Nella rosa attuale ma sopratutto nei titolari di questa stagione, sono in pochi a salvarsi e a dare l’anima ed il sudore per portare la Lazio alla vittoria. Uno di questi è Lucas Biglia, l’unico regista biancoceleste che riesce a caricarsi sulle spalle la squadra anche nei momenti più difficili (ricordiamo le lacrime di frustrazione nei match passati).
Questo suo modo di giocare e la sua voglia di vincere non è passata inosservata tantoche sono arrivare le prime voci di mercato dove vedono già in partenza l’argentino. La maglia da titolare in nazionale da anche il carico da 11 punti.
I predatori sono alle porte tra le quali si leggono nomi importanti come Real Madrid, Inter e Milan.
Gli spagnoli dopo aver introdotto Zinedine Zidane stanno osservando il regista laziale che piace molto al francese ma Lotito non vuole cederlo a meno di 25 milioni di euro. Sulla testata spagnola ABC si legge che ci potrebbe essere un offerta con contro partita tecnica: Lucas Silva (classe ’93)il quale rientrerà a Madrid a Giugno dopo aver finito il “prestito” al Marsiglia.
Non solo Spagna, ma i predatori vengono anche dall’Italia e stiamo parlando delle due squadre di Milano che potrebbero creare un derby di calciomercato già da fine stagione. Nella sessione di mercato invernale Galliani aveva già provato a portarsi a casa Biglia ma le richieste eccessive (secondo il ds milanese), fecero saltare la trattativa. Il Milan però si trova in emergenza in quel reparto visto e considerato che l’unico che può ricoprire decentemente quel ruolo è Montolivo.
Mancini invece vuole rinforzi ed il presidente neroazzurro starebbe pensando proprio al gioiello laziale che rispecchia perfettamente al giocatore ideale con qualità richieste dal tecnico.
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È rimasto particolarmente vicino al club biancoceleste dopo aver indossato la maglia della Lazio per tutta la durata del campionato 2002/2003. Enrico Chiesa è intervenuto nel programma “I Laziali Sono Qua” in onda su Elleradio. Secondo l’ex attaccante, la Lazio dovrebbe credere di più nell’Europa League e giocare con più concentrazione soprattutto ora che le difficoltà cominciano ad aumentare. Poi, difende a spada tratta mister Pioli che definisce il miglior tecnico della seria A del 2015; troppo spesso il tecnico parmense viene preso di mira dai tifosi ma è ingiusto giudicare un allenatore solo dai risultati ottenuti, l’impegno che dedica alla preparazione quotidiana dei giocatori è inattaccabile.
“La Lazio ha le potenzialità giuste per arrivare in fondo all’Europa League, è un male considerarla solo come se fosse un ripiego rispetto al campionato. È l’opportunità per vincere, crescere e migliorare, non è un trofeo importante come la Champions, ma ha un grande valore internazionale non solo per la Lazio, ma per l’Italia in generale. E’ logico che più si va avanti e più le difficoltà tendono ad aumentare, ma penso che, se si riuscisse nell’impresa di alzare la coppa al cielo, possa essere anche il modo per salvare completamente la stagione. Per quanto riguarda Pioli, è normale criticare l’allenatore quando non arrivano i risultati. Raramente i tecnici vengono giudicati per il lavoro svolto durante la settimana, ma solo per quello che riescono a raccogliere sul campo. Secondo me Pioli l’anno scorso è stato il più bravo tecnico della Serie A, così come oggi non è diventato improvvisamente il più scarso. Ogni anno ha una sua storia, molto dipende dai giocatori e dal loro rendimento generale, oltre che dalla società. L’attacco? Ci possono essere tanti motivi per queste problematiche, dalla condizione fisica alla difficoltà di esprimersi contro squadre brave a chiudersi. Sicuramente i gol che non sono arrivati dalle punte hanno influito pesantemente sul rendimento in classifica”.
Conclude con uno sguardo al passato, sui suoi ricordi con la maglia della Lazio: “I derby sono i momenti che mi hanno emozionato di più. Non ho mai ritrovato quell’atmosfera, si faticava a sentire il compagno di squadra parlare in campo per il calore e il tifo dagli spalti”.
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Una stagione che ha poco da chiedere per la Lazio. Una stagione da salvare. Si pensa già al futuro che sarà per quanto riguarda il calciomercato, in vista di quella che si prospetta una piccola rivoluzione in casa Lazio. Secondo quanto riporta la nota rivista tedesca Bild, infatti, la dirigenza biancoceleste starebbe già pensando a un rinforzo di stampo tedesco. L’ottima stagione di Kevin Kampl al Bayer Leverkusen, però, non è passata inosservata nel resto d’Europa, infatti sul giovane centrocampisti non vi sono solo gli occhi di Igli Tare, si parla anche di un interessamento da parte dell’Inter, ma soprattutto dei spagnoli dell’Atletico Madrid, gli unici ad aver proposto un’offerta concreta, arrivando a porre sul piatto circa 13 milioni di euro. Una trattativa molto ardua per Tare, dato il prezzo del cartellino fissato dal Bayer (intorno ai 18 milioni) e dato l’interessamento di alcuni dei club migliori in campo europeo.
Quello di Cabral, invece, è stato uno dei tanti nomi per la difesa circolati nel calciomercato invernale, che ha poi portato a Roma il serbo Bisevac. Il centrale del Celta Vigo è stato per molto nei mirini di Tare, che però non ha mai contattato concretamente il Celta o l’entourage del giocatore. Il primo a smentire queste voci è stato proprio l’argentino, che ai microfoni di Sport.es ha messo la parola fine a questa trattativa: “Sono solamente voci, il mio agente non mi ha proposto alcuna offerta. E’ normale, però, che le voci circolino. Per qualche tempo si è parlato della Lazio ma non c’è ma stato nulla. Il rinnovo? La soluzione ancora non si è trovata, la situazione è paralizzata. In seguito ci auguriamo di incontrare la dirigenza. Io penso solamente al Celta e a fare bene partita dopo partita. E’ normale che un professionista queste questioni vuole risolverle prima possibile, soprattutto perché la testa è fondamentale per giocare bene”.
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In occasione del suo 41° compleanno vi raccontiamo la storia di un calciatore che nonostante abbia giocato solo due stagioni con la Lazio ha fatto sognare tutti i tifosi biancocelesti con la sua classe e con le sue magie in campo, stiamo parlando di Juan Sebastián Verón.
Sebastián Veron nasce a La Plata in Argentina il 9 marzo del 1975. L’argentino è figlio d’arte, visto che già il padre Juan Ramón Veron, detto la “Bruja” (la strega in italiano), è stato anche lui un calciatore. Il padre viene ricordato soprattutto per il goal ai Mondiali d’Inghilterra del 1966, quando segnò una rete all’Old Trafford contro i padroni di casa nella partita vinta dall’Argentina contro l’Inghilterra per 2-1. Juan, invece, cominciò la sua carriera da professionista nel 1993 nelle squadra dell’Estudiantes, dopo aver fatto tutta la trafila nelle giovanili dall’età di sette anni. Qui gioca per 3 stagioni totalizzando 22 presenze e 2 reti e gli viene anche dato il soprannome che in precedenza era del padre. Nel gennaio del 1996 poi viene acquistato dal Boca Juniors, dove gioca 17 gare e segna 3 reti. Così, grazie alle sue prestazioni, in quello stesso anno la Sampdoria lo portò in Italia per 6 miliardi di lire. A Genova gioca per due stagioni fino al 1998, disputando 61 partite e realizzando 6 reti. Nella stagione 1998/99 passa poi al Parma per una cifra altissima, acquistato da Callisto Tanzi. Con la maglia dei ducali disputa una stagione, collezionando 26 presenze e 1 rete, vincendo anche una Coppa Italia e una Coppa Uefa.
Ed ecco finalmente che nel’estate del 1999 la storia della “Bruja” si incrocia con quella della Lazio. Sergio Cragnotti, infatti, lo acquista dal Parma, dell’amico Tanzi, per una cifra, mai accertata esattamente, vicina ai 38 miliardi di lire. A Roma Veron ritrova Mancini e arriva in una squadra composta da grandi campioni, dove disputa le sue migliori stagioni da calciatore. Gioca con la maglia biancoceleste dal 1999/00 al 2000/01, vincendo uno Scudetto, una Supercoppa Europea, una Supercoppa Italiana e una Coppa Italia. Nella prima stagione disputa in campionato 31 gare con 8 reti, in Coppa Italia 4 gare e nelle coppe internazionali 12 gare con 2 reti, mentre nella seconda le partite in campionato furono 22 con tre goal, in Coppa Italia 3 e nelle coppe internazionali 7 con 1 goal. Con la maglia della Lazio, quindi, ha collezionato 53 presenze e 11 reti in Campionato, 7 presenze in Coppa Italia e 19 presenze e 3 reti nelle coppe internazionali. Tra i suoi goal più importanti non si può dimenticare quello segnato nel derby del 25 marzo del 2000 quando segnò la rete decisiva che consentì alla Lazio di battere la Roma per 2-1. La sua esperienza in biancoceleste si chiude nel 2001 quando Cragnotti lo vende in Inghilterra.
