Quella di stasera contro l’Hull City sarà, con ogni probabilità, l’ultima partita da calciatore di Ryan Giggs. Così, almeno, la pensano tutti i maggiori quotidiani britannici, che oggi danno per certo il ritiro del quarantenne gallese, attualmente manager ad interim dello United. Pilastro dei Red Devils per gli ultimi venti anni, Giggs ha vissuto tutta l’era Ferguson, affastellando successi senza precedenti e diventando idolo assoluto del “Teatro dei sogni”. A inizio stagione il folletto gallese rivelò di non avere più le forze per saltare l’uomo e di affidarsi all’esperienza e alle finte. Siamo al passo d’addio: Old Trafford saluta un altro dei suoi eroi. (EuropaCalcio.it)
cittàceleste
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Questo si legge sul CdS:
Coppa Italia, Daspo per Genny ‘a carognaE’ in arrivo dalla Questura di Roma. Durante la finale di sabato scorso l’ultrà del Napoli Di Tommaso indossò una maglia con scritto “Speziale Libero” e abbandonò il settore dei tifosi azzurri
ROMA – Entro stasera Gennaro Di Tommaso,capo ultrà del Napoli, potrebbe ricevere il Daspo. Ad emetterlo la Questura di Roma. Durante la finale di Coppa Italia sabato Di Tommaso indossò una maglia con scritto “Speziale Libero” e abbandonò il settore dei tifosi azzurri. Il ministro dell’Interno Alfano ha confermato il Daspo: «Durerà cinque anni».
Giudicare non sta a noi, ma dati i fatti di cronaca con tanto di prove tv, può un solo ultras pagare le conseguenze di tutti?.Può una maglietta mettere con una scritta sporcare la fedina penale di una persona (giusta o sbagliata la libertà di pensiero esiste in Italia)?
Ricordiamo a tutti che il caso Raciti ha diverse ipotesi sulla morte del poliziotto. Rispettiamo la famiglia e ci stringiamo al dolore per la sua scomparsa ma il giovane Speziale è stato accusato senza avere il 100% delle prove e in un rapporto che scrisse un altro addetto alle forze dell’ordine, si legge che Raciti fu investito da una camionetta (lesioni che stando ad una perizia del medico legale risultavano quasi compatibili con lo scontro del portellone posteriore del mezzo).
Purtroppo in Italia vige un tabù, molte persone fanno tutta l’erba un fascio nel quale se una persona è ultras automaticamente viene etichettato come “terrorista da stadio”. Personalmente condanno tutti coloro che negli stadi ci vanno solo ed esclusivamente per recare danno all’altra sponda della curva. Il mondo del calcio dovrebbe esser pieno di colori e gioia, un luogo dove le famiglie dovrebbero andare per seguire ed amare la propria fede che viene tramandata di padre in figlio ma ci sono situazioni allucinanti dove vediamo gente che deve per forza prendere le colpe di quello che fanno gli altri.
Questo pensiero è basato su ciò che lo scrittore ha visto e vede da anni e non vuole infangare la memoria a nessuno, ma se qualcosa deve cambiare in italia non è di certo il calcio, ma chi di dovere deve tutelare l’incolumità delle persone “giudicando il colpevole dai fatti e non dalle ipotesi” tanto per far vedere che qualcuno c’è.
Chi sbaglia deve pagare ma bisogna trovare i veri colpevoli e non chi (se innocente) indossa una maglietta che potrebbe risultare discutibile.
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I fatti di sabato hanno riportato alla ribalta la questione della sicurezza dentro e fuori gli stadi, dei rapporti tra istituzioni, club e tifoserie. Il presidente Lotito esprime la propria visione in un’intervista riportata sul portale di Sport Mediaset: “Nelle curve si è creata una zona franca, si deve sapere che c’è spaccio di droga, merchandising falso e prostituzione. Per estirparle occorrono processi per direttissima e tolleranza zero. In un Paese civile, fermo restando il comportamento corretto della stragrande maggioranza delle tifoserie, non si può consentire una sorta di moratoria negli stadi dove sono stati catalogati come tifosi dei delinquenti che devono piuttosto essere sottoposti al codice penale”.
Misure restrittive ed educazione dei più giovani: queste le misure da adottare secondo il presidente biancoceleste:“Per fronteggiare questa situazione serve intanto una fase preventiva, che porti a educare i giovani a riscoprire la cultura della legalità e i valori dello sport – ha spiegato il presidente della Lazio -, attività a cui devono partecipare anche le squadre. Oggi i giovani ricorrono invece alla logica del branco per avere un’identità forte, spesso in contrasto con il sistema”.
Ribadisce il concetto Lotito “In secondo luogo non si può consentire che negli stadi esista una zona franca. Anche i delinquenti sono tifosi e spesso approfittano di questa situazione. Occorre sapere che nelle curve allignano spaccio di droga, merchandising falso e prostituzione. Inoltre si raccoglie la manovalanza per altri atti di violenza che avvengono magari durante manifestazioni per motivi sociali”.
L’unica via per debellare il problema, si legge nell’intervista, è la tolleranza zero: “Non si può consentire che esista una zona franca bisogna applicare le leggi, emanare norme più rigide, avere la certezza della pena e adottare i processi per direttissima. Il Daspo non basta, è una sanzione amministrativa che a certi soggetti non crea alcun problema. Quel che serve è la tolleranza zero”.
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La Lazio pareggia 3-3 in casa con il Verona e molto probabilmente saluta l’Europa League. Dopo la triste serata della finale di Coppa Italia, l’Olimpico riapre le porte per la sfida di campionato, che è praticamente uno spareggio per l’Europa. Un pari serve solo a favorire le altre concorrenti e le due squadre lo sanno benissimo. Forse è per questo che si affrontano a viso aperto, senza troppi timori. Ne esce una partita ricca di occasioni e di gol. I biancocelesti escono dal campo con un pareggio che serve a poco. Per la squadra di Reja c’è il rammarico per aver subito una doppia rimonta, ma per come si era messa la partita il 3-3 raggiunto al 90′ è un buon risultato.
LA GARA – Con Klose in panchina, a sbloccare il risultato è il gioiellino Keita al 30′, su assist di Candreva. Dopo sette minuti però, arriva il pareggio dell’ex centrocampista della Roma Marquinho, con un destro da fuori su cui Berisha è un po’ in ritardo. Nella ripresa il copione non cambia. Lulic riporta in vantaggio i biancocelesti, segnando il suo settimo gol in campionato. Dopo nove minuti Iturbe trova il pareggio. E’ una gara con tanti capovolgimenti di fronte, giocata a viso aperto e con qualche disattenzione di troppo in fase difensiva. Al 73′ Reja si gioca la carta Klose, al posto di Biglia. Le occasioni migliori però ce le ha il Verona. Al 74′ Iturbe serve Toni che tutto solo in area spara addosso a Berisha. All’80’ Albertazzi colpisce il palo esterno di testa su calcio d’angolo. Il gol arriva all’83’ con Romulo, che nell’aria piccola spinge in rete un pallone lasciato sfilare incredibilmente dalla difesa biancoceleste in bambola. La Lazio accusa il colpo e all’85’ Lulic si fa espellere. Sembra finita, ma a tempo scaduto la Lazio trova il pareggio su rigore dubbio procurato da Klose. Il tedesco va giù dopo un lieve contatto con Albertazzi, che viene anche espulso. Dal dischetto Mauri si fa parare il tiro da Rafael, ma la ribattuta è vincente. Dopo il triplice fischio, confronto acceso tra Reja e Mandorlini al centro del campo, con il Verona a protestare per il rigore dato alla Lazio al 93′. I biancocelesti salgono a 53, insieme con il Verona, a -1 da Parma e Milan, a -2 dal Torino sesto. Domenica c’è la sfida con l’Inter a San Siro.
CORRIEREDELLOSPORT.IT
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«Due notti in albergo ce le hanno pagate i tifosi della Lazio. Adesso credo che qualcuno provvederà anche per qualche altra notte: qualche tifoso laziale stava cercando qualche appartamentino piccolo. Gli avvocati napoletani ci hanno detto anche che la municipalità vuole offrirci qualcosa. Io non voglio niente, magari solo dove dormire». Lo ha detto Antonella Leardi la mamma di Ciro Esposito il tifoso del Napoli ferito sabato, rispondendo a chi gli ha chiesto dove e come alloggiassero a Roma.
IL MATTINO
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Tornando sempre agli accaduti di ieri sera, partiamo da un piccolo concetto personale.
Colui che sta scrivendo questo articolo non ha il potere di giudicare una persona e se abitare in un luogo ad alto rischio di criminalità non vuol dire assolutamente che una persona è colpevole (questo lo dovrebbe decidere chi ha il potere di farlo). Un altro pensiero va anche alla partita che non è stata sospesa in quanto è successo un fatto grave ad un tifoso partenopeo e i vari scontri con bassissimo controllo a livello dell’ordine pubblico. Ricordiamo anche che quando morì il nostro gabbo le tifoserie si ribellarono a far giocare una partita ma una vita umana vale più di una finale di coppa rispetto ad una semplice giornata di campionato? (chiudo qui il discorso per non continuare la polemica).
