Qualche giorno fa ci hanno informato di un possibile acquisto da parte della Salernitana su un giocatore biancoceleste.
Si tratta di Edson René Braafheid,proveniente dai Paesi Bassi.
Il classe ’83 è entrato a far parte della Società Sportiva Lazio il 1 agosto del 2014 e,fino ad oggi,ha giocato solo 14 minuti,evidente che in questo club trovi poco spazio.
Il terzino sinistro ha firmato un contratto con la Lazio che durerebbe fino al 30 giugno del 2016.
La Salernitana ha pensato a questo giocatore per rinforzare la difesa dopo gli acquisti di Prce,Ronaldo e Oikonomidis.
Ovviamente l’operazione non si è rivelata semplice,dato che il difensore biancoceleste non è disposto a scendere di categoria,ed ecco qui che entra in scena Claudio Lotito,presidente della Lazio e della Salernitana.
E’ stato intercettato dai microfoni di Granatissimi.com dichirando:
“Sto cercando di convincere un grande giocatore ad accettare il nostro progetto: se ci riesco,vedrete che presenterò alla piazza un elemento di assoluto spessore.
Se è della Lazio? No,posso soltanto dirvi che arriverrano altri due calciatori forti e che la nostra priorità è rinforzare la difesa.”
Questo è quanto è stato detto pochi giorni fa,ma oggi,20 Gennaio, è arrivata la risposta dallo stesso Braafheid:
“Non vado alla Salernitana,rimango alla Lazio.”
L’olandese lo ha ammesso oggi ai microfoni di salernogranata.it.
E’ stato sintetico ma chiaro e non lascia spazio ad interpretazioni o altre possibili decisioni.
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Stasera all’Olimpico andrà in scena il quarto di finale di Coppa Italia tra Lazio e Juve, che porterà una delle due compagini alla semifinale contro l’Inter, uscita vincitrice nello scontro di ieri sera nel match col Napoli. Per la Lazio si tratta di una sfida molto difficile, calcolando che la Juventus, in campionato, è risultata sempre vincitrice negli ultimi 10 incontri.
Ai microfoni di Tuttojuve.com hanno parlato l’ex biancoceleste Sebastiano Siviglia e il doppio ex Attilio Lombardo.
Il primo ha dichiarato: “Sarà una sfida di alto livello. La Lazio ha risposto in maniera convincente ad un periodo altalenante e piazzare una vittoria contro una squadra prestigiosa come la Juve sarebbe davvero importante. Senza alcun dubbio,incontrare dei rulli compressori in forma strepitosa e con tanti campioni sarà davvero dura”.
Sui giocatori che stasera possono fare la differenza per i padroni di casa: “In questo periodo sto vedendo molto bene Keita, che con le sue giocate sta dando un contributo importante alla squadra. Oltre al giovane spagnolo, anche Klose è un altro giocatore che sta attraversando un buon momento di forma. E’ entrato bene nell’ultima mezz’ora a Bologna e ha fatto la differenza”.
L’ex difensore biancoceleste crede nel fattore campo:“Senza ombra di dubbio avere i supporters dalla tua parte è un vantaggio. Spero che la gente possa rispondere presente a questa sfida e spero nel loro contributo affinché supporti la squadra ad ottenere un bel risultato”.
La mancanza di continuità ha fatto perdere parecchi punti fino ad ora alla truppa di Pioli:“Il neo di questa squadra, però, è la continuità. Se la squadra sarà compatta ed unita non è detto che non potranno ripetere le prestazioni di Firenze o Milano. Tutto sta nella squadra, da come interpreta la partita”.
Alla fine spende qualche parola sull’ex bianconero e ora faro della Lazio Candreva: “E’ un grandissimo giocatore, ma non è detto che si debba tenere a tutti i costi. Ci si aspetta tanto dalle sue qualità e spero possa continuare a giocare alla Lazio”.
L’altro ha parlato principalmente degli ospiti, riguardo soprattutto al momento positivo che stanno attraversando: “Sì è vero, ma è altrettanto vero che anche il Milan non vinceva da tre o quattro partite consecutive contro la Fiorentina. Sono tutte situazioni in cui può verificarsi il contrario, e nulla vieta alla Lazio di fare una prestazione maiuscola contro i bianconeri. Credo che comunque, al di là delle sconfitte consecutive contro la Juve, ogni partita è storia a se. Questa è la possibilità per entrambe le squadre di andare in semifinale, sarà una partita molto tirata”.
L’intervista continua con una domanda su chi saranno i protagonisti di questa sera da una parte e dall’altra e Lombardo risponde così: “Nella Juventus sarà decisivo il comportamento della squadra, non vedo giocatori decisivi anche se in attacco dovesse far riposare Dybala ci sarebbe Morata che è un giocatore molto importante e determinante nel suo ruolo. Nella Lazio, Keita credo possa esser decisivo perchè è molto fresco così come Klose; ma in una partita importante come questa, da tenere in maggior considerazione saranno i difensori”.
Lombardo chiude con un pensiero rivolto all’ Alessandria, che ha compiuto una vera e propria impresa battendo ai quarti di coppa lo Spezia e si trova ora a fronteggiare il Milan per compiere un vero e proprio miracolo che la porterebbe in finale. Queste le sue dichiarazioni: “È fantastico perchè sembra quasi di rivivere ciò che succede spesso in Inghilterra. A me viene in mente, quando ero a Manchester, che giocammo la finale di Fa Cup contro il retrocesso Wigan che addirittura vinse quella partita. In Italia succede di rado, ma il merito di ciò è di tutto lo staff e in particolare di Angelo Gregucci che sta facendo un grandissimo lavoro a livello mentale perchè quando elimini squadre come Palermo, Genoa e Spezia significa che i valori tecnici in campo vengono espressi anche per merito suo”.
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L’ex allenatore della Lazio, Vladimir Petkovic, ha espresso la sua opinione sul campionato italiano sulle frequenze di tuttomercatoweb.com. L’allenatore di origine bosniaca ha scritto una delle pagine più belle della storia biancoceleste, vincendo la Coppa Italia in finale contro la Roma, ma poi, purtroppo, ha concluso anzi tempo la sua esperienza in biancoceleste. Poche parole sull’inevitabile ripresa della Juventus, la fine del campionato è ancora lontana ed è quindi difficile prevedere chi vincerà; secondo Petkovic, però, le qualità dei bianconeri sono indiscutibili. L’ex mister biancoceleste, attualmente commissario tecnico della Nazionale svizzera si è espresso così:
“La Juve è la Juve, inevitabile che sia risalita. La Juve c’è, sta facendo davvero bene. Ci sono tre, quattro squadre in lotta, difficile dire chi vincerà lo Scudetto. Ma la Juve c’è, perché le qualità emergono sempre e la squadra di Allegri ne ha davvero tante. La sorpresa è l’Empoli, sta facendo un grande campionato. Il secondo anno di Serie A è sempre quello più difficile, invece l’Empoli sta facendo un grande lavoro, sinonimo di stabilità”.
Un bel campionato per l’Empoli, un po’ meno per il Palermo che occupa la quartultima posizione in classifica: “Ci sono stati tanti cambi. È arrivato il terzo allenatore, sicuramente tutti questi cambi non fanno bene. Ok, c’è la reazione iniziale, e poi?”.
Per quanto concerne la carriera personale e il suo futuro: “Penso agli Europei, poi vedremo. Intanto sono concentrato sugli Europei, sulla Nazionale. Vogliamo fare bene”.
Una battuta sul lavoro di Antonio Conte: “Il lavoro svolto in Nazionale non passa inosservato. Per temperamento Antonio è uno che si adatta di più al lavoro quotidiano, ma in Nazionale sta facendo davvero bene. E penso che sia concentrato solo sugli Europei”.
Infine sul Milan che vorrebbe ingaggiare Conte e sulla sua Svizzera: “Intanto il Milan ha un allenatore, merita rispetto. Il Milan, inoltre, s’è ripreso e ha cominciato a fare bene. Poi, che Conte sia bravo, non devo certo dirlo io. In ogni caso credo pensi agli Europei, come me. Io, con la Svizzera, voglio togliermi delle soddisfazioni. Non è il momento di pensare al futuro”.
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Non sono passate neanche 24 ore dalla lite tra Sarri e Mancini avvenuta ieri sera nel finale di Inter – Napoli, partita vinta dai neroazzurri facendoli accedere alle semifinali di Coppa Italia.
Gli animi dei due allenatori erano ben visibili in televisione ma lo stesso Roberto Mancini ha spiegato l’accaduto
Il Mancio ha dichiarato che il tecnico napoletano lo ha insultato con parole omofobe dandogli del ” Frocio”. Parole non gradite dal tecnico ex Laziale che prontamente lo ha denunciato verbalmente alle televisioni.
Ma si sa che nelle partite di pallone può volare qualche parola di troppo e così l’Italia si divide in due: c’è chi accusa Roberto di essere una “spia” e chi da contro al tecnico partenopoeo.
“Insulti omofobi? Non ricordo cosa gli ho detto, eravamo sotto stress. Spero che a mente fredda accetti le mie scuse. Mi ero innervosito per la decisione su Mertens, ho visto che lui si lamentava del recupero, sono cose da campo che dovrebbero finire in campo. I vecchi mi hanno sempre detto che quello che succede in campo finisce lì, poi ci si stringe la mano e finisce tutto. Ho chiesto scusa a Mancini negli spogliatoi, lui non le ha accettate perché era contrariato, domani penso le accetterà. E mi aspetto anche io delle scuse perché, da uomini di sport, se una persona ti chiede scusa sarebbe giusto accettare”. Sarri cerca di spegnere l’incendio. “Cosa che gli ho detto? Non lo ricordo – continua Sarri a Rai Sport – ero inferocito e può darsi che lo abbia offeso. Insulti omofobi? Mi sembra esagerato, erano insulti di rabbia e senza secondi fini. Gli posso aver detto democristiano, gli posso avere detto qualsiasi cosa, ma non mi ricordo. Non ce l’ho con Mancini, mi è scappata una parola e ho perso lucidità dopo l’espulsione di Mertens perché per me non era simulazione. Certe litigate però non dovrebbero uscire dal campo e non è normale questo. Scuse agli omosessuali? Mi è sfuggito questo termine, ma da parte mia non c’è discriminazione di nessun tipo”.
Ma non è nuovo a queste dichiarazioni e spunta un precedente ai tempi della serie B che in una conferenza stampa dichiarò:“Il calcio è diventato uno sport per froci – disse – abbiamo subìto il doppio dei falli, ma abbiamo avuto più gialli noi. E’ uno sport di contatto e in Italia si fischia molto di più che in Inghilterra con interpretazione da omosessuali”.
Dure le parole del Mancio che a i microfoni del post gara ha dichiarato:”Maurizio Sarri è un razzista, uomini come lui non possono stare nel calcio. È una vergogna, uno che ha 60 anni non può comportarsi così. Mi ha dato del “fr…”, del “finocchio”, io sono orgoglioso di esserlo se lui è un uomo. In Inghilterra non metterebbe più piede in campo. Io mi ero alzato solo per chiedere al quarto uomo quanto era il recupero e lui ha cominciato a insultarmi. Sono andato a cercarlo, lui ha provato a chiedermi scusa, ma gli ho detto che si deve vergognare. Non parlo della partita”.
