Claudio Lotito ha chiuso con un utile netto di 7 milioni di euro i conti della S. S. Lazio nel bilancio consolidato al 30 giugno 2014 malgrado il calo del 41,7% dei ricavi, grazie a 23 milioni di plusvalenze dal calciomercato. La società di Lotito però ha pagato in ritardo gli stipendi dei calciatori della prima squadra: le quote di maggio 2014 sono «slittate al mese di settembre 2014», si legge nel bilancio. Al 30 giugno scorso, la Lazio aveva 13 milioni di debiti verso tesserati e dipendenti. Nell’esercizio di 12 mesi il costo totale del personale del gruppo S. S. Lazio è stato di 52,3 milioni, in calo dai 64.3 milioni dell’anno prima. La relazione spiega che i debiti verso tesserati sono «principalmente» costituiti: «dagli stipendi del mese di maggio e giugno dei calciatori di prima squadra pagabili entro il 30 settembre 2014, pari a 6,974 milioni» al lordo delle imposte e «da premi individuali a tesserati pagabili entro il 30 settembre 2014, pari a 3,589milioni» lordi. Quando dice che gli stipendi sono «pagabili entro il 30 settembre» Lotito probabilmente si riferisce al fatto che le sanzioni della Figc, la penalizzazione di punti, scatterebbero solo se il ritardo andasse oltre il 30 settembre. Ma il ritardo resta. Nella scorsa stagione i debiti finanziari netti sono aumentati di oltre 10 milioni, fino 16,86 milioni al 30 giugno. Ma l’esposizione è più elevata. Ci sono altri 6,9 milioni di debiti non finanziari, benchè inferiori di 6,53 milioni rispetto all’anno precedente. In questa esposizione è compreso il debito residuo di 59 milioni che la Lazio salderà a rate, entro il 2028, in base alla transazione “salva-Lazio” firmata nel maggio 2005 da Lotito con l’Agenzia delle entrate, sul debito di oltre 140 milioni della precedente gestione. I ricavi, escludendo le plusvalenze, sono di minuiti da 105.4 a 61,38 milioni, a causa soprattutto del calo dei diritti TV (da 70,7 a 56.3 milioni) per il minor numero di partite in Europa League e Coppa Italia e per la «forma di contestazione» nei confronti di Lotito deitifosi che hanno diseredato lo stadio, provocando un calo di 2,7 milioni dei ricavi da biglietti a 4 milioni. Gli abbonamenti invece sono aumentati di poco a 3,04 milioni. La Lazio ha incassato 28,5 milioni dalle cessioni di Anderson Hernanes all’Inter per 20 milioni (15,7 milioni di plusvalenza), Libor Kozak all’Aston Villa per 6,5 milioni(6,15 milioni di plusvalenza) e Sergio Floccari al Sassuolo per 2 milioni (1,13 milioni di plusvalenza). Nel bilancio c’è però un aumento degli oneri per servizi esterni da 18,69 a 21,33 milioni. Sono quasi raddoppiate le spese amministrative, da 5,5 a 10,5 milioni. Parte di queste spese sono verso società di Lotito, mentre la Lazio è in Borsa e ha soci di minoranza. La Lazio ha sostenuto costi per servizi o lavori verso parti correlate, cioè società personali interamente o in larga parte di Lotito, per 10,34 milioni,il doppio rispetto ai 5.4 milioni del bilancio al 3o giugno 2013. Tra queste spese ci sono 3,22 milioni verso Snam Lazio Sud, 1,8milioni verso Linda, 1,71 milioni verso Gasoltermina Laurentina. E 1.45 milioni di costi verso l’Us Salernitana «per l’utilizzo di diritti commerciali e pubblicitari». La Salernitana è stata rilevata dal fallimento nel 2011 da Lotito insieme al costruttore Marco Mezzaroma, suo cognato. Le quote dei due,ufficialmente,sono paritetiche. Come dire, Mezzaroma e Mezzalazio.
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Si è parlato nella settimana scorsa, di un possibile caso Klose, il quale avrebbe espresso il suo “malcontento” nell’essere la seconda scelta di Pioli dopo Djorjevic.
Per chiarire meglio la situazione, il sito lalaziosiamonoi ha contattato ed intervistato l’agente FIFA Cicchetti che ruota attorno al calcio tedesco: Partiamo dalle parole di Klose alla Bild. Il tedesco reclama più spazio, cosa pensa di queste esternazioni?“Bisogna vedere innanzitutto se si tratta di dichiarazioni rilasciate effettivamente dal giocatore. Se fossero confermate mi stupirebbero perchè Klose non è il tipo da esternare situazioni del genere, c’è da capire il motivo. E’ un giocatore non abituato a fare la panchina, evidentemente non l’accetta di buon grado, ammesso che le sue parole siano vere”.
A 36 anni è ancora in grado di giocare tante partite? “Sicuramente va centellinato, schierandolo nelle partite che contano. Quando gioca è in grado ancora di decidere le partite, l’abbiamo visto sia nel Mondiale che con la maglia della Lazio. Credo sia molto legato all’ambiente biancoceleste, si trova bene, difficilmente andrà via a meno che le cose non dovessero precipitare. E’ un piccolo incidente di percorso e nulla più”.
In Germania si parla di un possibile ritorno al Kaiserslautern, il suo primo amore.“E’ probabile che possa chiudere la carriera lì, è il club che lo ha lanciato e lo ha valorizzato, sicuramente è molto affezionato. Sono convinto che possa giocare nella Lazio almeno altri sei mesi, anche ad ottimi livelli. Fossi in Klose rimarrei ancora per completare questo ciclo e cercare di restituire l’Europa alla Lazio”.
Queste dichiarazioni potrebbero complicare le scelte di Pioli? “Non ho mai visto un allenatore che fa giocare un calciatore perchè si lamenta. Se cambierà idea sarà perchè si è reso conto che un altro sistema di gioco possa essere più produttivo per la squadra. L’unica soluzione per schierare sia Klose che Djordjevic sarebbe passare ad un 3-5-2, a un 4-3-1-2 o a un 4-4-2. Sono due centravanti, secondo me si pesterebbero i piedi”.
L’olandese Braafheid invece rappresenta una piacevole sorpresa, dopo un anno di inattività all’Hoffenheim.“Ha dimostrato in carriera di essere un giocatore importante, purtroppo si era perso per varie problematiche tra cui alcuni gravi infortuni. Una volta tornato alla piena efficienza fisica ha dimostrato tutto il suo valore. Averlo preso a parametro zero dopo un periodo di prova significa che la Lazio ha vinto la sua scommessa ed è stata brava e fortunata ad averci creduto”.
La Lazio punta al ritorno in Europa, il terzo posto è una proiezione plausibile? “La Champions è ancora possibile se analizziamo la classifica, realisticamente penso che il Napoli sia la squadra meglio attrezzata per raggiungere questo obiettivo. Il campionato è lungo, può succedere di tutto, sarà determinante il mercato di gennaio. Chi ne uscirà rinforzato potrà ribaltare i pronostici. Penso che per la Lazio sia il caso di puntare anche sulla Coppa Italia, una manifestazione nella quale ha sempre fatto bene, potrebbe arrivare all’Europa anche attraverso questa competizione”.
Tare si sta muovendo molto per individuare rinforzi per gennaio. Lei è un esperto di Bundesliga, è a conoscenza di qualche movimento? “Non è un mistero che la Lazio si stia guardando intorno per rinforzare la squadra, l’obiettivo numero uno è un centrale di piede mancino. Sono stati fatti tanti nomi, tra cui quello del brasiliano Doria dell’OM. Il campo non l’ha praticamente mai visto e potrebbe arrivare in prestito con diritto di riscatto, sarebbe un gran colpo. E’ un ’94 in possesso di un fisico importante, è stato anche vicino alla Juventus in passato. Lo prenderei subito. Il mercato tedesco invece è sempre molto caro ad Igli Tare, lo conosce come le proprie tasche, non è escluso che a gennaio o a giugno possa arrivare qualche rinforzo, anche se i costi in Bundesliga sono lievitati”.