Il tifoso napoletano è tutt’ora in condizioni critiche e sta lottando per sopravvivere.Testate giornalistiche scrivono che “l’attentatore” ha urlato che avrebbe ammazzato tutti prima di aprire il fuoco contro il gruppo napoletano, ma ricordiamo che i giornalisti non sono testimoni oculari e di conseguenza noi di Since1900 non possiamo confermare.
La famiglia del giovane è stata subito avvertita e lo zio del ragazzo ha lasciato un’intervista a repubblica.it:
«É stato proprio Genny, ‘a carogna il primo a soccorrere mio nipote». Francesco e Giuseppe Esposito, sono gli zii di Ciro, il ragazzo ferito ieri sera durante la partita. Sono un fiume in piena e decidono di parlare perchè dicono «sono state dette un sacco di sciocchezze su mio nipote che è un ragazzo onesto e lavoratore. Solo perchè abita e lavora a Scampia».
Come tutti gli altri familiari del giovane tifoso napoletano sono in attesa di notizie, davanti alla clinica San Pietro, dove è ancora ricoverato Ciro in condizioni gravissime. «Lo hanno soccorso con un’ora e mezza di ritardo, la pallottola lo ha raggiunto alla quinta vertebra e la situazione è davvero grave. Noi possiamo sperare solo in un miracolo. Ma la cosa più grottesca – aggiungono ancora gli zii – è che anche il suo aggressore ora è ricoverato proprio qui, nello stesso ospedale dove mio nipote sta lottando tra la vita e la morte».
Poi iniziano a rievocare quei tragici momenti che hanno preceduto l’aggressione. «Si è trattato di un vero agguato – dice uno degli zii – Mio nipote è una persona onesta, lavora in un autolavaggio a Scampia, un’attività del tutto in regola. Lui è arrivato a Roma con altri tifosi a bordo di due auto. Dopo aver parcheggiato sono scesi per andare allo stadio quando sono stati aggrediti da quest’uomo armato, che sembrava un naziskin. Aveva anche un tatuaggio con la scritta “Spqr”. Noi – aggiunge lo zio – siamo gente onesta. Io sono un ex sindacalista della Cgil e lui è il presidente dei ragazzi del muretto ed ex consigliere dei Democratici di sinistra. Ciro non ha niente a che fare con questi delinquenti. Però vogliamo precisare una cosa – concludono Francesco e Giuseppe Esposito – per amore della verità. Proprio questo Genny ‘ a carogna è stato il primo a dare soccorso a Ciro».
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Ha un nome e un cognome, secondo la polizia di Roma, l’uomo che ieri pomeriggio ha sparato e ferito gravemente Ciro Esposito, il 30enne tifoso napoletano ricoverato in condizioni gravissime al policlinico Gemelli della Capitale. Per Daniele De Santis, 48 anni, ultrà della Roma già noto alle forze dell’ordine, l’accusa è di tentato omicidio, dopo le manette scattate nella notte, sempre all’ospedale Gemelli, nel quale è ricoverato per la frattura di una gamba rimediata durante gli scontri. Disordini che, a sentire la questura, sono partiti proprio dal vivaio in cui De Santis lavora come custode. Alle ore 12.30 si terrà una conferenza stampa in Questura nel corso della quale saranno resi noti gli ultimi sviluppi investigativi in merito alla vicenda.
RICOSTRUZIONE — Secondo una prima ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato proprio il De Santis a provocare alcuni tifosi del Napoli lanciando dei fumogeni. I tifosi partenopei, a quel punto, avrebbero reagito e l’uomo avrebbe risposto esplodendo dei colpi d’arma da fuoco. Gli agenti tendono a escludere che si sia trattato di un agguato premeditato: i napoletani avrebbero riconosciuto De Santis anche per via di un tatuaggio sulla mano (Spqr) e lo avrebbero aggredito nel luogo in cui lavora.
PRIVO DI SENSI — Il 48enne romano è stato trovato privo di sensi, con la testa insanguinata. Poco distante una pistola semiautomatica calibro 7,65 con matricola abrasa, da cui forse sono partiti i sette colpi verso i tifosi del Napoli. La questura, adesso, dovrà stabilire se la presenza dell’ultrà romanista con la pistola pronta a sparare proprio mentre stavano transitando i tifosi napoletani, fosse casuale o meno.
GASTONE — Daniele De Santis è sì conosciuto dalle forze dell’ordine, ma è un vero e proprio riferimento per la tifoseria giallorossa, che lo conosce da sempre con il soprannome di “Gastone”. Nel 1994, a 28 anni, fu arrestato (e poi assolto) per gli scontri durante Brescia-Roma, in cui fu accoltellato il vice questore di polizia Giovanni Selmin e 16 agenti furono feriti gravemente a colpi d’ascia. Sempre De Santis, nel 1996, venne arrestato insieme ad altri tifosi giallorossi ed esponenti dell’estrema destra romana perché autori di una serie di ricatti all’allora presidente della Roma Franco Sensi. Infine il derby Roma-Lazio del 2004, quando insieme ad altri sei tifosi riuscì a non far giocare la partita, diffondendo la falsa notizia che durante i violenti scontri nei pressi dello stadio Olimpico era morto un bambino perché schiacciato da una camionetta della polizia. Il 25 settembre del 2008 il tribunale di Roma ha deciso che “non si doveva procedere” nei confronti dei sette. Reato andato in prescrizione.
Fonte:Gazzetta.it
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Lunedì contro il Verona non sarà una partita come le altre per Ledesma che raggiungerà il traguardo delle 300 presenze con la maglia della Lazio. L’esordio in biancoceleste risale al 20 agosto 2006, primo turno di Coppa Italia: Lazio-Rende 4 a 0. Con i biancocelestei l’argentino ha conquistato due Coppe Italia (nel 2008-2009 contro la Sampdoria ai rigori e nel 2012-2013 con la Roma) e una Supercoppa Italia (a Pechino contro l’Inter)
Ledesma ha anche partecipato alla vittoria in un derby di campionato con il massimo scarto: il 10 dicembre 2006, Lazio-Roma 3-0 (44’ Ledesma, 50’ Oddo (r) e 72’ Mutarelli).
Nella speciale classifica dei giocatori con più presenze nella squadra biancoceleste Ledesma è al settimo posto. Di seguito la graduatoria:
Giuseppe Favalli: 401 (1992-2004)
Giuseppe Wilson: 394 (1969-1977/1978-1980)
Paolo Negro: 376 (1993-2005)
Aldo Puccinelli: 342 (1940-1943/1945-1955)
Luca Marchegiani: 339 (1993-2003)
Vincenzo D’Amico: 336 (1971-1980/1981-1986)
Cristian Ledesma: 299* (2006-)
Tommaso Rocchi: 293 (2004-2013)
SOLOLALAZIO
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La contestazione ad oltranza non è finita. La curva e lo stadio rimarrà deserto. Abbiamo visto come la gestione societaria sta con le spalle al muro (almeno per la parte economica in entrata dai tornelli).Lotito e i suoi hanno avuto diverse iniziative per accalappiare i tifosi: dai biglietti in saldo ai “pacchi famiglia” ma il tifoso laziale non si fa abbindolare dalle false promesse e dai falsi saldi.Da lalaziosiamonoi si legge: La protesta contro la società biancoceleste va avanti imperterrita, la decisione di boicottare la campagna abbonamenti della prossima stagione è un segnale forte. In trasferta però tutti a sostenere la Lazio, a dimostrazione che a voler essere colpita è la dirigenza ma non certo la squadra. Scelte perentorie, accolte dalla maggioranza dei tifosi laziali: dalla sfida col Parma a Roma, era il 30 marzo e lì iniziò l’assenteismo, sugli spalti una media di 10mila spettatori. E nel posticipo di lunedì sera col Verona non ne sono attesi molti di più: per ora solo 2500 i biglietti venduti per una partita decisiva nel cammino dei biancocelesti, uno scontro diretto per l’Europa League. Pochi, nonostante la promozione sui prezzi dei tagliandi lanciata dalla società: 10 euro (anzichè i soliti 16) per Curva Nord e Distinti (Nord e Sud Est), 30 per la Tribuna Tevere, 50 per la Monte Mario e 90 per la Tribuna d’Onore Centrale. La vendita dunque procede a rilento, resterà aperta sino all’inizio della partita alle 19, ma all’Olimpico la quota dei tifosi centrerà appena la doppia cifra.
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“Klose verlängert bei Lazio“. Se fai un giro tra i portali d’informazione tedeschi, capisci all’istante come il rinnovo di Kaiser Miro non sia passato affatto inosservato. Klose “rinnova“, “prolunga“, insomma: il re dei marcatori tedeschi prosegue il matrimonio con la prima squadra della Capitale. Per altri 365 giorni ancora, almeno. “Perfekt!” esulta la Bild, che non fa mistero di aver appreso con entusiasmo la notizia.Il motivo è presto detto: “Il suo futuro è deciso ora può concentrarsi sul Mondiale“.