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Qualcosa si muove. A poco meno di due settimane dalla chiusura dei battenti, in casa Lazio alcune cessioni potrebbero sbloccare il mercato di riparazione. Oltre ai soliti nomi Gentiletti e Morrison, nelle ultime ore si è aggiunto quello di Eddy Onazi. Il nigeriano reclama uno spazio che Pioli non riesce a garantirgli. Per questo motivo nelle ultime ore il suo agente, l’ex attaccante biancoceleste Stephen Ayodele Makinwa, si è attivato per cercare un nuovo club al suo assistito in seguito ad un contatto con la dirigenza biancoceleste, che ha accettato di buon grado una eventuale partenza del calciatore classe 1992. Alcuni club turchi e tedeschi si sono già fatti avanti attraverso sondaggi fatti recapitare al direttore sportivo Igli Tare. Una richiesta di informazioni sul suo conto, nulla di più. Come riportato da Lalaziosiamonoi.it, nelle ultime ore è però diventata sempre più concreta la pista che porta in Inghilterra. Onazi vorrebbe giocare in Premier League e a regalargli questo sogno potrebbe essere proprio un tecnico italiano, Francesco Guidolin. L’ex allenatore dell’Udinese, insediatosi proprio ieri sulla panchina dei gallesi dello Swansea, vorrebbe reinvestire parte del tesoretto accumulato dalla cessione di Shelvey al Newcastle proprio sul centrocampista nigeriano, già apprezzato durante la permanenza in Friuli. Un’idea che trova il pieno appoggio della dirigenza degli Swans, i ‘cigni’, che già da un po’ di tempo sono sulle sue tracce. La distanza tra la domanda e l’offerta è di circa 2 milioni: il sodalizio biancoceleste chiede 7 milioni mentre l’offerta del club britannico si ferma a 5. Una differenza alla quale le due parti stanno lavorando per trovare al più presto un accordo che accontenti tutti. Le sensazioni che trapelano da Formello sono positive: sembra che l’accordo si possa fare, per poi rituffarsi subito sul mercato alla ricerca dell’altro centrale di difesa ed un centrocampista, richiesto da Pioli proprio nell’eventualità della partenza del nigeriano.
Intanto Mauro Zarate è molto vicino ad un ritorno nel Belpaese. Nonostante l’interesse di diversi club per l’attaccante di Haedo, nelle ultime ore la Fiorentina sembra aver sbaragliato la concorrenza con un’accelerata che potrebbe risultare decisiva. Si tratta sulla base di un prestito con obbligo di riscatto fissato a una cifra molto vicina ai 3 milioni di euro. Il West Ham ci sta pensando e potrebbe molto presto accettare la proposta del sodalizio viola. Non è da escludere un rilancio da parte del Bologna, altro club interessato all’argentino, che dopo aver chiuso l’acquisto di Floccari con il Sassuolo potrebbe completare il reparto avanzato con un altro ex laziale. Non resta che attendere gli sviluppi della trattativa: dopo l’esperienza all’Inter, Mauro Zarate potrebbe tornare nuovamente a sfidare il club che gli ha permesso di esplodere nel palcoscenico internazionale, la Lazio.
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Demetrio Albertini, ex giocatore del Milan, ma anche della Lazio per una stagione e ora dirigente sportivo non le ha mandate a dire al patron biancoceleste Claudio Lotito, attaccando duramente l’attuale presidente del club capitolino, reo di essere un imprenditore e non un fautore del bene del calcio. Albertini che come detto ha giocato anche per la Lazio nella stagione 2003-2004, vincendo anche una Coppa Italia, voluto proprio dall’attuale presidente dei biancocelesti. Queste le parole dell’ex giocatore, nato a Selvino (in provincia di Bergamo), ai microfoni di Tutto Sport.
Prima un’analisi sulla necessità di avere delle seconde squadre da parte dei club di serie A per poter competere in Europa: “Con le seconde squadre, la Lega Pro diventerebbe l’università del calcio e, in più, i club ‘esterni’ non avrebbero diritto di voto. Cosa che, invece, hanno i presidenti in regime di multiproprietà. E poi si eviterebbe anche questo spettacolo di presidenti affannati per far la spola da uno stadio all’altro, da una assemblea di Lega all’altra…”. Chiaro, quindi, il riferimento a Lotito (presidente di Lazio e Salernitana) che subito dopo Albertini ha attaccato duramente: “Dobbiamo chiedere a Lotito se abbia lo stesso obiettivo di crescita generale del calcio. In Lega Pro la Salernitana non ha schierato alcun giovane, in assoluto sono stati ‘girati’ 15 giocatori della Lazio e nessuno è ritornato. La sua è una finalità imprenditoriale e amministrativa. Lotito ragiona da imprenditore, non per l’interesse del calcio. Sono visioni differenti”.
Ma le accuse di Albertini serviranno a far cambiare opinione anche agli atri dirigenti del calcio sul presidente biancoceleste? Sono anni che la maggior parte dei tifosi della Lazio si lamenta della gestione del loro patron, ma fino ad ora tutti hanno fatto orecchie da mercante.
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Alla vigilia del match di Coppa Italia tra Lazio e Juventus, ecco cosa ha detto il tecnico juventino Allegri in conferenza stampa, avvalendoci del supporto di calciomercato.com:
“Giocare partite secche in trasferta può essere uno svantaggio. Vincere un trofeo è sempre importante e la Coppa Italia è un nostro obiettivo, in particolare dalla semifinale acquista di valore. L’Alessandria ci è arrivata meritatamente e giocando molto bene, è giusto che se la giochino fino in fondo”
Sulla formazione, il tecnico bianconero ha le idee chiare: “Non parlerei di turnover massiccio, giocherà una formazione importante. Non c’è una regola sul turnover, quando abbiamo cambiato 4-5 giocatori non abbiamo dato segni di debolezza. La presenza di Hernanes escluderebbe Marchisio. Asamoah sta bene, Barzagli sta discretamente bene e giovedì tornerà in gruppo. Uno tra Bonucci e Chiellini a riposo? Vedremo. Pogba ha sempre giocato, una partita fuori non è un problema. Morata può e deve fare di più, ha qualità importanti, ma non deve farsi ossessionare dalla ricerca del gol”.
Siamo nel mese di calciomercato e sull’argomento ha difeso il comparto offensivo e speso parole belle sui giovani: “Le punte che affronteranno la Lazio saranno all’altezza della situazione. Zaza non va via, rimane alla Juventus. Mandragora è un giovane che sta facendo bene, la politica della nostra società sui migliori giovani è importante per il futuro. La Primavera con Grosso sta facendo un ottimo lavoro, Lirola è un bravo ragazzo come lo sono anche altri”.
Chiudendo, si è tornato a parlare del campionato, dove Allegri vuole volare basso nonostante la grandissima rimonta: “Al momento non abbiamo fatto niente, siamo in corsa su tutto ma è ancora lunga. Non bisogna pensare alle dieci vittorie di fila, ma partita dopo partita anche perché il Napoli è ancora in testa alla classifica. Non dobbiamo dare nulla per scontato, se miglioriamo fase offensiva e difensiva i risultati verranno da sè”
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Mercoledì sera si avvicina e vedremo la Lazio ospitare la Juventus all’Olimpico nei quarti di finale di Coppa Italia. Si tratta di un match molto importante e atteso con ansia, che garantirà un posto per le semifinali alla squadra vincente.
Angelo Cragnotti, responsabile della biglietteria biancoceleste, intervenendo ai microfoni di Lazio Style Radio, ci ha aggiornato sulla vendita dei tagliandi: “Per mercoledì siamo quasi a quota 23mila tagliandi staccati. La Tribuna Tevere è esaurita, mentre rimane disponibilità in Curva Nord e nei Distinti. Del settore ospiti sono stati venduti mille biglietti e vi ricordiamo che sarà possibile acquistare i tagliandi fino al calcio di inizio nei punti vendita in via dei Gladiatori e al Lazio Style di via Calderini”.
I biancocelesti arrivano da un pareggio in trasferta conquistato in rimonta contro il Bologna di Donadoni, in una partita dalle due sfaccettature. Sicuramente contro la Juventus sarà necessaria quell’attenzione e quell’intensità presenti nel secondo tempo dello scorso match,come infatti ha dichiarato lo stesso Pioli in conferenza stampa ai microfoni di Mediaset Premium il giorno dopo Bologna-Lazio: “Ripartiamo dal secondo tempo, è un risultato positivo vista la situazione che si era venuta a creare,ma per raggiungere l’obiettivo che abbiamo in testa dobbiamo mettere in campo novanta minuti di qualità e intensità”. I bianconeri al momento rappresentano la squadra più forte del campionato, avendo inanellato dieci vittorie consecutive e risalendo in classifica dal quattordicesimo al secondo posto.
Questa è la sfida di Coppa Italia numero 23 tra Lazio e Juventus, il bilancio è favorevole alla squadra di Allegri con otto vittorie bianconere, sette laziali e otto pareggi, ma ultimamente la Lazio ha passato il turno quattro volte su quattro. Nel 2000 perse 3-2 al Delle Alpi ma all’Olimpico si impose per 2-1 volando in finale; nel 2004 fu l’ultima finale con doppio confronto ed ebbe la meglio la squadra romana allenata da Mancini. Nel 2009 e nel 2013 le due squadre si affrontarono in semifinale e in entrambi i casi furono le aquile a staccare il pass.
In dodici confronti Pioli non ha mai battuto Allegri, tre pareggi e ben 9 ko alla guida di Lazio, Chievo e Bologna; il confronto contro la Juventus, vede le stesse statistiche.
PROBABILI FORMAZIONI
LAZIO – Berisha sarà il portiere, con la coppia Mauricio-Bisevacal centro della difesa, con il serbo pronto all’esordio. Konko e Radu, invece, agiranno sulle fasce. A centrocampo il terzetto titolare composto da Parolo, Biglia e Milinkovic-Savic. Djordjevic riferimento in attacco con Candreva e Keita in aiuto.
JUVENTUS – Il francese Pogba sarà in campo dal primo minuto; il portiere di coppa Neto fa rifiatare Buffon, spazio a Caceres in difesa, con ballottaggi in difesa tra Rugani e Chiellini e a centrocampo tra Hernanes e Marchisio. Simone Zaza sarà la spalla di Morata, Sturaro giocherà in mezzo e la coppia Cuadrado-Evra sarà sugli esterni.
JUVENTUS (3-5-2) – Neto; Rugani, Bonucci, Caceres; Cuadrado, Sturaro, Hernanes, Pogba, Asamoah; Morata, Zaza. All. Allegri. A disp. Buffon, Audero, Chiellini, Marchisio, Padoin, Lichtsteiner, Alex Sandro, Mandzukic, Dybala.
ARBITRO: Damato (sez. Barletta) ASSISTENTI: Tonolini e De Luca IV UOMO: Giacomelli
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La Lazio affronterà la Juventus di Massimiliano Allegri nei quarti di finale di Coppa Italia, mister Stefano Pioli ha fiducia nei visibili progressi della squadra. I bianconeri sono un avversario difficile ma non imbattibile, considerando che con il pareggio di Bologna sono emersi i diversi miglioramenti della Lazio nella fase offensiva (ben 10 gol segnati nelle ultime partite). L’allenatore parmense, quindi, vuole tenere alta la guardia contro la Juve, per vincere è necessario giocare con determinazione e fiducia. Il rinnovo di Lulic dà sicurezza al club biancoceleste, sia la dirigenza che i tifosi si aspettano molto da lui. Lo schieramento di domani è ancora un mistero ma il tecnico Pioli ha mostrato di avere molta fiducia nella performance di Miroslav Klose, dopo il match di Bologna. Queste le sue parole nella conferenza stampa tenutasi oggi a Formello alle 14:
La Coppa Italia è ancora più importante visto il cammino in campionato?
“Conosciamo il nostro obiettivo, la Coppa Italia ci dà una possibilità. E’ una partita secca, vogliamo vincere”.
Juve di marziani?
“Sono forti, non ci sono dubbi. Nessuno è imbattibile”.
Che Lazio vedremo?
“Non è importante chi giocherà, ma stare dentro la partita con determinazione e fiducia per 95 minuti, affrontiamo un avversario sempre pronto a colpire”.
Bisevac?
“Sta meglio, è disponibile per giocare. Oggi faremo il primo allenamento vero, le scelte le farò domattina”.
Che cosa ha detto alla squadra a Bologna?
“Niente di nuovo, che abbiamo le qualità se accompagnate dal giusto atteggiamento. Altrimenti siamo normali e possiamo perdere con tutti”.
Con Lulic possibile difesa a 3?
“L’importante è che stia bene, l’assetto lo vedremo domani”.
Klose ha risposto bene a Bologna…
“Sì, ha contribuito, è evidente. La nostra fase offensiva sta migliorando, nelle ultimi 5 partite abbiamo segnato 10 gol, ma possiamo fare ancora di più”.
Felipe?
“Ho tanti giocatori, schiero quelli che ritengo più adatti. Sta lavorando per ritrovare la condizione migliore”.
Il rinnovo di Lulic, un aspetto positivo?
