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Pioli: “Siamo una squadra viva. Preferisco uno stadio pieno e critico che semivuoto…”

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Il calendario segna mercoledì 10 febbraio ma per la Lazio è già vigilia di campionato. Una cosa alquanto insolita, causata della concomitanza del match dei biancocelesti con l’Hellas Verona e la partita di rugby tra Italia e Inghilterra, entrambe di scena allo Stadio Olimpico di Roma. La Lega di Serie A ha perciò deciso di anticipare l’incontro, in un inusuale anticipo del giovedì. In vista dell’incontro con gli scaligeri come di consueto oggi pomeriggio alle 15.30 è andata in scena la conferenza stampa del tecnico biancoceleste Stefano Pioli, che ha parlato del match di domani e di tanti altri temi caldi in casa Lazio, a partire dalle dichiarazioni di Del Neri, tecnico dell’Hellas) fino alla ben nota vicenda dell’Olimpico deserto a causa della squalifica dopo i “Bu” a sfondo razzista contro il difensore del Napoli Koulibaly.

Imperativo vincere?

“L’imperativo è fare bene, quindi dobbiamo vincere. Troveremo un avversario in condizione ma dobbiamo ottenere i 3 punti”.

I calciatori ci credono ancora?

“Per come stanno lavorando, dico di sì. Nonostante il momento non semplicissimo e la classifica, i calciatori stanno lavorando con grande convinzione e dedizione”.

Come terzino destro, in ottica Europa, è rimasto solo Konko. Farà delle valutazioni in vista dell’Europa League?

“Questo problema c’è, ma la partita di domani per noi è molto importante. Schiererò la formazione migliore”.

Candreva come sta?

“Sta bene per come si sta allenando, ha superato l’infortunio con il Napoli. È a disposizione”.

La Lazio sta faticando molto sulle fasce…

“Se c’è qualcosa che non ci manca in questa stagione è proprio il gioco sulle fasce. Lo dicono i dati, ci sta mancando la concretizzazione, la finalizzazione, l’attacco alla porta e fare la scelta giusta al momento giusto. Nel calcio i tempi sono determinanti, devono essere migliori e dobbiamo muoverci meglio”.

Al centro dell’attacco c’è poca incisività?

“Stiamo segnando poco con i centravanti, ma anche altri calciatori come per esempio i centrocampisti dovrebbero garantirci più gol per quello che è il nostro modo di giocare. Dobbiamo avere una lucidità migliore nelle giocate finali”.

Crede ancora nel progetto Lazio?

“In questi giorni ho letto delle cose che mi hanno lasciato sorpreso. Capisco che il vostro non è un mestiere semplice, dovete essere creativi, non è facile trovare notizie ogni giorno. Ho detto sempre che le somme le tireremo a fine stagione, è giusto così, non bisogna fare valutazioni a stagione in corso. Nel calcio le cose possono cambiare velocemente. Poi a fine campionato è giusto che uno faccia le proprie valutazioni. Siamo indietro rispetto ai programmi e alle mie aspettative. Ero partito con consapevolezza e con la speranza di dare continuità a quanto fatto l’anno scorso. Non ci stiamo riuscendo, però parlo di cose oggettive quando dico che a Genova ci è mancato solo il gol. Poi i risultati determinano tutto nel calcio, ma credo ancora tantissimo nella mia squadra. Finché la matematica non ci farà cambiare idea, vogliamo provare a entrare in Europa. Poi a fine stagione capiremo quello che avremo fatto di buono e quello che invece non saremo riusciti a fare”.

Il calendario può aiutare la Lazio?

“All’andata in questo momento specifico del girone abbiamo raccolto molti punti, dobbiamo fare la stessa cosa per migliorare la classifica. Arriverà l’Europa League, ma quella di domani è una gara importantissima. Dobbiamo battere un avversario in salute che crede ancora nella salvezza. È una squadra viva, come anche io credo di allenare una squadra viva”.

Felipe Anderson?

“L’anno scorso ha ottenuto dei risultati eccezionali. Mi pesa parlare dell’anno scorso, è normale fare confronti ma credo che sia sbagliato. Tutto il contesto ha permesso a Felipe di giocare in un certo modo, tutti gli orchestrali. Se uno non si esprime al livello della passata stagione vuol dire che è colpa sua ma anche degli altri”.

Del Neri ha detto che lo stadio chiuso è un vantaggio per la Lazio, così non ci saranno i fischi. E’ d’accordo?

“Beh, che l’ambiente non sia quello ideale è sotto gli occhi di tutti. Ci sono le nostre responsabilità, ma preferisco sempre giocare in uno stadio pieno, polemico e critico, che in uno stadio semivuoto come quello che ci aspetta domani per le decisioni prese. Del Neri lo conosco, allenava la prima squadra del Chievo quando io ero alla guida della Primavera. Cercherà di trovare strategie vincenti”.

Sorpreso dalle dichiarazioni di Irrati?

“Non ho niente da dire. Non voglio controreplicare”.

Si allena la mancanza di lucidità?

“Ricordo che anche l’anno scorso sembravamo una squadra che non concretizzava. Ci abbiamo lavorato in questi giorni, 3 partite senza segnare è un dato negativo, già da domani mi aspetto qualcosa di diverso”.

Biglia recuperato?

“È recuperato, giocherà, non ha problemi alla caviglia e non è un rischio. Anzi, credo che abbia bisogno di giocare, deve trovare il ritmo in campo”.



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Brocchi a Radiosei: “Mi piacerebbe allenare la Lazio. L’Europa è ancora un obbiettivo”

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Cristian Brocchi, attuale allenatore del Milan Primavera, ex centrocampista della Lazio dal 2008 al 2013 è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Radiosei per raccontare la sua carriera da allenatore e per commentare il momento non positivo della Lazio.

Queste le sue parole sulla sua vita da allenatore della Primavera e della sua prima famiglia calcistica, il Milan: “Come allenatore sono morbido perché mi piace avere un rapporto con i giocatori e mi piace di fargli capire quali sono le mie richieste e le mie idee. Mi piace allenare, è il terzo anno che sono in questa nuova veste. Ora mi ci sento dentro al 100%, mi gratifica. Vivo la partita in modo differente rispetto a quando ero giocatore. Ho iniziato quando avevo 9 anni nel Milan, è il ventesimo anno con i rossoneri. Mi sento parte di questa famiglia nonostante abbia avuto dei periodi in cui non ho giocato a Milano. Io penso che questo sia un binomio che va di pari passo”.

Poi riguardo la sua seconda famiglia calcistica, la Lazio, ha così parlato: “Quando sono arrivato alla Lazio il mio obiettivo era quello di far bene e di conquistare una piazza non facile, ho avuto molto dai tifosi biancocelesti. Mi ci sono legato in maniera forte, non pensavo di trovare un’altra famiglia come quella del Milan che mi potesse entrare nell’animo così tanto. Anche con la società ho sempre avuto un buon rapporto, nonostante le difficoltà che ha con il popolo laziale. Ho sempre scisso le due cose: non vuole dire che per piacere ai tifosi devi andare contro la società. Bisogna dimostrare nell’essere un professionista quello che in realtà sei”.

Inoltre Brocchi ha anche voluto dire la sua sul suo avvicinamento alla panchina biancoceleste e sulla stagione della Lazio: “No, mi sono solo avvicinato mediaticamente. So benissimo che loro mi stanno seguendo e so di essere stimato. Sanno che mi piacerebbe fare un’esperienza del genere, però non c’è stato altro. Credo che la Lazio possa giocarsela con il Milan per un posto in Europa, le partite sono tante e possono ancora dire la loro. E’ stato un anno particolare: la scorsa stagione i biancocelesti hanno sciorinato il miglior calcio in Italia. Quest’anno non c’è continuità per vari fattori, però possono ancora fare bene”.

Poi sul suo modo di allenare e sulla sua carriera a Roma, ricca di soddisfazioni e gratificazioni: “Per mentalità cerco di proporre un calcio offensivo, mi piace. Quando giocavo e la squadra si faceva trovare sotto la linea della palla soffrivo. Da allenatore voglio sempre che la mia squadra abbia il comando del gioco. Mi piace poter trasmettere la capacità ai miei giocatori di uscire dalle situazioni complicate che la partita ti crea. Il trofeo più bello alla Lazio? La prima cosa che mi viene in mente è la vittoria della Coppa Italia. Io venivo da tanti anni dove il Milan aveva vinto tantissimi trofei a livello internazionale e nazionale. Ma non potevo essere considerato un protagonista, anche se giocavo titolare. Sono stato al fianco di Gattuso e Pirlo al massimo della forma. Aver conquistato un trofeo alla Lazio da protagonista è stata una gratificazione personale, un riconoscimento del mio valore come calciatore. Quando sono arrivato alla Lazio le cose nello spogliatoio non erano molto tranquille. Alcuni giocatori considerati più vicini alla società hanno avuto delle difficoltà di inserimento. Io ho avuto la stima dei magazzinieri e degli addetti ai lavori, che sono gli unici a conoscere la verità. Avere ancora dei rapporti con loro è la risposta a questa questione”.

Brocchi ha anche parlato di Matuzalem, colui che lo condannò a chiudere la carriera anzitempo, ma senza nessun rancore: “Lui non ha fatto nulla di diverso che non fosse nella sua natura. E’ un giocatore focoso, non l’ha fatto per farmi male o per vendetta personale. Non ce l’ho con Matuzalem, provo stima per lui e sono in buoni rapporti. Io e lui abbiamo sempre parlato, riso e scherzato. Ho sempre detto che era il centrocampista più bravo quando ho giocato nella Lazio. E’ stato un incidente di gioco. La mia carriera doveva finire così. Ci siamo anche rivisti, però non c’è stato nulla di controverso fra noi. Ho stima in lui come calciatore e come persona”.

Poi un ricordo personale sulla Supercoppa vinta a Pechino contro l’Inter: “L’abbiamo voluta vincere quella Supercoppa. Sapevamo che non potevamo imporre il nostro gioco contro una squadra che aveva appena vinto il Triplete. Potevamo fargli male, però l’unico modo per vincere era comportarsi da squadra vera. Abbiamo sofferto per molti momenti del match, però non ci siamo mai disuniti. Non è mai stata evidenziata abbastanza quella vittoria a Pechino”.

Infine alcune parole su Muslera, Lichtsteiner, Zarate e l’Europa League“Muslera poteva fare tanto nel calcio e lo ha dimostrato. Lichtsteiner ha un carattere particolare, non ti fa ridere negli spogliatoi ma non molla un centimetro. E’ un ragazzo d’oro. Zarate? Lui era tanto giovane in quel momento, la Lazio aveva il desiderio di trovare un idolo. Non è riuscito a continuare a fare quello che aveva fatto il primo anno. Sono iniziate varie problematiche, pensieri negativi che non gli hanno permesso di dimostrare quello che è in grado di fare. L’Europa League? Non è più snobbata come prima: io ricordo che nel girone eliminatorio con Ballardini in panchina ci furono parecchi infortuni, e questo non ci consentiva di fare bene sia in campionato che in Europa. Da Reja in poi abbiamo vissuto la competizione in modo differente. L’unica scocciatura è che stanca parecchio: si fanno trasferte di giovedì e ti portano via molte energie. Però è una competizione bellissima che qualsiasi calciatore vuole giocare. Come mai la Lazio non si è ripetuta quest’anno? Tutti si aspettavano dalla scorsa stagione la chance di giocare in Champions, la mancata qualificazione ha dato un contraccolpo psicologico alla squadra. La rosa della Lazio però è ampia: basti vedere Konko che sta facendo bene. Speriamo che Felipe Anderson torni quello dello scorso anno e auguro al mio fratellino Matri di segnare tanti gol. La festa a piazza di Spagna? Io auguro ad ogni singolo giocatore della Lazio di vivere quell’emozione che ho vissuto io lì”.



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Accadde oggi: la cinquina al Venezia regala la finale di Coppa Italia alla Lazio

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File: [10feb2000g.jpg] | Wed, 10 Feb 2016 10:55:05 GMT LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio www.laziowiki.org

Correva la stagione 1999/00 una delle più ricche ed emozionanti stagioni della storia della nostra Lazio. In quell’annata, infatti, i biancocelesti vinsero la Supercoppa Europea, la Coppa Italia e il Campionato, festeggiando alla grande il nuovo millennio. Oggi per la nostra rubrica storica vogliamo proprio tornare a quella stagione e raccontare la gara di andata della semifinale di Coppa Italia del 10 febbraio in cui la Lazio sotterrò il Venezia con cinque reti e ipotecò la finale.