Spirito campanilistico, fatti avanti. Ma è normale: la Germania brama di alzare la vecchia Coppa Rimet in casa del Brasile, Klose può condire il tutto con il record di gol ancora in mano di Ronaldo il Fenomeno. “Aveva molte offerte, ma ha scelto la continuità“, sottolinea invece il sito della Stuttgarter Zeitung. Dalla Major League statunitense alla Premier, passando per mutter Bundesliga: niente da fare per le corteggiatrici, “Klose rimane fedele“, ribadisce la Süddeutsche con venature romantiche – al netto dei soldi (tanti, per alcuni troppi) che verranno garantiti alpanzer di Opole.
E se in Italia tutti attendevano ormai solamente la fumata bianca, in patria c’è chi rimarca le divergenze nel cammino verso il rinnovo: “Non è passato molto tempo dalle voci che raccontavano di una distanza tra Klose e Lotito“, si legge sulla versione online di Spiegel. Un solo anno o un biennale, stipendio dimezzato o le stesse cifre di adesso: il potenziale braccio di ferro ha lasciato definitivamente spazio alle strette di mano. E alle firme sul contratto. Klose-Lazio: die Geschichte geht weiter. La storia continua.
Anche in Austria nel giornale distribuito nella metropolitana di Vienna, Oesterreich, viene riportata la notizia. Di seguito, riportiamo il link con la fonte originale http://sport.oe24.at/fussball/Klose-verlaengert-bei-Lazio/141785466
LALAZIOSIAMONOI
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A circa 2 mesi dall’arresto e la morte dell’ex calciatore viola la procura apre un fascicolo per omicidio colposo verso alcuni carabinieri e medici. Riportiamo per intero un articolo preso da internet: Svolta nelle indagini sulla morte di Riccardo Magherini, avvenuta il 3 marzo a Firenze. Sono infatti indagati i 4 carabinieri che intervennero per arrestare l’uomo. Hanno ricevuto un avviso di garanzia anche i 5 sanitari che portarono i primi soccorsi. Per i militari l’accusa sarebbe di omicidio preterintenzionale mentre per i sanitari di omicidio colposo. Si tratta dei reati ipotizzati nella denuncia presentata dalla famiglia di Magherini.
Svolta nelle indagini sulla morte di Riccardo Magherini, avvenuta il 3 marzo a Firenze. Sono infatti indagati i 4 carabinieri che intervennero per arrestare l’uomo. Hanno ricevuto un avviso di garanzia anche i 5 sanitari che portarono i primi soccorsi. Per i militari l’accusa sarebbe di omicidio preterintenzionale mentre per i sanitari di omicidio colposo. Si tratta dei reati ipotizzati nella denuncia presentata dalla famiglia di Magherini.
Le telefonate del 118 quella notte – All’1.21 del 3 marzo i carabinieri, che hanno immobilizzato Magherini, chiedono l’intervento del 118. Dieci minuti più tardi richiamano e aggiungono: “Fa il matto”. Pochi istanti dopo arriva la prima ambulanza, senza medico a bordo. Da quanto emerge, il 40enne è già inerme.
All’1.33 i volontari chiamano la centrale operativa e parlano dei carabinieri: “Gli sono addosso in due, vogliono il medico perché ha reagito in maniera violenta”.
All’1.44 giunge una seconda ambulanza, stavolta con un medico convinto di dover solo sedare Magherini. Alle 2.12, dopo aver praticato a lungo il massaggio cardiaco, telefona alla centrale: “Il ragazzo che era stato immobilizzato dai carabinieri è in arresto cardiaco”, spiega.
Le accuse della famiglia – “Riccardo risulta essere stato immobilizzato con un uso della forza non previsto e contemplato nelle tecniche di immobilizzazione delle forze dell’ordine con calci quantomeno ai fianchi e all’addome, anche nel momento in cui era già steso prono a terra”. E’ quanto si legge nella denuncia depositata in procura da Guido e Andrea Magherini, padre e fratello di Riccardo.
Le accuse dei parenti del 40enne riguardano sia i militari sia gli operatori del 118: “Nel lungo arco temporale iniziato qualche minuto prima che arrivasse la prima ambulanza, fino a quando è arrivata la seconda ambulanza con l’avvio delle manovre di soccorso, Riccardo era già divenuto totalmente silenzioso e immobile i quattro militari intervenuti hanno invece deciso di continuare a tenere Riccardo immobilizzato nella medesima posizione, continuando altresì ad esercitare pressione sul dorso. I primi sanitari intervenuti non hanno provveduto nemmeno a rimuovere Riccardo da quella posizione né a liberarlo dalle manette, al fine di consentirgli quantomeno una migliore respirazione”.
Il difensore dei carabinieri: “Rispettata la legge” – “L’intervento dei carabinieri è stato svolto nell’interesse del cittadino e dei cittadini, con tutte le precauzioni del caso, secondo il protocollo, nel pieno rispetto della legge come sempre fa l’Arma dei carabinieri”. L’avvocato Francesco Maresca, difensore dei quattro militari accusati di omicidio preterintenzionale ricostruisce così quanto accaduto quella sera.
“Magherini appariva fortemente alterato e i militari sono intervenuti prima di tutto nel suo interesse, per mettere in sicurezza la situazione e consentire, prima possibile, l’intervento dei sanitari”, aggiunge Maresca.
Attenzione video con contenuti duri:
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Miroslav Klose ha prolungato il suo contratto con la Lazio: la notizia è stata resa nota in via ufficiale poco fa dal Responsabile della Comunicazione biancoceleste, Stefano De Martino, direttamente dalle frequenze di Lazio Style Radio 100.7. Per il tedesco contratto di un anno, con opzione per la stagione successiva. Questo il messaggio del numero 11, letto in diretta dallo stesso De Martino: “Sono molto contento di proseguire la mia avventura con la S.S. Lazio. Ho avuto tante proposte, ma ho deciso di continuare questo cammino perché faccio parte di questo progetto con un ruolo importante“. Secondo quanto riportato dal noto esperto di calciomercato, Gianluca Di Marzio, il 35enne nativo di Opole percepirà un compenso che si aggira attorno ai 2,5 milioni di euro a stagione.
LALAZIOSIAMONOI
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Alessandro Pane, il commissario tecnico della Nazionale Under 19 ha chiamato all’appello due aquilotti della Primavera della Lazio per i test atletici in vista della Fase Elite dell’Europeo dell’Italia U19. Rispondono all’appello del CT azzurro il centrocampista Luca Crecco e il difensore Lorenzo Filippini, quest’ultimo alla sua prima convocazione con la maglia azzurra dell’Under 19. I due biancocelesti saanno impegnati nei test che si svolgeranno domenica 4 maggio e lunedì 5 maggio a Coverciano. Dopo le grandi soddisfazioni ottenute con la maglia biancoceleste, i giocatori della Primavera di mister Inzaghi potrebbero ottener ulteriori gioie con la magli azzurra dell’Italia. La lista complesta dei convocati: Portieri: Falcone (Sampdoria), Scuffet (Udinese); Difensori: Berra (Udinese), Ceccaroni (Spezia), Costa (Chievo Verona), Del Fabro (Cagliari), Filippini (Lazio), Iotti (Milan), Romagnoli (Roma), Somma (Roma), Venuti (Fiorentina); Centrocampisti: Bastoni (Spezia), Calabria (Milan), Cavagna (Atalanta), Crecco (Lazio), Grassi (Atalanta), Pellegrini (Roma), Petriccione (Fiorentina), Pinato (Milan), Pugliese (Atalanta); Attaccanti: Cerri (Parma), Ciurria (Spezia), Gliozzi (Sassuolo), Valotti (Brescia).
Lazialità
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“La squadra ha fatto grandi cose, speriamo di continuare a inseguire il nostro sogno facendo una grande gara lunedì. Per noi sono tutte finali, dal match con l’Atalanta. La Lazio sarà una delle ultime tre. Sappiamo che sarà una sfida difficile, ma non sarà semplice nemmeno per loro”. Così affila le armi Andrea Mandorlini, tecnico dell’Hellas Verona, a quattro giorni dalla trasferta romana, un vero e proprio spartiacque: chi dentro e chi fuori dalla corsa all’Europa League. Il club veronese si prepara alla sfida, e come riportato da Gianlucadimarzio.com, i gialloblù hanno disputato oggi un’amichevole contro i dilettanti del San Zaccaria, dopo la quale anche il centrocampista Jacopo Sala ha preso la parola: “Sarà una finale sia per noi che per loro, una partita importante per entrambe. Ci arriviamo con entusiasmo e con la giusta mentalità per conquistare i tre punti. Andiamo a Roma per fare una grande partita e per cercare di portare a casa il massimo dei punti. Spero di scendere in campo lunedì, ma l’importante è che la squadra riesca a fare un grande match. Ballotaggio con Romulo? Ho solo cercato di dare il mio contributo alla squadra, come lo ha fatto lui. Qualunque sia la scelta dell’allenatore va bene, perché il nostro primo interesse è la squadra. Speravo di mettere in difficoltà Mandorlini dimostrando le mie qualità, come tutti”. Gol in amichevole, ma Sala vuole rifare centro: “Speriamo di segnare anche lunedì”.
