La campagna acquisti della scorsa estata è stata anomala rispetto alle precedenti dell’era Lotito. I biancocelesti, infatti, hanno chiuso il mercato con un saldo in negativo di 9 milioni di euro. A pesare sul bilancio sono stati gli acquisti di Biglia, F. Anderson, Perea e Berisha (Novaretti è arrivato a parametro zero), a fronte delle sole cessioni di Kozak e Bizzarri. Nel mercato di gennaio, però, il saldo è tornato in utile. L’addio di Floccari, e soprattutto di Hernanes, hanno portato nelle casse biancocelesti un totale di 17,99 milioni, facendo respirare le finanze laziali e chiudendo con un utile di 11 milioni. La cessione del brasiliano, dunque, è servita per far tornare i conti a Lotito che ha preferito non rischiare cedendo il Profeta. Tra i soldi spesi in estate, rientrano anche quei 2 milioni all’Udinese per riscattare la metà di Candreva che, a breve, diventerà completamente di proprietà della Lazio. Come riporta l’edizione odierna del Corriere dello Sport, infatti, Lotito e Pozzo sono vicini all’accordo. E le dichiarazioni rilasciate ieri dal ds friulano Giarretta a Tuttomercatoweb.com non fanno altro che confermare l’imminente accordo: “La Lazio vuole riscattarlo e noi non vogliamo arrivare alle buste”. C’è tempo fino al 23 giugno per scongiurare questa ipotesi e il punto d’incontro si dovrebbe trovare intorno agli 8,5 milioni. Lazio-Candreva, una storia destinata a continuare.
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“La difesa della Lazio parlerà olandese. Giovedì Tare è volato a Rotterdam e non è la prima volta che il ds visita la città, la sede del Feyenoord in particolare. Piacciono due giocatori del club biancorosso: il difensore centrale Stefan De Vrij e il terzino sinistro Bruno Martins Indi. Entrambi 22enni, entrambi nazionali olandesi. L’obiettivo principale è il primo: ha il contratto in scadenza nel 2015 e in questa stagione ha accumulato 32 presenze in campionato realizzando 4 gol. Alto 189 centimetri, può giocare indifferentemente sia sul centro destra che sul centro sinistra. I contatti con il calciatore (che ha dato la propria disponibilità a trasferirsi in Italia) sono già avviati da tempo e il club biancoceleste è a un passo dal chiudere la trattativa anche con il Feyenoord sulla base di circa 6 milioni di euro. Costa un po’ di più, invece, Martins Indi, esterno mancino portoghese naturalizzato olandese. È un vecchio pallino di Tare, il suo eventuale acquisto non è legato a quello di De Vrij”. Lo scrivono Giulio Cardone e Marco Ercole su “La Repubblica”.
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Tuttosport lancia la bomba. La Lazio vorrebbe portare a casa propria il talento bergamasco Bonaventura. Il ventiquattrenne ha disputato un campionato egregio facendo portare a se,diversi occhi di altrettanti club. Sembrerebbe, secondo la testata giornalistica, che la Lazio abbia sorpassato i viola per aggiudicarsi il giocatore. L’unica cosa che fa pensare il tifoso biancoceleste è il prezzo, la Dea lo valuta 10 milioni (come minimo). Tra le pretendenti oltre la Lazio e la Fiorentina ci sarebbero anche altri club inglesi.
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Candreva parla sui diversi fronti che lo vedono protagonista. Riguardo al mondiale dice che per lui è un sogno che si realizza, teme fortemente l’Uruguay:“E’ bello far parte della lista dei 21 giocatori che lunedì si troveranno a Coverciano. Questo è un sogno che si realizza. Abbiamo fatto bene come nazionale, c’è un bel mix di giocatori esperti e giovani talenti. Il girone? Squadre toste ma temo in particolare l’Uruguay”.
Antonio spera di poter arrivare con la Lazio in Champions lasciando il fato al mercato estivo che dovrà affrontare Claudio Lotito. Futuro con la casacca biancoceleste ancora non consolidato visto che le due parti (Lazio-Udinese) non hanno reso nulla di ufficiale sul riscatto del suo cartellino.
Candreva torna poi a parlare dell’annata laziale:“Abbiamo avuto qualche difficoltà subendo tanti gol e siamo tutti colpevoli per questo. Sono felice per il bottino realizzativo anche se quest’ anno è andato di meno il tiro da fuori. Se riusciremo a raggiungere la Champions il prossimo anno? La speranza è quella, ci sarà il mercato vedremo cosa succederà”.
CdS
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Nel calcio esistono gol che scrivono la storia più di altri. Stadio Olimpico, 21 giugno 1987: Giuliano Fiorini segna al Vicenza e caccia via i lugubri fantasmi della Serie C.Stadio Olimpico, 26 maggio 2013: Senad Lulic decide la finale di Coppa Italia contro la Roma, ma soprattutto il derby più importante della storia. Due reti entrate nella leggenda, due momenti tra i più importanti nella lunga storia biancoceleste. A un anno di distanza dalla storica vittoria nella stracittadina, i tifosi laziali festeggeranno doppiamente: lunedì 26 maggio si celebra la prima edizione del “Giuliano Fiorini Day”. Una giornata di pura lazialità, un appuntamento immancabile per chi ha a cuore questi colori. Lo scenario sarà quello dello Chalet nel Bosco (Piazzale dello Stadio Olimpico 5). Tantissimi gli ospiti che hanno già aderito, tutti prestigiosi: Sergio Cragnotti e Gianmarco Calleri, Eugenio Fascetti e Luigi Simoni, Dino Zoff, Fabio Poli, Felice Pulici, Vincenzo D’Amico, Massimo Piscedda, Ernesto Calisti, Oliviero Garlini, Raimondo Marino e tanti altri ancora. Saranno tanti i momenti commoventi della serata, come la proiezione del video “Io sono leggenda”. Ma anche tanto divertimento, sia per i bambini che per i tifosi più grandi: da non perdere il brindisi alle ore 19.27, il fatidico istante di Lulic 71°. Per vivere questo speciale evento, il costo del biglietto è di 10€: il ricavato andrà in beneficenza ad alcune sezioni della Polisportiva e ai gemelli Flavio e Francesco, tifosissimi laziali affetti dal Morbo di Batten.
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“L’incremento dell’attivo corrente, al netto delle disponibilità liquide, rispetto al 30 giugno 2013 è pari ad Euro 16,64 milioni. Tale variazione è dovuta principalmente all’aumento dei crediti verso enti specifici in conseguenza delle operazioni di trasferimento dei diritti alle prestazioni sportive nella sessione invernale“.
Il bilancio trimestrale della Lazio reso pubblico nelle ultime ore lo dice in modo inequivocabile: il club capitolino galleggia grazie alla cessione di Hernanes all’Inter, avvenuta nel mese di gennaio tra le lacrime del “profeta” e la rabbia dei tifosi. Cessione che a quanto pare era inevitabile. Perché senza i 17 milioni arrivati da Moratti, ora la situazione economica sarebbe disastrosa. Al contrario di quello che ama ripetere Lotito: “Non abbiamo bisogno di vendere per comprare”. Sì, come no.
Ma non è tutto. A leggere tra le righe del bilancio della Lazio c’è veramente da rabbrividire. Pagina quattordici: “Rispetto al 30 giugno 2013, i Debiti correnti, al netto dell’esposizione finanziaria, sono aumentati di Euro 7,82 milioni passando da Euro 128,97 milioni a Euro 136,79 milioni. La variazione è dipesa principalmente dal ricorrente incremento, esclusivamente infrannuale, dei risconti passivi a fronte di anticipazioni ricevute, nella loro pressoché integralità, su servizi televisivi, ceduti per Euro 8,80 milioni, e dei debiti commerciali per Euro 4,78 milioni in parte compensati dalla riduzione dei debiti tributari per il pagamento della rata della transazione“.