Era il 10 febbraio 2000 dicevamo e allo Stadio Olimpico si affrontavano Lazio e Venezia nell’incontro valido per la semifinale di andata della Coppa Italia. I biancocelesti allenati da Sven Goran Eriksson schieravano in attacco il duo Boksic-Ravanelli con Mancini arretrato a centrocampo insieme a NedvedAlmeydaConceição. Il Venezia, invece, schierò molte riserve, poiché la sua posizione in campionato non era delle migliori. La Lazio partì subito alla grande e il Venezia fu costretto a chiudersi, fin dai primi minuti, in difesa. Dopo alcune occasioni mancate, arrivò la prima rete dei biancocelesti al 14′, il goal fu degnato da Mancini che fu bravo a ribattere in rete una palla respinta dal palo colpito da Mihajlovic. Dieci minuti dopo arrivò anche il raddoppio, ancora con il “Mancio” che di testa siglò la sua doppietta personale ribadendo in rete un cross di 10feb2000c1Nedved. Venezia mai in partita, se non per un tiro di Volpi di poco a lato, Lazio invece che dominò in lungo e in largo. Tanto che al 28′ arrivò anche il 3-0 su rigore, fischiato dall’arbitro Bonfrisco, per fallo di Volpi su Conceição e trasformato da Mihajlovic. La partita nel primo tempo fu un monologo dei biancocelesti che arrivarono al tiro senza troppe difficoltà, mentre gli arancioneroverdi non si resero mai pericolosi. Al 40′ venne fischiato un altro rigore, per fallo di N’Gotty su Nedved, ma Casazza respinse il tiro di Ravanelli. Così il primo tempo si chiuse sul 3-0.

Nella ripresa la musica fu sempre la stessa. La Lazio continuò a suonare la sua sinfonia, mentre il Venezia continuò a stonare. I biancocelesti continuarono ad attaccare e sfiorarono la rete in più occasioni, la più pericolosa con Conceição. Poi arrivò anche il terzo rigore di giornata, per un atterramento di Ravanelli da parte di Cardone. Questa volta andò sul dischetto Mihajlovic che non sbagliò e siglò il 4-0 per la Lazio. Eriksson poi, a risultato acquisito, optò per alcuni cambi e mise in campo Marcolin, Negro e Pinzi al posto di Boksic, Mihajlovic e Nedved. Nel finale ci furono anche due occasioni per il Venezia, la prima con Ganz che sfiorò la rete di testa colpendo il palo, la seconda con Orlandini, che si vide respingere un potente tiro da Ballotta. Ad un minuto dalla fine fu Ravanelli, ben servito da un fantastico tacco di Mancini, a chiudere la pratica e siglare la cinquina. Per la Lazio con questo 5-0 fu praticamente ipotecato l’accesso alla finale.

La gara di ritorno, infatti, finì in pareggio (2-2) e poi la Lazio nella doppia finale contro l’Inter si impose per 2-1 e conquistò la sua terza Coppa Italia. Ma questa è un’altra storia e ve la racconteremo un’altra volta.

Questo il video riassuntivo della cavalcata in Coppa Italia, in cui dal minuto 1.21 potete vedere i goal di Lazio-Venezia:

TABELLINI (fonte Lazio Wiki): 

10 febbraio 2000 – 2880 – Coppa Italia 1999/00 – Semifinale – gara d’andata

LAZIO: Ballotta, Lombardo, Couto, Mihajlovic (65′ Negro), Gottardi, Conceição, Mancini, Almeyda, Nedved (80′ Pinzi), Ravanelli, Boksic (59′ Marcolin). A disp.: Marchegiani, Pancaro, Sensini, Simeone. All.Eriksson.

VENEZIA: Casazza, Brioschi, Cardone, N’Gotty, Bianchi (53° Ginestra), Carnasciali (80′ Ibertsberger), Berg, Orlandini, Volpe, Pedone, Ganz. A disp.: Benussi, Luppi, Iachini, Bettarini, Maniero. All. Oddo.

Arbitri: Bolognino (Milano) e Bonfrisco (Monza).

Marcatori: 14′ Mancini, 24′ Mancini, 28′ Mihajlovic (rig), 59′ Mihajlovic (rig), 89′ Ravanelli.

Note: serata fredda, terreno in buone condizioni. Ravanelli ha fallito un calcio di rigore. Ammoniti: Bianchi, Carnasciali. Recupero: 1′ p.t., 1′ s.t.

Spettatori: paganti 11.910 per un incasso di lire 306.205.000.



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Lazio, senti Pulici: “Un soggetto di comune accordo tra società e tifoseria”

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E’ stato ex portiere nella nostra Lazio e dirigente, ma nonostante tutto è rimasto legato ai nostri colori. Felice Pulici comprende benissimo la situazione legata alle curve e ha voluto parlarne ai microfoni di Radiosei in esclusiva.

“Come stabilito dalle organizzazioni internazionali, dovrebbe essere un soggetto individuale (nominato di comune accordo tra tifoseria e società) per rappresentare il trait d’union tra i bisogni della Curva e le condizioni imposte dalla società. Il tifoso in questo modo è rappresentato e, tramite un continuo contatto, si può trovare il percorso più adatto nello svolgimento delle manifestazioni. Non è soltanto il riempire la casella con un certo nome. D’altra parte non è esclusivamente la Federsupporter che, come struttura esterna, deve curare gli interessi del tifoso. La Roma ha trovato questa figura in Nela, nella Lazio invece non c’è volontà di parlare con i propri sostenitori. Manca una figura di dialogo condivisa perché la società non ha mai cercato un accordo e un contatto. Dovrebbe invece esserci un rapporto normale, fondamentale per avere un’immagine esemplare a livello europeo. Un nome? Potrebbe essere quello di Luigi Martini. Calveri ha esperienza e grandi competenze in ambito amministrativo, tuttavia questo ruolo potrebbe impegnarlo oltremisura e, pur conoscendo benissimo i regolamenti, potrebbe non riuscire ad arrivare un indirizzo convergente”

Pulici ha proseguito, puntando il dito sugli organi competenti: “Il Prefetto Gabrielli doveva coinvolgere ancor di più i club e capire se c’erano le basi per intervenire. Chi gestisce l’ordine pubblico, al di là delle direttive, deve infatti conoscere le esigenze della società e della tifoseria. Rimuovere le barriere rappresenterebbe uno spreco di denaro pubblico, bisognava interpellare prima chi di interesse. La settorizzazione delle curve inoltre è un provvedimento del Ministero degli Interni che avrebbe dovuto individuare i responsabili più facilmente, chiudere un intero settore adesso è un controsenso. Aumentare gli stewards comporta certamente un esborso maggiore. Potrebbe essere utile, ma è necessario rivedere le loro funzioni. Devono avere un minimo di potere per evitare che non ci sia la polizia, altrimenti non avrebbero considerazione”



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De Canio: “Lazio, si sono spenti gli entusiasmi dopo la Champions”

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Una partita difficile per la Lazio, visto che affrontare il Verona di queste ultime giornate, con la condizione attuale dei romani, è davvero dura. Ma Luigi De Canio, attualmente senza squadra, dopo aver analizzato la lotta scudetto tra Juventus e Napoli ha voluto parlare della situazione biancoceleste, queste le parole rilasciate in esclusiva a Radiosei: “Quella di sabato è sarà una gara Scudetto, ma solo se a vincere sarà il Napoli. Nel caso contrario, visti i tanti punti ancora a disposizione, il duello resterà invece aperto in un campionato bello ed equilibrato. Speriamo sia una bella partita, ma l’assenza dei tifosi napoletani deve far riflettere sul modo di fare calcio in Italia. Da uomo di sport devo dire che ognuno ha le sue responsabilità. Dalle istituzioni che non rinnovano gli stadi ai tifosi che potrebbero vivere il calcio in modo diverso. Il discorso va però esteso anche alle società che hanno il compito di fare le cose in modo ordinato e agli sportivi che devono dare il buon esempio. Una vittoria del titolo da parte del Napoli renderebbe comunque merito all’operato di una società che partecipa costantemente alle coppe europee, nonostante non abbia il fatturato di altre squadre. Sarebbe un momento di crescita che dovrebbe avere tuttavia uno sviluppo continuo.”

Sulla Lazio ha dichiarato: “Ritengo che i biancocelesti stiano facendo il proprio campionato dopo un’annata vissuta in modo speciale. Fallendo la Champions, si sono spenti gli entusiasmi condizionando il percorso successivo. Infortuni e rendimenti altalenanti hanno poi inciso, ma credo che la squadra sia in linea con le proprie possibilità come espressione del gioco. Il potenziale tecnico è stato mantenuto in vista di uno sviluppo futuro. La differenza sta poi nella concorrenza maggiore rispetto alla passata stagione. Il centrocampo è fondamentale per la costruzione del gioco. Con i giocatori muscolari non si avrà mai una qualità di gioco costante, ma si giocherà soltanto di rimessa senza dimostrare di avere una propria identità. L’Inter ne è l’esempio lampante.In Europa League ci sono più stimoli, ho grande fiducia che la Lazio faccia un cammino importante”

Crediti: Enrico Ferretti



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De Canio: “Lazio, si sono spenti gli entusiasmi dopo la Champions”

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Una partita difficile per la Lazio, visto che affrontare il Verona di queste ultime giornate, con la condizione attuale dei romani, è davvero dura. Ma Luigi De Canio, attualmente senza squadra, dopo aver analizzato la lotta scudetto tra Juventus e Napoli ha voluto parlare della situazione biancoceleste, queste le parole rilasciate in esclusiva a Radiosei: “Quella di sabato è sarà una gara Scudetto, ma solo se a vincere sarà il Napoli. Nel caso contrario, visti i tanti punti ancora a disposizione, il duello resterà invece aperto in un campionato bello ed equilibrato. Speriamo sia una bella partita, ma l’assenza dei tifosi napoletani deve far riflettere sul modo di fare calcio in Italia. Da uomo di sport devo dire che ognuno ha le sue responsabilità. Dalle istituzioni che non rinnovano gli stadi ai tifosi che potrebbero vivere il calcio in modo diverso. Il discorso va però esteso anche alle società che hanno il compito di fare le cose in modo ordinato e agli sportivi che devono dare il buon esempio. Una vittoria del titolo da parte del Napoli renderebbe comunque merito all’operato di una società che partecipa costantemente alle coppe europee, nonostante non abbia il fatturato di altre squadre. Sarebbe un momento di crescita che dovrebbe avere tuttavia uno sviluppo continuo.”

Sulla Lazio ha dichiarato: “Ritengo che i biancocelesti stiano facendo il proprio campionato dopo un’annata vissuta in modo speciale. Fallendo la Champions, si sono spenti gli entusiasmi condizionando il percorso successivo. Infortuni e rendimenti altalenanti hanno poi inciso, ma credo che la squadra sia in linea con le proprie possibilità come espressione del gioco. Il potenziale tecnico è stato mantenuto in vista di uno sviluppo futuro. La differenza sta poi nella concorrenza maggiore rispetto alla passata stagione. Il centrocampo è fondamentale per la costruzione del gioco. Con i giocatori muscolari non si avrà mai una qualità di gioco costante, ma si giocherà soltanto di rimessa senza dimostrare di avere una propria identità. L’Inter ne è l’esempio lampante.In Europa League ci sono più stimoli, ho grande fiducia che la Lazio faccia un cammino importante”



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Ballotta: “La Lazio potrebbe fare di più. Europa League? Tutta da giocare”

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ballotta ndrangheta

La Lazio è chiamata a dimenticare lo scialbo pareggio con il Genoa e a ritornare alla vittoria che manca dalla partita con il Chievo. I biancocelesti saranno impegnati con Hellas e Frosinone, ma tra queste due partite vi è l’importante sfida di Europa League contro i turchi del Galatasaray.