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Dopo la vittoria sul Napoli dei ragazzi di Simone Inzaghi, De Martino è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio:
“Intanto cominciamo dalla Primavera. È stata una partita difficile contro un Napoli che è una grande squadra con giovani interessanti. I ragazzi hanno portato a casa la partita con grande cuore e su un campo appesantito perché ieri ha piovuto molto. Complimenti ai ragazzi per il grande carattere messo in mostra. La prima squadra e la Primavera sono in simbiosi perché c’è la volontà di voler far approdare molti ragazzi in prima squadra. Più che una speranza è quasi una certezza visto il tasso tecnico. Per quel che riguarda Klose domani dovrebbe essere in gruppo. Ieri ha avuto questo fastidio molto forte che aveva accusato prima della partita, fortunatamente – prosegue il responsabile della comunicazione – non c’è stato bisogno di farlo andare in Germania. Rientrerà in gruppo da domani e sarà pronto per Parma. Le polemiche le lasciamo a quelli del mestiere che devono solleticare il tifoso. Le dichiarazioni rilasciate dal tedesco mi fanno piacere, perché ti dimostrano che il giocatore ha voglia di giocare e che vuole dare ancora molto. È chiaro che le dichiarazioni in patria hanno un’influenza maggiore, Klose in Germania non è solo un giocatore ma un simbolo quindi le sue parole vengono enfatizzate. A me fa piacere se lui vuole giocare di più, resterei stupito del contrario. Non c’è nessun caso. Parliamo di quello che deve accadere in campo contro il Parma. Una squadra che giocherà con il coltello fra i denti, ci serve l’impegno di tutti. Anche quello di Klose. C’è una maglia da onorare e dei tifosi da accontentare. Loro da inizio stagione non hanno fatto mancare nulla alla squadra”. De Martino poi prosegue con la parentesi mercato: “Non lasciamoci distrarre dal mercato, la Lazio è una squadra competitiva. Se ci sarà la possibilità di migliorare la società lo farà. Questo è un gruppo bellissimo, il più bello che ho visto da quando sono alla Lazio”. In conclusione trae un bilancio sull’andamento della Lazio in queste ultime gare: “Non si può accettare la sconfitta con l’Empoli, con la Juve abbiamo provato a giocare ma loro ci hanno colpito perché sono più forti. Ci può stare. Con il Chievo abbiamo cercato la vittoria ma non è arrivata. Ricordiamoci che le squadre stanno tutte lì, gli obiettivi sono tutti raggiungibili. Ballano tre punti e si può recuperare. Non c’è un divario grande come per le prime due posizioni. La Lazio deve ripartire da Parma. Ben venga il passaggio del turno in Coppa Italia con il Varese, però ora dobbiamo restare concentrati per Parma. È presto per dare giudizi, vedremo dove possiamo arrivare quando giocheremo con la Sampdoria, il Napoli e l’Inter, che sono squadre che si giocano l’Europa con noi”.
Lalaziosiamonoi
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Rocambolesca, infinita, al cardiopalma. Eccola descritta in tre parole la sfida tra Lazio e Napoli, valida per gli ottavi di finale della Primavera Tim Cup. Con tenacia e fino allo stremo delle forze, sono i biancocelesti ad avere la meglio dopo 120 minuti e oltre. Non bastano certo i novanta minuti, Palombi apre le danze con un rigore, Gilardi pareggia i conti. Ai supplementari lo stesso copione, Oikonomidis riporta la Lazio in vantaggio ma ancora una volta il Napoli agguanta il risultato con Bifulco. Infine i rigori, i biancocelesti non sbagliano neanche un colpo e conquistano i quarti di finale. Torna Pollace nello scacchiere di Inzaghi, si riprende la fascia destra con Germoni sulla corsia opposta. Prce e Mattia la coppia centrale in difesa, Guerrieri in porta. A centrocampo Rokavec e Murgia con Pace in cabina di regia. Solito tridente con Palombi e Oikonomidis a supporto di Tounkara a guidare l’attacco. » un primo tempo da nervi saldi e tanta tattica. Impossibile sbloccare il risultato. Più Napoli che Lazio in realtà, i partenopei ci provano spesso con tiri dalla distanza. L’occasione più ghiotta se la trova tra i piedi Tounkara, servito da Oikonomidis, ma il suo tiro trova la deviazione in angolo del portiere avversario. » un episodio chiave a scardinare la sfida. Al 48′ Palombi viene atterrato in area, l’arbitro – senza alcun dubbio – assegna calcio di rigore per i biancocelesti. Tounkara sfiora pure il raddoppio, solo al limite dell’area sgancia il tiro, il portiere dice di no. Poi immancabile la solita ammonizione per l’ex Barcellona – era già stato graziato per diversi falli – e la sostituzione (in campo Rossi al 65′). Dal dischetto proprio l’attaccante, tiro potente per il vantaggio della Lazio. Non intende mollare il Napoli, si avvicina al pareggio, è solo Guerrieri a salvare i biancocelesti. Ma non per troppo, perché a pochi minuti dal triplice fischio è Gilardi a servire la beffa dell’1-1. » una sfida senza ritorno, il pareggio allo scadere del tempo regolamentare spedisce le squadre ai supplementari. E la Lazio vuole la vittoria a ogni costo, la sfiora con un’azione ingarbugliata quanto decisiva, nata da un cross di Palombi: Rossi raccoglie ma trova la respinta del portiere, Oikonomidis invece non sbaglia il tap in. Ma è ancora il Napoli a rimontare, riacciuffa il pareggio con Bifulco, rimane in dieci per l’espulsione di Luperto ma non molla. I quarti di finale saranno i rigori a deciderli. I biancocelesti non sbagliano neanche un colpo, quattro su quattro a gonfiare la rete, i quarti di finale sono tutti della Primavera di mister Inzaghi.
Il Tempo
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Dopo Ledesma e Gonzalez, si aggiunge anche un altro giocatore che non ne può più della panchina. Miro Klose infatti, ha dichiarano ad alcuni microfoni esteri, di essere stanco della situazione attuale, vorrebbe giocare di più. Per come ha fatto capire, un giocatore che recentemente ha alzato un trofeo molto importante come quello della coppa del mondo, non può essere la ruota di scorta negli ultimi minuti dei 90 giocati.“Mi sento sano, in forma e voglio giocare di più. E’ ovvio che la situazione attuale non mi rende felice, ho altri obiettivi sportivi”
Il suo contratto scadrà in estate e squadre russe,tedesche ed inglesi sono già alla finestra per prenderlo a parametro zero anche se alcune testate tedesche immaginano che per Miro sia l’ultima stagione prima di appendere gli scarpini al chiodo. “Adesso parlerò con la dirigenza Lazio e vedrò cosa fare. In teoria nel calcio nulla è impossibile”
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Giornata importante oggi per i legali di MAURI: come riporta laziofamily.it, a circa 45 mesi dal compimento del presunto illecito (Lazio-Genoa e Lecce-Lazio, rispettivamente del 14 e 22 maggio 2011), gli avvocati ritireranno la perizia firmata dagli esperti nominati dal Gip Guido Salvini, in ordine all’incidente probatorio relativo all’inchiesta Last Bet, accertamento tecnico in corso ormai da un anno. Filtra ottimismo sui risultati: dopo i riscontri negativi riguardanti le eventuali tracce di illecito presenti nei suoi dispositivi – un pc, un mobile Apple e un mobile BlackBerry – analoghi risultati sarebbero emersi incrociando gli elementi dei circa 20 dispositivi risultati positivi. In sostanza, i tecnici del gip avrebbero messo a confronto le risultanze dei soggetti il cui incidente probatorio aveva dato buon esito per l’accusa, ma, a quanto emergerebbe, nessuno di questi tentativi avrebbe ricondotto in alcun modo al numero 6 biancoceleste. La parola fine a questo lunga calvario sta per essere scritta: infatti, entro e non oltre febbraio 2015, il pm Di Martino dovrebbe chiudere le indagini con il 415 bis, formulando le eventuali richieste di rinvio a giudizio che saranno valutate da un gip diverso dal magistrato che il 28 maggio 2012 firmò l’ordine di custodia cautelare che portò all’arresto, tra gli altri, di Mauri e Milanetto.
Lazio news
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E’ un Roberto Mancini nostalgico quello che ha rilasciato l’intervista al CdS.
Domani compierà 50 anni, il “Mancio” ha ripercorso la sua carriera. Indubiamente la sua squadra del cuore è la Sampdoria ma ha anche parlato della bellissima parentesi in biancoceleste e ha confessato che appena arrivò Lotito se ne è andato.
Mancini ha risposto a una lunga lista di domande in cui veniva chiamato a scegliere tra due personaggi. Tra le varie domande c’era anche quella tra Sergio Cragnotti e Claudio Lotito, Mancini non ha dubbi e risponde: “Cragnotti. Quando è arrivato Lotito io me ne sono andato dalla Lazio”. La squadra biancoceleste è protagonista anche della scelta tra Rosetti e Collina con il mister nerazzurro che preferisce il primo: “Collina mi ha lasciato in dieci dopo sei minuti in un derby contro la Roma (espulso Favalli in un Roma Lazio 1-3 del 1997, ndr). Meno male vincemmo lo stesso”. Non poteva mancare, poi, un accenno allo scudetto vinto con la Lazio nel 2000: “Fortuna per la pioggia di Perugia? No, ho pensato: lo scudetto lo meritavamo un anno fa e il Milan ce lo portò via. Ora la sorte ce lo restituisce. A volte la vita è strana”. Mancini definisce poi irripetibile il gol di tacco firmato a Parma, ma boccia il derby di Roma: “Quello di Manchester ha una cornice da brividi. Ma il più caldo è quello di Istanbul: i tifosi avversari non possono andare in trasferta”. In chiusura un sogno per il futuro e alla domanda su dove si vede tra dieci anni, Mancini non ha dubbi: “Sulla panchina dell’Italia”.
