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Frattesi cuore Lazio: «Giocare qui è come difendere qualcosa di famiglia»

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Davide Frattesi centrocampista della SS Lazio durante il media day ufficiale

Davide Frattesi si racconta e apre il cuore sulla scelta di tornare alla Lazio. Protagonista di MySkills su DAZN, intervistato da Hernanes, il centrocampista biancoceleste ha parlato del suo modo di interpretare il ruolo, degli inserimenti, del rapporto con Nuno Tavares e soprattutto delle motivazioni personali che lo hanno riportato a Roma.

Il passaggio più forte riguarda proprio la Lazio:

«Giocare per la Lazio è come difendere qualcosa di famiglia».

Parole che spiegano molto del legame tra Frattesi, la sua famiglia e il club biancoceleste.

«Sono voluto venire io qui»

Frattesi ha chiarito quanto abbia pesato la componente personale nella scelta di tornare alla Lazio:

«La mia famiglia ha avuto un peso importante nella mia scelta di tornare. Da quando mia nonna è venuta a mancare ho sempre avuto il desiderio di tornare a stare in quella che era stata casa per tanti anni».

Il centrocampista ha ricordato di essere andato via a sedici anni e di essere tornato a ventisei:

«Dieci anni fuori casa sono stati bellissimi ma lunghi».

E poi la frase forse più significativa:

«Sono voluto venire io qui».

Una scelta quindi fortemente voluta dal giocatore, consapevole anche della situazione particolare che avrebbe trovato alla Lazio.

«Il risultato mi cambia l’umore»

Frattesi ha spiegato quanto senta questa esperienza in maniera diversa rispetto alle precedenti:

«La sento una cosa molto mia, anche il risultato mi cambia a livello umorale. È una cosa che mi pesa».

Il motivo è legato anche ai ricordi familiari:

«Andavo allo stadio con papà e fantasticavamo ogni tanto sulla possibilità di arrivare a giocare in prima squadra allo Stadio Olimpico».

Da qui la definizione del ritorno:

«È stata la chiusura di un cerchio per noi, per me, per la mia famiglia e per tutti i miei amici laziali».

Il rapporto con Gattuso decisivo nella scelta

Un altro fattore fondamentale è stato Gennaro Gattuso.

Frattesi aveva già lavorato con lui in Nazionale e aveva percepito la sua fiducia anche in una fase complicata della carriera:

«L’anno scorso ho giocato poco o niente all’Inter e lui, nonostante questo, continuava a convocarmi in Nazionale, perché vedeva qualcosa in me».

Il centrocampista ha ammesso che il poco spazio trovato all’Inter lo aveva portato anche a dubitare di sé:

«Ho iniziato a dubitare un po’ di me stesso, anche se non sono fatto così, ma un anno è lungo».

Gattuso, quindi, è stato decisivo:

«È stato molto influente per quanto riguarda la scelta».

«Quando ti fidi di me, faccio tutto per ripagarti»

Frattesi ha spiegato anche il suo modo di vivere il rapporto con l’allenatore:

«Quando ti fidi di me e mi dai in mano qualcosa la difendo fino alla fine e faccio tutto il possibile per ripagare quanto mi hai dato».

Da qui nasce un doppio legame:

«Sento un legame con la Lazio, ma anche un sentimento di gratitudine e responsabilità per l’allenatore che si è fidato di me».

E aggiunge:

«Questo senso di gratitudine mi spinge a fare più di quello che posso».

Il segreto degli inserimenti

Frattesi ha poi analizzato una delle caratteristiche che lo rendono più pericoloso: gli inserimenti senza palla.

Ha raccontato di aver giocato da attaccante da bambino e di aver conservato quella mentalità offensiva.

Quando vede nascere un possibile cross, comincia a leggere la posizione dei difensori e cerca lo spazio giusto.

Spiega anche che il movimento dipende molto da ciò che fanno i compagni.

A Udine, per esempio, il movimento offensivo di un compagno ha trascinato via il difensore e gli ha aperto lo spazio da attaccare.

Non è quindi un gesto casuale.

È una lettura continua dell’azione.