Anche Marco Ballotta, ex portiere della Lazio, ha detto la sua sul periodo altalenante che dura ormai da inizio stagione, in esclusiva a TuttoMercatoWeb: “Ci sono alti e bassi, come da inizio stagione. Non c’è continuità, si aspettano dei risultati utili per scalare la classifica finora la squadra biancoceleste non è riuscita a scalare posizioni. Cambiare questo trend sarà dura”

Poi in vista di Hellas e Frosinone ha aggiunto: “Venderanno cara la pelle però, se non si riesce a battere anche le ultime due squadre in graduatoria, vuol dire che c’è qualcosa che non va. Ma fa parte del calcio, ci può stare. La Lazio potrebbe fare qualcosa in più, ma non si può cambiare tutto in modo radicale in poco tempo. La stagione va così, gli alti e bassi  non rappresentano solo un momento ma è forse la vera realtà della squadra. Magari l’anno prossimo si cambierà qualcosa, oppure no. Non so, sarà il club a decidere, ma quest’anno gli alti e bassi continueranno a esserci”

In un secondo momento, alla domanda riguardante una possibile rimonta in classifica  ha risposto: “E’ possibile, ma serve una continuità di risultati che non c’è da inizio campionato, forse manca qualcosa nella squadra. Forse non è completa, ma la Lazio può fare qualcosa in più”

Infine sulla sfida di Europa League: “Sarà un bel test, tutto da giocare. Più si va avanti nella competizione, più ci sono squadre difficili da affrontare. Vedremo come andrà a finire”



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Lazio Primavera: l’impresa in Coppa Italia sfuma, Manaj promuove l’Inter, Calì show

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Al Brera di Sesto San Giovanni si è disputata la gara di ritorno della Semifinale di Coppa Italia Primavera tra l’Inter di Vecchi e la Lazio di Inzaghi. I nerazzurri si affidano a Gnoukouri e Manaj, spesso convocati in prima squadra da Mancini, mentre per i romani ci sono Palombi e Dovidio.

Le prime vere iniziative sono di marca biancoceleste, in primis con Palombi servito su cross da Manoni ma con forza poco sufficiente per impensierire Radu, successivamente con Rossi che di destro prova ad impensierire il rumeno dell’Inter ma l’estremo difensore blocca a terra con difficoltà. La gara sembra viaggiare su binari biancocelesti e verso la mezz’ora il cross di Dovidio non viene bloccato a dovere da Radu e Rossi non approfitta dell’occasione perchè la palla va fuori. Nella serie di azioni che contraddistinguono il primo tempo spicca, verso il finale, un vero e proprio tentativo dell’Inter con Manaj che vede neutralizzare con la gamba destra di Matosevic una sua conclusione da distanza ravvicinata.

Secondo tempo contraddistinto dalla pioggia, e da una nuova azione pericolosa della Lazio: una palla tagliata attraversa tutta l’area ma Palombi col sinistro colpisce male il pallone. Ma sbagliare un gol vuol dire subirlo, infatti Manaj porta in vantaggio l’Inter grazie ad un contropiede innescato da Baldini e che mette in difficoltà la squadra romana nel computo totale. Ma è qui che inizia lo show di questa semifinale, i cambi e le situazioni cambiano le sorti della partita: Calì, subentrato a Folorunsho, prima segna sfruttando di testa un calcio d’angolo, dopo addirittura ribalta il risultato e l’ago della bilancia a suo favore segnando servito da un cross di Palombi; ma l’Inter beffa tutti poco dopo con il solito Manaj che approfitta di un pasticcio in area laziale su calcio d’angolo e insacca alle spalle di Matosevic.

Il finale s’infuoca: una rissa scaturita da uno scontro tra Germoni e il neoentrato Pinamonti porta all’espulsione di entrambi i giocatori, con le due panchine che cercano di tenere a bada la situazione; varie azioni della Lazio non avranno fortuna, una deviazione in angolo su tiro di Bonetto e il gol di Palombi nato dallo stesso angolo annullato per fuorigioco del romano; Calì viene espulso per fallo su Zonta con braccio largo e la partita finisce qui, col sogno sfumato dalla Lazio e dall’Inter che, seppur soffrendo, si giocherà la finale.

Dalle parole di Simone Inzaghi rilasciate a Lazio Style Radio si nota lo sconforto: “Avremmo meritato la finale, purtroppo questo è il calcio.Abbiamo pagato una mischia in area, sono orgoglioso di essere a capo di questa squadra. Anche Tare è venuto negli spogliatoi e si è complimentato con i ragazzi, ha visto una squadra vogliosa contro una corazzata come l’Inter. Hanno tutti apprezzato molto questo gesto. I nerazzurri, per il loro valore, dovrebbero fare un campionato a parte, invece li abbiamo messi sotto con due prestazioni strepitose. È motivo di grande orgoglio, questo confronto non doveva avere storia. Manaj? Hanno l’imbarazzo della scelta”.

Ovvio l’entusiamo di Stefano Vecchi ai microfoni di Sportitalia: “È stata una questione di episodi come succede in gare equilibrate. In casa loro abbiamo raccolto il gol e abbiamo portato a casa una vittoria importante. Siamo stati bravi a riprendere la partita. Grandi i ragazzi che ci hanno creduto fino alla fine. Manaj? I gol fanno bene a lui che ha bisogno di giocare, fa bene a noi per il risultato. Si è sentito coinvolto, all’inizio ha fatto un po’ fatica. Ha sbagliato un gol nel primo tempo, ne ha fatti 2 nel secondo. Sono orgoglioso di tutta la squadra. Loro hanno sfruttato bene alcune situazioni, i calci d’angoli, le ripartenze. Mi rendo conto che alcuni erano in campo coi crampi e attimi di nervosismo: a noi sembrava che Pinamonti fosse andate in scivolata e Germoni ha risposto con un fallo di reazione. A noi sembrava una cosa regolare poi è successo una parapiglia. Anche questo è il calcio, pure se certe scene sarebbero da evitare. La Juventus è la squadra più forte in assoluto, noi ce la giocheremo con chiunque. Noi siamo arrivati in finale, speriamo di crescere sotto l’aspetto del gioco”.



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Lazio, il tour nelle scuole tocca a Gentiletti, Felipe Anderson e Milinkovic-Savic

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Continua con successo l’operazione Tour nelle Scuole promosso dalla Lazio, stavolta la struttura che ha vinto alcuni campioni dei più piccoli è stata l’Istituto Comprensivo Grazia Deledda. Vi proponiamo una sorta di dialogo diretto tra ragazzi, giocatori e dirigenti.

Felipe Anderson: “Com’è essere famosi? Una cosa bella, vuol dire che il tuo lavoro è riconosciuto e che stai facendo una cosa importante”

Gentiletti: “Quando vinciamo una partita c’è sempre soddisfazione. È bello fare bene nel weekend quello che proviamo per tutta la settimana. Quando ho giocato la prima volta all’Olimpico ero molto emozionato, è una sensazione difficile da spiegare. Mi succede sempre quando c’è una partita importante. Perché ho scelto il calcio? Giocare a calcio è un desiderio che uno sente dentro da piccolo”.

Felipe Anderson: “Mia madre dice che quando ero nella pancia già davo i calci. A 5-6 anni ero sempre con il pallone, già da piccolo ero innamorato del calcio. Se c’è tensione dopo una partita persa? Sì, perché siamo delusi. Ci sono anche dei compagni che parlano in questi momenti”

Milinkovic-Savic: “Quando sbaglio un gol mi sento malissimo, non ci dormo la notte”

Felipe Anderson: “Nello sport capita di perdere una partita, ma bisogna subito cercare nuove motivazioni, non si deve mai abbassare la testa. Giocando a calcio si conosce tutto il mondo, c’è un lato bello e uno brutto. Sei sempre lontano dalla famiglia ma ad esempio conosci città belle come Roma. Mi piace giocare nella Lazio, quando ho avuto la possibilità di venire qua non ci ho pensato molto. Già seguivo la squadra, sono molto contento di giocare nella Lazio”

Domanda cattiva di un tifoso giallorosso verso Gentiletti, ossia la sensazione dopo aver perso il derby 2-0: “Una sensazione bruttissima, perdere il derby non è mai bello”

Felipe Anderson: “Essere campioni? Ci doveva essere Miro (Klose) per rispondere. Bisogna soffrire tanto, fare cose diverse dagli altri, fare ogni giorno meglio. Solo così si può diventare un campione. Cosa si prova ad andare in tv? È bello, a me piace quando arrivo a casa e rivedo la partita. E piace anche alla mia famiglia che é lontana e può seguirmi. Come facciamo a vincere sempre contro la Fiorentina? Da quando sono arrivato abbiamo quasi sempre vinto, alla mia prima partita all’Olimpico abbiamo pareggiato. È bello vincere contro squadre forti. Cerchiamo sempre di dare il nostro meglio. Quando non riesci a giocare bene ci sono i calciatori più esperti che ti motivano. Ognuno deve essere consapevole di fare un lavoro importante”.

Il Responsabile della Comunicazione, Stefano De Martino, chiede ai tre calciatori. “Cosa si prova a giocare davanti al pubblico più bello d’Italia?”. Ma risponde Gentiletti: “Una sensazione sempre bella”. De Martino chiede a Felipe Anderson se sente di mettere in campo tutto l’impegno possibile per la Lazio: “Certamente, ogni giorno che non riesco a fare bene arrivo a casa e mi dico che devo fare di più e migliorare. La risposta è sì, sicuramente”. Infine chiede a Milinkovic-Savic le sue ambizioni, e risponde così: “Il mio obiettivo è quello di giocare la Champions League, mi alleno e cerco di fare di tutto per riuscirci”.

Chiude la giornata Manzini, parlando della questione curve: “I giocatori non lo dicono quanto è difficile giocare senza tifosi, ma tra di noi lo diciamo tutti i giorni. In ogni caso non ho mai trovato una squadra che si identifichi così profondamente con la sua tifoseria. È un tutt’uno, nulla può incrinare questa cosa. La Lazio e il suo pubblico dovrebbero essere al di sopra di ogni interesse”.



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Barriere nelle Curve, nel pomeriggio importante incontro in Prefettura. 10 Daspo per gli ululati di Lazio-Napoli

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Un’accelerata per riportare apparentemente la calma. Un incontro, fissato questo pomeriggio, per provare a mettere d’accordo società e istituzioni affinché le barriere possano essere rimosse dalle Curve dello Stadio Olimpico. La divisione dei settori del tifo caldo biancoceleste continua a essere un tema caldissimo nella Capitale. Proprio ieri il Prefetto di Roma Franco Gabrielli è tornato sulla questione, provando a spiegare nel dettaglio l’attuale situazione: “C’è un percorso che è stato sollecitato dalle due società, in particolar modo dalla Roma, ed è stato siglato una sorta di accordo per trovare una strada che concili gli interessi di tutti”. Lo stesso Gabrielli, intercettato dai giornalisti al termine dell’evento Città Metropolitana, ci ha tenuto a sottolineare che l’inserimento delle barriere non è stata una sua volontà, bensì una decisione presa degli organi superiori: “Lo dico per l’ennesima volta, perché mi sono stancato di fare il San Sebastiano su questa vicenda: la divisione delle curve non è un’idea di Gabrielli, è un’indicazione del Ministero dell’Interno e di una specifica task force dell’aprile 2014, è una richiesta specifica del questore, esaminata dal comitato per l’ordine e la sicurezza. Io sono uno che si assume le responsabilità, me ne sono fatto carico insieme ad altri. Poi dire che il tema delle divisioni sia esclusivo del Prefetto credo sia molto scorretto. Io la mia responsabilità me la porto fino in fondo”.

Come detto in precedenza, proprio nella giornata di oggi, esattamente alle 16.30, si terrà in Prefettura un incontro tra Questore, Lazio, Roma, Coni e Prefetto per provare a trovare una soluzione che accontenti tutti e soprattutto riporti la gente allo stadio. Un’impresa che potrebbe non bastare in casa Lazio, vista l’aspra protesta della tifoseria nei confronti di Lotito e tutta la dirigenza biancoceleste. All’incontro, richiesto più volte dal presidente statiunitense della Roma James Pallotta, parteciperanno il Prefetto Franco Gabrielli, il Questore D’Angelo, il responsabile marketing del CONI Diego Nepi, il direttore generale della Roma Baldissoni e il presidente della Lazio Claudio Lotito.

Intanto continua a tenere banco la questione legata alla squalifica del campo in relazione agli ululati razzisti di alcuni tifosi biancocelesti nei confronti del difensore del Napoli Koulibaly durante il match valevole per la 23° giornata di Serie A dello scorso mercoledì. Come riporta l’edizione online de’ “La Repubblica”, la Questura di Roma avrebbe identificato grazie alle telecamere a circuito chiuso dell’Olimpico i dieci tifosi ritenuti responsabili della vicenda. Per loro è prontamente arrivato il Daspo, mentre altre 40 persone potrebbero ricevere la stessa sanzione: momentaneamente la loro posizione sembrerebbe essere al vaglio, ma non sono escluse novità nelle prossime ore.