Nel 2001 arriva quindi al Manchester United, dove resta per due stagioni giocando in tutto 51 partite e segnando 7 reti. Nel 2003 passa poi Chelsea ma gioca, anche per colpa di un serio infortunio, solo 7 partite segnando un goal. Inoltre ha anche alcuni dissidi con l’allenatore Mourinho e proprio per questo fu ceduto in prestito all’Inter per le stagioni 2004/05 e 2005/06. A Milano disputa due ottimi campionati, giocando 49 gare e segnando 3 reti. Nel 2006/07 torna, quindi, in Argentina, desideroso di finire la carriera in patria. Firma nuovamente all’Estudiantes, giocando nella prima stagione 34 partite e segnando 5 reti. Con la squadra rosso-bianca rimane fino al 2014, vince la Coppa Libertadores e conquista anche, per due volte, il premio Re d’America che equivale al Pallone d’Oro sudamericano, assegnato ogni anno dal giornale uruguayano El Pais. Nel 2012 gioca per un breve periodo con la squadra dilettantistica del Coronel e dopo aver annunciato per ben due volto il suo addio al calcio, nel luglio 2013 firma di nuovo con l’Estudiantes un contratto di un anno, dopo essere stato anche D.S. della squadra. Alla fine della stagione 2013/14 infine annuncia di nuovo il suo addio al calcio giocato e il 5 ottobre 2014 viene eletto presidente della squadra rosso-bianca.
Ha vestito per ben 73 volte la maglia della Nazionale Argentina e ha segnato 9 gol. Disputa con la sua nazione il Mondiale del 1998 in Francia e il Mondiale del 2002 in Corea e Giappone, dove porta anche la fascia di capitano. Non prende parte al Mondiale del 2006 in Germania, ma ritorna in Nazionale per disputare la Copa América del 2007. Nel 2010 inoltre venne inserito dal CT Diego Armando Maradona tra i 23 convocati per il Mondiale, per poi ritirarsi nel 2011.
Verón è stato uno dei massimi protagonisti dei successi della Lazio e ha dimostrato tutto il suo valore con la maglia biancoceleste. In due stagioni con l’aquila sul petto ha giocato al centro del campo e dai suoi piedi passavano tutti i palloni. Era lasciato libero di spaziare su tutto il fronte da Eriksson e il giocatore, in possesso di un senso tattico superiore, sapeva interpretare le partite scegliendo da solo la posizione più utile. Era dotato di tecnica sopraffina, imprevedibile ma pragmatico, aveva un controllo di palla ottimo e lasciava partire con ambedue i piedi delle lunghissime sciabolate che con precisione assoluta finivano sempre sui piedi dei compagni. Sapeva tirare benissimo anche le punizioni e trovò nella Lazio un altro specialista nei tiri da fermo, Mihajlovic, con il quale ingaggiava in allenamento delle spettacolari gare che duravano fino a sera inoltrata.
Ha sempre avuto un carattere allegro e molto disponibile, tanto che nei suoi due anni alla Lazio fu soprannominato “la luce”. Ha lasciato molti rimpianti tra i tifosi laziali che lo apprezzano e lo ricordano ancora con gratitudine per quanto fatto con la maglia della Lazio. Si chiude quindi qui il nostro breve racconto della storia del calciatore argentino che ha fatto “stropicciare” gli occhi a tutti i tifosi biancoocelesti, facendo parte di una squadra fortissima, con la quale ha vinto tanto e ha fatto grandi cose.
Grazie “Bruja” e ancora tanti auguri!
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Manca poco al calcio di inizio che vede una Lazio in trasferta a Praga. Come riportato ieri c’è gia stato un botta e risposta tra società e tifosi ma non si è fatta attendere una dichiarazione dell’ambasciatore italiano di Praga che avverte gli ultras laziali che andranno ad assistere il match:
“Da parte delle autorità ceche non c’è preoccupazione, non c’è nessuna forma di allarme in vista dell’arrivo dei tifosi della Lazio a Praga. Le distanze tra le due piazze (Old Town Square, scelta dalle autorità locali come punto d’incontro, e la statua di Jan Palach, scelta dalla Nord, ndr) sono minime, non so perché sia stata scelta la statua di Jan Palach come ritrovo da parte dei tifosi”. Sulla polizia ceca: “La polizia deve mantenere l’ordine ovunque, ma non bisogna dimenticare che qui c’è un passato diverso, negli anni ’70 facevano parte del blocco sovietico e magari reagiscono diversamente alle situazioni, è una questione culturale.Ai tifosi laziali dico che se vogliono prima rendere omaggio alla statua e poi andare allo stadio, possono chiedere alla polizia. Si può indagare se si può fare, a meno che non ci sia un apparato già predisposto e non sia sufficientemente flessibile da questo punto di vista. Dico ai tifosi di andare semplicemente a vedersi la partita e godersi una città meravigliosa. Per quelli che eventualmente abbiano altri programmi, sappiano che qui la polizia non scherza”. Infine un commento sul comunicato in cui la Nord ribadisce di non volersi far imporre il punto di raccolta da nessuno: “Non mi sembra un atteggiamento molto collaborativo, ma penso che anche la società abbia il dovere di avvertire i sostenitori”.
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Molti laziali conoscono Konko come il giocatore più infortunato della storia biancoceleste ma è pur vero che il francese non valca la porta della Paideia da molto tempo anzi, con l’assenza di Dusan Basta sembra aver convinto la società capitolina a proporgli un prolungamento del contratto. Dobbiamo ammettere che il francese ha ricoperto bene (nonostante i risultati) i ruoli del serbo e di Radu.
C’è però un compromesso, il terzino laziale dovrà collezionare almeno 20 presenze nella prossima, compito non impossibile che gli permetterà automaticamente di prolungare la sua storia in biancoceleste fino al 2018.
Konko comunque lotterà e difenderà la maglia da titolare conquistata in questa stagione ma non ha rivelato se la sua permanenza a Roma sarà sino al 2018 o fino alla termine del contratto (attualmente in vigore).
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Nervi tesi in vista della trasferta di Praga dove la società ha diramato un comunicato ufficiale per i tifosi laziali che andranno a sostenere la squadra a casa dei “nemici”:
“In relazione alle notizie diffuse dai media aventi oggetto la trasferta di Praga, con la presente si sottolinea che il punto di raccolta è un luogo prescelto dalle autorità locali al fine di garantire un sicuro trasferimento dalla città allo stadio. Si ribadisce che il punto di raccolta è fissato in OLD TOWN SQUARE di Praga e si invitano i supporters biancocelesti ad attenersi a quanto già pubblicato con nota del 03/03/2016 al fine di evitare il ripetersi di spiacevoli accadimenti noti a tutto l’ambiente biancoceleste. Pertanto la S.S. Lazio dichiara che non intraprenderà alcuna iniziativa a tutela di coloro che infrangendo gli ordini delle autorità locali dovessero andare incontro a problemi giudiziari o amministrativi”.
I tifosi però non scordano Varsavia e nemmeno il comportamento diLotito in quell’occasione rispondendo tramite comunicato ufficiale:
“La S.S. Lazio dichiara che non intraprenderà alcuna iniziativa a tutela di coloro che infrangendo gli ordini delle autorità locali dovessero andare incontro a problemi giudiziari o amministrativi”. Non serve questo comunicato per ricordare a noi tifosi come la S.S. Lazio è solita comportarsi con una tifoseria che ancora, evidentemente, non conosce. I fatti di Varsavia non li dimentichiamo, anzi ricordiamo bene come la società se ne lavò le mani, e come il presidente, per di più, ci definì ‘collettori’ perche’ raccoglievamo fondi per riportare a casa, fino all’ultimo, i nostri tifosi sequestrati. La CURVA NORD ribadisce il suo appuntamento il giorno 10-03-2016 a partire dalle ore 16,00 sotto la statua di San Venceslao. Non vogliamo andare contro nessuno anche perche’ il punto di raccolta concordato tra la S.S. Lazio e la polizia ceca dista pochi minuti dal nostro. Ma semplicemente girare per la bellissima città, qual è Praga, ed essere liberi di farlo come tutte le tifoserie fanno quando vengono a Roma. E poi scegliere noi, liberamente, dove ritrovarci senza per questo dover correre il rischio di incorrere in problemi amministrativi o penali. CURVA NORD … QUELLA CHE NON ABBANDONA NESSUNO”.
Sull’ultimaribattuta.it si legge: “La Curva Nord,l’appuntamento lo sceglie da sola e non se lo fa imporre da nessuno. Per questo comunichiamo a tutti che ci ritroveremo giovedì 10 marzo alle ore 16.00 sotto la statua di Jan Palach. Il nostro corteo partirà da lì in direzione stadio. Curva Nord Lazio, mai un passo indietro”. Il tifo organizzato allora sceglie un meeting point diverso da quello indicato dalle fonti ufficiali.
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Quest’oggi avresti compiuto 21 anni, ormai sono passati quasi 5 anni da quel tragico momento che ti ha portato via.
Mirko Fersini ha perso la vita il 12 Aprile 2015 in un incidente stradale ma tutta la società ed i compagni di squadra lo ricordano nel giorno del suo compleanno.