Lalaziosiamonoi
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Correva l’anno 1974. Era il 12 maggio. Correva allora e continua a ricorrere anche oggi, a distanza di 40 anni. I laziali veri non dimenticano i veri laziali, tanto vincenti quanto spavaldi. Una squadra leggendaria che vive ancora oggi, nel cuore e nella memoria del popolo biancoceleste. Tra poco più di dieci giorni, il raduno festoso: 12 maggio 2014, la festa riprende, la data è fissata. Nel ricordo di Maestrelli, nel ricordo di Chinaglia, anche chi non c’era nel ’74 potrà tuffarsi nell’atmosfera di quel gruppo meraviglioso. Sulle colonne delCorriere dello Sport, Pino Wilson è stato intervistato in merito all’iniziativa ‘Di Padre in Figlio’.
Wilson, ci siamo. Quarant’anni dopo… “Ricordo il 12 maggio 1974 come fosse oggi. La partita col Foggia l’avremmo vinta, lo sapevamo. Non era presunzione, no. L’avremmo vinta perché sapevamo che così doveva essere”.
Che partita fu? “Fu una gara difficilissima, lo fu soprattutto dal punto di vista mentale e alcuni episodi accaduti in campo la resero ancora più complicata, fummo più forti di tutto. Oggi, è questo il bello, si rivive la stessa atmosfera, l’evento “Di Padre in Figlio” sta avendo un grandissimo riscontro”.
Eppure quel successo l’avete capito nel tempo… “Solo adesso, a distanza di tanti anni, capiamo cosa abbiamo fatto e perché siamo rimasti nel cuore del tifoso laziale. Tommaso e Giorgio generarono il cambiamento”.
Capitano, torniamo a que l giorno. Cosa provò quando l’arbitro Panzino fischiò la fine? Fu scudetto… “Ci fu l’invasione del popolo biancoceleste, fu una vera invasione. Il campo si riempì, fu incredibile. Sa cosa le dico? Mi è rimasta impressa anche la scena iniziale, non solo quella finale. Quando entrammo in campo, un’ora prima della partita, fummo colpiti dalle bandiere. Erano tantissime, non c’era spazio per un fiammifero. Le 81mila presenze fissarono un record, è ancora imbattuto”.
I ricordi, quarant’anni dopo, vivono grazie a voi, eroi laziali. “Il ricordo più bello è legato ad una foto. L’abbiamo vista successivamente, fu scattata dopo il fischio finale dell’arbitro Panzino. Quell’immagine immortalò Maestrelli, il momento in cui si alzò dalla panchina per festeggiare. Il suo viso, il suo sguardo, dicono tutto ciò che ha provato, non ci sono parole per descriverli”.
Maestrelli, il grande Maestro. Il 12 maggio 2014 sarà onorato come merita… “Prima dell’inizio del triangolare celebrativo effettueremo un giro di campo, ci soffermeremo davanti alla curva Maestrelli, lo faremo in suo onore”.
Quarant’anni dopo la festa ricomincia. “Quel giorno festeggiamo poco, salimmo su un pullman, effettuammo un giro in città, passammo da Piazza del Popolo, ci fermammo in Via di Ripetta. Lì c’era Paolo, un nostro caro amico, il proprietario del ristorante La Buca di Ripetta, andavamo sempre lì”.
Wilson, è pronta un’altra festa. Sarà ancora più bella? “Gli anni che passano, i ricordi di chi non c’è più, le emozioni saranno fortissime. Penso di sì, forse sarà ancora più suggestivo festeggiare il nostro scudetto nel 2014, con chi c’era e con chi ha conosciuto la nostra storia attraverso i racconti”.
Cosa la stupisce di più in questi giorni? “Non capita spesso di celebrare un evento accaduto 40 anni prima, stavolta sarà così. Lì per lì non sembrò un’impresa, non sapevamo di aver centrato una vittoria così importante, non solo sportiva. Lo ripeto, lo abbiamo capito 40 anni dopo, lo stiamo capendo oggi”.
Il primo scudetto, la prima grande Lazio. Cosa cambiò quel giorno? “Cambiò il volto del tifo a Roma, con quel trionfo abbiamo dato più forza, più orgoglio e più passione al tifoso biancoceleste e di questo ne siamo orgogliosi. Non cambiò solo la storia laziale, cambiò anche quella cittadina”.
Andiamo nel futuro. 12 maggio 2014, quali sorprese state preparando? “Sarà una notte suggestiva. Ci ritroveremo tutti insieme, sarà la festa di ogni laziale, di ogni tifoso e dei calciatori di tante epoche. Noi stessi, a distanza di 40 anni, siamo qui uniti. E’ un segnale, certifica che quel gruppo, a dispetto del carattere di ognuno che ci portava a litigare durante la settimana, aveva un collante incredibile. L’amicizia è indissolubile”.
Cinquantaseimila biglietti venduti, l’Olimpico sarà pieno. Non accadeva da tempo. “Abbiamo scelto tre Lazio, oltre la nostra anche quelle del -9 e dello scudetto del 2000. Abbiamo contattato i giocatori che hanno dato lustro ai nostri colori. E mi auguro ci siano i rappresentanti attuali tra cui Keita, in questo modo sarà rappresentato il passato, il presente e il futuro. Ci tengo a sottolineare una cosa…”
Cosa? “Non c’è alcuna strumentalizzazione dell’evento rispetto ai fatti attuali né vogliamo che qualcuno lo creda. Mi auguro che la crisi si esaurisca, ma non sta a me consigliare una o l’altra parte”.
Tante Lazio insieme, tutte vincenti, non s’erano mai viste. ”Wilson, saremo presenti”, al telefono mi hanno detto tutti così, erano felici di tornare a Roma. Nessuno si è fatto pregare, non c’è stato uno che non abbia aderito subito con entusiasmo nonostante gli impegni che si possono avere. Faccio due esempi, Veron e Mancini. Hanno impegni calcistici, ma faranno di tutto per esserci”.
A che punto è l’organizzazione dell’evento “Di Padre in Figlio”? “Stiamo completando l’iter, è stato approntato il piano sicurezza, ci sono tanti sopralluoghi da effettuare all’Olimpico. Saranno dodici giorni di arduo lavoro, è scattato il conto alla rovescia”.
Quando arriveranno i grandi ex? “Saranno a Roma tra l’11 e il 12 maggio, ripartiranno tra il 13 e il 14. Ci ritroveremo tutti all’Olimpico, come una grande famiglia”.
La notte del primo scudetto sarà anche la notte dei ricordi. In campo ci saranno i figli dei campioni scomparsi, sono diventati eroi immortali. “Scenderanno in campo con noi, molti di loro giocheranno la prima partita del triangolare. Ci saranno Stefano Re Cecconi e Giorgino Chinaglia, speriamo di avere Niccolò Frustalupi. In panchina siederanno Massimo Maestrelli, Guido Bezzi, Stefano Lovati e i figli di Sbardella e del presidente Lenzini”.
Wilson, sono passati quaranta lunghi anni. La sua Lazio, la vostra Lazio, che Lazio era? “Era unica e irripetibile. Ma noi speriamo che possa avere un seguito…”.
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Stefano Mauri e la Lazio ancora insieme, è questo lo scenario prospettato stamani dal Corriere dello Sport. Il brianzolo l’aveva detto subito dopo la vittoriosa trasferta di Livorno: “Il rinnovo? Spero di vedere il presidente a breve, non ci saranno problemi”. E così sarà. L’incontro con il patron capitolino è nell’aria, così come la firma che potrebbe arrivare a giorni. Un altro anno insieme (difficile che sottoscriva un biennale), con l’aquila sul petto sino al 2015, per togliersi ancora delle soddisfazioni. Il 34enne nativo di Monza, dopo il periodo di sosta forzato dovuto alla squalifica per omessa denuncia, è tornato al top della forma, basti vedere le ultime due reti rifilate a Torino e Livorno nelle ultime settimane. Ha ripreso per mano la squadra, Stefano, da vero capitano. Sorride Reja, felice di poter contare su un jolly di qualità ed esperienza
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Gli sconti non hanno fatto effetto, almeno per ora. Sono stati venduti circa 1.500 biglietti per Lazio-Verona di lunedì prossimo. Il giorno feriale e l’orario (le 19) di certo non aiutano, non favoriscono l’affluenza e la contestazione pesa. La società nei giorni scorsi aveva promosso prezzi più bassi rispetto al solito: i biglietti di Curva Nord, Distinti Nord Est, Nord Ovest e Sud Est sono stati messi in vendita al costo di 10 euro (di regola costano 16 euro). La Tribuna Tevere è stata unificata, il tagliando ha un unico prezzo (30 euro, il settore di solito è venduto al prezzo di 35 euro), la fascia Tevere Top (costo 50 euro) non è stata prevista. Sono stati abbassati anche i prezzi della Monte Mario: un posto in Tribuna d’Onore Centrale si acquista sborsando 90 euro anziché 120, gli altri posti sono acquistabili pagando 50 euro. I biglietti come sempre sono disponibili nei punti Lazio Style 1900 e nelle ricevitore Lottomatica. Il match col Verona sarà il penultimo tra quelli casalinghi, il 18 maggio all’Olimpico arriverà il Bologna.