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Che fine hanno fatto GOnzalez e Ledesma?. I due giocatori erano partiti come punti fissi di Reja e Petkovic per finire ai margini della rosa di Pioli.
Questa situazione potrebbe aprire una finestra di mercato per Gennaio se i due “veterani” non troveranno spazio. Un’esclusione dai piani quasi senza appello, che non poteva non montare i nervosismi. O la rassegnazione, il tipico malcontento della rosa larga, troppo larga, degli esuberi, dei giocatori che rischiano di finire nel dimenticatoio. E la strada che conduce fuori dalle mura di Roma sembra la pista più percorribile: l’uruguaiano, come sottolinea Il Tempo non vede un futuro nella Città Eterna, almeno, non a queste condizioni. E se è tramontata l’opzione Parma, in Premier el Tata ha attirato più di un’attenzione: Alvaro Gonzalez potrebbe ripartire da lì. Altro discorso invece per l’italo-argentino: a breve l’incontro con Claudio Lotito, in programma c’è il colloquio per discutere il rinnovo contrattuale. Ma le percezioni non sono delle migliori, anche per Ledesma sembra che il futuro conduca lontano dalla Capitale. In passato sia Inter che Fiorentina avevano palesato il proprio interesse per Cristian, bisognerà verificare se si sia spento oppure no.
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Miro Klose mostra tutta la sua professionalità e il ruolo da leader davanti ai microfoni che lo hanno circondato nel dopo partita. Il tedesco accetta la sconfitta e ammette che la Juventus e molto al di sopra della Lazio e torna sulla sconfitta con l’Empoli:” E’ stato molto peggio perdere ad Empoli, quella è una battuta d’arresto che non doveva assolutamente verificarsi. Contro la Juve non era facile”. Provare a rialzarsi immedia”E’ un grandissimo giocatore, anche stasera lo ha fatto vedere. È ancora giovane, quindi può ancora migliorare. Se è da Pallone d’Oro? In futuro potrà vincerlo. Quest’anno chi lo vince tra Messi e Ronaldo? Dico che lo vincerà un tedesco… Neuer”.tamente, senza porsi né limiti né obiettivi: “Sapremo ripartire. Adesso però lasciamo stare il discorso del terzo posto, il nostro obiettivo almeno per il momento deve essere entrare tra le prime cinque per riuscire a tornare in Europa. Non servono nuovi giocatori, dobbiamo imparare tutti a difendere meglio”.
Il Panzer ha risposto anche a degli inviati esteri che hanno chiesto di Pogba e chi vincerà il pallone d’oro:”
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Pioli ha ufficializzato la lista dei convocati. Mauri è out per via dell’infortunio rimediato nella scorsa partita mentre Cana stringe i denti per far parte degli 11 che affronteranno questa sera i Bianconeri. Novità in rosa, l’allenatore convoca anche il classe 1996 Prce. La lista completa:
Portieri:Berisha, Marchetti, Strakosha; DIFENSORI: Basta, Braafheid, Cana, Cavanda, De Vrij, Konko, Radu, Prce; CENTROCAMPISTI: Biglia, Ederson, Gonzalez, Ledesma, Lulic, Onazi, Parolo, Felipe Anderson, Candreva; ATTACCANTI: Djordjevic, Klose, Keita. Franjo Prce indosserà la maglia numero 44.
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Non succedeva da tempo, un po’ per la protesta ed un pò per il malumore tra laziali ma l’Olimpico di staserà avrà un’immagine diversa da quella vista fino ad ora. I seggiolini occupati saranno più di quelli del famoso Lazio-Sassuolo. La Lazio ha bisogno dei tifosi e loro rispondono alla chiamata per incitare la loro fede a vincere contro una Big del calcio Italiano che può intimidire chiunque ma come ogni laziale sa, i biancocelesti non temono nessuno.Una partita difficilissima che può far capire quali sono i veri limiti della squadra di Pioli ma sopratutto cercare di reagire alla sconfitta di Empoli e rincorrere all’Europa. I tagliandi venduti sono più di 30.000 che aggiunti ai 10.000 abbonati fanno 40.000 presenze. I botteghini chiuderanno solo al fischio d’inizio e si stimano quindi 45.000\50.000 presenze.
I tifosi bianconeri saranno 5.000 ed hanno in programma un omaggio per il 7 anniversario dalla scomparsa di Gabriele Sandri, i capi Ultras porteranno dei fiori in curva nord.
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“L’ultima ribatuta” lancia una “bomba” in casa Lazio. Il sito quest’oggi ha fatto notare come nello staff biancoceleste (sul sito ufficiale) isulta un nuovo collaboratore vicino al nome di Manzini. Si tratterebbe di Stefan Derkum.
Maurizio milita nella Lazio da 41 anni,la sua lazialità non è un dubbio anzi, “ai tempi che furono” scelse la Lazio piuttosto che diventare dirigente all’American Express. Sul nuovo team Manager non si riescono a trovare informazioni su internet di chi sia, cosa faccia, di che nazionalità è (dal nome si potrebbe intuire che sia Albanese o paesi limitrofi). Andando ad intuito se fosse Albanese, ci potrebbe essere lo zampino della coppia Tare-Lotito.
Ad incrementare questa “ponderazione dei fatti” ci pensa sempre il sito “l’ultima ribattuta” che scrive nero su bianco l’intenzione di Lotito a mandar via lo storico Manzini.
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Leggendo il pezzo, ci si è subito resi conto di come il giornalista romano abbia interpretato a suo piacimento l’intervista concessagli dal presidente più vincente della storia della Lazio. Le capacità di manipolare la verità sono sempre in auge nella carta stampata. Soprattutto quando c’è da tutelare Claudio Lotito.
Nell’articolo di Salomone, dunque, scorrendo ogni riga, non c’è nessuna, ma proprio nessuna, parola di Cragnotti che invita il popolo biancoceleste a seguire l’attuale azionista di maggioranza del club. Anzi, a dire la verità, cosa che non ha fatto il giornalista, non riportandolo nel titolo, il patron della Lazio più forte della storia ha lanciato una violenta stoccata a Lotito. Che non lascia spazio ad interpretazioni di alcun tipo. Alla domanda “cosa manca a questa Lazio”, la risposta è devastante: “ Manca un progetto e Lotito deve spiegarlo chiaramente. Non si può più vivere a fasi alterne. Per ora ha costruito una squadra dal valore medio, ma si deve migliorare se si vuole competere a livello internazionale”.
Parole pesanti che evidenziano tutto quello che ancora non funziona dalle parti di Formello. Parole su cui si sarebbe dovuto montare il titolo dell’articolo. Ma, continuando a scorrere l’intervista, la domanda è sempre la stessa: “dov’è che Cragnotti avrebbe detto di seguire Lotito?”. Inutile scervellarsi più di tanto, non c’è. Si parla di passato, di trofei conquistati, di vittorie, del crack Cirio, di Simeone, di Chinaglia, di progetti futuri. Non esistono inviti rivolti ai tifosi laziali se non “per creare qualcosa di importante si può dar fiducia a Lotito”. Poi, altro accenno è quando Cragnotti parla dell’attuale formazione allenata da Pioli. “Credo in questa Lazio, ha dei buoni giocatori”.
Ma da qui a scrivere “laziali ora seguite Lotito” ce ne passa. Nulla di nuovo comunque. Ma almeno il popolo della prima squadra di Roma si è tranquillizzato: è tutta una montatura, Cragnotti non è diventato un fan di Lotito.
ULTIMARIBATTUTA
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Il neo attaccante biancoceleste non sta passando un buon periodo in ambito nazionale, infatti in queste ultime due gare, l’allenatore serbo lo ha lasciato in panchina facendolo giocare solo 2 minuti. Djordjevic è consapevole che sta facendo un buon campionato con la Lazio e le sue prestazioni non rispecchiano la realtà dei fatti in ambito nazionale.
Adesso la parola passa alla Federazione calcistica serba e a Radovan Curcic (il neo ct dopo l’esonero di Dick Advocaat), che con ogni probabilità prenderà dei provvedimenti.
Il caso è stato lanciato dal portale Serbo Arena Sport sul quale si leggeva un articolo con il titolo “Djordjevic lascia la nazionale”.“Filip Djordjevic ha detto addio alla Serbia!”. Questo il titolo di un articolo – comparso sul portale serbo Arena Sport – che non lascia troppo spazio alle interpretazioni. L’attaccante ex Nantes, secondo quanto riportato, si sarebbe rifiutato di entrare nel finale della sfida amichevole disputata ieri tra la Serbia e la Grecia al Karaiskaki Stadium di Atene. Ma non finisce qui. Al termine del match (terminato sul 2 a 0 per la Grecia), Filip Djordjevic avrebbe comunicato a tutti i componenti dello staff tecnico la volontà di abbandonare definitivamente la Nazionale. Il motivo? Il centravanti classe ’87 sarebbe rimasto molto deluso dalla seconda esclusione consecutiva dal blocco dei titolari (era rimasto in panchina anche nella sconfitta dei suoi contro la Danimarca dello scorso 14 novembre). L’esonero del ct Dick Advocaat, a seguito della disfatta di Belgrado, non ha cambiato le carte in tavola: nonostante le ottime prestazioni messe in mostra con la maglia della Lazio, Djordjevic resta la terza scelta dopo Danko Lazovic del Partizan e Aleksandar Mitrovic dell’Anderlecht.