La pagina ufficiale della società capitolina lo ha ricordato così sul social network:
“Il tuo sorriso è la nostra vittoria. Oggi Miko Fersini avrebbe compiuto 21 anni. Tanti auguri piccola stella biancoceleste”.
Messaggi virtuali d’affetto anche dai compagni attraverso i loro profili internet:
Simone Inzaghi: “Un ragazzo che ha lasciato un grandissimo vuoto a Formello. È spesso nei miei pensieri quotidiani. Abbiamo un suo quadro nello spogliatoio. Ciao Mirko, so che da lassù ci guardi”.
Da Crecco a Pollace, passando anche per Di Bagni, Antonucci, Silvangni, Lorenzini e pure mister Ferro: “Nessuno ti dimenticherà mai. Ti penso sempre soprattutto quando mi alleno e prima di ogni partita. Penso sempre a quando ci allenavamo insieme e le risate che ci siamo fatti. Lo prendevamo sempre in giro perché festeggiava il compleanno nel giorno della festa delle donne. Lui andava sempre su tutte le furie perché era un bel rosicone. Ci mancherà tanto. Ci faceva sempre ridere e ci faceva mille scherzi. Ti mandiamo tutti un mega abbraccio. Anche se non c’è più lo sentiamo. È sempre presente. Lo ricordiamo con il sorriso, allegro, simpatico e sempre felice. Nessuno se ne va davvero se romane nel cuore di chi resta. E tu sei rimasto nei cuori di tutti. Sono sicuro che da lassù continui a correre e a lottare come facevi qui”.
Lorenzo Silvagni: “Il peso delle tue braccia era unico, ho bisogno di un tuo abbraccio, ho bisogno di te, mi manchi fratellino. Tanti auguri Mì”
Lorenzo Filippini ha dedicato all’amico scomparso una strofa di una canzone degli Articolo 31: “Hai visto amici andarsene prima del tempo , e sei sicuro che dall’alto ti proteggano… Sempre con me amico mio, mi manchi!!! Tanti auguri Mirke”.
Tommaso Mazzei: “Quanto manchi amico mio. Ti voglio bene e te ne vorrò per sempre! Stacci vicino e proteggici sempre Angelo nostro! E lassù stanotte fa pochi danni! Tanti auguri fratellò…”.
Gianluca Pollace “Oggi il pensiero va a te. Ti porto sempre con me amico mio. Tanti auguri per i tuoi 21 anni, Mirketto”
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Ai microfoni di Tuttomercatoweb.com, in occasione della premiazione annuale della “Panchina d’Oro“, èintervenuto l’ex tecnico biancoceleste Edy Reja, che il 10 febbraio 2010, a seguito dell’esonero di Bellardini, diventa allenatore della Lazio, rescindendo consensualmente il contratto che lo legava ai croati dell’Hajduk Spalato. Esordisce sulla panchina dei biancocelesti nella partita contro il Parma, vinta per 2-0 grazie alle reti di Guglielmo Stendardo e Mauro Zarate, facendo ritrovare il successo alla squadra capitolina dopo un lungo periodo. Dopo una lunga rincorsa verso la salvezza, conquistata solo alla penultima giornata battendo in trasferta il Livorno per 2-1, la Lazio chiude il campionato vincendo allo Stadio Olimpico contro l’Udinese per 3-1, attestandosi così al dodicesimo posto finale. Rimase alla Lazio per due anni, fino al 2012, ma a seguito del licenziamento per giusta causa del tecnico Vladmir Petkovic, ritorna alla Lazio dal gennaio 2014 al giugno 2014.
Ora l’attuale tecnico dell’Atalanta analizza il momento della sua squadra, facendo un piccolo accenno anche sulla partita che si giocherà questa domenica contro il club biancoceleste, ricordando così la sconfitta dell’andata in cui la Lazio perse per 2 a 1:
“Sono un po’ rammaricato, ma con la Juve ci poteva stare una sconfitta. Non mi era mai successo in carriera di non vincere per 13 partite. Abbiamo bisogno di vincere una partita per sbloccarci anche dal punto di vista psicologico. Abbiamo fatto un girone d’andata strepitoso, ma adesso facciamo fatica a segnare. Vincendo torneremmo subito a essere quelli del girone d’andata. Son convinto che già dalla prossima partita contro la Lazio faremo una grande prestazione. Esonero? Sono tanti anni che lavoro, qui c’è un clima sereno. Le discussioni fanno parte del nostro lavoro. Sarebbe anormale se non si parlasse del tecnico dopo che fa sei punti in tredici partite”.
Dunque anche l’Atalanta si trova in un momento delicato, come la Lazio, e avrà voglia di dimostrare il suo valore, cominciando proprio da domenica 13 Marzo all’Olimpico di Roma.
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Da quando la Uefa ha istituito l’ormai noto Fair play finanziario (dal 2009, ma con effetti a partire dal 2011) sono molte le società ad aver dovuto rinunciare per un periodo di tempo di almeno una stagione calcistica alle competizioni europee, nonostante la loro posizione in classifica soddisfacesse i parametri stabiliti. Probabilmente dopo la faraonica campagna acquisti del Real Madrid nell’estate del 2009, che portò in terra iberica giocatori del calibro di Cristiano Ronaldo e Kakà, qualcuno si accorse che in un campionato di 18-20 squadre non potevano esserci disparità economiche così enormi tra le prime e le ultime della classe. Perciò si procedette con l’istituzione di questi nuovi parametri economici da rispettare per evitare multe salatissime e rischiare di saltare le competizioni europee. In primis il pareggio di bilancio, che non permette alle società di spendere più di quanto entri nelle proprie casse, anche se già nel 2012 il 75% delle società non riusciva a rispettare gli obblighi imposti dalla Uefa, che ha dovuto ritoccare il regolamento.
Ma al momento la situazione non sembra molto differente da 4 anni fa: molte società hanno trovato trucchi e stratagemmi per aggirare il regolamento, e molte altre rischiano multe ed esclusioni da Champions ed EL, che potrebbero aggravare ulteriormente le loro posizioni (le competizioni europee per molte squadre garantiscono la propria sussistenza grazie ai premi e agli introiti televisivi). Come nel caso del Galatasaray, sconfitta ai sedicesimi di finale di Europa League dalla Lazio una decina di giorni fa, che oltre a dover gestire un deficit di bilancio che si fa sempre più serio (una testimonianza è la cessione a febbraio del suo bomber Yilmaz), si trova ora esclusa per la prossima stagione dalle competizioni europee.
Il Milan, che negli ultimi anni ha provato a risolvere i propri problemi economici vendendo i migliori giocatori a disposizione per puntare sui “parametro zero”, si trova ora coinvolta a fare i conti con la CFCB (l’ente di controllo finanziario della Uefa) e dovrà tentare di portare avanti il progetto volto a migliorare la situazione economica del club per non incorrere nella squalifica.
Un altro esempio, sicuramente meno conosciuto, è quello del Leicester, ormai noto in patria e fuori per essere al comando della Premier League a sole 10 giornate dal termine del campionato. Ma anche i “Foxes” hanno i loro problemi con il fair play finanziario, che dalla prossima stagione potrebbero gravare sulla squadra allenata da Ranieri. Il presidente, Vichai Srivaddhanaprabha, ha affermato che il club è in perdita dell’equivalente di circa 70 milioni di euro solo negli ultimi due anni. Ma non finisce qui, perchè la dirigenza dei Foxes ha provato illecitamente a far quadrare i bilanci, prima con un’ingente iniezione di liquidità dall’interno e poi grazie a un accordo generosissimo con uno sponsor quasi sconosciuto. Con la qualificazione in Europa quasi matematica la rivelazione d’Inghilterra dovrà spiegare un bel po’ di cose all’organo di controllo finanziario della Uefa…
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Si è conclusa la premiazione per la panchina d’oro della stagione passata. A trionfare ed ad aggiudicarsi il premio tanto ambito dagli allenatori è stato Allegri con ventisette voti. Sorpresa Pioli che raggiunge la seconda piazza con 7 voti. Sarri si aggiudica il gradino più basso del podio con 4 voti. La stagione del tecnico laziale, almeno quella dell’anno scorso, non è passata inosservata ricevendo i complimenti da tutti per “l’impresa” laziale trasformando completamente una squadra che partiva svantaggiata facendola arrivare nella competizione europea.
Per la Serie B (51 votanti), primo Stellone (Frosinone23 voti), secondo Castori (Carpi – 22 voti) e terzo Rastelli (Cagliari – 2 voti).
PANCHINA SPECIALE – Panchina d’Oro speciale a Gianni De Biasi. Il riconoscimento è stato assegnato al Ct dell’Albania che ha centrato la storica qualificazione agli Europei di Francia. Al Centro tecnico federale di Coverciano assegnate anche la Panchina d’Oro speciale anche a Luís Vinício e le Panchine d’Oro femminile a Milena Bertolini (Brescia calcio), d’Argento a Federica D’Astolfo (Reggiana).
LEGA PRO – In Lega Pro premiato come miglior allenatore Vivarini (Teramo), davanti a Toscano (Ternana/Novara) e Menichini (Salernitana).
