Alessandro Calori è intervenuto questa mattina in collegamento conLazio Style Radio, 89.3 FM:
“La sosta delle Nazionali è un problema di tutti. Moralmente l’uscita dall’Europa League è quello che può incidere di più in questo finale di campionato per la Lazio. La Lazio dovrà ritrovare le energie e le forze fisiche per affrontare questa tappa, anche per i tifosi e la piazza biancoceleste. Bisognerà mettere in piedi la formazione migliore per giocare questo derby. Nelle partite singole abbiamo visto un bel calcio, ma manca la continuità nei risultati. Adesso la concentrazione massima è tutta rivolta alla gara contro la Roma, per poi finire bene il campionato con le ultime nove partite. La spinta del derby potrebbe significare qualcosa se giocato bene”.
Sulla formazione e le scelte tattiche di mister Pioli:“Quando vengono a mancare i titolari è un problema, ma c’è anche la possibilità, da parte di chi ha giocato meno, di far vedere le proprie qualità. Bisogna cercare di mettere in condizioni migliori chi andrà in campo. Sono quelle partite dove non c’è bisogno di dire tante cose, quando ti avvicini al derby vivendo l’emotività e le emozioni dei tifosi, la spinta viene naturale. Come nei grandi incontri, quando prepari la tattica ma non c’è bisogno della preparazione motivazionale”.
Su Felipe Anderson:“Felipe Anderson ha le caratteristiche per attaccare in profondità e giocare molto di velocità. Ha potenzialità importanti ma deve trovarle dentro se stesso. Non è quello della scorsa stagione”.
Su Keita: “Keita stuzzica l’idea del centravanti, è un giocatore con molte qualità, come Candreva e Felipe Anderson sono bravi nell’uno contro uno, saltano l’uomo. Caratteristiche simili possono essere fondamentali, come prima punta è un giocatore interessante. Nasce esterno ma lavorandoci con il tempo potrebbe avere una crescita tattica che possa creargli imprevedibilità e in attacco è quello che ci vuole”.
Milinkovic-Savic, poco tempo fa il suo agente ha tessuto le lodi del giovane serbo, Calori si è espresso così sul suo conto:“Milinkovic è cresciuto tantissimo, ha ampi margini di miglioramento, come centrocampista è anomalo perché è bravo nella giocata, nella tecnica, conclusione, gioco aereo, ha profondità. Deve solo migliorare, come Cataldi. Potrebbe avere un futuro importante. Nell’arco della stagione ha trovato una collocazione ottimale, anche nell’under 21 come centrocampista di destra riesce a inserirsi benissimo”.
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Il campionato di serie A è fermo per la Nazionale. E in questo periodo di calma, a parlare in esclusiva ai microfoni di RadioSei è Salvatore Bagni, attuale opinionista e commentatore televisivo, oltre che ex attaccante di Inter e Napoli: “Il campionato sarà un testa a testa fino alla fine. Credo ancora nel Napoli che non merita di rimanere a bocca asciutta. Anche il 2° posto andrebbe stretto alla formazione di Sarri. Higuain è straordinario ma avrebbe fatto fatica nella mia epoca. A quel tempo c’era Careca, non sarebbero andati a prenderlo (ride, ndr)”. Bagni poi si sofferma sulla situazione Europei e il clima di paura: “Si disputerà in un paese che purtroppo è stato pesantemente attaccato. Sarà tutto anomalo. Non credo che ci sia una nazionale favorita, l’Italia può giocarsela e arrivare fra le prime 4. Io ci credo”.
Poi parla della Lazio e la stagione in corso molto deludente: “Non ci si aspettava da una squadra capace di agguantare il terzo posto e di entrare ai preliminari Champions una simile annata. Bisognava rinforzare la rosa mentre la linea è stata quella di prendere giovani di capacità. Le cose però non sono andate benissimo, i ragazzi hanno alti e bassi e bisogna cautelarsi con calciatori di esperienza, più pronti. Prendiamo Felipe Anderson, qualità che restano fenomenali , ma oggi vive nella sua ombra. Conosco l’ambiente avendo lavorato con Cragnotti e sono sicuro che era quello che si aspettavano anche i tifosi”. Bagni poi interviene anche su Stefano Pioli: “Ha le sue colpe, mi perdonerà. Col suo staff di grande qualità e umanità ha comunque avallato l’arrivo di certi giocatori. Bisogna poi calcolare il budget messo a disposizione dalla Lazio. Ognuno ha il suo ruolo”. Sugli eventuali sostituti si sofferma a parlare di Mihajlovic e Ventura dati come favoriti: “Sinisa è uno deciso, certo di quello che fa, una persona che vuole incidere sempre. Giampiero mi piace, alla sua età è ancora molto carico e gli piace insegnare calcio”. Sul calciomercato, l’opinionista parla di Giaccherini per Candreva e Valdifiori per Biglia: “Non mi piace giudicare i giocatori ma sicuramente i valori sono diversi, quelli biancocelesti sono superiori. Bisogna poi valutare l’aspetto economico. Candreva è un gran bel giocatore mentre Biglia lo considero difficilmente sostituibile, davanti alla difesa l’argentino sa far tutto”. Battuta anche su Milinkovic: “È un ottimo calciatore che si esprimerà al meglio negli anni a venire. Ha tutto per diventare titolare”. Bagni prova infine a spiegare la differenza di gestione fra Cragnotti e Lotito: “Non conosco l’attuale presidente della Lazio e non posso giudicarlo. Posso dire solamente una cosa. Nel calcio, come nella vita, quel che resta sono i risultati. La creatura di Cragnotti rimarrà un ricordo indelebile perché era una società in cui si vinceva tanto, con grandi campioni a calcare il campo”.
