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Personaggi storici SS Lazio: Paolo Di Canio

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“Essere laziale è qualcosa di speciale, diverso dalla massa. È stato l’istinto a spingermi verso i colori biancocelesti e la passione per l’aquila, un animale affascinante, regale, fiero.”

Paolo Di Canio è uno dei personaggi più discussi e controversi che fanno parte della storia della prima squadra della Capitale.

Nasce il 9 Luglio 1968 a Roma, precisamente nel quartiere del Quarticciolo, un rione dove essere laziali è una scelta coraggiosa, in quanto si avrà la certezza di essere quasi soli, a differenza degli odiati cugini giallorossi.

Viene notato giovanissimo dai dirigenti della Lazio quando militava nelle giovanili della Pro Tevere Roma. Passa quindi l’ adolescenza nel settore giovanile biancoceleste, che a soli 17 anni lo manda a fare esperienza in serie C2, alla Ternana. Dopo un anno torna a casa, con la Lazio che si trova in serie B e riesce, alla fine della stagione 1987-1988, a raggiungere la promozione che la riporta nella massima serie. In questa stagione Di Canio non troverà mai spazio, poichè giudicato ancora troppo acerbo. E’ nella stagione successiva, in serie A, che l’ allenatore Giuseppe Materazzi decide di puntare sul giovane attaccante del vivaio. Lo fa esordire il 9 Ottobre 1988 in occasione di Cesena-Lazio 0-0, e da quel momento Di Canio diventa un punto fermo della squadra. Durante la stagione 1988-1989 sigla un solo gol, ma determinante, poichè sblocca il derby capitolino del 15 Gennaio 1989, esultando con il dito alzato sotto la curva giallorossa, emulando un gesto proprio di una leggenda biancoceleste degli anni ’70: un certo “Giorgio Chinaglia”. Il derby si concluderà 1-0 per i biancocelesti, che proprio grazie alla rete del giovane Di Canio ottengono una vittoria nella stracittadina, dopo 3 anni di assenza dalla massima serie. Alla fine della stagione successiva, il presidente Calleri lo cede alla Juve per 7.5 miliardi di lire, scatenando l’ ira del giocatore stesso. Dopo un anno sotto la guida di Maifredi, il rapporto tra Di Canio e i bianconeri comincia a vacillare, complice l’ arrivo di Trapattoni sulla panchina bianconera, che con Di Canio non ebbe mai un bel rapporto.  Dopo due anni di convivenza forzata tra il giocatore e l’ allenatore si apre una ferita insanabile, e perciò Di Canio fa le valigie e approda in prestito alla corte di Lippi, a quei tempi allenatore del Napoli. La stagione a Napoli è piuttosto positiva per l’ attaccante romano, che però non verrà riscattato dai partenopei. Giunge l’ anno dopo a Milano, sponda rossonera. Anche con Capello (allenatore del Milan) il rapporto è instabile e perciò dopo due stagioni in rossonero è costretto a trasferirsi nuovamente, questa volta oltremanica, in Scozia, al Celtic per la precisione. La stagione 1996-1997 è forse la migliore in tutta la sua carriera, in quanto viene nominato a fine stagione il miglior giocatore del campionato scozzese. L’anno successivo passa allo Sheffield Wednesday, dove rimarrà un anno e mezzo, segnando 15 gol, ma venendo squalificato per 11 giornate a causa di una spinta ad un arbitro. Nel Dicembre del 1998 approda al West Ham, dove rimase per ben 4 stagioni e mezzo, lasciando un segno davvero positivo nel cuore dei tifosi degli Hammers, segnando più di 50 gol tra campionato e coppe. Nella sua carriera al West Ham c’è sicuramente un episodio che va ricordato più di ogni altro: è il 18 Dicembre del 2000, al Goodison Park va in scena Everton-West Ham, al 90° minuto, sul risultato di 1-1, il portiere della squadra di casa, Gerrard, si infortuna durante un’ uscita al limite dell’ area, Sinclair (ala del West Ham), mette una palla al centro per Di Canio, che anzi che insaccare in rete prende la palla con le mani e ferma il gioco, consentendo ai medici di soccorrere l’ estremo difensore avversario. Lo stadio esplode in un boato di lodi per Di Canio, che, grazie a questo gesto, conquista il premio Fair Play del medesimo anno e viene inserito nella squadra ideale del West Ham di tutti i tempi. Al termine della stagione 2002-2003 il West Ham retrocede in Championship e Di Canio è lasciato libero di andare: sceglie però di rimanere a Londra, al Charlton Athletic, per un anno, in cui segna 4 reti in 31 presenze. Nell’ estate del 2004 Di Canio segue ciò che gli dice il cuore e rinuncia ad un’abbondante porzione del suo stipendio per tornare a casa, nella Lazio. Della sua nuova esperienza a Roma viene ricordato sicuramente un secondo gol nel derby romano dopo quello del 1989. Anche stavolta sblocca la partita, ma il risultato finale sarà di 3-1 per i biancocelesti. Celebre e ricorrente, in questa parte della sua carriera, il saluto romano mostrato ai suoi tifosi durante alcune partite, che costerà a giocatore e squadra molteplici ammende e un particolare interessamento della FIFA. Anche nella stagione successiva è titolare nella Lazio guidata da Delio Rossi, che si piazza a fine stagione in zona UEFA. Ma il presidente Lotito non desidera in alcun modo proseguire il rapporto con il giocatore, che termina cosi la sua seconda avventura in biancoceleste e si accasa nell’ estate 2006 alla Cisco Roma, militante in serie C2. Dopo due stagioni alla Cisco, complici l’età e i ripetuti infortuni negli ultimi anni di carriera, Di Canio sceglie di appendere gli scarpini al chiodo. Dopo il ritiro viene invitato regolarmente in alcune trasmissioni calcistiche e ricopre spesso la veste di commentatore sportivo in Europa League. Dal 2011 sceglie di allenare lo Swindon Town, squadra inglese militante nella Football League Two, equivalente alla nostra vecchia serie C2. Nel primo anno da allenatore ottiene il primato nella classifica finale e la conseguente promozione nella Football League One. Nella stagione successiva, dopo alcune divergenze con la dirigenza, decide di dimettersi. Nel Marzo del 2013 viene ingaggiato dal Sunderland, che naviga nei bassifondi della classifica in Premier League. Dopo una serie di risultati postivi il Sunderland ottiene un’ insperata salvezza e Di Canio viene confermato anche per la stagione successiva. La stagione 2013-2014 si apre con 5 incontri senza neanche una vittoria e perciò Di Canio viene esonerato dalla dirigenza. Dalla stagione 2014-2015 è opinionista per Fox Sport.

Lorenzo Martini

 



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FELIPE ANDERSON FUORI ALMENO 3 SETTIMANE

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Arriva una doccia gelata dalla clinica Paideia per la Lazio di Stefano Pioli. Felipe Anderson, l’uomo più in forma della rosa biancoceleste, sarà costretto a fermarsi per tre settimane. Lo ha annunciato la stessa società capitolina con un comunicato sul proprio sito ufficiale: “Questa mattina, durante l’allenamento presso il Centro Sportivo di Formello, l’atleta Felipe Anderson ha riportato un trauma distorsivo del ginocchio sinistro con interessamento del legamento collaterale mediale. Gli accertamenti svolti questo pomeriggio presso la clinica Paideia in Roma hanno escluso la presenza di lesioni meniscali associate. L’atleta pertanto osserverà un periodo di riposo e cure mediche stimato attualmente intorno alle 3 settimane salvo complicazioni”.

Accertamenti strumentali in Paideia, non sono controlli qualsiasi. In clinica c’è Felipe Anderson, l’uomo del momento. Il brasiliano è uscito nella ripresa con la Roma per una contusione alla coscia, ha ricevuto un leggero colpo anche nella seduta di questa mattina. Ha comunque proseguito senza problemi per tutto il resto dell’allenamento. Felipe scalpita, non vuole fermarsi, la risonanza magnetica chiarirà la sua situazione fisica. E’ apparso tranquillo, insieme a lui è arrivato il medico sociale biancoceleste Stefano Salvatori.

fonte (Carlo Roscito-lalaziosiamonoi)



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LOTITO ANNUNCIA: “Lascio la Lazio se la Roma vince lo scudetto”

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“La Roma non vince lo scudetto, scommetto la presidenza della Lazio”, giura Lotito a “Un giorno da Pecora” all’indomani del pari nel derby. Poi si spiega meglio: “Dal punto di vista tecnico è impossibile che la squadra giallorossa vinca lo scudetto, la Juve è più forte. Nella stracittadina la Lazio ha perso due punti”. Quindi sull’esultanza di Totti: “Non faccio selfie, io sono un analogico non un tecnologico. Il selfie di Totti è stato un gesto inopportuno che non c’entra nulla con il calcio. Incidenti? Selfie innocuo, ma stimola in una situazione esacerbata. Il selfie di Totti è fuori luogo e comunque il mio capitano non lo avrebbe mai fatto”. (fonte cittaceleste)



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Pino Insegno non ci sta alle critiche sul suo conto:”prendete esempio dai romanisti”

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4c0ea8853e55bbfcb813acfbb2461670-72839-1373411043Pino Insegno tuona nel programma radiofonico di Guido De Angelis insultando gran parte della tifoseria laziale dandogli dei figli di una buona donna (il senso si capisce):
“Sono deluso da quello che ho letto sui social da alcuni laziali che mi chiamano schiavo di Lotito – ha tuonato l’attore romano -. Francamente non ne capisco il motivo. E’ ingiusto dopo tutto quello che ho fatto per la Lazio. La madre dei cretini è sempre incinta. Solo perché ho presentato i 115 della polisportiva, un evento oltretutto di beneficenza per la famiglia Donati. Guardate, invece, dall’altra parte: i romanisti sono sempre coesi, riescono ad aiutarsi a vicenda. I giornali stamattina tutti a parlare del selfie di Totti, ad esultare per un pareggio che in realtà per loro equivale a una sconfitta visto che hanno perso altri 2 punti dalla Juve. Invece noi ci smembriamo tra laziali e poi pretendiamo di essere rispettati dagli altri. C’è stato il giornalista Greco che ha parlato male dei 115 anni. Un laziale che critica i laziali su un sito laziale. E’ pazzesco. Non vuole essere un’offesa verso di lui, ma non è bello farci la guerra tra di noi”.