E c’è chi, tra i giornalisti che quotidianamente seguono la Lazio, ha il coraggio di parlare di un “Tesoretto” pronto ad essere utilizzato per rinforzare la squadra. Chi lo dice, evidentemente, è in malafede. O non sa leggere. Il bilancio, purtroppo, è inequivocabile. Non c’è nessun tesoretto, anzi. “Non vi sono attività finanziarie date a garanzia per passività o passività finanziarie ad esclusione della cessione di crediti futuri rivenienti dal contratti Sky per l’ottenimento di anticipi da parte della Unicredit Factoring”. Righe pesanti più di un macigno. Parole, quelle contenute a pagina 9 del bilancio trimestrale della Lazio, che fanno paura. In sintesi, si sta navigando a vista, grazie agli anticipi ricevuti da Unicredit a cui Lotito ha dato in garanzia i “soldi futuri” che avrà modo di incassare da Sky.
Ma se i soldi, a causa di una gestione a dir poco discutibile, non ci sono…Perchè Lotito non prova a trovare qualcuno pronto a rilevare la Lazio? Insomma, torna prepotentemente alla ribalta la solita domanda. A Lotito, chi glielo fa fare? La risposta, forse, è sempre nel bilancio trimestrale presentato dalla società. Pagina dieci, voce “Rapporti con parti correlate”.
Parti correlate che, guarda caso, fanno tutte capo proprio a Lotito. Nel dettaglio: “Roma Union Security, per un costo nel trimestre di Euro 0,31 milioni, riferito al servizio di vigilanza; Gasoltermica Laurentina, per un costo nel trimestre di Euro 0,32 milioni, relativo alla manutenzione del centro sportivo di Formello, dei negozi e la gestione del magazzino merci di tutta la rete commerciale della SS Lazio Marketing; Omnia Service, per un costo nel trimestre di Euro 0,24 milioni e debito di Euro 0,29 milioni al 31 marzo 2014, per il servizio di mensa sia giornaliero che in occasione dei ritiri per i tesserati presso il centro Sportivo di Formello; Lazio Snam sud, per un costo complessivo definitivo che incide solo nel trimestre di Euro 3,30 milioni e debito di Euro 3,30 milioni al 31 marzo 2014, a fronte di costi complementari alle attività ricevute per prestazioni di servizi; U.S. Salernitana per un costo nel trimestre di Euro 0,36 milioni e debito di Euro 0,48 milioni al 31 marzo 2014, per l’utilizzo di diritti commerciali e pubblicitari“.
Avete qualche istante da investire? Fate la somma di tutte queste spese. Ora, vi rendete conto di quello che sta succedendo al più antico club della Capitale? Vi rendete conto che c’è qualcuno che sta usando la Lazio e i soldi che il popolo biancoceleste porta nelle casse della società, per tenere in vita altre aziende che con la Lazio e la sua gente niente hanno a che vedere? Fino a quando non si parlerà di questo, fino a quando in sala stampa e in ogni altra occasione utile, a Lotito non si chiederà conto di questi numeri impietosi, la “liberazione” non potrà che essere una mera utopia. Giornalisti, comunicatori, mestieranti vari: invece di parlare dei polpacci di Klose e di inventare notizie in merito ad una prossima campagna acquisti, iniziate a svolgere correttamente il vostro lavoro. Ne va della dignità di un popolo. Ma, soprattutto, di voi stessi.
ULTIMARIBATTUTA
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Gli vogliono fare le scarpe, lui le mette comodamente ai piedi: «Non mi sento in discussione», ribadisce Reja. Testimonial biancoceleste in centro, sfoggia un sorriso che illumina tutta via Condotti al tramonto. È sereno all’imbrunire di questa stagione, sente la fiducia della società. Dopo il 2010, Edy ha salvato di nuovo Lotito: chiuderà il suo lavoro con 36 punti in 20 giornate, se la Lazio batterà all’Olimpico il Bologna. Un cammino da sesto posto, proiettando la media punti all’intero campionato. Ha un contratto sino al 2015 da 900 mila euro e non c’è alcuna clausola (l’Europa) a minarlo. Eppure sul goriziano s’addensano le riflessioni di un presidente, che deve ridare entusiasmo alla piazza dopo l’ennesimo fallimento.
All’inizio della prossima settimana Lotito e Tare s’incontreranno con Reja per programmare il futuro: ritiro fra il 10 e il 15 luglio, amichevoli in Oriente, America o Inghilterra, innesti mirati entro agosto. Se le idee di tecnico e società combaceranno, ecco la riconferma. Non c’è stato alcun contatto con Mihajlovic, né con altri allenatori. La Lazio si sta guardando intorno, nulla di più. Solo diverse valutazioni sul mercato potrebbero far precipitare il matrimonio. Consolidato con Cristina Mezzaroma: gironzola spesso a Formello perché potrebbe essere proprio la moglie di Lotito a gestire la nuova Academy. (Il Messaggero)
fonte cittàceleste
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Quando l’hanno visto per la prima volta, i tifosi dell’Anderlecht non hanno avuto dubbi: “Il suo soprannome sarà el Principito“. Di Lucas Biglia li colpì subito l’eleganza in campo, i movimenti felpati. Ma soprattutto la somiglianza con Franky Vercauteren, bandiera del club belga a cavallo tra anni ’70 e ’80. Che come appellativo aveva appunto quello di Piccolo Principe. E’ una solo una delle tante curiosità che il centrocampista biancoceleste rivela alla Tribù del Calcio, nell’intervista concessa a Marco Piccari e che andrà in onda domani venerdì 16 maggio alle ore 23(Premium Calcio, canale 370 digitale; repliche sabato 17 maggio ore 19 su Italia2 e lunedì 19 maggio su TgCom24). Per esempio, sapete chi l’ha spinto a sbarcare nella Capitale? “E’ stato Castroman a consigliarmi di venire alla Lazio – svela il nazionale argentino – raccontandomi la rete nel derby del 2001. Mi disse: ‘Lì troverai l’ambiente giusto!'”.
Firmerebbe subito per segnare un gol simile alla Roma, respirare a pieni polmoni il boato del pubblico: “Io voglio giocare sempre con lo stadio pieno, i tifosi sono il dodicesimo hombre in campo“.
E’ ambizioso Biglia, in Belgio è stato abituato a vincere: “Vengo da una squadra dove ho sempre lottato per il titolo, per questo il mio sogno è vincere lo scudetto con la Lazio“.
Quest’estate intanto proverà a laurearsi campione del Mondo con la sua Argentina, trainata da un fenomeno assoluto come Lionel Messi: “Giocare con lui per noi centrocampisti è troppo facile, basta recuperare il pallone e passarlo a lui“, ammette sorridendo.
Da un campione a un altro, Biglia indica il suo modello di riferimento: “Il mio idolo è Pirlo, fin dai tempi dell’Inter. Di lui mi piace tutto, la tranquillità nel giocare il pallone, la qualità e sua freddezza nel tentare ogni giocata“.
Con il regista azzurro magari si sfiderà in Brasile, cosa che non potrà fare con il grande escluso Kakà: “Non vedere una stella come lui al Mondiale è strano, ma queste sono scelte che competono al tecnico”.
E’ un Biglia a tutto campo quello che si racconta alla Tribù del Calcio, non risparmia anche passaggi delicati sulla sua vita: “Nel giugno del 2009 ho vissuto il momento più difficile della mia carriera e della mia vita. A causa della morte di mio padre, volevo lasciare il calcio. Ancora oggi soffro per il fatto che lui non ha potuto vivere con me le gioie della nazionale e della nascita dei miei figli“. Per questo va a caccia di altre vittorie, da dedicare a chi da bambino lo ha fatto innamorare del calcio e adesso lo segue passo dopo passo dall’alto.