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Mancano pochi giorni alla partita contro lo Sparta Praga. La Lazio è tenuta a pensare a grandi livelli per portare un risultato ideneo e passare il turno europeo, competizione che al momento è l’unica via di salvezza per la pessima stagione di quest’anno in campionato.
A parlare ai microfoni di Lazio Style Channel è proprio Milinkovic, giocatore che attualmente è il trascinatore laziale ed è uno dei pochi che riesce a risollevare le prestazioni capitoline nei 90 minuti di gioco. La giovane aquila ha dimostrato di saper modificare e dar peso all’assetto tattico della Lazio anche nella partita contro il Torino, subentrando in campo nel corso del match, trascinando insieme a Keita, una Lazio smarrita e priva di idee in campo:
“Iniziamo le gare così, non so perché. Abbiamo subito un Torino aggressivo, abbiamo cercato il pareggio. Nella ripresa abbiamo cambiato qualcosa, trovando il pareggio e cercando di riprendere la gara. Siamo stati un po’ sfortunati, ma abbiamo dimostrato di poter rientrare in gara. La gara di giovedì è importante per tutti, la squadra, i tifosi, il club. Bisogna dare il meglio, cercando di evitare gli errori commessi oggi. Non penso ci sia un problema di mentalità, non so quale sia, qui ci sono grandi giocatori con esperienza e mentalità. Ma bisogna cambiare passo”.
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Le barriere, il Daspo per futili motivi, Gabrielli e Lotito, le nuove regole ed il calcio moderno. La passione per il pallone ed i chilomentri per vedere i propri begnamini giocare sono stati delimitati dalla mente di personaggi che fanno passare la dittatura sportiva in pseude regole per portare l’educazione nello stadio e la sicurezza. Basti vedere l’installazione delle barriere nelle curve e le telecamere puntate su ogni singolo tifoso che valca il cancello dello stadio. Basta osservare come ogni singola persona che supera il tornello viene controllato dalla testa ad i piedi (bambini inclusi). Ma basta aprire gli occhi guardando come Roma è stata messa alla prova da un gruppo di tifosi turchi che hanno creato il panico con fumogeni e disordini nelle vie di Roma mentre marciavano verso i cancelli del settore ospiti dello stadio Olimpico.
Ora arriva anche un’altra “novità” dalle parole di Biglia. Facciamo un passo indietro se non due, dove in una partita un ultras Napoletano si mise a colloqui con la squadra partenopeo chiedendo la sospensione del Match (giusta o sbagliata), prendiamo ad esempio Genova dove la squadra fu costretta a toglierso la maglietta davanti ai loro tifosi. Ma addirittura ora vietare che la squadra possa andare a ringraziare i propri sostenitori sotto gli spalti è una cosa che fa rabbrividire ed arrabbiare. Persone che spendono centinaia di euro per seguire la propria fede in giro per l’Italia ed in Europa senza che venga ripagata con almeno un grazie a pochi metri dal divisorio che separa il campo dai seggiolini.
Riportiamo le parole del capitano Lucas Biglia ai microfoni di Lazio Style Channel:
“I tifosi stavano chiedendo di andare verso la curva per chiedere qualche maglia e parlare, ma non si può più andare. Non ho detto che non possiamo dare di più, è vero che in campionato non abbiamo il rendimento dell’Europa League, ma non è vero che non possiamo fare di più. Sappiamo cosa possiamo dare. Ripeto, ai tifosi ho detto che non potevamo avvicinarci. Dispiace, perché c’è tanta gente che fa tanti chilometri per vedere la partita e avere qualche maglia, ma non si può più”.
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Per SkySport è stato il migliore in campo, e forse non solo per loro, quest’anno sembra quasi essere all’esplosione e alla definitiva consacrazione. Sta di fatto che l’intervista rilasciata da Andrea Belotti è un mix di soddisfazione, amarezza per un pareggio che ha il sapore della beffa e la bella intesa con il suo partner d’attacco Ciro Immobile.
“Oggi ho segnato il mio settimo gol da rapace, mi sono avventato sulla respinta di Marchetti sul tiro di Acquah: mi sono fatto trovare pronto. Siamo dispiaciuti, abbiamo fatto una partita importante, creando tante palle gol e c’è ovviamente rammarico per averne realizzata una sola. Quando non concretizzi in serie A, alla prima occasione vieni punito, oggi è stato così e sono felice per il gol ma avrei voluto maggiormente portare a casa i tre punti. L’ansia di giocare in casa? Lo abbiamo dimostrato oggi, èstata superata. Abbiamo ritrovato la serenità per realizzare al meglio in partita quello che prepariamo accuratamente in settimana. Purtroppo non riusciamo a vincer ein questo periodo in nessun modo. I rigori sbagliati? Si possono segnare come sbagliare: oggi è andata male, ma dobbiamo solo continuare a lavorare su questa strada. Ho consolato Ciro sia dopo la partita che appena fallito il rigore, come ho detto capita, lui ha comunque disputato una partita di grandissimo livello. Gli ho semplicemente detto di non pensarci che ormai era andata così, l’importante è stato reagire e non pensarci più nel resto della gara. La mia intesa con Immobile? Abbiamo caratteristiche simili, ci piace svariare su tutto il fronte d’attacco per non dare punti di riferimeto ai difensori. Cerchiamo di giocare l’uno per l’altro, in settimana proviamo sempre tanti movimenti insieme e devo dire che mi trovo molto bene con lui. Sappiamo entrambi cosa fare e quando farlo, i momenti giusti. Il mister comunque cerca sempre di migliorarci con preziosi consigli ad ogni allenamento, dobbiamo solo seguirlo”
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Un contentissimo Gianpiero Ventura, e ne ha diversi di motivi: magari resta in bocca il rammarico di non aver chiuso, e diverse volte, una partita che il Torino ha giocato senza fronzoli e divertendosi. Ai microfoni di Sky Sport elogia la squadra e difende Ciro Immobile, reo di aver sbagliato il rigore del possibile 2-0. In più, il tecnico ligure cerca di smorzare tutto questo tourbillon mediatico su un suo possibile accasamento sulla panchina azzurra nel post Conte.
“Abbiamo il rammarico di non aver segnato il raddoppio, lo avremmo meritato sia nel primo tempo che nella ripresa. Abbiamo creato tante palle gol, ma a questi livelli se non le sfrutti è evidente che devi migliorare. A Milano abbiamo iniziato a fare qualcosa da Toro e oggi abbiamo proseguito su quella strada positiva, perchè c’erano lo spirito, l’attenzione e la disponibilità giusta. Nelle ultime 4 gare avremmo potuto vincere agevolmente e invece abbiamo fatto solo 2 punti su 12, una cosa folle rispetto a quanto prodotto. Sono dispiaciuto soprattutto per i miei giocatori, ci tenevano e lo avrebbero meritato, così come il nostro pubblico. Se avessimo vinto, la prestazione sarebbe stata vista sotto una luce migliore, una vittoria impregnata di tante occasioni da gol, ma nel calcio si sa che a volte sei martello e a volte incudine: oggi noi siamo incudine, dobbiamo accettarlo, ma sappiamo dove migliorare. Immobile? Non solo lui ha avuto occasioni e le ha fallite, anche Benassi, anche Zappacosta, anche Baselli. Dobbiamo essere più forti di queste situazioni. Complessivamente abbiamo fatto una grande partita e avremmo meritato sicuramente di più. Le voci sulla nazionale sono appunto soltanto voci. Mi verrebbe da dire purtroppo, ma lo non lo dirò… (ride n.d.r). Nella vita però, mai dire mai: questo è vero.”
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Una Lazio con ciabatte, lettino e creme da mare (visto il bellissimo sole) sbarca all’Olimpico di Torino per una partita che forse ha più significati calcistici per il Torino di Ventura, alla ricerca di una situazione più tranquilla di classifica. Stupisce negli 11 di Pioli il cambio di modulo, un 4-3-1-2 con Felipe Anderson a supporto di Klose e Djordjevic, con la difesa rimaneggiata e che vede Lulic sostituire Radu, e un centrocampo con Cataldi preferito a Milinkovic-Savic.
La partita ha un copione semplice per il Torino, ossia giocare senza fronzoli e con il supporto del pubblico, cosa che per la Lazio non c’è da diverso tempo, e infatti il vantaggio granata arriva dopo una dozzina di minuti: un pallone dal fondo di Immobile viene intercettato da Acquah che tenta il tiro, Marchetti respinge e Belotti è lesto a colpire da pochi passi. Per vedere un’azione laziale degna di nota possiamo anche lasciar stare, e infatti poco dopo il Toro potrebbe capitolare; Cataldi stende Belotti in area, seppur non sia un tocco eclatante e palese l’intenzione è fallosa e il rigore ci sta tutto, ma dagli 11 metri Immobile colpisce male il pallone che finisce qualche metro sopra la traversa. Lazio graziata. Partita che scorre senza intoppi, Torino volumetricamente padrone del campo e Lazio alla ricerca di non si sa cosa oltre la metà campo, e il primo tempo finisce con due cambi al 35′, Cataldi e Lulic lasciano rispettivamente spazio a Milinkovic-Savic e Braafheid.