L’intesa con Nuno Tavares

Molto interessante anche il passaggio su Nuno Tavares.

Frattesi racconta che spesso i due si cercano con segnali prima ancora che parta l’azione:

«Con Nuno ogni tanto ci guardiamo e ci facciamo segnali con le braccia per dare soluzioni».

Quando il compagno è marcato stretto, Frattesi cerca di anticipare il difensore.

Quando invece Nuno ha più spazio, prova il contro movimento per liberarsi.

Sono automatismi che dimostrano quanto il gol del centrocampista non dipenda soltanto dall’istinto, ma anche dal lavoro tattico.

«Provo a rimanere dopo l’allenamento»

Frattesi ha rivelato anche il lavoro individuale svolto a Formello:

«Provo sempre a rimanere un po’ di più durante l’allenamento per migliorare dove posso».

Un dettaglio che racconta bene il suo approccio.

L’obiettivo non è soltanto segnare.

Vuole migliorare anche nel modo in cui arriva sul pallone, nella coordinazione e nella capacità di trasformare le occasioni in gol.

Vuole migliorare negli assist

Il centrocampista riconosce anche un limite:

«Nella mia carriera ho sempre segnato tanto ma non ho fatto tantissimi assist».

Ed è proprio questo uno degli aspetti sui quali vuole crescere:

«Per completare il cerchio bisogna iniziare a incrementarli».

Frattesi non vuole quindi essere soltanto un centrocampista da gol.

Vuole diventare sempre più completo.

«Mi piace fare costruzione»

Un altro passaggio interessante riguarda la costruzione del gioco.

Frattesi respinge l’etichetta di giocatore buono soltanto negli inserimenti:

«A me piace fare costruzione, soprattutto in un 4-3-3 che è un modulo che mi diverte».

Descrive poi alcune sequenze tattiche che preferisce, con il pallone che passa dal centrale al terzino, poi alla mezzala e all’esterno.

Il concetto è chiaro: vuole partecipare anche alla fase di costruzione.

«Il tiki-taka non mi fa impazzire»

Frattesi ha poi spiegato la propria filosofia calcistica.

Non ama il possesso fine a sé stesso:

«Il tiki-taka in generale non mi fa impazzire, perché almeno non sei il Barcellona dei bei tempi lo trovo un po’ noioso».

Ha però citato il Como come esempio positivo:

«Il Como per esempio gioca benissimo ed è bello da vedere perché una volta uscita poi va dritta in porta».

La sua idea è quindi una via di mezzo:

«Ok il tiki-taka ma poi bisogna andare dritti».

Una filosofia che si sposa bene con il calcio verticale e aggressivo cercato da Gattuso.

Mezzala destra, il suo ruolo preferito

Frattesi ha parlato anche della posizione nella quale si sente maggiormente a suo agio:

«Mi trovo meglio da mezzala a destra».

In passato ha giocato anche in un centrocampo a due, soprattutto al Sassuolo con Maxime Lopez, ma la posizione da mezzala resta quella che sente maggiormente sua.

In quel ruolo riesce a combinare costruzione, inserimenti e presenza offensiva.

Il ricordo del Sassuolo e di Berardi

Infine un passaggio sul passato.

Frattesi ha ricordato con piacere l’esperienza al Sassuolo e soprattutto il rapporto tecnico con Domenico Berardi:

«Giocavo con Berardi ed è stata una delle mie cose preferite in campo. Ti dava la palla perfetta».

Un’esperienza che lo ha aiutato a sviluppare quella capacità di leggere gli spazi che oggi rappresenta una delle sue qualità principali.

Frattesi sempre più centrale nella Lazio

L’intervista restituisce un giocatore che non considera il ritorno alla Lazio come una semplice scelta professionale.

Per Frattesi c’è molto di più.

Famiglia, ricordi, senso di appartenenza, gratitudine verso Gattuso e responsabilità.

E forse è proprio questo che spiega il modo in cui ha iniziato la sua nuova avventura biancoceleste.

Frattesi non è tornato soltanto a giocare a Roma. È tornato in un posto che considera casa.



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