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La Sud ci prova, ma per entrare nei libri di storia serve molto di più

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curvaLo striscione recitava:
“FIGLI DI ROMA,CAPITANI E BANDIERE QUESTO È IL MIO VANTO CHE NON POTRAI MAI AVERE”

Ma andiamo ad analizzare chi sono questi “Figli di roma e capitani”

MARIO DE MICHELI :Quando questo “terzino di livello medio basso ” (fonte Wikipedia ) ha iniziato a giocare nel 1924 loro ancora non esistevano

GIORGIO CARPI: nato a Verona . Come “Figlio di Roma” ?
GIULIANO TACCOLA: nato a Uliveto Terme .
Morto a 25 anni è Passato alla storia come uno dei primi giocatori morto a causa del doping .
L’A.S Roma fu denunciata per responsabilità diretta.
GIUSEPPE GIANNINI detto Er principe: Frattocchie.
FERRARIS IV: Era talmente Romano dentro ,che decise di andare alla Lazio
AMEDEO AMADEI: nato a Frascati
GIACOMO LOSI: nato a Soncino
FULVIO BERNARDINI: Prima che loro nascessero, Bernardini aveva già giocato 8 campionati con la Lazio.
RODOLFO VOLK: nato a Fiume
I nostri lupacchiotti devono aver pensato che fosse nato nel Tevere e quindi lo hanno inserito tra i figli di Roma, ma no lui è nato proprio a Fiume nell’attuale Croazia
BRUNO CONTI: nato a Nettuno
FRANCESCO ROCCA: nato a San Vito
AGOSTINO DI BARTOLOMEI:Ma chi, quello abbandonato dopo la finale persa contro il Liverpool?
DANIELE DE ROSSI: Ostia
L.C



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Il punto sul mercato: ancora nessun movimento per la Lazio

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calciomercatoPrimi dieci giorni del nuovo anno e la situazione, per quanto riguarda il mercato bianco celeste, sembra essere in stand-by. Quasi tutte le dirette concorrenti hanno messo a segno colpi più o meno importanti, aggiungendo tasselli importanti per la seconda parte di stagione. Alcuni di questi affari hanno anche riportato una ventata di entusiasmo in piazze – come quella di Milano in entrambe le sponde – molto scontente dell’andamento di questa prima parte di stagione. Podolski, Cerci, Shaqiri, per fare alcuni nomi provenienti dall’estero.

La Lazio invece? Sembra di assistere (anche se è ancora presto) alla consueta sessione di mercato invernale alla Lotito: aspettare, ponderare, cercare di essere il più furbo di tutti, anche se ci sono tasselli che mister Pioli richiede ed aspetta con impazienza.

IN ENTRATA:

In entrata il nome più caldo è quello di Wesley Hoedt, forte difensore centrale dell’AZ. Il ragazzo ha scelto la Lazio, non vuole rimanere in patria ed il suo futuro sarà comunque biancoceleste, adesso o a giugno. La società però vuole portarlo a Formello già in questa finestra di riparazione ma la forbice tra domanda ed offerta è ampia poco più di un milione. La Lazio ha messo sul piatto 700 mila euro, 200 mila in più rispetto a quelli che l’AZ percepirebbe perdendo il giocatore a parametro zero in estate come premio di valorizzazione. La trattativa sta assumendo la fisionomia di una vera e propria partita a scacchi dove ogni mossa potrebbe essere “fatale” per una delle due parti e l’AZ si sta dimostrando ben ancorata sulle proprie volontà: 2 milioni o niente. In realtà l’asse Roma-Alkamaar non si è raffreddato, ma ogni approccio si conclude con un nulla di fatto, anche se nell’ultima amichevole disputata dai bianco rossi Hoedt è sceso in campo solo nel secondo tempo e le parole dell’allenatore olandese John van den Brom sono emblematiche: “Hoedt è in panchina perchè si dice che voglia lasciarci a gennaio. Quindi ogni giorno c’è il rischio che venga ceduto a un altro club. In questo momento – riporta il quotidiano Noordhollands Dagblad – preferisco giocare con qualcun altro…”.

IN USCITA:

Se il mercato in entrata sembra bloccato, quello in uscita potrebbe sbloccarsi da un momento all’altro. El Tata Gonzalez non trova spazio e vuole giocare, il Parma ci pensa seriamente e vorrebbe assicurarsi l’uruguaiano con la formula del prestito per poi riscattarlo a giugno. Anche il Toro si era mosso per il centrocampista di quantità ma l’approdo in Emilia sembra più che mai possibile. Michael Ciani invece, che aveva confessato l’esigenza e la voglia di nuove sfide al sito ufficiale del Bordeaux, non ha raggiunto l’accordo col Tolosa: le due squadre si erano accordate su una base di 700 mila euro per il trasferimento ma il centrale parigino ne chiede 900 mila di ingaggio, cifra che va oltre le possibilità della squadra francese. Su di lui comunque ci sono l’ OM, il Lens, l’ Oyimpiakos e due squadre turche.

Anche il futuro di Novaretti e Pereirinha sembra essere lontano dalla Capitale: per l’argentino l’interessa è forte in Messico ma anche i cileni del Colo-Colo sembrano aver adocchiato il nativo di La Palestina. Per il portoghese invece probabile ritorno in patria: lo Sporting Braga ha fatto qualche sondaggio, così come alcune squadre turche, ma di concreto ancora nulla.

Quindi, il mercato bianco celeste rimane di nuovo appeso ad un filo, sperando che questa volta, a forza di tirare troppo, il filo non si spezzi.



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LAZIO: Hoedt e non solo

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Siamo alla stretta finale per Hoedt delll’AZ, i due club stanno in questo momento chiudendo la trattativa per quasi 2 milioni di euro,  in giornata potrebbe esserci già la fumata bianca.
Inoltre probabile anche l’arrivo di Felipe dal Parma in prestito nell’affare Gonzalez, l’olandese e il brasiliano dunque sostituirebbero i partenti Novaretti e Ciani (vicino al Tolosa).



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ROMA-LAZIO: Out Lulic e forse anche….

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Arrivano brutte notizie dell’infermeria per il tecnico della Lazio Pioli. Come ricorda Il Corriere dello Sport, Senad Lulic sarà costretto a saltare il derby con la Roma dopo l’infortunio al ginocchio rimediato contro la Sampdoria, per lui si teme una distrazione al collaterale interno del ginocchio sinistro. Durante iol match contro i blucerchiati si è fermato anche Cana per un problema alla schiena. Anche per lui il recupero in vista di domenica appare molto difficile



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Aria di derby con 4 diffidati, 3 colonne portanti a rischio squalifica

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BIGLIAParola d’ordine: Smaltire il panettone!
La sosta natalizia è solo una piccola pausa per ricaricare le pile e la mentalità biancoceleste che dovrà affrontare un ciclo di partite molto ardua per rincorrere l’europa. La squadra di Pioli inizierà il tour de force contro la Sampdoria di Sinisa. I blucerchiati, squadra rivelazione assieme ai cugini rossoblù, verranno all’Olimpico a cercare la continuità ed i 3 punti contro la prima squadra della capitale. La Lazio si sta muovendo anche nel mercato per ottimizzare la rosa e sostituire i vari infortunati.
Come anticipato, i biancocelesti dopo la 17esima giornata di campionato, entreranno in clima derby, affronteranno quindi una Roma che rincorre il primato da inizio campionato.
Pioli dovrà stare molto attento ai diffidati, Marchetti,Cavanda,Biglia e Radu,3 sono le colonne portanti della rosa biancoceleste che dovranno stare attenti a non prendersi un cartellino contro i Genovesi.
Già l’argentino saltò un derby per un infortunio e quello alle porte è il suo primo derby capitolino della sua vita.
Ma non finisce qui, dopo Samp e Roma, la squadra capitanata da Mauri dovrà affrontare il Torino in coppa Italia, altra squadra rivelazione data anche la sua presenza in Europa e il Milan che cerca la risalita con i suoi nuovi acquisti da “Big team”.
Nel mercato laziale trapelano delle voci di corridoio per quanto riguarda Keita. L’Inter starebbe valutando uno scambio con Hernanes per portare a Milano il baby laziale ma Lotito vorrebbe qualcosa di più. Voci di corridoio che non influiscono psicologicamente la squadra laziale.