Il secondo tempo doveva essere un copione diverso, ma a quanto pare si rimane al canovaccio: Acquah tenta di impensierire Marchetti, ma Bisevac si immola e salva con un fianco, Milinkovic prova una conclusione che forse era meglio lasciare il colpo in canna e Belotti rischia la doppietta e la capitolazione del match, ma la sua conclusione finisce alta seppur la cinquina arbitrale non nota la posizione di fuorigioco del Gallo. Finalmente un’occasione degna di nota della Lazio, con Milinkovic che verso il 25′ si inventa una bella giocata ma ci pensa Padelli a togliere la soddisfazione del gol al serbo; altra occasione biancoceleste, Biglia su punizione scalda le mani a Padelli che mette in angolo, e per gli ultimi 15 minuti ecco che entra Keita per uno spento (a dir poco) Klose. Ed è proprio l’afrospagnolo che dà una piccola marcia in più ai suoi compagni, in più riesce a trovare una grande occasione, ma la sua discesa in area viene fermata fallosamente da Molinaro: è calcio di rigore e capitan Biglia deve solo segnare, è 1-1 e la Lazio respira.
Forse il gol avrebbe potuto aprire a qualcosa di migliore nella Lazio e invece la fa tornare nella sua mediocrità, rischiando un paio di volte con Acquah e Zappacosta il gol del 2-1. Ma la partita finisce e a sua volta un’altra vuota domenica laziale.
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Ennesima partita sottotono, ennesimo bottino povero ma sopratutto ennesima prestazione pessima quella della Lazio di Pioli. Un primo tempo da buttare un secondo tempo all’insegna di Milinkovic e Keita. Il nervosismo non lo si è nascosto mostrando la frustrazione di Pioli il quale ha effettuato un doppio cambio di giocatori bocciando il modulo laziale iniziale.
E Mediaset Premium ha proprio intercettato i migliori in campo. Ecco le prime parole a caldo dell’ex canterano del Barcellona: “Ho puntato l’uomo e ho fatto una finta. Se non mi avesse toccato, l’avrei passata ad un compagno in area. Per me il rigore c’era, me l’ha detto anche Padelli. Forse poteva fischiare anche il secondo sul passaggio di Djordjevic. Stiamo facendo fatica, così non va bene. Siamo scesi in campo troppo molli. Bisogna essere concentrati come nel secondo tempo in cui abbiamo creato occasioni e fatto il nostro gioco. È importante da qui in avanti scendere in campo con lo stesso spirito dei secondi quarantacinque minuti. Lo Sparta Praga? Andiamo a giocarcela giovedì, è una bell’occasione. Serve consapevolezza e concentrazione“.
Della stessa lunghezza d’onda è stato il centrocampista serbo: “Iniziamo le gare così, non so perché. Abbiamo subito un Torino aggressivo, abbiamo cercato il pareggio. Nella ripresa abbiamo cambiato qualcosa, trovando il pareggio e cercando di riprendere la gara. Siamo stati un po’ sfortunati, ma abbiamo dimostrato di poter rientrare in gara. La gara di giovedì è importante per tutti, la squadra, i tifosi, il club. BIsogna dare il meglio, cercando di evitare gli errori commessi oggi. Non penso ci sia un problema di mentalità, non so quale sia, ci sono grande giocatori con esperienza e mentalità. Ma bisogna cambiare passo”
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epa04748731 Dnipro player Yevhen Seleznyov celebrates scoring the opening goal during the UEFA Europa League semi final, second leg soccer match between Dnipro and Napoli at the Olimpiyskyi stadium in Kiev, Ukraine, 14 May 2015. EPA/ROMAN PILIPEY
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File: [30set06a.jpg] | Fri, 04 Mar 2016 22:05:58 GMT
LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio
www.laziowiki.org
Andiamo indietro nel tempo e ci fermiamo nel 2006,esattamente il 30 settembre 2006.
Era l’anno del dopo calciopoli e la Lazio iniziò il campionato con-11 punti di penalizzazione ma riuscì comunque ad arrivare terza ed a qualificarsi per i preliminari di Champions.
Con il Torino non ci fù mai partita e la squadra di Delio Rossi asfaltò letteralmente la squadra di una vecchia conoscenza mai amata dal popolo laziale, ossia Zaccheroni.
Vediamo insieme cosa successe quel 30 settembre del 2006 a Torino:
TORINO: Abbiati, Comotto, Di Loreto, Franceschini, Balestri, Barone, Gallo (77′ Ardito), De Ascentis, Rosina (57′ Muzzi), Fiore (74′ Ferrarese), Stellone. A disposizione: Taibi, Pancaro, Cioffi, Abbruscato. Allenatore: Zaccheroni.
Note: serata piovosa, terreno in buone condizioni. Ammoniti: Siviglia e Barone. Angoli: 5-3 per la Lazio. Recuperi: 0′ p.t. e 2′ s.t.
Spettatori: 14.000 circa.
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Ancora nessun deferimento messo in atto dalla Procura Federale all’indirizzo del presidente biancoceleste sulla questione del crac finanziario della squadra emiliana.
E’ l’avvocato Gentile a prendere la parola per spiegare la situazione:”Non abbiamo ricevuto alcun deferimento, circa venti giorni fa ci è stato notificato solo un avviso di conclusione indagini”, che rappresenta solo la volontà da parte della procura di voler deferire l’indagato.
“La presunta violazione, all’interno della complessa indagine sul Parma Calcio, riguardarebbe il preliminare che la Lazio a suo tempo stilò con la società gialloblù per l’acquisto di Parolo“. E’ proprio intorno alla questione dell’acquisto dell’attuale centrocampista biancoceleste che ruota l’accusa mossa nei confronti del patron biancoceleste, e più precisamente riguardo il pre-accordo che avevano sottoscritto le due società, nel quale, afferma l’avvocato Gentile: “La Lazio ha sottoscritto con il Parma un preliminare di contratto condizionato al verificarsi di due eventi entro il 15 luglio 2014: il superamento delle visite mediche da parte di Parolo, l’accordo economico con il giocatore. La Procura Federale sostiene che quel preliminare in realtà aveva la forza di un vero contratto, e che come tale andasse depositato in lega entro il 30 giugno, non il 2 luglio come la Lazio fece non appena il calciatore siglò il vincolo con i biancocelesti”.
A breve la parola toccherà al procuratore Palazzi, il quale dovrà scegliere se mantenere la decisione di deferire Lotito o chiedere l’archiviazione del caso, anche se la prima opzione resta tutt’ora la più probabile. Stesso discorso vale anche per la dirigenza genoana e in particolare per il suo amministratore, Zarbano, accusato come Lotito di aver violato le norme federali durante la trattativa che ha portato il calciatore Aleandro Rosi in maglia rossoblu.
I rischi che comporterebbe un deferimento per il presidente laziale partono da un’ammenda a se stesso e alla società per finire ad alcuni punti di penalizzazione alla squadra, considerata responsabile diretta in questo caso, da scontare durante questa stagione, passando per un’inibizione, anche se la pena più probabile dovrebbe consistere nella sola ammenda a presidente e società.
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La Lazio affronterà Domenica il Torino e Pioli non ha ancora sciolto la “prognosi”. Nella linea difensiva i dubbi sono ben pochi,in campo dovrebbero giocare dal primo minuto Lulic e Konko sulle fasce e la coppia centrale Bisevac-Hoedt. Mauricio è squalificato vista l’ammonizione rimediata nel match precedente mentre Gentiletti lavora ancora a parte. Nella seduta di stamane sono rientrati in gruppo Marchetti e Matri i quali hanno smaltito l’influenza che li affliggeva. Radu e Basta rimangono ancora out, il romeno rimane ancora fuori per l’affaticamento ai flessori mentre Dusan è alle prese con la contrattura al polpaccio.
Il mister non cambia idea sul modulo, infatti ha provato il solito 4-3-3 ma la partita di Europa contro lo Sparta Praga mette in difficoltà Pioli su chi schierare in campo Domenica a Torino. Stando alle prove mattutine di Formello dovrebbe partire titolare Djordjevic che vince il ballottaggio con Matri, Candreva e Keita che sono per ora in vantaggio sulla coppia esterna Kishna ed Anderson. Basse possibilità ma non impossibili da realizzarle sono quelle di vedere in campo, nel corso della partita, il giovane e tanto discusso Morrison il quale è stato provato in una posizione più avanzata. L’innesco di Milinkovic dal primo minuto potrebbe svanire per farlo riposare al suo posto probabilmente ci sarà Cataldi.
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Continua l’iniziativa del progetto di cultura sportiva e di formazione “La Lazio nelle scuole”. Questa mattina Eddy Onazi, Antonio Candreva, Edson Braafheid e Patric sono andati a far visita ai bambini dell’Istituto Comprensivo “Guido Alessi” e si sono concentrati a rispondere alle domande di questi.
