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Lazio, a gennaio dovevano partire le riserve, non i titolari

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Il Direttore Sportivo della Lazio Angelo Fabiani durante una conferenza stampa o intervista.
"Dopo la sconfitta contro il Bologna, la Lazio sceglie il silenzio stampa, ma Angelo Fabiani si assume la responsabilità di commentare gli errori della squadra. Leggi le sue parole e la decisione di evitare commenti negativi."

Il mercato di gennaio della S.S. Lazio lascia dietro di sé una sensazione chiara e difficile da ignorare: si è venduto dove non si doveva e non si è venduto dove era necessario. Il risultato è una rosa indebolita nei suoi punti cardine e ancora appesantita da giocatori fuori dal progetto tecnico, rimasti “sul groppone” anche dopo la finestra invernale.

La fotografia è impietosa. In un mercato che avrebbe dovuto servire a snellire la rosa e liberare risorse, la Lazio ha finito per privarsi di due titolari come Valentín Castellanos e Mattéo Guendouzi, lasciando invece invariata la situazione di quei calciatori che da mesi – in alcuni casi da anni – non rientrano nei piani.


Chi doveva partire davvero

L’elenco è noto e parla da solo. A gennaio, la Lazio avrebbe dovuto concentrarsi sulle uscite di:

  • Nuno Tavares
  • Samuel Gigot
  • Reda Belahyane
  • Elseid Hysaj
  • Dimitrije Kamenovic

Giocatori che, per motivi diversi, non fanno parte del progetto tecnico, non sono centrali nelle rotazioni e non rappresentano asset strategici per il futuro. Alcuni di loro hanno un impatto minimo sul campo, altri pesano soprattutto a bilancio. Eppure, sono rimasti tutti.

Il paradosso è evidente: i giocatori fuori dal progetto restano, mentre i titolari se ne vanno. Ovvio, è più facile cedere i titolari anziché le riserve, tutti vogliono i tuoi giocatori migliori, nessuno vuole un Gigot fuori rosa da 6 mesi o un Kamenovic che non vede il campo da anni. Ma essendo fuori dal progetto questi sono giocatori che puoi vendere senza indebolire la rosa. Certo non è facile, certo nessuno ti offrirà 30 milioni di Belahyane, ma almeno 10 si. Anche con questi 5 giocatori potevi farci qualcosa, ovvio, non 60 milioni di euro, ma magari una 30ina forse si.

Sicuramente un bravo direttore sportivo li avrebbe piazzati e anche ad un buon prezzo, ma Angelo Fabiani è un buon direttore sportivo?


Due titolari in meno, squadra più debole

Le cessioni di Castellanos e Guendouzi non sono semplici operazioni di mercato. Sono perdite strutturali. Il primo era il centravanti titolare, il riferimento offensivo; il secondo uno dei pilastri del centrocampo per intensità, personalità e continuità.

Indebolire l’ossatura della squadra a stagione in corso, senza aver prima sistemato le uscite superflue, significa abbassare il livello competitivo e aumentare il carico di responsabilità su chi resta. È l’esatto contrario di ciò che dovrebbe fare una società che vuole sostenere il proprio allenatore e dare un senso al progetto tecnico. Adesso arriva Ratkov, giocatore neanche voluto dall’allenatore, una scommessa. Giovane, ma con pochi gol e tanti infortuni. Al posto di Guendouzi arriva Fabbian, non so se sia un miglioramento.


Una gestione che si ripete

Non è la prima volta che la Lazio si muove in questo modo. Da anni il copione è simile: difficoltà a piazzare gli esuberi, incapacità di liberare slot e risorse, e alla fine la necessità di sacrificare pezzi importanti per far quadrare i conti o sbloccare il mercato.

Il problema, però, non è solo economico. È strategico. Tenere giocatori fuori dal progetto significa occupare spazio, rallentare il ricambio e trasmettere un messaggio chiaro: chi rende meno resta, chi rende di più parte.


Il danno tecnico e quello progettuale

Il danno non è soltanto immediato, ma anche prospettico. Una squadra che vende i titolari e trattiene le riserve:

  • perde qualità sul campo
  • perde credibilità tecnica
  • rende più difficile il lavoro dell’allenatore
  • manda un segnale negativo allo spogliatoio

E soprattutto, non costruisce nulla.


Conclusione

Il mercato di gennaio avrebbe dovuto essere il momento delle pulizie necessarie, non dei sacrifici eccellenti. La Lazio, invece, esce dalla finestra invernale con due titolari in meno e con gli esuberi ancora presenti.

Una scelta che non rafforza la squadra, non chiarisce il progetto e non avvicina la Lazio ai suoi obiettivi.
Anzi, li allontana.

E il problema, a questo punto, non è più il mercato.
È il metodo.



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