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Inter, Arsenal e Liverpool su Keita che intanto parla di Lazio…

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Ss-Lazio-Keita-migliore-campo-cagliari-radu-manchester-united7 partite e 277 minuti giocati, un misero bottino per chi ad inizio stagione  doveva essere uno degli uomini cardine della Lazio targata Pioli. Stiamo parlando del diciannovenne Keita Balde Diao, da inizio stagione vero e proprio enigma biancoceleste. Se nell’ultima parte della stagione 2013/2014 il talentino ex Barça aveva incantato e convinto tutti a suon di gol e giocate, quest’anno Keita trova poco spazio nell’undici titolare e le voci di un possibile addio non si sono fatte attendere. Con un Candreva che resta fuori solo se costretto da problemi fisici, uno Stefano Mauri ancora ad ottimi livelli che trascina con esperienza e gol la squadra e la definitva esplosione di Felipe Anderson, i minuti che servirebbero al ragazzo per entrare in ritmo e riprendere da dove si era fermato la scorsa stagione, non ci sono.
Quindi, con questo povero minutaggio, chi è interessato al classe ’95 laziale si è affacciato alla finestra ad osservare la situazione.
Arsenal e Liverpool sembrano, tra le squadre estere, quelle maggiormente interessate al ragazzo anche se Lotito se lo tiene stretto, o quasi. Il prezzo fissato dalla società infatti è alto, 20 milioni e davanti a queste cifre anche i top club si fermano a riflettere. Inoltre, un eventuale trasferimento all’estero si potrebbe concretizzare più verosimilmente con l’arrivo del passaporto spagnolo.
In Italia invece, a fargli la corte è l’Inter di Mancini che ne tesseva le lodi già quando il folletto senegalese faceva impazzire gli avversari nella cantera “blaugrana”. Thoir però non ha così tanta liquidità da versare nelle casse del collega romano e che quindi potrebbe solamente intavolare una trattativa di prestito con obbligo di riscatto prestabilito.

Intanto però, il calciatore è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio in occasione del Lazio Xmas Camp: “E’ una maglia che mi ha dato tanto, mi ha fatto crescere, non posso che esserne grato. Ci auguriamo un anno pieno di successi”.

Il calciomercato deve ancora iniziare ufficialmente, sperando che non si chiuda con un addio che nessun tifoso biancoceleste si augura.



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LAZIO-HOEDT: ci siamo

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La Lazio ha messo in cassaforte il centrale difensivo del suo futuro, si chiama Wesley Hoedt olandese 20 anni. Secondo fonti olandesi e anche altri organi di stampa italiani, la società bianco celeste avrebbe trovato un accordo totale sia col giocatore, o subito o per giugno a costo zero, che con la società per l’eventuale acquisto a gennaio. la svolta sta nella condizione che l’AZ potrà decidere se tenerlo fino a giugno o cederlo ora alla cifra di 1,8 milioni che la Lazio ha messo sul tavolo. nel caso il giocatore restasse in Olanda fino a giugno, sarebbe pronto il prestito secco di Doria fino a giugno che colmerebbe il mancato arrivo di Hoedt. Prestito che però ha in se anche una possibilità di riscatto del giocatore, questo per non far si che il difensore brasiliano giocando, si rivaluti esclusivamente a vantaggio del club francese del Marsiglia detentore del cartellino. Atttendiamo quindi sivluppi in giornata, la Lazio vuole regalare a Pioli un difensore da subito. (fonte cuoredilazio.it)



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Calciomercato Lazio Hoedt: Il gigante olandese è la prima scelta

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ROMA – Si chiama Wesley Hoedt, ha vent’anni, è alto un metro e 92, gioca nell’Az Alkmaar. Difensore centrale mancino, scadenza 2015. E’ la prima scelta della Lazio, che lo sta seguendo e lo tratta a fari spenti da almeno un mese. Appartiene alla Seg (Sports Entertainment Group), la stessa scuderia di Stefan De Vrij, ex capitano del Feyenoord, altro olandese catturato l’estate scorsa da Lotito e Tare per ricostruire il reparto arretrato. Hoedt ha appena comunicato all’Az Alkmaar l’intenzione di non rinnovare il contratto. E’ attratto dall’ipotesi di trasferirsi nel campionato italiano a gennaio. E’ stato proposto alla Fiorentina e il suo nome è stato accostato anche alla Roma, che alla fine di luglio (dopo il blitz per Astori) aveva provato in extremis a soffiare De Vrij al club biancoceleste. Dal centro sportivo di Formello non arrivano conferme, ma in questo caso neppure smentite. Per Hoedt vale il principio del silenzio assenso, il profilo corrisponde in pieno all’identikit tracciato a metà dicembre. Si spiega la prudenza, si giustifica l’ermetismo: c’è la disponibilità dell’olandese, non è ancora stato trovato l’accordo con l’Az Alkmaar e non dipenderà solo dalla volontà della Lazio, decisa a stringere i tempi per consegnarlo a Pioli entro la ripresa del campionato, fissata per il 5 gennaio.



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L’aquila perde le piume ma non il vizio.

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231723638-698546ab-12b5-46b6-ba82-918f1a3ed301Poteva essere la serata perfetta, soprattutto per come era iniziata. Pronti e via, al terzo minuto Felipe Anderson raccoglie l’invito di Radu, stop a seguire e sinistro a beffare Handanovic. 1 a 0 Lazio. Ancora Anderson al 37′: contropiede, serpentina in aria, questa volta è il piede destro ad insaccare, 2 a 0. Eccolo Felipe, “Mister 8 milioni” s’è svegliato. E’ la sua serata, è la serata della Lazio, con la vittoria si rosicchiano punti importanti e si mangia il panettone con più gusto, si espugna San Siro e si ritorna a Roma con una consapevolezza diversa.

Prima parte di match dal grande carattere degno di una grande squadra, con un Felipe Anderson sugli scudi che finalmente rivela alla Serie A il suo talento cristallino; tutto procede secondo i piani di Pioli. Questo il canovaccio tattico che aveva imposta ai suoi ragazzi: difendere ordinati per pungere in contropiede. Tutto perfetto, tutto molto bello, peccato però che nel calcio le partite durino 90 minuti.

Al rientro dalla pausa tra le due frazioni la Lazio concede troppo campo alle scorribande (molte delle quali sterili ad onor del vero) degli interisti che riaprono la partita con Kovacic che rianima un San Siro mugugnante e per nulla soddisfatto e da lì in poi le sorti del match si ribaltano. I capitolini non rinculano più come nel primo tempo, troppa libertà per gli esterni di Mancini, alcuni giocatori (Mauri ad esempio) corricchiano e sbagliano molto.

Poi ci si mette anche il mister, con delle scelte tattiche molto discutibili. Se da una parte l’entrata di Onazi per Lulic serviva a dare maggior forza d’interdizione (la Lazio conduceva ancora per 0 a 2), quella di buttare nella mischia il Tata Gonzalez è alquanto discutibile. Il centrocampo infatti – privo anche del dinamismo del bosniaco – non è più riuscito a togliere palla ai giocatori interisti e ripartire per cercare di riacciuffare una partita che sembrava vinta, o quantomeno per uscire dalla propria metà campo costantemente invasa da maglie nero azzurre. Forse l’ingresso di Keita poteva giovare in questo senso, magari si potevano ribaltare di nuovo e questa volta a favore, le sorti di una partita che ha dimostrato ancora una volta, purtroppo, che il salto di qualità ancora non si è compiuto.



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Inter-Lazio 2-2: il racconto

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E’ Inter-Lazio il match che chiude la 15a giornata del campionato di Serie A. Il posticipo si accende dopo neanche due minuti di gioco: Radu mette una palla verso l’ area di rigore dalla 3/4 e trova F. Anderson, che tira e trova la rete bucando Handanovic sul suo palo. Poco dopo potrebbe essere di nuovo Anderson a fare il 2-0, ma davanti alla porta spara alto un pallone di Lulic sporcato da Juan Jesus. Da questo momento l’Inter si scuote e tenta di reagire, seppur in modo confuso e disorganizzato. Solo la conclusione di Guarin che da l’ impressione del gol è degna di nota. Così i nerazzurri si scoprono troppo e al 37° è di nuovo Anderson a colpire: servito da Lulic a centrocampo, parte da solo e trova un gran gol che vale il 2-0 e la sua prima doppietta con la maglia biancoceleste. Il secondo tempo si apre con l’ Inter che attacca in maniera più ordinata e trova la conclusione con Kuzmanovic, che viene deviata dalla difesa e poi neutralizzata da Marchetti, Ma è al 65° che cabia la partita: sugli sviluppi di un calcio d’ angolo per i nerazzuri la difesa ospite respinge, la palla arriva a mezza altezza a Kovacic che prova il tiro e trova un gol pazzesco, che risveglia il pubblico di San Siro e riapre i giochi. La Lazio sparisce lentamente dal campo e al 79° arriva la beffa: Bonazzoli manda un pallone in area, deviato di spalla da D’ Ambrosio, che serve Palacio, il quale la mette dentro, mettendo fine al digiuno da gol che durava proprio dall’ ultimo scontro tra queste due compagini. L’ Inter avrebbe anche un’ opportunità di vincere la partita, ma Icardi non riesce a impattare un pallone raccolto poi da Medel, che prova la conclusione con la testa, deviata in maniera impeccabile da Marchetti. Un pareggio che deve dar fiducia alle rispettive squadre. L’ Inter ha dimostrato una prova di cuore e ha messo le basi per cominciare il 2015 in modo da recuperare i punti persi in questa prima frazione di campionato, la Lazio se ha dei rimpianti per questo pareggio a San Siro può solo che essere fiera di sè ed essere più che mai decisa a far punti nelle prossime sfide, molto complicate sulla carta.

PAGELLE

Inter:

Handanovic: 6. Sui due gol subiti non ha colpe, poteva fare di più sul secondo.

D’ Ambrosio: 6.5. Buona la sua partita, migliore in fase di spinta che in quella difensiva, come testimonia l’ assist d’ oro per Palacio. Dal 91° Campagnaro: S.V..

Ranocchia:5.5. Poteva fare di più sui gol subiti.

Juan Jesus:5. Non riesce a contenere un Felipe Anderson in giornata più che positiva.

Nagatomo:5+. Troppi errori in difesa, come gli altri sui compagni di reparto.

Guarin:5. Davvero tanti i passaggi sbagliati dal colombiano. A un passo dal gol nel primo tempo, oltre a questo poco e niente. Dal 75° Bonazzoli:6. Trova poco spazio, ma regala quella palla a D’ Ambrosio che varrà il 2-2.