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Continuano le indiscrezioni di calciomercato sulla Lazio: sono tanti, infatti, i nomi dei giocatori che in questi giorni sono stati accostati al club capitolino. Sembra proprio che Lotito e Tare abbiano già cominciato ad intavolare alcune trattative per ricostruire la squadra biancoceleste nella prossima stagione, visto che ci saranno sicuramente delle partenze illustri, come vi abbiamo riportato nei giorni scorsi. Biglia, Candreva e Klose, difatti, hanno già le valigie in mano.
Andiamo, però con ordine, perché alla lunga lista degli allenatori per la prossima stagione si è aggiunto nelle ultime ore anche un’altro nome, quello di Giampiero Ventura. Sinisa Mihajlovic sembra comunque ancora in pole position, perché molto gradito a Lotito, ma piace anche l’attuale tecnico del Torino. Ventura, però non si è sbilanciato sul suo futuro come riportato da La Lazio Siamo Noi. Rimangono, poi, ancora in lizza per la panchina Cesare Prandelli, Massimo Oddo e Ivan Juric, anch’essi nomi già sentiti e risentiti.
Per quanto riguarda gli arrivi, invece, il nome nuovo spuntato in queste ore è quello di Emanuele Giaccherini. L’esterno nato a Talla, in Toscana, attualmente è in prestito al Bologna, dove sta disputando un’ottima stagione, ma il suo cartellino è di proprietà del Sunderand. Lotito sembra molto interessato a lui e complice la sua ottima annata con i bolognesi, Giaccherini, è rientrato anche nel giro della nazionale. Il calciatore gradirebbe molto la destinazione Lazio, perché tornerebbe a vestire la maglia di un grande club, dopo l’esperienza di qualche anno fa alla Juventus. Tra l’altro anche il suo agente Furio Valcareggi, pur non sbilanciandosi, sembra gradire l’accostamento, come detto a La Lazio Siamo Noi: “Non so niente. È un club importante, fra i primi 6/7 d’Italia e rientra nel novero delle grandi. Dunque chi non giocherebbe nella Lazio? È davvero una bella lusinga questo accostamento”.
Si complica, tuttavia, la pista che porta a Ciro Immobile, che Lotito e Tare vorrebbero alla Lazio per il dopo Klose. Infatti, l’agente del giocatore, Alessandro Moggi, ha dichiarato al quotidiano spagnolo ABC quanto segue: “Sì, posso confermarlo, il Torino vuole riscattarlo, questo è un dato di fatto. Sono molto contenti di Ciro, ce lo hanno già comunicato. Ma è presto per parlarne, dovremo aspettare almeno fino a maggio. L’opzione per il riscatto c’è e ammonta a 11 milioni di euro”. Il Torinosembra, quindi, il favorito per avere Immobile la prossima stagione.
Altri nomi accostati alla Lazio, sono poi quelli di Xhaka, svizzero del Borussia Mönchengladbach, Soriano, che piace molto a Mihajlovic. Ancora viva poi la pista Tonelli in difesa, con Danilo, dell’Udinese, come alternativa.
Per quanto riguarda il mercato in uscita, invece, l’Inter sembra disposta ad investire tra i 18 e i 22 milioni per portare a Milano Antonio Candreva, rivedendo al rialzo il contratto del calciatore che alla Lazio ora guadagna attualmente 2 milioni a stagione. L’eta del calciatore, voglioso di vincere, e la voglia di cambiare aria potrebbero essere due fattori importanti per la buona riuscita dell’operazione. Inoltre Lotito sembra non volersi opporre alla richiesta di cessione del centrocampista romano che è consono di aver ormai dato tutto per i biancocelesti.
Arriviamo poi alla situazione di Lucas Biglia. L’argentino fa gola a molti top club europei, ma la Lazio farà di tutto per trattenerlo a Roma, tanto che Lotito e Tare sono pronti a blindarlo con una proposta pari a 2,5 milioni di euro, più del doppio rispetto agli 1,4 che guadagna al momento. Il suo contratto, che scade nel 2018, è pronto per essere rinnovato ancora e in questi giorni è atteso a Roma l’agente del giocatore, Enzo Montepaone, per discutere sul da farsi. Cercare di convincere l’argentino a rimanere non sarà facile, ma, per ora, proposte vere e proprie di cessione non ne sono ancora arrivate. Le alternative in caso di partenza dell’argentino sono: Youri Tielemans, dell’Anderlecht, e Jordy Clasie, già cercato dalla Lazio la scorsa estate ed ora al Southampton.
Pure Alessandro Matri, poi, sembra destinato a lasciare la Lazio a fine stagione, per tornare al Milan, cosa confermata anche da Mauro Tassotti: “…anche Matri, attualmente alla Lazio, potrebbe tornare”. La punta non ha convinto a pieno e nonostante il giocatore gradisca la piazza, Lotito non sembra intenzionato a riscattare il suo cartellino.
Chiudiamo, infine, con Miroslav Klose, che sembra propenso a lasciare la Lazio, ma non vuole ancora appendere gli scarpini al chiodo. Il tedesco ha ricevuto una proposta dai New York Cosmos, un biennale a 3 milioni di dollari netti l’anno ai quali l’attaccante tedesco dovrà aggiungere i contratti con i vari sponsor.
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Il derby si avvicina ma la protesta delle curve mette “in crisi” le due società. Stando agli ultimi aggiornamenti da parte della biglietteria, i tagliandi staccati da parte della società biancoceleste, non superano la quota dei 1300 mentre sulla sponda giallorossa si contano poco più di 4500 biglietti venduti. Salvo “ribaltoni”, se la vendita dei ticket continuasse così, l’Olimpico di Roma registrerebbe un record negativo di presenze durante il match più atteso nella capitale. La media calcolata, a questo andamento, non superebbe i 40.000 spettatori.
