Nel calcio il campanilismo verso una squadra, si sa, è visto dai tifosi come sinonimo di affetto e amore verso la maglia. A Milano cosi come a Torino i giocatori passano da una sponda all’altra senza troppi problemi. A Roma invece è vista come una sorta di sacrilegio. Così in questi giorni, visti i rumors su Fabio Borini vicino alla Lazio (e non sarebbe la prima volta che il giocatore viene accostato ai colori biancocelesti), ecco che la tifoseria insorge e si divide. Eppure non sarebbe la prima volta.
Manfredonia, 10 anni nella Lazio, nel 1987 passò dalla Juventus alla Roma generando un malessere interno nella curva sud creando,un gruppo chiamato “Anti Manfredonia”; Angelo Peruzzi dopo essere stato ceduto dalla Roma alla Juventus chiuse la carriera con la Lazio; Diego Fuser fece il percorso inverso, dalla Lazio venne ceduto al Parma e gli emiliani poi lo vendettero alla Roma; Mihajlović fu portato in Italia dai giallorossi e ceduto alla Sampdoria, più in là il club blucerchiato lo cedette alla Lazio, diventando un giocatore importante nell’era Cragnotti; fra gli ultimi acquisti spicca anche Antonio Candreva, non è un ex ma sembra essere un tifoso romanista dichiarato.
Quindi Borini si aggiungerebbe alla lista. Non ci resta che attendere il calciomercato per vedere se il giocatore farà parte dei cosiddetti “traditori”. E’ indubbio il suo impegno, dubbioso di sicuro il suo arrivo, ma alla Lazio forse servirebbe altro. Un Gignac per esempio, ma questa è un’altra storia..
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Il sito olandese onsoranje.nl incontra Stefan De Vrij e realizzano un video dove vengono esaltate le abilità del centrale della Lazio nella nazionale olandese. Oltre alla traduzione in italiano, vi offriamo il video realizzato dal portale oranje.. buona visione!
Il tackle perfetto: “La regola è che fai il tackle solo se sai di avere la palla sennò rimani fermo ed eviti il contrasto. A volte capita che pensi di farcela e poi non ce la fai e commetti fallo ed è rigore”
Lancio lungo: “Molti gol si fanno così, io vedo cosa sta succedendo, prendo la palla all’avversario e lancio il compagno. Ho visto Luciano (Narsingh) che avanzava in profondità e quindi l’ho lanciata lì. Quando rubi una palla devi saper guardare avanti subito, perché l’avversario non è organizzato e hai più possibilità di fare goal. Inizi ad imparare a pensare come un attaccante, inizi a prevedere anche le mosse di un attaccante così lo puoi anticipare”.
Colpo di testa: “Serve un ottimo cross, prima di questo avevamo un corner che è stato battuto e di solito come difensore vai sempre indietro, però io vidi la palla andare al lato verso Wesley (Sneijder). Su Wesley puoi sempre contare su un bel tiro e così ho aspettato un altro po’, e così, beh la palla è andata dentro!”
La “veronica”: “A volte capita, va così veloce che non ci penso nemmeno, sono famoso per il saper prendere rischi e sentivo dentro di me che potevo riuscirci e che sarebbe andata bene, così fu infatti. Sono belle cose da vedere!”
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Passo indietro e mani in avanti da parte di Baranca e la Federbet.
La questione sollevata da Baranca con la Federbet sulla qualificazione della azio ai preliminari e la possibile esclusione alla coppa, sta suscitando l’ira del popolo laziale e la goliardia sull’altra sponda del tevere nonche anche i peggio titoli sulle principali testate giornalistiche. La questione principale però è che non ci sono prove a carico della Lazio sull’eventuale coinvolgimento nel calcioscommesse. Purtroppo viviamo inun paese dove i giornalisti fanno di tutto per accaparrarsi la prima pagina ingigantendo le minime cose creando così caos e notizie false.
Baranca ritorna a parlare sulle sue dichiarazioni dove diceva che la Lazio verrà eliminata dalle coppe per il calcioscommesse:
“Non è Federbet a decidere sulle questioni di giustizia sportiva, ma la Procura Federale. Noi abbiamo solo spiegato le regole e le eventuali conseguenze”.
“Faremo presto un comunicato di risposta anche noi, ma solo per chiarire – spiega Baranca -, non vogliamo fare polemiche. Io non ho dato alcun giudizio riguardo la società biancoceleste, ho risposto semplicemente a una domanda a latere della presentazione del nostro report annuale. La domanda era sugli eventuali sviluppi delle inchieste di Cremona e Catanzaro”.Nel momento in cui emergano elementi nuovi, secondo l’articolo 39 della giustizia sportiva può esserci la revisione del procedimento: se si riapre e gli elementi sono credibili, l’ulteriore condizione è che si arrivi a una condanna per responsabilità oggettiva. A questo punto la regola dell’Uefa prevede in automatico che alla squadra implicata non è consentita l’iscrizione, come è successo quest’anno al Metalist. Questa è la concatenazione di eventi che sostenevo, non era un’accusa o un giudizio sulla Lazio. Chiaramente non è Federbet che può far aprire la revisione del procedimento, è una possibilità apparsa su tutti i quotidiani di qualche settimana fa, non capisco tutte queste polemiche”
“Per escludere la Lazio la condanna dovrebbe avvenire in tempi brevi, prima del periodo dell’iscrizione alle coppe europee.Io ho solo spiegato le regole e le conseguenze. Non c’è nessun accanimento contro la Lazio, noi cerchiamo solo di limitare i danni per quanto riguarda la responsabilità oggettiva delle società”
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Era nell’aria già da tempo e ora è arrivata anche la conferma, Michael Ciani dalla prossima stagione non sarà più un calciatore della Lazio. Il difensore francese è andato, infatti, in scadenza di contratto e non rinnoverà con la prima squadra della capitale. Pochissime parole, 104 caratteri in un tweet per salutare la Lazio e dire addio. Ciani ha cosi voluto salutare compagni, dirigenza e tifosi biancocelesti: “La stagione e l’avventura laziale è finita. Voglio ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto ed in particolare i miei compagni di squadra”. Arriva subito la pronta risposta di Cristian Brocchi, che cinguetta: “E’ stato bello giocare con te!!!Ho avuto modo di conoscere un ragazzo splendido !!! In bocca al lupo per tutto”. La risposta di Ciani, così, recita: “Grazie #InBoccaAlLupo #ForzaLazioSempre”.
Ciani era arrivato alla Lazio nel 2012 e ha disputato 72 partite in totale con la maglia biancoceleste, di cui 48 in Serie A. La Coppa in Faccia del 26 maggio è anche merito suo. Lo ricorderemo sempre, infatti, per quel colpo di testa nei quarti di Coppa Italia del 2013 contro il Siena e per un altro colpo di testa che mandò la palla in fallo laterale nella finale contro la Roma. Grazie di tutto Michael e in becco all’aquila per il futuro!
Per un Ciani che parte, però, c’è un Wesley Hoedt che arriva. Il giovanissimo centrale di difesa, arrivato dall’AZ Alkmaar a parametro zero, ha così parlato, in una lunga intervista, del suo futuro alla Lazio, ai microfoni di ELF Voetbal Magazine: “Sono molto emozionato di iniziare questa nuova avventura, mi sento pronto per la Lazio. Per la prima volta andrò a vivere all’estero da solo, sarà una grande novità. Sono sicuro di aver fatto la scelta migliore, non vedo l’ora di giocare. Di richieste già ne avevo, sia in Olanda che all’estero, ma dell’interesse della Lazio non sapevo nulla. Parliamo di un top club che ha alle spalle una grande storia. Inoltre andrò in una stupenda città, direi proprio che mi aspetta una bella sfida”.
Poi sulla stagione biancoceleste appena conclusa: “Non ho visto tutte le partite, ma quando non ero impegnato con l’AZ ho dato un’occhiata alle gare della Lazio. La Serie A sta tornando sui livelli che le competono, basti vedere la Juventus che è in finale di Champions League. De Vrij? Ho pensato fosse importante parlare con lui prima di prendere una decisione, conosce già la città, l’ambiente e il club. Stefan mi ha parlato molto bene della Lazio, mi ha spiegato che il campionato di Serie A è molto diverso dall’Eredivisie. In Italia c’è più tatticismo e il livello in generale è superiore. Dopo il suo trasferimento alla Lazio, de Vrij ha dimostrato che un difensore olandese può fare bene anche in un calcio difficile come quello italiano, anche io come lui voglio migliorare. Credo che la Lazio sia la squadra ideale per me, altrimenti non avrei firmato. Non sono venuto a Roma per una vacanza, ma per giocare”. Parole al miele che sottolineano la grande voglia di Hoedt di intraprendere questa nuova avventura.