Kuzmanovic: 5.5. Si è visto a tratti. Ha provato quella conclusione da fuori area che poteva riaprire la partita prima del gol di Kovacic.

Kovacic: 7. Quando è in forma il suo contributo alla squadra è determinante. Oltre al gol pazzesco tanti passaggi riusciti e bravo anche in fase difensiva.

Dodò: 5-. Esce al 44° per far posto a Medel, ma nel frangente in cui gioca non incide davvero per niente. Dal 44° Medel:6. Contiene la Lazio fuori dalla propria metà campo e per poco, a fine partita, non fa il gol vittoria.

Palacio: 6.5. Si sblocca in campionato…proprio contro la Lazio?!?! Prima della marcatura molto nervoso, sempre alla ricerca di un varco per sbloccarsi, alla fine c’è riuscito.

Icardi: 5. Si vede davvero poco in campo. A fine partita avrebbe l’ occasione del 3-2, ma la spreca malamente, non riuscendo nell’impatto con il pallone.

LAZIO:

Marchetti: 6.5. Sfortunato a subire 2 gol con una prestazione cosi buona. Ottime le parate su Kuzmanovic prima e su Medel poi.

Basta: 6. Oggi non spinge moltissimo il terzino ex-Udinese. Buono invece il suo lavoro in fase di contenimento.

De Vrij: 6.5. L’ Olandese ormai si è abituato al campionato italiano e lo sta dimostrando partita dopo partita.

Cana:6. Una piacevole sorpresa questa prestazione dell’ albanese. Ottimi interventi difensivi durante tutto il corso del match.

Radu:6+. E’ suo l’ assist per il primo gol di Anderson. Anche li dietro davvero niente male.

Parolo: 5.5. Partita principalmente di sacrificio la sua, la davanti si vede davvero poco.

Ledesma: 6-. Pur non avendo giocato una partita negativa, non è il degno sostituto di Biglia. Dall’82° Gonzalez: S.V.

Lulic:5+. Impreciso in più di un’ occasione, confeziona però il passaggio vincente che servirà Anderson e porterà al momentaneo 0-2. Dal 64° Onazi:6. Senza infamia e senza lode, gioca una mezz’ora cercando di contenere le avanzate dell’ Inter.

Mauri:6-. Rispetto alla partita con l’ Atalanta molto male, ma non si può pretendere il massimo da un giocatore 34enne e comunque in grado di essere, a oggi, il centrocampista più prolifico di tutta la serie A.

Felipe Anderson: 7.5. Semplicemente il migliore in campo. Era un anno che aspettavamo questo Felipe Anderson. Non solo la doppietta, davvero una prestazione straordinaria del brasiliano.

Klose: 5.5. Non ha più la rapidità di un tempo, sembra aver perso la grinta, ma è sempre Miro Klose. Dal 55° Djordjevic: la Lazio nel secondo tempo decide di non attaccare più e perciò i palloni arrivati al serbo sono davvero pochi. Avrebbe una buona occasione, neutralizzata però dall’intervento di Juan Jesus.

Lorenzo Martini

 

 

 

 



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Inter-Lazio,probabili formazioni

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sandri interPoche ore dal fischio iniziale di San Siro dove l’Inter di Mancini cerca la formazione giusta per la scalata dopo l’esonero di Mazzarri. Come avversario però c’è la nostra Lazio con un Pioli che vuole continuare a regalare il sogno Europa ai tifosi laziali. Stando alle ultime indiscrezioni Parolo e Klose riconquisteranno il posto da titolare mentre Mancini dovrà cercare i 3 punti senza Osvaldo, partito per un lutto familiare nel suo paese di origine.
Probabili formazioni:

INTER (4-3-1-2) – Handanovic; D’Ambrosio, Ranocchia, Juan Jesus, Dodò; Guarin, Medel, Kuzmanovic; Kovacic; Icardi, Palacio. All. Mancini. A disp. Carrizo, Berni, Andreolli, Campagnaro, Nagatomo, Vidic, Hernanes, M’Vila, Obi, Khrin, Bonazzoli.

Indisponibili: Jonathan, Osvaldo
Squalificati: nessuno
Diffidati: Juan Jesus, Ranocchia, Dodò

LAZIO (4-3-3) – Marchetti; Basta, de Vrij, Cana, Radu; Parolo, Ledesma, Lulic; Felipe Anderson, Klose, Mauri. All. Pioli. A disp. Berisha, Strakosha, Cavanda, Novaretti, Konko, Onazi, Gonzalez, Cataldi, Djordjevic, Keita.

Indisponibili: Braafheid, Gentiletti, Ciani, Pereirinha, Candreva, Ederson, Biglia
Squalificati: nessuno
Diffidati: Marchetti, Cavanda, Biglia, Radu

ARBITRO: Tagliavento (sez. Terni)
ASSISTENTI: Passeri e Barbirati
IV UOMO: Cariolato
ADDIZIONALI: Guida e Maresca



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Gonzalez, da intoccabile ad esubero:”Lazio o altra squadra,voglio giocare!”

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gonzalez
Alvaro Gonzalez ha perso quel posto da intoccabile datogli da Petkovic e Reja. L’uruguaiano era sempre presente nella rosa titolare dei due mister precedenti ma con l’arrivo di Pioli non riesce a trovare spazio. Un cambio netto per la sua carriera la quale gli sta provocando anche del nervosismo che potrebbe influire sul campo in quei pochi minuti che il mister gli concede.
Periodo nero per il numero 15 quindi che sta subendo anche le critiche in patria da parte dei tifosi e dei media.

Qual è la tua valutazione di questo percorso iniziato con l’Uruguay dopo la Coppa del Mondo in Brasile, con l’inserimento di diversi volti nuovi?

“Penso che la cosa importante sia che c’è stato un rinnovamento, parliamo di un processo cominciato diversi anni fa. Tutto ciò è importante per creare un gruppo solido, sono convinto che ce la metteranno tutta”.

Qual è l’obiettivo in vista della preparazione per la Copa America 2015?

“Ci stiamo preparando bene. Siamo i campioni e vogliamo difendere il titolo nel migliore dei modi, anche se sappiamo che sarà molto difficile. Questo primo impegno servirà anche a prepararci in vista delle qualificazioni, che è la prima cosa da conquistare”.

Come vivi il fatto che uno dei giocatori con più presenze in Nazionale sia anche tra i più contestati dalla tifoseria?

“Credo che sul mio conto si sia formata un’opinione sbagliata, che purtroppo è diventata contagiosa. Purtroppo nel calcio non c’è memoria, se un’idea va per la maggiore poi è difficile demolirla. Ma queste critiche mi caricano e mi rendono orgoglioso, soprattutto quando poi la gente mi dice: ‘Sono stato uno di quelli che non ti voleva in Nazionale, mi sbagliavo’. Non ho mai avuto un posto garantito in squadra, voglio conquistarmelo ogni giorno. È molto importante per me che l’allenatore apprezzi il giocatore che sono. Sono desideroso di dimostrare ancora una volta il mio valore”.

Ti senti di ricoprire un ruolo particolare in squadra vista l’età (30 anni, ndr) e l’esperienza che hai?

“Ovviamente gli anni passano e adessono sono uno dei più grandi e più esperti. I giovani devono avere la voglia di farsi strada, devono essere bravi a gestire le pressioni e le difficoltà che si presentano”.

Come va la tua esperienza alla Lazio?

“Non è stato un buon semestre, anche se quest’ultimo periodo è stato positivo. L’infortunio al gemello che ho rimediato in Nazionale mi ha impedito di lottare per una maglia da titolare. Ma il fatto di aver terminato in campo alcune partite, mi permetterà di presentarmi a gennaio in grado di competere per un posto da titolare con regolarità. C’è anche la possibilità che io scelga di andare in un altro club”.

Quindi cosa ti aspetti dal futuro?

“Ho ancora un contratto per due anni con la Lazio e se penso alla possibilità di andare via dall’Italia non la vedo come un’opportunità che possa realizzarsi a breve. Ma nel mio cuore cullo il sogno di poter indossare ancora una volta la maglia del Defensor Sporting (squadra in cui è cresciuto calcisticamente, ndr) e quella del Nacional (altro suo ex club, ndr)”.



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CALCIOMERCATO: Fontanini vicinissimo alla Lazio

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Fabricio Fontanini è a un passo dalla Lazio, anche il suo agente conferma la probabile possibilità di trasferimento alla Lazio. Si aspetta solo che il San Lorenzo giochi la finale del mondiale per club domani sera per poi annunciare l’acquisto tra lunedi e martedi massimo. Fontanini con tutta probabilità si aggregherà alla rosa alla ripresa degli allenamenti dopo la sosta natalizia.
L’argentino classe 1990 potrebbe arrivare a  parametro zero alla corte di Pioli, e completare il tassello difensivo fino al ritorno del suo ex compagno di squadra Santiago Gentiletti.



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Personaggi storici SS Lazio: Roberto Mancini, il “Mancio”

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Roberto Mancini nasce nel 1964 nella cittadina di Jesi. A soli 13 anni viene segnalato al settore giovanile del Bologna, che lo ingaggia per far parte nella squadra dei “Giovanissimi”. Tre anni dopo entra a far parte dei “Primavera”. Non passa neanche un anno e si ritrova a esordire nella massima serie del calcio italiano, durante la partita Bologna-Cagliari del 13 Settembre 1861. Il 4 Ottobre dello stesso anno arriva la sua prima marcatura nella partita contro il Como. Durante la stagione 1981/1982 sigla 9 gol, che però non bastano a evitare la prima retrocessione in cadetteria nella storia del Bologna.

