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Da Nesta a Vecino: la Lazio e i suoi uomini ai Mondiali dal 2002 al 2022

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In azione con la sua Nazionale

I pronostici del Mondiale di oggi accendono la curiosità dei tifosi per le valorose squadre che si stanno scontrando, ma ogni Coppa del Mondo porta con sé anche un viaggio nella memoria. Per la Lazio, il Mondiale non è mai stato soltanto una vetrina lontana: negli ultimi vent’anni diversi giocatori biancocelesti hanno rappresentato le proprie nazionali nel torneo più prestigioso, portando in giro per il mondo tecnica, personalità e senso di appartenenza maturati a Formello.

Il Mondiale 2002: una Lazio piena di stelle

Nel 2002, tra Corea del Sud e Giappone, la Lazio arrivò al Mondiale con una pattuglia di altissimo livello. C’era Alessandro Nesta, simbolo difensivo dell’Italia e capitano biancoceleste, uno dei centrali più forti della sua generazione. Accanto a lui, in giro per le varie nazionali, comparivano nomi pesanti: Fernando Couto con il Portogallo, Gaizka Mendieta con la Spagna, e il blocco argentino formato da Claudio López, Diego Simeone ed Hernán Crespo.

Era la Lazio figlia dell’epoca Cragnotti, una squadra ricca di talento internazionale. Quel Mondiale non regalò grandi gioie alle nazionali di molti laziali, ma confermò il peso europeo e mondiale del club romano. La presenza di tanti giocatori in una sola edizione raccontava una Lazio abituata a stare tra le grandi.

2006: Peruzzi e Oddo sul tetto del mondo

Quattro anni dopo, in Germania, la Lazio tornò protagonista soprattutto grazie all’Italia. Angelo Peruzzi e Massimo Oddo furono convocati da Marcello Lippi nella spedizione azzurra che si concluse con la notte indimenticabile di Berlino. Peruzzi portò esperienza e carisma nello spogliatoio, Oddo diede il suo contributo nel percorso mondiale, entrando anche nel quarto di finale contro l’Ucraina.

In quella stessa edizione c’era anche Valon Behrami con la Svizzera. Ma il ricordo più forte resta quello dei due laziali campioni del mondo: un titolo che, indirettamente, finì anche nella storia biancoceleste.

2010: Muslera, Kolarov e Lichtsteiner

Il Mondiale sudafricano del 2010 vide tre laziali in campo con tre nazionali diverse. Fernando Muslera difese la porta dell’Uruguay, protagonista di un torneo sorprendente chiuso al quarto posto. Aleksandar Kolarov rappresentò la Serbia, portando al Mondiale la sua corsa potente e il sinistro devastante. Stephan Lichtsteiner, invece, fu uno dei riferimenti della Svizzera.

Era una Lazio diversa rispetto a quella dei primi anni Duemila, meno glamour ma comunque capace di mandare al Mondiale calciatori affidabili, fisici e già pronti per il calcio internazionale.

2014: Klose e una Lazio globale

Il 2014 fu probabilmente l’edizione più affascinante del periodo recente. Miroslav Klose, attaccante della Lazio e leggenda della Germania, vinse il Mondiale in Brasile e diventò il miglior marcatore di sempre nella storia della competizione. Un traguardo enorme, vissuto da giocatore biancoceleste.

Ma non c’era solo Klose. L’Italia convocò Federico Marchetti e Antonio Candreva, l’Argentina portò Lucas Biglia fino alla finale, l’Uruguay chiamò Álvaro González, la Bosnia Senad Lulić, la Nigeria Ogenyi Onazi e il Portogallo Hélder Postiga. Una rappresentanza ampia, internazionale, perfetta fotografia di una Lazio competitiva e molto riconoscibile.

2018 e 2022: l’era Milinkovic-Savic

Nel 2018, con l’Italia assente, la bandiera laziale al Mondiale passò soprattutto a Sergej Milinkovic-Savic, convocato dalla Serbia dopo una stagione di altissimo livello in Serie A. Accanto a lui, Martín Cáceres rappresentò l’Uruguay, aggiungendo esperienza e duttilità difensiva. Nel 2022, in Qatar, Milinkovic-Savic tornò con la Serbia, ormai da leader tecnico e simbolo della Lazio di quegli anni. Con lui c’era Matías Vecino, convocato dall’Uruguay. 

Meno numeri rispetto al 2014, ma profili comunque pesanti: centrocampisti abituati a battaglie europee, fisicità e letture tattiche. Dal 2002 al 2022, la Lazio ha attraversato i Mondiali con generazioni diverse: campioni affermati, leader silenziosi, fuoriclasse e gregari preziosi. Una storia fatta di maglie nazionali, ma anche di orgoglio biancoceleste.



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