“Le motivazioni sono sempre importanti, sono segnali di un progetto che la società porta avanti scegliendo le persone adatte. Sono soddisfatto, hanno firmato contratto lunghi, da loro mi aspetto molto”.
Cosa ne pensa di un tridente Felipe-Keita-Candreva?
“Credo che sia possibile tutto, abbiamo diverse caratteristiche, sceglieremo la formula che ci darà maggiori possibilità”.
Lazio-Juve può essere una rivincita?
“Sinceramente sono poco portato a guardare il passato, che non si può cambiare. Guardo il presente e il futuro, abbiamo affrontato la Juve diverse volte, sappiamo i risultati, ogni partita ti insegna qualcosa. Siamo pronti a fare una partita al massimo, solo così abbiamo chance per batterli”.
Cosa deve fare la Lazio?
“Giocare con solidità, compattezza e sbagliare il meno possibile. Sono pronti a sfruttare ogni minimo errore”.
Matri può saldare il debito di quella finale?
“Mi aspetto che sia pronto a contribuire, me l’aspetto da tutti. E’ un obiettivo, non siamo stati fortunati nel tabellone ma questi sono gli avversari e dobbiamo superarli se vogliamo arrivare in fondo”.
Soffre più psicologicamente o tatticamente Allegri?
“Non lo soffro, allena una grande squadra, ma noi vogliamo vincere, lo speravo già l’anno scorso, l’avremmo meritato. Credo che abbiamo le qualità per farlo in futuro”.
Sul prossimo ritiro di Auronzo di Cadore…
“Abbiamo trovato grande disponibilità, un’ottima struttura. L’ambiente è bello, siamo contenti, complimenti alla società e ad Auronzo che ci permette di lavorare in modo ottimale.”
Inoltre dopo la conferenza stampa di mister Pioli, la dirigenza del club ha incontrato le autorità del paese veneto per ufficializzare l’accordo e rendere noto il programma estivo. Per il nono anno consecutivo, quindi, Auronzo di Cadore ospiterà il ritiro estivo pre campionato 2016/17 del club biancoceleste.
Queste le parole di Marco Canigiani, responsabile marketing della Lazio:
“In largo anticipo siamo qui ad annunciare l’accordo: Auronzo di Cadore sarà la sede del ritiro della Lazio per le prossime tre stagioni. In questo modo battiamo ogni record di presenza di un club in una località. Siamo stati sempre fiduciosi, abbiamo svolto un ottimo lavoro negli ultimi anni”.
Queste, invece, quelle di Gianni Lacché, presidente della Media Sport Event:
“La Media Sport Event aveva diverse opportunità e città che si erano proposte per il ritiro della Lazio, ma ci siamo sempre trovati bene ad Auronzo. Ci è sembrato giusto confermare la località. Ci saranno delle belle novità per i tifosi. Una la svelo subito: ci sarà una nuova tribuna con altri 800 posti a sedere. I tifosi potranno seguire la squadra più comodamente. Poi verrà assegnato anche un trofeo che si chiamerà “Tre Cime di Lavaredo”, è un qualcosa chiesto proprio dal Comune di Auronzo. Per questo stiamo definendo l’intesa con un club di altissimo livello”.
Queste, infine, le parole dei rappresentanti del Comune di Auronzo di Cadore presenti in sala stampa:
“Il Comune di Auronzo è onorato di ospitare la Lazio. Ci siamo conosciuti, fidanzati, poi sposati, con quest’accordo suggelliamo il decimo anno di accordo. Il sindaco oggi non è presente, ma porto anche il suo saluto e il suo ringraziamento a tutti i tifosi. Sono tanti i bambini che sono diventati tifosi laziali ad Auronzo, stiamo praticamente allevando una piccola comunità biancoceleste. Perr noi è un onore. Vi aspettiamo tutti quest’estate. Ci sarà anche una nuova palestra a disposizione per la squadra. La presentazione, quest’estate, potrebbe anche avvenire in piazza, poi dipenderà anche dalle condizioni meteo. Per rafforzare il legame con i tifosi potremmo poi proporre l’abbonamento per il periodo del ritiro, è un’ipotesi che prenderemo in esame da qui in avanti. Vogliamo che siano 12-15 giorni (il periodo ancora deve essere deciso, ndr) con tante attrattive”.
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Era arrivato alla Lazio con l’etichetta del campione, ma Ravel Morrison in questi mesi è sembrato tutto tranne che un campione. L’inglese, arrivato già lo scorso Gennaio a Formello, non ha mai convinto mister Pioli che gli ha concesso solo qualche minuto in Europa League. Questo poco spazio concesso sembra prevalentemente dovuto ai problemi di natura caratteriale del ragazzo, reo di non essersi mai voluto adattare al gioco della Lazio.
Ma l’ex centrocampista del Manchester United in patria è molto considerato, visto che in questi mesi diverse squadre inglesi hanno sondato il terreno con la Lazio per riportare in Inghilterra Morrison. Gli ultimi sondaggi vedono l’interesse del Bournemouth e dello Swansea City (allenata dal neo tecnico Guidolin) interessate al 22enne inglese; puntando su un prestito fino a fine stagione e magari ad un riscatto alla fine dell’anno. Quindi già in questa sessione di mercato il giocatore nato a Manchester potrebbe lasciare il club biancoceleste per approdare in una squadra che gioca in Premier League.
Anche lo stesso Morrison non ha mai nascosto di non trovarsi a proprio agio in Italia e di voler ritornare in patria: il futuro di Ravel quindi sembra destinato verso altri lidi, destinazione Regno Unito. Questa sarebbe un opportunità di rilancio per lui, forse l’ultima per un giocatore dotato di grande talento ma che non ha mai convinto fino in fondo a causa dei suoi problemi caratteriali e di ambientamento.
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Stefano Fiore, ex centrocampista biancoceleste, ha commentato, sulle frequenze di Radiosei, la prova di domenica della Lazio e ha presentato anche la gara di giovedì contro la Juventus. Fiore è uno che di Lazio e di Coppa Italia se ne intende, avendo giocato dal 2001 al 2004 a Roma e avendo vinto ben due coppe nazionali, una con la Lazio e una col Parma.
Queste le sue parole sul campionato e sule possibili protagoniste: “Dopo un inizio stentato della Juventus e del Napoli, credo che faranno un campionato a parte. Sono le squadre meglio costruite, con una rosa che permetterà loro di giocarsi lo scudetto fino alla fine. Io credo che la favorita sia la Juventus. Mi auguro, per una simpatia nei confronti del Napoli, che riesca a insidiarla fino alla fine. E chissà, anche a strapparle il tricolore”. Poi sulle prestazioni altalenanti della Lazio, che per Fiore dovrebbe prendere esempio dalla Juve:“Ci auguriamo che la Lazio possa invertire la rotta e trovare continuità. Si fa fatica a mantenere un certo standard di rendimento e di fame. A questo proposito penso alla squadra torinese: è una grande società, la migliore. Questo si rispecchia sulla squadra. Alla Juve magari ci vuole qualche partita, ma poi ci si rende conto della maglia che si porta e delle ambizioni del club. I bianconeri hanno vinto anche quando non erano al top…”.
Un buon collegamento tra squadra, club e società e imprescindibile per l’ex centrocampista biancoceleste: “Certo, un giocatore dovrebbe essere in grado di stimolarsi con le proprie motivazioni personali. Ma è uno sport di squadra, che rispecchia la società. Per questo si vive con rammarico il non aver sfruttato in estate la possibilità di andare in Champions. Avrebbe permesso disponibilità economiche diverse. Quello è stato emblematico: non trasmetti fiducia all’ambiente, né voglia di ottenere grandi risultati”. Poi sulle fragilità della difesa della squadra capitolina: “Non mi sento di etichettare i colleghi in un determinato modo, ma certamente non è un reparto ben assortito. Che sta palesando limiti molto grande”.
Ma secondo Fiore è possibile far giocare assieme Felipe Anderson, Keita e Candreva? Questo il suo pensiero: “È un’alternativa, non penso che Pioli non ci abbia pensato. Però credo che adesso sia difficilmente sostenibile. Mettendosi nella testa del tecnico, penso che mettere molti uomini di qualità potrebbero non dare punti di riferimento in attacco, ed è un bene. Ma potrebbero rischiare di non proteggere anche un settore, quello arretrato, che soffre un po’. Determinati attaccanti, bravi a giocare, devono essere supportati da centrocampisti di un certo tipo. La Lazio non ha molti palleggiatori, quindi servono dei riferimenti in attacco”. Poi un suo commento dettagliato sulle prestazioni di Felipe Anderson:“Visto quello di cui è capace, al momento sta giocando al di sotto delle sue possibilità. L’origine del blocco non può comprendersi da fuori: non so se sia un fattore psicologico, la voglia di cambiare aria. Ma va recuperato”. Infine Fiore, che nella sua carriera ha fatto diverse volte male ai bianconeri, cerca di designare il suo erede, colui che potrà far di nuovo male alla Juve:“La gara sembra avere un esito scontato. È la gara migliore per chi è in difficoltà, dal punto di vista della preparazione potrebbe essere un’iniezione di fiducia. Ci vuole gente fisica anche davanti: la buona prestazione di Klose potrebbe essere un bel segnale. E poi alle spalle della punta bisognerà reggere l’urto. E colpirla attaccando negli spazi”.
Fonte: Radiosei 98.100
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Benalouane è sul piede di partenza in casa Leicester con destinazione Italia, ma sponda Genova o Roma? Mentre Lotito spinge Braafheid alla Salernitana
La Lazio si sa che sta cercando rinforzi in difesa. Bisevac è stato preso per “tamponare” l’assenza di Gentiletti ed una sua eventuale partenza ma ne servirà almeno un altro. Ed ecco spuntare il nome di Yohan Benalouane vecchia conoscenza del calcio italiano (ex Cesena, Parma e Atalanta). Secondo tuttomercatoweb.com infatti la trattativa tra Sampdoria e Leicester City per portare il franco-tunisino a Genova si sarebbe arenata per via del prezzo eccessivo del prestito, ben un milione di euro. Allora ecco che la Lazio è pronta ad inserirsi nella tratttiva. Pioli,difatti, ha chiesto dopo la partita con il Bologna un ulteriore acquisto e Lotito sembrerebbe pronto ad acconsentire.
In uscita invece Edson Braafheid è vicino alla Salernitana. Lo stesso Lotito ha confermato: “Sto cercando di convincere un grande giocatore ad accettare il nostro progetto: se ci riesco, vedrete che presenterò alla piazza un elemento di assoluto spessore. Se è della Lazio? No, posso dirvi soltanto che arriveranno altri due calciatori forti e che la nostra priorità è rinforzare la difesa”. Queste le parole rilasciate da Lotito ai microfoni di granatissimi.com. Ma l’ operazione non è facile. Il terzino olandese utilizzato solo 14′ minuti a Firenze non gradirebbe la piazza di Salerno e avrebbe già rifiutato la prima proposta. Ma il patron della Lazio è intenzionato seriamente a portare l’ olandese per rafforzare la Salernitana e si sta muovendo in prima persona.
Infine per quanto riguarda Santiago Gentiletti si parla di un interessamento del Bologna, ormai da tempo in cerca di un difensore. L’ argentino, però, non gradisce la destinazione e allora su di lui piomba il San Lorenzo, la sua ex squadra in Argentina. Ma Santiago, secondo fonti a lui vicine, vorrebbe restare e giocarsi le sue chance a Roma.
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Luciano Zauri, ex capitano della Lazio, ha parlato ai microfoni di Radio Olympia, dicendo la sua sulla delicatissima partita di Coppa Italia contro la Juventus. Il difensore nato a Pescina ha giocato con la maglia biancoceleste dal 2003 al 2013 (intervallati da due stagioni in prestito alla Sampdoria e alla Fiorentina) collezionando 139 presenze e 4 goal. Proprio con la Lazio ha vinto anche una Coppa Italia nel 2004. Queste le sue parole in merito alla sfida con i bianconeri: “Contro la Juve mi aspetto l’impresa. E’ importante non ripetere la prestazione del primo tempo contro il Bologna, ora gli stimoli e la determinazione per fare una grande prova non mancano, ma è fondamentale non commettere errori”.