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A margine dell’evento con a.testoni per la nuova City Running, Alvaro Gonzalez si è soffermato a scambiare qualche battuta con i cronisti presenti. Al “Tata” è stato chiesto per prima cosa un bilancio della tribolata stagione biancoceleste: “Sicuramente non è andata come ci aspettavamo e volevamo – ha confessato il centrocampista uruguagio -. Il nostroobiettivo era un piazzamento europeo, magare cercare anche un posto in Champions, ma siamo rimasti lontani per tanti motivi. Abbiamo fatto belle partite ma ci è mancata continuità, cosa che è venuta meno spesso negli ultimi anni. Bisogna ritrovarla nella prossima stagione, quando avremo una buona opportunità perché giocheremo solo il campionato: senza l’Europa League ci sarà più tempo in settimana per preparare al meglio la partita della domenica e fare più punti di quest’anno“.
Gonzalez ha rivissuto poi le emozioni provate qualche giorno fa, dopo aver riabbracciato Ruben Sosa: “E’ stato un grande uomo di calcio, una stella indimenticabile della Lazio. Con il suo sinistro ha fatto tante cose belle ed era un mio idolo da ragazzo. E’ sempre piacere rivederlo per me, così come lo è stato per il popolo della Lazio che lo ha ammirato nuovamente in campo. Consigli? Sicuramente me ne ha dati tanti fino a cinque anni fa, quando era nello staff tecnico del Nacional Montevideo (ex squadra di Gonzalez, ndr), mentre in questi giorni abbiamo solo chiacchierato. Speriamo di vederlo più spesso qui a Roma, perché c’è tanta gente che gli vuole bene“.
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Credo che noi tutti ricordiamo quel famoso video con i quattro gatti che con occhi innamorati ascoltavano le parole del gestore dove disse: “combatteremo lo strapotere delle nordiche”. Premetto che il 26 Maggio è stata una gioia ed una vittoria ma sopratutto non è stato merito di quella persona che la maggior parte dei sostenitori lotitiani attribuiscono al “patron biancoceleste”.
Fatto sta che lo strapotere non è stato minimamente battuto, fatto sta che i sogni europa sono svaniti, fatto sta che la menzogna si maschera in false promesse. Promesse mai mantenute e se qualcosa è stato vinto non è merito di nessuno eccetto i singoli giocatori che hanno combattuto per avere gioie personali e per rendere felici i tifosi biancocelesti.
Eddy Reja ha un nuovo obiettivo per quest’ultima giornata di campionato. Dovrà combattere per l’ottavo posto. Piazzamento necessario per non iniziare il campionato della prossima stagione con i preliminari di coppa Italia rimanendo come gli anni passati la “testa di serie”.
L’allenatore troverà molte difficoltà Domenica, dallo stadio deserto (secondo chi scrive questo articolo è una cosa più che giusta), battere il Bologna ormai retrocesso e sperare che Milan e Verona non portino a casa i 3 punti.
In parole povere è un obiettivo era molto semplice da fare negli anni passati ma così difficile per il presente.
La Lazio sta svanendo pian piano per una cattiva gestione ma la fede rimane sempre quella e l’abbiamo visto il 12 Maggio. Con la speranza che prima o poi il periodo buio trovi una luce possiamo dire “chi vivrà vedrà”.
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Disposto davvero a intitolare la nuova Academy persino a Chinaglia? «E’ giusto che porti il nome di chi ha fatto e rappresentato la storia della Lazio», assicurava Lotito venerdì. L’apertura si sta rivelando un boomerang in tempi di contestazione. Il sondaggio sta infatti riscuotendo il successo delle provocazioni: da “Lotito vattene” a “Libera la Lazio”, sino al plebiscito per personaggi “indigesti” come Cragnotti. Ecco la prima regola del gioco, dunque, in corsa: l’ex presidente biancoceleste non verrà preso in considerazione, così come Nesta, Klose e Lulic71. «La nuova Academy sarà infatti intitolata alla memoria– spiega il team manager Manzini – e quindi a qualcuno che purtroppo non c’è più».
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Accordo con la Samp, addio ipotesi Lazio. Questo il quadro che emerge dalle ultime notizie sul fronte Sinisa Mihajlovic. “Sarà l’allenatore della Sampdoria anche l’anno prossimo“, scrive Repubblica.it. L’incontro decisivo con la dirigenza blucerchiata è previsto per domani, ma tecnico e club avrebbero già raggiunto l’intesa sia economica che programmatica. Per l’ex ct della Serbia previsto anche un ritocco all’ingaggio, percepirà una cifra importante per gli standard doriani.Come vi avevamo riportato ieri, l’ex difensore biancoceleste avrebbe dovuto fornire una risposta alla famiglia Garrone entro un paio di giorni. Nelle ultime settimane, Lotito lo ha contattato più di una volta: sul banco la prospettiva di un ritorno alla Lazio (stavolta da allenatore), un sondaggio suggestivo mentre il patron laziale ragiona ancora sulla conferma di Reja. Il fascino di un’idea tutta da mettere in piedi sembra però aver avuto decisamente la peggio, di fronte alla solida volontà della Samp di trattenerlo. Già domani dovrebbe quindi arrivare la fumata bianca all’ombra della Lanterna. Che rimetterebbe – almeno per il momento – nel cassetto i sogni di quei tifosi laziali che vorrebbero Sinisa sulla panchina biancoceleste.
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Il centenario di un club è un evento unico, spesso celebrato in pompa magna e manifestazione della potenza del sodalizio. Accade anche che, in una situazione finanziaria difficile, siano i tifosi a contribuire economicamente al party. E’ il caso del Levski Sofia, glorioso club della capitale bulgara che festeggerà la prossima settimana il suo centenario: 26 titoli bulgari conquistati, l’unica squadra del Paese ad aver giocato nella fase a gironi della Champions League nel 2006/07. Venerdì 23 maggio la compagine che deve il suo nome al patriota Vasil Levski ospiterà la Lazio in una gara amichevole per ricordare appunto i 100 anni dalla fondazione. Esiste un ottimo rapporto con i biancocelesti ed un gemellaggio tra le tifoserie organizzate: lo scorso febbraio gli ultras del Levski fecero visita ai laziali in occasione della gara di Europa League contro gli acerrimi rivali del Ludogorets. L’organizzazione non è stata affatto semplice, come sottolinea il quotidiano nazionale Dnevnik. La Lazio ha chiesto 150mila euro per presenziare all’evento, una cifra che il club di Sofia non poteva coprire. A questo punto sono entrati in gioco i tifosi, che hanno organizzato una maxi colletta raccogliendo circa 75mila euro. La seconda metà della somma è stata sborsata da alcuni personaggi legati al mondo del Levski. Tra le offerte più ingenti (circa 2500 euro) si segnalano quella dell’ex attaccante Georgi Ivanov, del coach dell’omonima squadra di basket Konstantin Papazov e di una vecchia conoscenza del calcio italiano come Valeri Bojinov, attuale bomber del Levski. I biglietti saranno in vendita da domani nella capitale bulgara. Questo centenario s’ha da fare.