Nell’ estate del 1982 passa alla Sampdoria del presidente Mantovani, deciso a comprarlo poiché stregato dalla sua tecnica, che gli permette di poter essere allo stesso tempo uomo-assist e realizzatore. E’ proprio nel 1982 che entra a far parte anche della nazionale italiana under-21, di cui faceva parte tutta la spina dorsale di quella nazionale maggiore che diede spettacolo ai mondiali del 1990.

Nella Samp Mancini, insieme a Vialli, compongono una coppia d’ attacco devastante, tanto da essere ribattezzati “i gemelli del gol”. Nel 1984-1985 la banda blucerchiata conquista la coppa Italia, ma è dall’arrivo di Boskov sulla panchina che il collettivo raggiunge livelli altissimi, non solo in Italia ma anche in Europa. La conquista delle coppe Italia 1987-1988 e 198-1989 sono solo l’inizio di un ciclo vincente: dopo aver perso la Coppa delle Coppe 1988-1989 in finale contro il Barcellona, il gruppo di Boskov alza la medesima coppa l’anno successivo a discapito dell’ Anderlecht. Nel 1990-1991 arriva anche lo Scudetto, seguito dalla Supercoppa italiana vinta contro la Roma proprio con un gol del Mancio. Nel 1991-1992 potrebbe arrivare la svolta che porterebbe la banda di Mancini ai vertici del calcio mondiale: la Sampdoria si ritrova a sfidare di nuovo il Barcellona, ma questa volta in Coppa Campioni, in finale. La partita è bloccata e nervosa: alla fine dei 90 minuti il risultato è ancora sullo 0-0 e comincia a intravedersi lo spettro dei calci di rigore. Ma con il gol di Koeman al 7° minuto del secondo tempo supplementare si spengono tutti i sogni di gloria dei tifosi doriani, Il Barcellona vince la competizione e per i blucerchiati ci sono solo lacrime. Dopo la fine del ciclo di Boskov sulla panchina della Samp siede Sven-Goran Eriksson, con il quale arriva il trionfo della quarta coppa italia del 1993-1994, a distanza di 10 anni dalla prima. Nel 1994 finisce per Mancini l’ esperienza, mai veramente positiva, con la nazionale italiana, con cui disputa 36 partite, segnando solamente 4 reti. Nell’ estate del 1997, a 33 anni, Mancini sbarca a Roma, sponda biancoceleste. Il suo arrivo a Roma è seguito da quelli di altri ex-doriani come Eriksson, Veron e Mihajlovic. La stagione 1997-1998 significa molto per i laziali e per Mancini: i destini delle due squadre capitoline non si incrociano solo in campionato, ma anche nella doppia sfida valida per i quarti di finale di coppa Italia. La compagine biancoceleste risulta vincitrice di tutte e 4 le sfide e Mancini mette la firma in 2 occasioni. La doppia vittoria contro i giallrossi, in particolare, da un gusto ancora più dolce al trionfo finale della competizione stessa. Nel restante biennio la Lazio di Mancini conquista ancora una Supercoppa Italiana nel 1998 (in questa stagione Mancini mette a segno una straordinaria doppietta nel derby finito 3-3), una Coppa delle Coppe e l’ ambitissima Supercoppa Uefa contro un favorito Manchester United nel 1999 (il 16 Gennaio del 1999 Mancini regala al calcio un fantastico gol di tacco acrobatico contro il Parma) e nella stagione 1999-2000 trionfa due volte in campo italiano, vincendo Scudetto e coppa Italia, festeggiando così nella maniera migliore il centenario biancoceleste.

Dopo la conquista dello Scudetto con i biancocelesti Mancini firma un contratto di prova della durata di un mese con il Leicester City, disputando 4 partite in Inghilterra e chiudendo la sua gloriosa carriera di calciatore.

Finita la carriera da calciatore Mancini rimane nel mondo Lazio diventando vice allenatore di Eriksson. Nel Gennaio 2001 viene ingaggiato come allenatore della Fiorentina, con cui vince subito una coppa Italia. Solo un anno dopo essersi seduto sulla panchina viola si dimette e dal Luglio 2002 ritorna ancora alla Lazio, questa volta nelle vesti di primo allenatore. Alla prima stagione Mancini raggiunge un 4° posto che porta la Lazio a poter disputare la Champions League, nonostante le dimissioni del presidente Cragnotti a causa di un crack finanziario. L’ anno dopo raggiunge la sesta posizione e coglie una grande vittoria in coppa Italia, conquistata dopo una vittoria in finale con la Juve. Nella stagione 2004-2005 approda all’ Inter e vince subito l’ ennesima coppa Italia. L’anno dopo conquista subito la Supercoppa contro la Juve e alla fine del campionato,  l’ Inter, seppur giunta terza, viene proclamata vincitrice del campionato dalla giustizia sportiva dopo lo scoppio dello scandalo Calciopoli che coinvolge, tra le altre, la Juve e il Milan, piazzatesi nel campionato rispettivamente 1a e 2a. Nello stesso anno conquista anche la coppa Italia a discapito della Roma. La stagione successiva si apre con un altro trofeo in bacheca: l’ Inter conquista un’ altra supercoppa italiana, stavolta contro la Roma, e vince nuovamente lo scudetto, finalmente sul campo. L’anno seguente conquista solo il campionato e a fine stagione Mancini viene esonerato per alcune dichiarazioni fatte dallo stesso dalle quali si intendeva la sua decisione di dimettersi.

Perciò Mancini comincia la stagione 2009-2010 senza allenare una squadra. Accetta cosi a Dicembre la generosa offerta del Manchester City, che ha appena esonerato Hughes. Grazie a Mancini i Citizens finiscono il campionato in 5a posizione, ottenendo cosi una storica qualificazione in Europa League.

Nella seconda stagione alla guida del City il Mancio raggiunge la terza posizione finale, che garantisce per la prima volta nella storia i gironi di Champions League alla squadra di Manchester. Nella stessa stagione Mancini e i suoi conquistano la FA cup in finale contro lo Stoke City. Ma è la stagione successiva che segna l’ ascesa dei Citizens: all’ultimo istante dell’ultimo minuto di recupero dell’ultima partita stagionale Sergio Aguero segna uno dei gol più importanti nella storia del Manchester City, che vince 3-2 sul QPR e vince la Premier League, che fino a un istante prima era in mano degli odiati cugini del Manchester United.

La stagione successiva comincia con la conquista della Community Shield vinta contro il Chelsea per 3-2, ma il City non riesce a bissare il successo in campionato dell’ anno precedente e finisce la stagione perdendo la finale di FA cup contro la neo-retrocessa Wigan, che si qualifica in Europa League per l’ anno successivo, pur giocando in Championship. Perciò Mancini viene sollevato dal ruolo di allenatore e deve ricominciare da un’ altra squadra.

Una nuova opportunità per il Mancio arriva dalla Turchia, precisamente dal Galatasaray. Con il Gala ottiene, a discapito della Juve di Conte, un criticato passaggio agli ottavi di Champions League a causa di presunta inagibilità del campo. Agli ottavi il Galatasaray incontra il Chelsea di Mourinho, che vince la doppia sfida e passa ai quarti. Vince la coppa di Turchia ma non riesce a rimontare il gap con il Fenerbahce per quanto riguarda la vittoria del campionato. Mancini, giunto secondo, si dimette.

A causa dello scarso rendimento dell’ Inter nella stagione 2014-2015, appena prima del derby della Madonnina Walter Mazzarri viene esonerato e al suo posto subentra proprio il Mancio, che raccoglie subito il primo punto con i cugini rossoneri. Vince poi 2-1 contro il Dnipro qualificandosi per i sedicesimi di Europa League, ma subisce due gravi sconfitte in campionato, prima contro la Roma (4-2) e poi con l’ Udinese (2-1). Trova 3 punti d’ oro in casa del Chievo e ora si prepara per affrontare la Lazio.

Mister, ti auguriamo il meglio ma a partire dal 2015!

Lorenzo Martini



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Mauri si racconta:”Dopo il carcere non ho paura di nulla.Champions? Questa è la Lazio più forte in cui ho giocato