Non resta che fare allora un grosso in becco all’aquila a Hoedt, sperando di poterlo vedere presto giocare con la casacca biancoceleste e magari scoprire che con lui e De Vrij la Lazio avrà una coppia di centrali fortissimi.
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Nomi su nomi, oramai il calcioscommesse sta diventando all’ordine del giorno da più di un anno.Dopo Mauri,spunta un’altro nome della capitale: Daniele De Rossi. Stando al sito Panorama
il portiere Marco Paoloni, attualmente in carcere per il filone del calcioscommesse,avrebbe nominato il centrocampista giallorosso per aver manovrato la partita Roma-Genoa nella quale la squadra romanista era in vantaggio di 3 reti terminando i 90 minuti 3-4 per i genoani. La telefonata però non sarebbe ritenuta rilevante dagli inquirenti lasciando quindi spazio ai titoli dei media.
La Roma non ha rilasciato nessuna nota ufficiale a riguardo ma ha avvertito subito il giocatore che il suo nome è uscito fuori in questa vicenda.
Subito la replica di De Rossi all’Ansa
“Sono indignato, sono stati fatti dei riferimenti falsi alla mia persona per una vicenda alla quale sono detto tutto estraneo”. In suo aiuto interviene anche il procuratore Di Martino: “Quella di De Rossi è una sciocchezza – precisando– ho chiesto informazioni ai miei ufficiali di polizia giudiziaria e mi è stato detto che il nome di De Rossi non c’è”.
Notizia del 03 Giugno 2011
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Dopo ben nove anni di Lazio, Cristian Ledesma lascerà la casacca biancoceleste. A confermarlo è il suo procuratore D’Ippolito ai microfoni di Lazionews:“Il rapporto col club si chiude automaticamente col contratto che scade. La Lazio non si è più fatta sentire… A Roma non è mai stato adeguatamente apprezzato, diciamo così. Vedremo se potrà restare in Italia oppure andare all’estero. Solo un arrivederci? Certo. Lui ama la Lazio, quando smetterà di giocare farà l’allenatore a mio dire”
Dopo 318 presenze (raggiungendo il settimo posto di sempre nei giocatori laziali),e 14 gol, il centrocampista terminerà la sua carriera altrove, forse nella Major League.
Giocatore sempre al suo posto sia fuori dal campo che dentro, mai una polemica nemmeno quando fu messo fuori rosa nella stagione 2009/2010 accenttando anche il fatto odierno nel quale lui era poco utile nel progetto di Pioli lasciando spazio a Biglia e Cataldi.
Sarà un assio o un arrivederci? Cristian ama troppo la maglia laziale e spera un giorno che potrà allenare la prima squadra della capitale.
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Prima di parlare delle squadre che potrà incontrare la nostra Lazio dobbiamo prima spiegare le assurde, quanto stupide, modifiche fatte da Monsieur Michel Platini e dai suoi moschettieri per Champions League del prossimo triennio. E manco a dirlo la prima a rimetterci è la Lazio. La società biancoceleste secondo il coefficente UEFA è al 40° posto nella classifica per club, e se fossimo arrivati secondi saremmo dovuti essere in terza fascia. Non potevamo salire in seconda fascia, vero, ma non dovevamo neanche sperare nei passi falsi di qualche altra squadra, con il coefficente più alto del nostro, durante il turno preliminare. Squadre che pur avendo un coefficente UEFA più alto della Lazio devono passare comunque per il turno preliminare per uscire dalla quarta fascia, in cui oggi sono relegati i nostri odiati “cugini”. Già, la “Maggica Riomma”, i campioni del mini-scudetto secondo il signor Garcia, stanno dietro alla Lazio di sei posizioni nella classifica per club dell’UEFA: la classifica, come spiegato prima, determina la sistemazione nelle varie fasce e la Roma sarà costretta a “gufare” per tutta l’estate. La seconda squadra della capitale, infatti, per salire in terza fascia deve sperare che qualcuno tra Manchester United, Valencia, Bayer Leverkusen, Shakhtar, Basilea o Ajax non passi il turno preliminare e che, al tempo stesso, non si qualifichi la nostra Lazio. Se no, resterebbero nella quarta e ultima fascia. La Lazio, invece, è da terza fascia, ma a causa del nuovo regolamento, è costretta a giocare un altro spareggio alla Napoli-Lazio.
Con il vecchio sistema, invece, la Lazio sarebbe stata testa di serie nel preliminare di agosto e avrebbe corso il rischio di incontrare qualche ostica, ma non troppo, squadra dell’Est oppure del Nord Europa. Il buon Platini, però, avendo chiesto più soldi alle tv, che hanno avuto i diritti della Champions League, ha ben pensato di modificare il regolamento di accesso alla fase a gironi della Champions League. Tutto questo è stato fatto per raccogliere voti e consensi in quei paesi che riuscivano a malapena a portare le loro squadre al terzo turno preliminare, per essere poi sconfitte in malo modo dalle grandi del calcio europeo. Quindi, la grande genialata dell’ex juventino è stata questa: ha garantito alle vincenti dei campionati di Spagna, Inghilterra, Germania, Italia, Portogallo, Francia, Russia e Olanda un posto in prima fascia nel sorteggio, senza degnarsi minimamente di considerare il coefficente UEFA, in modo da far contenti sia i grandi del calcio che i suoi amici francesi e russi. Sistema molto semplice che non ha eliminato le fasce e le teste di serie ma ha solo mischiato le carte in tavola. La UEFA ha poi garantito alle quarte classificate di Spagna, Germania e Inghilterra, più le terze classificate di Italia e Portogallo un posto al preliminare. Per stabilire, però, la classifica di chi rientra tra le teste di serie, si deve tener conto non solo del coefficiente Uefa per club e per nazioni, ma anche che le “scudettate” dei campionati minori sono inserite in un playoff chiamato “campioni”, che ha 5 posti a disposizione per la Champions League. Nell’altro, invece, chiamato“piazzati” sono inseriti Valencia, Manchester United, Bayer Leverkusen, Lazio e Sporting Lisbona, con la possibilità che vi si aggiungano, dopo aver superato il secondo ed il terzo turno preliminare, Shaktar Donetsk, Ajax, Cska Mosca, Club Bruges e Monaco. Quindi in questo gruppo, anch’esso con in palio 5 soli posti, girerà sempre male alla Lazio, visto il prestigio delle squadre presenti. La prima squadra della capitale può sperare di essere testa di serie, ed evitare quindi Manchester United e Valencia, solo in caso di eliminazione nel secondo turno preliminare degli ucraini, degli olandesi e dei russi.
Il regolamento studiato da Platini e dai suoi leccapiedi resta assurdo e stravagante ma questo è quello che aspetta la nostra amata Lazio, che come sempre dovrà lottare per meritarsi il paradiso, senza l’aiuto di nessuno e con la porta dell’inferno sempre aperta. Siamo davanti alla Roma nel sorteggio per la fase a gironi, essendo in terza fascia, visto il nostro palmarès, e loro in quarta, visto che non hanno mai vinto nulla in Europa. Però, per arrivare alla fase a gironi, rischiamo di doverci giocare il posto con una tra Manchester United, Bayer Leverkusen e Valencia, sarebbero addirittura in seconda fascia se superassero il preliminare.
Come sempre la UEFA fa di tutto per favorire solo i propri interessi e quelli dei grandi club, del resto, invece, se ne frega altamente; ma la Lazio ci ha abituato a grandi imprese e con la nostra forza, tutti insieme come un grande “popolo”, con un pizzico di fortuna, che non guasta mai, supereremo anche questo scoglio e torneremo a giocarci la coppa dalle grandi orecchie. Forza Lazio sempre!
