Incredibile episodio a un’ora da Lazio-Milan: la società blocca la coreografia del tifo organizzato. La dura reazione degli Ultras: “Non si ferma il vento con le mani”.
Il blitz della discordia
Doveva essere un ultimo atto d’amore coreografico, una dimostrazione di orgoglio e identità prima di lasciare gli spalti deserti fino a fine stagione. Invece, la Tribuna Tevere è rimasta “muta”. Secondo quanto denunciato dal tifo organizzato attraverso i propri canali social, a soli sessanta minuti dall’inizio del match è arrivato il divieto assoluto di esporre la parola “LIBERTÀ”, che avrebbe dovuto comporsi lungo tutto il settore.
L’imposizione ha colto di sorpresa i ragazzi impegnati nell’allestimento, scatenando una reazione immediata e durissima. Il gesto viene letto come l’ennesimo atto di forza di una dirigenza che, invece di cercare il dialogo, sembra voler silenziare ogni forma di espressione non allineata.
Il comunicato del tifo organizzato: “Un senatore vieta la libertà”
La nota diffusa sui social non usa mezzi termini e punta direttamente il dito contro il Presidente e Senatore della Repubblica, Claudio Lotito. La critica è feroce e sottolinea il paradosso tra il ruolo istituzionale ricoperto dal patron biancoceleste e la decisione di censurare una parola dal valore universale.
“Incredibile come un senatore della Repubblica italiana vieti l’apparizione sugli spalti di una parola così importante e così legata ai valori che tanto decanta e che dovrebbe difendere. Non si ferma il vento con le mani!”
Il tifo organizzato ha inoltre lanciato un appello a tutti i presenti in Tribuna Tevere, chiedendo di testimoniare l’accaduto e inviare segnalazioni private su quanto visto e sentito durante le operazioni di rimozione delle lettere che avrebbero dovuto formare la scritta.
Un clima sempre più pesante
L’episodio si inserisce in un contesto di rottura ormai totale. Se la vittoria contro il Sassuolo era stata accolta con un silenzio deprimente, la serata contro il Milan — che doveva rappresentare una tregua temporanea — si è trasformata nell’ennesima dimostrazione di un distacco incolmabile.
La censura della coreografia “Libertà” rischia di essere il punto di non ritorno. Se l’obiettivo societario era quello di evitare polemiche, l’effetto ottenuto sembra essere l’esatto opposto: un’ondata di sdegno che unisce non solo la Curva, ma gran parte della tifoseria laziale, indignata per quello che viene considerato un attacco diretto ai diritti di espressione dei tifosi.
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