Tratto da: “Il Corriere dello Sport” – Daniele Rindone
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Incompiuto. Gael Kakuta è un classe ’91, l’età è sua alleata. Quando Don Balon ti inserisce nella lista dei migliori prospetti, quando i giovanotti del Lens con lui in campo perdono una partita in otto anni, quando il Chelsea fa carte false – è proprio il caso di dirlo – per impossessarsi del suo talento, quando sei una stella di tutte le rappresentative giovanili francesi, la strada non si mette necessariamente in discesa, anzi. Il fardello della pressione, per un ragazzo designato come ‘prescelto dalla divinità calcistica’. Rapidità impressionante, dribbling ubriacante, un sinistro chirurgico. Il menù è appetitoso, ma i clienti sono sempre scontenti.
NIENTE RISCATTO – La Lazio è la prima vera opportunità importante dopo una lunga serie di prestiti dal Chelsea. Fulham, Bolton, Digione, Vitesse. Poi la chiamata dei biancocelesti, dopo tanti colpi a vuoto. Ultimo giorno del mercato invernale. Veni, vidi e sostituisco Hernanes. Non è il semplice compitino. Prestito gratuito semestrale con diritto di riscatto fissato a 3.5 milioni di euro, un affare orchestrato dall’Avvocato Claudia Pastorello, moglie dell’agente Federico Pastorello, da sempre vicino all’ambiente biancoceleste (le è stato commissionato anche Helder Postiga, ndr). Dopo tre mesi il suo riscatto è pressochè impossibile. Secondo quanto appreso dalla nostra redazione e confermato da alcune fonti vicine al giocatore, Kakuta non avrebbe convinto la dirigenza con le sue prestazioni e viceversa l’ipotesi di un futuro in biancoceleste non alletta il ragazzo, che ha registrato ingenti problemi di adattamento. L’impatto con il calcio italiano è stato quantomeno complicato: la tecnica di base è indiscutibile, ma Reja ha avuto difficoltà nel collocarlo all’interno del contesto tattico. Kakuta nell’ultima stagione al Vitesse si era ben comportato, ma il contesto era sicuramente diverso: difese molto alte, tridenti a trazione offensiva, compiti difensivi meno massacranti per gli esterni. I numeri mostrati in allenamento sono indiscutibili, ma non bastano. Il mister lo ha inserito anche nella lista per l’Europa League, ma non ha concesso molto spazio al francese: 5 minuti in campionato, uno spezzone in Europa contro il Ludogorets ed una lunga serie di n.e.Bottino magro, anche se a sinistra la vita non è semplice con due frecce appuntite come Keita e Lulic.
ULTIMO TRENO? – Ancelotti ai tempi del Chelsea lo aveva definito così: “Non ho mai visto un talento del genere già alla sua età. Forse non ha la giusta potenza, ma tecnicamente è un giocatore già pronto“. Una descrizione che si adatta a diversi contesti, ma forse non alla Serie A, dove bisogna tener botta ai contrasti ed esser disciplinati tatticamente, pena la possibile non riconferma di un ragazzo che dà del tu alla sfera. “Vedrete quanto è forte“ – assicurava Tare, giudizio inconfutabile ma forse serve altro. Reja non a caso sembrava più rammaricato dal mancato arrivo di Biabiany a margine del gong del mercato invernale. I tifosi, distrutti dalla cessione di Hernanes, commentavano sarcastici in rete un rigore calciato alle stelle ai tempi del Vitesse. Difficile, se non impossibile, sostituire il Profeta nel cuore dei tifosi e nei meccanismi di squadra. Ma il risultato è stato ben al di sotto delle aspettative, Kakuta è pronto a dire adieu alla Lazio e alla seconda grande occasione della sua carriera. Nel calcio passare da giovane fenomeno a rimpianto è un’inezia. E’ ora di diventare grandi, un talento cristallino come Gael non può perdere un altro treno…
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Arroccato nella fortezza del proprio ego Lotito non può capire l’amore. L’amore si nutre di cose semplici, di slanci irrazionali, di complicità e comprensione. Parla con parole facili che arrivano al cuore e non perde tempo nell’eloquio forbito (o presunto tale) o nella ricerca della frase erudita. A volte parla con il silenzio, con un sussurro, con un sospiro. Lotito non è innamorato e non può parlare con amore. O meglio, Lotito è innamorato di se stesso, un amore smisurato, una passione sfrenata, che acceca e rende sordi. Si nutre ostinatamente dello scontro perché nell’incontro si smarrisce. Il dialogo presuppone un confronto dove sono le buone idee a prevalere e non l’arrogante presunzione di avere sempre ragione. Le grida della gente laziale non lo hanno scalfito, semplicemente perché non ha saputo o voluto ascoltarle. Ha visto ombre ovunque, nascosto nell’oscurità della diffidenza, guardando a quella che doveva essere la sua gente come ad un nemico da combattere. Che ci siano alcuni che stanno combattendo una lotta di interesse e non d’amore ci può stare, ma questo sordido agire non appartiene alla moltitudine di persone normali, avide di Lazio. Sono quei padri e quei figli che il 12 maggio hanno deciso di tornare in tanti ad abbracciarsi, riconoscersi e cantare, nel ricordo delle cose vissute con la loro immortale ed infinita lazialità. Quello del 12 maggio è un evento straordinario, con un significato che va ben oltre l’iniziativa in sé. E’ la vittoria dell’amore sul rancore, è un abbraccio appassionato ed un grido di protesta. E’ un segnale forte di presenza ad un ambiente che guardava con soddisfazione alla nostra assenza ed alle nostre divisioni per consolidare la sua posizione e spazzarci via lentamente. Noi ci siamo, numerosi, forti, uniti e innamorati, perché la nostra Lazio ce la tramandiamo di padre in figlio. La nostra storia unica è ricca di lotte, di vittorie e di sconfitte, di lacrime e sorrisi, di pioggia e vento, di sole e cieli azzurri. E’ un volo spiccato più di cento anni fa e giunto fino ad oggi con la stessa intensità e spinta verso il futuro. E’ l’orgoglio di uno stile inconfondibile, è la bellezza della sua gente. Non sarà un Lotito di passaggio a portarci via tutto questo. – See more at: http://lnx.lazialita.com/2014/04/29/quellamore-infinito-che-lotito-ha-ferito/#sthash.psRX2sC4.dpuf
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Un’indiscrezione con il botto, proiezione che desta scalpore pur se confinata nell’ambito delle voci di inizio mercato. Secondo quanto riporta Tuttomercatoweb, il ds della Roma Walter Sabatini avrebbe maturato l’idea di riportare nella Capitale, sponda giallorossa, Aleksandar Kolarov, terzino serbo del Manchester City che vanta 86 presenze e 6 gol con la maglia biancoceleste. Rudi Garcia ha richiesto un terzino sinistro di livello continentale per completare la sua difesa, Kolarov è tra i capostipiti nel ruolo e le sue caratteristiche si sposano alla perfezione con le idee tattiche dell’ex tecnico del Lille. Sabatini conosce molto bene il ragazzo, è uno dei colpi di mercato più importanti della sua carriera: arrivò alla Lazio nel lontano 2007 per meno di un milione di euro, fu venduto tre anni dopo ai Citizens per 18 milioni. E’ un punto fermo del suo club, ma il diretto interessato ha espresso più volte il desiderio di tornare in Italia, il suo contratto scade nel 2015. Roma è la sua seconda città, ma lo sgarbo sarebbe enorme. Peruzzi, Di Biagio, Manfredonia, Fuser, Siviglia, Muzzi. Il passaggio da una sponda all’altra del Tevere ha sempre provocato polemiche e malumori. Kolarov è stato un idolo della Nord, lo stesso Sabatini – direttore sportivo della Lazio prima dell’avvento di Tare – è stato accusato inizialmente dalla tifoseria romanista per la sua fede biancoceleste e difficilmente potrebbe venire tollerato l’arrivo del serbo. La Roma investirà un budget importante per la prossima sessione di mercato ma Kolarov in giallorosso probabilmente non ha prezzo…
tuttomercatoweb
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Joseph Minalacammina per il centro sportivo di Formello. A testa alta, guarda dritto. Il passo è spedito, come quello che nel giro di pochi mesi lo ha portato a esordire in Serie A. Non rallenta mai, nemmeno di fronte alle chiacchiere da bar. Diego Tavano, il suo agente, lo accompagna, i microfoni di Sky Sport lo seguono passo passo. E raccolgono in un’intervista esclusiva le sue impressioni. Queste sì già mature:“Io so bene chi sono. Sono Joseph Marie, sono nato a Yaoundé, in Camerun, il 24 agosto del 1996. Così è facile reperire informazioni su di me, a chi volesse posso anche dare un biglietto per le identificazioni”.
