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«La Lazio è l’asset sportivo più economico al mondo»: un investitore scommette sulla vendita entro il 2027

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Coherence Research definisce la Lazio uno degli asset sportivi più sottovalutati e ipotizza una vendita entro il 2027. Reggina e Flaminio i possibili catalizzatori.

La Lazio sarebbe uno degli asset sportivi più sottovalutati al mondo e Claudio Lotito potrebbe arrivare a venderla entro l’estate del 2027 per una cifra superiore ai 500 milioni di euro.

È questa la tesi, molto netta ma ancora interamente speculativa, pubblicata da Coherence Research in un lungo approfondimento firmato da Lasse, investitore che spiega di avere acquistato personalmente azioni della società biancoceleste.

Il titolo del pezzo non lascia spazio a dubbi:

“The Cheapest Sports Asset in the World”, l’asset sportivo più economico al mondo.

L’analisi parte da una domanda semplice: come può un club della dimensione della Lazio avere oggi in Borsa una capitalizzazione attorno ai 120-125 milioni di euro?

Il dato è sostanzialmente corretto: il 29 ottobre il titolo Lazio valeva circa 1,86 euro per azione, con una capitalizzazione di mercato vicina ai 126 milioni di euro.

Da qui nasce tutta la tesi.

Lazio vale in Borsa 126 milioni, ma quanto vale realmente il club?

Secondo l’autore, il prezzo del titolo non rifletterebbe il reale valore industriale della Lazio.

Il punto centrale è la differenza tra capitalizzazione di Borsa e valore complessivo del club.

Football Benchmark aveva stimato l’enterprise value della Lazio in circa 560 milioni di euro, una cifra enormemente superiore rispetto alla capitalizzazione attuale.

Questo non significa automaticamente che qualcuno sarebbe disposto a pagare quella somma domani.

Ma evidenzia una discrepanza importante.

La tesi di Coherence Research è che il titolo sia fortemente scontato soprattutto perché Claudio Lotito controlla la maggioranza del capitale e la società non è realmente contendibile sul mercato.

In altre parole: comprare oggi qualche azione Lazio non significa poter comprare la Lazio.

L’autore punta su una vendita tra 600 e 800 milioni

Il ragionamento diventa molto più aggressivo quando si arriva alla possibile valutazione in caso di cessione.

Lasse individua come scenario centrale una vendita attorno agli 800 milioni di euro, debito compreso.

Considera invece un intervallo tra 600 e 800 milioni plausibile sulla base del valore del marchio, della posizione a Roma, della tifoseria e delle potenzialità commerciali ancora non completamente espresse.

Ma questo punto deve essere chiarito:

non esiste al momento una trattativa ufficialmente confermata per vendere la Lazio a queste cifre.

È una valutazione dell’autore.

Anzi, negli ultimi mesi Lotito ha più volte respinto pubblicamente le indiscrezioni sulla vendita, mentre alcune notizie sulla possibile cessione sono finite anche al centro di un’inchiesta giudiziaria per presunta manipolazione del mercato. Le persone coinvolte nell’indagine contestano le accuse e vale naturalmente la presunzione di innocenza.

Il vero elemento nuovo: la Reggina

Il passaggio più interessante dell’analisi riguarda però la Reggina.

Il 26 giugno 2026 Claudio Lotito ha rilevato il club calabrese, attualmente impegnato in Serie D.

Ed è qui che, secondo Coherence Research, potrebbe nascere il vero catalizzatore.

Le norme FIGC sulle multiproprietà vietano allo stesso soggetto, o ai suoi familiari nei limiti previsti dalla normativa, di controllare contemporaneamente più società professionistiche.

La disciplina federale prevede inoltre che, quando una società dilettantistica entra nel professionismo creando una situazione incompatibile, questa debba essere risolta prima dell’iscrizione al campionato professionistico.

Tradotto:

finché la Reggina resta in Serie D, il problema non si pone.

Se invece arrivasse la promozione in Serie C, la situazione dovrebbe essere affrontata, a meno di una modifica delle regole.

Ma promozione della Reggina non significa automaticamente vendita della Lazio

Questo è forse il punto più importante da correggere rispetto alle conclusioni più forti dell’articolo americano.

Se la Reggina salisse tra i professionisti, Lotito non sarebbe automaticamente obbligato a vendere la Lazio.

Dovrebbe eliminare l’incompatibilità.

Potrebbe quindi, in linea teorica, cedere la Reggina.

Oppure cedere la Lazio.

