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Isaksen sogna la “Danimarca del ’92”, ma la Lazio deve restare con i piedi per terra

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Isaksen sogna una Lazio come la Danimarca del 1992. Ma Gattuso predica prudenza: niente Scudetto nella testa, ora conta soltanto battere il Parma.

Isaksen sogna la “Danimarca del ’92”, ma la Lazio deve restare con i piedi per terra

Gustav Isaksen ha tirato fuori un paragone destinato a far sognare i tifosi della Lazio: vorrebbe che questa squadra diventasse la “Danimarca del 1992” della Serie A. Un riferimento tutt’altro che casuale per un calciatore danese.

Quella nazionale arrivò all’Europeo praticamente dalla porta di servizio, dopo l’esclusione della Jugoslavia, e finì per vincere il torneo contro ogni pronostico. Un’impresa entrata nella storia del calcio.

Isaksen sogna quindi una Lazio capace di partire da outsider e arrivare dove nessuno avrebbe immaginato.

Il tifoso può sognarlo.

La squadra, però, oggi non deve pensarci.

La Danimarca del 1992: l’impresa impossibile

La Danimarca di Euro ’92 è diventata il simbolo perfetto della sorpresa calcistica.

Non era riuscita inizialmente a qualificarsi per il torneo, venne ripescata e arrivò alla competizione senza essere considerata una candidata credibile alla vittoria finale.

E invece andò fino in fondo.

È questo il senso del paragone di Isaksen: una squadra che parte senza i favori del pronostico e finisce per ribaltare completamente le aspettative.

Applicato alla Lazio significa inevitabilmente una parola:

Scudetto.

Ma siamo ancora a ottobre.

La Lazio non deve guardare la classifica

Gattuso lo ripete ormai da settimane.

La classifica non va guardata.

Perché è troppo presto.

Perché la Lazio non può permettersi di perdere quella fame che l’ha portata fino al primo posto.

E soprattutto perché questo è esattamente il momento nel quale il rischio più grande è iniziare a sentirsi arrivati.

La vittoria per 3-0 a Torino contro la Juventus è stata enorme.

Storica.

Ma deve essere già archiviata.

Adesso c’è il Parma.

Il calendario facile? Dipende da come giochi

Uno dei discorsi che hanno accompagnato questo inizio di stagione riguarda il calendario.

Si è detto più volte che la Lazio abbia affrontato avversarie abbordabili.

Può esserci una parte di verità: certamente non ha giocato ogni settimana contro una big.

Ma dopo poche giornate è normale.

E soprattutto non esistono partite vinte prima di giocarle.

Il Venezia rappresenta l’esempio perfetto.

La Lazio aveva sofferto contro una squadra considerata da molti molto inferiore, riuscendo però a portare a casa la vittoria.

Poi è arrivata un’altra grande squadra a Venezia e ha scoperto sulla propria pelle quanto quella trasferta potesse essere complicata.

Il calendario può sembrare facile sulla carta.

Diventa facile soltanto se sei abbastanza bravo da vincere.

La vittoria con la Juventus cambia la percezione

Fino a pochi giorni fa si poteva ancora sostenere che mancasse un test davvero importante.

Adesso quella risposta è arrivata.

La Lazio è andata all’Allianz Stadium e ha battuto la Juventus 3-0.

Non ha strappato un risultato casuale.

Ha giocato con personalità.

Ha colpito tre volte.

Ha difeso bene.

Ha dimostrato di poter giocare il proprio calcio anche in uno degli stadi storicamente più difficili per i biancocelesti.

Da questo momento cambia qualcosa.

Non necessariamente negli obiettivi.

Ma nel modo in cui gli avversari prepareranno le partite contro la Lazio.

Adesso nessuno sottovaluterà più Gattuso

Questa è forse la vera svolta.

All’inizio dell’anno la Lazio poteva essere considerata una squadra da zona Europa, magari da settimo-ottavo posto.

Adesso è prima.

Ha vinto a Torino.