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Francesco Barranca, segretario di Federbet, mette in difficoltà la Lazio alla luce delle indagini sul filone del calcioscommesse dove Mauri, Milanetto e altri sono implicati. “Federbet ha collaborato con la polizia di Cremona, fornendo elementi importanti per indagare su Lazio-Genoa, ora aspettiamo di capire come intendono agire i pm e quindi i giudici sportivi. Inoltre a febbraio Federbet ha denunciato alla polizia di Busto Arsizio diverse partite di Lega Pro, la settimana prossima denunceremo agli inquirenti anche le partite del Catania […] I numeri parlano chiaro e ci dicono che ci sono stati dei tentativi di combine. È facile individuare questi casi ma le istituzioni sportive sono passive, per questo abbiamo deciso di passare a denunciare i fatti alla polizia”
Non è mancata la smentita della società con comunicato ufficiale e attacca il segretario della ONLUS: “Le opinioni del sig. Baranca, in merito alle conseguenze che potrebbero interessare la Lazio, sono impressioni meramente soggettive, prive di alcun supporto probatorio e costituiscono una pura manifestazione personale senza alcun riscontro con elementi che possano contraddire le indagini svolte negli anni passati, concluse con le molteplici pronunce emesse dalla giustizia sportiva. La Lazio ha concluso una stagione di successi e si sta preparando a conseguirne altri in campo europeo: dichiarazioni come quelle del sig. Baranca costituiscono solo interventi di disturbo della quiete di cui hanno bisogno il club, i giocatori ed i tifosi, e chi le raccoglie e le amplifica, come se fossero fonti di verità e di pericolo concreto, si rende complice di attività meramente diffamatoria, sorretta solo da astio e voglia di nuocere alla Lazio, lontana sia dall’esercizio del diritto di cronaca che dal corretto svolgimento del dovere di informazione.”
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Lotito naviga nella sua euforia di fine campionato. Che sia stata una stagione da incorniciare non lo nega nessuno anzi, il campionato appena terminato forse è il migliore giocato nell’era Lotito capitanato da un Mister Pioli a 5 Stelle.
Il Padron biancoceleste però non tarda a parlare solamente nel momento di gioia. Parole sconvolgenti quelle su Anderson che lo valuta non meno di 100 milioni di euro (preso dal Santos anni fa a 8 milioni + premio in caso di qualificazione Champions). Non solo ha dato al giocatore un valore così alto ma lo ha anche blindato facendogli firmare un contratto che scadrà nel 2020.
Non finisce qui, Lotito dichiara anche che se gli danno tutti i permessi, in 3 anni tirerà su uno stadio di proprietà che gli farà vincere tutto (stando alle sue parole). Continia a spegare che con i ricavati puliti,quindi senza affitti dell’Olimpico, gli introiti sarebbero sufficenti per costruire un’armata da combattimento,raddoppiando così il fatturato. Parole non nuove comunque, ricordando il discorso in stile duce quando la Lazio conquistò la coppa Italia contro la Roma e dichiarò che la squadra capitolina dominerà lo strapotere delle squadre del Nord.
Fatto sta con il terzo posto c’è una cifra sicura che si aggira sui 13 milioni di euro per l’avvenuta qualificazione ai preliminari di Champions che,in caso la Lazio superasse i ” test d’ingresso”, diventeranno 40 milioni.
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Come al solito, il day after è da sempre tempo di bilanci, che questa volta sorridono ai biancocelesti. La Lazio conquista infatti il preliminare di Champions League grazie ad un finale di campionato al cardiopalma. La formazione di Pioli ottiene al termine del match di Napoli il pass per l’Europa che conta, coronando una stagione ricca di soddisfazioni, in cui ha dimostrato di meritarsi una posizione nell’élite del calcio italiano ed europeo. Un finale davvero inaspettato a distanza di 10 mesi: già, perchè la formazione biancoazzurra era partita con l’obiettivo di ritornare nelle competizioni europee, per poi superare le proprie aspettative piazzandosi al terzo posto in classifica proprio grazie ai 96 minuti thriller del San Paolo, in cui si è portata sul doppio vantaggio prima di farsi rimontare nella ripresa dalla doppietta di Higuain; l’attaccante argentino fallisce poi la grande chance dagli 11 metri di portare per la prima volta nel match la sua formazione in vantaggio, calciando un rigore concesso per il fallo di Lulic su Maggio in curva. Un errore molto pesante a livello psicologico, con i Partenopei il contraccolpo incassando prima in contropiede la rete del 2 a 3 del neoentrato Onazi e poi il poker finale con un colpo di testa di Miro Klose su un calcio piazzato dalla trequarti di Cristian Ledesma. Una grande prova di carattere degli uomini allenati da Stefano Pioli, che riscattano nel migliore dei modi la doppia delusione in appena 5 giorni della finale di Coppa Italia persa ai supplementari contro la Juventus e del derby.
La redazione de lalaziosiamonoi.it ha contattato sette grandi ex per conoscere le loro riflessioni e valutazioni sull’intera annata e su “Top e Flop” biancocelesti, stagione 2014-15.
Angelo Gregucci ha davvero pochi dubbi: questa è stata per la Lazio un’annata trionfale. Si, perchè secondo l’allenatore di San Giorgio Ionico, nemmeno il più ottimista avrebbe previsto un finale di stagione con il terzo piazzamento in classifica e il raggiungimento della finale di Tim Cup. E proprio questa lascia un pizzico di amaro in bocca, perchè la Lazio ha dimostrato di essere l’unica squadra del Belpaese a saper tenere testa ai Campioni d’Italia, arrivando a pochi centimetri dalla conquista del trofeo con il doppio palo di Filip Djordjevic al terzo minuto del primo tempo supplementare. A livello individuale, l’ex tecnico di Casertana e Salernitana elogia le doti del suo collega Stefano Pioli, che ha saputo dare un’identità e il senso d’appartenenza ai suoi uomini. Felipe Anderson è stato l’uomo in più, mentre nessuno è da considerarsi flop nella rosa biancoceleste, poichè tutti si sono resi utili. Idea condivisa anche dall’altro tecnico, Giancarlo Camolese, che sottolinea come il gol-Champions sia stato realizzato da un calciatore molto spesso ai margini del gruppo, Eddy Onazi. Merito di Pioli, che ha saputo motivare tutta la rosa a disposizione, valorizzando ogni singolo elemento. Anche per lui la stagione è molto positiva.
Mister Pioli risulta essere il migliore tra i biancocelesti: infatti oltre ai due mister, anche Stefano Fiore, Attilio Lombardo e Cesar Aparecido Rodrigues lo eleggono personaggio-chiave della stagione biancoceleste. Il suo merito, oltre ad aver lanciato giovani dal futuro assicurato come Felipe Anderson e Danilo Cataldi, è stato proprio quello di aver portato una mentalità propositiva, una caratteristica che è risultata fondamentale per la conquista del terzo posto. I tre ex-calciatori concordano anche sul definire il campionato della Lazio “straordinario”, viste le aspettative e la delusione di quello scorso. Pensiero condiviso anche da Fabrizio Ravanelli e Riccardo Bonetto, che senza indugi dà un bel 9 alla stagione dei biancocelesti.
I calciatori top della stagione sono Felipe Anderson, elogiato da Gregucci e Camolese in primis ma anche da penna Bianca e Lombardo; Antonio Candreva, che Bonetto definisce il migliore per la personalità nei momenti che contano e la continuità; Marco Parolo, che grazie alle sue 10 reti stagionali entra di diritto nei migliori di Ravanelli.
Una stagione come questa lascia davvero poco spazio alle cosiddette note stonate. Gli intervistati fanno fatica a citarne alcuni: Cesar è deluso dalla stagione di Dusan Basta, che nonostante una buona annata secondo lui poteva dare un maggior apporto, mentre Fiore si dice poco convinto della retroguarda biancoceleste, penalizzata dall’assenza per 8 mesi di Gentiletti. Difesa che non ha convinto nemmeno Riccardo Bonetto, soprattutto in uno dei suoi elementi, Edson Braafheid, rivelatosi fondamentale nel corso della stagione a causa degli infortuni di Radu. Secondo lui l’olandese non ha espresso tutte le sue qualità. Secondo lui servirebbe ancora un po’ di tempo per capire se il suo sia stato un acquisto fallito o un investimento azzeccato.
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Con la stagione appena conclusa con il terzo posto è tempo di pagelle di fine anno.Molte note positive ma anche quelle negative.
MARCHETTI 7: Stagione altalenante quella di Federico, ha sulla coscienza alcuni errori ma anche alcune prodezze. Merita il rinnovo. SUPERMAN.
BERISHA 5,5: Ha svolto il compito.Ha parato un rigore ad Icardi ma in finale di coppa ha commesso troppi errori.RISERVA DA MIGLIORARE.
BASTA 8: Nelle ultime partite il nostro angelo biondo ha dimostrato una intelligenza tattica impressionante ma anche lui ha alternato prestazioni buone a quelle negative. PICCOLO FORREST GUMP.