Ricordiamo tutti le amare sconfitte con i bianconeri della passata stagione e sicuramente il nostro mister Pioli farà il possibile per studiare la partita nei minimi dettagli, ma Zauri ci tiene comunque a suggerire di sfruttare le qualità di Candreva, Keita e Felipe Anderson: “I bianconeri, ovviamente, cercheranno di fare la partita e la Lazio non dovrà scoprirsi ma essere abile nelle ripartenze avendo gli uomini perfetti per farlo, vale a dire Candreva, Keita, Felipe Anderson su tutti. A tal proposito, credo che Biglia sarà più libero di impostare il gioco”
Zauri, poi, esprime il suo pensiero anche sul campionato, ricordando la prossima partita casalinga contro il Chievo: “Il Chievo verrà a Roma per chiudersi e per portare a casa almeno il pareggio. Sarà difficile costruire il gioco. Due vittorie vorrebbero dire la possibile svolta in campionato.”
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Programma sancito: a Luglio la Lazio sarà in ritiro per la preparazione al campionato 2016/2017. Secondo le indiscrezioni del responsabile comunicazione della Lazio, anche quest’anno la meta per il ritiro estivo dei biancocelesti sarà Auronzo di Cadore. Per un altro anno ancora, quindi, la società biancoceleste sarà ospite del comune veneto e si preparerà alla prossima stagione all’ombra delle Dolomiti. Un appuntamento ormai consolidato per tutti i tifosi biancocelesti che ogni anno giungono numerosissimi partendo da Roma, ma anche da ogni parte d’Italia, per arrivare nel paese di Auronzo ed acclamare i propri beniamini, ma anche per passare un periodo di vacanza in pace e tranquillità insieme alla propria squadra del cuore.
In giornata, quindi, dopo la conferenza stampa di mister Pioli prevista per le 14, le dirigenze della Lazio incontreranno le autorità locali per ufficializzare l’accordo. La località veneta, alle pendici delle Tre Cime di Lavaredo, ospiterà, così, la squadra biancoceleste per il nono anno consecutivo. Queste le parole di Stefano De Martino sul ritiro estivo, pronunciate ai microfoni di Lazio Style Channel, nella giornata di ieri: “Domani, alla fine della conferenza stampa di mister Pioli alle ore 14, arriveranno le istituzioni di Auronzo di Cadore per ufficializzare che anche il prossimo anno andremo in ritiro all’ombra delle Tre Cime Di Lavaredo”.
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Eroe: “Essere semidivino, cui una stirpe attribuisce gesta prodigiose a proprio favore.”
Eroe è il primo aggettivo che viene in mente ad ogni tifoso della Lazio quando si parla Senad Lulic. Nel Giugno del 2011, però, il suo arrivo alla Lazio passa quasi in sordina, gli occhi dei laziali sono tutti per Miroslav Klose e Djibril Cissè. Nessuno immagina, che quell’esterno bosniaco, scriverà in maniera indelebile la storia della Lazio, dei laziali e sopratutto la storia della Roma calcistica.
Lulic è un jolly preziossimo per ogni allenatore, basti pensare che nel corso della sua avventura laziale è stato utilizzato in svariate zone del campo: esterno basso, alto, mediano ed interno di un centrocampo a tre. Ma non è questo a fare di Senad Lulic un eroe.
Il 26 Maggio del 2013 a Roma c’è un aria strana, le strade sono deserte, l’Olimpico stracolmo. Si gioca infatti la finale della Coppa Italia e, a contendersi il trofeo, ci sono, come mai accaduto nella storia, le due squadre romane. La Lazio guidata da Vladimir Petkovic, arriva da una stagione a due facce. La prima parte della stagione si rivela infatti entusiasmante, mentre nel girone di ritorno i biancocelesti non riescono a confermarsi e vengono risucchiati al centro classifica. Anche dall’altra parte del Tevere, però, non c’è di che essere allegri: la Roma viene da una stagione disastrosa e sulla panchina siede il traghettare Andreazzoli. La Lazio gioca una bella partita, gagliarda, attenta. Ma mentre tutti aspettano i gol di Klose, le giocate di Candreva, gli inserimenti di Mauri è proprio Senad Lulic al minuto 71′ , a spingere in rete quel pallone, quel gol che diventerà motivo di vanto per tutto il popolo biancoceleste. “Lulic71” diventa così lo slogan di tutti i tifosi laziali, “Lulic71” diventà l’incubo dei tifosi romanisti.
Nelle ultime due stagioni però, il rapporto tra Lulic ed alcuni tifosi inizia ad incrinarsi, c’è chi lo definisce scarso, chi inutile. Ma anche Stefano Pioli, cosi come i suoi predeccessori, difficilmente rinuncia a lui. Nel suo primo anno alla guida della Lazio, utilizza l’esterno bosniaco come interno nel suo centrocampo, al fianco di Biglia e Parolo. Nella seconda parte di stagione, complice anche l’exploit di Cataldi, Lulic inizia a perdere qualche posizione nelle gerarchie. Inizia la stagione attuale da riserva e con il tormentone della vicenda rinnovo. Radu non è in forma, cosi Pioli lo rispolvera terzino e Lulic, con prove convincenti si prende il posto da titolare fisso.
Arriva però , durante un allenamento in palestra, un infortunio che rischia di segnare per sempre la vita del esterno bosniaco. Lulic rischia di perdere l’utilizzo di due dita della mano, viene operato con urgenza. L’equipe medica della Lazio, spera con questa operazione di scongiurare l’amputazione delle due falangi compromesse nel infortunio. I tifosi della Roma, o meglio, qualche idiota (i tifosi sono altri), ancora ferito e toccato dal gol messo a segno da Lulic nella storica finale tutta romana, inizia ad “ironizzare”. Fa il giro del web la frase “non c’è ricrescita”. Senad però supera l’infortunio, scongiura il pericolo amputazione e torna a disposizione del tecnico di Parma, che a sorpresa lo butta dentro nella ripresa del Dall’Ara, dove la Lazio è sotto di due reti. Lulic insieme a Klose, da la scossa alla banda laziale, ed è proprio il bosniaco a siglare il pareggio che sancisce la rimonta della Lazio. A fine partita ai microfoni dei giornalisti presenti nella mixed zone, Senad annuncia che la trattativa per il rinnovo è a buon punto e risponde con il sorriso, agli “sfottò” dei cugini romanisti: “C’è ricrescita, ma non c’è rivincita”.
All’indomani del ritorno in campo, nel giorno del suo 30° compleanno, arriva l’annuncio del suo rinnovo con la Lazio! Senad e la Lazio ancora insieme, almeno fino al 2020! Il suo gol invece, resterà eterno. Perché un eroe è eterno e “Lulic71” è per sempre!
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Dopo Federico Marchetti anche Senad Lulic ha prolungato ufficialmente il suo contratto con la Società Sportiva Lazio fino al 2020. Il bosniaco e i biancocelesti, quindi, continueranno con il loro matrimonio ancora per quattro anni. Questo il comunicato apparso sul sito ufficiale della Lazio nella tarda serata di oggi:
La S.S Lazio comunica che il calciatore Senad Lulic ha rinnovato il proprio contratto con la società biancoceleste fino al 2020.
Un ottima notizia, quindi, per mister Stefano Pioli che potrà contare ancora per molto tempo sulla duttilità e l’intelligenza calcistica di Lulic. Senad ha legato per sempre il suo nome a quello della prima squadra della capitale, grazie al gol al 71′ minuto il 26 maggio del 2013, che ha regalato alla Lazio la Coppa Italia e un derby storico contro la Roma. Una buonissima notizia anche per tutti i tifosi biancocelesti che potranno ammirare ancora a lungo uno dei loro idoli, colui che gli ha regalato una delle gioie più belle della storia laziale.
Senad Lulic è nato a Mostar, in Bosnia-Erzegovina, il 18 gennaio 1986 e dopo una carriera passata tra diverse squadre svizzere è passato ufficialmente alla Lazio il 16 giugno del 2011. Per lui 130 presenze e 17 goal con la maglia biancoceleste e una storica Coppa Italia conquistata, come vi abbiamo già ricordato. Con la nazionale bosniaca ha collezionato, invece, 48 presenze e 2 goal.
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Una Lazio a corrente alternata ieri allo stadio Dall’Ara: un primo tempo incolore e poi, finalmente, due reti. I biancocelesti hanno affrontato Bologna senza il supporto dei tifosi, che il capoufficio stampa della squadra capitolina reputa necessario. La squadra sembrerebbe pronta per affrontare la Juventus mercoledì, nei quarti di finale di Coppa Italia; sarebbe molto importante la vittoria ai danni dei bianconeri. Poi un passo indietro al 9 Gennaio, 116° compleanno della Lazio, e un tuffo al cuore ripensando a Luciano Re Cecconi, grande calciatore e grande uomo. Il responsabile comunicazione dei biancocelesti Stefano De Martino è intervenuto oggi su Lazio Style Channel. Di seguito le sue parole:
“Voglio tornare indietro di qualche giorno, la Lazio ha festeggiato questo compleanno così importante. A pensare al numero degli anni di questa società vengono i brividi: è uno dei club che ha più storia in europa e questo ci inorgoglisce. Deve trasportare con la mente ai ricordi che si hanno, dai più giovani che hanno vissuto solo i tempi più recenti. A chi invece ha 40 anni e ha vissuto il periodo degli anni ’80 con le cadute all’inferno e ritorno. Fino ad arrivare ai giorni nostri. È un compleanno che mi piaceva condividere con tutti voi, nella mia mente lo sto ancora vivendo. Faccio ancora tanti auguri alla Lazio e al mondo Lazio, che non è rappresentato solo da un giocatore o dalla società, ma è tutto il mondo biancoceleste che va a comporre queste cinque lettere”.
Il 18 gennaio è una data indimenticabile per il popolo biancoceleste, seppur con accezione negativa. “Oggi è l’occasione per ricordare anche Luciano Re Cecconi. Non solo come calciatore, anche come uomo. Sono d’accordo con il figlio che dice che era un giocatore moderno rispetto agli anni in cui viveva, poi come persona non posso aggiungere altro. Lo abbiamo letto nei libri, di quella Lazio in quel periodo fantastico. Oltre al calciatore, c’era anche l’uomo che viene ricordato sempre con grande affetto e quindi un pensiero va anche alla famiglia, così come tutte quelle persone che per seguire la Lazio hanno perso la vita. In questo momento di celebrazione ti tornano alla mente sia le persone che sono scomparse tanti anni fa, come ad esempio Paparelli, sia i recenti accadimenti come la scomparsa di Gabriele Sandri. Allora a queste famiglie va la mia vicinanza e il mio abbraccio e quello di tutta la società. Questo credo sia l’aspetto più importante tramandato negli anni, prima di parlare di calcio. Perché è questo quello che ci dà quel qualcosa in più da appuntare sul nostro cuore rispetto alle altre società di calcio“.