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Di Battista e Mazza contro Lotito: “Sta rovinando la Lazio”

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Matteo Renzi ospite negli studi di La7 mentre critica la gestione di Claudio Lotito e del calcio italiano.

Il presidente della nostra Lazio tale Claudio Lotito nel bene o nel male fa parlare sempre di se. La maggior parte delle volte però, come è palesemente evidente, si parla più male che bene del gestore, che da quando ha in mano il club biancoceleste ha sempre gestito i suoi interessi e mai quelli della Lazio. Ormai la maggior parte dei tifosi se ne sono accorti e la protesta contro Lotito è destinata a non finire mai, a meno che  l’odiato presidente non decida di andarsene. Ma non sono solo i supporters biancocelesti a non condividere la gestione della Lazio di Lotito, anche due tifosi di spicco come Alessandro Di BattistaMauro Mazza non sono per niente d’accordo con le decisioni del presidente. Entrambi infatti anno criticato Lotito e la sua gestione come si può leggere dalle dichiarazioni che vi proponiamo qui di seguito.

Alessandro Di Battista, deputato del Movimento 5 Stelle, ospite al ‘”Processo del Lunedì” ha affrontato il tema degli stadi sempre più vuoti: “Io non faccio il presidente di una squadra di calcio, provo a legiferare per far sì che la gente torni allo stadio, che il calcio sia pulito e non ci siano conflitti d’interessi. Sarebbe bello far tornare i tifosi negli stadi attraverso politiche che non li criminalizzino. Io sono un tifoso della Lazio, vado in Curva e mi pago il biglietto, ultimamente però vorrei non andarci perché la Lazio gioca male e perché non voglio dare soldi a Lotito

Mauro Mazza, direttore di Rai Sport e fervido tifoso biancoceleste, invece, ha rilasciato un’intervista sulle pagine de Il Tempo. Queste le sue parole più significative: “Lotito dovrebbe cercare delle persone che siano in grado di aiutare la Lazio, per farla primeggiare. Lui ha dimostrato di non essere all’altezza. Dovrebbe cercare qualcuno che possa permettere alla Lazio il salto di qualità. Sarebbe un gesto nobile, ma sicuramente non mi ascolterà….”



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Reja: “L’Olimpico vuoto non aiuta. La Lazio ha un patrimonio straordinario”

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Questa mattina, nella pancia dello stadio Olimpico di Roma, vi è stato l’incontro annuale della FIGC con dirigenti, allenatori e giocatori appartenenti alle società di Serie A. Al termine di questa riunione, che ha trattato di problematiche di carattere organizzativo e di natura tecnico-disciplinare, l’ex allenatore della Lazio Edoardo Reja ha detto la sua sul periodo tutt’altro che positivo che stanno vivendo allenatore e giocatori biancocelesti.

Da quando è arrivato Pioli qualcosa di positivo mi sembra ci sia stato, poi ci sono dei momenti in cui le cose non girano bene. La Lazio, poi, ha avuto parecchi infortuni, soprattutto nella parte centrale della difesa.Quando sei impegnato in Europa ce ne sono sempre parecchi, anche io ne ho avuti tanti”.

L’attuale allenatore atalantino ha ritagliato gran parte della propria intervista ai tifosi biancocelesti -facendo riferimento al proprio passato sulla panchina laziale- ai quali si è rivolto direttamente lanciando un appello:  “Ho avuto difficoltà anche io, in alcuni momenti non ho condiviso le loro scelte. Quando sono arrivato dopo Petkovic, eravamo quasi a metà classifica, anche peggio, poi ci siamo rialzati e su 20/21 partite siamo riusciti a fare 36 punti. C’è mancato un pelo per arrivare in Uefa e c’erano 3mila, 4mila persone allo stadio. E’ deprimente l’Olimpico vuoto, anche per i ragazzi che mi chiedevano dove stessimo giocando. Questo non aiuta. Vorrei fare e dire una cosa: anche se non credo sarò ascoltato, ma quando uno ama la Lazio deve partecipare sempre, i valori della squadra sono al di sopra di ogni contestazione. La Lazio ha un patrimonio straordinario e ci sono state delle partite in cui era pieno lo stadio, vedevo questi colori bianchi e azzurri ed era un’emozione. Mi piacerebbe che tornassero quei tempi”.

 



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Bacci: “Giocare alla Lazio non è come giocare in altre squadre”

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Segue la Lazio con grande spirito d’appartenenza, trascorse 5 anni con la maglia biancoceleste, precisamente dal 1990 al 1995, collezionando 124 presenze. Conosce bene anche l’Hellas Verona che la Lazio affronterà giovedì all’Olimpico ed è consapevole del fatto che non sia un buon momento per giocare contro la squadra veneta. L’ex difensore e centrocampista Roberto Bacci, in esclusiva per lalaziosiamonoi.it, ha analizzato il periodo che la Lazio sta vivendo in un’intervista di Davide Capogrossi:

Un pareggio a reti inviolate. Mister Pioli continua a parlare di bicchiere mezzo pieno, non si sta abusando di questa considerazione?Per la squadra che abbiamo si poteva fare qualcosa in più. Dispiace perché le prestazioni a volte non sono neanche male, manca un pizzico di fortuna. La squadra crea e riesce a fare delle buone gare, ma se poi non si vince i punti di distanza diventano tanti. Più si va avanti e più è difficile arrivare nelle posizioni che contano”.

La gara con il Genoa ha registrato un passo in avanti della coppia centrale. In marcatura si comportano bene, il problema è la difesa della profondità con una linea alta.Ultimamente la difesa si sta comportando abbastanza bene. Sembrava fosse il reparto più in difficoltà con l’assenza di de Vrij, il fuoriclasse della difesa. In avanti ci sono dei veri bomber, giocatori che possono garantire 50-60 gol a stagione in complessivo. Quest’anno non riescono a sbloccarsi per le qualità che hanno, sono punti preziosi che vanno persi”.

Aspettavamo rinforzi in difesa, è arrivato il solo Milan Bisevac. È convinto di questa mossa? Non lo conosco bene, non potrei giudicare. La coppia centrale sta avendo un buon affiatamento, magari soffre qualche palla dietro la schiena perché non è velocissima (ride, ndr). Bisogna essere bravi a leggere in anticipo queste situazioni. Se la rosa fosse un po’ più ampia sarebbe meglio, manca qualcuno che possa dirigere la difesa dopo l’infortunio di de Vrij. In questo momento non stanno subendo tanto, stanno facendo pochi gol”.

Giovedì all’Olimpico arriva l’Hellas Verona, reduce dalla prima vittoria in campionato e da un convincente pareggio contro l’Inter.È il momento peggiore per incontrarla, anche loro sanno che possono sparare le ultime cartucce se vogliono salvarsi. Devono fare diversi punti, sono in fondo alla classifica. Non troveremo una squadra che viene all’Olimpico per difendersi, ma il Verona deve fare diverse vittorie se vuole salvarsi e non si accontenterà del punticino. Affronterà la partita a viso aperto, questo può essere favorevole alla Lazio”.

Un eventuale passo falso contro il fanalino di coda certificherebbe il fallimento totale della stagione?Ci sono ancora diverse partite. È chiaro che ci aspettiamo una vittoria anche per l’ambiente e per raggiungere le posizioni di vertice. La vittoria deve essere quasi d’obbligo. La Lazio ha fatto ottime prove anche in trasferta, ha vinto a Milano e a Firenze, perdere punti durante il percorso è un grande dispiacere. È ancora tutto aperto, diverse squadre stanno facendo filotti, abbiamo tutte le carte in regola per farlo anche noi e  rimontare la classifica”.

Si gioca di giovedì, sarà una partita per pochi intimi. Non credo che ci sarà un Olimpico strapieno. I giocatori sanno l’importanza della partita, diversi di loro si devono confermare se vogliono restare alla Lazio. Devono dimostrare di essere giocatori importanti che sposano l’obiettivo. Giocare qui non è come nelle altre squadre.”.



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Burleanu chiama Radu: “Vorremmo che tornasse in nazionale”

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Stefan Radu e la Nazionale Rumena un amore durato sette anni tra alti e bassi ma con pochissime presenze, solo quattordici, e mai sbocciato veramente. Molto spesso, infatti, il terzino di Bucarest ha criticato la nazionale del suo paese e non ha mai giocato con grande motivazione per la sua nazione. Con la maglia della Romania ha esordito nel 2006 nella partita contro la Spagna terminata 1-0 per i rumeni. Ha partecipato poi al campionato d’Europa del 2008 in Austria e Svizzera, dove la sua squadra è stata eliminata al primo turno. Infine dopo varie divergenze avute negli anni con le guide tecniche della Nazionale, il 5 aprile 2013 ha annunciato ufficialmente il suo ritiro a soli 27 anni.

Ora sembra però che la Romania abbia ancora bisogno di lui. Infatti la nazionale del CT Anghel Iordănescu, qualificata ad Euro 2016, dovrà affrontare nel girone A la Francia, l’Albania e la Svizzera. Sarà dunque molto complicato il cammino della Romania ai prossimi Europei. La squadra è già al lavoro, ma per passare il turno ci vorrà il giusto mix di qualità ed esperienza. Proprio per questo il presidente della federazione rumena Rãzvan Burleanu spera di poter convincere Radu, fuori dal giro della Nazionale da oltre tre anni, a ritornare a giocare per il suo paese. Il presidente a così parlato ai microfoni di digisport.ro della situazione del terzino rumeno: “Se Radu tornerà in Nazionale? Solo lui conosce la risposta. Noi vogliamo averlo in squadra, lui lo sa. Siamo in attesa di una sua risposta. Aspettiamo a braccia aperte sia Stefan sia Ciprian Marica (ndr attaccante dello Steaua Bucarest): sono due calciatori che vale la pena avere in squadra e di cui il calcio romeno ha urgente bisogno”.

Queste parole riusciranno a convincere Stefan a ritornare a giocare per la sua patria? Vedremo se il terzino laziale risponderà positivamente o se ormai considera chiusa la sua esperienza con la Romania.



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Ululati Curva Nord. Tare:” I laziali non sono come li descrivono”

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Facciamo un passo indietro e torniamo a quel tanto contestato Lazio-Napoli di Mercoledì sera, giornata dove la protagonista del match non fu il Napoli ma la “Curva Nord” ed i suoi cori “razzisti” (o semplicemente buu) contro il giocatore di colore partenopeo. Tare spezza una lancia a favore dei tifosi laziali cercando di gettare acqua sopra ad un incendio alimentato con benzina dalle maggiori testate giornalistiche.

“I fischi e i buu? Non penso che siano contro la società, di solito ci fanno altri cori. A parte gli scherzi, sono situazioni che non devono succedere in nessun campo, figuriamoci a Roma. Noi prendiamo le distanze perché è un fenomeno che va combattuto. La tifoseria laziale non è quella che si descrive. I buu che sentiamo sono contro il giocatore forte. Noi abbiamo avuto, anche in passato, giocatori di colore che hanno sempre mantenuto un bel rapporto con la tifoseria. L’unica cosa che posso dire è che va assolutamente evitato e che la squalifica è giusta”.

Il ds laziale poi torna a parlare sulla situazione attuale della Lazio dichiarando che il tempo per risalire la classifica non manca evidenziando due squadre blasonate che precedono la squadra capitolina (Roma e Milan)

Tornando al match contro il Napoli, l’albanese paragona la squadra di Sarri con quella di Pioli della scorsa stagione:

“Vedendo la partita di mercoledì, il Napoli mi ha ricordato molto la Lazio dell’anno scorso. Come ho detto tempo fa, noi abbiamo perso continuità e certezze. Per ritrovarle dobbiamo giocare ogni partita come una finale. Va anche detto che ci sono state assenze importanti. Mercoledì avevamo ben sei giocatori fuori che potevano essere utili. Manca purtroppo la consapevolezza di essere una grande squadra, che può lottare per certi obiettivi fino in fondo”.