Inizia Onazi, che argomenta gli episodi spiacevoli negli stadi: “È una domanda forte, siamo tutti uguali, non esiste la diversità. Io prego sempre prima e dopo la partita. I cori contro Koulibaly? Non sono cori razzisti, io sono nero ma sono come gli altri. Non penso che a Koulibaly siano stati fatti cori razzisti, succede allo stadio di essere fischiati e criticati. Succede anche a me e ai miei compagni. La mia vita prima del calcio? Non avevo nemmeno le scarpe per giocare, ho fatto dei sacrifici per comprarle. mangiavo solo una volta al giorno, per questo ora ringrazio Dio per quello che ho e sono riuscito a fare. A scuola? Se avessi la possibilità, ci tornerei volentieri. Mi divertivo molto”.
Poi prosegue il centrocampista di Tor de’ Cenci, classe ’87 della Lazio: “Siamo un esempio positivo? È sempre un piacere, ci fate tornare giovani. Abbiamo una grande responsabilità, soprattutto fuori dal campo. Dobbiamo cercare di essere un esempio di valori. Bisogna avere la fortuna, l’entusiasmo e la voglia di divertirsi. Tra compagni e allenatore ci sono incomprensioni durante allenamento e partita, l’importante è non andare oltre, quando c’è rispetto ci si può sempre chiarire con una strette di mano e finisce lì. Un compagno si può arrabbiare con un altro perché non rispetta il gioco di squadra? Sì, può capitare. Per un’azione di gioco o per un fallo commesso, ma in campo tra compagni ci si può mandare a quel paese. Ma noi sappiamo che può accadere, l’importante poi é chiarirsi”. La prima volta in serie A non si scorda mai: “Non si può dimenticare, è stata una grande gioia giocare con calciatori che pochi mesi prima vedevo solo in TV. Il sacrificio più grande nel nostro stile di vita? La professionalità al di fuori del campo, la giusta alimentazione e il giusto riposo. Bisogna fare tanti sacrifici per arrivare a certi livelli, non si perdere mai l’entusiasmo, nemmeno quando si cresce. Come tenere i piedi a terra? Fa piacere essere riconosciuto per strada, bisogna rimanere se stessi, umili, non montarsi troppo la testa perché poi si possono avere più bassi che alti nella carriera. Importante far tornare l’entusiasmo, noi giochiamo per farli esultare, gioire, farli tornare a casa con il sorriso“. Poi un commento sulla situazione negli stadi: “Credo che la situazione negli stadi sia migliorata. Io a scuola andavo con voglia, non sono mai stato bocciato, mi divertivo soprattutto quando facevo educazione fisica. La scuola e lo studio sono importanti per la formazione di un ragazzo”.
Poi al terzino olandese viene domandato come si possono gestire i momenti di rabbia in campo: “È sempre importante riuscire a controllarsi, anche quando si perde bisogna saper gestire le emozioni, i sentimenti e i propri istinti. Razzismo? Quando gioco non presto molta attenzione a ciò che dice il pubblico perché sono concentrato sul gioco. Provo una profonda pietà per chi fa determinate manifestazioni di razzismo. La scuola? La scuola all’inizio era più importante per i miei genitori che per me perché pensavo solo a giocare a calcio. Poi ho realizzato che la scuola è la base di tutto e del futuro, sulla quale costruire la propria vita.“
Infine, prende la parola Patric: “Sono terzino, mi piace spingere in avanti. Sto imparando a difendere, ad agosto ero un calciatore diverso, sto migliorando piano piano per cercare di farmi trovare pronto. Sono felice qui. Come ci sente quando si cambia squadra? Sono stato tre anni al Barcellona e dopo mi hanno proposto la Lazio che è un grande club e ho accettato. Ripeto: qui sono felice. Io a scuola? Volevo sempre andare per trovare i miei amici, mi sono divertito tanto. quando si cresce magari è un po’ diverso“.
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I bilanci della Lazio e la situazione societaria sembrano essere nuovamente sotto i riflettori. Dopo la falsa notizia su una presunta rissa a Formello durante il match Lazio-Galatasaray, ancora una volta la stampa ha tentato di dipingere negativamente la società biancoceleste e conseguentemente tutto ciò che circonda il team. I dati relativi alla situazione economica della Lazio diffusi negli ultimi giorni da alcune testate sono probabilmente falsi. Il responsabile della comunicazione della Lazio Stefano De Martino, al fine di chiarire la situazione, è intervenuto sulle frequenze di Lazio Style Radio 89.3 per intervistareil direttore amministrativo della società Marco Cavaliere.Un’analisi approfondita che va dall’arrivo del Presidente Lotito all’attuale stato economico e amministrativo della S.s.Lazio. Un po’ di chiarezza affinché il pubblico laziale venga informato correttamente sulla vicenda: “Mi dà fastidio trovare delle letture diverse. Ad esempio questa mattina quotidiani come il Corriere dello Sport o il Tempo parlano, con riferimento alla semestrale, di un passivo di 5 milioni. Sul Corriere della Sera invece la somma è di 15 milioni di euro. Quando un giornale così autorevole scrive di un semi-fallimento o di un profondo rosso diventa davvero fuorviante per le persone. Mi auguro che arrivi una smentita, sono stufo che si cerchi di dipingere la Lazio in un determinato modo”.
Uno sguardo al passato per comprendere meglio il presente: “Il presidente Claudio Lotito è intervenuto nell’aumento di capitale del 2004. C’erano 550 milioni di debiti con una perdita di 86 milioni su un fatturato di 84. La società era tecnicamente fallita. Una situazione che impediva la continuazione dal punto di vista civilistico e sportivo. L’intervento si è articolato in due fasi: la prima ha messo in bonis la società. Si è proceduto attraverso una rateizzazione tributaria, permettendo di smaltire il debito in un numero di anni maggiore con una rata di circa 6 milioni l’anno. Vorrei sottolineare che la nostra è l’unica realtà in cui i contribuenti sono stati tutelati proprio grazie a questa restituzione, già avvenuta al 50 %. Dal punto di vista sportivo invece, vi erano soltanto 8 giocatori tesserati. In dei tempi limitati andava così rifondata completamente la rosa. Oggi il parco giocatori ha un valore altissimo grazie alla capacità di individuare elementi in grado di valorizzarsi. Sono tutti di proprietà e nessuno è in prestito con diritto di riscatto per garantire la massima trasparenza nel bilancio”.
C’è stata in seguito una seconda fase di interventi di sviluppo positivo sulla società:“Successivamente vi è stata una fase di sviluppo con l’implementazione del centro sportivo e del Settore Giovanile con una serie di infrastrutture dedicate. Si è anche diversificata la società, creando la Lazio Marketing per aprire dei negozi di proprietà. Attualmente è in progetto anche la realizzazione di un albergo in centro, attraverso l’acquisto di un immobile al costo di 22 milioni. Un investimento a medio-lungo termine finanziato attraverso un mutuo dalla durata di 15 anni. È stato creato anche uno studio televisivo, uno radiofonico e una rivista ufficiale. Una serie di manovre che ha portato risultati innanzitutto a livello economico con utili per circa 64 milioni di euro, rispettando tutte le richieste normative sia a livello nazionale che Uefa, anche secondo i nuovi indici del “fair play finanziario”. A livello sportivo è arrivata invece la vittoria di tre trofei, tra cui un trionfo storico contro la Roma. Senza considerare il grande lavoro del Settore Giovanile a livello di successi e valorizzazione di giocatori”.
Sono state effettuate delle previsioni, probabilmente false, che vedrebbero raddoppiare il debito della lazio in breve tempo: “Sono previsioni fatte su non so quali basi. Non può esserci un peggioramento perché il cash flow è positivo di 6 milioni. Ogni numero va letto insieme agli altri, ho difficoltà a pensare che possa raddoppiare. Non bisogna confondere l’aspetto economico da quello finanziario. Essendo una società quotata in borsa, bisogna stare attenti a fare determinate valutazioni. La rata del Fisco? Nel 2004 sono stati pagati 12 milioni soltanto per accedere alla rateizzazione. È stato assunto un buco creato dalle gestioni precedenti, con queste cifre le altre società compravano i giocatori. Per tre anni sono state pagate praticamente due squadre, comprese le ritenute non versate”.
Sul progetto “Academy” e sul centro sportivo: “È fondamentale per coltivare i talenti e seguirli in modo più approfondito all’interno della struttura. Sono investimenti tesi allo sviluppo del Settore Giovanile con l’obiettivo di produrre valori, ovvero giocatori in grado di fornire risultati sotto il profilo sportivo o economico. Rappresenta una patrimonializzazione della società e un’ottimizzazione della situazione. Per quanto concerne, invece, il centro sportivo vorrei sottolineare che da quando c’è Lotito il consiglio di gestione e sorveglianza non percepisce compensi, come visibile nel bilancio. Per quanto riguarda l’attività delle parti correlate, questa prevede degli investimenti che hanno rifondato il centro sportivo. Sono state scelte società competitive dal punto di vista economico e finanziario sia per l’implementazione straordinaria che la manutenzione. Sono stati sostituiti vecchi contratti a condizioni migliorative da un punto di vista finanziario, oltre che di efficienza. Sfido chiunque a venire a visitare Formello, fiore all’occhiello per l’Europa. I risultati sono senza dubbio migliori del passato”.