Lalaziosiamonoi
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Dopo che la sua Albania ha rischiato di vincere in Francia contro i padroni di casa, Lorik torna a parlare di se e del suo futuro in biancoceleste.
Durante il match contro i francesi, ha avuto un siparietto con Pogba: “Ci vediamo fra una settimana all’Olimpico”, ha detto il laziale al centrocampista juventino. “Ok. Ma se stasera è stata dura contro voi albanesi, sabato sarà ancora più dura contro voi laziali”, gli ha risposto l’ex Manchester United.
Il difensore biancoceleste sarà chiamato in causa anche oggi, per disputare il match contro l’Italia di Conte. Nel ritiro milanese,ai microfoni del CdS ha parlato in primis del big match tra Lazio e Juventus: “Noi stiamo bene e stiamo facendo bene. Solo all’inizio abbiamo avuto qualche difficoltà a fare risultato, partite come quelle di Marassi con il Genoa e prima ancora di San Siro con il Milan potevamo vincerle. Abbiamo una squadra in forma, possiamo vincere perché giochiamo in casa e perché abbiamo ritrovato i nostri tifosi. Questo è un aspetto importante. Per la Juve tutte le partite sono importanti, in casa o fuori, deve vincere sempre. I bianconeri restano favoriti, però la Lazio non guarda mai nessuno da sotto. Tevez? Non è solo un attaccante, uno che segna tanto, è un giocatore completo e fortissimo. Quando lo vedo sul campo, penso a un campione”. Poi torna con la mente a Empoli: “Cosa ho detto a Hysaj? Niente, anche perché all’inizio era in panchina. È entrato quando noi abbiamo messo Felipe Anderson e ha giocato bene, perché Felipe è forte. Solo che la Lazio non può perdere partite di quel genere”.
Infine conclude l’intervista con un pensiero sul suo futuro “Il primo anno è stato delicato, sono rimasto fuori 3 mesi per infortunio. Nelle altre due stagioni ho fatto le partite che mi aspettavo, ho una media di 30 presenze a stagione e quest’anno ne ho giocate più o meno la metà. A me va bene così. Io mi metto sempre a disposizione. Dopo 500 partite, non poche, da professionista, so come gestirmi. Sono molto orgoglioso di giocare nella Lazio”. Il contratto con il club biancoceleste scadrà nel 2016, il futuro prossimo sarà ancora nella Capitale: “A gennaio non vado via. Avevo qualche possibilità nel mercato scorso, poi però ho parlato con Pioli e con la direzione e ho deciso di restare. Mi hanno fatto sentire parte del loro programma e mi hanno voluto nel loro gruppo, per le mie qualità, la mentalità e l’esperienza. Di sicuro non andrò più in là del 2016 con la Lazio. Io sono albanese e dopo sono marsigliese, di cuore e di adozione. Ho giocato nella Ligue 1, nella Premier League, in Turchia e in Serie A, ma prima di chiudere mi piacerebbe conoscere anche la Bundesliga. E’ un campionato che mi piace e mi piacciono anche i tifosi”.
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Non ama le interviste, fugge ai taccuini, preferisce la discrezione. Giuseppe Signori è in cerca di tranquillità, dopo un triennio d’inferno. Nel giugno 2011 viene arrestato dalla Polizia nell’ambito dell’inchiesta legata al calcioscommesse. E’ un colpo duro inferto al morale e all’immagine di uno dei bomber più prolifici della storia del calcio italiano. Beppe gol è tornato libero ben presto, è stato radiato da ogni rango della Federazione mentre sul piano penale le indagini sono ancora in via di sviluppo. Una vicenda intricata, dopo una carriera da incorniciare. La Lazio, inevitabilmente, è l’amore che non si scorda mai: 107 reti tra il 1992 e il 1997, tre volte capocannoniere, la fascia da capitano. Beppe Signori si racconta. Torna a parlare dopo un lungo silenzio, in un’intervista rilasciata al Guerin Sportivo, pubblicata sul numero di dicembre. Di seguito un estratto della stessa.
Tutti ricordano i tuoi rigori da fermo. “Iniziai a batterli così alla Lazio. Le regole obbligavano il portiere a stare immobile sulla linea. Avevo elaborato una convinzione, presa dal gioco delle freccette. Lì, se vuoi essere preciso, non dei prendere rincorsa. Così feci io dal dischetto. Dalla mia avevo un sinistro potente e preciso, senza rincorsa non davo nessun vantaggio al mio avversario. E poi c’è un piccolo segreto”.
E’ il momento giusto per svelarlo. “La postura del portiere. La spia era il ginocchio opposto che si piegava per prepararsi alla spinta. Così io la mettevo dall’altra parte. Ho fatto molti gol su rigore, a tutti. La mia bestia nera è stato Pino Taglialatela”.
Torniamo adesso al 1992, il tuo arrivo alla Lazio. “L’annata eccezionale con il Foggia fu un’ottima vetrina per tutti noi. Io andai alla Lazio, ma in realtà sarei dovuto andare alla Roma. Casillo era molto amico dell’allora presidente giallorosso Ciarrapico. Che però disse: ‘E chi è questo Signori?’?.
La Lazio invece ti conosceva? “Mi avevano visto in campionato. Cragnotti sapeva chi fossi, Zoff lo stesso, anche se l’artefice del mio acquisto fu il ds Regalia. Al Foggia andarono 11 miliardi di lire. Io mi trovai a gestire l’eredità di Ruben Sosa. Idolo della curva, in tre anni aveva segnato 40 reti”.
Mica male come programmino. “Alla prima in campionato segnai una doppietta. Dopo, fu tutto più semplice. Zoff mi trovò subito la giusta posizione. Seconda punta ‘leggera’ a supporto dell’attaccante di peso. Riedle in quel primo periodo, poi Casiraghi e Boksic. Loro aprivano gli spazi e impegnavano la difesa. Io arrivavo a concludere”.
Da Zeman a Zoff un bel cambiamento. “Facevamo il 4-4-2 classico, ma meno maniacale. Con Zoff si parlava molto, spesso eravamo noi giocatori a chiedergli del suo passato in campo. Un uomo di grandi valori che ho conosciuto in tutte le sue vesti, dato che due anni dopo fu nominato presidente della società”.
Il primo anno in biancoazzurro, subito il botto. “Segnai 26 gol, vinsi la classifica marcatori. Ero felice perchè avevo vissuto bene il salto, le pressioni, le responsabilità. L’anno seguente mi confermai capocannoniere con 23 gol. Così mi permisi di scherzare coi tifosi a proposito dei 40 gol di Sosa in 3 anni. In 2 ne avevo fatti di più”.
Signori idolo della curva laziale. “Un legame stupendo. Ma tutto il periodo alla Lazio è stato fantastico. La fascia di capitano è stata la consacrazione di un rapporto con la squadra, con la società, con un ambiente magico. Ero il primo ad arrivare al campo, l’ultimo ad andare via. Il lavoro paga, sempre. Allenamento, sacrificio”.
Alla Lazio hai incrociato anche Paul Gascoigne: “Un clown, un bambino capace di tutto. Una volta si presentò tutto nudo nella hall dell’albergo del ritiro, lo rifece sul pullman in una trasferta. In una galleria si spogliò completamente e si mise a sedere accanto a Zoff. A fine allenamento andavi verso la tua auto e dovevi stare attento alla maniglia della portiera. Se era bagnata, e non era acqua, era passato lui”.
1994. Alla Lazio si riforma la coppia con Zeman. “Cragnotti aveva deciso di dare a Zoff la presidenza. Allora io proposi di affidarsi a Zeman per la panchina. L’affare andò in porto e io mi presi un sacco di accidenti da qualcuno dei miei compagni (ride). Boksic mi ha sempre maledetto. I primi due anni andarono bene, alla terza stagione arrivò l’esonero e il ritorno di Zoff”.
Sbagliò qualcosa Zeman? “Non cambiò sistema di gioco, nonostante fosse cambiata la regola del fuorigioco. Da qui ci fu un calo di motivazioni. Il cambio fu doloroso ma inevitabile”.
