
Il futuro dello Stadio Flaminio passa per un cambio di binari legislativo. Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il Comune di Roma ha chiesto ufficialmente alla Lazio di abbandonare il ricorso al Codice dei Contratti Pubblici in favore della più snella “Legge Stadi”. La società biancoceleste ha dato il suo via libera, allineando l’iter burocratico a quello già seguito dalla Roma per Pietralata.
Perché questo cambio di rotta?
La necessità nasce dalla complessità dell’area. Il Comune vuole che la Soprintendenza di Stato si esprima immediatamente, ancora prima della dichiarazione di pubblico interesse. Il Flaminio, infatti, non è un semplice impianto sportivo, ma un bene vincolato che porta con sé tre grandi sfide:
- Vincolo Architettonico: L’opera di Pier Luigi Nervi è intoccabile dal 2000. Ogni modifica deve garantirne la conservazione integrale.
- Vincolo Paesaggistico e Fluviale: La vicinanza al Tevere impone autorizzazioni rigorose per ogni minima trasformazione edilizia.
- Nodo Archeologico: Sotto il manto erboso e le tribune riposa un pezzo di storia di Roma.
Una Necropoli sotto la Tribuna Ovest
La Relazione Tecnica depositata il 9 febbraio descrive un sottosuolo ricchissimo. L’area sorge sull’antica via Flaminia e nasconde una Villa Romana di 2.500 mq, un edificio rurale di età repubblicana e, soprattutto, una necropoli romana situata proprio sotto l’attuale Tribuna Ovest. Non solo: nei pressi si trova il complesso di San Valentino, dove la tradizione vuole siano sepolte le spoglie del Santo patrono degli innamorati.
Proprio per questo, il parere delle Belle Arti è diventato il primo, imprescindibile gradino della nuova scalata verso lo stadio di proprietà.
🏗️ Stadio Flaminio: Perché l’iter è cambiato e cosa nasconde il sottosuolo
Il cambio di rotta non è solo un dettaglio burocratico: è una mossa strategica del Campidoglio per evitare che il progetto si schianti contro il muro della burocrazia statale a metà opera. Passare alla “Legge Stadi” (la stessa della Roma a Pietralata) permette di mettere subito la Soprintendenza di Stato al tavolo, prima ancora di discutere se lo stadio serva o meno alla città.
I tre “Sigilli” delle Belle Arti
La Relazione Tecnica depositata il 9 febbraio è chiarissima: l’area è protetta da tre vincoli pesantissimi che rendono quasi impossibile demolire o alterare la struttura:
- Vincolo Architettonico (Pier Luigi Nervi): Dal 2000 lo stadio è considerato un capolavoro intoccabile. Ogni modifica deve rispettare l’integrità strutturale originale. In pratica, non si può “stravolgere” la forma sognata da Nervi.
- Vincolo Fluviale: Lo stadio ricade nella fascia di rispetto del Tevere. Questo significa che anche per spostare un lampione serve l’autorizzazione paesaggistica, perché ogni intervento impatta sull’ecosistema fluviale.
- Aree di Notevole Interesse Pubblico: L’intero ambito urbano è tutelato come paesaggio storico, limitando l’altezza delle nuove strutture e l’impatto visivo.
La “Città Sotto lo Stadio”: I dettagli archeologici
Il vero motivo per cui il Comune ha chiesto alla Lazio di cambiare norma è ciò che si trova “sotto” i piedi dei tifosi. Il progetto deve fare i conti con un’area che è un museo a cielo aperto:
- La Necropoli sotto la Ovest: Proprio sotto l’attuale Tribuna Ovest è stata documentata un’antica necropoli romana. Scavare lì per fare nuovi servizi o parcheggi interrati significa esporsi a stop immediati dei cantieri.
- La Villa Romana da 2.500 mq: La relazione segnala una villa enorme, utilizzata dal VI secolo a.C. fino al III secolo d.C., che testimonia quanto quell’area fosse viva già duemila anni fa.
- Il Complesso di San Valentino: Nelle immediate vicinanze si trova il sito dove sarebbero sepolte le spoglie del Santo patrono degli innamorati. Un peso storico e religioso che non permette errori.
- Edifici Repubblicani: Sono stati individuati resti di edifici rurali di età repubblicana, rendendo il Flaminio uno dei siti più densi di reperti dell’intera via Flaminia.
Cosa cambia concretamente per la Lazio?
Con la vecchia procedura (partenariato pubblico-privato), la Lazio avrebbe rischiato di ottenere l’ok dal Comune per poi vedersi bocciare tutto dalla Soprintendenza a lavori iniziati. Con la Conferenza di Servizi preliminare prevista dalla Legge Stadi, lo Stato dirà subito cosa si può toccare e cosa no.
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