Home ExtraLazio Caos Arbitri Serie A: Via al VAR a Chiamata contro la Crisi

Caos Arbitri Serie A: Via al VAR a Chiamata contro la Crisi

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Arbitro di Serie A consulta il monitor VAR a bordo campo mentre è circondato da giocatori che protestano furiosamente.

L’ennesimo weekend di polemiche, culminato con l’errore di La Penna e il caso Kalulu-Bastoni, certifica il fallimento dell’attuale classe arbitrale. Tra sudditanza politica, simulatori impuniti e regole confuse, l’unica via d’uscita è il “Challenge” per gli allenatori.

Siamo reduci dall’ennesimo lunedì di processi mediatici, moviole e rabbia. L’errore tecnico dell’arbitro La Penna è solo la punta dell’iceberg di un sistema che fa acqua da tutte le parti. Non è più una questione di singoli episodi, ma un dato di fatto strutturale: la classe arbitrale italiana sta attraversando uno dei momenti più bui della sua storia recente. Scarsi, permalosi e spesso arroganti: un mix letale che sta avvelenando il campionato di Serie A.

Professionismo e Incompetenza: Il Cortocircuito

Si parla spesso di rendere gli arbitri professionisti a tutti gli effetti come primo passo per risolvere il problema. È una strada corretta, ma non è la panacea di tutti i mali. Il professionismo non inietta talento dove manca. La realtà, cruda, è che molti direttori di gara non sanno leggere la partita, interpretano i momenti con presunzione e, soprattutto, mancano di uniformità. Vediamo espulsioni per una parola di troppo in una gara (si pensi al caso Verona e alle accuse di disparità di trattamento razziale), mentre in altri match insulti palesi vengono ignorati. Questa discrezionalità esasperata, unita a una permalosità di fondo, crea il disastro perfetto ogni weekend.

Il Teatrino dei Calciatori: Bastoni e i Simulatori Seriali

Tuttavia, sparare solo sulla giacchetta nera è un esercizio parziale. I calciatori in campo non aiutano, anzi, sabotano attivamente il gioco. L’episodio chiave di Inter-Juventus, con l’espulsione di Kalulu nata da una simulazione evidente di Bastoni, è l’emblema della scorrettezza. Ma Bastoni non è solo. Da Saelemaekers in giù, ogni squadra ha i suoi “attori” specializzati nella simulazione di morte istantanea al minimo contatto. Se un tocco leggero si trasforma in una rottura del legamento (teatrale), l’arbitro scarso va in confusione e sbaglia. La soluzione? Tornare a punire severamente la simulazione con il giallo sistematico, cosa che oggi si fa sempre meno, col risultato che l’arbitro spesso finisce per ammonire chi il fallo lo ha subito davvero.

Il Peso Politico: Due Pesi e Due Misure

C’è poi il tema scomodo, quello che nessuno vuole affrontare ufficialmente: il peso politico. Non crediamo ai complotti orditi a tavolino per far perdere la Lazio o favorire l’Inter, ma la “sudditanza mediatica” esiste. Quando la Juventus subisce un torto, si muove la macchina da guerra: dirigenti in TV, telefonate ai vertici, riunioni di Lega convocate d’urgenza. Quando l’errore colpisce la Lazio, il Verona o un club minore, cala il silenzio o, peggio, l’indifferenza. Gravina e il sistema arbitrale sentono la pressione dei grandi club (Inter e Juve su tutti), e nel dubbio, l’errore contro la “piccola” pesa meno sulla carriera dell’arbitro rispetto all’errore contro la “grande”. Questo doppio standard ha minato la credibilità del campionato.

La Soluzione: Regole Certe e VAR a Chiamata

Come se ne esce? Innanzitutto riscrivendo le regole. Il fallo di mano è diventato un enigma indecifrabile: braccio largo, congruo, in appoggio, velocità… troppe variabili per arbitri già in confusione. Serve tornare a regole binarie: bianco o nero, rigore o non rigore, senza interpretazioni filosofiche.

Ma la vera rivoluzione necessaria è il VAR a Chiamata (Challenge). L’attuale protocollo VAR è schizofrenico: interviene per un millimetro di fuorigioco ma tace su espulsioni dubbie o contatti decisivi se l’arbitro dice “ho visto io”. È un controsenso. Bisogna dare agli allenatori la possibilità di chiamare il VAR (due volte a partita) su episodi specifici. Gli allenatori capiscono di calcio, sanno quando un loro giocatore ha simulato o quando il danno è reale. Dare il potere alle panchine eliminerebbe gli errori più grotteschi, responsabilizzerebbe i tecnici (che smetterebbero di protestare a vuoto) e toglierebbe l’alibi della “svista” all’arbitro. Senza un reset totale — delle regole, della tecnologia e della mentalità dei calciatori — continueremo a parlare di arbitri dal lunedì alla domenica, mentre il calcio giocato passa in secondo piano.



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