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Keita Balde Diao è pronto al debutto con il Senegal. Il giocatore della Lazio doveva scegliere tra Spagna e Senegal e ha scelto gli africani. Una scelta non facile ma ponderata (e speriamo giusta) per la sua crescita. Sabato quindi, l’attaccante laziale debutterà e lui si sente già pronto, come confermano i primi allenamenti. Anche il ct senegalese Cissè sembra contento della scelta e intervenendo su SportSenegal.com, ha dichiarato: “Keita è un ragazzo davvero interessante. Lui è molto felice di essere qui con noi e i compagni lo hanno accolto molto bene. È molto giovane, il nostro ruolo dev’essere quello di aiutarlo a crescere. Ha tanti occhi puntati addosso perché ha un grande talento. Per noi è un onore avere in squadra giocatori del suo livello, ci sarà sicuramente d’aiuto”.
Anche il calciatore interpellato sulla questione è intervenuto dicendo: “Sono qui per mio volere. È vero che ne ho parlato con la mia famiglia: abbiamo approfondito il discorso, ma in realtà ho sempre sognato di giocare con questa Nazionale. Sono io che ho deciso di giocare per il Senegal. Sono molto contento di essere qui. La squadra l’ho trovata molto bene. Tutti, dai compagni allo staff, mi hanno accolto benissimo”. Keita conclude spiegando le ragioni della scelta : “È vero che sono nato e cresciuto in Spagna e che non sono mai stato in Africa. Ma sono un calciatore africano. Conosco il calcio africano e voglio giocare qui”.
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Stefano Fiore, ex Lazio, ha rilasciato un’intervista ai microfoni di “i laziali sono qua” in onda sulla frequenza 88.100FM
La stagione deludente della Lazio
“Credo che tutto sia cominciato nella maniera sbagliata e poi sia proseguito su quella falsariga negativa. Quest’anno la Lazio aveva una grandissima possibilità davanti a sé e il fatto che la società non l’abbia percepita quest’estate è stato un gravissimo errore. La Champions League poteva portare enormi benefici sia sul piano economico che sul piano di valorizzazione della rosa, invece non si è investito, pensando che la squadra fosse abbastanza competitiva. Gli infortuni hanno dato il colpo di grazia, in particolare quello di De Vrij”.
Situazione Pioli e probabile sostituto
“Secondo me l’allenatore non è la chiave dei problemi della Lazio. E’ un film che si è già visto con Petkovic, Pioli ne sta ripercorrendo le orme. Allenatori e giocatori vanno e vengono, l’anima di tutto è la società che deve avere le idee chiare e deve parlare chiaro, sostenendo un progetto tecnico che oggi si fa fatica a comprendere. Era sicuramente più facile migliorare una squadra che aveva già fatto bene invece di ripartire da zero”.
Antonio Candreva e la sua “non forma”
“Tecnicamente è un giocatore importante, che quest’anno non ha vissuto di certo la sua migliore stagione. Rimane un elemento di assoluto valore e perderlo da un punto di vista tecnico non sarebbe una cosa semplice da assorbire. Nel caso si prendesse questa decisione andrebbe individuato un giocatore adatto per sostituirlo. L’importante come ripeto è avere una programmazione. Io non credo che i giocatori perdano stimoli quando sfumano gli obiettivi, ma se percepiscono la sensazione che non si voglia crescere a livello societario”.
Reparto offensivo
“Molto dipenderà da come si vorrà giocare. La cosa che è balzata agli occhi quest’anno è che l’attacco ha realizzato davvero poco rispetto alle occasioni create. Matri, Djordjevic e Klose sono giocatori molto simili, da area di rigore. Si è puntato su questi profili probabilmente per le caratteristiche degli esterni a disposizione. Punterei sulle seconde punte, attaccanti mobili bravi anche fuori dall’area di rigore e che sappiano crearsi le occasioni giuste”.
Derby in vista
“La Lazio deve essere consapevole della forza degli avversari, ma deve tener presente che si tratta dell’ultima partita che può riscattare in parte una stagione. La voglia e la determinazione devono essere ai massimi livelli”.
Sulla frattura tra l’ambiente e il presidente Lotito e su Ugo Longo
“Sembra scontato dire che una società e un presidente benvoluti dai tifosi aiutino l’ambiente e anche il clima per i giocatori. Allenatori e calciatori sono di passaggio, la società è un punto fermo e dovrebbe far parte del patrimonio collettivo che rappresenta un’intera società. L’aspetto gestionale e dei bilanci non va assolutamente trascurato, ma il cuore e la passione non possono mancare. Laddove ci sono degli attriti bisognerebbe compiere dei passi per sciogliere le tensioni. Ai tempi in cui ero alla Lazio la figura del presidente Longo, anche se lui non amava essere chiamato così, era fondamentale. La sua capacità affettiva ci regalava grande entusiasmo e ci aiutava moltissimo dal punto di vista umano”.
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La serie A si ferma per la pausa nazionale ma alcuni giocatori della rosa biancoceleste non avranno il giorno di riposo e combatteranno in campo con la loro maglia di origine natale in cerca del posto titolare nelle rispettive nazionali.
Niger-Senegal, martedì 29/03 ore 16:00, Stade Général Seyni Kountché, Niamey
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La Nord deserta il derby e la Sud segue le sue orme. Come è successo nel derby di andata, il match capitolino rimarrà nuovamente senza le rispettive curve per protestare contro la decisione che ha portato la divisione degli spalti in curva Nord e Sud all’Olimpico di Roma
“Si torna alle origini. La Curva Sud si trasferisce a Testaccio il giorno del derby. Appuntamento alle ore 13.30 in Via Zabaglia davanti al vecchio Campo Testaccio per poi andare a piedi e vedere la partita nella struttura che ci ospiterà in lungotevere Testaccio per vivere insieme una giornata speciale e tifare l’AS Roma. Partiamo dal nostro glorioso passato per riprenderci il futuro… non un passo indietro, senza compromessi, senza barriere!”.