CAVANDA 6: Chiamato spesso in causa si è impegnato molto. Deve ancora migliorare ma lo terrei volentieri. MOTORINO.
KONKO 2: Si vocifera che ieri si sia fatto male per festeggiare. ROTTAMATO.
DE VRIJ 9: All’ inizio paga dazio per un campionato di gran lunga differente da quello olandese ma poi la difesa con lui è stata un muro. IMMENSO
GENTILETTI 6: Arrivato senza proclami si è dimostrato di essere all’altezza, poi il brutto stop. Ritorna a Marassi dove si fece male ma contro la Samp e segna il goal decisivo. Regge bene i 120 minuti della finale. Male al derby ma era inevitabile. PROMOSSO.
CIANI 6: ha fatto il suo. Limitato tecnicamente ma ha sempre risposto presente con professionalità. OPERAIO.
NOVARETTI 6: Anche lui come Ciani ha fatto il suo. Molto piu sicuro rispetto lo scorso anno. USATO GARANTITO.
MAURICIO 6: Promosso solo perchè si impegna e lotta. Ma anche lui tecnicamente scarso. LOTTATORE.
CANA 5: Non basta la cattiveria. Il suo tempo è finito. BOCCIATO.
RADU 5,5: Ha sulla coscienza alcuni errori di troppo e qualche infortunio. RIMANDATO.
BRAAFHEID 6: Si comporta egregiamente. Merita il rinnovo. SORPRESA.
BIGLIA 9: Come un faro illumina il centrocampo. La sua assenza si fa sentire. UNICO.
PAROLO 8: Ieri ha sbagliato tutto, solo il gol lo salva. Ma è stata la sorpresa di questa stagione. BOMBARDIERE.
CATALDI 6: L’ abbiamo aspettato e lui ci ha ripagato. SOLDATINO.
LEDESMA 6: Ieri è stato decisivo. Meriterebbe un altro anno ma anche lui ormai ha finito il ciclo. UTILE.
ONAZI 5,5: Ha sulla coscienza quel gol sbagliato col Chievo. Per il resto è il solito Onazi. PROMOSSO CON IL DEBITO.
MAURI 7: Sembra un fantasma durante la partita ma i suoi inserimenti sono devastanti. ORGOGLIO DA CAPITANO.
LULIC 7: Si adatta in vari ruoli. Gioca bene e segna il gol decisivo in semifinale di coppa Italia. Ieri pennella un assist delizioso a Candreva. CONDOTTIERO.
CANDREVA 8: Si riconferma anche con Pioli. Segna, corre, ma a volte si spegne. TURBO INSOSTITUIBILE.
ANDERSON 8,5: Alla inizio si alterna con Keita, poi esplode all improvviso. In queste ultime uscite però si è spento, all improvviso… FENOMENO.
KEITA 5: Soffre la concorrenza con Anderson. Ma è giovane, il tempo è dalla sua. GENIO INCOMPRESO.
EDERSON 3: Altra stagione in ombra. MIRACOLATO.
KLOSE 7: Djordjevic gli ruba la scena, lui se la riprende a causa dell infortunio del serbo. Si è perso nelle ultime gare. Al derby si mangia l impossibile. Merita un altro anno. BOMBER DI RAZZA.
DJORDJEVIC 6: A Palermo è esploso. Segna poco ma la stagione è sfortunata. Poteva essere un eroe in finale ma la sfiga non lo lascia. Pareggia lui il derby ma è colpevole sul vantaggio giallorosso, le basi però ci sono. IDONEO.
PEREA 2: Arriva a gennaio ma gioca poco. Se era panchinaro a Perugia un motivo ci sarà no? PORTA BORSE.
PIOLI 10 E LODE: Crea fin da subito un gruppo. Crea un gioco divertente. Pecca sulle letture delle partite ma merita il voto pieno. SPECIAL ONE.
DIRIGENZA 6: Ha il merito di credere nel mister e di aver trattenuto i big prendendo De Vrij. Come al solito si è persa a gennaio.
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Nella mix-zone del San Paolo, sono arrivate le prime parole di Antonio Candreva subito dopo la sentenza positiva della partita.
“Merito di tutti. Abbiamo fatto una grandissima prova. Ci meritavamo questo grande traguardo già da diverse settimane, e lo abbiamo raggiunto alla fine, in questo campo contro un avversario forte.Dopo un grande primo tempo, è andata bene per fortuna. Un super traguardo, io non ho mai fatto la Champions, sono curioso di giocarmela. Ci godiamo il terzo posto, ci riposiamo e poi penseremo ai play off. Dedico la rete a mia figlia, alla mia famiglia e a tutti i tifosi della Lazio, che sono stati il nostro dodicesimo uomo in campo, non ho mai visto in questi tre anni lo stadio così biancoceleste come quest’anno. Sono onorato di indossare questa maglia. Sono stati raggiunti grandi obiettivi. Lo sforzo di questa sera era grandissimo, il traguardo altissimo. In 90 minuti dal terzo posto bisognava tirare fuori qualcosa di più. L’abbiamo voluto a tutti i costi, ci siamo riusciti!”
Complimenti Romoletto, complimenti alla Lazio tutta… grazie!!
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Forse era già tutto scritto, era già scritto che tutto doveva andare così, era già scritto che i “romatristi”, si avete letto bene “romatristi” (perché sono nati tristi e moriranno tristi tifando la Roma) dovevano parlare prima, darci già per spacciati con le loro magliette “Game Over” e cercare una rivalsa dopo un derby vinto più per fortuna che per merito, una rivalsa che non ci sarà mai dopo il 26 maggio e quella coppa in faccia che ancora non li fa dormire la notte. Questa volta Dio è stato dalla parte dei biancocelesti, probabilmente Lovati, Maestrelli, Re Cecconi, Chinaglia e Fiorini l’avranno guardato e gli avranno detto tutti in coro: “Questa volta no, questa volta la Lazio non può perdere e merita la Champions League”. Da laziale devo dire che un po’ ci credevo, in base alle ultime partite pensavo che se fosse esistita una giustizia nel calcio la Lazio doveva arrivare almeno terza dopo questa grande stagione, ma nel calcio a volte la giustizia non esiste. Ho sofferto come tutti voi in questi ultimi giorni e ho urlato a squarciagola dopo il fischio finale anche se ero molto distante da Roma, perché alla fine ce l’abbiamo fatta, tutti insieme come sempre, come un vero “popolo” quale siamo, uniti e orgogliosi di essere laziali. Una vittoria e una qualificazione sofferta ma meritata per questa Lazio, per Pioli e per tutti i ragazzi, unici e fantastici, e come dice l’inno di Donati “co tanto core come nessuno c’ha…”
Dopo mille sofferenze, come dopotutto ci ha sempre abituato la nostra Lazio, è arrivata finalmente la festa, un intero popolo è corso verso Formello per festeggiare questa squadra, piena zeppa di lazialità dalla testa ai piedi, una squadra con gli attributi come piace a noi laziali. I cancelli del centro sportivo erano già aperti prima dell’una di notte e molti laziali, quasi mille, erano già lì, pronti ad acclamare i propri beniamini. Prima della una e mezza il Fersini è già pieno, i tifosi intonano cori e cantano l’inno sventolando le bandiere, in attesa dell’arrivo della squadra. Alle due sono quasi 8.ooo i tifosi presenti, tanto che si decide di aprire anche i cancelli dalla parte opposta del centro sportivo. Dopo due ore di attesa arriva finalmente la squadra e i tifosi aumentano a 10.ooo.
Il primo a scendere in campo e l’eroe di giornata Eddy Onazi, acclamato dal boato dei tifosi biancocelesti. Queste le sue parole a Lazio Style Radio: “Abbiamo fatto di tutto per questo terzo posto e stasera ci siamo comportati da squadra. La qualificazione in Champions era quello che volevamo. Il gol? Sono contento per l’opportunità che mi è stata data”. Successivamente arriva tutta la squadra, acclamata a gran voce dal popolo biancoceleste. Cataldi grida ai microfoni di Lazio Style: “Bellissima emozione, ce la meritiamo tutta!“. Poi tocca al secondo di Pioli, Murelli: “Emozione bellissima. E’ stata una stagione fantastica che si è chiusa nel migliore dei modi”. Miroslav Klose, ancora euforico, dichiara: “Grandissima gioia, i nostri tifosi ci danno una enorme carica. Così come hanno fatto dopo la sconfitta al derby. Ma non siamo ancora lì dove vogliamo. Mancano ancora due partite importanti. Sono veramente orgoglioso di quanto abbiamo fatto“. Felipe Anderson, ancora visibilmente emozionato, dice: “Vedere questi tifosi contenti era quello che volevamo”.