Una storia tutta da scoprire quella di Minala. Anzi Mìnala, con l’accento sulla i. Ci tiene molto, occhio a non sbagliare: “Arrivai in Italia per un provino con il Milan, il viaggio andò anche bene. Ma giunto qui, il Milan non c’era. Per di più la persona che mi aveva promesso il provino, una volta arrivati alla stazione, mi diede un cellulare e mi disse ‘aspettami qui’. Non ebbi più notizie di quel signore, mi abbandonò lì solo. L’ultima sua immagine fu quella di schiena alla stazione Termini, direzione Vittorio Emanuele. Andai subito alla polizia spiegando l’accaduto, non sapevo cosa fare. Pensavo mi rispedissero nel mio Paese, invece voglio ringraziare lo Stato italiano per avermi dato quest’opportunità. Mi accompagnarono a un ospedale vicino, venni visitato da un medico, poi due poliziotti mi portarono in una comunità. Iniziò così la mia avventura in Italia”.
Quel telefonino non è servito: “Non l’ho mai usato, ma lo conservo come un ricordo insieme al dizionario”.
Falsi procacciatori di affari, destino già segnato. Anche sulle espressioni del viso. Minala è diventato famoso ancor prima di giocare: “Sembro più grande? Penso di sì, la gente la vede così. Ma succede spesso nel mondo africano di dimostrare più anni di quelli che si hanno. I miei sono reali, anzi vi invito alla mia festa dei 18 anni”.
Ha una famiglia numerosa Minala, i 1500 euro al mese che percepisce dalla Lazio (il minimo salariale) li spedisce interamente ai genitori e agli undici fratelli. Cuore grande almeno quanto il talento. Protagonista in campo e fuori:“Ho fatto anche l’attore in una commedia. Parlavo la lingua ed era più facile. Si chiamava ‘Io non sono invisibile’, il responsabile della comunità ci teneva molto a realizzarla per far capire alla gente che siamo tutti uguali nonostante il colore di pelle diverso. Un po’ come successo a Dani Alves. Siamo uguali, a parte i capelli che sono un po’ più alti”.
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Come si fa a non riscattare un giocatore che è entrato nella storia? La Lazio non si è posta la domanda, è passata direttamente ai fatti. Trovato l’accordo con l’Udinese per la seconda metà di Antonio Candreva: presto il suo cartellino sarà interamente biancoceleste. 8,5 milioni di euro, questa la cifra concordata tra Lotito e Pozzo per il completo trasferimento dell’esterno nella Capitale. Come scrive La Repubblica, c’è la stretta di mano tra i due presidenti, mancano solo le firme sui moduli federali. La Lazio punta forte su Candreva per il futuro, la conferma indiretta arriva anche dallo spot legato allo sponsor MSC Crociere (girato ieri a Gaeta) che vede il numero 87 come testimonial d’eccezione. Al calciatore verrà garantito un nuovo contratto con un stipendio annuo da top player di circa 2 milioni di euro, bonus compresi. Lotito e Tare non potevano farselo scappare. Credono in Candreva, ci hanno sempre creduto. Lo hanno fatto il 31 gennaio 2012, nelle ultime ore di quel calciomercato invernale, quando tutti si rammaricavano per l’acquisto sfumato di Honda. Ora si benedice quel giorno. E si ringrazia il Cesena naturalmente.
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“Se non vinciamo domani è giusto non andare in Europa”, aveva sentenziato Reja in conferenza stampa. Pungolati nell’orgoglio, i biancocelesti hanno sfoderato una prestazione gagliarda, tosta, condita dalle solite amnesie difensive. Ma tanto è bastato per affondare un Livorno fragile, dimesso, che tutto sembra tranne che una squadra in lotta per la salvezza. Mauri nel primo tempo con l’evidente complicità di Bardi, Candreva nella ripresa su calcio di rigore (che raggiunge le 12 segnature in campionato staccando Nedved ed Hernanes). Una rete per tempo e la pratica amaranto è archiviata. Adesso i Reja boys si preparano ad affrontare il Verona all’Olimpico, fermo a quota 51 proprio come i capitolini.
FORMAZIONI – “Domani scenderà in campo per provare, se mi darà l’ok giocherà”. Deve aver scosso la testa, Giuseppe Biava. Nell’undici inziale il centrale nativo di Seriate non c’è. Al suo posto, come previsto, Reja schiera Ciani. Completano la linea difensiva del 4-3-1-2 Pereirinha, Cana e Lulic. Sulla linea mediana agiscono Onazi, Ledesma e Biglia, mentre Mauri supporta Candreva e Keita. I due jolly biancocelesti sono liberi di svariare su tutto il fronte d’attacco. Nicola, che deve far fronte a numerose defezioni, risponde con un 4-3-3, affidando tutto il potenziale offensivo a Siligardi, Paulinho e Mesbah.
PRIMO TEMPO – Scorge la bandiera a scacchi, la truppa di Reja. Anzi, il vessillo nel mirino della Lazio ha 12 stelle dorate disposte in cerchio su uno sfondo blu. Il primo che tenta la volata è Stefano Mauri, dopo solamente quattro giri d’orologio: sponda aerea di Cana e destro volante del numero 6, Bardi ci mette i pugni e sventa il pericolo. Non si fa attendere la replica dei padroni di casa, con Siligardi che imbeccato da Greco scarica un sinistro di rara potenza. Berisha solleva la testa al cielo e osserva il pallone che sfreccia sopra la traversa. Match pimpante, divertente, con rapidi capovolgimenti di fronte. Da un calcio d’angolo per il Livorno, svetta Biagianti, che costringe l’estremo difensore capitolino all’intervento prodigioso. È il preludio al gol, ma a segnarlo sono gli ospiti: Lulic pesca Mauri in area, il capitano dei biancocelesti da posizione defilata opta per la soluzione al volo di sinistro. È l’episodio che sblocca la gara, ma evidenti sono le responsabilità del giovane Bardi. Che però ci mette poco a riscattarsi, alzando sopra il montante una sassata di Biglia. Il primo tempo si avvia alla conclusione, ma quando De Marco ha il fischietto in bocca ci pensa l’accoppiata Cana-Biglia a regalare un ultimo sussulto; disimpegno superficiale dell’albanese per il playmaker argentino, Siligardi si impadronisce della sfera al limite dell’area, ma l’intervento di Ciani vale quanto un gol. Si chiude così la ripresa, con la Lazio in vantaggio di una rete.
SECONDO TEMPO – Sei minuti per la storia, trecentosessanta secondi per salire sul gradino più alto dei centrocampisti goleador. Tanto basta a Candreva per staccare Nedved ed Hernanes e siglare il dodicesimo gol in campionato. Come? Dagli undici metri, grazie al rigore guadagnato da Stefano Mauri, il cui destro viene murato con un braccio da Rinaudo. Il numero 87, come di consuetudine, coccola la sfera, la pone delicatamente sul dischetto e fulmina Bardi. Il treno salvezza fugge via, il Livorno arranca, non ha la forza di raggiungerlo. La Lazio invece prende in corsa quello che porta all’Europa League, e non vuole più scendere. Onazi potrebbe timbrare il biglietto, ma il nigeriano fallisce il tris da pochi passi. Dalle tribune dell’Armando Picchi si levano cori di dissenso, i giocatori labronici non sembrano recepire il messaggio. Reja mischia le carte, Onazi prima e Candreva poi lasciano il terreno di gioco, sostituiti rispettivamente da Gonzalez e Felipe Anderson. Che ha una voglia matta di spaccare il mondo, l’ex Santos vuole sprigionare una volta per tutte il suo talento. La progressione è devastante, l’ingresso in area fa ben sperare, se non fosse che Bardi vuole farsi perdonare l’incertezza che è valsa lo svantaggio. Dagli altri campi giunge una notizia buona e una cattiva: il Parma è sotto di un gol a Cagliari, il Torino vince 2 a 0 con l’Udinese. Quando il triplice fischio riecheggia, sono ben tre le squadre ferme a quota 52.
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IL SANTO PADRE COL PRESIDENTE SERGIO CRAGNOTTI E SVEN GORAN ERIKSSON
Karol Józef Wojtyla nasce il 18 maggio 1920 a Wadowice, città a 50 km da Cracovia, in Polonia. E’ il secondo dei due figli di Karol Wojtyla e di Emilia Kaczorowska, che muore quando lui ha solo nove anni. Anche il fratello maggiore non ebbe miglior sorte, morendo molto giovane nel 1932. Finiti brillantemente gli studi liceali, nel 1938si trasferisce a Cracovia con il padre ed inizia a frequentare la Facoltà di Filosofia della città. Si iscrive anche allo “Studio 38”, circolo teatrale che durante la seconda guerra mondiale va avanti clandestinamente. Nel 1940 lavora come operaio nelle cave presso Cracovia e in seguito nella locale fabbrica chimica Solvay. Evita così la deportazione ed i lavori forzati nel Terzo Reich tedesco. Nel 1941 il padre muore, e il giovane Karol appena ventenne si trova del tutto solo.