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Ogni occasione è buona per far parlare di se e anche questa volta il presidente della Lazio, Claudio Lotito, ha colto occasione per rendersi protagonista. Questa volta Claudio ha fatto bella mostra delle sue qualità di show-men (cosa che di solito non fa mai) durante l’Open Day dell’Università Europea di Roma, in programma questo pomeriggio alle ore 15.00. Il presidente dei capitolini, in qualità anche di consigliere FIGC, ha tenuto una Lectio Magistralis intorno al tema della continuità tra la formazione universitaria e l’ingresso nella dimensione del lavoro. Il titolo dell’evento, ac cui Lotito ha partecipato, era :“Quale formazione universitaria oggi per il mondo del lavoro? L’importanza dello sviluppo dei valori e delle soft skills”. All’evento hanno partecipato anche Mario Civetta, Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma e a seguire hanno parlato, come di consueto, i docenti dell’Università Europea di Roma presentando i Corsi di Laurea in Economia, Giurisprudenza, Scienze della Formazione Primaria e Psicologia, focalizzando l’attenzione sugli sbocchi professionali e alle occasioni che possono favorire un inserimento lavorativo di successo.
Alle 16 Lotito ha preso la parola: ha voluto parlare prima dei bilanci della Lazio che dopo la sua scesa a presidente sono stati, a sua detta, sempre incorrotti e in seconda battuta della perquisizione della Guardia di Finanza per un’ipotetica evasione fiscale:
Le mie iniziative per il calcio ora sono un esempio per il sistema, queste consentiranno di essere fra i più trasparenti del mondo. Il pallone deve essere rappresentato da persone al di sopra di ogni sospetto, e noi dobbiamo educare il tifoso al raggiunto dell’obiettivo per merito. Come nello studio, i parametri del calcio sono gli stessi. Vince chi merita. Il Blitz della procura di Napoli sono solo cose legate all’interpretazione del procuratore. Sono stato e vengo ancora oggi osteggiato perché ho fissato paletti con diritti e doveri nel mondo del calcio”.
Poi il presidente della Lazio ha continuato a parlare della sua gestione, soffermandosi anche sull’epoca del presidente Sergio Cragnotti e sulle pressioni fatte dai tifosi in passato:
La Lazio aveva 150 milioni di debiti verso il fisco. Oggi se un cittadino non paga 5 mila euro di tasse viene subito fermato. I tifosi hanno avuto un forte peso interlocutorio con le società in passato. Erano intesi come appassionati deformati, facevano pressioni su chi doveva essere ceduto e acquistato. I club erano tenute in scacco da loro. Ad esempio la Lazio per anni ha avuto il sostegno dei propri tifosi con sottoscrizione di capitali. Famiglie che si sono rovinate producendo anche un’inversione di ruoli. Oggi i giocatori non possono andare sotto la Curva pena una multa di 40mila euro”.
Poi arriva una domanda sulla situazione delle barriere in Curva, a cui Lotito risponde dicendo che la divisione è stata fatta per motivi di sicurezza:
Su questo tema è stata fatta molta strumentalizzazione. La Curva dall’Olimpico è molto numerosa rispetto a quella delle altre città e merita una gestione diversa. Sono state fatte delle scelte legate esclusivamente alla tutela della sicurezza. Quello è luogo di tutti quelli che vogliono accedere e non è patrimonio esclusivo di nessuno. Se noi come società ci fossimo opposti il Prefetto avrebbe decretato la chiusura dello stadio. Per questa scelta sono obbligato a prenderne atto proprio perché ci sono stati dei comportamenti che sono stati sottoposti ad autorità giudiziaria. Sono decisioni che magari non si possono magari condividere ma che bisogna rispettare. Tra l’altro il Comitato Provinciale della Sicurezza ha dimostrato come nelle curve ci sia spaccio e prostituzione. Non lo dico io, ma le istituzioni”.
Il presidente biancoceleste passa, poi, a parlare degli stadi di proprietà e spiega quale è il suo parere a riguardo:
Gli stadi hanno tre elementi di criticità: patrimoniale, economico e di sicurezza. Dovrebbe essere realizzato in periferia così come nacque l’Olimpico che all’epoca era in una zona decentrata per motivi di traffico e di sicurezza ovviamente. Sarebbe bello vivere in un villaggio sportivo 365 giorni l’anno. Lo stadio non sarebbe più un teatro di conquista ma un qualcosa che lo stesso tifoso vorrebbe tutelare. La norma che abbiamo proposto è stata stravolta dal Parlamento tant’è che non sono stati costruiti molti stadi. C’è la paura di speculazioni. Ma con nuove cubature ci sarebbe stata la possibilità di recuperare le spese effettuate. Guardiamo il Real Madrid che vicino al centro sportivo ha avuto a disposizione tre grattaceli che sono di sua proprietà. Non c’è nulla di scandaloso a trarre degli utili dalla creazione di uno stadio, il problema è come sfruttare quegli introiti. Ogni mese come Lazio diamo al Coni 370 mila euro per usare l’Olimpico due volte al mese. Con la crisi economica le squadre stanno collassando perché non c’è stata in passato una gestione virtuosa e sana per auto-finanziarsi. Noi dobbiamo fare in modo che questo invece avvenga. Il singolo stadio non ti fa fare il grande salto di qualità. Il salto lo fai con l’opportunità immobiliare annessa allo stadio”.
Poi gli viene posta una domanda: se giocatore in scadenza di contratto dà il tutto per tutto? Lotito risponde, con sarcasmo, prendendo ad esempio la situazione di Abdoullay Konko:
“Sai che ho proposto a Konko (contratto in scadenza a giugno, ndr)? Che il contratto glielo rinnovo anno per anno. È resuscitato tutto insieme!”
