Home News Lazio Lotito a Reggio: “Reggina in alto. Multiproprietà? Cambierà”

Lotito a Reggio: “Reggina in alto. Multiproprietà? Cambierà”

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Claudio Lotito in conferenza stampa allo stadio Granillo di Reggio Calabria

Il giorno di Claudio Lotito a Reggio Calabria è stato un vero e proprio show fiume. Rinunciando persino ad assistere alla finale dei Mondiali (alla quale era stato invitato dal presidente FIFA, e reggino doc, Gianni Infantino), il patron della S.S. Lazio si è presentato allo stadio Granillo per la sua primissima conferenza stampa da nuovo proprietario della Reggina.

Ad introdurlo, in un clima di totale entusiasmo, è stato il sindaco Francesco Cannizzaro, che ha subito smentito le voci di un’acquisizione legata a calcoli politici anticipate in questi giorni: “Lotito non ha bisogno di un seggio a Reggio per stare al Senato. In tempi non sospetti gli chiesi aiuto per la nostra realtà che stava morendo. La sua prima risposta fu: ‘Sei fottuto di testa, lasciami stare, ho tanti casini’. Poi ha capito l’importanza della piazza”. Il sindaco ha anche svelato il motivo del leggero ritardo all’evento: un calo di glicemia che ha costretto il presidente a fermarsi per mangiare un gelato.

Le radici calabresi, il “Piave” e la Serie D

Presa la parola, Lotito ha messo subito in chiaro le proprie intenzioni, facendo leva sul suo legame di sangue con la regione: “Sono tornato indietro con la memoria agli insegnamenti di mio padre, che è calabrese: il concetto di famiglia, dell’onore e della dignità della parola. Noi siamo persone del fare, lavoriamo venti ore al giorno per la collettività. Ho portato la Salernitana in Serie A dall’Eccellenza: la Serie D deve essere solo un momento di partenza”.

A chi gli chiedeva rispetto per la maglia amaranto, il presidente ha risposto con una citazione storica inequivocabile: “Il Piave mormorò, non passa lo straniero! Ricordatelo. Faremo di tutto perché la Reggina venga rispettata”. Sul fronte sportivo, confermata l’iscrizione, sono stati annunciati Romairone come direttore sportivo e Armando Calveri come figura di riferimento per costruire fin da subito una squadra che non faccia la comparsa.

I retroscena: dal patto tra gentiluomini alla differenza col fare impresa

Il presidente ha poi rivelato come l’affare sia stato a un passo dal saltare per questioni puramente economiche: “La valorizzazione economica della squadra era fuori mercato. Se fosse stata una questione di soldi non l’avrei fatto. Sono venuto dal notaio perché sono calabrese nella testa: pacta sunt servanda. I contratti non servono, basta una stretta di mano. Faccio la guerra per un euro e magari ti regalo 10 milioni, ma non voglio essere forzato nella mia volontà”.

Molto interessante anche l’analisi gestionale, in un momento in cui a Roma la piazza contesta ferocemente la sua gestione finanziaria: “Alla gente vorrei far capire che fare impresa è più semplice che fare calcio. Se fai l’industriale, compri la materia, la lavori e hai il prodotto finito. Nel calcio ci sono troppi fattori imponderabili, pali e traverse non dipendono da te”.

Sulle infrastrutture e il settore giovanile, Lotito ha spiegato di aver rimandato gli incontri a domani mattina per concentrarsi prima sulla prima squadra. Il sindaco ha aggiunto che il Granillo è stato concesso per un anno, ma dal 1° settembre si lavorerà a un progetto a lungo termine, subordinando la riapertura della gradinata al numero effettivo di abbonamenti.

La sfida sulla multiproprietà: “Regola da cambiare”

Il tema più spinoso, che tiene in apprensione i tifosi della Lazio, è inevitabilmente quello della multiproprietà. Interpellato su come intende gestire la convivenza tra i due club in caso di approdo nel professionismo, Lotito ha lanciato una clamorosa sfida ai vertici del calcio italiano:

“Non ci dobbiamo fasciare la testa prima di rompercela. Quella norma fu cambiata e ha creato un danno al calcio italiano, depauperando tutto. La doppia proprietà è stata una mia invenzione. Oggi consentiamo a Reggio di avere una squadra di livello. Alla Lega Calcio ho già dato indirizzo di ripristinarle, è un tema di politica sportiva, è una visione miope toglierla”.

A chi gli faceva notare le recenti chiusure istituzionali (come quelle del CONI) su eventuali deroghe, Lotito ha liquidato la questione con la sua proverbiale e incrollabile sicurezza sportiva e politica: “Il campionato dura dodici mesi, da qui a dodici mesi le vie del Signore sono infinite. Con Lotito risultato garantito, non ve lo dimenticate mai”.



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