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Un mix di emozioni, due colori che ci appartengono ed una sola fede che ci uniscono in un grande amore chiamato LAZIO. Lo stadio era esaurito, le visualizzazioni tra internet e diretta tv hanno raggiunto le 220.000 unità ma chi si è perso l’evento per lavoro e per chi vuole rivivere l’emozione, abbiamo trovato su youtube la registrazione divisa in due parti. Con la speranza che il famoso sito video non censuri i due video vi riproponiamo la visione del “Di Padre in Figlio” del 12 Maggio:
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Per raccontare quella giornata devo tornare indietro di un anno. Era il 1999, Lazio – Parma : La Lazio dopo un campionato stradominato si trovò ingiustamente seconda a 1 punto dal Milan che purtroppo avrà vita facile a Perugia e si proclamerà Campione d’Italia. Una delle più grosse ingiustizie subito nella mia vita di tifoso Laziale. Andai allo stadio con mio padre e mia sorella consapevoli che il miracolo non ci sarebbe stato e così infatti è accaduto… Passiamo all’anno successivo, la Lazio si trova pressappoco nella stessa situazione dell’anno precedente. Si stava vedendo sfilare dalle sue mani uno Scudetto ampiamente meritato. Questa volta non c’è il Milan, ma la Juventus che affronterà di nuovo il Perugia. Non ci volevo credere, sembrava una maledizione. I giorni prima parlai con mio padre cercando di darci delle speranze, ma anche questa volta pensavamo che non c’era niente da fare. Ci si alza presto la mattina, una colazione, una letta svelta al giornale e ci avviciniamo allo stadio senza avere neanche il biglietto. Mio padre era abituato a prenderlo agli allora bagarini. A via Allegri in quei momenti il popolo Laziale è in rivolta, gli Irriducibili portano avanti una manifestazione senza il quale non sarebbe avvenuto il tanto atteso miracolo. Un pranzo sostanzioso a casa di mia nonna che aveva casa attaccata a Piazza Risorgimento e poi in marcia silenziosa verso lo stadio. Mio padre trova il tempo di comprarsi la maglia del centenario. Quel giorno costò in via eccezionale 60.000 Lire. Io l’avevo già e tuttora la custodisco gelosamente in un cofanetto. Arriviamo allo stadio, la prima cosa è cercare i biglietti. Eravamo io e lui, mia sorella questa volta non c’era. Non ci credeva e andò al mare con il ragazzo, anch’egli laziale. Sotto la Maestrelli ci troviamo davanti Bob che parla con alcuni tifosi, mi tremavano le gambe….Nel giorno del secondo Scudetto incontrai Bob Lovati, un monumento della Lazio che al suo confronto mi fece sentire minuscolo. Passata quella breve emozione cerchiamo il biglietto. Troviamo due curve Maestrelli da 27.000 Lire l’una. Mio padre le prende ed entrammo così allo stadio. Faceva molto caldo, la partita inizia. Tutto facile per la Lazio che risolve tutto entro la fine del primo tempo. 2 – 0 grazie ai rigori di Simone Inzaghi e Veron. A Perugia il risultato è ancora fermo sullo 0 – 0, mentre nuvole minacciose si avvicinano nel capoluogo umbro ( su tutta Italia c’era il sole ). Inizia il secondo tempo, ma non a Perugia dove scoppia un diluvio incredibile. Un segnale pensai ? Non lo so, la partita della Lazio non m’interessava più. Una tiepida esultanza al 3 – 0 di Simeone e poi la mia mente rivolta a Perugia dove si stava scatenando il finimondo. Piccola invasione, lì ho temuto il peggio, ma l’allarme rientrò. Finisce la partita e inizia il secondo tempo di Perugia – Juventus. La mia partita da seguire è questa e iniziai a pregare. Vado in bagno, ma in quel momento…UN BOATO INCREDIBILE mi scosse. “ HA SEGNATO, HA SEGNATO IL PERUGIAAAA “ sento un ragazzo da fuori e io con i miei pantaloni ancora da rimettere su e da sbottonare cominciai a saltare e a gridare. Credevo in uno scherzo, ma quando risalii le scale non ci volevo credere era tutto vero e cominciai a esultare. Ma la cosa durò poco tempo. C’erano ancora 40 minuti abbondanti da giocare e non mi volevo illudere :” Calmati Leonardo, la Juventus non perderà “. Io e mio padre facciamo invasione. Prima mi metto sotto la porta davanti alla Maestrelli, poi mi sono sieduto in panchina fino ad arrivare alla pista d’atletica sotto la Nord. Non stava ancora accadendo nulla. Ci promisero di installare il maxi schermo sui tabelloni, ma nulla di fatto. Ho anche il tempo di rimediare un pezzo di terreno di gioco che ancora tengo in camera mia. Il nostro unico contatto con lo stadio Curi di Perugia erano le radioline. A 5 MINUTI DALLA FINE, inizia la radiocronaca di Cucchi che rimbomba in tutto lo stadio e io :” NOOOO, NO NON VOGLIO SENTIRE NIENTE VI PREGO “ mi tappai le orecchie, ogni pallone giocato dalla juve mi faceva scoppiare l’aorta ogni pallone recuperato dal Perugia un sospiro di sollievo. Mi inginocchiai e pregai convinto che la Juve potesse pareggiare….a 1 minuto dalla fine Cucchi disse :” La Lazio è vicina al suo secondo titolo italiano “ E lì partì dalla mia bocca di tutto. “ Non voglio sentire niente “ fino a quando…..” Inzaghi spalla alla porta, cerca la triangolazione con Esnaider entra in area ( e lì ero vicino al collasso )chiuso però da Materazzi, copre palla il difensore del Perugia ( TUM TUM TUM ) MENTRE IN QUEST’ISTANTE COLLINA DICHIARA CONCLUSO IL CONFRONTO SONO LE 18:04 MINUTI DEL 14 MAGGIO DEL 2000 LAZIO LAZIO E’ CAMPIONE D’ITALIA “. In quel momento urlai la mia gioia con mio padre che strillò e mi alzò di peso in mezzo a una folla festante. M’inginocchiai davanti alla curva nord, baciai la pista d’atletica e scoppiai a piangere. Non ci volevo credere. A 13 anni vidi festeggiare il mio primo Scudetto, mio padre con un modo di fare un po’ maligno mi ricordò :” Io ne ho aspettati 36, GODITELO FINCHE’ PUOI “. Siamo stati un’ora dentro lo stadio a saltare, cantare e a festeggiare. Nesta prende l’altoparlante e grida :” Juve, juve vaffanculo “ con tutto lo stadio che lo segue e altri cori via dicendo….Inizia la festa, colpi di clacson dallo stadio fino a casa, io seduto sul finestrino per un attimo a cantare con gli altri tifosi, una sosta breve a casa per cambiarci e mangiare e poi dritti in centro con la Citroen Berlingo di mio padre e le bandiere di fuori, passiamo per il Circo Massimo, resteremo lì fino alle 2 e poi un giro in centro fino a Piazza del Popolo inginocchiato con le braccia al cielo e io che dico :” DIO C’E’, DIO C’E’ “ e poi :” SIAMO NOI, SIAMO NOI, I CAMPIONI DELL’ITALIA SIAMO NOI “. Si torna a casa quasi all’alba. I giorni dopo saranno conditi ancora da una grande gioia e una forte goduria che custodisco gelosamente nel mio cuore biancoceleste da 14 anni esatti…GRAZIE LAZIO MIA
Leonardo Craja – Since1900
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Una serata da brividi, l’evento Di Padre in Figlio entrerà negli annali, una festa che ha unito generazioni di laziali e ha restituito tante glorie al popolo biancoceleste, anche solo per una sera. Guido Paglia, ex responsabili delle relazioni esterne della Lazio, ha ancora la voce commossa.Un evento che sembrava impensabile, almeno in questi termini, come dichiara in esclusiva ai microfoni de La Voce della Nord, sulle frequenze dei 98.100 di Radiosei:“Mi ha colpito quanti ex giocatori abbiano accettato l’invito e si siano riconosciuti laziali, penso ad esempio a Pinzi, hanno sentito la lazialità. E’ impossibile che una persona sola non ce l’abbia e debba essere in grado di determinare il nostro destino”.
Il riferimento ovviamente è al presidente Lotito, oggetto di una contestazione sempre più aspra con il tifo biancoceleste. Paglia a tal proposito manda alcune frecciate in relazione all’evento di ieri sera: “Lotito ha convocato una riunione a Formello alle 7 affinchè gli inservienti non potessero andare allo stadio. I tesserati presenti non indossavano la divisa ufficiale ma erano in borghese. Poi la scelta di questa data per la presentazione delle maglie. Ha tentato in tutte le maniere di sminuire l’evento, spero che quando sarà il momento degli abbonamenti e si troverà con un pugno di mosche, senza i proventi dell’Europa League, si renderà conto che forse è il caso di prendere in considerazione l’ipotesi di togliere il disturbo”.