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Genoa – Lazio: le dichiarazioni del post partita

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Ieri sera GenoaLazio hanno pareggiato per 0-0 allo Stadio Marassi di Genova. Un pareggio meritato per entrambe le squadre, che hanno fatto poco o nulla per vincere la partita e non si sono mai fatte del male a vicenda. Nel primo tempo hanno giocato meglio i biancocelesti, nel secondo i rossoblu e alla fine il pareggio è stato il risultato più giusto. Nel post partita, oltre alla conferenza di Pioli, ci sono state alcune dichiarazioni dei protagonisti del match e qui le abbiamo raccolte per voi.

Al termine della gara, ai microfoni di Lazio Style Radio è intervenuto Patric che ha così parlato della prestazione della squadra: “Oggi volevamo vincere, sapevamo che era una partita difficile, ci abbiamo provato. Abbiamo lottato fino alla fine ma è stato un peccato non vincere. Dobbiamo continuare a lavorare per vincere le prossime partite. Abbiamo bisogno di vittorie, oggi la squadra ha lottato fino alla fine e questo è l’atteggiamento giusto. Ci è mancato solamente il gol. Poi sulla sua prestazione: “La mia prestazione? Da quando sono arrivato qui ho lavorato sempre per giocare, il mister mi ha detto che sto lavorando bene. Qui c’è un calcio diverso, ho aspettato il mio momento e oggi penso ho fatto bene. Lavoro per aiutare la squadra, se il mister decidesse di farm giocare io sono qui pronto. I nostri attaccanti oggi hanno giocato bene ma ci è mancata la fortuna. Meritavamo di vincere anche se il Genoa ha giocato bene. Io sono un terzino a cui piace molto spingere, mi manca un po’ la fase difensiva ma con il tempo sto migliorando. Sono giovane, devo migliorare ancora molto. Sono felice di essere qui e di imparare dagli altri. Infine un ultimo parere sulla squadra ed un commento ai suoi tatuaggi: Cosa manca alla squadra? Purtroppo ci sono partite in cui non riusciamo a segnare, i nostri attaccanti lavorano bene sia in allenamento sia in partita. Se continuiamo così avremo più fortuna in futuro. Abbiamo bisogno di vincere perché stiamo facendo bene. I tatuaggi sulla mano? Per i miei genitori!”.

Queste invece le parole del difensore genoano Nicolas Burdisso ai microfoni di Mediaset Premium: “Stiamo facendo delle ottime partite, ora deve venire fuori la forza di gruppo. Ci prendiamo questo punto, bisogna sempre giocarsela fino alla fine per tutta la stagione”.

Un altro giocatore del Genoa ha preso poi la parola ai microfoni di Radio Nostalgia, si tratta di Diego Laxalt: “I gol arriveranno, ogni tanto capitano questi momenti dove fai dieci gol in una settimana e poi non ce la fai più a farne uno. La partita è stata una grande lotta, la Lazio non ha fatto meglio di noi. Io posso giocare ovunque in attacco, sento mio quello sulla fascia sinistra, lì sono comodo. Le assenze? Speriamo che Ansaldi e Pavoletti stiano fuori poco tempo, loro sono importanti”. 

Queste invece le parole, ai microfoni di Sky Sport, di Gian Piero Gasperini: “Oggi ho visto il Leicester, complimenti a Ranieri, noi tecnici italiani siamo molto preparati come allenatori. Questo di stasera è un punto importante dopo una settimana difficile, con squadre incontrate toste e preparate. È stata una partita non facile, da non perdere, anzi abbiamo provato a vincere in alcune occasioni. Davanti si poteva fare qualcosa in più, la squadra ha dimostrato un buon valore. C’è stato agonismo in campo, entrambe le squadre davanti hanno fatto poco, anche la Lazio appunto”.

Infine le dichiarazioni di Gasperini in conferenza stampa: “Non è facile giocare contro questo tipo di squadre. Credo che abbiamo dimostrato grande spirito. Non è stato facile neanche per gli avversari, che hanno avuto anche meno occasioni di noi. Alla vigilia magari un punto sarebbe andato bene, ma vista la gara avremmo voluto ottenere qualcosa di più. C’è da dire che siamo stati molto bravi in fase difensiva, abbiamo concesso veramente poco alla Lazio. E tra l’altro era molto difficile giocare su questo campo, oggi il Ferraris non era assolutamente in buone condizioni”.



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Lazio-Genoa: la conferenza stampa post partita di Pioli

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La Lazio ha pareggiato per 0-0 contro il Genoa nell’anticipo delle 20.45 della 24° giornata della Serie A. Un pareggio che serve a poco ad entrambe le squadre, in lotta per obbiettivi differenti ma comunque deluse dal risultato finale. A fine partita il tecnico biancoceleste Stefano Pioli ha esaminato la prestazione dei suoi nella consueta conferenza stampa del dopo gara. Di seguito le sue parole.

Quali sono le condizioni di Basta e perché ha scelto di mettere Patric invece di Lulic rimettendo Konko sulla destra?

“Basta ha avuto un risentimento muscolare e per questo l’ho dovuto sostituire. Mentre Konko mi stava piacendo in marcatura su Cerci e non volevo cambiare le cose.” 

La preoccupa più non segnare o non calciare proprio in porta?

“Non sono preoccupato. Io penso che se continuiamo a giocare in questo modo, con questa intensità, presto torneranno i gol. E con loro anche le vittorie.”

È stata la fotocopia della sfida con l’Udinese?

“Io credo che abbiamo fatto molto meglio rispetto a Udine. Ci manca l’ultimo passaggio, questo senza dubbio. Abbiamo concluso troppo poco e dobbiamo migliorare sotto questo punto di vista.”

Come mai ha optato per Mauri e Djordjevic lasciando fuori Lulic e Keita?

“Perché credevo che era la scelta migliore per quello che ho visto negli ultimi giorni in allenamento”. 

Come si fa a risolvere il problema del gol? Perché si chiama centravanti se non tira in porta?

“Sicurmaente il centrvanti si chiama così per attaccare la porta. Djordjevic ha fatto un gran lavoro e ha avuto una buona occasione per tirare in porta e non l’ha sfruttata. Ma il problema non è questo. È la ricerca dell’ultimo passaggio che mi preoccupa di più”.

Come valuta la prestazione dei centrali di stasera?

“I centrali hanno fatto sicuramente una buona gara. Anche se io valuto più la fase di non possesso. E la squadra ha lavorato molto bene in questo senso”.

Queste, invece, le parole del tecnico biancoceleste ai microfoni di Lazio Style Channel subito dopo la fine del match: “E’ mancata la cosa più importante, fare gol, sono tre partite che non segnamo. La squadra ha interpretato bene la gara su un campo non adatto a fare un certo tipo di gioco. Buon primo tempo, abbiamo prodotto, purtroppo c’è mancato il guizzo, la palla inattiva che ci avrebbe permesso di vincere la partita. Non sempre abbiamo avuto tanta grinta, avremmo avuto una classifica diversa. Giocando così in futuro c’è più possibilità di vincere che perdere. Ho messo questa formazione in base a quello che ho visto durante gli allenamenti, stessa cosa con i cambi.

Poi sulla buona prestazione della difesa: “Credo che la prestazione dei difensori dipende in gran parte dal lavoro di tutta la squadra. Hanno lavorato tutti, correndo e portando pressione. Hanno affrontato l’avversario con i giusti equilibri.  Infine su Anderson e Mauri. “Io sto vedendo un Felipe in crescita, per le sue qualità ci si aspetta qualcosa di più, certo, ma è un giocatore che ha bisogno di fiducia e provare le giocate. E’ normale, è giovane, tornerà. Mauri è un giocatore intelligente, ci dà più movimento tra le linee, è una soluzione in più che cercherò di sfruttare al meglio”.



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Genoa-Lazio, la cronaca della partita

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Termina 0-0 l’incontro tra Genoa e Lazio di questa sera allo stadio Luigi Ferraris di Genova. Un match che ha deluso le aspettative: Gasperini prevedeva una Lazio molto forte quasi imbattibile ma, in realtà, il Genoa è riuscito a tener testa ai biancocelesti. Rivediamo insieme le azioni salienti della gara;

Dopo il fischio d’inizio di Orsato, la Lazio attacca verso la curva nord in casa rossoblu. Tra il 2′ e il 4′ Felipe Anderson non si lascia intimidire e parte portando a casa il primo corner della partita. Il Genoa tenta un’azione offensiva con il cross Cerci che viene immediatamente fermato da Hoedt, la Lazio riparte. Al 5′ Destro spettacolare di Cataldi dal limite dell’area viene immediatamente bloccato dal portiere del Genoa Perin che devia la palla verso l’angolo, ed è il terzo corner della partita per i biancocelesti. Tra l’8′ e il 9′ Mauricio marca alla grande Pavoletti, un po’ troppo secondo l’arbitro Orsato che rimprovera il giocatore brasiliano. Una grandiosa occasione per il Genoa al 12′, Basta lascia sfuggire un pallone, Marchetti riesce a salvare la situazione. Al 16′ Laxalt difende bene il Genoa dando molto filo da torcere a Basta che, però, risponde altrettanto bene sulle fasce. Dopo due minuti c’è un calcio di punizione per la Lazio battuto da Cataldi, Rincon concede il corner ai biancocelesti. Al 19′ Mauri dal calcio d’angolo con un colpo di testa becca il pallone che finisce contro la traversa, una grande occasione persa per la Lazio. Al 21′ Parolo durante l’azione colpisce Cerci che finisce a terra, cartellino giallo per il giocatore biancoceleste. Al 23′ seconda punizione battuta da Cataldi, ne consegue l’ennesimo calcio d’angolo ma senza esiti rilevanti.

genoa-lazioAl 27′ Anderson ferma Burdisso al limite dell’area di rigore. Al 32′ Pavoletti in area di rigore tenta l’azione ma il pallone finisce fuori dalla porta di Federico Marchetti. Al 38′ colpo basso e grande spavento per la Lazio, Konko ferma sul filo del rasoio un cross di Cerci. Il Genoa non riesce a passare in vantaggio. Un minuto dopo scontro tra Munoz e Milinkovic, ferita alla testa per il giocatore serbo. Al 44′ Parolo tenta un cross con il destro e l’azione si conclude con un nulla di fatto, se avesse calciato a sinistra sarebbe potuta andare meglio. 2 minuti di recupero per il primo tempo. Al 45’+2′ Pavoletti tenta l’azione, Marchetti blocca il pallone allo scadere del I tempo.

Al rientro in campo ci sono le prime sostituzioni di mister Pioli che richiama Basta in panchina e fa entrare in campo Patric. Al 48′ Suso parte in attacco e Parolo lo blocca immediatamente facendolo cadere, il giocatore genoano guadagna una punizione che non va a buon fine, Hoedt respinge il pallone. Al 50′ Ennesimo corner per la Lazio, questa volta a guadagnarlo è lo spagnolo Patric. Al 52′ ammonizione per il genoano Suso che si aggrappa alla maglietta di Hoedt per trattenerlo, Orsato non risparmia il cartellino giallo. Al 55′ Ansaldi chiede il cambio per forti dolori muscolari, al suo posto entra Rigoni. Al 60′ Izzo indirizza un colpo di testa verso i pali di Marchetti, il portiere laziale blocca immediatamente il pallone. Un minuto dopo viene ammonito Munoz per contrasto su Djordjevic. Al 63′ lo stesso Munoz tenta il gol colpendo il pallone di testa, strepitosa parata di Marchetti che si trova immediatamente a parare un altro cross di Pavoletti. 64′ Seconda sostituzione di mister Pioli che vorrebbe risollevare le sorti della partita, fuori Mauri entra Keita. Al 65′ – Grande occasione per la Lazio con Parolo in area, Perin lo blocca e il Genoa riparte.

patricPoi al 69′ Keita chiede a Orsato il rigore per un contatto con Izzo, l’arbitro non concede il privilegio. Al 69′ Gasperini cambia Cerci con Tachtsidis. Ammonizione per Cataldi. Felipe Anderson tenta male una rovesciata. Al 75′ Marchetti blocca l’azione di Tachtsidis, ancora una volta vediamo il portiere protagonista in campo, altra occasione persa per i genoani. Al 76′ Perin blocca l’azione di Keita che finalmente ha tentato un tiro verso la porta. Al 78′ c’è l’ultimo cambio per mister Pioli che sostituisce Cataldi con Lulic. Al 79′ Sostituzione anche per il Genoa: out Suso, in Lazovic. A sei minuti dal termine Rincon trattiene Lulic e Orsato solleva il cartellino giallo verso il giocatore del Genoa. Azione inversa al minuto successivo, Lulic stende Rincon e becca anche lui un bel giallo dall’arbitro. Al 88′ minuti di sofferenza per Pavoletti preso da forti dolori muscolari. La’arbitro segnala poi 4 minuti di recupero. Al 90’+1′ Keita tenta il cross che viene immediatamente bloccato dai guantoni di Perin. 90’+3′ Mauricio di testa pericoloso sugli sviluppi di un calcio d’angolo.