Infine, prima di parlare con uno studente tifoso della Lazio, il patron biancoceleste riserva le ultime parole ai cronisti presenti all’uscita:
Vi anticipo una nuova norma: un allenatore di calcio se viene esonerato potrà accordarsi con altre squadre nella stessa stagione senza rimanere sotto l’ombrellone. Dal sistema calcio noi dobbiamo eliminare alcune distorsioni che lo danneggiano”
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Ormai abbiamo capito tutti l’annata della Lazio, un qualcosa di realmente complicato da definire, obiettivi falliti e centroclassifica a dir poco anomalo. Ad analizzare la situazione in casa biancoceleste ci ha pensato il giornalista di Leggo e Dimensione Suono Roma, Enrico Sarzanini, che non l’ha mandate a dire su com’è andata la stagione biancoceleste.
Come giudichi la stagione della Lazio?
“La stagione della Lazio si può definire con una sola parola: fallimentare. Ad inizio anno eravamo partiti con l’idea di veder ripetere un campionato sulla falsa riga di quello dello scorso anno. In più l’obiettivo Champions era davvero troppo importante da poter fallire, come è successo. Una volta eliminati dalla competizione l’obiettivo era giocarsi da protagonisti l’Europa League e cercare di vincere la Coppa Italia. Purtroppo a questo punto della stagione la Lazio è fuori da tutto. Ma la cosa più preoccupante sono i tanti giocatori scontenti. Credo che questa sia la sconfitta più brutta per la società”
Di chi sono le colpe di questa stagione ormai compromessa?
“Bastava poco in estate per rendere questa squadra ancora più completa. La rosa è stata rinforzata male, quindi le colpe della società sono evidenti. Anche i giocatori e il mister, non sono esenti da colpe. La squadra è la stessa dello scorso anno, perciò alcuni problemi interni hanno fatto si, che questa stagione sia stata pessima. L’episodio chiave credo sia la questione della fascia di capitano, promessa a Candreva poi finita sul braccio di Lucas Biglia a furor di spogliatoio. Se devo quantificare in percentuali darei un 60 % di colpa alla società e il restante 40 % da dividere tra giocatori e allenatore”
Al termine della stagione è giusto continuare con Pioli?
“Credo che il ciclo di Pioli alla Lazio sia terminato. Lo dico con molto dispiacere per la stima che provo nei confronti del professionista e dell’uomo. Dal cambio del tecnico dovrà ripartire la rivoluzione in casa Lazio. In questa stagione ha diverse colpe secondo me, il fatto di non saper tenere in mano lo spogliatoio credo sia la cosa più grave. Quando le cose vanno male alla fine il primo a pagare è sempre l’allenatore e anche stavolta molto probabilmente andrà così. Credo che la separazione a fine anno giovi a tutti anche allo stesso Pioli”
Come si può uscire da questo scontro tra i tifosi ed il Presidente Lotito?
“Sono parecchi anni che sta andando avanti questo scontro tra la tifoseria e la presidenza. Ho la sensazione che siamo arrivati al capolinea di questa vicenda. Seguo la Lazio dal 1994 e credo di non aver mai vissuto in tutti questi anni, un punto così basso tra il rapporto tifosi-presidente. Non capisco come la società non faccia niente per migliorare questo aspetto, non comprendo neanche come lui non pensi a fare un passo indietro visto che ha un intero popolo contro. Non credo neanche una grande vittoria possa ricucire un rapporto così compromesso tra le parti. Purtroppo siamo abituati a queste stagioni altalenanti e credo che la gente sia stufa di questo. Una soluzione sarebbe trovare qualcuno che vorrebbe acquistare la società, ma al momento non c’è nessuno, anche perchè Lotito non ha nessuna intenzione di vendere la Lazio. Al momento non vedo soluzioni per uscire da questo scontro”
Sei favorevole all’idea del Flaminio come nuovo stadio?
“Lo stadio Flaminio rappresenta per molte persone un luogo sacro, fatto di ricordi inviolabili. Sarebbe perfetto per una società come la Lazio per tanti motivi. Avrebbe la capienza giusta, in più si trova in un quartiere abitato da tanti laziali, inoltre si trova nel cuore della città. Non come queste cattedrali nel deserto che vorrebbero costruire fuori dal raccordo, che poi di sportivo c’è veramente poco. Pensandoci potrebbe essere un passo in avanti di Lotito verso i tifosi. Un primo passo”
Come vedi il futuro della Lazio?
“Bisogna vedere come fino ad ora è stata gestita la Lazio. In questi anni si è ripetuta sempre la stessa storia, un anno si raggiungono obiettivi importanti, ma l’anno successivo si fallisce sempre. Credo che i biancocelesti siano gestiti per galleggiare in Serie A. Questa cosa non va bene a nessuno, neanche a noi addetti ai lavori che abbiamo visto grandi Lazio in passato e oggi siamo costretti ad accontentarci un pò delle briciole. Spero di essere smentito e di ricredermi, ma al momento non vedo futuro per questa squadra”
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LAZIO NAPOLI2014/2015
All'Olimpico ore 12,30 la LAZIO di Stefano PIOPLI incontra il Napoli di Benitez diciannovesima giornata del Campionato di Serie "A" 2014/2015
PIOLI
(fotoTedeschi)
Il punto ottenuto a Milano nella sfida contro i rossoneri salva almeno per un’altra giornata Stefano Pioli, che era stato messo ampiamente in discussione dalla società dopo la figuraccia rimediata negli ottavi di Europa League nella gara di ritorno con lo Sparta Praga. I biancocelesti hanno dato un grande segnale combattendo contro un buon Milan, una reazione per molti versi inaspettata, visto il gioco poco incisivo proposto in questa stagione disastrosa. Ma ora per le aquile si prospetta forse l’ultima gara stagionale che abbia veramente senso non solo per le statistiche: il derby con i cugini giallorossi, che nelle ultime nove partite hanno raccolto la bellezza di 25 punti e sono in un grande stato di forma. Vincere contro la Roma potrebbe riaprire una piccola speranza per raggiungere il 6° posto e renderebbe comunque meno amara questa annata fallimentare. In caso contrario il mister emiliano non sarebbe più certo di condurre i suoi fino al termine della stagione, momento in cui, a meno di grandissime sorprese, si arriverà comunque ai saluti finali.