De Martina analizza la sfida di Bologna ed il campionato della Lazio, ringraziando i tifosi al seguito della squadra nelle due trasferte del 2016: “C’è stata questa Lazio a corrente alternata. Primo tempo incolore, in cui la Lazio non ha attaccato la spina ed è andata sotto di due gol. Con il Bologna che ha trovato nuovo spirito con Donadoni e non c’era dubbio. È una squadra che ti attende per poi ripartire in contropiede, l’ha fatto con noi e ha chiuso in vantaggio. Poi ha attaccato la spina e va a prendersi il 2-2 grazie ad una rosa che si è dimostrata all’altezza e se la partita fosse durata 5 minuti di più sarebbe arrivato anche il terzo gol. La Lazio l’ha sfiorato per due volte e devo dire che mi è piaciuta molto la reazione. Una squadra rientrata in campo prima del Bologna, prendendosi i fischi e poi grazie anche all’ingresso di Lulic e Klose ha agguantato il pareggio. Ci piacerebbe vedere questa prestazione per 90 minuti e in quel caso avremmo sicuramente qualche punto in più. Colgo l’occasione per ringraziare quei tifosi che hanno seguito la squadra in trasferta, chi c’è venuto a trovare in albergo, ad esempio il Lazio Club Rimini. Poi tutti quelli che ci hanno seguito a Bologna, così come a Firenze. L’importanza di trovare in trasferta i propri colori è qualcosa di estremamente rilevante. La Lazio di ieri ci fa arrabbiare il primo tempo, ognuno lo segue a modo proprio però vedermi esultare due volte vicino mi ha dato molto fastidio, perché la Lazio è superiore al Bologna e lo deve dimostrare da subito. Quando hai iniziato bene, hai bloccato due squadre come Fiorentina e Inter e hai vinto meritatamente. E’ difficile farlo in ogni gara perché non si può regalare un tempo, giustamente Pioli era arrabbiato per questo. Sa di avere una Lazio, di guidare una squadra che sulla carta può far meglio. Nel momento in cui decide di giocare può mettere alle corde qualsiasi avversario, non concede nulla. Questo va fatto sempre, quando dai tutto e hai iniziato con l’approccio giusto anche se l’avversario vince con merito gli diamo merito. Il calcio di oggi è cambiato, c’è un’altra presenza e visibilità e tutto viene schiacciato sulle persone. Il presidente può far bene e può anche sbagliare, fa parte di ogni società di calcio. Quando però c’è un preconcetto questo porta un danno alla nostra immagine. Quando fanno i complimenti al presidente penso sempre sia luce che fa un imitazione, visto che è molto bravo in questo (ride, ndr). Dopo aver vinto il 26 maggio avremmo potuto anche ritirare la squadra da questa competizione, ma c’è la Juve che ci ha fatto perdere tanto riposo nell’ultimo anno e mezzo e quindi con la Juve bisogna mettere tutto. In Europa League stiamo recitando un ruolo da protagonista, ma voglio risalire anche in campionato, voglio rientrare in Europa, non riesco a immaginare una Lazio fuori dalle competizioni europee. Vogliamo un rendimento giusto, vogliamo il secondo tempo di Bologna. Se dobbiamo migliorare? Visti i punti in campionato sì, in ottica Europa League no. Vedremo in Coppa Italia contro la Juventus, che al momento è la squadra più forte in Italia, anche più del Napoli. In campionato la squadra è in ritardo di sette punti e questa squadra è concepita per arrivare nelle zone alte della classifica”.
Nonostante si sia giocato ieri, tra 2 giorni si ritorna in campo per i quarti di finale di Coppa Italia. Di fronte la Juventus di Allegri, capace di infilare una serie di 10 vittorie consecutive che le hanno permesso di tornare prepotentemente a lottare per il titolo: “Siamo proiettati verso il prossimo impegno contro la Juventus, abbiamo perso 5 volte con loro, ci hanno sempre fatto male. E’ una Juve che al momento è la squadra più forte del campionato, ieri ha lasciato Pogba in panchina e questo ti fa capire quanto ci tengono a passare il turno. La Lazio deve fare di tutto, spero ci sia un pubblico che possa seguire questa gara perché sarebbe importantissimo il passaggio del turno ai danni della Juve. So di tutte le problematiche, le polemiche per venire allo stadio. Non concedo a nessuno di poter cambiare il pensiero che io ho sempre detto da quando sono iniziate queste polemiche. Il mio pensiero è sempre stato molto chiaro e lo deve essere“.
De Martina torna sulla questione tifosi, tema sempre caldo in casa Lazio: “Keita vuole l’Olimpico come una bolgia? Partiamo da ieri, la decisione è stata presa dall’osservatorio, le società non sono chiamate in causa. Non possiamo aggiungere nulla, purtroppo non tutti lo capiscono, noi non siamo coinvolte in queste decisioni. Anche se ci chiedono di intervenire noi non abbiamo alcune possibilità di intervento. Spero sia chiaro per il futuro, anche se vorrei non ci fossero più limitazioni per i nostri tifosi in trasferta. A firenze ci sono stati dei Daspo per degli incidenti alla stazione, probabilmente ha influenzato la decisione dell’Osservatorio. Quando ci sono queste decisioni noi non possiamo fare altro che riportarlo. In casa? Nascono delle polemiche che non voglio sentire, ho sempre detto quanto la mancanza dei tifosi allo Stadio Olimpico sia un danno per il calcio giocato. Perché uno stadio che incita la squadra, che la fischia se non rende è sicuramente un aspetto fondamentale per il calcio. Questa situazione è penalizzante per quanto concerne i punti della Lazio in campionato e non solo. Non c’è bisogno di lavorare nella società, è il pensiero di chiunque segue il calcio. Poi c’è il discorso del motivo, di quello che accade dentro lo stadio Olimpico. Sappiamo del provvedimento del Prefetto di dividere le curve, la scelta è stata quella di non venire più allo stadio. Noi abbiamo sempre detto che questa decisione ci rammarica, ci fa soffrire, quando viene a mancare il polmone nel corpo umano Lazio è chiaro che ti manca il fiato. La mancanza della Nord è un danno incalcolabile dal punto di vista del calcio giocato e anche per il romanticismo. Sappiamo che significa non vedere quella parte di stadio piena di colori e bandiere e tutto quello che hanno sempre dato in questi anni. Non possiamo commentare la scelta del Prefetto, possiamo solo dire, e lo abbiamo già fatto, quanto questo sia un danno, quanto ci auguriamo che si possa arrivare a un cambiamento. Mi auguro che, alla fine di questo campionato, si possa ritornare su questi aspetti, si possa decidere diversamente, si possa arrivare a capire quanto lo stadio sia importante. Non compete a noi, società Lazio, anche qui abbiamo recepito un provvedimento che è stato dato sia a noi sia alla Roma, non entriamo nel merito perché non è nostra competenza farlo. Questo aspetto ci penalizza, ci danneggia. Personalmente mi auguro che a fine stagione ci possa essere un’inversione di tendenza, si possa tornare a frequentare lo stadio come una volta. I tifosi della Lazio si sono connotati sempre per una correttezza. Quando ci fu il provvedimento in Europa League non mi nascosi e dissi che pagavamo per dei comportamenti di poche persone, poi venne chiuso il settore. Io non volevo che tutti pagassero per pochi, soprattutto in una competizione in cui ci si sono scagliati tutti addosso dandoci etichette poche carine. Il pensiero di questa direzione è questo, l’auguro che si possa tornare allo stadio, a vivere la Lazio. Spero che alla fine della stagione ci si possa sedere al tavolo e si possa tornare a vivere lo stadio, non so ancora in quale modo. Ma questa situazione ci penalizza e ci fa soffrire, dispiace non ci sia il popolo laziale e la Curva Nord. Ogni altra considerazione fatta non appartiene alla nostra direzione, al pensiero che io ho la responsabilità di divulgare. Per quanto riguarda i fatti accaduti in Polonia, li ricordiamo tutti. E’ stato fatto un sacco, è stata buttata una rete e hanno preso un centinaio di persone. Ho visto i ragazzi nella struttura carceraria e ho avuto i brividi per come era la struttura stessa. In Europa c’è molto intransigenza a livello di controllo degli stadio. Qui invece molto spesso i tifosi cercano di fare da padroni. Questa non è una bella cosa, ho visto mettere a ferro e fuoco il centro di questa città. Mancano le leggi, non la volontà di far rispettare le regole”.
Il responsabile della comunicazione ha poi fatto un’analisi dell’attuale rosa della Lazio, rispondendo alla domanda sul mercato di riparazione ed eventuali entrate a Formello: “Non me ne occupo. Questa Lazio, a inizio stagione, è stata messa in campo e costruita confermando la formazione della scorsa stagione con inserimento di giocatori come Milinkovic, Kishna e altri giovani di futura prospettiva e talento. Giocatori che hanno bisogno di tempo per inserirsi. Milinkovic era dato per oggetto misterioso ma è già un giocate da maglia da titolare, ieri nel secondo tempo ha fatto bene e ha preso a sportellate chiunque. Così come gli altri giovani.L’assenza di De Vrij ci ha condizionato. E’ come se togliessi Higuain al Napoli, senza l’olandese abbiamo, ovviamente, meno punti. Abbiamo costruito la squadra intorno, anche durante il preliminare ci sono mancati giocatori importanti, così come alcune volte ci è mancato Biglia. Le problematiche sono state queste. Il rientro di Lulic ti fa capire come una Lazio al completo avrebbe sicuramente fatto meglio, sulla carta possiamo e dobbiamo competere per chiunque, abbiamo giocatori che lo possono fare. De Vrij è stato sostituto da Bisevac, è un giocatore con tanto carattere, lo vedremo quando il mister deciderà di farlo giocare. Il suo curriculum ci dice questo. La Lazio aveva promesso che sarebbe arrivato il sostituto di De Vrij già nella prima settimana di gennaio e così è avvenuto. Se partirà un giocatore verrà sostituito da un altro ma è un difficile. Questa Lazio può recuperare in campionato. Non possiamo fare i professori in questo senso, molte volte ci siamo sbagliati. Basti pensare a Candreva che ho dovuto farlo entrare io personalmente a Formello perché sennò i tifosi l’avrebbero malmenato. I giocatori hanno bisogno di tempo per abituarsi a un piazza come Roma. Ricordo che anche Biglia quando arrivò fu giudicato male e qualcuno disse di mandarlo in prestito al Chievo. Bisevac deve abituarsi e non possiamo giudicarlo senza averlo visto giocare solo perché al Lione faceva la riserva di Yanga-Mbiwa. Mancava un giocatore, la Lazio il due di gennaio ha trovato il sostituto di de Vrij”.
Infine un’anticipazione sulla conferma di Auronzo di Cadore per il prossimo ritiro estivo: “Domani, alla fine della conferenza stampa di mister Pioli alle ore 14 arriveranno le istituzioni di Auronzo per ufficializzare che anche il prossimo anno andremo in ritiro sotto le Tre Cime Di Lavaredo”
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(foto Tedeschi) IN NORD UNA BANDIERA PER RECECCONI
ALL'OLIMPICO SI GIOCA LAZIO CAGLIARI LA 29°ma GIORNATA DEL CAMPIONATO ITALIANO DI SERIE "A"
LA SQUADRA DI EDY REJA CERCA I TRE PUNTI PER MANTENERE IL TERZO POSTO, NONOSTANTE L'ASSENZA DI MIROSLAV KLOSE
A 39 anni esatti dalla scomparsa del padre, Stefano Re Cecconi concede un’intervista ai microfoni de’ “I laziali sono qua” per parlare della stagione che sta vivendo la Lazio, a due giorni dall’impegno con la Juve in Coppa Italia: “È una squadra giovane e, come tutte le squadre giovani, è soggetta a degli alti e bassi. Sono stati acquistati ragazzi di prospettiva che hanno bisogno di tempo per crescere. Nel contempo alcuni dei big non sono riusciti a raggiungere il rendimento dell’anno passato. Sarà compito della società capire dove si può andare a migliorare e fornire segnali importanti ai giocatori presenti in rosa. Bisogna essere chiari per capire quali siano i reali obiettivi che si intendono perseguire“.
Stefano prosegue ovviamente con un ricordo del padre, scomparso tragicamente il 18 gennaio 1977, e del lavoro di quest’ultimo, che negli anni ’60-’70 era assai diverso da come lo vediamo oggi: “Mio padre era un uomo che amava il suo lavoro e amava la sua gente. Sicuramente negli anni ’70 c’era un calcio differente. Si guadagnavano cifre diverse da quelle di oggi e c’era più senso d’appartenenza. Ci si legava alla maglia rinunciando a piazze più importanti, che avrebbero magari garantito anche un posto in Nazionale, perché ci si sentiva parte integrante del club e si sentiva sulla pelle l’amore della gente che ti circondava. E questo grande amore l’ho sentito anche nel sostenere la mancanza di mio padre: un dolore che ho potuto condividere con il popolo laziale in ogni momento, compresi tutti quelli che passano ancora oggi a portare un saluto o un pensiero al cimitero di Nerviano“.
L’intervista si chiude parlando di un’altra sfortunata famiglia legata all’ambiente biancoceleste, i Sandri, che Re Cecconi jr. ha conosciuto dopo la scomparsa di Gabriele: “Vorrei dedicare loro un pensiero. Ho avuto modo di incontrarli dopo la tragedia che ha coinvolto Gabriele. Non li conoscevo prima, ma ho scoperto una bellissima famiglia. Tra di noi si è venuto a creare un rapporto umano che considero preziosissimo“.
