Le ultime dichiarazioni di Claudio Lotito consegnano soprattutto una certezza: il presidente non sembra avere alcuna intenzione di cedere la Lazio.
Si può discutere delle proteste, delle pressioni mediatiche, dei rapporti politici e delle voci che continuano a circolare attorno al club. Ma su un punto Lotito è stato ripetutamente netto.
La Lazio, per lui, non è in vendita.
Lo aveva già dichiarato pubblicamente a giugno, quando aveva smentito l’esistenza di trattative o mandati per la cessione della società.
Ed è proprio per questo che, se davvero esiste oggi un elemento capace di cambiare lo scenario futuro, potrebbe non essere una fantomatica trattativa segreta.
Potrebbe essere la Reggina.
Le parole sui tifosi e sui pub fanno discutere
Nelle dichiarazioni rese agli investigatori e successivamente pubblicate dalla stampa, Lotito ha avanzato una propria interpretazione della protesta biancoceleste.
Secondo il presidente, dietro una parte dell’assenza dall’Olimpico ci sarebbero anche interessi economici legati ai pub frequentati dai tifosi.
È una ricostruzione di Lotito.
Non un fatto accertato.
E infatti il tifo organizzato ha risposto ironicamente proprio su questo punto, ribadendo che la protesta nasce da motivazioni completamente diverse.
La questione centrale resta quindi un’altra: la contestazione continua nonostante i risultati della squadra.
La protesta è durata molto più del previsto
Questo probabilmente rappresenta uno degli elementi più sorprendenti della stagione.
La Lazio vince.
È nelle zone altissime della classifica.
Ha battuto nettamente la Juventus a Torino.
Eppure l’Olimpico continua a presentare larghi vuoti.
Il sostegno alla squadra resta evidente, soprattutto nelle trasferte e nelle iniziative organizzate prima delle partite.
La contestazione verso la proprietà, però, non arretra.
Ed è questo che rende la protesta particolarmente significativa: non dipende dal risultato della domenica.
Lotito continua a ribadire: la Lazio non si vende
Chi aspetta un annuncio improvviso di cessione deve fare i conti con le parole dello stesso Lotito.
A giugno aveva dichiarato:
«La Lazio non è in vendita».
E anche nelle successive dichiarazioni non sono emersi segnali pubblici di apertura a una cessione.
Naturalmente nel calcio e negli affari tutto può cambiare.
Ma oggi non risultano né una trattativa ufficiale né un mandato pubblico per vendere il club.
Questo è il dato dal quale bisogna partire.
Per Lotito la Lazio ha anche un valore istituzionale
C’è poi un elemento che lo stesso presidente ha riconosciuto nelle proprie dichiarazioni ai magistrati.
Essere presidente di una società importante a Roma significa avere una forte capacità di interlocuzione con le istituzioni.
È quindi evidente che il valore della Lazio, per chi la controlla, non si limita soltanto ai risultati sportivi o al bilancio.
Esistono anche prestigio, relazioni e peso pubblico.
Tutto questo aiuta a capire perché immaginare una cessione semplice e immediata sia probabilmente troppo ottimistico.
Poi c’è la Reggina
Ed è qui che il discorso diventa molto più interessante.
Nel giugno 2026 una società riconducibile al gruppo di Claudio Lotito ha acquistato ufficialmente la Reggina, attualmente impegnata in Serie D.
Finché la Reggina resta tra i dilettanti non esiste incompatibilità con la Lazio.
Il problema nascerebbe con un eventuale ritorno tra i professionisti.
La Reggina oggi è prima
E l’ipotesi non è puramente teorica.
Al 22 ottobre la Reggina guida il Girone I di Serie D con 19 punti, davanti a Sambiase e Licata.
La promozione è ancora lontanissima e il campionato è appena iniziato.
Ma se gli amaranto dovessero arrivare in Serie C, il tema della multiproprietà diventerebbe concreto.
Cosa dice davvero il regolamento FIGC
Qui bisogna essere molto precisi.