Paglia poi ha parlato della grande commozione dell’ex presidente Sergio Cragnotti, protagonista di tante vittorie, accolto sul prato dell’Olimpico alla stregua di un eroe: “Cragnotti era più sconvolto di me, diceva che non era possibile portare all’Olimpico tutta questa gente. Ho dovuto forzare la mano per farlo venire, pensava si potesse equivocare la questione con l’attuale situazione presidenziale. Si è commosso anche lui, era ammutolito. La gente scendeva dalle macchine bloccate nel traffico per fare le foto con lui. Tuttavia non pensa minimamente a un ritorno, ha cose più importanti da seguire”.
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La strigliata di Muricy Ramalho, tecnico del San Paolo, al giovane trequartista classe ’96 Gabriel Boschilia (reo di non aver mantenuto la posizione di ala sinistra durante il derby tra San Paolo e Corinthians domenica scorsa), non ha sorpreso più di tanto il centrocampista biancoceleste Felipe Anderson, ai tempi del Santos anche lui una delle vittime preferite della furia dell’allenatore paulista. Come riporta il sito ‘globoesporte.globo.com’, il fantasista brasiliano non ha potuto fare a meno di stigmatizzare l’atteggiamento del suo ex allenatore:“Avendo vissuto situazioni simili, comprendo lo stato d’animo di Boschilia, soprattutto in relazione a quello che è stato detto pubblicamente . Non credo che la cosa sia voluta , ma molte delle etichette che mi hanno affibbiato, come quella di essere pigro, sono una conseguenza delle cose dette da lui . Sarebbe meglio avere invece più tranquillità per lavorare”.
Tra il 2011 e il 2013 sotto la guida di Ramalho, Felipe Anderson è cresciuto molto, tanto da attirare l’attenzione dei più esperti, tra cui il Ds Tare. Il rapporto tra i due, tuttavia , non è mai stato idilliaco. “Per esperienza personale – prosegue il numero 7 biancoceleste – penso che sia meglio affrontare sempre le cose internamente ed evitare qualsiasi tipo di incomprensione riguardo tutto ciò che è passato. Non ho alcun rimpianto di Ramalho, ho imparato molto da lui, ma non posso negare che queste problematiche abbiano contribuito a ridurre la mia avventura al Santos”.
Postilla finale poi sulla sua prima stagione in biancoceleste, non certo all’altezza delle tante aspettative riposte in lui ad inizio anno: “Sono molto felice alla Lazio. E ‘stato un anno in cui ho dovuto imparare molto per adattarmi al calcio italiano, ma ho una grande aspettativa per la prossima stagione. Voglio rimanere qui il più possibile e dare il mio contributo”.
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E’ come se Paul McCartney e Ringo Starr decidessero di tornare indietro nel tempo e far rivivere i Beatles per una notte. John Lennon e George Harrison non ci sono più, ma canterebbero con uno stadio intero attraverso il ricordo indelebile di una generazione. Stasera l’Olimpico, a quarant’anni dal 12 maggio 1974, suonerà insieme ai campioni di Tommaso Maestrelli, gli idoli del popolo della Lazio, e ai figli di chi non c’è più: da Giorgio Chinaglia junior a Niccolò Frustalupi, passando per Stefano Re Cecconi e Stefano Lovati, il medico figlio di Bob. Ci saranno tutti, ma proprio tutti, per festeggiare uno scudetto entrato nella storia del calcio italiano e non solo per essere stato il primo del club nato il 9 gennaio 1900 in Piazza della Libertà. L’evento si intitolerà «Di Padre in figlio», perché così si è sempre trasmessa la lazialità, riprendendo lo spunto di un’indovinatissima coreografia ideata e presentata dalla Curva Nord nel derby dell’8 aprile 2013.
CONTRASTO – L’Olimpico pieno, la risposta del pubblico è stata straordinaria e ha sorpreso persino Pino Wilson, il capitano del ‘74, e Giancarlo Oddi, organizzatori principali dell’evento. Sessantamila biglietti venduti e polverizzati da diverse settimane. Cifre da sballo. Numeri su cui riflettere, perché il calcio è sempre stato e continuerà ad essere passione popolare, sentimenti, amore. Quello che la Lazio di Lotito, nonostante i discreti risultati sportivi e un bilancio in ordine, non riesce a trasmettere alla sua gente, al suo popolo, spesso distante negli ultimi dieci anni e oggi in buona parte contrario alla gestione societaria. Così lontano da disertare lo stadio, sempre più vuoto, in un tristissimo finale di campionato. C’è tanta voglia di Lazio, c’è tutto in questa serata di festa a cui Lotito invierà, come suoi rappresentanti, il baby fenomeno Keita, già idolo dell’Olimpico, Ledesma, amatissimo dai tifosi, e Radu, che ha sempre incarnato lo spirito del derby. Lui non si presenterà, non riceverebbe consensi, anche se pochi giorni fa gli organizzatori hanno voluto inviare un messaggio distensivo. «Dovrà essere una festa di tutto il mondo della Lazio e senza divisioni» è stato scritto in un comunicato studiato per evitare equivoci e prendere le distanze dai fremiti di probabilissima contestazione che si insinueranno tra gli applausi per i vecchi campioni, in realtà non tutti concordi nel ringraziare Lotito per l’operazione di salvataggio del club. D’altra parte nello spogliatoio di Tor di Quinto convivevano personalità fortissime e che solo Maestrelli era riuscito a dominare, formando un gruppo indistruttibile.
PERSONAGGI – E’ un evento che ha riunito quasi tutta la lazialità perduta. Nesta si è imbarcato ieri da Miami per essere presente. Mancini arriverà da Istanbul, Fernando Couto e Sergio Conceicao dal Portogallo, Boksic dalla Croazia per riunirsi a Pancaro, Favalli, Stankovic, Mihajlovic, Marchegiani e gli altri campioni della Lazio del Duemila. E’ annunciato Sergio Cragnotti, il presidente dell’ultimo scudetto, in tribuna Monte Mario. Sessantamila per una serata da brividi, aperta dalla sfilata della Polisportiva e dal lancio della sezione Paracadutisti sul prato dell’Olimpico. Poi entreranno in scena i campioni del ‘74, accompagnati dai figli e dai rappresentanti della Lazio dei meno 9, altra squadra entrata nel cuore del popolo biancoceleste, guidata ancora in panchina da Eugenio Fascetti. Da Materazzi a Delio Rossi, da Ruben Sosa a Signori e Casiraghi, da Franzoni a Poli, da Giordano a Dell’Anno. Un tuffo nella nostalgia.
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Presenza gradita all’Hotel Donna Laura, sede del raduno dei protagonisti dell’evento di questa sera, che a breve saliranno sul pullman direzione Stadio Olimpico. Il centrocampista biancocelesteAlvaro Gonzalez infatti si è recato sul posto per portare gli scarpini al suo idolo Ruben Sosa, come ha rivelato poi ai microfoni di Radiosei: “Sono qui per portare gli scarpini a Ruben. Me li sono fatti prestare da un compagno, lui è un mio idolo, lo seguo fin da piccolo perché viene da Montevideo come me. Sapevo che aveva giocato qui facendo bene perché la Lazio è una grande squadra. Stasera? Non mi sono organizzato, non sono stato chiamato. Sicuramente mi piacerebbe esserci, dovrebbe essere una grande emozioni scendere in campo con 60mila persone. Mondiale? Proverò a conquistarlo, io farò il massimo per giocarlo. Sto bene a Roma, non ho parlato con la società. Sono soddisfatto della mia stagione, ho disputato 30 partite, penso di aver fatto qualcosa di buono, non come altri anni, ho fatto una trentina di partite, all’inizio non giocavo molto poi Petkovic ha deciso di inserirmi. Penso comunque di aver fatto bene”.