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Marco Ballotta, ex giocatore di Bologna e Lazio ha espresso il suo parere sulla partita di ieri pomeriggio tra i rossoblù e i biancocelesti conclusasi 2-2. Dopo un primo tempo disastroso la Lazio, infatti, è risorta nel secondo tempo ed è riuscita a strappare un pareggio. Ballotta, è stato il portiere della Lazio dal 1997 al 2000 e poi dal 2005 al 2008. Nella sua carriera con la squadra capitolina l’estremo difensore di Casalecchio di Reno ha vinto uno scudetto, due Coppe Italia e una Supercoppa Italiana, oltre ad una Supercoppa Europea e una Coppa delle Coppe, difendendo la porta della Lazio per ben 52 volte.
Queste le sue parole ai microfoni di Tuttomercatoweb.com: “C’è stata la reazione dei biancocelesti, la gara era iniziata male con due gol del Bologna ma la squadra di Pioli è stata brava a rimontare. Per me è stato un pomeriggio positivo per la Lazio”. Poi un ultimo commento sulla prestazione dei rossoblù e dei biancocelesti: “I felsinei hanno cambiato registro da quando è arrivato Donadoni. Ma la Lazio ha dimostrato di essere una squadra viva, la reazione è stata importante in tal senso”.
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Stefano di Parma o Stefano da Parma o più semplicemente mister Pioli arriva alla Lazio con la stima di tutti gli addetti ai lavori, “uno dei tecnici più preparati nella nostra Serie A”.
Ma agli occhi dei tifosi è soltanto un mediocre allenatore, un allenatore capace soltanto di essere esonerato e colpevole, secondo molti, della retrocessione del Bologna.
Stefano arriva alla Lazio in punta di piedi, in un ambiente “perso” e frastornato.
L’Olimpico è vuoto da mesi, la contestazione dei tifosi verso la società è al culmine, la minaccia della CurvaNord di non rinnovare gli abbonamenti fa rumore “come un petardo esploso in una chiesa”. Eppure Stefano ha carattere, il carattere di formare un gruppo di ferro, che seguendo ad occhi chiusi il proprio mister inizia ad inanellare prestazioni convincenti. L’Olimpico torna a riempirsi sopratutto grazie a lui, capace di infondere nel suo gruppo lo spirito vero della lazialità.
Ogni giorno e dopo ogni partita, la squadra al centro del campo si abbraccia ed intona “So già du ore“.
Stefano ha inoltre, il merito di credere in Felipe Anderson e di farlo esplodere. Pochi ci credevano ancora, eppure le doti tecniche di quel ragazzo non potevano perdersi. Stefano, però, ci crede e Felipe, riesce insieme a tutti i suoi compagni ad accompagnare la Lazio fino a quel agognato terzo posto; per anni sfiorato è mai raggiunto.
Finalmente Stefano non è più “il mediocre”, “l’esonerato”, Stefano è il condottiero di una delle pagine più belle del campionato italiano.
Poi però, a fargli capire che niente è mai facile, figuriamoci per un laziale, arriva la “società” Lazio, che non riesce a rinforzare adeguatamente la rosa, che spacca lo spogliatoio con la storia della fascia.
La creatura di Stefano sembra non esserci più e perde dopo la finale di Cappa Italia, anche la Supercoppa e soprattutto il preliminare di Champions.
La nave sta per affondare, eppure Stefano non molla, convinto della bontà del suo lavoro e convinto soprattutto di avere il gruppo dalla sua parte.
Al cospetto dell’Inter di Mancini, tutti erano pronti a salutarlo, ma la sua Lazio sfoggia quell’orgoglio che sembrava non esserci più!
Stefano mangia il panettone, che però gli va di traverso!
Rimonta in classifica? No! Arriva il Carpi, che aveva sempre preso gol in trasferta in tutta la sua storia. La Lazio di Stefano riesce a non inquadrare mai lo specchio della porta. Di nuovo sotto accusa, di nuovo tutti convinti che fosse il momento di cambiare guida!
Ma a Firenze, il giorno dei 116 anni della storia laziale, arriva la conferma che la Lazio c’è, che la Lazio la sua guida, già ce l’ha!
Stefano ritorna al comando (semmai lo avesse perso) e domani, contro il suo passato, quel passato che lo fece definire un mediocre, o semplicemente, uno da esonero.
Stefano da domani proverà a cancellare questa nomea, Stefano da domani proverà di nuovo a spiccare il volo insieme alla sua aquila.
Non c’è più tempo per essere perdenti, per essere mediocri o per essere esonerati, ma solo per vincere e per diventare un vincente.
A Cura di Vittorio Di Mario
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File: [1-32.jpg] | Sun, 17 Jan 2016 12:05:52 GMT
LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio
www.laziowiki.org
Era un freddo pomeriggio di Gennaio del 1932 a Roma e la guerra era ancora ben lontana, l’Italia attraversava un periodo di pace e tranquillità, nonostante la dittatura di Benito Mussolini. Il calcio era lo sport nazionale e ogni domenica migliaia di tifosi andavano allo stadio per ammirare le gesta dei campioni che giocavano nella loro squadra del cuore. La capitale poteva contare ben due squadre nella massima serie nazionale, ribattezzata da poco più di tre anni Serie A. Una era la Lazio, che esisteva da ben 32 anni ormai, mentre l’altra era la Roma che era nata da solo da cinque anni. Erano altri tempi e altre storie, il calcio era sì lo sport più popolare, ma era ben diverso da quello dei nostri giorni. Non vi erano, infatti, stipendi milionari e calcio scommesse e chi giocava lo faceva per il puro piacere di farlo, senza guardare agli interessi economici. A farla da padrone, però, erano sempre le squadre del Nord che avevano vinto la maggior parte degli scudetti. Erano gli anni dello strapotere della Juventus, che avrebbe poi vinto il campionato, ma anche del grande Bologna.
www.laziowiki.orgIn quel pomeriggio di Gennaio, esattamente domenica 17, proprio come oggi, si giocò la 16° giornata d’andata del campionato italiano e la Società Sportiva Lazio ospitò una nobile decaduta come il Football Club Pro Vercelli. La Lazio non era ancora riuscita a scrivere il proprio nome nell’albo d’oro della competizione, arrivando seconda in tre occasioni, mentre la Pro Vercelli aveva conquistato ben 7 scudetti. Ma quell’anno la squadra piemontese aveva già iniziato la sua fase calante, che la porterà poi in Serie B, pur avendo in squadra un certo Silvio Piola, che una volta esploso farà le fortune del club biancoceleste e della nazionale italiana. Si giocava all’allora La Lazio, quindi, si impose senza troppa fatica sulla squadra biancocrociata dilagando con il risultato di 5-0. Il club capitolino, infatti, non andò mai in difficoltà in quella gara e impose il proprio gioco fin dalle battute iniziali. Nonostante la forte pressione sugli avversari i goal però stentò ad arrivare perché il portiere della squadra piemontese, tale Scansetti, fece sempre buona guardia. Quando tutto sembrava presagire un finale di primo tempo a reti bianche, ecco arrivare, però, i goal prima di De Maria al 38′ e poi un minuto dopo di Fantoni, che portarono la Lazio sopra di due reti. La prima frazione si chiuse, dunque, sul 2-0 per la squadra romana.
Nel secondo tempo i biancocelesti continuarono, trascinati dell’entusiasmo, a prendere a pallate i biancocrociati, che si videro costretti a capitolare definitivamente. Al 14′ della ripresa, infatti, Guarisi siglò il 3-0 per la Lazio, mentre la Pro Vercelli si rese pericolosa in ben poche occasioni. Lo stesso Guarisi chiuse la pratica nel finale della gara segnando altre due reti al 37′ e al 43′ e regalando di fatto la vittoria al club capitolino. Una grande partita quella giocata dagli uomini di Barbury, all’epoca allenatore della Lazio, che non lasciarono scampo alla squadra biancocrociata. Nonostante altre buone prestazioni, però, i biancocelesti chiusero il campionato al 13° a pari punti con Triestina e anche Pro Vercelli, ma con un piazzamento migliore per via degli scontri diretti. Era, infatti, una Lazio ancora in costruzione, che pochi anni dopo, con l’arrivo di Piola, darà del filo da torcere alle squadre del nord.
TABELLINO (fonte Lazio Wiki):
17 gennaio 1932 – 333. Campionato Italiano di calcio Divisione Nazionale Serie A 1931/32 – XVI giornata
LAZIO: Sclavi, Tognotti, Del Debbio, Rizzetti (Pepe), Furlani, Fantoni (II), Guarisi (Filó), Malatesta, Fantoni (I), Spivach, De Maria – All. Barbuy
Marcatori: 38′ pt De Maria, 39′ pt Fantoni (I), 14′ st Guarisi (Filó), 37′ st Guarisi (Filó), 43′ st Guarisi (Filó)
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Mancano meno di quattro ore al match del Dall’Ara tra Bologna e Lazio, valido per la prima giornata di ritorno della Serie A 2015/2016. Sulla gara contro i felsinei e sul momento dei capitolini si è espresso anche Paolo Negro, ex difensore dell’ultimo scudetto biancoceleste. Queste le parole dell’indimenticato Paolo ai cronisti presenti, nella giornata di ieri, in occasione del Memorial P. Pasquetti: “Siamo qui per ricordare Pietro e per portare un sorriso alla famiglia. Era un grande laziale che raccontava la Lazio veramente con il cuore”. Poi sulla partita tra Bologna e Lazio: “Io credo che sia difficile capire il momento attuale e credo lo sia anche per i giocatori. Vai a vincere a Milano con l’Inter, poi a Firenze, poi però pareggi in casa con il Carpi una partita assurda. È talmente strana questa squadra che ci si può aspettare di tutto anche domani. Probabilmente, visto che il Bologna sta in buone condizioni, potrebbe essere un altro risultato utile che ci portiamo a casa”.
Poi un commento sul nuovo acquisto Bisevac e sulla difesa della Lazio: “Il campionato italiano è sempre diverso da tutti gli altri. Bisogna vedere se riuscirà ad integrarsi bene, cosa non facile per qualsiasi giocatore. Purtroppo dovevano pensarci già nel mercato estivo per completare la rosa e mi sembra che questo sia stato richiesto più volte. Però queste sono questioni che decide la società”. Infine alla domanda sulla stagione dei biancocelesti, l’ex difensore risponde in modo fiducioso:“Io credo che sarà un buon campionato e che si possano recuperare punti in classifica e qualche posizione. I giocatori ci sono, Pioli per me è uno de più bravi allenatori che ci siano in Italia e sono sicuro che riuscirà a sistemare questa squadra”.
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Torna il campionato di Serie A e oggi la nostra Lazio affronterà il Bologna in trasferta per la 20° giornata.la prima di ritorno. Gli uomini di Pioli, infatti, saranno ospiti della squadra di Donadoni oggi domenica 17 gennaio alle ore 15.00. I biancocelesti arrivano dalla splendida vittoria in casa della Fiorentina e sembrano aver ritrovato, nelle ultime giornate, smalto e voglia di vincere, visto che la Lazio non perde da quattro partite consecutive in campionato.I rossoblù, invece, arrivano dalla sconfitta subita per mano del Chievo nella scorsa giornata. Il Bologna in questa stagione sta alternando risultati positivi a risultati meno esaltanti, ma nonostante ciò si trova comunque a soli cinque punti dai capitolini. Una sfida sicuramente molto sentita per due grandi ex dell’incontro: uno è Stefano Pioli, che ha allenato i felsinei per più di due stagioni e con il Bologna ha iniziato la propria carriera da allenatore; l’altro è Sergio Floccari, da poco arrivato alla corte di Donandoni, che con la Lazio ha giocato per quattro anni. Biancocelesti che dovranno fare a meno dei propri tifosi, a causa del divieto imposto dal prefetto, mentre i supporters dei rossoblù saranno numerosissimi e si preannuncia uno stadio quasi pieno.
QUI BOLOGNA: il calciomercato di gennaio ha portato al Dall’Ara due nuovi acquisti di livello come Zuniga e Floccari, ma Donandoni sembra intenzionato a non far esordire dall’inizio i nuovi innesti. Rientrano Mounier e Diawara che occuperanno il loro consueto ruolo nella formazione iniziale, mentre non saranno disponibili per la gara Rizzo, Brienza e Maietta. Il tecnico bergamasco opterà, quindi, per un 4-3-3 con Mirante in porta, Rossettini e Masina sugli esterni, mentre Oikonomu e Gastaldello saranno al centro della difesa. A centrocampo spazio al solito trio Taider, Diawara e Brighi. In attacco, invece, ci saranno Mounier e Giaccherini come ali, a supporto della unica vera punta di ruolo, l’ex Roma Destro.
