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Il caso Romagnoli e le contraddizioni della Lazio: quando il problema non è Sarri

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In casa Lazio c’è qualcosa che non torna. Anzi, c’è molto che non torna.
E uno dei casi più emblematici è senza dubbio quello legato ad Alessio Romagnoli, una vicenda che va ben oltre il semplice calciomercato e tocca temi delicati come promesse non mantenute, rapporti di forza e gestione del potere.

Un amore nato con sacrificio

Romagnoli arriva alla Lazio facendo una scelta forte: si decurta lo stipendio pur di vestire la maglia della squadra del cuore. Una trattativa lunga, complessa, ma che si chiude con entusiasmo da entrambe le parti. Nel contratto viene inserita una clausola chiara: in caso di qualificazione in UEFA Champions League, la Lazio avrebbe riconosciuto al giocatore un bonus e un adeguamento dell’ingaggio.

La stagione con Maurizio Sarri si conclude con un risultato storico: secondo posto. Obiettivo centrato. Ma quella promessa, secondo Romagnoli, non viene mantenuta. Da lì iniziano i malumori, non solo personali, ma anche all’interno dello spogliatoio.

Il rinnovo che non arriva

Negli anni successivi, la Lazio prova più volte a rinnovare il contratto di Romagnoli. Il difensore non chiede nulla di nuovo: chiede semplicemente l’adeguamento promesso in precedenza. Da qui lo stallo. Nessuna rottura plateale, ma una frattura mai sanata.

A gennaio entra in scena Roberto Mancini, oggi in Arabia Saudita. I contatti sono reali, l’offerta è concreta, l’accordo con il calciatore praticamente definito. Anche la Lazio si avvicina all’intesa. Romagnoli gioca consapevole che quella potrebbe essere la sua ultima partita in biancoceleste.

Sarri lo dice chiaramente: la perdita di Romagnoli sarebbe gravissima.

Il dietrofront improvviso

Il giorno dopo, però, arriva il colpo di scena. Claudio Lotito blocca tutto con un comunicato ufficiale: Romagnoli non si muove. Decisione unilaterale, che sorprende tutti, giocatore compreso. Da quel momento il clima si incrina definitivamente.

La giustificazione ufficiale è che Romagnoli è troppo importante per Sarri. Ma qui nasce la grande contraddizione.

Due pesi e due misure

Perché quando si è trattato di cedere Matteo Guendouzi, pilastro tecnico indicato dallo stesso Sarri come punto di ripartenza, l’allenatore non è stato ascoltato?
Perché Valentín Castellanos è stato venduto nonostante l’opposizione tecnica?
E perché in quei casi la volontà del calciatore è stata rispettata, mentre nel caso Romagnoli no, nonostante anche lui voglia andare via?

La risposta “Sarri non vuole” non regge. Perché Sarri, sul mercato, ha dimostrato di contare pochissimo.

Una questione personale?

Il sospetto – sempre più diffuso – è che questa non sia una scelta tecnica, ma una questione personale. Romagnoli ha criticato apertamente la gestione, ha parlato di promesse non mantenute. E allora la sensazione è che il blocco alla cessione sia una sorta di ripicca:
“Non hai accettato il rinnovo alle nostre condizioni? Allora non vai dove vuoi”.

Il club di Mancini aspetterà fino a venerdì. Poi cambierà obiettivo. E con ogni probabilità questa estate Romagnoli non avrà più quell’offerta. Resterà alla Lazio fino a scadenza, controvoglia.

Chi ci rimette davvero?

Qui il punto è centrale: chi ci rimette è la Lazio.
Romagnoli non è sereno. Ha già saltato parte degli allenamenti ed è addirittura in dubbio per la sfida contro il Genoa. Senza di lui, la Lazio sarebbe costretta a schierare una difesa d’emergenza, con Mario Gila e Oliver Provstgaard, in un momento già delicatissimo.

E c’è un altro rischio:

  • se Romagnoli resta ma finisce fuori rosa, è un danno enorme
  • se resta ma gioca svuotato mentalmente, è un altro danno
  • se resta motivato come a Lecce, allora sì, ha senso tenerlo

Ma oggi nulla garantisce quest’ultima opzione.

Conclusione

Il caso Romagnoli non è solo una questione di mercato. È il simbolo di una gestione contraddittoria, dove le regole cambiano a seconda dei casi, dove l’allenatore conta solo quando fa comodo e dove le promesse sembrano valere a intermittenza.

E alla fine, come spesso accade, a pagare è la Lazio, non chi decide.



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