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mauri scommesseStefano Mauri è stato intervistato dalla Gazzetta dello sport in merito al suo ottimo momento. Sembrerebbe il capitano bianco azzurro stia lanciando una frecciatina a chi sempre lo ha criticato e sopratutto a tutti coloro che lo credono colpevole nel calcioscommesse, dando il meglio di se sul campo e diventando momentaneamente capocannoniere della Lazio con ben 6 gol.
L’intervista inizia subito col suo pensiero del calcioscommesse
“Questa vicenda (l’inchiesta sulle scommesse che lo vede indagato da tre anni dalla Procura di Cremona, ndr) mi ha cambiato. La squalifica sportiva e soprattutto il carcere sono cose che mi hanno segnato profondamente e mi resteranno dentro. È qualcosa che però ti fortifica anche. Perché poi dopo non ti fa paura più nulla”
“E continuo a farlo, fiducioso che la verità venga a galla. L’inchiesta di Cremona credo sia alle battute finali. Spero nel proscioglimento, ma temo che avrò il rinvio a giudizio. Se così sarà affronterò il processo serenamente, convinto di poter dimostrare la mia estraneità. Penso di non aver fatto nulla di male. Poi è chiaro che, col senno di poi, qualcosa la eviterei di fare”
Il capitano laziale è tornato più forte di prima “costringendo” Pioli a schierarlo in ogni match grazie alla posizione acquisita da Leader
“Meriti? Un po’ l’esperienza, un po’ Pioli. Il tecnico mi fa giocare da trequartista o da attaccante esterno. Molto avanzato quindi, e da lì è più facile segnare. E poi anche l’esperienza aiuta. Qualche anno fa correvo tanto, ma spesso a vuoto e così arrivavo scarico in area. Adesso corro meno, ma mi trovo sempre al posto giusto al momento giusto”. Mauri ha poi dei ringraziamenti speciali per un suo compagno: “Poi ci sono i consigli di Klose. Campione straordinario e compagno di squadra fantastico. In allenamento è uno che ti spiega i movimenti da fare, ti aiuta a migliorare. E nel calcio c’è sempre da imparare. Anche a 35 anni. Klose e Baggio sono i giocatori più forti con cui ho giocato”. Il numero sei biancoceleste parla poi degli obiettivi della squadra che punta decisa all’Europa, ma non solo: “Sono qui dal 2006 e non ho dubbi: questa è la Lazio più forte in cui io abbia giocato. Non so se basterà per arrivare terzi perché ci sono tante squadre in grado di centrare questo piazzamento. Ma ci siamo pure noi e faremo di tutto per riuscirci. Con Reja l’abbiamo buttata per due anni, quest’anno non deve sfuggirci”
Infine guarda in avanti, una strada molto impegnativa in vista dei big match che metteranno alla prova la S.S Lazio
“Un ciclo di ferro (dopo l’Inter ci saranno Samp, Roma, Napoli e Milan, ndr) che può essere decisivo. Dobbiamo partire con il piede giusto. Vincere a San Siro non sarà facile, ma possiamo provarci. Vogliamo andare alla sosta conservando il terzo posto”. L’anno nuovo porterà anche il derby che in passato gli ha regalato la più grande gioia della sua carriera: “Manca meno di un mese, ma non si parla d’altro a Roma. La Coppa Italia conquistata sulla Roma nel 2013 è stata una gioia unica, indescrivibile. Anche le due coppe del 2009, anche il terzo posto del 2007 sono stati risultati importanti. Ma quella Coppa alzata da capitano non ha eguali”. In chiusura c’è tempo per una battuta su passato e futuro: “Rimpianti? La Nazionale. In azzurro ho giocato, ma non sono mai riuscito a trovare la continuità. Rinnovo? Ho il contratto in scadenza, di rinnovo non abbiamo ancora parlato. Ma non c’è fretta. In primavera mi vedrò con i dirigenti e decideremo assieme. Futuro? Mi piacerebbe allenare”.



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Felipe Anderson:” E’ ora di dimostrare quanto valgo”

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FELIPE ANDERSONLa psiche umana è “la cosa più” più studiata al mondo. Possiamo ricordare Zarate nella Lazio quando un anno fece bene e i successivi era etichettato come bidone. Ma se un giocatore ha grandi potenzialità può un cervello dimezzare le prestazioni del corpo? Sembrerebbe di si visti i due casi in casa Lazio. Mentre Zarate è esploso con la Lazio e la sua “mattonella” rifilata alla Roma nel Derby, Felipe è stato preso dalla Lazio in un momento positivo per lui dal Santos. Passato alla Lazio ha avuto 2 anni per abituarsi al calcio italiano, se in Brasile regna un calcio pieno di “trick” e tecnica,in serie A bisogna stare attenti al catenaccio e le pressioni dei difensori con poco spazio per giocare il calcio verde-oro. E’ bastato un gol in coppa Italia a far riaccendere il brasiliano ed il suo calcio, anche se da quando è a Roma ha mostrato giocate di livello alto ma alla fine sporcava sempre l’azione con un errore forse dovuto dall’ansia di “dover dimostrare”.
Felipe è stato intercettato dal sito Globoeporte lasciando le seguenti dichiarazioni:
“Ogni giocatore quando arriva in una squadra sogna di essere un idolo. Ho sempre ricevuto un sacco d’affetto, mi hanno sempre trattato bene. Sono molto felice di vivere questo momento. L’anno scorso ho vissuto un periodo di adattamento. Ora sto trovando continuità e, grazie a Dio, sono stato in grado di sviluppare il mio calcio, questo è importante per la mia crescita. E’ il momento di dimostrare il mio potenziale”.
“La gente si aspettava che facessi di più. Quando senti così tanta pressione è difficile esprimersi al meglio. Ma il Santos è stato un momento meraviglioso della mia carriera. Alcune cose sarebbero potute andar meglio, ma sono contento di aver giocato in un club del genere”.
Il brasiliano non ha mai negato un forte legame con l’ex compagno Neymar, un rapporto saldo e fraterno quello con la stella del Barca: “L’ho incontrato quando sono arrivato al Santos, è un vero professionista. Adesso che mi trovo a Roma l’amicizia continua comunque, lo sento spesso. E’ stato ed è ancora molto importante per la mia carriera”. Poi conclude raccontando un aneddoto: “Osservare il movimento di giocatori come Cristiano Ronaldo, Messi e Neymar mi sta aiutando molto”.
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FOCUS DIFESA: Fontanini e Kennemann i nomi nuovi, Novaretti sempre più in uscita

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fontanini-rafaelaNon si fermano le voci riguardanti il rinforzo difensivo che Tare ha promesso al tecnico Pioli. Come già detto nei giorni scorsi però, individuare quello che sarà il vero obiettivo del ds albanese rimane difficile, vista anche la grande quantità di pretendenti che sono stati accostati alla compagine capitolina. Si aggiungono alla lista due giocatori del San Lorenzo de Almagro: Fontanini e Kennemann.

Il primo, Fabricio Fontanini, è un classe ’90 di prospettiva, alto 187 centimetri. Per ora la situazione è ferma, il San Lorenzo sarà impegnato nella suggestiva finale del Mondiale per Club contro i Galàcticos madrileni di Carlo Ancelotti e non vuole distrarre ulteriormente il giocatore, già informato che la Lazio lo sta seguendo e desideroso di fare il salto di qualità.

Un’altro nome proveniente dall’Argentina è quello di Walter Kennemann, anni 23 con passaporto tedesco e quindi comunitario e compagno di Fontanini nel San Lorenzo, ma vicinissimo nelle ultime ore ai messicani dell’Atlas.

Si seguono inoltre il centrale brasiliano Doria, attualmente in forze al Marsiglia primo in campionato. L’ex Botafogo non ha convito Bielsa e per lui si pensa addirittura ad un ritorno in patria, magari con la forumla del prestito. Il 29enne finlandese Moisander invece rappresenterebbe un “usato garantito” e potrebbe rivelarsi un buon affare, considerando anche che è in scadenza di contratto.

IN USCITA:

A Formello si lavora anche per sfoltire la rosa: Novaretti sembra ormai con le valigie in mano, il Colo-Colo lo accoglierebbe a braccia aperte, mentre Ciani interessa al Cardiff che lo aveva cercato anche in estate.



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Lazio, caccia al centrale. Tanti i nomi sul taccuino di Tare

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182608170-18e47794-d14b-4607-932c-1b9d54186d6dL’infortunio di Gentiletti ha scombussolato e non poco i piani di Pioli e della società. Il roccioso difensore argentino era stato infatti preso per far coppia con il giovane De Vrij e fin da subito, Santiago si è dimostrato all’altezza e pronto a dar battaglia su ogni pallone, uno dei tanti aspetti che gli hanno permesso di accaparrarsi da subito la simpatia e la stima dei tifosi biancocelesti. Poi quella maledetta domenica a Genova, da lì inizia un’altra storia. L’olandese non ha avuto quasi mai il privilegio di trovarsi spalla a spalla con lo stesso partner per più di tre partite e spesso, i buchi difensivi, sono costati cari alla squadra. Per questo ora Tare sonda il terreno in giro per l’Europa e proprio la cena di ieri, oltre che per il consueto appuntamento prima delle feste, è servita per fare un po di chiarezza a riguardo. Proprio il ds è intervenuto ai microfoni di Sky, ammettendo che “la società sta lavorando a soluzioni in uscita per giocatori come Novaretti”. Aggiunge poi che chi verrà scelto, “sarà preso per essere un giocatore di prospettiva e che debba fornire da subito aiuto alla squadra”. Quindi, un difensore arriverà, senza meno, ma chi sarà?

Anche mister Pioli si è espresso in merito, sempre ieri: “cerchiamo un centrale mancino”, proprio come Gentiletti. A tal proposito restano calde le piste che portano al serbo Stankovic e al 23enne Jeffrey Gouweleeuw dell’AZ.

Sarà preso qualcuno sul mercato, sicuramente, ma la girandola di nomi che vengono accostati ogni giorno alla Lazio rimane ampia e non si sfoltirà fino a Gennaio, quando scatterà in via ufficiale la caccia al nuovo difensore centrale.



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Le parole di Pino Insegno, intercettato alla cena di Natale della S.S. Lazio

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4c0ea8853e55bbfcb813acfbb2461670-72839-1373411043Alla cena di Natale che si sta svolgendo in questi momenti in uno dei locali più famosi di Roma, lo Spazio Novecento, Pino insegno si concede alle domande dei giornalisti e ci dice la sua sulla Lazio, sul Derby, sugli infortuni e ci racconta un divertente aneddoto…

Cosa chiedi a questa Lazio come regalo di Natale?

Io non posso chiedere niente, spero si liberi l’infermeria per Natale, solamente quello. Però in questo momento vedo una squadra quadrata e credo ci siano tutti gli elementi per fare qualche risultato di seguito. Poi il calcio è bello per questo: perché può succedere tutto il contrario di quello che sto dicendo

Al derby ci pensi?

No, non c’è il derby, non esiste. Non è una parola che mi riguarda (non c’è rivincita dopo il 26 maggio, questo il concetto ironico espresso da Pino, ndr) Fortunatamente conduco Domenica In e ho questa scusa per non soffrire. “Quanto stanno?” chiedo (ride, ndr). Domenica scorsa ho mancato un’entrata in diretta, c’era Frizzi che è entrato da solo perché io stavo vedendo gli ultimi 5 minuti della partita. Ho detto che mi ero sentito male, anche se adesso ho dichiarato di aver fatto finta, chiedo scusa.