Semestrale e una previsione positiva per il futuro: “Il vero risultato economico è una perdita negativa di circa 5 milioni di euro, un risultato migliore di 7 milioni rispetto alla stagione precedente. I 15 milioni di cui si parla fanno riferimento ad un indebitamento finanziario netto autoliquidante. È un dato che va analizzato: rappresenta la somma di disponibilità liquide sui conti correnti (circa 9,5 milioni di euro) e un indebitamento di 24 milioni. Questo comprende una cifra di 7 milioni che sono un residuo del mutuo per l’immobile del centro per cui sono state pagate delle rate anticipatamente. Ne deriva una differenza di 17 milioni che consiste in delle anticipazioni su ricavi relativi al semestre successivo. Tra l’altro di questi 17 milioni, 6 sono stati già incassati da parte degli istituti finanziari intorno alla metà di gennaio. La situazione finanziaria è assolutamente sostenibile e andrà a diminuire nel tempo. Il cash flow è positivo, è stata prodotta cassa. 6 milioni sono stati già chiusi a gennaio, altri si chiuderanno in funzione degli incassi che percepiremo dalle competizioni europee. Sono stati usati toni troppo allarmistici e fuori luogo che non tengono conto della storia recente”.
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Lo scorso 26 Febbraio, al termine dei sorteggi di Europa League, i due tecnici Pioli e Šcasný sembravano abbastanza sicuri di poter prevalere l’uno sull’altro nel doppio confronto di cui si giocherà il primo atto a Praga il prossimo 10 Marzo. Dopo la sconfitta subita dal Sassuolo in campionato, l’entusiasmo dei capitolini sta scemando; la sorte sta giocando brutti scherzi in Serie A e la Lazio è consapevole del fatto che in Europa non potrà sbagliare. Lo Sparta Praga sembra, invece, molto sicuro delle proprie capacità. L’ex allenatore Petr Rada ha affermato che la squadra sta vivendo un momento proficuo e che può sfruttare a proprio favore la perdita di concentrazione che i team italiani subiscono nell’affrontare l’Europa League: “Lo Sparta si trova in un momento positivo, grazie anche al successo meritato nell’ultimo turno con il Krasnodar. Sono sicuro che se manterranno questa forma, supereranno la Lazio. I capitolini, infatti, non si trovano in un periodo ottimale a livello mentale. Inoltre, quando le squadre italiane giocano in Europa League non hanno la massima concentrazione. Sono sicuro che le probabilità dello Sparta Praga sono dell’80% di passare il turno, quelle della Lazio appena il 20%”. Affermazioni che destabilizzano il sogno europeo dei biancocelesti a una settimana dall’incontro. Rada sembra aver colto a pieno la situazione: la Lazio non è in ottima forma (sia mentale che fisica).
Nel frattempo, i tifosi dello Sparta Praga sono già pronti a supportare la propria squadra, con il Letnà Stadion pronto a ospitare più di 20.000 fan. Nei giorni scorsi i tecnici della compagine ceca avevano esplicitamente richiesto supporto alla tifoseria e quest’ultima ha risposto positivamente: tutti i posti disponibili allo stadio sono stati esauriti in poco tempo. Febbre alta nella capitale ceca: sarà dura per la Lazio, che dovrà affrontare una squadra in ottima forma e in uno stadio gremito di sostenitori, ma considerando il differenze tasso tecnico tra le due squadre l’impresa non appare impossibile.
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Realizzare un albergo d’alto livello di proprietà della Lazio, con nome e colori legati alla società capitolina, di cui i ricavi andranno ad arricchire le casse del club. Sembra essere questa l’ultima pazza idea del presidente Claudio Lotito, come confermato nella giornata di ieri dal direttore amministrativo della società biancoceleste Armando Cavaliere. Un suggestione nata accanto alla prossima apertura di un Store ufficiale a Roma Est e confermata dall’edizione odierna de’ “La Repubblica”. Proprio dalle pagine del quotidiano romano arrivano le prime indiscrezioni circa la zona di costruzione e la grandezza di un progetto molto ambizioso: pare che il “Lazio Style Hotel” sorgerà a Palazzo Valenziani, in quella che è stata la sede per molti anni della Cirio del presidente Sergio Cragnotti. L’area biancoceleste si estenderà per circa 2500 metri quadri commerciali, oltre ai 450 del giardino e della corte situati nel quartiere Sallustiano. L’ennesimo bluff o un reale progetto di crescita? Dopo l’Accademy e i vari tentativi di costruire lo “Stadio delle Aquile”, appare molto complicata la sua realizzazione…
Intanto Claudio Lotito sembrerebbe essere coinvolto nella vicenda che ha portato al fallimento del Parma Calcio. Nelle indagini della Procura federale, coordinate da Stefano Palazzi e terminate nelle ultime ore, pare ci sia anche il nome del presidente biancoceleste per la trattativa legata al passaggio nella Capitale del centrocampista Marco Parolo. Oltre a Lotito sono finite sul banco degli imputati ben 23 persone e due società, Lazio e Genoa, tutti deferiti. Proprio come accaduto per il centrocampista biancoceleste di Gallarate, il club di Preziosi avrebbe violato alcune norme federali nell’acquisto di Aleandro Rosi, cresciuto nel settore giovanile della Roma e ora a Frosinone. Secondo le indiscrezioni, Lotito e l’amministratore rossoblù Zarbano rischiano al massimo un’ammenda, mentre per quanto riguarda gli altri imputati sono in ballo diversi capi d’accusa tra cui la sistematica violazione dell’articolo 1 bis del Codice di giustizia sportiva.
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Alla vigilia del confronto di campionato tra Lazio e Torino, il doppio ex Roberto Bacci è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Radiosei per analizzare i temi caldi dell’incontro che si svolgerà all’Olimpico di Torino nell’anticipo delle 12,30.
L’ex difensore e centrocampista, classe 1967, ha parlato della situazione delicata che sta vivendo l’ambiente biancoceleste: “La Lazio è una squadra a cui tengo ancora molto, dispiace vederla in queste condizioni. Ad inizio stagione ero molto fiducioso circa le potenzialità della squadra, quanto meno per i primi sei posti. Dopo le ultime prestazioni l’impresa è impossibile, meno male che c’è l’Europa League, ma anche li bisogna stare attenti e valutare anche la qualità degli avversari che si sono incontrati fino ad oggi. Una cosa è certa, la Lazio il prossimo anno ha bisogno di giocare ancora in Europa“.
Il campionato degli uomini di Pioli sembra essere già finito a 3 mesi dalla chiusura ufficiale, con il derby che però può ancora dare un senso (seppur minimo) a questa stagione, proprio accanto all’Europa League. Infatti lo si sa, la stracittadina vale molto nella Capitale, e per questo un’eventuale vittoria dei biancocelesti potrebbe modificare le valutazioni finali della stagione. “E’ una partita a parte, non dipende dallo stato di forma o da questo difficile momento. Quando l’ho vissuto io c’erano molti pareggi e gare non belle esteticamente. Per questa la Lazio è comunque uno stimolo importante“.
In chiusura, il calciatore cresciuto nelle giovanili del Torino ha provato a spiegare quali sono i fattori che hanno portato la Lazio in una situazione di classifica così deficitaria, consigliando alla società di intervenire sul mercato: “La Lazio è mancata in continuità, soprattutto a livello di singoli, le prestazioni sono state troppo altalenanti. Poi si sono registrati dei problemi oggettivi in difesa. Dopo l’infortunio di De Vrij forse era inevitabile, anche se la sensazione è che ultimamente abbia fatto peggio l’attacco che la difesa che comunque resta un reparto da rinforzare se si vuole ambire a qualcosa di importante“.
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Ai Mondiali del 2006 venne chiamato lo Scudiero, perchè accompagnò Pippo Inzaghi nell’azione che portò al gol del 2-0, è stato giocatore del Torino ed è stato vicino alla Lazio. Simone Barone allena nei settori giovanili del Parma dopo l’esperienza al Modena, e in esclusiva per LazioPress ha voluto dire la sua riguardo il campionato e qualche analogismo con lo spirito di quel torneo vincente.
“Finora rivedo quello spirito e armonia in Juventus, Sassuolo ed Empoli. E’ un’annata strana per Torino e Lazio. Hanno un organico importante, dovrebbero stare più in alto. La Lazio fa bene in Europa ma in campionato toppa sempre nei momenti topici. Il Toro, invece, ha puntato su validi giovani che però hanno bisogno di tempo per crescere, vista anche la pressione di una piazza passionale come quella granata”
E’ una sfida che si deciderà a centrocampo?
“Anche. Torino e Lazio hanno ottimi centrocampi, anche se ha qualcosa in più quello biancoceleste. Merito di Biglia, vero e proprio leader. Non a caso quando a inizio stagione è mancato si è visto”
Sono ancora Pioli e Ventura gli uomini giusti?
“Dipende da come finisce l’anno, sicuramente sono due grandi allenatori. Entrambi sono spesso criticati, ma se Torino e Lazio finiranno bene la stagione credo rimarranno”
La Lazio ormai punterà tutto sull’Europa League?
“Non ancora, secondo me. Ci sono tanti scontri diretti, compreso quello a San Siro contro il Milan. Ovviamente se dovesse perdere le prossime 2-3 giornate, il discorso cambierebbe in modo drastico. In Europa ha avuto un sorteggio favorevole, può passare il turno e rappresentare l’Italia”
La Lazio gioca ormai con lo stadio vuoto, quanto può influire sul rendimento?