Ha dimostrato di poter fare male alle grandi.

Da qui in avanti nessuno entrerà in campo pensando di affrontare una Lazio in difficoltà.

Gli avversari studieranno ancora più attentamente il sistema di Gattuso.

Si abbasseranno.

Proveranno a togliere profondità.

Cercheranno di spezzare il ritmo.

E proprio per questo potrebbe iniziare un campionato diverso.

Il Parma può essere più difficile di quanto sembri

La prossima partita è esattamente il tipo di gara che può diventare una trappola.

Sulla carta la Lazio è favorita.

Ma il Parma verrà a giocare contro la prima in classifica con nulla da perdere.

Dopo il 3-0 alla Juventus, tutti avranno ancora più motivazioni nel provare a fermare Gattuso.

Ecco perché non bisogna pensare alla Danimarca.

Non bisogna pensare allo Scudetto.

Non bisogna nemmeno pensare alla Champions.

Bisogna pensare al Parma.

L’esempio della Lazio di Reja

La storia biancoceleste dovrebbe essere sufficiente a suggerire prudenza.

La Lazio di Edy Reja riuscì a trovarsi molto in alto in classifica durante la prima parte della stagione.

Si iniziò a parlare di obiettivi enormi.

Poi il campionato cambiò.

Questo è il calcio.

Bastano poche settimane negative per modificare completamente una classifica che sembrava consolidata.

Ed è proprio per questo che i punti conquistati adesso sono così importanti.

Mettere punti in cascina prima dei momenti difficili

Non esiste una stagione senza crisi.

Arriverà una partita dominata nella quale il pallone non entrerà.

Arriverà una traversa.

Un portiere avversario protagonista.

Una deviazione.

Un tiro subito e un gol.

Arriveranno anche sconfitte e momenti complicati.

Per questo i punti conquistati oggi valgono moltissimo.

Sono il margine che permetterà alla Lazio di restare agganciata ai propri obiettivi quando inevitabilmente arriveranno giornate meno fortunate.

La Lazio ha ancora una rosa corta

C’è poi un altro aspetto che non deve essere dimenticato.

Gattuso sta ottenendo risultati importanti anche con diverse assenze.

Rovella non è ancora tornato.

Cancellieri non è pienamente disponibile.

Marusic ha attraversato un lungo recupero.

Contro la Juventus, nel finale, la Lazio ha dovuto modificare completamente le fasce, utilizzando anche soluzioni più conservative.

Questo significa una cosa molto semplice:

la rosa non è infinita.

Due o tre infortuni contemporanei possono cambiare rapidamente gli equilibri.

Gennaio resta un’incognita

E poi c’è il mercato.

La Lazio non sa ancora con certezza quale margine operativo avrà nella sessione invernale.

Saldo zero?

Blocco?

Possibilità di intervenire normalmente?

Fino a quando non arriverà il verdetto definitivo, è impossibile sapere quanto Gattuso potrà eventualmente rinforzare la squadra.

Anche questo suggerisce prudenza.

L’Europa resta l’obiettivo reale

La società ha indicato il ritorno nelle competizioni internazionali come una delle leve fondamentali della propria strategia futura.

L’Europa resta quindi l’obiettivo concreto.

Se poi a marzo o aprile la Lazio sarà ancora lassù, il discorso inevitabilmente cambierà.

Ma non oggi.

Oggi conta soltanto costruire punti.

I tifosi possono sognare, i giocatori no

Ed è forse questa la sintesi migliore.

Il tifoso ha tutto il diritto di guardare la classifica e sognare.

Può pensare alla Danimarca del 1992.

Può pensare alla Grecia del 2004.

Può immaginare qualsiasi impresa.

Il calciatore, invece, non può farlo.

Deve pensare all’allenamento di domani.

Alla prossima partita.

Al prossimo contrasto.

Al prossimo pallone.

Perché le grandi sorprese del calcio diventano tali proprio quando una squadra riesce a non accorgersi di stare costruendo qualcosa di straordinario.



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