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L’attesa è quasi finita. La grande festa inizierà tra poche ore e sul social network più utilizzato in italia e nel mondo si sta facendo il conto alla rovescia tra i tifosi laziali per la festa della Grande Lazio del passato. Lo stadio sarà gremito da più di 60mila anime biancocelesti. Tra i big che saranno presenti all’interno delle mura bianco-azzurre ci sarà anche Ousmane Daboo che tramite il suo profilo facebook non vede l’ora di prender posto al grande evento lanciando il suo pensiero via internet: Oggi a Roma per partecipare al l’evento “di padre in figlio”. É un onore essere stato invitato e un grande piacere rivedere tutti i laziali ex giocatori e i 65 000 tifosi che saranno presenti stasera.
Aujourd’hui à Rome pour feter les 40 ans du premier titre de champion de la Lazio. C’est un honneur d’avoir été invité et un plaisir de revoir tous mes amis laziali ex joueurs et les 65 000 supporteurs qui seront presents ce soir.
#dipadreinfiglio #stadeolympique #plein #fete #titres #scudetti #1974 #2000
Pensiero accompagnato con tanto di foto nel post:
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Caro Babbo,
oggi è il 12 maggio e Giancarlo e Pino ricorderanno in una serata ricca di significati una giornata speciale vissuta 40 anni fa.
Sì babbo, sono passati già 40 anni, a me sembra siano volati e di quel pomeriggio ricordo ogni attimo. Oggi i 65 mila laziali che saranno all’Olimpico rivivranno quella festa indimenticabile: i padri che c’erano e i figli che l’hanno vissuta nei mille racconti.
Il rigore di Giorgio, il campo dell’Olimpico alla fine pieno di gente impazzita di gioia. Questo è il 12 maggio 1974 nell’immaginario collettivo laziale. Io penserò a te. Mio padre circondato da splendide persone calciatori e amici laziali, mio padre che dice no alla Juventus e alla Nazionale per restare alla Lazio.
Ricordo la settimana che precedette la partita desiderata una vita, la “tua” partita. I tuoi silenzi ancora più accentuati del solito, ma ricchi di significati. I tuoi sguardi, la tua calma apparente, seppur in cuore pieno di emozioni e tumulti, ma vissuti senza eccessi e all’interno di sani valori che lo sport ti aveva insegnato e per il quale hai dato la tua vita. Quei valori che ti hanno reso indimenticabile per me, e per chi ama lo sport e non solo laziali. Le cose importanti della vita, dicevi, per te erano altre, la salute, la famiglia, gli affetti più cari.
Scherzavi su quella strana coincidenza che vedeva il giorno del tuo compleanno (7/10) l’inizio del campionato a Vicenza e quello mio e di Maurizio (19/5) l’ultima giornata, contro il Bologna, anche se tu lo scudetto lo conquistasti contro il Foggia una settimana prima, appunto il 12/5.
Proprio il Foggia, unica nota stonata di quella meravigliosa giornata, ahimè, che ti non ti permise di godere fino in fondo quella gioia mai raggiunta prima. Che strano scherzo ti giocò il destino quel giorno, un disegno quasi beffardo. Gioia intrisa di amarezza, due elementi che ti hanno spesso accompagnato nella tua vita, che ad oggi non riesco a spiegare ma un domani avrò più chiaro.
Le stelle avevano già deciso quanto si stava per verificare, tu non hai fatto altro che condurre quel carro, eri tu il predestinato.
Un’immagine ce l’ho di quella giornata. Ricordi quando ti chiedemmo il perché, il momento immediatamente successivo al rigore di Giorgio, che sancì per la prima volta lo scudetto su quella gloriosa maglia che ci è entrata nella pelle, di quelle mani che accarezzano i capelli, di quello sguardo rivolto al cielo e di quella calma assoluta in uno stadio impazzito di gioia: tu ci rispondesti che stavi per riavvolgere il film della tua vita, seppur in un momento che ti vedeva in cima al mondo (ma non certo per te). Niente corse, niente scene tipiche di persone che vivono un tale stato d’animo, niente di niente, solo tu e Renato Ziaco, uno vicino all’altro, assaporando solo come pochi intenditori della vita sanno fare, quegli intensi attimi che ti porti per sempre nel cuore.
Ma c’è una emozione che resta indelebile nella mio cuore: il momento, qualche minuto dopo il fischio finale di Panzino, lo scatto con Maurizio verso di te negli spogliatoi con il cuore in gola, il tuo raggiante sorriso nel vederci, il disinteressarsi completamente di tutto ciò che in quel momento ti circondava, e quell’abbraccio meraviglioso che ci vide tutti e 3 insieme, attimi che sembravano non finissero mai e che porterò sempre con me insieme ad un pallone della partita. Babbo, ora posso dirtelo: sono stati i secondi più belli mai vissuti.
E la nostra festa quella notte dopo la partita? Erano le 4, a casa con noi c’erano, con parte dei tuoi ragazzi, i tuoi più stretti compagni di viaggio, Renato Ziaco, Gigi Bezzi, Nanni Gilardoni, Enrico Bendoni, Sandro Petrucci e un piatto di pasta preparato da mamma Lina, oggi splendida nonna novantenne.
Un semplice piatto di pasta, tanti sorrisi per festeggiare il traguardo professionale per te più prestigioso, che girò per la prima volta il vento calcistico della città, uno scudetto storico per la Lazio e che ha reso ogni laziale orgoglioso e consapevole della forza dei propri colori.
Ti hanno raccontato in storie, libri, documentari, articoli, canzoni, rappresentazioni teatrali: un affetto grande che mi è servito per sentirti ancora vicino. Lo sentirò anche all’Olimpico per questa festa tutta laziale.
Sarà anche la nostra festa, la festa della nostra famiglia. Ti saranno accanto i tuoi figli e nipoti, Tommaso e Federica, Andrea e Alessio accompagnati dalla mamma Monia (come saprai, anche lei figlia di un allenatore della Lazio), Tommaso e Niccolò.
Quando ci hai lasciato avevamo 13 anni, come Tommaso quando perse la mamma Patrizia e Andrea il papà Maurizio, ma credo che questo tu già lo sappia.
Oggi, all’età di 50 anni, nonostante il percorso non sia stato facile e a volte mi ha messo a dura prova, mi sento di dirti che siamo una bella famiglia, cresciuta sulla scia dei tuoi principi e valori, seguendo i comportamenti che avevi tracciato chiaramente, seppur nel tuo breve ma proficuo ruolo assai difficile, tranne per te, di genitore.
Per ultimo voglio dire che ci manchi e ci sei mancato molto ma che i tuoi nipoti hanno imparato a conoscerti e sono fieri di aver avuto un nonno così e credo ti piacerebbero molto, seppur nelle loro diversità caratteriali.
Manchi al popolo laziale che non ti ha mai dimenticato e ce lo dimostra continuamente: babbo, questo è il tuo scudetto più bello.
Ti voglio bene.
Massimo
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Una notizia che, in realtà, è una non-notizia. Gaël Kakuta si appresta a salutare la Lazio, lo fa cinguettando un post dal contenuto inequivocabile: “Una partita ancora e il mio prestito alla Lazio sarà finito“, si legge sul profilo Twitter del calciatore francese. Un epilogo noto da tempo: il francese lascerà Formello, tornerà al Chelsea e, non rientrando nei piani del club londinese, sarà girato con ogni probabilità in qualche angolo d’Europa. Quella di domenica sera all’Olimpico contro il Bologna, in caso di convocazione, sarà dunque l’ultima uscita ufficiale da tesserato biancoceleste. Un flop il suo sogno italiano, un’altra esperienza da annoverare tra le meteore del nostro calcio.
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Quattro candeline sulla torta d’addio a Zanetti. L’Inter festeggia il suo capitano con un rotondo 4-1, complice una Lazio dalla tenuta difensiva imbarazzante. Una sconfitta che segna il definitivo passo di addio dei biancocelesti all’Europa. E pensare che erano stati i biancocelesti ad aprire le danze dopo neanche due minuti.