O ancora potrebbe cambiare il quadro regolamentare prima di quel momento.

La promozione della Reggina creerebbe quindi una scelta, non una vendita automatica della società biancoceleste.

Malagò: orientamento verso il mantenimento delle regole

La possibilità che la normativa venga modificata esiste ed è stata sostenuta pubblicamente dallo stesso Lotito.

Ma negli ultimi giorni Giovanni Malagò ha indicato una direzione differente.

Parlando delle multiproprietà, ha spiegato:

«Un consenso significativo sembra andare verso la conferma delle regole attuali».

E sulla posizione di Lotito:

«Claudio è un campione nel trovare escamotage anche nelle situazioni più complesse. Ma gli orientamenti vanno in una direzione diversa da quella che auspica».

Si tratta di un orientamento politico-sportivo, non ancora di una decisione definitiva, ma rende meno scontata una modifica favorevole al mantenimento contemporaneo di Lazio e Reggina nel professionismo.

Il precedente Salernitana

L’autore richiama inevitabilmente quanto accaduto con la Salernitana.

Quando il club campano conquistò la Serie A, Lotito dovette separarsi dalla società per risolvere la situazione di incompatibilità.

Coherence Research utilizza quel precedente per sostenere che anche la Reggina potrebbe trasformarsi in un fattore decisivo.

Ma arriva a una conclusione ulteriore:

questa volta, secondo l’autore, potrebbe essere la Lazio a essere venduta.

È qui che entriamo totalmente nel campo della previsione.

Perché questa volta dovrebbe scegliere la Lazio?

La risposta dell’investitore parte dalla contestazione.

Secondo la sua interpretazione, Lotito si troverebbe davanti a due asset molto differenti:

da una parte una Lazio di enorme valore economico ma con una parte molto significativa della tifoseria in aperta contestazione;

dall’altra una Reggina appena acquisita, con un progetto completamente nuovo e una piazza che ha accolto il cambio di proprietà con entusiasmo.

Da qui la sua scommessa:

vendere la Lazio al massimo della valutazione e ripartire dalla Reggina.

È una lettura possibile.

Ma resta una lettura.

Non abbiamo elementi pubblici che dimostrino che Lotito abbia già deciso di seguire questa strada.

Il fattore Flaminio

Il secondo grande catalizzatore individuato nell’articolo è lo Stadio Flaminio.

Secondo Coherence Research, un club venduto con un progetto stadio molto più avanzato avrebbe un valore superiore rispetto a una Lazio ancora completamente dipendente dall’Olimpico.

Il percorso amministrativo ha effettivamente compiuto passi importanti.

Ad agosto la Soprintendenza ha espresso un parere favorevole con prescrizioni nell’ambito della Conferenza dei Servizi preliminare. La stessa Lazio aveva definito il pronunciamento un passaggio significativo per la prosecuzione dell’iter.

Ma è importante evitare un equivoco:

il nuovo Flaminio non è ancora definitivamente autorizzato.

Non siamo davanti a uno stadio pronto per essere costruito.

Restano passaggi amministrativi, progettuali e finanziari da completare.

Perché il Flaminio può cambiare la valutazione della Lazio

Il ragionamento economico, però, ha senso.

Uno stadio moderno può produrre:

ricavi da hospitality, naming rights, ristorazione, eventi, musei, merchandising, sponsorizzazioni e attività commerciali durante tutta la settimana.

Ed è esattamente una delle aree nelle quali la Lazio possiede ancora un enorme potenziale inespresso.

Per questo un progetto Flaminio più definito potrebbe rappresentare un elemento importante anche per un eventuale futuro investitore.

Nasdaq: fatto reale, ma attenzione a non confonderlo con una quotazione USA

Coherence Research cita anche il viaggio della Lazio a New York.

Il 16 dicembre 2025 la Lazio ha effettivamente suonato la Closing Bell del Nasdaq, con Enrico Lotito protagonista della cerimonia a Times Square.

Questo è un fatto.

Diverso è affermare che una doppia quotazione negli Stati Uniti sia già decisa.

Il passaggio al Nasdaq viene utilizzato nell’articolo come possibile elemento futuro in grado di aumentare liquidità e platea degli investitori.

Ma la cerimonia della Closing Bell, da sola, non equivale a una quotazione del titolo Lazio sul Nasdaq.

La parte più interessante: quanto è realmente sottovalutata la Lazio?

Al netto delle previsioni sulla vendita, il vero punto dell’articolo resta probabilmente questo.

Oggi la Lazio capitalizza circa 126 milioni di euro in Borsa.