Intanto nell’estate del 1995 era tutto fatto per il tuo passaggio al Parma. “Eravamo in Brasile in tournèe. Dall’Italia arrivavano le notizie del mio trasferimento e della contestazione dei tifosi che fecero saltare l’affare. Cragnotti me lo ricorda ancora: 25 miliardi non sono pochi. Rimasi impressionato da tutto quel che successe. Per me fu una cosa incredibile, non avrei immaginato tutto quel fracasso. Ancora oggi i tifosi mi dicono: ‘Beppe, io c’ero. Du’ pomodori li ho tirati pure io!’. Lì ho capito di essere entrato nella storia della Lazio”.
Cosa ha di particolare l’ambiente biancoazzurro? “Il passato, personaggi diventati mito come i ragazzi dello scudetto del 1974. E poi l’Olimpico, uno stadio bellissimo, sempre pieno, colorato, pieno di gioia. Il sogno era giocare per sempre con l’11 della Lazio”.
La bella favola finisce nell’autunno del 1997. “Era arrivato Eriksson e non mi vedeva. Sul piano umano fu una mazzata. Sono il capitano, ho segnato più di cento reti, nel 1996 ho vinto per la terza volta la classifica dei cannonieri. Non volevo il posto assicurato, ma delle spiegazioni sì”.
Quale fu la goccia che fece traboccare il vaso? “Quel che accadde con il Rapid Vienna in Coppa Uefa. Mi fece scaldare a lungo senza farmi giocare. Fu l’ultima perla. Lascio il ritiro, vado da Cragnotti e Zoff e gli dico che me ne vado. E cos’ a novembre finisco alla Sampdoria. Ma fu l’inizio di un periodo complicato e ancora oggi sono molto dispiaciuto nei confronti dei tifosi doriani che non hanno mai visto il vero Signori”.
Come è avvenuto il tuo arresto? “Ero a Roma, mi chiamano al telefono e mi dicono di andare alla Stazione Termini dove ci saranno due finanzieri in borghese per accompagnarmi a Bologna”.
Nient’altro? “No. Io infatti non capisco il perchè. Saliamo sul Frecciarossa e mentre siamo in viaggio mi telefona mia sorella. Piange. ‘Beppe, dove sei?’. ‘Sul treno per Bologna’. ‘Non è vero, la televisione ha detto che sei in carcere’. La notizia la sapevano tutti, tranne il diretto interessato. E a Bologna stavano perquisendo la mia casa. Ma c’è un’altra cosa che mi ha ferito”.
Cosa? “Le bugie. Il carcere, le manette. Tutta roba inventata. Arresti domiciliari, questa la misura adottata per me”.
Di vero c’è che risulti implicato in tutta questa faccenda del Calcioscommesse. “Non ho mai ‘calcioscommesso’. Non ho mai ‘fatto’ una partita, nè truccato, nè corrotto nessuno. Certe cose le possono fare solo quelli che sono dentro le squadre, Io avevo solo il tesserino Figc, non ero tesserato”,
E allora perchè sei stato tirato in ballo in un ruolo che appare non secondario? “Premetto che io sono qua, mi prendo tutte le responsabilità. Se ho sbagliato, pago. Ma deve essere dimostrato il mio reale coinvolgimento. Sono passati tre anni e non si vede la conclusione. Ho solo scommesso, lecitamente. Avevo delle informazioni e agivo di conseguenza”.
Informazioni di che tipo? “Quelle che si hanno quando si scommette. La stessa cosa che capita a un bancario che nel suo lavoro ordinario ha delle notizie sul rendimento di un certo investimento. Che fa? Non le prende in considerazione? Aspetto, perchè anch’io sono alla ricerca della verità”.
E quale sarebbe la verità? “Sono stato tirato dentro perchè non ho mai nascosto la mia passione per le scommesse. Ripeto: scommesse. Lo sapevano tutti nell’ambiente. Era uscita fuori anche la storiella del Buondì, dove pagavo chi sarebbe riuscito a mangiare la merendina in trenta passi. L’ex di fama che scommette diventa il capo dei capi. E’ lui che va punito con la radiazione, mentre chi ha venduto le partite e si è ‘pentito’ dopo due anni torna a giocare”.
Come stai adesso? “Meglio, rispetto a tre anni fa. Ho il mio ristorante a Bologna, ‘Al Campione’, che mi tiene occupato. Ho la mia compagna che mi è sempre stata vicino, i miei figli che hanno sofferto molto, soprattutto per le notizie false dei primi giorni, Bologna mi è vicina. Gli amici? Sono rimasti in pochi”.
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La serie A ha preso una pausa per far spazio alle nazionali. Lotito ne approfitta per parlare del suo allenatore che ha fatto rinascere una Lazio rompendo il muro dei pronostici e remando contro a chi dava la Lazio nel bassofondo della classifica. La Lazio insieme alla Sampdoria stanno facendo un cammino a livello europeo ma con i soliti intoppi quando si giocano partite che dovrebbero portare quei punti per l’obiettivo “Europa”.
. A margine della consegna del premio “Il bello del Calcio”, il presidente Claudio Lotito ha parlato ai cronisti presenti anche in riferimento alla situazione del tecnico biancoceleste Stefano Pioli: “Non creiamo problemi. Pioli ha iniziato adesso, non siamo neanche a metà campionato – riporta Tuttomercatoweb.com –. Pioli ha un rapporto sereno e tranquillo con noi e un contratto che gli consente di rimanere alla Lazio. Scadenza a giugno? No, non è in scadenza il prossimo giugno”
Lalaziosiamonoi
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Il campionato di serie A ha subito uno stop facendo accendere i riflettori per le qualificazioni all’Europeo 2016. I nazionali laziali fino ad ora hanno ottenuto 2 sconfitte ed un pareggio. La serbia di Djordjevic,il quale è stato per tutti e i 90 minuti in panchina, è crollata in casa contro la Danimarca. I padroni di casa vanno in vantaggio nel primo tempo con Tosic. Nel secondo tempo è Bendtner a dare il via alla rimonta danese. L’ex Juventus segna il gol del pareggio al 60′, solamente due minuti dopo Kjaer sigla il sorpasso con un preciso colpo di testa. All’85’ ancora Bendtner chiude i conti. La classifica del Girone I vede adesso la Serbia in quarta piazza (a 1 punto) dietro a Danimarca (7), Portogallo (6) e Albania (4).
Bene Berisha e Cana che conquistano il primo punto in classifica in Francia. Albania in vantaggio grazie alla rete di Mavraj. Pareggio francese da parte di Griezmann. Da registrare una traversa clamorosa di Lorik Cana che poteva siglare il gol per la vittoria vittoria.
Male Murgia, che nell’amichevole contro l’Inghilterra U19 finisce la partita 0-3 per gli inglesi.
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Squilla il telefono, più volte. Potrebbe diventare rovente, racchiude i contatti di un imprenditore, del presidente di un club, nonché proprietario di un’altra società, del consigliere federale. Basta buttare uno sguardo sul web per vedere che anche le foto lo ritraggono spesso e volentieri col cellulare, una fortunata appendice di Claudio Lotito. Impegni tra i quali destreggiarsi, e come spesso Lotito sottolinea, presi più per una sorta di filantropia esibita: “Ogni cittadino deve dare il proprio contributo. E anch’io, da cittadino, voglio dare il mio contributo”, dichiarava recentemente. Un ritornello insieme alla concretezza ribadita da quel “sono un uomo del fare”. “Vedete io sono come un’acquasantiera, mi telefonano tutti. E sapete perché? Perché sono un uomo pratico e risolvo i problemi di tutti”, spiega il presidente della Lazio. Il quale ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni del Messaggero, In cui ha parlato del suo approdo nel mondo del calcio, ormai 10 anni fa, fino a giungere alla scorsa estate, quando invece trionfava politicamente tra le poltrone della Federcalcio. Senza dimenticare di rivolgere uno sguardo al campionato italiano, ma soprattutto al club biancoceleste.
Si definisce un combattente e non un reduce? Sì, perché il reduce è visto come una persona che torna da una battaglia, ma da sconfitto. Io invece combatto sul campo, sempre.
E porta a casa sempre risultati? Dire di sì sarebbe un atto di presunzione. Mi impegno a portare avanti i progetti condivisi e questo è sotto gli occhi di tutti.
Per questo che è stato eletto in Federcalcio? Sono in Figc da anni, ma tutti si sono accorti di me solo ora. Stiamo portando avanti un progetto di cambiamento del calcio come sistema. Quello del pallone è sempre stato un mondo conservatore, dove le persone si sono adagiate su un qualcosa che oggi non è più pensabile. Quando nel lontano 2004 mi sono affacciato in questo mondo ero visto come una macchietta, perché rompevo gli schemi. Ma tutti i segnali d’allarme che avevo lanciato oggi trovano le loro conferme.
In molti vedono in lei il burattinaio di Tavecchio… Non c’è cosa più sbagliata. Ho conosciuto Carlo nel 2004 e da subito c’è stata grande sintonia tra noi. Ormai ci basta uno sguardo per capirci, abbiamo gli stessi obiettivi. Siamo due uomini del fare, parliamo lo stesso linguaggio d’efficienza. Vogliamo costruire un sistema in cui deve prevalere l’interesse dell’istituzione legata a quella del collettività.