Dopo quattro minuti di recupero la partita finisce in quel di Genoa: il campo del Ferraris ha visto la Lazio protagonista durante il primo tempo, nel secondo, invece, meglio il Genoa. Un match carico di errori e di occasioni sprecate sia per i biancocelesti che per i rossoblù.

TABELLINI: 

GENOA (3-4-3): Perin; Munoz, Burdisso Ansaldi (58′ Rigoni); Izzo, Rincon, Dzemaili, Laxalt; Suso (79′ Lazovic), Pavoletti, Cerci (69′ Tachtsidis).

A disp. Lamanna, De Maio, Marchese, Capel, Ntcham, Pandev, Fiamozzi, Gabriel Silva, Matavz.

All. Gian Piero Gasperini

LAZIO (4-3-3): Marchetti; Basta (46′ Patric), Mauricio, Hoedt, Konko; Milinkovic, Cataldi (78′ Lulic), Parolo; Felipe Anderson, Djordjevic, Mauri (64′ Keita).

A disp. Berisha, Guerrieri, Braafheid, Gentiletti, Klose.

All. Stefano Pioli

ARBITRO: Orsato (sez. Schio). Ass.: Di Liberatore-Fiorito. IV: Alassio. Add.: Mazzoleni-Chiffi

NOTE. Ammoniti: 19′ Parolo (L), 52′ Suso (G), 61′ Munoz (G), 72′ Cataldi (L), 85′ Rincon (G), 86′ Lulic (L)

Recupero: 2′ pt; 4′ st.



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Chiocci (Il Tempo): “In Italia molta ipocrisia sul razzismo. Lazio vittima di un cliché”

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Dopo la sospensione del direttore di gara Irrati a causa dei presunti ‘BU’ razzisti nei confronti del difensore di colore del Napoli Koulibaly è arrivata puntuale la decisione del giudice sportivo, che ha provveduto a squalificare per due turni il settore “Curva Nord” e uno i Distinti “Nord-Est” e “Nord-Ovest”. L’ennesima beffa in una stagione maledetta per i colori biancocelesti sia sotto il lato sportivo che non, con proteste da parte della maggioranza dei tifosi contro le barriere al centro della curva, come stabilito dal Prefetto di Roma Franco Gabrielli, e una gestione societaria totalmente discutibile.

Il Direttore del quotidiano capitolino “Il Tempo”, Gian Marco Chiocci, ha parlato ai microfoni di 1900tv, esprimendo la sua opinione sui temi caldi in casa Lazio. L’intervista si apre proprio con un commento sui fatti accaduti mercoledì sera allo Stadio Olimpico: “Io vado sostenendo da tempo che tutte queste regole sul razzismo sono da rivedere. Mi accorgo da anni che quello che accade in Italia in termini di razzismo è molto ipocrita. Sospendere una partita come quella di mercoledì sarebbe stata una follia. E’ un modo di fare schizofrenico, la Federcalcio e la Lega ci dicono come bisogna comportarci allo stadio ma sono i primi a fare dichiarazioni sui neri che mangiano banane e di calciatrici lesbiche. Una grande parte della tifoseria laziale ce l’ha a morte con Lotito. Molti sanno che basta fare un ‘BU’ per far scattare una sanzione pecuniaria e sappiamo tutti quanto il patron laziale sia attaccato al denaro”. Multa che la società biancoceleste dovrà pagare proprio in conseguenza a quella responsabilità oggettiva delle società di cui parla il regolamento F.I.G.C. in merito agli episodi di razzismo negli stadi. Una legge che Chiocci propone di eliminare per dire basta ai ricatti degli Ultras nei confronti delle società: “Bisogna capire bene cosa si intende per responsabilità oggettiva, perché così si rischia di diventare schiavi degli Ultras. In Italia succedono cose che in altri paesi non accadono. Di fronte alla schizofrenia uno deve denunciare il fatto che per alcuni la legge si applica e che per altri si interpreta. Bisogna anche capire cosa è razzista e cosa è discriminatorio, dire romano bastardo mi sembra abbastanza grave, esattamente come l’insulto nei confronti dei napoletani. Inoltre c’è da dire che nella Lazio ci sono dei giocatori di colore. Bisogna trovare delle regole che valgano per tutti. L’arbitro avrà avuto le sue buoni ragioni per sospendere la partita, però queste cose accadono in tutti i campi di tutte le categorie. Nella Capitale accadono alcune cose che in altre parti non accadono. Anche lo stesso Malagò, che è tutto fuorché laziale, ha detto che se fai determinati cori rischi di diventare ostaggio dei tifosi. Intorno al mondo del calcio girano troppi interessi che condizionano le regole che valgono per tutti. Secondo me è fondamentale sopprimere la responsabilità oggettiva su questo tema, le società e il Viminale devono mettersi intorno al tavolo e riscrivere le regole per non essere ostaggio di alcune dinamiche”.

Il direttore de’Il Tempo inoltre evidenza la risonanza mediatica del ‘fattaccio’, che sponsorizza inevitabilmente in modo negativo tutto l’ambiente Lazio: “A livello d’immagine tutto questo fa male alla Lazio: perché viene additata come società fascista e razzista. Intorno alla Lazio si è costruito un cliché che non aiuta i biancocelesti. I diritti tv vanno avanti a tutto, il resto è un contorno. L’unico presidente che ha fatto qualche cosa contro queste cose è Lotito, che ha cominciato bene ma ha finito malissimo facendo numerosi errori che rischiano di danneggiare la Lazio. Mi viene da pensare che se in campo non ci fosse stata la Lazio, l’arbitro non avrebbe sospeso la partita”.

Gian Marco Chiocci, in carica dal 15 settembre 2013, conclude il suo intervento con una riflessione sulle tanto discusse barriere poste nelle due curve dello Stadio Olimpico: “Il Questore avrà le sue buone ragioni insieme al Prefetto, ma è possibile che accade tutto solamente a Roma?”



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Lazio Primavera, a Crotone da corsari. Inzaghi sorride e sprona: “Ora a Milano!”

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Il giorno migliore per vincere, 2-0 a Crotone e la Lazio Primavera aggancia il quinto posto; le giovani aquile con un autogol e il solito Calì riescono a far sorridere non poco Simone Inzaghi, che in piena emergenza riesce a strappare un importante risultato in terra calabrese.

Finalmente torna il fattore fortuna, ultimamente assente, e soprattuto quel cinismo che non ha contraddistinto tutto il campionato dei biancocelesti. Su una punizione dalla distanza di Murgia, arriva l’intervento di Nicoletti ma il pallone viaggia verso la porta che difende ed è 1-0; il primo tempo viaggia su binari che prevedono la spinta dei crotonesi, con la Lazio che controlla in qualche modo. Il secondo tempo rivede il Crotone in avanti, ma le conclusioni non hanno il risultato sperato, la situazione più eclatante illude il “Baffa” di Cotronei quando una conclusione di Galli finisce sull’esterno della rete. Ed è in questo momento che la miglior difesa è l’attacco, e Calì toglie le castagne dal fuoco: l’ex romanista riceve palla al limite dell’area e batte Tabokas sul palo “forte”. La reazione calabrese non solo non è immediata, ma la Lazio Primavera rischia di capitolare purtroppo senza fortuna con il neoentrato Sarac; solo in quel momento la squadra di Parisi si risveglia e sfiora il 2-1  che avrebbe riaperto le speranze di (almeno un) pareggio.

Ma la partita finisce, la Lazio Primavera continua nella strada verso le Final Eight, ora è quinta e aspetta la sfida diretta tra Empoli e Palermo. Simone Inzaghi è contento della prova dei ragazzi, e le sfrutta come spinta per la Coppa Italia, queste le sue dichiarazioni rilasciate a Lazio Style Channel: “Era una partita importante, sono stati bravi i ragazzi. Siamo stati compatti in un campo difficile. Eravamo in emergenza, ma sono stati tutti all’altezza. Non ho nulla da dire, ci prendiamo questa bella vittoria. Il calendario è spietato ma andremo a Milano per giocarci la partita contro l’Inter. Siamo stati bravi a colpire al momento giusto, come sempre accade gli episodi sono decisivi. Questa volta la fortuna ha girato dalla nostra parte ma siamo anche stati bravi a stare in partita e rischiare poco. Calì è stato molto bravo sul secondo gol”. Uno sguardo ai singoli: “Sono contento anche di Cotani che ha fatto molto bene. È un ragazzo serio, che si allena bene. Ma sono soddisfatto di tutti. C’era anche qualche giocatore fuori ruolo. Lì davanti stanno tutti andando forte. Noi stiamo in ritardo e dobbiamo cercare di collezionare punti”.

Sulla coppa nazionale è sicuro e deciso: “C’è ancora rammarico per la partita di andata, per quella sconfitta immeritata. Ma andremo a Milano per giocarcela.”



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L’allenatore del Genoa Gasperini: “La Lazio ha un organico forte e un modo di giocare collaudato”.

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Nella foto Gasperini

Giocare in casa potrebbe aiutare il Genoa a risollevare le sorti di un campionato non molto florido. La squadra ligure, nella stagione 2015/2016 sta pagando cari gli errori difensivi iniziali e attualmente occupa il quintultimo posto in classifica. La squadra, tuttavia, ha una gran voglia di riscatto. Ieri, alla vigilia della gara contro la Lazio, mister Giampiero Gasperini ha tenuto la consueta conferenza stampa pre-partita:

Contro la Lazio dobbiamo interpretare bene la gara, sono un’ottima squadra con giocatori importanti. L’organico è molto forte ed hanno un modo di giocare collaudato benché non stiano vivendo un periodo felicissimo. Dobbiamo cercare di chiudere questa settimana nel migliore dei modi facendo innanzitutto la prestazione, vincere per noi significherebbe risollevare la classifica. Dobbiamo ritrovare un po’ di gioco d’attacco. La fase offensiva non è fatta solo di individualità, ma anche di conoscenza e di gioco corale. La difesa ha fatto una buona prestazione, chi gioca sta facendo bene. È la base per ottenere i risultati. La difesa si è sempre comportata bene tranne che in un periodo dove abbiamo pagato. Il fatto di giocare in casa ci può aiutare, dobbiamo ripartire”.

La classifica vede il Genoa in sedicesima posizione con pochi risultati positivi alle spalle: “Siamo in una situazione in cui non ci possiamo far condizionare dai risultati. La classifica è corta. Dobbiamo ottenere da ogni gara il massimo. Siamo pronti a stare dentro fino all’ultimo. Se si vince queste partite, ti tiri fuori prima sennò stai dentro e combatti. Turn over? L’allenamento di oggi è decisivo e avremo una seduta domani. L’unico che ha un piccolo problema è Munoz, ma potrebbe essere recuperabile.”

L’allenatore ligure ha aggiunto qualche informazione sulla recente cessione di Perotti che ha raccolto pareri discordanti all’interno della tifoseria genoana: “Se il presidente ha voluto vendere Perotti è perché c’era la necessità di cedere il giocatore. Non avrebbe fatto una soluzione così impopolare e difficile per la squadra. Abbiamo molti giocatori in attacco: c’è anche Capel, Lazovic. All’occorrenza è un ruolo che può fare anche Laxalt”.



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Amarcord Genoa Lazio: quando Zarate regalò i 3 punti alla Lazio

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Era il 18 aprile del 2009 e la Lazio espugnò “Marassi” con il punteggio di 0 a 1.
Gli uomini di Delio Rossi, dopo aver vinto il derby per 4 a 2, vincono a Genova contro i rossoblù di Gasperini grazie al gol di Mauro Zarate che quell’anno mandò in estasi tutto il popolo biancoceleste.