Parole di elogio a squadra e tifosi arrivano dal presidente Claudio Lotito: “E’ il raggiungimento di un obbiettivo che abbiamo cercato con ogni mezzo. Questa squadra sta dimostrando di avere carattere e tante potenzialità. Il mister è stato il collante indispensabile per questo tipo di persone. E’ stato capace di risvegliare l’orgoglio dell’appartenenza. L’abbiamo visto oggi: il risultato è stato conseguito, con lacrime, sangue e spirito di sacrificio. Forse avremmo potuto fare di più se non avessimo avuto i problemi che conoscete. Questo è l’inizio per rilanciare il club ai livelli europei che ci competono. Ora si riparte con la Supercoppa e con il preliminare di Champions: dobbiamo farci trovare pronti!”.
Dopo l’uscita dal campo della squadra la festa è proseguita fino alle prime luci dell’alba, Formello era letteralmente invasa da tifosi festanti, che bevevano e cantavano a squarcia gola per festeggiare l’accesso alla Champions. Alcuni sono riusciti a scattare anche qualche foto con i giocatori. Una notte di festa e di gioia, una notte da ricordare, una vittoria e un traguardo da incorniciare, perché finalmente dopo otto anni si torna nell’Europa che conta, in quella Champions League che sa regalare forti emozioni e ci fa sempre sognare. Ora è tempo di festeggiare e poi si vedrà il da farsi, con il preliminare e la Supercoppa contro la Juve da giocare, due obbiettivi alla nostra portata.
Avanti Lazio, fieri e spavaldi di essere!
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31 Maggio 2015, giornata conclusiva del campionato, dove tutto o quasi è già deciso. Ma ci sono due squadre che si distaccano dalla pace o dalla rassegnazione delle altre e sono costrette a darsi battaglia per raggiungere quell’ agognato terzo posto che vale i preliminari di Champions. Neanche a dirlo una delle due è la nostra Lazio, che dopo una seconda parte di stagione fuori dall’ ordinario si è vista sfumare in 4 giorni l’ obiettivo Coppa Italia in favore della Juve ed è uscita sconfitta dal derby contro i cugini giallorossi. A testa alta, si, ma uscire con la testa alta non fa di te un vincente, al massimo uno sconfitto ancora più deluso, perché si sa, nel calcio il merito non conta nulla se il fato non è dalla tua. Ora la paura di sbagliare è tanta, e ad aspettare i biancocelesti c’ è l’ unica altra squadra che ha bisogno di fare punti, il Napoli, che vincendo raggiungerebbe i biancocelesti in classifica e andrebbe ai preliminari di Champions a discapito degli avversari, in virtù degli scontri diretti. Il San Paolo è gremito come mai di tifosi partenopei, una cornice che da coraggio ai propri beniamini e nello stesso tempo incute timore agli ospiti, invece soli, dato il divieto di trasferta per i tifosi biancocelesti. Il primo brivido del match arriva verso la metà del primo tempo quando Callejon, innescato da Higuain, tocca rasoterra verso la porta e manda fuori per una questione di centimetri. Ma è al 33° che Parolo cerca il tiro dalla distanza con il mancino e sigla il suo 10° gol stagionale, grazie anche alla deviazione di Inler. 0-1, Napoli vistosamente scosso, a tal punto che allo scadere della prima frazione si fa bucare da Candreva su un contropiede rapido e cinico da parte dei biancocelesti. Rocchi dichiara quindi la fine del primo tempo; calcolando che alla Lazio basterebbe un pareggio per raggiungere il 3° posto la partita dovrebbe essere virtualmente chiusa con 45 minuti d’ anticipo. Per smentire ciò che abbiamo appena detto bastano appena 10 minuti: erroraccio in fase d’ impostazione di Parolo che regala palla al Napoli, Callejon mette una palla bassa al centro dove c’è puntuale Higuain a mettere in rete il gol dell’ 1-2. Ora per il Napoli è lecito se non obbligatorio ricominciare a crederci, la Lazio comincia a soffrire le avanzate partenopee ed è Mertens che poco dopo il gol di Higuain supera anche Marchetti ma viene fermato da De Vrij, che sulla linea di porta salva i suoi. Ma la gioia della Lazio dura poco, poiché al minuto 62 Parolo si fa ammonire per la seconda volta ed è costretto a uscire da campo, lasciando i suoi compagni in 10. Solo due minuti dopo la partita si rimette in equilibrio ancora grazie allo zampino di Higuain. Adesso per la Lazio si fa davvero difficile, manca un’ immensità e in 10 contro 11 in un’atmosfera come quella del San Paolo è davvero difficile resistere. E pensare che 10 minuti prima erano 2 i gol di differenza tra le due squadre. La prima nota positiva del secondo tempo arriva a un minuto molto caro ai biancocelesti, il 71°, durante il quale Ghoulam si prende il secondo giallo e si accomoda fuori dal campo a fare compagnia a Parolo. Dopo soli 5 minuti Lulic perde la testa e commette un fallo su Maggio al limite dell’ area di rigore, per Rocchi è dentro e sono inutili tutti i tipi di proteste da parte degli ospiti. Va Higuain dal dischetto, ma il fato questa volta è benevolo e vuole che il “Pipita” spari sopra la traversa il penalty. Evitato il ribaltamento del risultato sul dubbio penalty non resta che giocare l’ ultimo quarto d’ ora. Nella Lazio entrano Klose e Onazi (si, proprio quello che vi ha fatto maledire ogni figura animata e non a vista al suo ingresso) al posto di Djordjevic e F. Anderson. Dopo una serie di tentativi d’ attacco da parte dei padroni di casa arriva l’ evento che cambia per l’ ennesima volta il volto del match: all’ 85° la Lazio recupera un pallone al centro del campo e si tuffa alla disperata in contropiede, Ledesma viene fermato ma la palla scivola verso l’ area di rigore, dove arriva Onazi che, con un’ insolita vena da bomber di razza, tocca quanto basta per evitare l’ intervento di Andujar e piazzare in rete il gol che tutti sanno, superstiziosi e non, porterà inevitabilmente la Lazio ai preliminari di Champions. La reazione del Napoli è ormai inesistente e permette all’ altro neo-entrato Miro Klose di piazzare anche il colpo del 4-2 al minuto 92.
Una partita da infarto, che ti illude di essere archiviata troppo presto e poi si riapre senza preavvisi, trascinandoti verso la peggiore sconfitta, ma che ti concede un’ ultima occasione, quando tutto sembrava perduto.
Una partita da Lazio.
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La gara di questa sera è il crocevia per la Lazio, che spera di avere la certezza di giocarsi le sue chances di Champions League ad agosto, e per il Napoli, che ha l’occasione paradossale di riscattare un anno deludente.
Il Napoli è imbattuto da cinque sfide di campionato contro la Lazio, quattro vittore e un pareggio; cinque sono anche i turni di imbattibilità dei partenopei al San Paolo contro la Lazio, tre vittorie e due pareggi. Il Napoli ha vinto cinque delle ultime otto gare di campionato (le altre tre corrispondono a un pareggio e due sconfitte), segnando una media di 2.6 reti a partita e subendone 1.6. Nel girone di ritorno il Napoli non ha mai perso in casa, ottenendo sette vittorie e due pareggi per un totale di 23 punti: prendendo in considerazione questo periodo è solo la Juventus che ha fatto meglio tra le mura amiche con 28 punti.
Nessuna squadra ha fatto meglio della Lazio in trasferta nel girone di ritorno (16 punti). La Lazio non ha mai ripetuto lo stesso risultato per due partite di fila nelle ultime otto giornate di campionato (sconfitta nel derby nell’ultima). Solo il Verona (18) ha guadagnato più punti del Napoli (17) da situazione di svantaggio in questo campionato.
Il Napoli è la squadra che in questo campionato segna più negli ultimi 30 minuti di gioco (34 reti). Gonzalo Higuaín è un cecchino che quando vede Lazio vede rosso, tra campionato e coppe, è la sua vittima preferita dal suo arrivo in Italia. Se arriverà sarà il 10° gol in questo campionato per Stefano Mauri, due dei suoi nove attuali sono arrivate in trasferta.