E come lo state cambiando questo mondo? Il sistema calcio è nato con delle logiche di vittoria che prevedevano però solo una vittoria: quella sul campo. Il successo invece deve essere a 360 gradi, sul piano finanziario e di programmazione. Oggi tutti si riempiono la bocca, parlano di modello tedesco che altro non è che quello del buon senso, quello del buon padre di famiglia. Deve prevalere la filosofia della formica e non quella della cicala. Il calcio prima era basato su logiche che consideravano le perdite economiche come una conseguenza ineluttabile. Adesso questo non sarà più possibile. Il Fair Play finanziario l’ho applicato 10 anni fa alla Lazio e tutti mi ridevano dietro…»
Con Tavecchio ha un rapporto solido, non è così con il presidente della Juventus. Ho grande stima di Agnelli e abbiamo, contrariamente a quanto si crede, un buonissimo rapporto. Lui, però, deve fare i conti con il peso della storia bianconera e della sua famiglia.
Ma in tema di multiproprietà avete avuto idee diverse? Quello delle multiproprietà è un discorso che viene sempre analizzato più dal punto di vista teorico che pratico. Agnelli si avvale dei consigli dei suoi collaboratori, che hanno una visione esclusivamente calcistica. Le multiproprietà sono fondamentali per la valorizzazione sportiva dei giocatori, la tutela della territorialità che svolge un’azione sociale, e l’incremento dei ricavi che poi non sono altro che l’espressione del territorio.
Possiamo dire che questa riforma passerà. Tutti hanno sottoscritto quel programma e ora non si torna indietro.
Ma potrebbe esserci qualche presidente furbetto pronto a utilizzare le altre squadre come una sorta di ripostiglio per i giocatori che non servono più? E no! È tutto il contrario. Con questo sistema si valorizzano i giovani. Le faccio il nostro esempio: oggi un giovane della Salernitana può aspirare a giocare nella Lazio, cosa che prima sarebbe stata più difficile.
È dunque lei il riformatore? È vero, ho una delega alle riforme e all’innovazione, ma i successi sono del presidente Tavecchio. Abbiamo previsto una serie di riforme da attuare a breve. Parlo di multiproprietà, riforma dei campionati, riforma del settore giovanile, il fair play finanziario e la prevenzione delle frodi sportive.
Ci dia un’anticipazione di quelle che verranno approvate nel prossimo Consiglio. Partiremo con il Fair play finanziario, che andrà a regime da subito. Poi ci occuperemo di frodi sportive e illeciti. La grande rivoluzione sarà invece legata agli extracomunitari. Faremo come voleva Tavecchio, valutando il curriculum vitae di ognuno di loro. Per un extracomunitario che esce ne entra uno senza curriculum, per valorizzare i giovani. Poi, però, se ne entrerà un secondo questo dovrà avere una storia documentata da presenze nella nazionale del paese di provenienza. Per evitare la tratta di giovani stranieri, che devono entrare in Italia con i genitori, abbiamo inoltre previsto che facciano almeno 4 anni di scuola qui, bloccandone l’uscita.
Conte è un suo successo? Ripeto, i successi vanno attribuiti tutti a Carlo Tavecchio. Anche da quel punto di vista siamo stati antesignani. Usare lo sponsor per pagarlo. Pensate se l’avesse dovuto pagare la federazione cosa sarebbe successo con i tagli che il Coni ha fatto al calcio.
A proposito di tagli, possiamo dire che avete strappato un risultato al presidente Malagò? Siamo usciti con una brutta ferita, ma non siamo morti. Nel Coni e in Malagò abbiamo trovato la disponibilità a ricercare soluzioni condivise, perché con i tagli iniziali il calcio sarebbe morto».
Presidente, indossi ora i panni del presidente della Lazio. È soddisfatto della squadra? Io sono abituato a parlare con i fatti. La Lazio è una squadra che se la può giocare con tutti.
I tifosi gliene stanno dando atto. Sono tornati allo stadio. Il problema è sempre lo stesso, quando sono arrivato alla Lazio ho rotto gli schemi. Dico sempre che è meglio raccontare un brutta verità che una bella bugia.
I tifosi della Lazio vogliono tornare a sognare. Giusto, ma stando con i piedi per terra. Ai tifosi dico che i sogni diventeranno realtà. Ma non metto una data perché non sono abituato a fare proclami.
Come vede il fatto che per la gente è una minaccia il fatto che lei non lascerà mai la Lazio? Quando si ama qualcuno o qualcosa la parola ”per sempre” diventa naturale.
E se arrivasse uno sceicco con 500 milioni? Oggi con il Fair Paly finanziario questo non è più possibile. Il calcio non è solo una mera questione di chi ha più soldi ma anche di passione e amore per una maglia.
Nella sua gestione qual è stato l’acquisto migliore? Klose
Il giocatore al quale è più legato nella storia della Lazio? Re Cecconi perché rappresentava qualcosa di nuovo, con quella sua chioma bionda.
Non crede che in società manchi un personaggio storico? I personaggi sono importanti, ma la storia della Lazio lo è di più.
I tifosi sognano un campione. Ma noi abbiamo Klose. Mi dica un’altra squadra che può vantare uno come Miro, campione del mondo e miglior realizzatore dei mondiali.
A proposito, come procede con lo stadio della Lazio? Per una volta lasciamo che siano gli altri ad andare avanti, poi vediamo come va a finire.
E di James Pallotta cosa pensa? Penso che sia un buon presidente, alle volte non si rende bene conto della realtà in cui vive: come si fa a dire ‘voglio giocare al Colosseo’?.
Chi vincerà lo scudetto? La Juventus è la favorita. Lalaziosiamonoi
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Un’altra settimana europa è terminata ieri con la 4 giornata di Europa League. E’ stata una settimana da 6 in pagella per le italiane. In Champions bene la Juventus (3-2 all’Olympiacos) male la Roma che cede alla strapotenza del Bayern per 2-0. In Europa League buon punto sia per l’Inter (ora vicina alla qualificazione) e sia per la Fiorentina. I viola grazie al pari interno contro il Paok stacca il pass per i Sedicesimi di Finale. In serata grande prestazione del Napoli (3-0 contro lo Young Boys) ma male il Torino di Ventura che cade 2-1 in quel di Helsinki.
La classifica vede il Milan prima delle italiane al 14 posto, seguito da Juventus 22 posto e Napoli 23 posto. La Lazio nonostante quest’anno non giochi competizione europee è stabile al 38 posto mentre la seconda squadra della capitale termina nonostante le coppe europee al 53 posto, scivolando sempre di più. Giuseppe Di Lauro
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La Lazio dovrà affrontare l’Empoli giocando fuori casa con un solo obiettivo: conquistare i 3 punti per continuare la sua cavalcata verso l’Europa.
L’allenatore laziale conosce bene il castellani, uno stadio dove anche le prime della serie A hanno sofferto molto per raggiungere il risultato per la vittoria.
Marcello Carli, è intervenuto ai microfoni di Radiosei per analizzare il match: “Abbiamo deciso di giocare in Serie A così come in B. È complicato, ci porta a soffrire. Son convinto che i ragazzi, dove c’è la fase in cui bisogna soffrire, devono migliorare perché anche con la Juve abbiamo preso gol e ci serve per capire che certe cose in Serie A non si devono fare”. In estate Lazio e Empoli sono state vicine, l’obiettivo dei toscani era palese. “Cataldi è un ragazzo di grande prospettiva che se giocasse da noi farebbe un gran campionato. Non sempre è facile avere ragazzi da inserire in prima squadra. Io ho martellato Tare perché mi sarebbe piaciuto, è un ragazzo di prospettiva importante, ma loro non vogliono cederlo. Non so cosa faremo a gennaio, noi dobbiamo pensare a fare queste 10 partite con voglia di stupire, ma Cataldi è come una bella donna, se ti piace, ti piace”. Dopodiché il ds dell’Empoli si è soffermato sui biancocelesti di mister Pioli. “Noi non attraversiamo un momento fortunato, il calcio è fatto anche di situazioni. Per me la Lazio, dopo Juventus e Roma, è lì con il Napoli. Inter e Milan stanno un gradino sotto, la Fiorentina non riesco ad inquadrarla”. Carli ha concluso il suo intevento parlando della dirigenza capitolina. “La Lazio ha solo il campionato e si è anche creato un rapporto con la tifoseria. Uno degli errori del presidente è stato quello, l’ambiente è fondamentale , la Lazio è una squadra allenata, si vede la mano dell’allenatore. Pioli è un allenatore bravo, che sa allenare e in questo momento è una delle squadre più in forma del campionato. Sarà un impegno difficilissimo, ma dobbiamo cercare di dargli fastidio, spero vengano tanta gente di Roma perché è sempre bello vedere lo stadio pieno”.