Football Benchmark ha invece stimato un enterprise value nell’ordine dei 560 milioni.

Sono grandezze diverse e non possono essere confrontate in maniera totalmente automatica, perché l’enterprise value comprende anche la struttura finanziaria della società.

Ma la distanza resta notevole.

Ed è proprio su questa differenza che scommette l’autore.

Il debito pesa

Non bisogna però dimenticare la situazione finanziaria.

La Lazio ha chiuso l’ultimo esercizio con una perdita di circa 10 milioni e con un indebitamento finanziario netto superiore ai 126 milioni.

Questo riduce inevitabilmente il valore riconducibile agli azionisti.

Allo stesso tempo, una parte importante dell’equilibrio economico recente è stata garantita dalle plusvalenze derivanti dalla cessione dei calciatori.

È quindi corretto parlare di potenzialità.

Molto meno corretto sarebbe descrivere la Lazio come un asset privo di criticità.

Il titolo è già salito molto

C’è inoltre un altro elemento da considerare.

La Lazio non quota più ai livelli di inizio anno.

Al 29 ottobre il titolo registra una performance di circa +73% su dodici mesi e di quasi +34% negli ultimi sei mesi.

Quindi almeno una parte delle aspettative, delle indiscrezioni e dell’ottimismo del mercato è già entrata nel prezzo.

L’autore ritiene comunque che il potenziale sia ancora enorme.

Ma questa resta una scommessa finanziaria ad alto rischio, soprattutto considerando la scarsa liquidità del titolo.

«Potrebbe valere 10 euro ad azione»

La parte più clamorosa dell’analisi è la proiezione sul titolo.

Partendo da una possibile vendita della società attorno agli 800 milioni, l’autore arriva a ipotizzare una valutazione vicina ai 10 euro per azione.

Oggi il titolo vale meno di 2 euro.

Da qui la definizione di investimento “asimmetrico”, con un potenziale rialzo molto superiore alla perdita ipotizzata dall’autore.

Ma attenzione:

non è un target price ufficiale, né una valutazione indipendente certificata.

È il risultato del modello costruito dall’autore sulla propria ipotesi di cessione.

Se la vendita non avvenisse, gran parte della tesi verrebbe meno.

Lo ammette lui stesso.

Tutta la scommessa poggia su tre elementi

In sostanza Coherence Research costruisce la propria teoria su tre possibili catalizzatori.

La Reggina, perché un’eventuale promozione nel professionismo costringerebbe a risolvere la multiproprietà.

Il Flaminio, perché un progetto stadio più avanzato potrebbe aumentare l’attrattiva e la valutazione del club.

La contestazione, perché secondo l’autore potrebbe aumentare la pressione su Lotito fino a rendere economicamente conveniente una cessione.

Tre elementi reali.

Ma la conclusione che questi porteranno necessariamente alla vendita della Lazio non è, oggi, un fatto dimostrato.

La previsione: vendita entro l’estate 2027

Lasse mette addirittura una scadenza alla propria tesi.

Secondo lui, eventuali notizie concrete potrebbero iniziare ad arrivare nel primo trimestre del 2027, con l’estate come possibile momento decisivo qualora la Reggina conquistasse la promozione.

E conclude sostenendo che la Lazio potrebbe essere venduta per una cifra superiore ai 500 milioni.

È una previsione molto forte.

Forse la parte più discutibile dell’intera analisi.

Ma ciò che rende il pezzo interessante non è tanto stabilire oggi se avrà ragione sulla vendita.

È un altro elemento.

Per la prima volta la Lazio viene raccontata come un enorme asset sottovalutato

Per anni il dibattito sulla Lazio si è concentrato prevalentemente sui risultati sportivi.

Questo articolo la guarda invece con gli occhi di un investitore internazionale.

Roma.

Un marchio storico.

Una tifoseria importante.

Una squadra competitiva.

Un progetto stadio.

Un titolo quotato.

Ricavi commerciali ancora espandibili.

E una capitalizzazione di Borsa attorno ai 126 milioni.

Da qui nasce la domanda più interessante.

Possibile che la Lazio valga davvero così poco?

Probabilmente no.

Ma tra affermare che la Lazio sia sottovalutata e sostenere che Lotito la venderà entro pochi mesi c’è una distanza enorme.

Ed è proprio qui che bisogna dividere fatti e scenario.

La sottovalutazione è una tesi economica che può essere discussa attraverso i numeri.

La vendita entro il 2027, almeno per ora, resta la grande scommessa di Coherence Research.



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