Essendo l’ultima partita, ci sembra doverosa un’ultima annotazione, tra statistiche, cuore e dubbi per il futuro:
Stefano Mauri in 9 anni e mezzo (da gennaio 2006) ha totalizzato 241 partite segnando 41 gol;
Cristian Ledesma in 10 anni (da luglio 2006) ha totalizzato 258 presenze e 12 gol;
Edson Braafheid in 10 mesi (da agosto 2014) ha totalizzato 12 presenze senza gol;
Michael Ciani in quasi 3 anni (da fine agosto 2012) ha totalizzato 48 presenza con un gol.
Questi 4 nomi, al momento, sono in scadenza di contratto, e quindi all’ultima apparizione ufficiale con la maglia della Lazio, forse per qualcuno c’è un futuro all’estero, per qualcuno un vero e proprio ritiro, o perchè no una permanenza a Formello; ci sembrava doveroso parlare di uomini che, nel bene o nel male, maggiormente o poco, hanno cercato di fare il loro compito nella casa della prima squadra capitolina. A loro buona fortuna e che tutto possa risolversi per il meglio.
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Questa sera si affronteranno due squadre con lo stesso obbiettivo ma con un percorso ben diverso.
Il Napoli è partito con la convinzione di poter dare fastidio alla Juventus, la Lazio ambiva ad un posto in Europa; per i biancocelesti è stato senza dubbio un campionato memorabile con qualche errore di troppo che si poteva evitare, per gli azzurri, invece, è stato un totale fallimento, anche in questo caso dettato dalla troppa superbia e dall’incoscienza.
Domani non sarà la partita della vita per noi aquilotti, ma c’è voglia di non cascare più nel buco dell’Europa League, vogliamo vincere e dimostrare che siamo validi. Non bisognerà fare errori, Pioli la giocherà a viso aperto rischiando il tutto per tutto, sicuramente non conviene, ma il nostro mister è così, non molla mai. Bisogna tifare a squarciagola stasera, tutti vogliamo rivedere la competizione più importante per club.
Se davvero esiste un Dio del calcio, allora dobbiamo vincere, lo meritiamo visto che all’inizio nessuno l’aveva pronosticato. I giocatori hanno dato tutto e lo faranno anche oggi, ma stavolta non ci vuole solo il cuore e la testa, serve la cattiveria, dobbiamo dominare la partita almeno mentalmente, loro sono molto fragili. Bisogna lottare per chi ha dato l’anima per un posto in Champions, per chi non c’è più ed è morto per la Lazio.
Non dobbiamo arrenderci mai, non cadiamo nella fragilità, noi rappresentiamo Roma e la porteremo al trionfo. Stasera non sarà la partita del secolo, ma ormai siamo qui ad un passo dalla gloria e nessuno può fermare il grande sogno. Champions stiamo arrivando!
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L’ossessione scudetto romano sta conquistando tutti a Roma. Partiamo in primis con Lotito che rivuole lo scudetto assegnato ingiustamente al Genoa durante la guerra per poi arrivare al mini scudetto di Garcia. Oramai il tricolore non si conquista sul campo ma nella testa di chi troppo vuole e nulla stringe. Il tecnico giallorosso si è reso protagonista in una delle sue tante dichiarazioni immaginarie “sboroneggiando” tra i media romani. Stando alle sue dichiarazioni la serie A ha due campionati in uno, se da una parte ci sono 20 squadre con la Juventus campione d’Italia, dall’altra c’è la Roma campione d’Italia su 19 squadre. Campionato a parte quindi per la seconda squadra della capitale che vince,secondo lui, il loro campionato fantomatico arrivando primi su 19 squadra. Se cosi fosse anche il povero retrocesso Parma vince il tricolore su un campionato giocato da 1 squadra di serie A.
Oramai sembra che il gioco conta poco e le classifiche parlano solo su carta quando il vero obiettivo è il bel gioco, le belle prestazioni, la passione per il calcio e non queste parole ridicole che servono a poco per il bene del pallone.
“Loro sono fuori concorso, irraggiungibili. Noi siamo stati i primi del nostro campionato ed è per questo che sono fiero dei miei ragazzi”.
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Ci sono voluti ben 18 calci di rigore per decidere chi tra Lazio e Palermo andasse alla “Final eight”.Dopo il primo tempo cosi e così nel secondo tempo,inizia lo show.Al 79′ il Palermo passa in vantaggio con Ferchichi.Quando ormai sembrava finita al 87′ 0ikonomidis sigla il pareggio.Ai supplementari è di nuovo il Palermo a passare in vantaggio al 97′ con La Gumina su rigore.Nervi tesi nelle due panchine dove vengono espulsi i due allenatori e il preparatore dei portieri della Lazio.Ma allo scadere dei supplementari cosi come ne primi 90 minuti i biancocelesti acciuffano il pari in extremis con Rossi,2-2 e si va alla lotteria dei rigori dove a trionfare sono i ragazzi di Inzaghi ,continuando cosi il sogno di uno storico triplete.
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Ebbene si, parliamo proprio di un terzo scudetto per la compagine biancoceleste, il titolo in questione è quello del 1914-1915 che, visto lo scoppio della prima guerra mondiale, la FIGC assegnò al Genoa praticamente d’ufficio. Ed è proprio su questo punto che Il Tempo ha lanciato questa mattina la campagna per l’assegnazione del terzo scudetto alla Lazio.
Il 23 maggio 1915, infatti, la FIGC, convinta dal Governo, decretò “l’immediata sospensione del campionato”, a causa dello stato di guerra in cui si stava trovando l’Italia. All’epoca, prima dello stop forzato, i biancoclesti, dopo aver superato senza grossi problemi la prima fase di qualificazione, erano saldamente in testa al girone dell’Italia Centrale. Mancava un solo turno, che la Lazio avrebbe dovuto disputare in casa contro il Lucca, ultimo in classifica. La situazione nel girone dell’Italia Centrale era la seguente: Lazio 8 punti , Roman e Pisa 6 punti , Lucca 0 punti. Molto probabilmente la Lazio avrebbe potuto giocare la finalissima nazionale, perché il Roman (che poi avrebbe dato vita, da una fusione di più società, alla Roma) quasi certamente non avrebbe raggiunto la squadra biancoceleste, dovendosi giocare la seconda posizione contro il Pisa e certamente il cammino biancoceleste non poteva essere impensierito dai principianti napoletani.
Il campionato all’epoca era diviso in due gironi. Nell’altro, quello dell’Italia Settentrionale, il Genoa, già campione d’Italia per ben sei volte, era al comando della classifica, che recitava Genoa 7 punti , Torino e Internazionale 5 punti e Milan 3 punti. Al momento della sospensione causa guerra, però, il Genoa non poteva ritenersi affatto sicuro di aggiudicarsi il campionato. C’era una finale con la Lazio da disputare. Ma la FIGC assegnò, lo stesso, lo scudetto alla squadra di Genova, senza tenere per nulla in considerazione che anche la Lazio era arrivata prima nel girone centro-meridionale. Il motivo fu il divario che esisteva in quell’epoca tra le squadre del nord e quelle del sud, che negli anni precedenti non erano mai riuscite nell’impresa di battere una squadra del nord e vincere lo scudetto. La Lazio venne così ignorata e il titolo assegnato al Genoa basandosi solo sull’andamento dei campionati precedenti. Nonostante le proteste dei dirigenti biancocelsti non ci fu nulla da fare. Proprio per questo motivo c’è la possibilità che il club biancoceleste inoltri una richiesta formale alla FIGC per rivedere la decisione e decretare lo scudetto, condiviso col Genoa, alla Lazio. Questo sarebbe il primo scudetto della storia biancoceleste e spetterebbe alla Lazio di diritto.
Il patron della Lazio, Claudio Lotito sta pensando seriamente di interessarsi a questa vicenda. Per il momento da parte della Lazio, unica società in quanto parte in causa a poter chiedere l’apertura di un fascicolo, non è stato fatto alcun passo ufficiale, ma Lotito, spinto anche da diversi tifosi, sarebbe intenzionato nei prossimi mesi a verificare la possibilità di avviare una procedura per fare chiarezza su questa situazione.