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La Lazio di Inzaghi si prepara alla stracittadina di domani, non importa se si tratta di primavera o prima squadra, il derby a Roma è sempre sentito in un modo particolare. La carta vede favorita la Roma ma si sa che i pronostici in queste partite non sono impeccabili. Un Simone Inzaghi che studia l’avversario e ritrova un Danilo Cataldi stracarico per il match dopo un lungo stop per colpa di un brutto infortunio. Una partita che gli porterà minuti sulle gambe e che magari potrà farlo tornare al top per meravigliare il tecnico della prima squadra ed approdare così con la rosa di Pioli in Serie A stabilmente.
Il Match si disputerà domani 29 Ottobre alle ore 15 presso lo stadio “Mirko Fersini”
PROBABILI FORMAZIONI LAZIO (4-3-3): Guerrieri; Pollace, Prce, Mattia, Seck; Pace, Murgia, Verkaj; Tounkara, Palombi, Oikonomidis. A disp: De Angelis,Cataldi Manoni, Antonucci, Rokavec, Capuano, Germoni, Rossi, Collarino, Condemi. All: Simone Inzaghi
ROMA (4-3-3): Marchegiani; Paolelli, Calabresi, Capradossi, Sammartino; Pellegrini, Ricozzi, Adamo; Ferri (c), Verde, Soleri. A disp.: Pop, Faiella, De Santis E., Anočić, Somma, Belvisi, D’Urso, Di Livio., Di Mariano, Taviani, Vestenicky, Calì. All.: De Rossi.Arbitro: Baroni di Firenze
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28 Ottobre 1979 una data nera indelebile nel mondo laziale. Durante il derby Lazio Roma Vincenzo Paparelli perde la vita per mano dell’idiozia criminale. Quest’oggi sono 35 anni dalla sua scomparsa.
Il figlio Gabriele è intervenuto ai microfoni di Elle Radio:
” “Piango ancora ogni giorno l’assenza di mio padre. Io e la mia famiglia abbiamo dovuto spesso cambiar casa per via di minacce e frasi inguiriose. Per fortuna il popolo laziale ci ha donato un affetto immenso in questi anni”. Gabriele aveva solo otto anni quando avvenne il drammatico episodio, ma ricorda tutto di Vincenzo: “Le sue priorità erano la famiglia, il Lazio e la Lazio”
“Il momento più bello da laziale è legato allo scudetto vinto con Cragnotti. Quello in cui mi sono emozionato di più, pensando a papà, è stato un Lazio-Messina di dieci anni fa. Feci un discorso in mezzo al campo e i tifosi fecero un applauso scrosciante. In quel momento sentì che mio padre era lì con me…”
“Io ho una bambina di due anni, Giulia. L’ho portata il 12 maggio scorso allo stadio, alla serata ‘Di Padre in Figlio’. Onestamente ancora non me la sento di trascinarla in una partita di campionato. Ogni volta vengo assalito da un misto di gioia e di paura”. La mente va subito agli ultimi fatti di cronaca, al recente lutto per la scomparsa di Cristian e il piccolo Stefano, deceduti però lontano dall’Olimpico dopo aver assistito a Roma-Bayern.
Anche la violenza negli stadi rimane però un tema caldo, c’è massima allerta – dopo la vicenda dell’ultima Coppa Italia – per la sfida di sabato sera fra Napoli e Roma: “Lo sfottò è giusto e non deve mai mancare. Quello che dovrebbe uscire dal calcio è la violenza. Dietro il nome di mio padre c’era una famiglia che ha sofferto. Spero che, con la mia testimonianza, la gente capisca che lo stadio è un posto dove bisogna solamente tifare, non uccidere”. Il discorso vale anche per l’ultima evoluzione degli “scontri tifosi”, sempre più fuori dagli stadi.
CittàCelste
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Anche se il campionato è iniziato da poche giornate, la Lazio di Pioli si ritrova quest’oggi a disputare uno scontro diretto per una presunta qualificazione in Europa (stando a questa classifica).
“Sarà una partita difficile per entrambe le squadre che hanno lo stesso obiettivo, anche se loro in Europa ci sono già quest’anno. Noi dobbiamo migliorare nettamente il campionato precedente. I valori sono simili poi sarà il campo a parlare”. Il tecnico della Lazio, Stefano Pioli, introduce così la sfida per l’Europa con la Fiorentina. “La squadra sta dimostrando di che di pasta è fatta al di là dei risultati positivi e negativi – aggiunge l’emiliano -. Poi ogni settimana siamo di fronte a un esame.E’ un esame importante e cercheremo di portare a casa i tre punti. Il nostro andamento a livello di prestazione è abbastanza continuo, ma siamo alla ricerca di continuità di risultati. Sappiamo dove vogliamo arrivare e dobbiamo trovarla, partita di domani altra possibilità per andare in questa direzione”. Pioli risponde quindi al suo predecessore Edy Reja che ieri aveva detto che la rosa biancoceleste ha “valori importanti” per “inseguire il terzo posto”: “Deve stare tranquillo, non ho messo mai le mani avanti. Lo ripeto: la società mi ha messo a disposizione la squadra adatta per centrare l’obiettivo, stiamo lavorando bene ma dalle parole dobbiamo fare i fatti
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Il baby-attaccante laziale potrà vivere il sogno nazionale. Nell’Ottobre 2013, l’avvocato del senegalese,nato in Spagna,ha cominciato le pratiche per cambiare lo “status di Keita”. Il blitz recente a Barcellona, ha dato buoni frutti. E’ infatti arrivato l’ok per la cittadinanza ed il passaporto che trasformerà il giocatore da extracomunitario a comunitario (si libera perciò un posto nella Lazio come extracomunitario).
Le notizie buone per l’attaccante non finiscono qui: la nazionale U21 spagnola sta attendendo che la faccenda vada in porto per convocarlo con loro. La stima della chiusura si aggira intorno ad un mese. Adesso però il “neo-spagnolo” guarda solo alla Lazio e spera di convincere Pioli per un posto da titolare nella rosa biancoceleste”
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Giuseppe Signori torna a parlare del suo trascorso alla Lazio ai microfoni di ElleRadio nella trasmissione “I laziali sono qua”
“Il mio primo giorno di Lazio è stato abbastanza traumatico. Ho perso il raduno. Dovevo fare le visite, ma non ho trovato Tor di Quinto. Al tempo non c’erano navigatori e mi sono perso insieme a mio padre per le strade di Roma. Alla fine abbiamo chiamato un taxi. Io arrivavo da Foggia, per sostituire un idolo del tifo laziale come Ruben Sosa. C’era curiosità, ma anche scetticismo”. Scetticismo scacciato via in meno di 90 minuti, la doppietta in quel di Marassi ancora accende i cuori dei tifosi laziali. “Sono partito forte e questo sicuramente ha aiutato me così come la squadra a ottenere risultati importanti. Siamo tornati in Europa, dopo tanti anni. Stava nascendo una nuova Lazio, con l’avvento di nuovi campioni, ma soprattutto di un nuovo presidente”. Una figura, quella del presidente Cragnotti, che ha rappresentato quasi un padre per Signori, come ammette lo stesso attaccante. “L’ho visto giovedì scorso. Passava qui a Bologna e io, nel mio ristorante ho il suo vino, così ci siamo incontrati. E’ sempre stato un rapporto padre – figlio. A prescindere dalla parentesi della possibile cessione al Parma, c’è sempre stato un rapporto di reciproco rispetto. Il fatto che ancora oggi ci vediamo e andiamo a pranzo o a cena insieme conferma quanto di positivo io possa pensare di una persona che, come presidente, non mi ha mai fatto mancare niente. Quando vinci la classifica cannonieri per due volte consecutive ti aspetti un adeguamento di contratto. Lui è stato l’unico presidente che se tu gli chiedevi un euro, lui te ne proponeva due”.
