I rappresentanti della Nord svelano i retroscena del divieto in Tribuna Tevere: “Minacce di diffida e denunce per una parola che non offendeva nessuno. Lotito ha paura della libertà”.
Il retroscena: autorizzazioni e minacce
Secondo quanto dichiarato dagli esponenti del tifo organizzato, la coreografia che prevedeva la scritta “LIBERTÀ” in Tribuna Tevere non è stata un’iniziativa estemporanea, ma il frutto di un lavoro immane che ha coinvolto centinaia di persone per allestire oltre 15.000 seggiolini.
“Non è che ci siamo inventati la scritta domenica pomeriggio. Il senso della coreografia era stato fatto capire alle autorità preposte, parafrasando il contenuto come da prassi. Eppure, un’ora prima del match, è arrivato il diktat: quella parola non andava bene.”
La decisione di rimuovere i cartoncini è arrivata solo a fronte di pressioni pesantissime. I tifosi hanno denunciato minacce di diffida (Daspo), denunce penali e multe esose. “Abbiamo tolto i cartoncini noi per evitare scontri; immaginate cosa sarebbe successo se fossero intervenuti gli steward a strapparli”, hanno ribadito ai microfoni della radio.
Uno stadio “elettrico” contro la censura
Nonostante il divieto, la serata ha dimostrato l’impatto del ritorno dei tifosi negli spalti dell’Olimpico. Il contrasto con il deserto delle partite precedenti è stato netto: un’aria “elettrica” che ha spinto la squadra di Sarri verso un successo fondamentale contro i rossoneri.
Tuttavia, il clima di festa è stato avvelenato da quella che viene definita un’azione “miope” della società. I rappresentanti del tifo hanno paragonato l’accaduto ad altri episodi controversi del passato, come quelli legati alla memoria di Vincenzo Paparelli, sottolineando come la censura non faccia altro che aumentare il rumore del dissenso.
“L’hai tolta dai seggiolini, ma la parola ‘libertà’ l’abbiamo tutti in testa. Il divieto fa più rumore del silenzio. Con questa società non si può parlare: come puoi dialogare con chi ti vieta di scrivere ‘libertà’?”
Il futuro della protesta
L’intervento a Radio Laziale ha confermato la linea dura: il ritorno allo stadio per il Milan è stato un “ultimo atto d’amore” per dimostrare cosa può essere l’Olimpico, ma il muro contro muro con la presidenza Lotito è più solido che mai. La gestione della coreografia in Tevere viene vista come la prova definitiva dell’impossibilità di una convivenza pacifica tra l’attuale dirigenza e la sua tifoseria.
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