Ecco le formazioni che scesero in campo il 18 aprile del 2009:

GENOA: Rubinho, Biava, Ferrari, Bocchetti, Mesto (67′ M.Rossi), Thiago Motta, Juric, Criscito (74′ Vanden Borre), Palladino, Jankovic, Sculli (62′ Olivera). A disposizione: Lamanna, Sokratis, Modesto, El Shaarawy. Allenatore: Gasperini.

LAZIO: Muslera, De Silvestri, Diakite (55′ Siviglia), Rozehnal, Kolarov, Lichtsteiner, Dabo (74′ Meghni), Ledesma, Mauri, Zarate, Pandev (41′ Rocchi). A disposizione: Carrizo, Cribari, Radu, Del Nero. Allenatore: Rossi.

Arbitro: Sig. Saccani (Mantova) – Assistenti Sigg. Niccolai e Papi – Quarto uomo Sig. Pierpaoli.

Marcatori: 65′ Zarate.

Note: giornata nuvolosa, terreno in discrete condizioni. Ammoniti Juric, Biava e Kolarov per gioco scorretto, Mauri per proteste. Angoli 6-4 per il Genoa. Recuperi: 4′ p.t., 5′ s.t.

Spettatori: 26.000 circa.



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Pioli: “Stiamo allontanando i veri tifosi. La stagione non è ancora finita, ora non è tempo di valutazioni”

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Stasera alle ore 20.45 la nostra Lazio affronterà il Genoa allo stadio Marassi per la 24 esima giornata della Serie A. I biancocelesti dopo la partita persa in casa contro il Napoli vogliono ripartire già da oggi, anche se non sarà facile contro i grifoni di Gasperini. Infatti anche i rossoblù arrivano da una sconfitta, rimediata contro la Juventus, e vorranno farsi perdonare dai propri tifosi. Questa la conferenza stampa integrale di Stefano Pioli che ha parlato a lungo ieri pomeriggio di diversi argomenti, ma soprattutto delle prospettive future dei biancocelesti, dei tifosi e della squadra genoana.

Qual è lo stato d’animo suo e della squadra?

“Quello che mi aspetto è una grande reazione, non siamo riusciti a fermare la capolista e a dare continuità ai risultati. La prestazione con il Napoli non è stata così insufficiente come è stata descritta, ma abbiamo perso. Domani ci aspetta un ambiente carico, affrontiamo una squadra difficile. Quello che è successo con il Napoli non fa bene a nessuno, né a noi né al nostro ambiente. Non mi chiedete se era giusto quello che ha fatto l’arbitro perché non ho voglia di parlarne. Ho la mia opinione, bisogna fare in modo di far tornare allo stadio i veri tifosi. Invece sta succedendo il contrario, si sta facendo di tutto per allontanarli”.

Qual è il pungolo per far scattare una reazione?

“Siamo indietro rispetto a quello che dovevamo fare. Guardare troppo indietro ora non serve a nulla, stiamo pagando caro il calo di novembre e di inizio dicembre. Nelle ultime undice partite abbiamo perso due sole volte contro le più forti d’Italia. Con tutte le altre ce la siamo giocata. Dobbiamo fare bene da qui alla fine, a partire da domani”.

Qual è il primo passo per ripartire?

“Giocare con grande agonismo e pallone su pallone, dobbiamo essere attenti e più veloci rispetto all’ultima partita”.

La società può fare qualcosa in più per i tifosi?

“Noi siamo i primi a non aver ricreato entusiasmo e passione, quindi ciò che merita il nostro popolo. Poi ci sono state le barriere, le squalifiche che hanno condizionato. Il calcio è uno spettacolo, è sempre meglio farlo con i tifosi. I responsabili, certo, siamo anche noi”.

La difficoltà maggiore rispetto all’anno scorso?

“Sicuramente le difficoltà iniziali, non mi aspettavo un’estate del genere. Ci conoscevamo, sapevamo gli obiettivi, non mi aspettavo di saremmo presentati alla prima di campionato senza aver mai vinto. Poi ci sono stati troppi infortuni, non possono essere messi da parte. Ci eravamo ripresi, purtroppo è arrivato il mese di novembre. Ma stiamo tirando le somme troppo presto, il campionato non è ancora finito. L’Europa è difficile, ma fino a quando non ci sarà la certezza matematica dobbiamo credere al nostro obiettivo”.

Klose può tornare quello dell’anno scorso? SI può far giocare più avanti, in zona-gol?

“Non dobbiamo fare confusione, ho detto che quando giochiamo con due attaccanti, lui è quello che per caratteristiche torna più dietro. Ma quando è stato impiegato da solo ha giocato come terminale offensivo. Contro il Napoli ha cercato di sfruttare le occasioni, che comunque non sono state tante”.

La Lazio può puntare all’Europa League?

“I nostri impegni prossimi sono in campionato, abbiamo Genoa e Verona, poi l’Europa League. Dobbiamo giocare al massimo”.

Cosa si sente di dire ai tifosi per come si è sviluppata questa stagione?

“Stiamo facendo valutazioni di una stagione che non si è ancora conclusa. Alla fine non mi tirerò indietro nel fare le valutazioni. Se poi dovessimo vincere, allora qualcosa cosa direbbe? Non siamo partiti sapendo di de Vrij, aveva avuto un’operazione all’adduttore che non faceva presagire il problema al ginocchio. Il preliminare l’ha giocato senza problemi al ginocchio”.

Il calendario ravvicinato può essere un aspetto positivo? Un giudizio sul Genoa?

“Tornare in campo subito non ci può che fare bene. Il Genoa è spinto molto dal proprio ambiente, gioca un calcio aggressivo, fisico, ma vogliamo ripartire. Nell’ultimo periodo abbiamo fatto tante cose bene, abbiamo dimostrato di essere all’altezza, abbiamo perso contro Napoli e Juve, le due squadre più forti. Il Genoa ha preso dei giocatori nuovi, non so chi giocherà domani”.

Favorevole alla moviola in campo?

“La tecnologia sulla riga di porta è utile, già questo è stato un passo in avanti. Non sono d’accordo con le altre soluzioni perché snaturano il gioco del calcio”.

La Lazio spesso non tira una volta in porta. Può andare meglio senza un vero centravanti?

“Qualche difficoltà l’abbiamo avuta, anche se ultimamente abbiamo segnato due gol a partita di media. Siamo mancati in velocità, se diamo la possibilità agli avversari di riposizionarsi, allora andiamo in difficoltà. Dobbiamo attaccare di più la profondità”.

 



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Biava: “Genoa in positivo, Lazio assenze penalizzanti”

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E’ intervenuto oggi ai microfoni di Lazio Style Radio 89.3 in occasione della partita di domani contro il Genoa, Giuseppe Biava. Il classe ’77 ha avuto la possibilità di conoscere sia il club del Genoa, stagione 2009-2010, che quello della Lazio, in cui ha trascorso ben quattro anni. Già nella stagione 2010-2011 diventa titolare fisso della squadra biancoceleste, realizzando tre reti in 35 incontri. Nel 2012 rinnova il contratto per un anno, chiudendo la stagione con 31 presenze complessive. E’ presente in campo anche il 26 Maggio 2013, in occasione della finale vinta per 1-0 contro la Roma.

Dunque l’ex difensore ci racconta della sua esperienza nella Lazio e nel Genoa, analizzando anche la partita di sabato: “Lazio e Genoa sono state due tappe importanti per la mia carriera. A Genoa sembrava un periodo di declino invece sono rinato, alla Lazio ho passato momenti bellissimi. Sono le due società in cui mi sono trovato meglio. Il Genoa dopo un momento negativo pare si sia ripreso. Contro la Juve ha fatto un’ottima partita, era difficile fermarla. A livello difensivo ha tenuto bene. La Lazio paga le troppe assenze, a centrocampo contro il Napoli era decimata”. Poi sulla gara di sabato: “Il Genoa è in positivo, lo stadio li può aiutare. Ha ritrovato equilibrio nonostante ha perso un giocatore importante come Perotti. Con la Juve non ha sofferto molto, si è difesa bene, per la Lazio sarà difficile. Gasperini è uno che vuole vincere, che vuole attaccare. In casa non si difende, anzi. Gli infortuni hanno fatto la differenza: ha subito importanti perdite come de Vrij, Biglia, Radu, Lulic. Non l’ho mai vista giocare con la classica formazione tipo. Lì dietro si sono spesso alternati, un reparto come la difesa ha bisogno di essere collaudato, quindi devono giocare il più possibile insieme”.



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Liverani sul razzismo: “Non posso credere che il tifoso laziale lo sia”

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La partita di mercoledì sera che ha visto protagoniste la Lazio e il Napoli, verrà ricordata da molti come un nuovo episodio di razzismo, che ha fatto ricadere l’attenzione sui cori razzisti dalla curva Nord all’indirizzo di Koulibaly, piuttosto che dal punto di vista del gioco, scaturendo anche la squalifica per due turni della curva laziale da parte del Giudice Sportivo.

Fabio Liverani è stato calciatore biancoceleste arrivando a Roma dal miracoloso Perugia di Cosmi e Gaucci, e la sua accoglienza non fu molto calda, tanto che qualche timida contestazione colorita la ricevette.

Ai microfoni di Radiosei, l’ex numero 20 spezza una lancia a favore della Curva Nord:”Non vedo razzismo, non posso pensare che il tifoso laziale lo sia. Credo che sia stato solo uno sfogo, un momento di delusione“.

Infine, l’ex centrocampista laziale ha concluso:  “Sono stato tante volte all’Olimpico negli ultimi anni, non è mai successo niente. Ci sono stati Dabo e Mudingayi. Oggi ci sono Onazi, Konko e Keita.Il tifoso laziale non può essere identificato così.



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Personaggi storici SS Lazio: Fernando Viola

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Nel giorno della sua tragica scomparsa, avvenuta il 5 febbraio del 2001 a Roma, vogliamo ricordare Fernando Viola, che ha vestito la maglia biancoceleste per cinque stagioni.

Fernando Viola nasce a Torrazza Piemonte (TO) il 14 marzo 1951 e a soli 20 anni esordisce in Serie A con la Juventus nel ruolo di centrocampista. Era la stagione 1971/72 e con sole 4 partite disputate con la maglia bianconera riuscì a laurearsi Campione d’Italia. A Torino però non avrebbe trovato molto spazio, a causa dei grandi campioni che militavano nella Juventus, così fu dato in prestito al Mantova. Nella città dei Gonzaga giocò per una stagione collezionando 36 presenze e due goal. Nella stagione successiva fece così ritorno al club degli Agnelli, dove restò per due stagioni e vinse un’altro scudetto, ma non giocò mai con continuità. Così decise di trasferirsi al Cagliari dove restò per una stagione collezionando 28 presenze e tre reti.

Ed ecco che arriviamo al momento in cui il suo destino incrociò i colori biancocelesti. Venne infatti notato da alcuni osservatori della Lazio e fu acquistato con il consenso di Vinicio, all’epoca allenatore della squadra. La compagine capitolina stava difatti tentando di ricostruire una squadra vincente dopo i fasti dello Scudetto e Viola sembrò la scelta giusta. Così esordì con la l’aquila sul petto nella stagione 1976/77 collezionando 19 presenze e due reti. Nella stagione successiva però non rimase alla Lazio, ma fu dato in prestito al Bologna, poiché stentò ancora ad imporsi, come nella Juventus, a causa dei giocatori che militavano nel club capitolino. Gente del calibro di D’Amico, CordovaAgostinelli e altri non consentirono al 25 enne di imporsi tra le prime scelte a centrocampo. Dopo una stagione lontano da Roma fu richiamato per il campionato 1878/79 in cui la Lazio era viola4 7980guidata in panchina da Bob Lovati. A causa di un grave infortunio però giocò solo 13 partite. Nell’anno successivo collezionò 28 presenze, ma la Lazio retrocedette in Serie B a causa dello scandalo del Calcioscommesse. Scandalo nel quale molti giocatori bianocelesti furono coinvolti, ma Viola non ne fu scalfito. Nonostante tutto Fernando fece vedere di che pasta era fatto quell’anno e disputò un’ottima stagione. Anche nel campionato cadetto Viola rimase alla Lazio come titolare fisso e vi rimase fino al 1982, anno in cui passò al Genoa in Serie A. Chiuse la sua esperienza con la maglia biancoceleste con 121 presenze e 12 reti. Si ritirò dal calcio professionistico nel 1985.