Al terzo posto ci credi?

Io credo anche al primo sinceramente, se mi levi la speranza di poter vincere l’Oscar o di andare a letto con Sharon Stone è finita la vita, io ci credo sempre. Per cui credo sempre in tutto, la speranza di vincere un’Oscar o uno scudetto, “è la vita”. Poi però bisogna essere realistici e capire che quest’anno non ci sono le possibilità di vincerlo. Vedo comunque una Lazio già più divertente, più quadrata, più lineare ed anche i giovani si stanno esaltando, bisogna saperli aspettare ma noi siamo laziali: non aspettiamo nessuno e poi ci ricrediamo dopo un secondo. “Hai visto questo? E’ annoiato; invece poco dopo: E’ un fenomeno!” (riferito a Felipe Anderson, ndr).

 

 



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La Lazio continua la risalita

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231042942-099ca929-8446-4fde-b5e0-09eb85aea67dNell’anticipo della 15esima giornata la Lazio continua a far vedere buoni segnali dopo la vittoria in rimonta contro il Parma di domenica scorsa e porta a casa altri tre punti fondamentali per la zona Europa anche i virtù del fatto che 6 delle prime 7 squadre in classifica si affrontano oggi in uno scontro diretto che ci permetterebbe di guadagnare terreno sulle rivali. 
I padroni di casa si schierano con il solito 4-3-3 con Radu che recupera in difesa e viene schierato sulla sinistra, la coppia Ledesma-Gonzalez che non fa sentire la mancanza di Parolo e Biglia a centrocampo e l’ormai tridente titolare data anche l’assenza di Candreva almeno fino a Natale con Anderson, Mauri e Djordjevic, mentre l’Atalanta schiera le due punte Denis e Bianchi supportati da Maxi Moralez.
Si capisce fin dalle prime battute della gara che sarà la Lazio a fare la partita con l’Atalanta molto attenta dietro e pronta a giocare di rimessa. Nel primo tempo oltre ad un buon possesso palla e un pressing alto la Lazio non riesce a fare, trovando poche occasioni da gol anche per l’ottimo fortino eretto dai bergamaschi. Nella ripresa la Lazio entra in campo con un altro piglio, si riversa subito nella metà campo degli ospiti e trova il vantaggio al 6’ con il solito capitan Mauri abile a spingere in rete in scivolata un cross rasoterra molto bello di Anderson, anche questa sera uno tra i migliori. La reazione dell’Atalanta tarda ad arrivare e quindi la Lazio spinge per trovare il gol della sicurezza, raddoppio che arriva al 27’ sempre con Mauri che riceve palla nuovamente da Anderson dopo una bellissima serpentina e infila all’incrocio dei pali un bellissimo sinistro a giro. Poco dopo Mister Pioli gli regala la standing ovation dell’Olimpico facendo entrare il giovane Keita al suo posto. La partita la chiude definitivamente Lulic al 36’ con un bel colpo di testa su cross di un ottimo Basta, mentre successivamente cercano gloria personale anche Keità e Anderson ma Sportiello gli dice di no. 
Bella prestazione della Lazio che stasera finalmente dopo essere tornata alla vittoria a Parma torna anche a convincere, una Lazio sempre sul pezzo come ha detto il mister e che si appresta ad affrontare un ciclo di partite molto complicate e un calendario che già prima della sosta natalizia vede la trasferta a Milano di domenica prossima contro l’Inter del Mancio. 


TOP: Migliore in campo sicuramente Mauri con la doppietta ma buone anche le prestazioni di Felipe Anderson con due assist e tantissime accelerazioni palla al piede, De Vrij sempre più leader della difesa e Basta che è tornato il giocatore di fascia instancabile di inizio stagione.


FLOP: Nessun flop nella partita convincente di ieri sera, più che altro una nota per Pioli e una per la società. Per quanto riguarda la società mi sembra chiaro che a gennaio sia necessario l’acquisto di un centrale difensivo dato che Cana ogni partita ci mostra i suoi limiti nel bene e nel male, mentre il mister a mio avviso avrebbe dovuto dare spazio al giovane Cataldi rientrato finalmente da una serie di fastidiosi e lunghi infortuni per fargli assaggiare finalmente la serie A.

Articolo di Andre A.



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Che fine ha fatto l’Academy?

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20140527_lotito.jpg.pagespeed.ce.5HEsnugNEK“Ma che fine ha fatto l’Academy?”, alzi la mano chi lo ha pensato almeno una volta da quando, con quella presentazione in grande stile impreziosita da tanti ospiti, il presidente Lotito ha annunciato l’ambizioso progetto. Da quel giorno quasi tutto è taciuto. Ieri invece, con sorpresa di tutti, l’Academy è tornata a far parlare di se. Joop Lensen, il mago olandese ingaggiato da Tare e Lotito per gestire il progetto, è stato avvistato a Roma. Motivo della sua presenza nella capitale? Una visita al campo Gentili ed una in via Boiardo dove si trovava una delle formazioni giovanili laziali. I più attenti però si saranno accorti che l’Academy era stata inserita nell’ultima relazione trimestrale di bilancio dalla quale risulta appunto uno stanziamento di 1,6 milioni di euro alla Snam Lazio Sud, società di Lotito che dovrebbe (speriamo) occuparsi dei lavori per le strutture. È proprio in questa direzione che ci si deve chiedere quando inizieranno i lavori: infatti il pachidermico apparato burocratico che gestisce il nostro paese prevede permessi macchinosi e tempi lunghissimi per quanto riguarda la messa a punto di certe situazioni e, purtroppro, il comune di Formello non è svincolato da esso. Perciò, in attesa di quello che finalmente potrebbe essere, l’Academy resta attualmente un progetto interessante solo sulla carta, con assente (“assente” giustificata e svincolata dalla volontà della società, questo bisogna ammetterlo) tangibilità ma che comunque toglie liquidità alla Lazio ed a possibili movimenti di mercato.



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MIro Klose placa gli animi:”Resto qui pure l’anno prossimo”

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KLOSEMiro Klose butta acqua sul fuoco che lui stesso ha acceso. Nelle scorse settimane si era lamentato con i giornalisti della sua situazione professionale, facendo capire che un campione del mondo non può fare sempre la panchina nonostante ha vinto il trofeo mondiale lo stesso anno.
Il tedesco viene intervistato dal giornale Dw.de mentre era in un ristorante.
“Voglio restare qui quest’anno e anche il prossimo. Se mi guardo intorno cosa c’è di meglio?”
Poi torna a parlare della vittoria mondiale: “L’anno che si sta chiudendo credo sia stato fantastico, non succede tutti i giorni di vincere la Coppa del Mondo. Non penso ci sia qualcosa di meglio. A ogni ora si parlava di questa vittoria e la gente mi acclamava chiamandomi campione del mondo. E’ stato tutto fantastico”
Sul finire dell’intervista spunta il ds Tare che a sua volta viene intervistato sulla situazione del tedesco:
“Posso dire definitivamente che non se ne andrà. Ha ancora un contratto fino a giugno con un’opzione per rinnovare automaticamente di altri 12 mesi. E’ un grandissimo giocatore, uno di quelli che scritto la storia del calcio tedesco e non solo”.



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Personaggi storici SS Lazio: Juan Sebastian Veron, la “Brujita”

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“Io lo so dal primo tocco se quel giorno il pallone in campo mi è amico o no. Se lo è, so che posso fare qualunque cosa, rischiare qualunque tipo di giocata. Ma se è nemico, posso anche alzare la mano e chiedere il cambio dopo dieci minuti”

Juan Sebastian Veron nasce a La Plata, in Argentina, nel 1975.

