Cali di concentrazione, errori individuali e numeri che iniziano a pesare come macigni. Se l’Inter è ancora in testa alla classifica di Serie A, il merito va quasi esclusivamente all’attacco. Ma dietro, qualcosa non torna. E la sensazione è sempre più chiara: questa difesa, allo stato attuale, non è da scudetto.
I numeri parlano chiaro. Dopo 20 giornate, l’Inter ha segnato 42 gol, miglior attacco del campionato con dodici reti in più rispetto a Milan e Napoli. Ma ne ha anche subiti 17, un dato che stona pesantemente se confrontato con la posizione in classifica. Peggio hanno fatto solo squadre fuori dalla zona alta, mentre Juventus, Lazio, Milan, Roma e perfino il Como hanno incassato meno gol.
Tradotto: la prima in classifica ha appena la quinta difesa del campionato.
I precedenti non aiutano: lo scudetto lo vince chi subisce poco
Negli ultimi cinque anni la Serie A ha mandato segnali piuttosto chiari. A questo punto della stagione, il titolo è quasi sempre finito nelle mani di chi aveva una difesa granitica.
- 2024-25: il Napoli campione d’Italia aveva subito appena 12 gol dopo 20 giornate.
- 2023-24: l’Inter della seconda stella ne aveva incassati solo 10.
- 2022-23: ancora il Napoli, con 15 reti subite.
Fanno eccezione solo due stagioni:
- nel 2021-22, l’Inter era prima con 17 gol subiti (come oggi), ma lo scudetto lo vinse il Milan;
- nel 2020-21, il Milan guidava con 23 gol incassati, ma a fine stagione festeggiò l’Inter.
Un campanello d’allarme che non può essere ignorato.
Big match fatali: i numeri contro Napoli, Juve e Milan
Il problema non è solo quantitativo, ma qualitativo. Nei big match la fragilità difensiva dell’Inter emerge in modo ancora più evidente.
Fin qui i nerazzurri hanno subito:
- 5 gol dal Napoli in due partite,
- 4 dalla Juventus,
- 1 dal Milan, sufficiente però a consegnare il derby ad Allegri.
Dieci gol incassati contro appena sei segnati: un bilancio di -4 che racconta le difficoltà della squadra di Cristian Chivu negli scontri diretti.
Il dato più pesante è un altro: l’Inter non vince da 13 partite contro Napoli, Milan e Juventus considerando tutte le competizioni (6 pareggi e 7 sconfitte) e ha raccolto solo 5 punti su 30 contro le tre rivali dal 2024 a oggi.
Numeri incompatibili con una squadra che vuole davvero cucirsi lo scudetto sul petto.
Errori individuali e crepe strutturali
Contro il Napoli sono emerse tutte le lacune della retroguardia. Akanji non è stato il muro visto nelle ultime uscite, Bisseck ha pagato l’inesperienza, facendosi sorprendere soprattutto sul secondo gol, quando è stato anticipato di testa da Scott McTominay.
Nemmeno Yann Sommer è riuscito a mascherare le difficoltà della linea davanti a lui: in 90 minuti ha incassato tanti gol quanti nelle sei partite precedenti.
Alessandro Bastoni, l’unico risparmiato nel turno infrasettimanale, ha ammesso senza giri di parole quanto sia stato complicato affrontare Rasmus Højlund: “È molto forte ed è cresciuto tantissimo”.
Mercato e infortuni: Marotta frena
La corsia di destra resta la zona più vulnerabile, soprattutto dopo l’infortunio di Denzel Dumfries. Il presidente Giuseppe Marotta ha però frenato su possibili rinforzi:
“Abbiamo una rosa numerosa che risponde agli obiettivi. Se potremo rinsaldare quel lato lo faremo, ma a gennaio è difficile trovare un profilo da Inter”.
Tradotto: niente rivoluzioni, solo eventuali opportunità.
Dimarco l’eccezione che conferma il problema
L’unica vera nota positiva arriva da Federico Dimarco. Secondo gol consecutivo, il terzo contro il Napoli, e numeri straordinari: 19 reti complessive dal ritorno in nerazzurro, più di qualsiasi altro difensore in Serie A.
In stagione ha già partecipato a 9 gol (4 reti e 5 assist), miglior dato tra i difensori nei top 5 campionati europei. Ma affidarsi ai gol dei difensori per restare primi è un segnale che qualcosa, dietro, non funziona.
Conclusione: per restare primi serve cambiare rotta
Chivu può sorridere per un attacco devastante, ma se vuole davvero restare in testa fino a maggio dovrà pensare più ai gol subiti che a quelli segnati. La storia recente insegna che lo scudetto si costruisce dietro.
E oggi, questa Inter, dietro, non dà ancora garanzie.
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