L’articolo 16-bis delle NOIF FIGC vieta allo stesso soggetto di detenere direttamente o indirettamente partecipazioni o posizioni di controllo in più società appartenenti al settore professionistico.
Andrea Abodi lo ha ribadito anche recentemente:
«Non vi può essere alcuno spazio per derogare» ai principi di lealtà sportiva, parità competitiva, indipendenza e trasparenza.
Il ministro ha inoltre ricordato che, allo stato attuale, il divieto di controllo multiplo nel professionismo resta in vigore.
Quindi Lotito dovrebbe vendere la Lazio?
Non necessariamente.
Questo è il punto fondamentale.
Se la Reggina ottenesse la promozione e la situazione proprietaria rientrasse nel divieto previsto dalle norme, Lotito dovrebbe risolvere l’incompatibilità.
Ma la normativa non dice che dovrebbe vendere per forza la Lazio.
Potrebbe essere ceduta la Reggina.
Potrebbe essere modificato l’assetto proprietario in altro modo compatibile con le norme.
Quello che non potrebbe fare, con le regole attuali, è mantenere il controllo contemporaneo di due società professionistiche.
Il precedente della Salernitana
Lotito conosce perfettamente questo problema.
Lo ha già vissuto con Lazio e Salernitana.
Ed è proprio per questo che l’acquisto della Reggina ha immediatamente riaperto il dibattito sulla multiproprietà.
Il presidente, interrogato sull’argomento nei mesi scorsi, ha preferito prendere tempo, spiegando sostanzialmente che prima bisogna conquistare il risultato sportivo.
Lotito vuole cambiare le regole?
Lotito si è espresso pubblicamente a favore di una revisione della disciplina sulle multiproprietà.
Ma al momento le regole non sono cambiate.
E soprattutto Abodi ha manifestato una posizione molto prudente rispetto a eventuali revisioni, sottolineando che qualsiasi cambiamento dovrebbe garantire rigorosamente indipendenza delle società e parità competitiva.
Ancora il 19 ottobre il ministro ha ribadito:
«Per ora le regole sono queste».
E ha ricordato che il potere regolamentare appartiene alla FIGC e al Consiglio federale.
Non esiste oggi una certezza sulla futura vendita della Lazio
Ed è per questo che bisogna evitare di trasformare una possibilità in una certezza.
La promozione della Reggina potrebbe creare un problema regolamentare molto serio per Lotito.
Questo è vero.
Che quel problema venga risolto con la vendita della Lazio, invece, oggi è soltanto uno scenario.
Non una conseguenza automatica.
La Reggina diventa comunque fondamentale
Per i tifosi della Lazio che sperano in un cambio di proprietà, però, la vicenda Reggina resta inevitabilmente da seguire.
Perché è una delle poche circostanze concrete che, in futuro, potrebbero obbligare Lotito a prendere una decisione sulla struttura delle proprie partecipazioni calcistiche.
Non significa sapere già quale scelta farà.
Significa semplicemente che, se la Reggina dovesse salire tra i professionisti, non sarebbe più possibile ignorare il problema.
Il vero scenario da seguire è questo
Oggi non abbiamo una trattativa di cessione della Lazio confermata.
Non abbiamo un compratore ufficiale.
Non abbiamo un mandato pubblico a vendere.
Abbiamo invece tre fatti molto chiari:
Lotito continua a dire che la Lazio non è in vendita.
Lotito controlla anche la Reggina.
Le regole attuali vietano il controllo contemporaneo di due club professionistici.
E la Reggina, oggi, è prima nel proprio girone di Serie D.
Ecco perché, più delle indiscrezioni su fantomatici acquirenti, potrebbe essere proprio il campo a determinare il prossimo grande capitolo della presidenza Lotito.
Se la Reggina resterà tra i dilettanti, il problema non si porrà.
Se salirà in Serie C, invece, qualcosa dovrà necessariamente cambiare.
E a quel punto scopriremo quale club Claudio Lotito considererà davvero irrinunciabile.
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