Se non fosse stato un figlio d’ arte, in quanto suo padre era Juan Ramon Veron, attaccante dell’Estudiantes che vinse 3 Libertadores di fila (1968-1969-1970) e una Coppa Intercontinentale contro il leggendario Manchester United di George Best e Bobby Charlton nel 1968, avremmo parlato di un predestinato: già a 19 anni è titolare nell’ Estudiantes, con il compito di ricalcare la straordinaria carriera del padre. Ma a metà degli anni ’90 la squadra di La Plata non viaggia in acque molto calme e nella stagione 1995-96 viene retrocessa in seconda dvisione argentina. L’ Estudiantes ha bisogno di far cassa e vende i suoi giocatori di spicco, tra cui figura anche Veron, che viene venduto al Boca Juniors. Dopo un solo anno passato alla corte degli “Xienezes”, Sven-Goran Eriksson, allora allenatore della Sampdoria, decide di portarlo in Italia per una cifra intorno ai 6 miliardi di lire. Dopo due stagioni con i blucerchiati la “Brujita” viene ceduto al Parma. Nell’unica stagione in cui indossa la maglia crociata Veron conquista una Coppa Italia e la Coppa Uefa: solo una stagione più tardi infatti passa per la cifra di 52 miliardi di lire (circa 30 milioni di euro) all’ambiziosa Lazio di Cragnotti. E’ qui che l’ argentino da il meglio di sè, aiutato anche dal fatto di poter contare su altri 10 compagni dal valore tecnico unico (tra cui Roberto Mancini, già suo compagno alla Samp e suo prossimo allenatore all’ Inter); nel biennio 1999-2001 con la Lazio conquista una Coppa Italia, uno Scudetto, una Supercoppa italiana e una Supercoppa europea contro il temutissimo Manchester United (1999) e nella stagione 1999-00 Veron entra a far parte della squadra dell’ anno della rivista ESM. Veron stesso dirà: “La Lazio è il posto dove ho avuto maggiore costanza. Due anni sempre al massimo, senza cadute. Negli altri club ho fatto bene, ma ho anche avuto dei cali“. L’ anno dopo la conquista dello Scudetto (si parla della stagione 2000-01) la società biancoceleste comincia ad accusare forti perdite nel bilancio e perciò Cragnotti è costretto a mettere da parte l’ intraprendenza che lo aveva contraddistinto fino a quel momento, lavorando invece sulle cessioni delle stelle del club per fare cassa. Tra questi c’è (ovviamente) la Brujita, che per una cifra poco superiore ai 40 milioni di euro (28 milioni di sterline) si trasferisce a Manchester, sponda United. Con i Red Devils è protagonista per due stagioni, durante le quali l’ argentino conquista il suo primo e unico campionato inglese. Nella stagione 2003-2004 il Chelsea acquisisce le prestazioni di Veron per poco più di 20 milioni di euro. A Londra la “Brujita” passa molto probabilmente il periodo più nero della sua carriera. Rimarrà li solo per un anno, dopo una stagione trascorsa più in infermeria che sul campo, in cui disputerà appena  7 partite in campionato, timbrando il cartellino in una sola occasione. Come il calcio italiano nel 1996 lo aveva lanciato sul palcoscenico dei grandi, esso lo riaccoglie come un figlio nella stagione 2004-2005. E’ l’ Inter di Moratti a credere che la “Brujita” non sia finito. Il tempo darà ragione alla società nerazzurra, grazie alla quale Veron torna ai suoi standard e con cui conquista 2 Coppe Italia, uno Scudetto (quello della stagione 2005-2006, che venne revocato ai rivali della Juventus dopo lo scoppio dello scandalo “Calciopoli”) e una Supercoppa italiana, che proprio grazie ad un suo gol al 5° minuto del primo tempo supplementare verrà conquistata dall’Inter a discapito della Juve. L’esperienza all’ Inter per Veron si chiude quando lui è ormai ultratrentenne: decide così di ricominciare da dove era partito, dall’ Estudiantes, a casa sua. Durante la sua seconda esperienza con la squadra di cui è tifoso, Veron raggiunge altri importanti traguardi, sia a livello di club sia individuale: vince due volte (2006 e 2010) il Campionato di Apertura, conquista nel 2009 la Copa Libertadores e ottiene per ben due volte il Pallone d’ Oro sudamericano (2008 e 2009). Nel 2011 annuncia il suo ritiro dal calcio professionistico stabilendo come data del ritiro il 18 Dicembre, giornata in cui si disputa l’ultima partita del Campionato di Apertura del medesimo anno. Ma per uno come lui è difficile accettare di dover smettere di giocare, perciò annuncia di protrarre l’attività agonistica per altri 6 mesi, giocando tutto il Campionato di Clausura 2012. Per quanto riguarda la Nazionale Veron vanta 73 presenze, un argento alla Copa America 2007 e 3 convocazioni alle fasi finali dei Mondiali con la Selecciòn. Il 16 Giugno 2012 si conclude la sua attività agonistica e pur di non restare lontano dal campo firma per il Coronel, una squadra dilettantistica argentina. Nello stesso anno viene nominato dall’ Estudiantes direttore generale, ruolo che ricoprirà per circa 8 mesi, fino al 19 Luglio 2013, data che riporta Veron tra i professionisti, ancora una volta all’ Estudiantes. Sembra che la storia di Veron calciatore non finisca più, l’ argentino vuole andare contro l’ avanzare del tempo e sembra non riuscire ad attaccare gli scarpini al chiodo. La passione che la Brujita prova nei confronti del calcio e dell’ Estudiantes in particolare supera ogni ostacolo: non importa se lui abbia 38 anni, importa solo giocare un altro anno a calcio con la sua squadra del cuore, temporeggiare il più possibile sperando che il tragico momento dell’ addio definitivo arrivi più tardi possibile o sognando che non arrivi mai, che il fisico regga a oltranza il pesante allenamento che deve subire tutti i giorni. Come afferma in un’ intervista la decisione di ritirarsi è stata ovviamente sofferta, ma è avvenuta per concentrarsi su fini più nobili: aiutare quanti più ragazzi possibili ad emergere, non solo nel calcio, ma anche nelle altre discipline sportive, dando loro non raccomandazioni, ma gli strumenti necessari per crescere da ogni punto di vista. Perciò l’ 11 maggio 2014 la Brujita scende per l’ultima volta in campo davanti al pubblico dell’ Estudiantes al “Ciudad de La Plata” nella partita contro il Tigre. Solo pochi mesi dopo l’addio al calcio giocato, precisamente il 5 ottobre 2014, viene nominato presidente della squadra biancorossa.

LORENZO MARTINI



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Lazio, la cassa è vuota, possibili partenze illustri?

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Un'immagine che raffigura il presidente Claudio Lotito in un contesto finanziario o con elementi che richiamano la trattativa.

lotitoGennaio è alle porte e con l’infermeria piena è naturale chiedersi quali e quanti saranno i movimenti del club sul mercato. Il reparto che necessità maggiore attenzione è quello arretrato: al lungo degente Gentiletti si devono aggiungere Ciani, Braafheid e Radu. Proprio il romeno era stato provato in coppia con De Vrij ed aveva fornito ottime indicazioni nel nuovo ruolo di centrale. Intervenire dunque sul mercato per non far sfumare (di nuovo) l’obiettivo Europa, ma l’equazione non è così semplice. Le casse del club infatti sono vuote per l’investimento di quasi 21 milioni fatto nella scorsa estate e per le mancate cessioni di chi non fa più parte del progetto tecnico. Inevitabile pensare che qualche big potrebbe fare le valige e volare lontano da Formello. Alla lista dei partenti sono iscritti Novaretti (su di lui c’è l’interesse dell’Atlas e del Cruz Azul), Konko (possibile ritorno in patria al Marsiglia), Gonzalez (il Parma non lo ha mai mollato), Ederson (che però percepisce 1.7 milioni) e Pereirinha. Queste cessioni però potrebbero non bastare per soddisfare i parametri imposti dalla Uefa con il Fair play finanziaro che prevede un necessario pareggio di bilancio: quindi, di quali pezzi grossi dovrà fare a meno Pioli dopo Gennaio? Il nigeriano Onazi ha estimatori in Inghilterra e senza nasconderlo troppo, ha sempre espresso il desiderio di calcare i prati inglesi; Lulic che è ancora in attesa di rinnovo ed infine Ledesma, che non trova più spazio nella trequarti biancoceleste per l’esplosione definitiva del connazionale Biglia. Anche Keita che ha trovato poco spazio in questa primo spezzone di stagione potrebbe essere sacrificato (magari per consegnare definitivamente la fascia a Felipe Anderson?). Dunque gli scenari che la finestra di mercato invernale potrebbe portare in dote non sono dei migliori, con il ds Tare che intanto scandaglia in giro per l’Europa eventuali affari low cost per rinforzare una squadra che non deve essere abbandonata a se stessa, come spesso è successo nella gestione Lotito.
Valerio-Since1900-



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Infortuni e mercato invernale, è ora di agire?

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calciomercato158Tanti gli assenti in rosa, tanti gli infortuni in difesa ma tante sono le preoccupazioni della gente laziale su una gestione che non risolve i problemi ma cerca di ammorbidirli come quelle donne che fanno di tutto per comprare la spesa con i coupon in stile “tutti pazzi per la spesa”. Gestione che pretende il massimo spendendo il minimo, gestione che in una “botta di matto” spende 8 milioni per un giovane talento che solamente dopo due anni ha acceso i motori ma nulla di più viste le sue rare reti. Gentiletti, Braafheid, Ciani, Pereirinha e Konko un’intera linea difensiva rimasta ai box per i vari infortuni. Vari stop che dovrebbero accendere e cambiare (?) i piani a chi gestisce la SS Lazio.
Varie testate hanno cominciato il valzer dei nomi,Hysaj,ventenne albanese dell’Empoli, vale circa 2 milioni di euro e potrebbe portare nuovi compromessi tra Lazio ed Empoli visto che ai toscani piacerebbe alleggerire con il prestito di Cataldi.
Schar del Basilea (in scadenza nel 2015), Stankovic del Partizan e Terziev del Ludogorets. Per l’attacco si pensa all’uruguaiano Sergio Martin Cortelezzi, classe ’94 che si sta mettendo in mostra tra le fila del Lugano in Serie B svizzera. Piace anche Grégoire Defrel del Cesena, ma sul 23enne francese c’è anche il Torino.



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Comunicato ufficiale da parte di Lotito:” Col Parma vinceremo per Maestrelli”

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Maestrelli_12_maggio_1974 E’ un Lotito carico quello che ha emanato il comunicato ufficiale. E’ un Claudio ance alterato per il presunto caso Klose, è il solito gestore in poche parole.
Riportiamo il comunicato di Claudio Lotito riguardo la prossima partita contro il Parma:
“Respingo con assoluta fermezza le speculazioni mediatiche emerse in questi giorni circa il clima di tensione che si sarebbe venuto a creare intorno al mancato impiego di Miroslav Klose, durante il match di Coppa Italia contro il Varese. Si tratta di fanta-deduzioni che non incidono sulla stabilità di un gruppo il cui unico obiettivo, oggi, è ottenere i prossimi tre punti e riprendere la corsa verso l’Europa. Vogliamo e dobbiamo vincere anche per Tommaso Maestrelli, alla cui famiglia desidero esprimere la mia vicinanza in occasione dell’anniversario della sua scomparsa e unirmi, assieme ai nostri tifosi, nel ricordo indelebile di un personaggio straordinario che resterà per sempre nei cuori di ognuno di noi. Un padre, un ‘maestrò, che indossando i panni dell’allenatore trascinò la S.S. Lazio al primo scudetto, agognato, insperato. Domenica prossima contro il Parma, dobbiamo vincere anche per lui”



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