QUI LAZIO: Pioli dovrà fare i conti con diverse assenze in questa partita, restano, infatti, ancora fermi ai box pedine importanti come Marchetti, Basta e Gentiletti, oltre a Kishna e De Vrij. La buona notizia arriva dal reintro di Lulic, che però non partirà titolare. Quindi il tecnico parmense dovrà fare delle scelte obbligate: come Berisha in porta e Konko sulla destra. Al centro della difesa ci saranno Mauricio e Hoedt, con l’olandese che sembra il favorito rispetto al nuovo acquisto Bisevac. A sinistra, invece, agirà il solito Radu. A Centrocampo vedremo Milinkovic, Biglia e Parolo. Mentre il trio d’attacco sembra ormai deciso, con Candreva e Keita nel ruolo di ali e il serbo Djordjevic come unica punta.
PRECEDENTI E STATISTICHE: La Lazio risulta imbattuta nelle ultime cinque sfide di campionato contro il Bologna, con tre partite vinte e due pareggiate. In queste ultime cinque sfide, il Bologna è riuscito a segnare un solo gol contro la Lazio, proprio nella gara di andata all’Olimpico. L’incontro d’andata è stato, però, vinto dai biancocelesti per 2-1, grazie alle reti di Kishna e Biglia, inutile invece la rete di Mancosu per i rossoblù.
Mentre le due squadre si sono affrontate ben 61 volte in Emilia, con i padroni di casa che hanno vinto in 33 occasioni. Per 16 volte, invece, le due squadre si sono equamente divise la posta in palio, mentre nelle restanti 12 occasioni la Lazio è riuscita ad espugnare il Renato Dall’Ara. Negli ultimi due scontri diretti giocati a Bologna, invece, le due formazioni hanno ottenuto un pareggio a reti inviolate. L’ultima vittoria dei capitolini risale alla stagione 2011/2012, quando la Lazio vinse a Bologna con il risultato di 2-0, grazie all’autorete di Acquafresca e al gol di Lulic. Per risalire all’ultima vittoria dei bolognesi, invece, bisogna tornare indietro al 2010/2011 quando, dopo la rete iniziale di Floccari, Ramirez e Di Vaio (doppietta) ribaltarono la gara fissando il punteggio sul definitivo 3-1. I felsinei, quindi, non riescono a segnare contro i biancocelesti in casa da 270 minuti, proprio dal 2011.
Complessivamente, invece, Lazio e Bologna si sono affrontate per 122 volte. Il bilancio complessivo è più che equilibrato con 46 vittorie dei biancocelesti e 44 dei felsinei, mentre son 32 i pareggi. All’Olimpico, infatti, il Bologna su 61 occasioni è riuscito ad imporsi appena 11 volte, strappando un punto in solo 16 occasioni e lasciando l’intera posta in palio agli avversari per ben 34 volte.
Il Bologna contro la Lazio ha registrato due delle sue quattro peggiori sconfitte in Serie A: nel novembre 1948, infatti, i biancocelesti si imposero per 8-2, mentre nel maggio 2013 vinsero per 6-0 con cinque reti di Klose (peggior risultato del Bologna in campionato negli ultimi 24 anni).
Prima della sconfitta per 0-1 contro il Chievo, il Bologna aveva segnato sempre almeno due gol nelle precedenti quattro gare interne (10 reti nel parziale).
Sono otto i punti fatti dai capitolini nelle ultime quattro partite di campionato, invece nelle precedenti sei ne avevano raccolto solamente uno.
Nessuna squadra ha segnato più della Lazio: sono infatti nove i goal messi a segno dai biancocelesti nel quarto d’ora finale di partita in questa Serie A. Mentre il Bologna rimane l’unica squadra a non aver ancora subito reti nel quarto d’ora iniziale di partita in questo campionato.
Contro la Fiorentina il brasiliano Felipe Anderson è tornato al gol dopo nove gare di fila in campionato senza reti.
Nel girone d’andata Adam Masina è stato il giocatore più utilizzato tra le fila del Bologna: 18 presenze su 19 (una saltata per squalifica) e 1620 minuti giocati.
ARBITRO: Di Bello (sez. Brindisi) ASSISTENTI: Vivenzi e Valeriani IV UOMO: Di Vuolo ADDIZIONALI: Mazzoleni e Pairetto
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Dopo tre vittorie consecutive, la Lazio Primavera allunga la striscia positiva ma viene fermata dal Pescara, pur confermando una condizione mentale in crescita costante.
I giovani lazialotti fanno capire subito di che pasta sono fatti e dopo circa sei minuti di gioco sono avanti: calcio di rigore, forse generoso, per un fallo subito da Rossi in area di rigore e Murgia realizza. Giornata ventosa a Formello e Mazzone prova a sorprendere Matosevic direttamente dall’angolo, solo il palo gli nega un gol clamoroso; in replica, Murgia e Folorunsho provano ad impensierire il portiere Kastrati ma senza successo. Se non concretizzi è molto facile che gli avversari ti puniscano, ed è ciò che accade verso la fine della prima frazione con un bel gol dell’uruguaiano tedesco Odriozola che sfrutta un cross dalla sinistra di Del Sole, con molte responsabilità dei difensori biancocelesti. Reazione troppo breve per i locali che devono accontentarsi della parità all’intervallo.
Arriva il secondo tempo, e con lui le prime mosse: Inzaghi preferisce Calì a Borecki e Manoni passa a centrocampo, tutto ciò per sfruttare il precedente dell’andata dove l’ex Roma si fece conoscere al pubblico della Primavera. Ma la mossa non sembra avere effetto, quindi l’ex giocatore del Piacenza pensa che sia l’ora di inserire Rokavec e gli effetti iniziano a vedersi: aumentano le occasioni ma con poca concretezza, Kastrati salva su Murgia, nel finale l’assedio degli aquilotti non ha fortuna, il portiere abruzzese para un tiro di Rossi e compie una bella respinta sulla punizione di Murgia. Ma tutto questo non basta, la Primavera si mangia le dita per aver perso l’occasione del quarto acuto consecutivo e il Pescara viene fermato dopo sei vittorie consecutive.
A fine partita, ai microfoni di Lazio Style Radio arrivano le dichiarazioni di Manoni: “Un risultato che ci va stretto perché meritavamo la vittoria. Volevamo i tre punti utili per riagganciare le prime del girone. Ricominciamo da qui per non perdere più. È stata una partita condizionata anche dal vento che di sicuro non ha aiutato. Abbiamo creato tanto ma dobbiamo ancora essere più cinici sotto porta. Il gol subito? La colpa è di tutti. Andiamo avanti più forti di prima. Va dato atto anche alla bravura di Kastrati che ha fatto grandi parate”. Sarà un mese impegnativo tra campionato e Coppa Italia: “I nostri obiettvi sono far rimanere la Coppa Italia a Roma e risalire la classifica. Con l’Inter sarà una bella partita. Loro vorranno la rivincita, per noi sarà un motivo maggiore per fare bene. Adesso pensiamo al Palermo. Andremo giù convinti delle nostre qualità e con la determinazione di fare bene”.
Gli fa eco Folorunsho: “Un pareggio amaro. Siamo stati meno cinici rispetto a quanto lo siamo stati contro il Palermo. Le condizioni climatiche non erano delle migliori. Costa? Sicuramente un classe ’91 può spostare gli equilibri perché ha più esperienza rispetto ai nostri ’98. Però non dipende da questo il risultato. Tutti nel Pescara hanno fatto una buona gara, soprattuto Kastrati. Dobbiamo andare a Palermo e fare una grande partita. Sarà difficilissima ma noi ce la metteremo tutta per portare a Roma i tre punti“
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Tra una notizia di calciomercato e le partite di campionato, ecco che il 2016 si apre con una notizia importante e triste per il calcio italiano, europeo, mondiale e per il popolo laziale: Miroslav Klose sta pensando di appendere gli scarpini al chiodo e intraprendere la carriera in giacca e cravatta.
Le prime indiscrezioni in Italia sono pervenute tramite la sezione Sport de La Repubblica, in più sembra che il Panzer abbia rifiutato diverse offerte di contratto: MLS, Cina, Emirati, addirittura il Barcellona e la Germania, nessuna di queste destinazioni sembrano aver fatto cambiare idea sul futuro del giocatore nato in Polonia e in scadenza di contratto il 30 giugno.
Una carriera fantastica, sempre al di fuori di ogni clamore mediatico e sempre dedita al gioco del calcio: due coppe di lega tedesca, due Bundesliga, due coppe di Germania, una Supercoppa di Germania e una Coppa Italia e vincitore dell’ultimo Mondiale in Brasile; primo marcatore all-time della Germania (71 gol) in 137 presenze, miglior marcatore in competizioni mondiali con 16 gol superando Ronaldo. Senza contare altri record particolari e riconoscimenti doverosi, quest’anno Miro non ingrana come vorrebbe, forse i 37 anni di cui 12 ad altissimo livello iniziano a farsi sentire per un rapace d’area che in Italia, seppur con caratteristiche leggermente diverse, ci fa tornare alla mente il nostro Pippo Inzaghi.
Ora tramite la DPA, l’agenzia di stampa tedesca, si apprende che il suo procuratore Alexander Schutt ha smentito questa ipotesi con queste dichiarazioni: “Non è stata presa ancora nessuna decisione e non abbiamo assolutamente fretta di comunicarla. Quando e se ci sarà qualcosa da comunicare, lo faremo ufficialmente”.
Tattica o realtà? Klose ha realmente rifiutato tutte queste offerte? Assisteremo ad un nuovo caso Ledesma? Chissà, di sicuro sappiamo che a fine stagione al 90% non sarà più un giocatore della Lazio e coloro che piangeranno il suo addio calcistico inizieremo a trovarli già da ora.
Viel Glück, mein Panzer!
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Il Fantacalcio ormai è diventato una vera e propria passione per tantissime persone; cerchiamo allora di darvi qualche consiglio per la vostra fantaformazione.
ATALANTA-INTER ATALANTA: TOP Denis,Gomez FLOP Rafael Toloi, Cherubin. INTER:TOP Icardi, Perisic, Ljaijc FLOP Kondogbia, Alex Telles.
TORINO-FROSINONE TORINO:TOP Immobile, Bruno Peres FLOP Vives, Acquah FROSINONE:TOP Dionisi FLOP M.Ciofani, Pavlovic.
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La Lazio domenica andrà a Bologna per bissare la vittoria di Firenze e imboccare definitivamente la strada della rimonta in campionato.
Ma contro la squadra di Donadoni non sarà per niente facile portare a casa la vittoria; è vero che il Bologna arriva dal ko interno contro il Chievo, ma da quando la squadra ha cambiato allenatore il rendimento è cambiato in positivo portando il Bologna in una posizione abbastanza tranquilla in classifica.
Per analizzare il match è intervenuto ai microfoni de “I laziali sono qua” Franco Colomba, ex giocatore nonchè ex allenatore dei felsinei.
“Entrambe le squadre hanno attraversato un momento difficile, la Lazio ne sta uscendo con buone prestazioni ma devo dire che anche il Bologna, dopo il cambio in panchina, ha intrapreso un buon ruolino di marcia. Le due squadre hanno la possibilità di risalire, soprattutto la Lazio, che rispetto alle sue qualità ha avuto un’involuzione all’inizio della stagione. Del resto, per quanto riguarda i biancocelesti, è sempre difficile ripetersi dopo una stagione importante. Sicuramente il rendimento dei singoli è stato al di sotto delle aspettative ed ha pesato molto. Se quest’ultimi riusciranno a ritrovare la forma migliore, la Lazio è destinata a fare ottime cose”.
Da allenatore ad allenatore, un commento anche su mister Pioli:
“Le critiche fanno parte del calcio, ma non un tecnico da solo non determina il rendimento della squadra. Pioli è un allenatore equilibrato e razionale e questo aiuta molto nel superare i momenti difficili”.