A partire dal 1942, sentendosi chiamato al sacerdozio, frequenta i corsi di formazione del seminario maggiore clandestino di Cracovia, diretto dall’Arcivescovo di Cracovia, il Cardinale Adam Stefan Sapieha. Nel contempo è uno dei promotori del “Teatro Rapsodico”, anch’esso clandestino. Nell’agosto del 1944 l’arcivescovo Sapieha lo trasferisce, insieme ad altri seminaristi clandestini, nel Palazzo dell’Arcivescovado. Vi rimarrà fino alla fine della guerra. Il giorno 1 novembre 1946 Karol Wojtyla è ordinato sacerdote; dopo pochi giorni parte per proseguire gli studi a Roma, dove alloggia presso i Pallottini, in Via dei Pettinari. Nel 1948 discute la sua tesi sul tema della fede nelle opere di San Giovanni della Croce. Rientra da Roma in Polonia dove come viceparroco viene destinato alla parrocchia di Niegowiæ presso Gdów. Il Senato accademico dell’Università Jagiellonica, dopo avergli riconosciuto i titoli degli studi compiuti nel periodo 1942-1946 a Cracovia e i successivi all’Angelicum di Roma, gli assegna il titolo di dottore con la qualifica di ottimo. In quel periodo, durante le sue vacanze, esercita il ministero pastorale tra gli emigranti polacchi in Francia, Belgio e Olanda.
Nel 1953 presenta all’Università cattolica di Lublino una tesi sulla possibilità di fondare un’etica cristiana a partire dal sistema etico di Max Scheler. Più tardi, diviene professore di Teologia Morale ed Etica nel seminario maggiore di Cracovia e nella Facoltà di Teologia di Lublino. Nel 1964 Karol Wojtyla è nominato arcivescovo metropolita di Cracovia: si insedia ufficialmente nella Cattedrale del Wawel. Tra il 1962 e il 1964 partecipa alle quattro sessioni del Concilio Vaticano II. Il 28 giugno 1967viene nominato cardinale da Papa Paolo VI. Nel 1972 esce “Alle basi del rinnovamento. Studio sull’attuazione del Concilio Vaticano II”. Il 6 agosto 1978 muore Paolo VI e Karol Wojtyla partecipa alle esequie ed al conclave che, il 26 agosto, elegge Giovanni Paolo I (Albino Luciani).
In seguito alla improvvisa morte di quest’ultimo, il 14 ottobre inizia un nuovo Conclave e il 16 ottobre viene eletto Papa con il nome di Giovanni Paolo II. E’ il 263° Successore di Pietro. Il primo Papa non italiano dal sedicesimo secolo: l’ultimo era stato l’olandese Adriano VI, morto nel 1523. Il Pontificato di Giovanni Paolo II si caratterizza in particolar modo per i viaggi apostolici. Durante il suo lungo Pontificato Papa Giovanni Paolo II compirà oltre 140 visite pastorali in Italia e, come Vescovo di Roma, si recherà in oltre 300 delle 334 parrocchie romane. I viaggi apostolici nel mondo – espressione della costante sollecitudine pastorale del Successore di Pietro per tutte le Chiese – sono stati quasi un centinaio. Anziano e malato, anche verso gli ultimi anni della sua vita – durante i quali ha convissuto con il morbo di Parkinson – Karol Wojtyla non ha mai rinunciato a compiere viaggi faticosi e impegnativi. Di particolare importanza, sono i viaggi nei paesi dell’Est europeo, che sanciscono la fine dei regimi comunisti e quelli in zone di guerra quali Sarajevo (aprile 1997) e Beirut (maggio 1997), che rinnovano l’impegno della Chiesa cattolica per la pace. Storico anche il suo viaggio a Cuba (gennaio 1998) e l’incontro con il “Leader maximo” Fidel Castro.
La data del 13 maggio 1981 è invece segnata da un episodio gravissimo: Ali Agca, un giovane turco nascosto tra la folla in piazza San Pietro, spara al Papa due colpi di pistola, ferendolo gravemente all’addome. Il Papa viene ricoverato al Policlinico Gemelli, dove rimane in sala operatoria per sei ore. L’attentatore viene arrestato. Gli organi vitali vengono solo sfiorati: una volta ristabilitosi il Papa perdonerà il suo attentatore, andando a trovare Agca in carcere, in una visita rimasta storica. La ferma e convinta fede di Karol Wojtyla gli fa ritenere che sarebbe stata la Madonna a proteggerlo e a salvarlo: per volere dello stesso Papa la pallottola verrà incastonata nella corona di una statua di Maria. Nel 1986 le immagini televisive di un altro evento storico fanno il giro del mondo: Wojtyla visita la sinagoga di Roma. E’ un gesto che nessun altro Pontefice aveva mai compiuto prima. Nel 1993 stabilisce le prime relazioni diplomatiche ufficiali tra Israele e Santa Sede. Da ricordare anche l’importanza data al dialogo con le nuove generazioni e l’istituzione, nel 1986, della Giornata mondiale della gioventù, che da allora, viene celebrata ogni anno.
Particolare intensità e commozione ha suscitato in tutto il mondo, e al Papa stesso, il raduno dei giovani a Roma in occasione del Giubileo del 2000. Il 16 ottobre 2003 è stato il giorno dei 25 anni di pontificato; l’evento che ha attirato l’attenzione dei media di tutto il mondo ha visto inoltre il Presidente Ciampi esprimere, in un ideale abbraccio nazionale, gli auguri a Giovanni Paolo II con un messaggio televisivo alla nazione, a reti unificate. Nel 2005 è uscito il suo ultimo libro “Memoria e identità”, nel quale Giovanni Paolo II affronta alcuni grandi temi della storia, in particolare le ideologie totalitarie del Novecento, come comunismo e nazismo, e risponde agli interrogativi più profondi della vita dei fedeli e dei cittadini del mondo. Dopo due giorni di agonia in cui le notizie sulla salute del Papa si sono rincorse con continui aggiornamenti in tutto il mondo, Karol Wojtyla muore sabato 2 aprile 2005 alle 21.37. Il giorno successivo le gare di tutti i campionati sono sospese per onorarne la memoria.
Il Pontificato di Giovanni Paolo II è stato esemplare, condotto con passione, dedizione e fede straordinarie. Wojtyla è stato per tutta la sua vita un costruttore e sostenitore della pace; è stato uno straordinario comunicatore, un uomo dalla volontà di acciaio, un leader e un esempio per tutti, soprattutto per i giovani, ai quali si sentiva particolarmente vicino e dai quali traeva grande energia spirituale. La sua figura è considerata una delle più significative e influenti per il corso della storia contemporanea. La sua beatificazione, acclamata da tutti fin dai primi giorni seguiti alla sua morte, arriva in tempi record: il suo successore Papa Benedetto XVI lo proclama beato il giorno 1 maggio 2011 (è la prima volta in oltre mille anni che un papa dichiara beato il suo immediato predecessore). Il 27 aprile 2014 viente elevato agli altari della Santità. In gioventù fu valente sportivo, giocando al calcio, e praticando lo sci e la canoa, anche dopo aver preso i voti, e continuando a sciare anche dopo essere stato eletto Pontefice nei monti reatini e sull’Adamello.
Durante il suo Pontificato ha incontrato diverse volte la squadra e la polisportiva della Lazio. Toccante fu l’incontro svolto il 27 ottobre 2000 durante la giornata dedicata allo sport in occasione dell’Anno Santo. Inoltre, durante il suo Pontificato, furono diverse le occasioni in cui si avvicinò al mondo biancoceleste anche grazie alle manifestazioni a scopo benefico di Suor Paola. Indimenticabile la foto in cui sventola la sciarpa della Lazio per salutare i tifosi accorsi in un’udienza pubblica, e quella in cui stringe una maglia biancoceleste dono della squadra.
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IL SANTO PADRE CON UMBERTO LENZINIIL SANTO PADRE CON LA MAGLIA DELLA LAZIOKAROL WOJTYLA AGITA LA SCIARPA BIANCOCELESTECON LA LAZIO NEOCAMPIONE D’ITALIA NELL’ANNO DEL GIUBILEO, CON FABRIZIO RAVANELLI
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Dopo svariati tentativi di Reja durante quest’ultima parte di campionato, il mister ha deciso che quest’oggi Stefano Mauri non giocherà come “falso nueve” ma occuperà lo spazio dietro a Keita e Candreva. Candreva che stando al CdS troverà spazio in avanti occupando il posto di Klose
Contro il Livorno spazio al 4-3-1-2, dove il ruolo di punte centrali spetta al tandem Candreva-Keita. Mauri, dopo aver ricoperto la casella di falso nueve, si trasforma in trequartista puro all’Ardenza. Centrocampo pieno di muscoli e classe con Onazi, Ledesma e Biglia. Il tecnico ha un unico dubbio nel reparto arretrato: Biava o Ciani? Il difensore bergamasco effettuerà l’ultimo test durante il riscaldamento. Se non dovesse farcela fiducia al francese al fianco di Cana.