AMICI E NEMICI – Cinque stagioni in biancoceleste, un’avventura che ha intrecciato i fili con molti campioni che all’epoca giocavano nella Lazio a quei tempi. Uno su tutti Paul “Gazza” Gascoigne, ma non solo. “Ho il ricordo indelebile di una persona disponibile, eccezionale, ma con un carattere, al di fuori del campo, troppo fragile. Lui con la sua semplicità e anche con le giocate in campo riusciva a venir fuori dalle situazioni più difficili. E’ ovvio che questa dell’alcolismo per lui è una battaglia più complicata. L’ultima volta che l’ho visto fu in occasione di un’amichevole a Malta tra Italia e Inghilterra, prima dei Mondiali del ’94. Mi sembrava stesse abbastanza bene, rincuorato e pensavo che avesse superato questa grossissima difficoltà. Purtroppo oggi leggo che continua a ricadere nello stesso errore. Chi mi ha impressionato di più? Sembra un paradosso, ma il più forte tecnicamente per me era Giovanni Stroppa. Eppure non ha avuto la carriera che meritava, probabilmente perché, nonostante avesse una tecnica fuori dal comune, mentalmente non è riuscito a fare il salto di qualità. Poi non ho mai visto nessuno saltare come Riedle. Nonostante non avesse un’altezza straordinaria, riusciva a restare in aria quel secondo in più rispetto al difensore che gli permetteva di rubargli il tempo e fare gol. Poi c’è Boksic. Reputo Alen uno dei talenti più forti mai esistiti. Aveva una forza esplosiva associata a una tecnica che lo rendeva devastante. Gli mancava solo essere un po’ più concreto sotto porta”. Dai compagni agli avversari. “Non è per sminuire quelli che ci sono oggi, ma c’erano difensori veri. Si parte da Baresi, Maldini, Costacurta, Galli e Tassotti e questi sono solo quelli del Milan. C’era un giocatore che ho sofferto molto, a prescindere che fosse della Roma. Parlo di Aldair, grande campione sia in campo che fuori. Ci sono quei giocatori che soffri particolarmente, magari per come ti marcano, perché hanno i tuoi stessi tempi. Lui è un giocatore che in due derby non me l’ha mai fatta vedere, questo non lo nascondo”. Un solo grande rammarico nella carriera di Signori, il rapporto non idilliaco con Eriksson, l’allenatore del secondo scudetto laziale. “Avrei preferito che andasse diversamente il rapporto con Eriksson. E’ stato quello che mi ha fatto prendere una decisione importante per la mia carriera, ma che non avrei mai voluto fare. Io mi sarei visto a vita laziale. Il problema non era se giocassi o meno, era una questione umana. Essere trattato “come uno della Primavera” dopo quello che avevo fatto mi sembrava eccessivo. Ogni allenatore ha le sue idee ed è pagato per fare delle scelte, ma queste non devono prescindere il rispetto per la persona”. 127 reti, ma una in particolare è rimasta impressa nella memoria dell’ex bomber laziale. “Quello in Lazio-Inter 3-1 del ’92. E’ il classico gol che tutti sognano. Riuscire a dribblare tutti e poi far gol. E’ il più bello perché dentro c’è tutto. C’è forza, convinzione, tecnica… è completo”.
Lalaziosiamonoi
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La Lazio di Lotito sta facendo di tutto per riportare i tifosi allo stadio. A sette mesi da quel famoso Lazio-Sassuolo dove i seggiolini dell’Olimpico erano quasi tutti occupati per una protesta pacifica contro la gestione societaria, il club capitolino organizza una sorta di premio per ogni traguardo raggiunto. L’obiettivo è quello di portare 18mila tifosi allo stadio. Centrato il primo step la biglietteria metterà in vendita tagliandi a 10 euro per le curve per la prossima gara casalinga con un nuovo obiettivo da centrare. Superato quello step,come una carta fedeltà, la società abbasserà i prezzi in curva fino a scendere a 5 euro
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Le indagini del calcio scommesse proseguono senza sosta ormai da mesi e mesi.
Nelle squadre sotto controllo, ci sarebbe anche il Sassuolo.
Sono spuntate infatti, altre partite sospette datate ed inedite già dal 2007. I periti incaricati al controllo degli apparecchi elettronici (smartphone,tablet e pc) stanno effettuando una ricerca con 20 parole chiave su oltre 100 dispositivi degli indagati.
Parte dei risultati è stata consegnata oggi durante l’incidente probatorio disposto dal gip Guido Salvini su richiesta del procuratore Roberto di Martino.
Dagli accertamenti è finora emerso che negli apparecchi di 27 indagati sono state trovate le parole chiave che il procuratore aveva chiesto di cercare. Si tratta di sms e chat in alcuni casi con personaggi non emersi finora dall’inchiesta o in altri casi con indagati ai quali invece non erano stati sequestrati gli apparecchi informatici. Le perizie hanno rilevato altri particolari. Ad esempio, Stefano Mauri, capitano della Lazio, non ha fornito il pin del suo telefonino e senza quel numero i periti, per ora, non hanno potuto esplorare l’apparecchio. Stessa cosa è accaduta con Ivan Tischi, ex del Pescara, e Mauro Bressan, ex della Fiorentina, considerato il braccio destro di Amir Gegic, uno dei capi degli zingari e uomo chiave dell’inchiesta. Le perizie sugli apparecchi di Massimo Erodiani, allibratore di Pescara, e di Mario Bruni, ex commercialista di Beppe Signori, hanno fatto emergere numerosi scambi di informazioni su partite vecchie e nuove. Gli accertamenti sul pc di Bruni hanno svelato un enorme giro di denaro nell’ambito del calcioscommesse.
La copia forense relativa alle analisi sul pc di Antonio Conte, ora allenatore della Nazionale, è risultata illeggibile. Inoltre i periti non sono riusciti a decifrare, perché scritti in una lingua sconosciuta persino al traduttore di Google, le conversazioni trovate sugli apparecchi di Luca Burini, ex manager che da vent’anni lavorava in Cina come promoter per società bolognese che produce lastre di ceramiche, accusato di riciclaggio di denaro insieme con Beppe Signori, Luigi Sartor e al suo commercialista Daniele Ragone. Le parole chiave che il procuratore del tribunale di Cremona Roberto di Martino ha chiesto di cercare negli apparecchi informatici sequestrati a calciatore ed ex nell’ambito della maxi inchiesta sul calcioscommesse sono 19: abbraccio, assegni, beppe, bolognesi, cambiale, cervia, civ, garanzia, gol-gol, handicap, makelele, over, ovetto, pareggio, under, uovo grande, uovo piccolo, vittoria, zingari-zingaro. Le perizie devono ancora essere completate. I risultati verranno illustrati all’udienza del 29 ottobre.
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Il nazionale serbo torna a parlare della sua tripletta rifilata al Palermo nella scorsa partita di campionato contro i rosanero. L’attaccante laziale è intervenuto ai microfoni della sua nazione. “E’ stata sicuramente la miglior partita della mia carriera, mi è riuscito tutto. Erano cinque giornate che aspettavo il gol, ma non posso certo lamentarmi, è stata la ciliegina sulla torta perché questa tripletta è arrivata il giorno dopo il mio compleanno, è stato tutto perfetto. Ciò che ho vissuto a Palermo non potevo immaginarlo neanche nel migliore dei sogni”
Il giocatore bianco celeste non crede nemmeno ai suoi occhi: “Onestamente non ero sotto pressione, ma gli attaccanti hanno bisogno di gol. Ho cercato di farmi trovare pronto, sapevo che prima o poi avrei raggiunto il mio obiettivo. Già a Genova ero andato bene, avevo avuto due-tre occasioni, ma mi ero fermato sulla traversa. Poi anche con l’Udinese ero andato bene, ma non mi aspettavo una prestazione del genere, sono sorpreso anche io”.
La differenza tra il calcio francese e quello italiano si fa sentire:“In Francia conta più l’aspetto fisico e meno la tattica, in Italia invece gli allenatori muovono i giocatori come pedine sulla scacchiera. Tuttavia sapevo già cosa aspettarmi, ho parlato con qualche giocatore che aveva militato nel campionato italiano. Basta mi ha aiutato molto, mi sento come se fossi qui da anni”.
Non mancano nemmeno le parole sul match della sua nazionale che affronterà l’Albania di Cana: “Quando giochi in Nazionale non dobbiamo sentire pressione. Siamo una grande squadra, pochi in Europa possono vantare la nostra qualità. Dobbiamo essere uniti, non prendo neanche in considerazione la possibilità di non qualificarci per il prossimo europeo (che si giocherà proprio in Francia, ndr). La partita con l’Albania? Abbiamo già iniziato a pensarci, anche all’interno dello spogliatoio. Il calcio è anche questo, serbi e albanesi seduti allo tavolo. Fuori dal campo siamo amici, ma nel rettangolo verde nessuno sconto”.
Infine, conclude l’intervista spiegando come vive questa stagione in bianco-azzurro ed il suo rapporto con i tifosi laziali:“Cerco di portare la mia esperienza, questo è un grande club e Roma è una città eccezionale in cui vivere. Ci sono grandi aspettative da parte dei tifosi, loro vorrebbero che noi fossimo allo stesso livello della Roma, ma questo è un compito arduo, loro sono più forti finanziariamente. Noi siamo una buona squadra, l’obiettivo è quello di tornare in Europa, classificarci almeno tra le prime cinque”
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La Lazio Primavera supera per 1 a 0 il Chievo verona grazie al gol di Oikonomidis. Un’azione partita da Tounkara che infiamma la fascia destra del campo con una corsa velocissima, cross in mezzo, velo di Palombi e l’australiano insacca davanti la porta. Un gol che vale il primo trofeo stagionale. Una Lazio molto combattiva e fluida con un ottimo gioco di squadra e diverse palle gol. Vittoria nettamente meritato per la squadra di Simone Inzaghi.Nel secondo tempo la partita si innervosisce con una sfilza di cartellini gialli sia da una parte che dall’altra facendo calare anche lo spettacolo.
Simone Inzaghi conquista il secondo trofeo a distanza di 5 mesi entrando così nella storia della Lazio.
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