Ipotizzando l’addio tra la Lazio ed il suo allenatore, è ovvio che escano i nomi dei papabili sostituti, tra cui spicca il nome di Sinisa Mihajlovic, attualmente al Milan ma in contrasto con la società, che in caso di mancato piazzamento in zona EL e di mancata vittoria nella finale di Coppa Italia contro la Juve, chiuderebbe un triennio disastroso, senza una sola qualificazione alle coppe europee. Ma la pista che porta all’ex campione biancoceleste è davvero ardua, in quanto le sue richieste economiche superano di gran lunga le proposte della dirigenza laziale. Stesso discorso vale anche per le candidature di Mazzarri, Prandelli e Trapattoni (quest’ultimo in passato ha già rimandato l’offerta al mittente). Fanno largo allora nomi meno blasonati come quello di Ivan Juric, attualmente allenatore del Crotone, a grande sorpresa primo in classifica nella serie cadetta e quello di Gianni de Biasi, che ha speso in molte occasioni belle parole sulla squadra capitolina e che dopo l’Europeo in Francia potrebbe lasciare la guida dell’Albania, che ha ottenuto proprio con de Biasi alla guida una qualificazione storica.
Sarà il tempo a sciogliere i dubbi, che in una situazione del genere sono molteplici e delicati, ma nell’aria si sente che il destino di Pioli sia lontano dalla capitale…
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Quella che attende la Lazio sarà un’estate caldissima, la squadra con tutta probabilità sarà completamente rivoluzionata e il calciomercato sarà uno dei temi principali tra Giugno e Agosto. Ci saranno, infatti, non solo nuove entrate ma anche moltissime partenze. Tra i giocatori più illustri pronti a lasciare la capitale ci sono, appunto, Lucas Biglia, Antonio Candreva, Felipe Anderson e Miroslav Klose, che attendono solo la fine della stagione per poter salutare la squadra biancoceleste.
Ma partiamo dal principio, cioè dall’allenatore: Stefano Pioli, di fatto, lascerà la Lazio a fine stagione dopo due anni, con l’Udinese già pronta a prenderlo. A meno che la Lazio non perda il derby contro la Roma, i biancocelesti e il tecnico di Parma continueranno insieme fino al termine della stagione, per poi separarsi al termine del campionato. Tra i possibili sostituti del tecnico c’è in pole Sinisa Mihajlovic, che gradisce molto la piazza, visto il suo passato con i capitolini, ed inoltre è ben considerato da Lotito. Non è da escludere però la possibilità che la dirigenza laziale scommetta ancora una volta su un outsider come Ivan Juric del Crotone, mentre piace anche Cesare Prandelli, ma le sue pretese economiche non sembrano essere alla portata della Lazio. Inoltre si è parlato anche di Walter Mazzarri e Giovanni Trapattoni, il primo però non convince per il modulo il 3-5-2, mentre il secondo è già stato contattato in passato, ma ha gentilmente declinato. Infine un’altro nome caldo è quello di Gianni de Biasi, che dopo gli Europei potrebbe lasciare la guida tecnica dell’Albania.
Parliamo poi dei giocatori biancocelesti e del loro futuro. Come già detto Biglia, Candreva, Felipe Anderson eKlose sono pronti a salutare Roma. Lucas Biglia ha diverse pretendenti, tra cui le milanesi in Italia, ma non è da escludere un suo trasferimento all’estero. Antonio Candreva, invece, ha praticamente deciso di abbandonare la Lazio a fine stagione. L’esterno romano pensa di non poter fare il salto di qualità che meriterebbe in questa squadra e consono di aver dato tutto per i colori biancocelesti è pronto a trovarsi un’altra sistemazione. L’Inter è molto interessata a lui, soprattutto Roberto Mancini, che come già detto, apprezza molto le sue qualità, ma anche alcuni club di Premier League lo seguono con interesse. Per quanto riguarda, invece, Felipe Anderson, nonostante le parole di amore per la Lazio, non sembra proprio che il brasiliano possa restare a Roma. Su di lui ci sono diverse squadre italiane ma anche molte compagini estere, Lotito aspetta solo l’offerta giusta e poi è pronto a vendere. Se non partirà Felipe Anderson la Lazio potrebbe però privarsi di Keita Balde Diao, che ha sempre molto mercato. Infine anche Miroslav Klose ha deciso di chiudere la sua esperienza in biancoceleste, ma non si ritirerà definitivamente dal calcio giocato, con tutta probabilità firmerà con un club di MSL per i prossimi due anni.
Vi starete, però, chiedendo chi arriverà al posto di questi quattro giocatori? Lotito e Tare sembrano pronti ad investire i parecchi soldi che arriveranno dalle cessioni per rifondare la squadra. I nomi più caldi, riportati da diversi media, sono: Mirko Valdifiori, Mario Rui, Lorenzo Tonelli e Ciro Immobile. Il regista del Napoli, Valdifiori, piace molto al presidente della Lazio e sembra la prima scelta per il dopo Biglia, non avendo trovato molto spazio sotto il Vesuvio, poi, l’italiano potrebbe essere interessato alla proposta della squadra capitolina. Il secondo, invece, gioca in difesa ed ora è in forza all’Empoli, come Tonelli, che nei giorni scorsi è stato accostato ai colori biancocelesti. Infine per l’attacco è tornato di moda il nome di Immobile, a cui Lotito e Tare sono molto interessati e stanno facendo pressing sul Siviglia per strapparlo al Torino a fine stagione.