Anche il direttore Guido Paglia, con il suo fogliettone di prima pagina sul “Tempo”, si è pronunciato sull’argomento:
“Il ragionamento non fa una grinza: quello scudetto ci spetta. Ed è inutile mettersi a ridere perché nel Centenario della Grande Guerra ci devono essere solo celebrazioni molto più importanti. Le regole c’erano e l’assegnazione ex-aequo doverosa. Tanto è vero che, pochi anni più tardi, scattò senza che a nessuno sia mai venuto in mente di mutilare i “palmares” di quelle società più fortunate”.
Nulla contro il Genoa, per carità. Ma i diritti della Lazio a vedersi riconoscere quello che sarebbe stato il primo tricolore della sua storia, non si discutono. E bene ha fatto “Il Tempo” a ricordarlo e a lanciare l’assalto per ottenerlo. Lo strapotere nordista del calcio di cent’anni fa, merita un’aggiustatina.
Non è una battaglia di retroguardia, ma una questione di principio. E bene farebbe il presidente Claudio Lotito a far pesare una buona volta la bilancia della giustizia sportiva dalla parte biancoceleste. Oltretutto, alla faccia della Roman (così si chiamava già allora la seconda squadra della Capitale…)
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70 partite, 3 gol e una Coppa Italia con la maglia della Lazio, senza contare i grandissimi trionfi internazionali: ora è allenatore della Jong Ajax (la primavera), ma Jaap Stam è rimasto sempre nel cuore dei tifosi biancocelesti pur non avendo avuto grandissimi successi.
Ai microfoni di ELF Voetbal Magazine, l’ex arcigno difensore olandese ha speso parole interessanti riguardo la presenza, da luglio, di tre suoi connazionali: “Mi ha un po’ sorpreso. I giocatori provenienti dai Paesi Bassi costano meno di quelli che giocano in Premier League o nella Liga, in più gli italiani sanno che noi difensori olandesi siamo abili sia tatticamente che tecnicamente. I biancocelesti non mi hanno chiesto consigli, nonostante io sia in contatto con il club. Hanno tanti scout qui”.
Per Stam, saper parlare l’italiano è un’arma in più, ma è come se desse consigli al nuovo arrivo Wesley Hoedt: “Non è facile dire se Wesley è pronto o meno per la Serie A, soprattutto dopo aver giocato solo 30 partite con l’AZ. Deve essere seguito, è importante anche imparare l’italiano; se parli bene la lingua è più facile fare gruppo”
Se lo dice Jaap Stam, c’è da crederci!
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Il campionato ancora non è terminato e gia circolano i nomi del mercato. Patric, terzino del Barcellona B, 2 ssist e 3 gol in questa stagione collezionando 32 presenze in Segunda Division. Stando al sito www.lalaziosiamonoi.it il baby blaugrana avrebbe accettato il trasferimento a Roma. Il giocatore è tra gli svincolati della sua squadra e Tare,con la sua truppa, avrebbe messo nel mirino il terzino. Se così fosse, lui sarebbe il terzo centro per rinforzare la rosa dopo Hoedt e Morrison. Ricordiamo che anche Keita proviene da quella “scuola” e la Lazio accedendo ai preliminari o in Europa League è alla ricerca di un vice per Dusan Basta.
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Mancano ormai poco più di 72 ore alla sfida decisiva, allo spareggio che vale una stagione intera sia per il Napoli che per la Lazio. Gli uomini di Pioli possono contare su due risultati su tre nel match del San Paolo, mentre per gli azzurri di Benitez, all’ultima panchina con gli azzurri, è necessaria la vittoria per strappare il pass dei play off della prossima Champions League.
Su questa sfida ci sono gli occhi puntati da parte dell’Ajax e tutto questo perché, come riportato su goal.com, i lancieri di Amsterdam sperano in una vittoria dei biancocelesti, infatti gli olandesi potrebbero ambire ad essere testa di serie nel sorteggio dei preliminari di Champions, evitando così le squadre più temibili come Manchester United, Valencia o Bayer Leverkusen. Nel caso in cui fosse la compagine di don Rafé a conquistare il terzo posto, si metterebbe male per gli olandesi perché diventerebbe proprio il Napoli testa di serie, a meno che in Ucraina sia il Dnipro, e non lo Shakhtar, a finire seconda nel campionato ucraino, cosa molto improbabile. Ed è per questo che domenica anche da Amsterdam si tiferà per la Lazio, così da rendere tutti (o quasi) felici e contenti.
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Il terzino sinistro Stefan Radu ha concluso la propria stagione per un infortunio al polpaccio sinistro. Domani, probabilmente, si opererà in quella zona che lo tormenta ormai da tempo.
Il difensore rumeno vuole togliere subito il fastidio per ripartire senza problemi la prossima stagione. Non si sa, però, se Radu resterà visto che bisogna discutere da subito del contratto, lui vuole 2 milioni a stagione, mentre la società ne offre 1.3.
Il giocatore biancoceleste sta a Roma da diversi anni ed è diventato , non tanto per le doti tecniche non eccezionali, ma per il suo carisma, un beniamino dei tifosi. Intanto però, Fiorentina e Napoli stanno alle porte, anche perché hanno sempre seguito con interesse il calciatore.
Adesso l’importante è che si riprenda, poi quest’estate si deciderà il suo futuro.
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Nella giornata di oggi per la Lazio è previsto un allenamento a porte aperte in quel di Formello, così come riportato da questa nota tratta dal sito ufficiale dei biancocelesti: “La S.S. Lazio comunica che, nella giornata di giovedì 28 maggio 2015, alle ore 17:00, la squadra effettuerà l’allenamento a porte aperte per salutare i propri tifosi. Si comunica inoltre che al termine dell’allenamento i giocatori e lo staff tecnico rimarranno in ritiro presso il Centro Sportivo di Formello per preparare al meglio la gara di domenica sera, ore 20:45, contro il Napoli”.
Allenamento che si svolgerà a porte aperte quindi per far sentire più vicino il calore dei tifosi ed aiutare la squadra in questo momento di difficoltà. Per preparare al meglio poi la delicatissima gara di domenica contro il Napoli, anch’esso in ritiro da venerdì, in cui ci si giocherà l’accesso ai preliminari di Champions League, la squadra resterà in ritiro per qualche giorno fino alla partenza per Napoli. In questo momento molto delicato, infatti, la nostra Lazio ha bisogno di sentirsi amata dai propri tifosi, ha bisogno di sentire il calore del suo popolo, e deve infine ritrovare la concentrazione per centrare il terzo posto. A Napoli sarà dura ma bisogna farcela, avanti Lazio!
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Con la stagione attuale ancora in corso e con il terzo posto ancora in bilico, già iniziano i tormentoni sul futuro dei nostri giocatori. Secondo calciomercato.com, alcuni osservatori del Manchester United hanno monitorato da vicino Anderson e Biglia portando con se una ipotetica offerta di 50 milioni di euro ma solo per il brasiliano.
Sembrerebbe infatti che Biglia non ricopre quelle caratteristiche tecniche espresse da Van Gaal. Certo che senza la Champions sarà dura trattenere qualche big, noi per ora ce li teniamo stretti poi si vedrà il destino calcistico cosa offrirà.
Anche perché i giocatori vanno ma la Lazio resta.
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De Rossi l’ha fatta franca. La goliardia nei derby è all’ordine del giorno. Gli sfottò tra tifosi ci possono stare ma quando un De Rossi, un Totti gioiscono per una vittoria in quel modo è abbastanza riprovevole. Anche nella storia laziale ci son state squalifiche per eccessiva goliardia con i gesti (Delio Rossi, Di Canio,Radu etc) anche in Inghilterra un giocatore saltò due gare per squalifica per aver mostrato un dito medio ed è giusto così. Parlando cinque secondi in prima persona vi racconto che un bambino di 7 anni, durante una partita di campionato, ha calciato da dietro un suo avversario che non aveva il pallone. La risposta all’arbitro? ” Ma totti lo ha fatto (Fallo su Balotelli).
Con questo apro e chiudo parentesi, il giocatore HA il DOVERE di mostrare sportività nelle case dove molti bambini emulano i loro idoli (in TUTTE LE PARTITE E NON SOLO NEI DERBY).
Tornando alla notizia riportata dalla Gazzetta dello Sport, De Rossi è stato graziato per il doppio dito medio rivolto alla tifoseria laziale e un’altra immagine immortalata dai fotografi mentre porgeva le sue braccia verso il basso come nel segno dell’attaccarsi in quel posto.
Due misure due pesi diversi possiamo dire quindi.