Momento amarcord poi sull’indimenticata gara Lazio-Reggina dello scudetto del 2000, quando sedeva sulla panchina dei calabresi:
“Quel giorno la Lazio aveva troppe motivazioni, a differenza di noi che eravamo già salvi. Negli spogliatoi erano tutti trepidanti, fino all’esplosione di gioia alla fine di Perugia-Juventus. Vedere giocatori anche esperti così emozionati e tremolanti mi ha molto colpito. Alla fine tra il vincere e il non vincere c’è davvero una bella differenza e si è visto”.
Spazio poi alla sfida dei quarti di finale di Coppa Italia contro la Juventus della prossima settimana:
“Le partite secche non hanno sempre un favorito, può succedere di tutto. La Juventus è molto forte, ma sono sicuro che sarà una bella partita. Credo però che in avanti la Lazio debba fare qualcosa. Ha bisogno di certezze in attacco, accanto ai giovani promettenti che ha già in rosa. Servirebbe anche un sostituto di Biglia, quando manca lui è sempre un problema”.
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Torna su Since l’appuntamento con la rubrica accadde oggi e in questa giornata vi parliamo del derby tra Lazio e Roma del 15 gennaio 1989: il famoso derby del primo goal di Paolo Di Canio e della prima corsa sotto la curva sud.
Era, dicevamo, il 15 gennaio 1989 e per la 13° giornata del girone di andata della Serie A 1988/89 era in programma il derby tra Lazio e Roma, il primo dopo la promozione in Serie A dei biancocelesti. Le due squadre romane non stavano attraversando la loro miglior stagione. La Lazio era appena risalita dalla Serie B, dopo tre anni di purgatorio ed ora si ritrovava in Serie A, ma senza il suo condottiero Eugenio Fascetti. Infatti, l’allenatore della promozione era stato licenziato per alcuni diverbi con la dirigenza e al suo posto era stato chiamato Giuseppe Materazzi. La squadra biancoceleste faticò in questo campionato e alternò risultati positivi a momenti negativi, cosa che accadrà per tutto il resto della stagione, arrivando al derby della capitale come la squadra sfavorita. Ma se Atene piangeva, Sparta non rideva e anche la Roma di Nils Liedholm non stava attraversando un buon periodo. Infatti, dopo i fasti dei primi anni ’80 in questa stagione arrivarono ben poche soddisfazioni per i giallorossi, che avevano anche ceduto ad inizio campionato il loro bomber Roberto Pruzzo alla Fiorentina. Ma nonostante tutto i favori del pronostico erano per la Roma, che poteva contare su una rosa di maggior talento.
Ma ora torniamo a quel 15 gennaio, lo stadio Olimpico era un vero e proprio cantiere a cielo aperto con la curva sud in costruzione ed i tifosi giallorossi che furono costretti ad assistere all’incontro nei Distinti e nella tribuna Tevere. Per Paolo Di Canio era la prima stracittadina, dopo diversi anni nelle giovanili e fu proprio lui a deciderla. Anche per la Lazio, però, come dicevamo, questo era il primo derby dopo la risalita in Serie A. Nonostante i biancocelesti non partivano con i favori del pronostico sul campo i biancazzurri dominarono in lungo e in largo sin dall’inizio. La Lazio continuò a giocare molto bene per tutta la prima parte dell’incontro e la pressione della prima squadra della capitale venne così premiata. A metà del primo tempo, infatti, un cross dalla sinistra di Cervis arrivò sui piedi del giovane numero 9 laziale, che senza pensarci troppo tirò ed insaccò alle spalle di Tancredi. Fu il goal dell’1-0 per la Lazio e i tifosi biancocelesti esultarono di gioia. Mentre Di Canio emulando Giorgio Chinaglia, alzò il dito e andò a festeggiare sotto i tifosi romanisti. La sua esultanza creerà un putiferio ma con quel gesto il giovane di Quarticciolo entrerà definitivamente nei cuori dei tifosi laziali. Quel derby, per la cronaca, finirà 1-0 e la Lazio vincerà proprio grazie alla rete di Di Canio, che bagnò il suo debutto con un gol storico in una partita importantissima. La Roma cercò, difatti, senza troppa convinzione, di pareggiare quell’incontro (da segnalare la traversa di Völler a dieci minuti dal termine), mentre la Lazio andò più volte vicina al 2-0. A fine gara, quindi, i biancocelesti poterono festeggiare la vittoria che valse la gloria.
“Ad un derby solo due giocatori hanno avuto il coraggio di esultare sotto la curva avversaria, uno era nostro, l’altro… Pure”
Questo il video completo della partita:
Quello non resterà l’unico goal di Di Canio al derby, nonostante la sua prematura partenza da Roma. Infatti dopo il suo ritorno, 14 anni dopo, Paolo segnerà un altro goal importantissimo in un’altra stracittadina, sempre nel mese di gennaio. Quella partita io 6 gennaio 2005 finì 3-1 per la Lazio, ma questa è un’altra storia e noi ve l’abbiamo già raccontata.
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A poco più di 15 giorni dal termine, il mercato di riparazione entra nel vivo. In casa Lazio continua la ricerca dell’ultimo centrale da mettere a disposizione di Pioli. L’ultimo nome arriva ancora una volta dalla Francia: è Lindsay Rose, difensore classe 1992 di proprietà dell’Olympique Lione. La dirigenza biancoceleste sta valutando attentamente il suo profilo, anche se non sembra rispecchiare i canoni di esperienza ricercati. Novità anche sul fronte centravanti: in vista del probabile ritiro di Klose a fine stagione, i biancocelesti sono alla ricerca di un sostituto. Il nome che circola già da un po’ di tempo è quello di Ante Budimir, 24enne croato in forza al Crotone, club con la quale in questa stagione è già arrivato in doppia cifra tra campionato e Coppia Italia. A confermare le indiscrezioni ci ha pensato lo stesso agente del calciatore Vincenzo Tropiano ai microfoni di Calcionews24.com. “Le squadre interessate sono Lazio, Palermo e Genoa in Italia, e Atletico Madrid in Spagna“. Una concorrenza spietata, che i biancocelesti dovranno riuscire a superare se vorranno aggiudicarsi le sue prestazioni sportive. E’ partita ufficialmente l’asta per Budimir.
Nel frattempo il direttore sportivo Igli Tare lavora anche alle cessioni: l’albanese sta valutando le offerte arrivate per alcunii calciatori biancocelesti. Il primo calciatore che potrebbe continuare la propria avventura italiana lontano da Roma è Santiago Gentiletti. L’argentino ha ricevuto due proposte: Hellas Verona e Bologna sono sulle sue tracce. I due club vogliono rinforzare il reparto arretrato e hanno individuato nel ex San Lorenzo il profilo ideale per aumentare il tasso tecnico. Le indiscrezioni parlano di un Gentiletti non convinto delle due destinazioni: El Chueco ha intenzione di cambiare aria e attende nuove proposte entro la fine del mercato, prima di decidere il suo futuro. L’addio prima della fine di gennaio sembra inevitabile: la pressione del calcio nella Capitale e un ginocchio non che non risponde più come prima dell’infortunio hanno spinto l’argentino a chiedere la cessione ad un club meno blasonato. Richiesta accettata, con la dirigenza biancoceleste pronta ad accontentarlo.
E per due proposte arrivate dal calcio nostrano ce ne sono altre due direttamente dall’estero. Werder Brema e Swansea hanno fatto sapere ufficialmente alla Lazio di essere interessate rispettivamente per Eddy Onazi e Keita Balde. Per quanto riguarda il nigeriano non ci sono ancora state offerte da parte del sodalizio tedesco, anche se la società biancoceleste ha fatto sapere di essere pronta a sedersi al tavolo per trattare. Discorso diverso per l’ispano-senegalese con il club gallese, che dopo aver incassato i soldi della cessione di Jonjo Shelvey al Newcastle, si è subito rituffato sul mercato alla ricerca di alcuni tasselli per rinforzare la rosa. La proposta ufficiale, fatta recapitare a Formello, è di 500 mila euro per il prestito più 9 milioni e mezzo per il diritto di riscatto, che potrà diventare obbligatorio in caso di raggiungimento di un numero di presenze. Troppo poco per uno dei giocatori biancocelesti più in forma del momento: Keita rappresenta il futuro della Lazio e difficilmente sarà ceduto.
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OLa vittoria della Lazio a Firenze è stata una brutta sconfitta per la Fiorentina e i suoi tifosi, ma oltre al danno c’è stata anche la beffa per i toscani. Infatti a segnare il gol del decisivo 3-1 è stato Milinkovic-Savic, si proprio lui che sembrava vicinissimo alla viola, ma che poi nel giro di un giorno ha deciso di firmare con la Lazio. Il boccone per i tifosi della Fiorentina e quindi stato ancora più amaro, visto che Milinkovic si potrebbe definire quasi un ex viola. Inoltre il serbo ha dimostrato nella sua esultanza di tenere moltissimo alla squadra biancoceleste, sottolineando quanto sia contento di indossare la maglia con l’aquila sul petto. Ma cosa accadde quel 25 luglio a Firenze, quando il giovane Sergej stava per firmare con la Fiorentina? Calciomercato.com ha provato a ricostruire l’accaduto e noi di Since vi proponiamo quanto scritto da uno dei portali più famosi sul calciomercato.
Dicevamo, appunto, era il 25 luglio di un’estate caldissima in quel di Firenze, un sabato per l’esattezza e nessuno si aspettava l’arrivo del chiacchieratissimo Milinkovic-Savic nel capoluogo toscano. Invece il serbo, con grande stupore dei tifosi viola e con grande dispiacere di quelli biancocelesti, arrivò all’aeroporto di Peretola, pronto per incontrare i dirigenti dei viola nella sede della Fiorentina. Tutto sembrava, quindi, pronto per la firma del contratto e così il giocatore entrò all’interno del ‘Franchi’ verso l’ora di pranzo e lì rimase per qualche ora.
Quando il diesse della Fiorentina Pradè incontrò il giocatore per le firme accade però quello che nessuno si aspettava. Il tutto si bloccò bruscamente e l’affare andò in fumo, perché Milinkovic, chiedendo scusa a tutti, confessò con le lacrime agli occhi di avere già da tempo un accordo con la Lazio e di non poter tradire la parola data al club biancoceleste . Perché accade ciò? La risposta è semplice il suo procuratore, Matej Kezman, aveva già trovato da settimane un accordo totale con il diesse della Lazio Tare e si parlava addirittura di un pre-contratto già firmato. Questo pre-contratto aveva fatto indispettire la dirigenza del Genk, poiché il club belga era il proprietario del cartellino di Milinkovic, e quindi per ripicca nei confronti del giocatore, dell’agente e della Lazio, la squadra di Genk aveva accettato senza discutere l’offerta della Fiorentina.
La situazione dunque era chiara: da una parte c’era la Fiorentina, che dopo il viaggio in Belgio di Rogg, era riuscita ad ottenere l’intesa con il Genk, mentre dall’altra c’era la Lazio, che forte dell’accordo totale con il giocatore e il suo procuratore non si era preoccupata minimamente della vicenda. Nel calcio di oggi, infatti, si sa e molto spesso il calciatore a decidere la sua destinazione e così, come tutti sanno, è accaduto. Milinkovic ha deciso di firmare con la Lazio, decidendo che non poteva rimangiarsi la parola data a Tare e lasciando la Fiorentina di stucco. Il serbo abbandonò il ‘Franchi’ in lacrime, mentre un Pradè scuro in volto, così parlò alla stampa chiudendo di fatto la trattativa: “Con Milinkovic-Savic è rottura totale, lui non è convinto, è titubante, non possiamo aspettare i comodi di un ragazzino di 20 anni”. La vicenda si chiuse, quindi, con una beffa per la Fiorentina che si vide “portar via” dalla Lazio il buon Milinkovic. Il club biancoceleste però agì nei limiti della legalità, aggiungiamo noi, parlando sia con il Genk che con Milinkovic senza infrangere le regole. Infine il talento serbo si è dimostrato un giocatore su cui la Lazio potrà puntare per il futuro e la Fiorentina è rimasta con un pugno di mosche in mano. Doppia beffa, quindi, per il club toscano: prima il mancato trasferimento e ora il goal, Milinkovic non starà per nulla simpatico ai tifosi viola.
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