Queste le notizie di calciomercato più significative che interessano la nostra Lazio, ora resta solo da vedere se dopo le cessioni illustri, Lotito investirà realmente sul mercato e se arriveranno veramente dei giocatori in grado di sostituire i sicuri partenti.
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Paolo Di Canio, ex mai dimenticato dai tifosi laziali, da un po’ di tempo conduce un programma che va in onda ogni lunedì su Fox Sport e che si chiama House of Football. L’ex biancoceleste, alla Lazio dal 1987 al 1990 e poi dal 2004 al 2006 ha collezionato con la squadra capitolina 104 presenze.
Nel corso dell’ultima puntata della sua trasmissione ha ospitato Marco Del Vecchio, ex della Roma, con cui ha fatto una lunga chiacchierata. Tra molte risate e molte battute, Di Canio e Del Vecchio si sono divertiti a ricordare i rispettivi anni passati a Roma. L’ex giallorosso ricorda con piacere le sfide contro la Lazio:
Il derby di Roma era la partita più bella che si potesse giocare. Ti dava un’emozione unica, anche perché lo stadio non era come adesso che è sempre vuoto. Era pieno zeppo, con gente in piedi e le coreografie. Ricordo con maggior affetto il derby vinto 3-1(della stagione 1997/1998, ndr) dopo averne persi quattro di fila: è stato il derby della svolta, da quell’anno abbiamo ricominciato a vincerli dopo un periodo senza vittorie. Ho vissuto bellissimi momenti a Roma, io con la Lazio avevo rapporti bellissimi (ride, ndr)”.
Tocca poi all’ex biancoceleste che mostra fiero il gol realizzato nel derby del 6 gennaio 2005 e rivolgendosi all’amico dice:
Te lo ricordi questo?“
Del Vecchio prima ride e poi esclama:
Sei scorretto perché io in quel derby non c’ero e a me sarebbe piaciuto tantissimo vincere il derby contro un simbolo della lazialità come te”.
C’è spazio, infine, anche per un commento finale sulla Lazio attuale. Di Canio è come sempre critico sulla gestione della squadra e non reputa Lotito all’altezza della situazione:
È una squadra che alterna un anno buono a uno disastroso, un chiaro sintomo di mancanza di progettualità. Non c’è la capacità e l’interesse di migliorare le cose e il problema si lega alla qualità della rosa. L’unico sopra la media del gruppo è Biglia, gli altri sono giocatori normali di un campionato come la Serie A che è al 3° o 4° posto nell’ambito europeo. Non rientra quindi neanche fra i migliori”.
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Si è appena conclusa una nuova giornata nella quale i laziali in prestito, nella maggior parte dei casi, hanno avuto spazi ristrettissimi in campo o non hanno proprio preso parte alle sfide delle loro squadre. Ci sono però alcune giovani aquile che nel week-end hanno ben figurato: stiamo parlando del portiere Strakosha, attualmente in prestito alla Salernitana e di Luca Crecco, in forze al Modena.
Il giovane portiere albanese è l’unico della lunga fila di laziali mandati a Salerno ad aver preso parte al match tra Perugia e Salernitana, terminato sul punteggio di 1-1. L’estremo difensore non è stato attentissimo sul gol dei padroni di casa, ma nel complesso ha disputato una buona gara, aiutando i granata a conquistare un punto che potrebbe essere utile per la salvezza, visto che la squadra di Menichini si trova terzultima della classe, con 2 punti da recuperare al Livorno. Per gli altri laziali in prestito a Salerno neanche un minuto in campo: Tounkara e Ronaldo in panchina, Pollace non convocato, Prce e Oikonomidis infortunati.
Luca Crecco è stato l’unico altro laziale a giocare in serie B questa settimana: esce sconfitto il suo Modena per 2-1 nei confronti del Como e mister Crespo lo richiama dopo 54′ per far posto a Mazzarani. Esclusi dai rispettivi impegni Filippini per il Pro Vercelli, che ha pareggiato per 1-1 con l’Ascoli e Minala per il Bari, che ha conquistato 3 punti al “Piola” di Novara in seguito alla vittoria per 2-1.
In Lega Pro Rozzi gioca solo il secondo tempo del match tra Lupa Roma e Robur Siena: entrato tra gli ospiti per i secondi 45′, non riesce a incidere in una gara che gli ospiti avrebbero potuto riacciuffare molto difficilmente, visto il parziale a fine primo tempo (2-0). Per Lombardi invece, in prestito all’Ancona, non c’è stato spazio nella vittoria per 2-0 sul Santarcangelo a causa di un infortunio che lo terrà fermo per un’altra settimana almeno.
I laziali all’estero non hanno avuto una settimana semplice: Perea, in prestito al Troyes, è rimasto in panchina per tutti i 90′ nella sfida contro il Caen, vinta dagli avversari per 2-1, Gonzalez, in forze all’Atlas, ha patito lo stesso destino di Perea, non disputando neanche 1′ nella sconfitta contro il Cruz Azul, come anche Vinicius, tenuto in panchina dallo Zurigo. L’unico a sorridere è Elez, che gioca tutto il match tra Aarhus e Aalborg, terminato sul risultato di 2-2.
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Il 17 marzo del 1959 il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi inaugurò il secondo stadio di Roma, il primo se consideriamo che l’Olimpico è di proprietà del Coni: era nato lo Stadio Flaminio, e l’architetto Pier Luigi Nervi fu elogiato dallo stesso Capo dello Stato, soprattutto per la rapidità di esecuzione dei lavori, infatti in un solo anno e mezzo l’opera fu presentata al pubblico.
