorizzarne il potenziale

La società, invece:

  • valuta la cessione del difensore
  • ascolta offerte per l’esterno offensivo

Due visioni opposte, ancora una volta.


🧠 Così non si costruisce un progetto

Il punto non è stabilire chi abbia ragione.
Il punto è che così non si può andare avanti.

Un allenatore non può:

  • chiedere di costruire una base
  • indicare profili funzionali
  • e poi ritrovarsi con scelte opposte

In questo modo non esiste programmazione, ma gestione dell’emergenza. E l’emergenza, nel calcio, porta solo a una direzione: il disastro sportivo.


🦅 Il rischio più grande

Il rischio non è perdere una partita o una posizione in classifica.
Il rischio è bruciare l’allenatore, svalutare i giocatori e rimanere intrappolati in un limbo eterno: né ambizione, né ricostruzione vera.

Sarri sta provando a dare una linea chiara.
La società, al momento, sembra seguirne un’altra.


🔚 Conclusione

Se non si riallineano obiettivi, mercato e visione tecnica, il futuro della Lazio non potrà essere positivo.
Non per colpa di un singolo uomo, ma per assenza di una direzione condivisa.

E nel calcio moderno, senza direzione, non si va da nessuna parte.



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