Open VAR nasce con un obiettivo preciso: spiegare, chiarire, rassicurare. Mostrare che dietro le decisioni arbitrali non ci sono secondi fini né malafede, ma interpretazioni, errori umani e applicazione del regolamento. Un tentativo, nelle intenzioni, di stemperare un clima che in Italia è da anni incandescente.
Eppure, la puntata dedicata a Lazio-Fiorentina ha prodotto l’effetto opposto.
⚠️ Il contesto: una Lazio già martoriata
La S.S. Lazio è una delle squadre che in questa stagione si è sentita maggiormente penalizzata dagli episodi arbitrali. Non a caso, Claudio Lotito ha inviato una PEC ai vertici del calcio italiano chiedendo un confronto formale sul tema arbitrale.
La risposta del designatore Gianluca Rocchi, però, è apparsa più stizzita che dialogante: “Se non credete alla nostra buona fede, mi dimetto”.
Una frase che non ha aperto un tavolo di confronto, ma ha irrigidito ulteriormente il clima.
❌ Il rigore non dato alla Lazio: dialogo imbarazzante
Nel primo episodio analizzato da Open VAR – il rigore non concesso alla Lazio – emerge un dialogo tra VAR e AVAR che lascia interdetti.
Si parla di:
- “simulazione accentuata”
- “trattenuta minima”
Peccato che le immagini mostrino una maglia tirata per decine di centimetri. Il check è rapidissimo, non viene richiamato l’arbitro al monitor e la decisione resta invariata.
Qui nasce il primo problema serio:
👉 perché ci si concentra sulla simulazione e non sulla trattenuta evidente?
Se non è malafede, il dubbio che resta è ancora più grave: incapacità o errata applicazione del regolamento.
🚨 Il secondo episodio: il silenzio che fa rumore
Ancora più inquietante è ciò che accade dopo.
Nel rigore concesso alla Fiorentina, su un contatto infinitamente più lieve, non viene trasmesso alcun audio. Nessun dialogo VAR, nessuna spiegazione, nessuna trasparenza.
E qui sorgono tre domande inevitabili:
- Se nel primo caso la “leggerezza” annulla un rigore, perché nel secondo la “leggerezza” diventa rigore?
- Perché la presunta simulazione viene valutata solo in un senso?
- Perché l’audio del secondo episodio non viene mandato in onda?
Se l’obiettivo di Open VAR è la chiarezza, l’assenza di un audio è un fallimento comunicativo totale.
🧠 Trasparenza selettiva = sospetto
In un Paese come l’Italia, la trasparenza selettiva genera automaticamente sospetti.
Se l’audio del primo episodio esiste, quello del secondo esiste per forza. Il fatto che non venga trasmesso porta il tifoso – non solo quello della Lazio – a pensare che:
- siano state dette cose difficilmente difendibili
- oppure che ci sia stato un errore talmente grave da essere “coperto”
Non mostrare l’audio non elimina il problema, lo amplifica.
❓ Open VAR: strumento utile o boomerang?
Il paradosso è evidente:
Open VAR nasce per combattere la sfiducia, ma se non mostra tutti gli elementi, finisce per rafforzarla.
O mostri tutto,
o non mostri nulla.
La via di mezzo è la peggiore possibile.
🔚 Conclusione
Dopo questa puntata, il tifoso della Lazio non è più tranquillo.
È più dubbioso di prima.
E quando la comunicazione arbitrale non chiarisce, ma seleziona cosa mostrare, il sospetto non nasce per complottismo: nasce per mancanza di trasparenza.
Ed è questo il vero problema del calcio italiano oggi.
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