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Lazio, dirigenza assente a Lecce: un segnale che va oltre il mercato

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Nessun dirigente della Lazio a Lecce: Lotito e Fabiani assenti. Un segnale preoccupante che va oltre il mercato e chiama in causa la gestione.

C’è un dettaglio che, più di tanti discorsi, racconta lo stato attuale della Lazio. A Lecce, al seguito della squadra, non c’era né il presidente né il direttore sportivo. Un’assenza che non può essere archiviata come casuale, né liquidata con la solita spiegazione di comodo.

Sugli spalti c’era Floridi, figura che si occupa di business e aspetti extra-sportivi, non del campo e non della squadra. Una presenza che, di fatto, non rappresenta la società sul piano sportivo. E questo è il primo punto che va chiarito.

Lotito assente, Fabiani ancora di più

Che Claudio Lotito non segua tutte le trasferte può anche essere accettabile. È il presidente, non l’allenatore. Ma il dato diventa inquietante quando si allarga lo sguardo: in questa stagione Lotito in trasferta praticamente non c’è mai stato.

Ancora più grave è l’assenza di Angelo Fabiani. Quella di Lecce è la seconda trasferta consecutiva saltata dal direttore sportivo. E non è un dettaglio. Il ds è il punto di contatto tra squadra, allenatore e società. È la figura che deve “stare sul campo”, percepire gli umori, sostenere il gruppo.

Qui invece il messaggio che passa è opposto: la dirigenza è lontana.

La scusa del mercato non regge

La versione ufficiale è sempre la stessa: Lotito e Fabiani sono rimasti a Roma “per il mercato”. Ma è una giustificazione che non regge più a un’analisi seria.

Sabato sera, mentre la Lazio giocava a Lecce, non è stato chiuso alcun acquisto. Zero. E se allarghiamo lo sguardo, scopriamo che da settimane il mercato in entrata è fermo. Dov’era allora questa urgenza di restare a Roma?

Qualcuno dirà: “Stavano chiudendo il portiere”. Falso. L’operazione era già definita prima della trasferta, con visite mediche fissate. Quindi no: Fabiani non era a Roma per chiudere quell’operazione.

E anche volendo essere indulgenti, nel 2026 esistono telefoni, videochiamate, documenti digitali. Il mercato si può fare ovunque, anche da Lecce, anche dallo stadio. Dire che non si può seguire la squadra perché “si lavora sul mercato” appare, francamente, una scusa.

Un segnale di scollamento

Il punto non è la singola assenza. È la somma dei segnali. Fabiani che salta più partite. Lotito che diserta le trasferte. La squadra lasciata senza una vera rappresentanza dirigenziale. Tutto questo trasmette un messaggio chiaro: la società è distante dal campo.

E quando una società sembra distante, quasi disinteressata, il problema diventa strutturale. Non è più una questione di singoli giocatori, né tantomeno dell’allenatore.

Sarri lo ha detto chiaramente

Maurizio Sarri non ha fatto giri di parole: “Ci stiamo ridimensionando”. E il mercato lo conferma. Sarri chiede un centrocampista. La risposta è sempre la stessa: prima bisogna vendere.

Una strategia che rasenta l’assurdo. Le altre squadre comprano il giocatore forte e poi cercano di rientrare. La Lazio fa l’opposto: prima vende (male e tardi), poi prova a comprare in extremis. Risultato? Arrivi alle ultime ore di mercato senza tempo, senza alternative e senza l’uomo giusto.

Il problema non è Sarri

Qui sta il punto centrale. Si è parlato di giocatori scontenti, di rapporti tesi con l’allenatore. Ma guardando il quadro generale, viene da pensare il contrario: il problema non è Sarri.

Il problema potrebbe essere una dirigenza debole, assente, scollegata. E la storia del calcio insegna che le squadre vincenti hanno dirigenze forti.
Giuseppe Marotta ha trasformato l’Inter. La Juventus è in difficoltà anche perché non si capisce più chi comandi davvero.

La Lazio oggi dà la stessa sensazione: disfunzione organizzativa, confusione, assenza di leadership.

Un segnale da non ignorare

Il fatto che a Lecce non ci fosse nessuno della dirigenza sportiva non è un dettaglio. È un segnale. E i segnali, nel calcio, spesso anticipano i problemi più grandi.

Perché in campo non ci va il bilancio. Ci vanno i giocatori. E se la società non li prende, non li sostiene e non li accompagna, i risultati non possono arrivare.

Ed è proprio questo che oggi preoccupa più di tutto.



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