FORMAZIONI – Felipe Anderson a supporto di Klose e Keita: Reja sceglie un assetto inedito per far fronte alle assenze. Candreva parte dalla panchina, Mauri si accomoda in tribuna. Biava, Cana e Dias formano la difesa a tre davanti a Berisha. Onazi e Biglia è la coppia in mediana, Gonzalez e Pereirinha gli esterni. Mazzarri replica con l’attacco Icardi-Palacio, Kovacic e il grande ex Hernanes liberi di imbeccarli a centrocampo.
PRIMO TEMPO – Pronti, via, la Lazio va in vantaggio. Il cronometro segna 1 minuto e 30 secondi, Biava insacca sulla linea di porta. Pereirinha crossa in area, la difesa dell’Inter è ancora nello spogliatoio: Cana fa da sponda di testa per il centrale bergamasco, la deviazione da due passi è impresa da bambini. Prima rete stagionale per il numero 20, la sesta da quando veste la maglia della Lazio. Anche l’ultima? Deciderà la questione rinnovo. Partita in discesa per la squadra di Reja, anzi no: è il 7′ quando Kovacic taglia con un filtrante chirurgico la difesa laziale, il tocco quasi impercettibile di Palacio basta per beffare Berisha. Si riazzera tutto, le due formazioni aumentano i ritmi e si allungano. Al 24′ Keita si lancia centralmente palla al piede, snobba Pereirinha tutto solo per scoccare un potente ma centrale. Dieci minuti dopo, ecco il vantaggio dell’Inter. Il copione è identico alla rete precedente: ancora Kovacic s’inventa una stoccata da biliardo, ancora una volta la retroguardia biancoceleste è da bollino rosso. Cambia l’autore del gol: stavolta il diagonale vincente è di Icardi. Passano tre minuti, gli uomini di Mazzarri dilagano: sul cross di Nagatomo, Palacio anticipa impietosamente Cana e batte per la seconda volta Berisha. Al 37° minuto del primo tempo, il match è virtualmente chiuso.
SECONDO TEMPO – La ripresa si apre con l’ingresso in campo di Ledesma per Gonzalez: Felipe Anderson si abbassa sull’out destro, si passa al 3-5-2 puro. Pochi secondi e Onazi, diffidato, rimedia il giallo per fallo su Kovacic: il nigeriano saluta il campionato, salterà l’ormai inutile gara con il Bologna. La Lazio prova a organizzare qualche trama, ma l’Inter controlla e riparte. Al 52′ tutto San Siro si alza in piedi: esce Jonathan entra capitan Zanetti. Sulla fascia al braccio e sulla maglia, il numero 4 e la scritta Ever: dopo 19 anni in nerazzurro, per l’argentino è l’ultima partita davanti al proprio pubblico. Al 54′ Biava sfiora la doppietta: il suo colpo di testa chiama Handanovic alla gran parata in tuffo. Si arriva alla metà della seconda frazione: Mazzarri inserisce Milito per Palacio, Reja risponde con Candreva al posto di Onazi. Nel mezzo, un tentativo di Keita deviato in angolo dal portiere nerazzurro. Al 69′ lo stesso numero 14 manca la girata volante su un bel cross morbido di Candreva. Poi Handanovic compie tre paratone in serie: due volte su Felipe di Anderson, una su Candreva. Al 79′ arriva il classico dei classici della storia del calcio: il gol dell’ex. Hernanes riceve palla sulla destra, si accentra indisturbato e incastona il pallone di sinistro sul secondo palo. Il Profeta non esulta, ma mette la parola fine al match. All’82 Reja manda in campo Minala per Felipe Anderson. L’ultimo sussulto della partita arriva da un tifoso che invade il campo: gli steward lo placcano, lui vuole salutare Zanetti, che lo abbraccia e lo accompagna fuori dal terreno di gioco. Cala il sipario sull’incontro, prosegue il tributo al capitano nerazzurro. Per la Lazio, solo un addio definitivo a qualsiasi sogno d’Europa.
lalaziosiamonoi
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“Meglio non rivelarli i miei 57 anni, sono tanti…“. Esordisce con una battuta sul proprio compleanno Claudio Lotito, nato il 9 maggio del 1957. L’intervento del patron laziale ai microfoni di Lazio Style Radio 100.7 è tutto concentrato sul settore giovanile, dalla partecipazione dei Giovanissimi di Siviglia al Forum Internazionale di Lisbona al progetto in cantiere dell’Academy biancoceleste: “Abbiamo intrapreso una strada che comincia a dare i suoi frutti, occorre del tempo. Presto allestiremo la nuova Academy, allestita di sei campi, foresteria e una serie di attività per formare atleti e uo
mini sotto il marchio Lazio, così da far prevalere il merito e i valori dello sport. Vogliamo campioni nella vita, prima di campioni dal punto di vista sportivo. E’ importante che questo club assurga a ruolo internazionali per riportare in auge i valori autentici di questo sport“. Lotito prosegue il suo ragionamento: “A livello giovanile abbiamo il ranking più alto, questo dimostra che percorso abbiamo intrapreso. I frutti si vedono, il prossimo anno porteremo cinque giovani in prima squadra, quest’anno Keita, l’anno scorso Onazi, prima ancora Kozak. Riteniamo che la progettualità debba sopperire alle condizioni economiche legate alle peculiarità di fatturazione del nostro club rispetto agli altri“.
Tornando a illustrare il piano dell’Academy, Lotito lancia l’iniziativa: “Vorrei che il nome di questa Academy fosse dato dai tifosi, come successo per Olympia. E’ giusto che sia intitolata ad una persona che ha rappresentato la storia di questo club e che ne rappresenti quindi anche il futuro, come sportivo, dirigente, qualsiasi punto di riferimento nel mondo biancoceleste. Cosa più dell’Academy può essere il punto di riferimento ai fini della rappresentanza della S.S. Lazio?“.
Gli fa eco il Responsabile della Comunicazione Stefano De Martino: “Da lunedì prendiamo questo impegno: lanceremo questo sondaggio ai tifosi, ai quali chiederemo il nome del personaggio storico della Lazio a cui intitolare l’Academy”.
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Ai microfoni di Lazio Style Radio 100.7 è intervenuto il tecnico della Lazio, Edy Reja, che ha parlato della sfida di sabato prossima contro l’Inter: “Proveremo a vincere, in settimana ho parlato con i ragazzi. Ho detto loro che dobbiamo credere nell’Europa League, dobbiamo andare a Milano con la convinzione e la mentalità giusta. Purtroppo abbiamo fallito tanti match ball, abbiamo centrato solo la vittoria contro il Parma, se avevamo qualche punto in più magari eravamo al pari dell’Inter. C’è stata un escalation significativa dal mio arrivo, ma nel momento importante non abbiamo fatto il passo decisivo. Guardandoci negli occhi con i ragazzi, ho l’impressione che vogliano fare la partita della vita a San Siro. È il fattore mentale che incide, quando andiamo in vantaggio non riusciamo a mantenere la stessa intensità. Arretriamo troppo il baricentro. Io e la squadra siamo tutti coinvolti nel trovare la situazione a questi limiti. I tanti gol subiti? Sono cambiato, facciamo partite spettacolari, non vi va mai bene niente (ride, ndr). Dobbiamo cercare di fare un gol più dell’avversario.Ho dovuto cambiare spesso la linea difensiva, questo non mi ha permesso di mantenere determinati assetti difensivi. Per squalifiche o infortuni ho schierato la difesa titolare solo due o tre volte. Coperta troppo corta? Al vertice c’è Lotito, ma le responsabilità sono di tutti”.