Viola è stato un giocatore solido e con buona visione del gioco. Era dotato di tecnica e di un tiro potente con il quale ha segnato sempre segnato dei bei goal con tiri da fuori area ben calibrati. Aveva discrete doti di creatività e di fantasia. Inoltre fu sempre molto corretto in campo, cosa molto apprezzata dagli allenatori. È mancato forse un po’ sotto il profilo caratteriale ma i suoi interessi fuori del calcio lo hanno forse distratto rispetto alla feroce determinazione necessaria per sfondare ad alti livelli. Gentile e affabile con tutti, lasciò un vuoto tra gli sportivi, soprattutto laziali, quando scomparve ad appena cinquant’anni per un assurdo incidente stradale accaduto mentre viaggiava in motorino in Viale Parioli a Roma. Nella capitale,infatti, aveva messo su famiglia e aveva deciso di risiedere.

Noi di Since abbiamo voluto ricordarlo così con questa breve storia della sua carriera e speriamo che lui, che ci guarda da lassù dal paradiso delle aquile biancocelesti, possa aver apprezzato.



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Curva Nord a porte chiuse, le reazioni della tifoseria.. e di Lotito!

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Il mattino seguente alla decisione del Giudice Sportivo di chiudere la Curva Nord per due partite, ha scatenato ovvie critiche, polemiche e reazioni, in primis dei diretti interessati, i tifosi, e poi del presidente Lotito, certo della assenza di razzismo nella tifoseria biancoceleste.

Un esponente della Nord ha voluto rispondere ai microfoni di Radio Sei, giustificando ciò che è accaduto mercoledi scorso: “Non essendoci noi in quella curva ovviamente ora ci sono famiglie e bambini, come questa società preferiva da tempo. Non si dovevano più sentire cori contro Lotito o cori definiti razzisti, ma ieri è successo comunque. È diventata una cosa continua, allora non siamo solo noi. Quei cori non sono razzisti, come ben spiegato da Pioli. Nella Lazio ci sono tanti giocatori di colore, non si tratta di razzismo. Poi tanti si indignano per i soliti cori contro i napoletani, ma potrei elencare tanti cori contro di noi: non è sempre razzismo? Purtroppo pensano che chi rovina il calcio siamo noi tifosi, adesso che non ci siamo più a cosa si attaccheranno? Dicono di aver eliminato la parte violenta, eppure hanno preso due giornate di squalifica. Le istituzioni si dovrebbero svegliare. Lo stadio deve essere un luogo di culto e goliardia. Questa curva non si può disgregare così, qualcosa faremo. Saremo presenti prossimamente con qualche iniziativa. Riproporremo anche l’evento ‘Di Padre in Figlio'”.

Nelle parole di Claudio Lotito, che troviamo su La Repubblica, ci sono accuse ben precise: “Anche chi fa valutazioni dovrebbe tenere conto di cosa ha fatto la società in questi anni […] Sparano sempre contro di me, ma sono contigui con quegli ambienti. Dicono di aver eliminato i violenti, eppure hanno preso 2 giornate. Adesso a cosa si attaccheranno? Ma quello non è razzismo, anche nella Lazio giocano ragazzi di colore”



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Arriva il rinnovo di Cataldi: “Un’avventura che proseguirà fino al 2020 e, spero, oltre!”

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Danilo Cataldi, centrocampista della Lazio e della Nazionale italiana Under-21 ha rinnovato ieri il suo contratto con la società biancoceleste fino al 30 Giugno 2020. Il classe ’94, cresciuto nell’Ottavia, viene acquistato dalla Lazio nel 2006. Dopo la trafila nelle minori biancocelesti, nel 2011 fa parte prima degli Allievi Nazionali e poi della Primavera.

Nel 2013 rinnova il contratto con la Lazio fino al 2017 e, dopo convocazioni costanti in Prima Squadra e l’anno in prestito al Crotone in Serie B, fa ritorno alla Lazio. Dopo aver saltato quasi tutta la prima parte della stagione 2014-2015 per via di molteplici infortuni, fa il suo esordio con la maglia della società biancoceleste il 14 Gennaio 2015, in occasione degli ottavi di Coppa Italia. 

Indossa per la prima volta la fascia da capitano nella vittoria casalinga contro la Fiorentina, provando un’emozione indescrivibile. Il 17 Dicembre 2015 segna il suo primo gol con la maglia della Lazio, in occasione degli ottavi di finale di Coppa Italia contro l’Udinese; mentre il suo primo gol in Serie A si verifica il 24 Gennaio 2016 contro il Chievo. 

Questo ragazzo ha sempre mostrato onore, rispetto e amore per la maglia e giocare nella Lazio è sempre stato il suo sogno. Lo ribadisce intervenendo ai microfoni di Lazio Style Radio 89.3, in occasione del suo rinnovo:

Sto bene, sono emozionato e felicissimo. Sono contento che la mia avventura con questa squadra proseguirà. Ho iniziato da piccolino con questa maglia e adesso ho 21 anni, speriamo di continuare fino a fine contratto e oltre. E’ un bel percorso, sono contento“. Cataldi ha sfruttato l’occasione per spiegare anche il suo momento di forma: “Ho imparato molto in questo anno e mezzo in prima squadra, si apprende ogni giorno e da ogni compagno sia che sia più grande sia più piccolo. Ho imparato a vivere un gruppo importante in un contesto difficile come Roma. Devo migliorare anche quello che ho già appreso. Ogni allenamento e ogni partita ti dà quel qualcosa in più. Il gol preferito? Quello in Coppa Italia è stato un gol per la liberazione visto che non passavamo un bel momento e io aspettavo da tanto un gol con questa maglia. Sono affezionato di più a quello con il Chievo, è stato anche più bello esteticamente ed è stato importante perché ha permesso di sbloccare la partita. Speriamo di farne altri. Non sarebbe per niente male segnare al derby, ma anche a tutte le altre squadre se serve alla squadra per vincere



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Quando con il termine “razzismo” ci si riempie troppo la bocca in maniera sbagliata…

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Troppo spesso in questo paese la parola RAZZISMO viene usata in maniera bigotta e becera. Ovviamente si condanna chi fa dal razzismo la propria cultura, ma come spesso avviene in questo paese le morali e le lezioni di vita vengono fatte da persone che dovrebbero solo tacere.

In Italia, dato certo, dovrebbero essere chiusi tutti gli stadi perché di cori discriminatori e pseudo-razzisti ce ne sono a bizzeffe. In questo paese si è fatto della discriminazione verso l’altro il nostro becero dogma, come se fosse obbligatorio nel nostro paese fare qualche coro di disprezzo: proprio l’altro ieri l’ultimo caso all’Olimpico di Roma dove per cori razzisti verso Koulibaly la partita Lazio Napoli veniva sospesa, per poi essere ripresa 5 minuti dopo.

Ovviamente tutti a condannare questi cori, dalla tv alla carta stampata, nel classico atteggiamento del buon samaritano tipicamente italiano dove tutti si sentono migliori, non avendo però le carte in regola per parlare. Chi ha frequentato lo stadio a Roma sa benissimo che il famoso coro “bububu” è di pura ignoranza e non di razzismo, ovviamente sbagliato e da condannare, ma la matrice razzista non è proprio esatta, visto che razzismo significa avere dell’odio nei confronti di altre persone.

Questo odio è difficile da vedere, considerando che allo stadio accedono anche tifosi di colore, e se ci fosse puro odio razziale faticherebbero ad entrare; essi sicuramente verrebbero insultati e odiati. Se i tifosi della Lazio fossero razzisti, anche alcuni nostri giocatori verrebbero presi di mira, ma TUTTI i giocatori attuali e passati della Lazio non si sono mai lamentati.

Di ignoranza ne esiste parecchia allo stadio ma, per favore, non riempitevi la bocca con parole che sono più grandi di tutti noi. Ovviamente nessuno parla del vero razzismo, dove se sei napoletano vieni insultato dal romano, o se sei milanese vieni insultato dal napoletano; allo stadio si sentono sempre cori indirizzati a napoletani, romani, milanesi, bergamaschi, fiorentini, torinesi o genovesi, ma le becere trasmissioni televisive e i giornalisti sportivi non parlano affatto del vero razzismo che attanaglia questo paese, si scandalizzano per dei “buuuuu“, segno di ignoranza e non di razzismo.

Chi fa “bububu” non fa parte di commandos razzisti o del Ku Kux Klan; magari ha amici di colore con i quali va d’accordo, magari il suo giocatore o cantante preferito è di colore e fa quel coro perché è ignorante ma non razzista; ovviamente essere ignoranti è una colpa e questo problema dovrebbe essere arginata dalle scuole e dalle famiglie, ma evitiamo di scadere nella mediocrità umana e intellettuale, cosa peggiore dei “bubububu” ignoranti.

W Koulibaly, W Drogba o W Onazi; abbasso i finti moralisti e gli ignoranti con il microfono!



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Denizli analizza le prestazioni dei biancocelesti: “Lazio squadra valorosa, ma il nostro obiettivo è vincere!”

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Ad assistere alla partita di ieri sera all’Olimpico, tra gli spalti in tribuna, vi era il tecnico del Galatarasay, Mustafa Denizli. L’allenatore turco ha colto l’occasione del match di ieri sera per assimilare alcune informazioni fondamentali riguardo la Lazio, prossimo avversario in Europa League. Anche se la gara non è ancora prossima a venire, il Galatarasay si sta già preparando per affrontare al meglio questa partita e fare una delle sue miglior prestazioni.

Le sue parole riportate da Fanatik.com: “Ogni volta che si scende in campo si cambiano 3 o 4 giocatori, quindi non c’è più del 60% di vedere la stessa squadra vista con il Napoli giocare anche contro di noi. Ci sono alcuni che giocano più degli altri, questi li stiamo monitorando in modo particolare. La Lazio è una delle migliori squadre del campionato italiano. Ieri ha giocato un buon primo tempo ma non saremo in grado di dire in che modo scenderanno in campo contro di noi se non il giorno prima del match. Noi faremo la nostra partita anche se sarà difficile. Non considereremo la partita di ieri, questa non dice niente sulla Lazio. Sono tranquillo, nei prossimi giorni avremo ancora più dati da studiare. Noi siamo il Galatasaray, dobbiamo pensare solamente a noi stessi, abbiamo ben chiari i nostri obiettivi. Il Fair Play Finanziario? Rende tutto più difficile ma in questi anni la dirigenza ha mostrato di sapersi adattare alle regole, facciamo tutto con le migliori intenzioni. Quando affronteremo la Lazio dovremo stare tranquilli: faremo in modo di limitare gli errori difensivi e aumenteremo il peso offensivo. Sarà un mese complicato? Molto, ma la mia squadra è in un buon momento di forma e sono sicuro faremo bene”

Poi interviene ai microfoni di calciomercato.it: “Ogni volta che si scende in campo si cambiano 3 o 4 giocatori, quindi non c’è più del 60% di vedere la stessa squadra vista con il Napoli giocare anche contro di noi. Ci sono alcuni che giocano più degli altri, questi li stiamo monitorando in modo particolare. La Lazio è una delle migliori squadre del campionato italiano. Ieri ha giocato un buon primo tempo ma non saremo in grado di dire in che modo scenderanno in campo contro di noi se non il giorno prima del match. Noi faremo la nostra partita anche se sarà difficile. Non considereremo la partita di ieri, questa non dice niente sulla Lazio. Sono tranquillo, nei prossimi giorni avremo ancora più dati da studiare. Noi siamo il Galatasaray, dobbiamo pensare solamente a noi stessi, abbiamo ben chiari i nostri obiettivi. Il Fair Play Finanziario? Rende tutto più difficile ma in questi anni la dirigenza ha mostrato di sapersi adattare alle regole, facciamo tutto con le migliori intenzioni. Quando affronteremo la Lazio dovremo stare tranquilli: faremo in modo di limitare gli errori difensivi e aumenteremo il peso offensivo. Sarà un mese complicato? Molto, ma la mia squadra è in un buon momento di forma e sono sicuro faremo bene”.

Infine esprime la sua opinione riguardo l’episodio dei cori razzisti da parte dei tifosi biancocelesti:  “Un atteggiamento di questo genere della tifoseria è inaccettabile. Nonostante i provvedimenti di Uefa e Fifa purtroppo è difficile controllare questi comportamenti di alcuni tifosi, che si ripetono. L’arbitro è stato tempestivo nel fermare la partita, è stata una cosa giusta e sono d’accordo. Fortunatamente i cori non sono continuati”.



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