“Tanto. Quando venivo a giocare a Roma contro la Lazio c’erano sempre 50 mila persone allo stadio. Avere tanto pubblico è uno stimolo in più a fare bene, vedere lo stadio così vuoto fa male, soprattutto per un club con tanta storia come la Lazio”
Sei mai stato vicino alla Lazio?
“Una volta. Era il 2003, in panchina c’era Mancini. Purtroppo però loro avevano problemi economici e non se ne fece più niente. Sarebbe stato bello giocare in quella squadra piena di campioni”
Qual è stato il vostro segreto nel Mondiale del 2006?
“C’erano sicuramente squadre più forti di noi, ma come gruppo eravamo superiori a tutti. A noi non pesava il ritiro, stavamo bene tra noi. Ovviamente ci mancavano le famiglie ma insieme il tempo volava. Futuro? Ora alleno le Juniores del Parma, un’altra tappa importante di crescita dopo l’esperienze nelle giovanili del Modena. Stiamo ricostruendo un club importante, stiamo mettendo le basi. Un giorno spero assolutamente di allenare i grandi”
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In campionato la Lazio continua stentare, alternando prestazioni decenti ad altre indecenti. La sconfitta di ieri contro il Sassuolo è l’ennesima brutta figura di una squadra che in Serie A non riesce a trovare se stessa, solo in Europa League, infatti, i biancocelesti riescono ad esprimersi al meglio.
Proprio di questo ha parlato l’ex giocatore e allenatore biancoceleste Domenico Caso. Alla Lazio dal 1985 al 1988, ha collezionato 92 presenze e 7 goal, inoltre ha allenato la primavera biancoceleste in due occasioni dal 1992 al 1997 e dal 2003 al 2004, per poi guidare la prima squadra per un breve periodo nel 2004. Caso ha voluto commentare la sconfitta della Lazio contro il Sassuolo, queste la sue parole ai microfoni di Tuttomercato.web:
Il Sassuolo ha fatto una grandissima prestazione su un campo impossibile, complimenti a Di Francesco che ha proposto un calcio stupendo con giovani di grandissimo livello. Gli emiliani sono la vera sorpresa del campionato. La Lazio è altalenante e finché dovrà fare a meno dei tifosi sara davvero dura.Ormai credo che dopo la sconfitta col Sassuolo sia davvero difficile centrare un piazzamento europeo, la squadra punterà solamente sull’Europa League anche se sulla carta ci sono squadre più forti”.
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La Lazio esce sconfitta dal match di questa sera contro il Sassuolo, una Lazio che in questa stagione ha sempre presentato due sfaccettature: grinta, carattere e idee in Europa League, mentre in campionato non riesce a concretizzare le azioni e a portare a casa il risultato desiderato.
Un primo tempo che si conclude con il calcio di rigore di Berardi, causato da una scivolata indecente e scomposta di Mauricio su Defrel, e un secondo tempo che si conclude ancor peggio: un Sassuolo che non permettere di far fare la partita alla Lazio, che subisce l’ennesima sconfitta in Serie A anche con l’arrivo del gol di Defrel.
Il classe ’91 del Sassuolo, ex Cesena, al termine della partita è intervenuto ai microfoni di Mediaset Premium, mostrando tutta la sua gioia e soddisfazione per il gol e per la vittoria:
“Sono contento soprattutto per la vittoria, abbiamo fatto una grande prestazione. Possiamo guardare in alto, adesso abbiamo il Milan e la Juve, ma con questo atteggiamento possiamo fare bene”.
Inoltre, ai microfoni di Sky Sport, è intervenuto l’ex capitano biancoceleste Stefano Mauri per commentare la sconfitta:
“Abbiamo giocato al di sotto delle nostre potenzialità. Il campo nel primo tempo non ci ha aiutato, loro si difendevano bene e ripartivano. Poi l’episodio del rigore ha cambiato la partita. Siamo troppo altalenanti, alterniamo partite in cui siamo veloci ad altre in cui non riusciamo a creare occasioni. La nostra squadra comunque ha grandissime potenzialità e può giocarsela con tutti. Dobbiamo però giocare a buoni ritmi e aiutarci l’un l’altro. In campionato però è più difficile, si affrontano difese chiuse e andiamo in difficoltà”
Poi, ai microfoni dei cronisti presenti in zona mista:
“Possiamo battere chiunque in Europa, ma in campionato purtroppo siamo lenti e ci proponiamo poco. Adesso concentreremo tutto in Europa. In campionato è più difficile perché ci battono in contropiede e noi facciamo fatica, abbiamo poca velocità in profondità. In Europa se la giovano di più. Pensiamo partita dopo partita, i punti di distacco sono tanto ma vogliamo fare risultato. Se uno gioca a tre o a quattro cambia poco, quello che fa la differenza è il movimento in campo, soprattutto senza palla. L’aspetto mentale è importante, siamo una buona squadra. Il problema è che non entriamo in campo con l’approccio giusto ed è grave. È importante entrare sempre con la giusta convinzione perché più le qualità tecniche vengono sa se. Problemi tra di noi non ce ne sono, non è vero nulla. Da 10 anni che sono qui questo è il gruppo migliore. È tutto inventato. Preparare partite in 7 giorni o in 2 è differente. Viaggi tolgono energie a livello mentale. Bisogna essere preparati e non è facile, soprattutto in una squadra con tanti giovani. I tifosi importantissimi. Noi più volte abbiamo chiesto una soluzione alternativa. L’unica cosa che possiamo fare sono i risultati“.
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Lazio senza gli influenzati Marchetti e Matri, sostituiti da Berisha e Klose; Lulic rimpiazza Radu ultimo infortunato del momento e Parolo viene preferito a Cataldi, in attacco ci sono la coppia Candreva-F.Anderson ad aiutare il Panzer. Nel Sassuolo, Biondini vince il ballottaggio con l’ex Roma Primavera Pellegrini, ma per il resto la formazione non è toccata rispetto all’ultima uscita stagionale. Entrambe le squadre schierano il 4-3-3 in una giornata a dir poco piovosa, col terreno in ottime condizioni nonostante la presenza di pochissime pozze qua e là.
Pronti, via, e subito dopo 4 minuti un cross molto interessante di Felipe Anderson non accoglie il colpo vincente di Klose, poteva essere l’1-0. La reazione del Sassuolo non arriva subito, al 20′ però Duncan prova a mettere paura alla retroguardia laziale, Bisevac mette in angolo. Partita allentata anche dalla pioggia, ma che si anima nel finale, infatti al 40′ un’entrata sbagliata di Mauricio su Duncan genera il calcio di rigore, l’ammonizione per l’ex Sporting Lisbona e la conseguente diffida. Berardi dal dischetto è fatale, 1-0 per il Sassuolo e tutto da rifare per la Lazio. Romani che si fanno subito vedere con Parolo che, servito da un bel cross di Konko, colpisce di testa ma la palla va lontano dalla porta di Consigli. Il primo tempo si chiude con una punizione per la Lazio battuta malissimo da Candreva, colpo rugbistico e palla alle stelle.
Il secondo tempo ha una novità, non piove e sembra che le giocate ne risentano in positivo per il resto del match. Dopo 3 minuti sembra che la Lazio può dare finalmente quella scossa, in primis Candreva mette paura con un cross molto teso e verso Consigli col Sassuolo, poi Klose chiede un calcio di rigore per un presunto fallo di Vrsaljko. Continua il pressing della Lazio, prima con un tiro inspiegabile di Mauricio, poi con un batti e ribatti non sfruttato da Parolo che calcia debolmente fuori; ma quanto meno te lo aspetti arriva l’occasionissima per il Sassuolo, Mauricio si fa ingannare dal terreno bagnato e non controlla una palla semplice che permette la discesa di Berardi ma Berisha nega il 2-0 ai neroverdi. La Lazio reagisce e aumenta la pressione con l’ingresso di Keita al posto di Parolo e una serie di palloni in area con la difesa emiliana sempre attenta, ma quando ti sbilanci troppo spesso puoi subire un contropiede, ed è uno di questi che permette al Sassuolo di fare il 2-0; Sansone serve Defrel che con un bellissimo sinistro punisce Berisha. Nuova reazione laziale, ma Consigli è strepitoso sullo stacco aereo di Klose, niente 1-2. Anche stavolta la Lazio rischia di subire il gol, ma Duncan serve un Sansone in fuorigioco; più avanti Berisha sbaglia il rinvio ma Defrel non ne approfitta per colpire.
Entrano Djordjevic e Mauri, escono Klose e Felipe Anderson, ma cambiando non si risolve nulla; il Sassuolo controlla senza problemi, Lazio avanti con qualcosa che difficilmente è definibile come “cuore”. Per il resto niente di che da segnalare, forse un tentativo dall’ex Nantes murato da un Consigli tra i migliori della partita. La partita finisce con gli “olè” di scherno dei tifosi ad ogni passaggio dei biancocelesti. Stagione praticamente finita, il Sassuolo è salvo e pensa al futuro, la Lazio è ora che lo faccia presto.
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