UNA SERATA AL QUIRINALE – Poi il goriziano racconta la particolare serata che lo ha visto protagonista martedì scorso: “Ho ricevuto questo piacevole invito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che ha accolto il suo omologo sloveno al Quirinale.E’ stato un avvenimento straordinario: non mi sarei mai sognato di vivere un cerimoniale del genere. Sarà un ricordo bellissimo da conservare per me e mia moglie, lì ho trovato parecchi tifosi laziali che rappresentano lo Stato, naturalmente non posso dire chi sono. E’ stata una bellissima cena, è stata un’esperienza toccante. Abbiamo parlato per quasi tutta la serata di calcio, poi dopo il cerimoniale c’è stata la presentazione della delegazione slovena e ci siamo scambiati opinioni anche riguardanti la politica. Menù? Sono rimasto piacevolmente impressionato. C’era un antipasto, poi una crepes molto buona con formaggio e prosciutto, e poi la faraona farcita con delle patatine”.
CRISI DEL CALCIO ITALIANO – Infine una battuta sulla delicata situazione attraversata dall’intero movimento calcistico italiano: “Stiamo attraversando un periodo difficile, si fanno paragoni con l’Inghilterra che ha attuato un certo tipo di soluzione. Qualcuno opta per il dialogo, qualcuno è favorevole a pene più severe. Noi arriviamo da venti anni di situazioni insostenibili, l’immagine che c’è di noi all’estero non è edificante, siamo sempre in prima pagina, ci sono risse dappertutto. A parte lo stadio della Juventus che è sempre pieno, si vedono molti posti vuoti, c’è stato un calo significativo. Si dovranno cercare situazione adeguate affinché la gente torni a essere più partecipe”.
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FLASH – “Il calcio che vorremmo vedere tutti è la partita, non tutto il resto, purtroppo in questi anni sono diventati protagonisti persone che non dovevano esserlo, la violenza la percepiamo in ogni momento, viviamo in un mondo violento. Io dico: togliamo tutte le barriere poi chi sbaglia, paghi. Nel calcio non succede, vuoi perché siamo tutti tifosi. Abbiamo giustificato troppo. Siamo a Roma e qui c’è un presidente che ha rotto certi rapporti: ma Lotito vive sotto scorta, eppure non è preso d’esempio, anzi viene sbeffeggiato. Ci sono migliaia di persone che indossano la maglietta con scritto “Lotito vattene”. Queste alcune delle parole del CT Azzurro Prandelli, rilasciate oggo in una lunga intervista al Corriere dello Sport.
cittaceleste
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”Di Padre in figlio’ deve essere la festa di tutto il mondo Lazio, ed il ricordo dello scudetto del 1974 deve servire a riunire tutte le componenti del mondo biancoceleste: la tifoseria, la societa’, la squadra del nostro cuore”. E’ il messaggio distensivo che diffonde il comitato organizzatore della festa biancoceleste del 12 maggio, quando all’Olimpico saranno celebrati i vincitori del primo scudetto laziale vinto nel 1974.”Quel giorno si festeggeranno i padri ed i figli– prosegue la nota –: i nostri figli sono i giocatori di oggi, nati dopo le crisi ed il salvataggio della societa’ e della prima squadra della Capitale”.
E’ la festa di tutti i laziali, al di la’ della spaccatura che sta vivendo la societa’ attuale con parte della tifoseria. “E’ grazie a questo che oggi possiamo festeggiare i successi del 1974, quelli che sono venuti dopo, e programmare quelli che verranno– spiegano gli organizzatori -.Il 12 maggio saremo tutti uniti attorno alla Lazio senza divisioni, senza contestazioni, impegnandoci a sostenere la squadra negli sforzi che ha compiuto, che sta compiendo e che compirà”.
Numerosi i protagonisti della storia biancoceleste che scenderanno in campo: ”Saranno presenti assieme a noi, protagonisti della vittoriosa cavalcata del 74, anche il memorabile gruppo dei meno 9 e della salvezza agli spareggi, assieme ai campioni che nel 2000 ci regalarono lo scudetto del centenario, nonche’ alcuni giocatori della rosa attuale della S.S. Lazio calcio cui va la nostra gratitudine per aver consentito la partecipazione. Che il 12 maggio sia la festa della Lazialità – e’ l’auspicio –come la pensarono i nostri fondatori: concordia parvae res crescunt”
LALAZIOSIAMONOI
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Il presidente Claudio Lotito è tornato a parlare del problema violenza negli stadi. Lo ha fatto fuori dagli uffici della Lega Calcio a Milano, come riportato da Tuttomercatoweb.com. “E’ nell’interesse del sistema che devono essere fatte delle regole precise, i violenti devono essere trattati col codice penale. Da una parte ci sono i tifosi sani, dall’altra alcune teste che credono di poter comandare nel club. Nelle curve ci sono interessi che tutti sanno, come prostituzione, spaccio di sostanze stupefacenti, merchandising illecito. Poi ci vanno di mezzo le società. La legge sulla responsabilità oggettiva è aberrante. Il Governo deve assumersi le proprie responsabilità. E chi sgarra, paga”.
Si è parlato di misure restrittive. “Il Daspo a vita? E’ un palliativo. Serve la prevenzione sui giovani per educarli ai valori dello sport, una volta la scuola e l’oratorio formavano il ragazzo, i giovani ora sono fragili e non sanno interagire con gli altri. Hanno una crisi d’identità. La colpa è anche dei mezzi di informazione che devono dare meno risalto a cose che non hanno nulla a che vedere col calcio. Le informazioni devono essere più precise. Io ho rispetto dei tifosi, sono l’essenza e la forza di un club, ma è un problema di ruoli. Il tifoso deve fare il tifoso, non può decidere una partita, o il mercato di una società. Va rivista la responsabilità oggettiva, lo dico da tempo nei contesti istituzionali. Abbiamo trasformato gli stadi in arene. E noi non abbiamo gli stadi che sono da terzo mondo. Che tipo di rispetto può avere il tifoso di una struttura che non è sua? Lo stadio non può essere terra di conquista. Se avessi mandato il mio capitano a parlare con la Curva? Non avrei avallato il colloquio tra il mio capitano e il capo ultras della Lazio come invece è avvenuto con Hamsik del Napoli”
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Che tra Zamparini e Lotito ci sia un feeling non ci stavano dubbi, così il patron siciliano mette ancora una volta bocca in situazioni che non lo riguardano puntando il dito contro i tifosi laziali e Sergio Cragnotti. Queste sono le sue dichiarazioni a Repubblica.sicilia.it: “I ricatti? Con me nessuno ci ha mai provato perchè sapevano con che razza di uomo si andavano a mettere. So che Lotito è minacciato perchè ha tolto alle curve quello che prima di lui Cragnotti dava. E ha fatto benissimo. De Laurentiis ricattatto? Non lo so, non metto il naso negli affari degli altri, certo ci sono piazze più pericolose di altre. Vedi il caso di Brescia”.
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Corrieredellosport.it
Stando all’inviato sky Petrucci, Lotito si sta già muovendo per “riparare” la difesa biancoceleste. Marchetti è emarginato dal “progetto Lazio” e quasi sicuro partirà lasciando Berisha come primo portiere della rosa.Queste sono le sue parole:
“A questo punto il portiere titolare è Berisha, aldilà dei problemi di Marchetti, emarginato dai progetti della Lazio. Il prossimo anno non sarà più un giocatore biancoceleste, ma è chiaro che la valutazione di circa 10 milioni è alta visto che non ha mai giocato. Vedremo se ci saranno squadre in grado di coprire questa cifra. Quel che è certo è che Marchetti è sulla lista dei partenti”.
“La Lazio sta lavorando per una rivoluzione. Certo l’arrivo di due centrali, si sta parlando con Biava mentre Dias partirà. Arriverà un centrale che conosce il campionato italiano, primo nome Astori, non facile. L’altro arriverà dall’estero, dove in pole c’è Hinteregger. Certo è che anche l’interesse per Ogbonna ed Isla fa pensare a grandi cambiamenti”.
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