Dopo la presentazione in pompa magna, il silenzio. Documenti mancanti, ritardi ingiustificabili e il sospetto che, ancora una volta, alle parole non seguano i fatti. La Lazio rischia di perdere la sua occasione storica per colpa propria.
Il “parere” degli architetti: fumo o sostanza?
In questi giorni è tornato a far discutere l’intervento dell’Ordine degli Architetti di Roma, che ha analizzato le criticità dei progetti stadio delle due squadre capitoline. Se per la Roma il percorso sembra più lineare, per il Flaminio della Lazio la sfida è stata definita “estremamente complicata”. I vincoli dei Beni Culturali, la necessità di costruire sopra una struttura preesistente e la certezza di trovare resti dell’antica Roma nel sottosuolo rendono l’opera un’impresa ingegneristica senza precedenti.
Tuttavia, come giustamente osservato, il parere dell’Ordine ha un valore puramente consultivo e non decisionale. Il vero ostacolo non è la tecnica, ma la burocrazia, ed è qui che la situazione si fa preoccupante.
La “bomba” di Abbate: documenti mai consegnati
La notizia che ha davvero scosso l’ambiente è quella lanciata da Alberto Abbate a Radio Laziale. Secondo quanto riferito, il progetto si sarebbe arenato prima ancora di entrare nella fase cruciale della Conferenza dei Servizi. Il motivo? Il Comune di Roma avrebbe richiesto dei documenti integrativi che la Lazio non ha mai presentato.
“La cosa più grave è che questi documenti erano stati richiesti già prima della presentazione ufficiale. La Lazio sapeva cosa serviva, ma ha preferito andare avanti con la sfilata dei rendering senza fornire le carte necessarie al Comune.”
Questo stallo non è figlio di un’opposizione politica — con il Campidoglio che sembra anzi spingere per l’assegnazione — ma di una negligenza interna alla società biancoceleste. Se mancano i documenti, il procedimento si ferma. Punto.
Il confronto con la Roma e il “Modus Operandi” di Lotito
Mentre dall’altra parte del Tevere la Roma procede spedita (pur con tutte le difficoltà del caso) verso la realizzazione del proprio impianto, in casa Lazio si respira la solita aria di incompiuta. Dopo oltre un anno di attesa solo per vedere i primi disegni, oggi ci troviamo di fronte all’ennesimo stop.
Gli scogli restano enormi:
- Sovrintendenza: Il potere di veto su una struttura protetta come il Flaminio è totale.
- Piano Parcheggi: Una criticità già evidenziata che richiede soluzioni concrete, non solo promesse.
- Credibilità: Presentare un progetto “in pompa magna” e poi non consegnare le integrazioni richieste è un segnale di debolezza che mina la fiducia delle istituzioni.
Il rischio concreto è che lo stadio Flaminio rimanga l’ennesima promessa non mantenuta di Claudio Lotito. Un progetto che rischia di restare sulla carta, utile solo a placare momentaneamente la piazza, ma destinato a naufragare nel mare dei “non fatti”.
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