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«Avete talento, dimostratelo. Le ultime prestazioni sono state troppo altalenanti. Certe volte siete andati al 100%, altre al 70%. Ora dovete dare sempre il massimo». Queste le parole del presidente LOTITO che ieri ha fatto un blitz a Formello per incontrare la squadra. Come riporta Repubblica (G. Cardone, M. Ercole), il presidente della LAZIO vuole incitare la squadra per raggiungere l’obiettivo Europa. Ma REJA già da LIVORNO avrà dei problemi: DIAS, CANA, RADU e NOVARETTI sono out e anche BIAVA è in dubbio. GONZALEZ rientra a centrocampo ma non ha ancora il ritmo partita e anche in attacco mancheranno KLOSE e POSTIGA. Il tecnico pensa allora al 4-3-1-2 con BERISHA tra i pali. Intanto continua la protesta della Curva Nord contro Lotito che, attraverso un comunicato, minacciano di «non comprare abbonamenti per la prossima stagione. Visto che ci sono state modifiche, potremmo decidere di sottoscrivere la tessera del tifoso per seguire la Lazio in trasferta». Ma la società guarda avanti e il 26 maggio presenterà l’Academy biancoceleste.
Lazionews
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Prosegue a oltranza la battaglia tra la Curva Nord e la dirigenza della Lazio. Dopo la manifestazione di protesta in Lazio-Sassuolo e l’invito a boicottare lo stadio fino al termine della stagione, il cuore pulsante del tifo biancoceleste aveva suggerito, con un lungo comunicato emesso lo scorso 27 marzo, di non abbonarsi fino alla chiusura della campagna acquisti estiva, oltre a non acquistare materiale ufficiale e disdire gli abbonamenti pay-per-view. A distanza di circa un mese, la nuova decisione: boicottare la campagna acquisti indipendentemente dall’esito del mercato, seguendo la squadra in massa solo in trasferta qualora ci fossero novità sostanziali sul fronte tessera del tifoso. La conferma, direttamente dalla trasmissione La Voce della Nord, in onda su Radiosei, arriva da Alessandro ‘Il Cinese’: “Non ci sono aperture né passi indietro, Lotito ha scelto questa strada e la percorreremo anche noi a oltranza. Non accetteremo questo tentativo di mediocrizzazione della squadra e dell’ambiente: per questo, oltre allo stadio vuoto, sono già partite le disdette a Sky e Mediaset. Inoltre, come Curva Nord, abbiamo deciso che non sottoscriveremo abbonamenti per la prossima stagione. Non andare allo stadio fa molto male, ma andare all’Olimpico in questo momento non ha più senso. E allora, visto che ci sono state varie aperture politiche per rivedere il sistema che regola la tessera del tifoso, potremmo anche decidere di sottoscriverla e di andare in massa a seguire la Lazio in trasferta. Questo per dimostrare a tutti che noi ci siamo e che amiamo solo la Lazio, non chi la sta gestendo. E’ una possibilità che stiamo valutando molto seriamente”.
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“La Lazio è la prima squadra della Capitale. Non mi muovo da qui”. Decisivo sul campo, incisivo a parole. Il rinnovo sino al 2018 diKeita Balde Diao è pronto, manca solo la firma nero su bianco, che arriverà nelle prossime ore. Intanto il talento ex Barcellona si diverte suAsk.fm (nuovo social basato su un’interazione domanda-risposta), come riportato dall’edizione odierna de Il Messaggero. “Arriva un momento della vita in cui capisci ciò che conta, contava, non conta più e conterà sempre”, continua il saggio Keita, 19 anni compiuti lo scorso 8 marzo. “Non m’importa d’essere famoso, io voglio segnare solo per i tifosi della Lazio”. Trentuno sono le presenze (tra campionato, Europa League e Coppa Italia) collezionate dal ragazzo di Arbucies nella stagione in corso, 5 le reti siglate e ben 8 gli assist sfornati. Lo spagnolo d’origini senegalesi è già nella top eight degli Under 21 più forti d’Europa, in Inghilterra le sue gesta sono ormai note. Come quel gol da urlo messo a segno nel match casalingo contro il Napoli, che il numero 14 ricorda con piacere: “Ho colpito la palla sotto di esterno e la conclusione ha preso una strana direzione che ha confuso Reina”. Adesso punta il Livorno, Keita, vuole trascinare la Lazio in Europa. Le sue giocate sin qui sono valse ben 14 punti alla truppa capitolina. Quattordici, sì, proprio come il numero che porta sulle spalle, un curioso gioco del destino. Ma l’appagamento non alberga nel cuore e nei piedi di Balde, affamato di gol, di esultanze, di traguardi. “Ci riprenderemo l’Europa League”, aveva ringhiato subito dopo l’eliminazione col Ludogorets. Con lui in campo, tutto è possibile.
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Giuseppe Biava e una carriera da chiudere “non più in biancoceleste”. Si apre con questo clamoroso e inatteso scenario la giornata di casa Lazio. A lanciare l’indiscrezione – ma a quanto pare molto più di un’indiscrezione – è l’esperto di mercato di Sky Sport Manuele Baiocchini su Goal.com: con il club bergamasco, il difensore biancoceleste avrebbe trovato “già un accordo di massima”. Rilancia sul proprio sito Gianluca Di Marzio: “Salvo sorprese dell’ultimo minuto, Biava nella prossima stagione vestirà la maglia nerazzurra. E’ stata già trovata un’intesa sul contratto, anche se ancora mancano le firme”. Una sterzata improvvisa che, se confermata, riscriverebbe quello che ormai era considerato un piccolo passaggio burocratico: il rinnovo del contratto con la Lazio. Neanche una settimana fa, l’agente del centrale classe 1977 aveva individuato nei primi di maggio i giorni adatti per incontrarsi con Lotito. Lo stesso procuratore ha comunque ammesso come le pretendenti non mancassero di certo. Ecco oggi la notizia che cambia le carte in tavola. Biava sarebbe quindi “pronto ad iniziare una nuova avventura con la maglia dell’Atalanta”: per lui, nato a Seriate ed ex giocatore dell’Albinoleffe, sarebbe un ritorno a casa. Per la Lazio, invece, sarebbe un’ulteriore lacuna da colmare in una difesa completamente da rifondare.
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Marchetti a ruota libera. Prestazioni deludenti sì, ma troppe voci sul suo conto. Federico non ci sta, il suo sfogo arriva ai microfoni Sky Sport: “La cosa che mi ha fatto più male è che ci sia stato accanimento sul fatto che io pensavo di andare via a gennaio, che fossi distratto dalle voci di mercato. Io ho un contratto con la Lazio, ho sempre pensato a fare bene qui e di fare un progetto con questa squadra. Non sono mai stato condizionato né ho mai pensato ad altre cose fuori dal campo di gioco. Ci tenevo a chiarirlo”. Marchetti parte, Marchetti resta. I dubbi si sprecano: “Intanto il mio obiettivo è quello di finire bene questa stagione, poi si vedrà. Se dipende dalla conquista di un posto in Europa? Sicuramente parliamo di un traguardo importante, prestigioso per la Lazio. Conseguirla o non conseguirla farà cambiare delle scelte, però questo non penso che mi riguardi. Io penso solo a finire bene questa annata”. Che lo ha visto perdere il posto in Nazionale. Marchetti sa di non aver dato il massimo: “Sicuramente per me è stata una stagione difficile, soprattutto da dicembre in poi. Ho avuto una serie di problemi fisici che non mi ha permesso di allenarmi con continuità. Questo mi è mancato. Quando uno non scende in campo con continuità, è più difficile dare prestazioni di buon livello. Le critiche? Non piacciono a nessuno, ma analizzando le stagioni è normale che l’anno scorso abbiamo fatto meglio, sia con la qualificazione europea che con la vittoria della Coppa Italia. Quest’anno i risultati e l’entusiasmo sono venuti meno. Fa parte del mestiere, si cerca sempre di dare il massimo”. Forse Marchetti aveva abituato tutti troppo bene: “Quest’anno forse ho salvato meno di altre volte la baracca, però l’importante è dare tutto e farlo sempre con grande entusiasmo”. Il finale comunque è ancora tutto da scrivere: “Ora sto meglio, ho ripreso a lavorare questa settimana. Se tutto prosegue al meglio, abbiamo in programma il rientro per domenica. La rincorsa europea non è facile, abbiamo quattro finali da giocare, cercando di portare a casa più punti possibili e sperando che chi ci precede possa commettere qualche passo falso. Sappiamo bene che dobbiamo raccogliere sempre il massimo”.
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