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A neanche 48 ore dalla fine del derby capitolino, si torna a parlare di ciò che è avvenuto, purtroppo, non sul rettangolo di gioco, ma proprio fuori dallo Stadio Olimpico. Subito dopo il fischio finale di Rizzoli, infatti, si sono verificati scontri piuttosto duri tra tifosi e polizia. È per questo che è intervenuto, in un’intervista a La Repubblica, anche il prefetto di Roma Franco Gabrielli affermando: “Sono episodi avvenuti a qualche chilometro dallo stadio, in un’area che non poteva essere soggetta a militarizzazione. La cosa più scandalosa – dice – è proprio il numero di agenti impiegati. E allora bisognerebbe dire che, quando si ritengono certe partite non più gestibili con un decente numero di personale, non si fanno giocare in maniera pubblica”.
Neppure la soluzione di far giocare sempre il derby la domenica alle 12 sembra convincere il Prefetto: “Nonostante gli arresti, i daspo, le strutture costruite attorno all’Olimpico, l’aumento di agenti che cresce di derby in derby, gli esiti di queste partite sono sempre simili. Forse, allora, il tema non è tanto la terapia, ma la malattia”, conclude Gabrielli deciso e amareggiato. La questione derby rimarrà aperta a lungo e se ne discuterà tantissimo anche nella prossima stagione, cercando quella che possa essere la miglior soluzione possibile. Sempre che ne esista una.
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Alla fine del campionato mancano 90 minuti, quasi tutte le squadre già pensano al prossimo anno, purtroppo per causa nostra anche la Roma, ma la lotta per il terzo posto e l’Europa League continua, ecco qui a parlare di un’ultima partita che per Napoli e Lazio riveste diverse importanze, a maggior ragione se la cabala pende a favore dei biancocelesti.
Dati alla mano, la Lazio non deve perdere, il Napoli è obbligato a vincere e a di parità di punti sarebbero gli azzurri a giocarsi il preliminare di Champions ad agosto. Cabala alla mano, paradossalmente perdere il derby potrebbe essere un buon segno per la squadra di Pioli: infatti negli ultimi 15 derby di campionato e la successiva partita, ossia dal 2007 a oggi, la Lazio ha vinto soltanto in 5 occasioni la gara seguente alla stracittadina, solo quattro di questi cinque successi sono arrivati dopo una sconfitta contro la Roma, e la vittoria più recente basata su questo calcolo puramente statistico risale proprio all’ultimo derby perso a settembre 2013, quando all’Olimpico la Lazio superò il Catania 3-1.
In tutti gli altri casi, c’è poco da sorridere: 8 sconfitte e 2 soli pareggi, l’ultimo di questi 2 fu il 17 novembre 2013, quando la Lazio (o meglio, Marchetti) fermò sullo 0-0 la Juventus allo Stadium.
Numeri non proprio generosi verso questa Lazio, ma sfatare qualche tabù non fa male… perchè non tentare?
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Tutti i Laziali oggi si sentono così, congelati, allibiti dopo il derby giocato (male) e perso ieri pomeriggio. Ma per capire la sconfitta nella stracittadina bisogna fare alcuni passi indietro e tornare a qualche settimana fa, proprio quando tutto sembrava ancora andare bene e la Lazio pareva una macchina quasi perfetta. “Dobbiamo fare 12 punti nelle prossime 4 partite”: così parlò Pioli dopo il pareggio striminzito ottenuto a Bergamo contro l’Atalanta di Edoardo Reja, una partita in cui la Lazio iniziava a dare cenni di flessione, sensazioni che quelle otto vittorie consecutive ormai erano acqua passata. Arriva il match con l’Inter, l’Olimpico straborda di entusiasmo, convinto di spingere la Lazio a risorpassare la Roma dopo che i giallorossi erano stati sconfitti dal Milan. Purtroppo ci si mette l’arbitro e tutti noi sappiamo com’è andata a fine. Ma eccoci che si arriva al punto cruciale: trasferta a Genova con la Samp, finale di Coppa Italia con la Juve e derby. La settimana di passione pare aprirsi bene con la vittoria sui blucerchiati, ma anche lì qualche errore di troppo si vede, ma ci prendiamo i 3 punti e festa fatta. Arriva la finale, tutto sembra andare nel verso giusto ma poi Chiellini e la signora Sfiga compromettono tutto, facendo prendere alla Coppa la via di Torino. Ed ecco che tutto sembra andare in frantumi, tutto sembra compromesso, ma c’è il derby, il secondo posto in palio, quindi non bisogna piangerci addosso, dobbiamo essere spavaldi, fare i superiori, convinti che la nostra Lazio è più forte della Roma che era stata costruita per vincere lo Scudetto. Tutta la questione è stata proprio qui: Presidente, allenatore, squadra e la maggior parte dei tifosi avevano perso la loro reale dimensione, soprattutto era andato perso un valore che ci aveva contraddistinti durante quelle meravigliose 8 vittorie consecutive: l’umiltà. Sì, non siamo stati umili, abbiamo voluto fare troppo i fenomeni, abbiamo fatto i romanisti ed ecco che il Fato ci ha giustamente puniti, ricordandoci bene quello che siamo e soprattutto che NOI siamo sempre stati diversi da LORO! Anche in campo, questa mancanza di umiltà si è vista benissimo: Garcia, da vecchio volpone d’esperienza, aveva messo su un centrocampo di “animali” con Keita, De Rossi e Nainggolan, noi invece una squadra leggera, tutta votata all’attacco e con il metronomo Biglia a mezzo servizio. Il resto poi è storia recente: pochi attributi e squadra spenta, scelte tecniche rivedibili e squadra sulle gambe, costretta ora a giocarsi la Champions in uno stadio in cui ci saranno 70.000 tifosi napoletani pronti a far sputare sangue alla propria squadra.
La stagione della Lazio rimane comunque positiva, con la qualificazione alle coppe europee che è stata comunque centrata, con delle grandi prestazioni, unite però a gravi scivoloni (11 sconfitte sono tantissime).
Che tutto ciò ci serva da lezione e ci faccia tornare ad essere LAZIALI veri.
Andrea Marraccini -Since1900-
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Poche ore al calcio di inizio. Poche ore al derby capitolino.L’ansia e l’adrenalina salgono a dismisura e sia da una parte che d’allaltra regna un velo di competizione assurda. La Lazio giocherà una partita valida per l’accesso alla Champions League, che sia terzo posto ( accesso con preliminari) o che sia secondo posto (accesso diretto), Pioli deve portarsi a casa almeno un punto nelle ultime due partite. Intanto il tecnico biancoceleste assicura che non ci sarà nessun biscotto anche se in passato c’è stato un derby nel 2005 con un risultato di 0 a 0 che ha permesso ad entrambe le squadre di non retrocedere in serie B. Una partita alquanto lenta e priva di cattiveria in quanto quel punto servì ad entrambe le squadre come l’oro. Questa volta però è diverso, in palio non c’è una retrocessione ma una fortezza ed una sicurezza chiamata Secondo Posto il quale permetterebbe oltre all’accesso diretto, un bonus di piazzamento pari a 50 milioni di euro.
Tornando alla partita di oggi c’è una sorpresa tanto sperata in sponda biancoceleste. Anche se non al top è stato recuperato e convocato, Lucas Biglia, pedina fondamentale nel gioco laziale.
Le probabili formazioni: LAZIO (4-2-3-1) – Marchetti; Basta, de Vrij, Gentiletti, Lulic; Biglia, Parolo; Candreva, Mauri, Felipe Anderson; Klose. All. Pioli. A disp.: Berisha, Strakosha, Braafheid, Ciani, Mauricio, Onazi, Cavanda, Ledesma, Pereirinha, Cataldi, Keita, Djordjevic.
ROMA (4-3-3) – De Sanctis; Florenzi, Manolas, Astori, Torosidis; Nainggolan, De Rossi, Pjanic; Iturbe, Totti, Ibarbo. All. Garcia A disp. Skorupski, Lobont, Yanga-Mbiwa, Spolli, Cole, Holebas, Maicon, Balzaretti, Paredes, Pellegrini, Keita, Ucan, Verde, Ljajic, Sanabria, Doumbia.
Indisponibili: Strootman, Castan, Gervinho Squalificati: nessuno Diffidati: Maicon, Keita, De Rossi, Torosidis
ARBITRO: Rizzoli (sez. Bologna) ASSISTENTI: Di Liberatore e Nicoletti IV UOMO: Faverani ADDIZIONALI: Mazzoleni e Irrati N.B Le probabili formazioni sono di Lalaziosiamonoi
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