Home ExtraLazio Di Gregorio flop: Juve, serve un portiere da Scudetto?

Di Gregorio flop: Juve, serve un portiere da Scudetto?

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Michele Di Gregorio a terra guarda il pallone in rete dopo un gol subito durante il derby d'Italia Inter-Juventus, espressione di delusione.

Il Derby d’Italia ha emesso una sentenza crudele tra i pali bianconeri. Mentre le voci su Vicario si intensificano e Tacconi predica calma, gli errori contro l’Inter riaprono il dibattito: per vincere il titolo serve un numero uno di un’altra categoria.

C’è una regola non scritta nel calcio italiano, vecchia quanto il gioco stesso ma sempre terribilmente attuale: gli scudetti li vincono le difese. E non esiste grande difesa senza un grande portiere che trasmetta sicurezza, che pari l’imparabile e, soprattutto, che non regali l’ordinario. È proprio su questo assioma che la Juventus si è schiantata nell’ultimo Derby d’Italia contro l’Inter. Alla vigilia del match, una leggenda bianconera come Stefano Tacconi — uno che di trofei ne ha alzati parecchi — aveva provato a blindare la porta: “Non cambierei Di Gregorio per nessuno, se non per Donnarumma”. Parole al miele, dettate dal cuore e dall’orgoglio di appartenenza. Ma il campo, giudice supremo e impietoso, ha raccontato una storia diametralmente opposta, evidenziando un problema che a Torino non possono più ignorare.

La notte da incubo a San Siro

L’analisi della prestazione di Michele Di Gregorio contro i nerazzurri è un atto d’accusa tecnico. Non si tratta di sfortuna, ma di reattività e lettura. Sul primo episodio chiave, l’autogol scaturito dalla deviazione di Cambiaso, l’estremo difensore è apparso macchinoso, quasi impacciato. “Lento, come un cinquantenne”, si mormora tra gli addetti ai lavori. Un pallone che viaggiava a velocità ridotta è diventato imprendibile per un difetto di posizionamento e di esplosività nelle gambe. Un errore grave, ma forse meno preoccupante di quello arrivato al 90° sul tiro di Zielinski. La conclusione del polacco era potente, certo, ma centrale. Di Gregorio ha letto male la traiettoria, muovendosi in anticipo e lasciandosi sfilare il pallone a un metro di distanza senza riuscire a correggere la postura. In una partita che vale una stagione, regalare due gol su tre è una condanna.

La sindrome del “Portiere da metà classifica”

Il dubbio che serpeggia tra i tifosi e la critica è strutturale: Di Gregorio è un ottimo portiere, ma è un portiere da Juventus? La maglia numero uno della Vecchia Signora pesa il triplo rispetto a quella del Monza o di squadre che lottano per l’ottavo posto. La pressione di dover essere decisivi nell’unico tiro subito in 90 minuti è ciò che separa i buoni portieri dai campioni. Il confronto con i rivali è impietoso. Quando il Milan ha vinto lo scudetto, Mike Maignan è stato un alieno. L’Inter ha costruito il suo successo sulla solidità di Yann Sommer, criticato a volte, ma quasi mai colpevole di errori gratuiti in match decisivi. Persino il Napoli, nel suo anno di grazia, ha trovato in Alex Meret una saracinesca inattesa. La sensazione è che Di Gregorio non riesca a trasmettere quella tranquillità necessaria al reparto arretrato. Anzi, paradossalmente, in questo momento Mattia Perin sembra offrire garanzie superiori in termini di carisma e presenza tra i pali.

Vicario, Svilar e il mercato estivo

La Juventus si trova ora di fronte a un bivio. Continuare a difendere l’investimento fatto o intervenire drasticamente sul mercato? Le voci che rimbalzano dall’Inghilterra non aiutano a mantenere sereno l’ambiente: Guglielmo Vicario, attualmente al Tottenham, sarebbe nel mirino sia dei bianconeri che dell’Inter. Il portiere ex Empoli rappresenta quel salto di qualità che oggi manca. Reattivo, moderno, abituato ai palcoscenici della Premier League, Vicario sarebbe il profilo ideale per rilanciare le ambizioni scudetto. Un’altra opzione che stuzzica la dirigenza è Mile Svilar della Roma, cresciuto esponenzialmente nell’ultima stagione e ormai pronto per un top club.

Che sia Vicario, Svilar o un altro nome di caratura internazionale, una cosa appare certa: per tornare a vincere, la Juventus non può permettersi indecisioni tra i pali. Buffon non era solo un portiere, era una polizza assicurativa sulla vittoria. Oggi, quella polizza, Di Gregorio non sembra in grado di firmarla. Se la società vuole colmare il gap con le rivali, la rivoluzione deve partire dalla porta, e deve avvenire quest’estate.



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