Home News Lazio Juve urla, Lazio tace: Il peso politico di Lotito è zero

Juve urla, Lazio tace: Il peso politico di Lotito è zero

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Il weekend di Serie A ha svelato una doppia verità: la Juventus, dopo il caso di San Siro, ottiene un vertice d’emergenza in 24 ore. La Lazio, al nono torto stagionale, resta imprigionata in un silenzio stampa che sa di resa e in una guerra politica persa in partenza.

Quello che è successo a San Siro durante il Derby d’Italia non è solo cronaca di campo, ma una lezione di Realpolitik calcistica. L’espulsione di Kalulu, nata da quella che le immagini suggeriscono essere una simulazione di Bastoni, ha scatenato l’inferno. Ma la notizia non è l’errore: è la reazione. Mentre l’Inter festeggiava, la dirigenza bianconera, guidata da Giorgio Chiellini, ha occupato militarmente gli studi televisivi di Sky e DAZN. Nessun silenzio, nessuna diplomazia: solo rabbia e pretese. Il risultato? John Elkann alza il telefono, chiama il presidente federale Gravina e ottiene, in meno di 24 ore, una riunione d’emergenza in Lega Calcio per discutere l’utilizzo del VAR.

Due pesi, due misure (e due dirigenze)

Il confronto con la sponda biancoceleste del Tevere è impietoso. La Lazio, nel corso di questa stagione 2025-2026, ha collezionato — conti alla mano — almeno nove episodi arbitrali controversi a sfavore. La risposta della società? Il silenzio stampa. Mentre la Juventus trasforma un singolo episodio in un caso di Stato, il DS Fabiani e il patron Lotito scelgono la via dell’assenza mediatica. La strategia del “non parlare per non fare polemica” si è rivelata, come prevedibile, un boomerang devastante. Nel calcio moderno, chi tace non è signore: chi tace acconsente.

La PEC vs La Telefonata

La differenza di peso specifico tra i due club si riassume in un dettaglio burocratico. Quando la Lazio subisce un torto, Lotito invia una PEC agli organi arbitrali. Una mail certificata che, con ogni probabilità, finisce nel cestino virtuale senza nemmeno ricevere risposta. Quando la Juventus subisce un torto, la proprietà chiama direttamente il vertice della FIGC. È qui che emerge il fallimento politico della gestione Lotito. Il presidente della Lazio ha speso anni a fare la guerra a Gravina, cercando di scalare le gerarchie del potere calcistico, ma ha perso su tutta la linea. Il risultato è che oggi la Lazio paga il prezzo di questo isolamento. Lotito non può alzare il telefono perché dall’altra parte non c’è più ascolto, c’è solo un muro.

L’autogol su Sarri e il futuro

Non bisogna dimenticare l’antecedente storico che ha segnato questa spirale negativa. Quando Maurizio Sarri, in tempi non sospetti, denunciò il sistema arbitrale proprio a San Siro, la società rispose con un comunicato surreale in difesa della classe arbitrale, sconfessando il proprio allenatore. Quella mossa, pensata per ingraziarsi il “Palazzo”, ha invece trasmesso un segnale di debolezza inaudito: la Lazio è una società che non difende i suoi tesserati.

Oggi, la riunione d’urgenza in Lega sancisce un principio pericoloso: la Juventus, facendosi sentire, ha probabilmente immunizzato il proprio futuro prossimo da altri errori grossolani. Gli arbitri, consci del polverone mediatico, ci penseranno tre volte prima di fischiare contro i bianconeri. E con la Lazio? Senza una dirigenza capace di battere i pugni sul tavolo e con un peso politico ridotto al lumicino, il rischio è che diventi il bersaglio sacrificale perfetto. Perché sbagliare contro chi urla è rischioso, ma sbagliare contro chi manda le PEC è gratis.



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