Nel corso degli anni, questa struttura ha visto eventi sportivi di ogni genere, dal calcio al rugby, dalle partite di Serie C agli anni acerbi dell’ItalRubgy nel Sei Nazioni, sta di fatto che ora non accade nessuna delle due situazioni; sono ormai quattro anni che lo stadio è chiuso e lasciato in un amareggiante abbandono. Le smanie di Claudio Lotito per la costruzione di un nuovo stadio erano sempre state stoppate dall’amministrazione capitolina, indipendentemente dal colore politico; la soluzione per salvare capra e cavoli era solo e solamente lo Stadio Flaminio.. macchè, niente! Bisogna costruire dove dice lui.
Mentre la querelle continua senza fortuna, proprio il 17 marzo qualcuno aveva pensato bene di omaggiare l’anniversario di inaugurazione, con la consapevolezza della pericolosità dell’impianto, ma a quanto pare tutto è andato per le lunghe e non se ne fece tristemente nulla. Carmine Della Corte, Presidente Regionale per l’Aero Club Italia e Presidente della S.S. Lazio Paracadutismo, non ha nascosto assolutamente l’amarezza per questo evento mancato, e in questo lunghissimo virgolettato spiega esattamente come si sono svolti i fatti: “Il lancio era stato pensato per omaggiare lo stadio Flaminio, questo gioiello di architettura moderna, che da ben 4 anni versa in uno stato di completo abbandono che sta riducendo l’imponente e funzionale struttura sportiva in una mera cattedrale nel deserto. Quattro dei nostri migliori atleti, tra cui ben due pluricampioni del mondo con 18.000 lanci ciascuno all’attivo, avrebbero solcato il cielo di Roma per onorare lo Stadio Flaminio con una bandiera tricolore di 180 metri quadri, che si sarebbe facilmente vista da quasi tutta Roma, ed una medaglia commemorativa, portata sempre dal cielo, in ricordo di quella consegnata ai Nervi cinquantasette anni orsono. Sapevamo che lo Stadio è stato dichiarato inagibile ai fini di una manifestazione, ma nel caso nostro avevamo chiesto solo ed esclusivamente il nulla osta all’atterraggio di 4 atleti paracadutisti in presenza dei rappresentanti delle Istituzioni (Comune, Regione, CONI, Prefettura) ma venerdì scorso, 11 Marzo, il Comune di Roma, proprietario dello Stadio, ha emesso parere negativo allo svolgimento della commemorazione. Abbiamo incontrato il Comune per vedere se il lancio si poteva effettuare nel piazzale antistante alla Curva Sud e, in un primo momento, era parsa alle istituzioni come una buona soluzione ma i tempi ristretti non hanno permesso l’organizzazione della complicata gestione del servizio di ordine pubblico della piazza e del traffico. Con il Comune si è quindi pensato di posticipare l’evento in altra data e noi abbiamo proposto il 21 Aprile prossimo in occasione del Natale di Roma. Nonostante ci sia apparso chiaro la volontà di poter far svolgere una degna commemorazione, ci rimane l’amaro in bocca anche perché se è stato negato il permesso a quattro paracadutisti di atterrare nel campo, mi sorge spontaneo il dubbio che lo splendido Stadio Flaminio stia veramente crollando? Che il terreno del campo sia a rischio voragini? Faccio il paracadutista di professione e non voglio entrare nel merito. In ogni caso, ringrazio sentitamente la nostra Federazione, Aero Club Italia, per aver sposato l’idea e appoggiato l’iniziativa, i controllori del traffico aereo ENAV di Roma Radar e Urbe Torre, la Direzione Aeroportuale di Roma Fiumicino per tutti i pareri positivi per lo svolgimento del lancio e e Il Vice Capo Gabinetto Vicario del Comune di Roma per aver cercato una possibile soluzione affinchè la nostra bella iniziativa facesse tornare alla vita, anche se solo per un giorno, il glorioso Stadio Flaminio di Roma”
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L'arbitro Rosetti si consulta con i capitani delle squadre Mihaijlovic e Totti prima della sospensione della partita Lazio-Roma il 21 marzo 2004.
ANSA/ROBERTO TEDESCHI
Era il 21 marzo 2004 e allo stadio Olimpico di Roma si stava disputando il 154° derby della capitale. Lazio e Roma erano sul risultato di 0-0 ed erano appena rientrate in campo per il secondo tempo dopo una gara combattuta, con due pali a testa (uno di Fiore e uno di Totti) ma tranquilla. Le due squadre, però, non sapevano che da lì a poco si sarebbe vissuta una delle pagine più buie della stracittadina, ma anche del calcio italiano.
Al 48′ della ripresa, infatti, tutto cambia e la tensione comincia a diventare palpabile, sugli spalti delle due curve, sia in Nord che in Sud, un fremito comincia a percorre le tifoserie, gli striscioni cominciano man mano a sparire e dal settore biancoceleste parte anche il coro “assassini” all’indirizzo delle forze dell’ordine. In un attimo piovono anche petardi e razzi in campo e l’arbitro Rosetti è costretto a sospendere la gara. In poco tempo tutti i calciatori si radunano al centro del campo per capire cosa stia succedendo, poi il direttore di gara comincia a parlare con giocatori e dirigenti. Inoltre alcuni tifosi giallorossi riescono addirittura ad entrare in campo e chiedono a gran voce di parlare con Totti e Cassano. Inizia così una discussione con il capitano giallorosso al quale vien chiesto di chiedere la sospensione della gara. Il motivo? Tra i tifosi si è diffusa una notizia funesta: “Un bambino sarebbe morto durante gli scontri tra polizia e tifosi prima dell’inizio della partita”. La cosa, come tutti sappiamo, si rivelerà poi falsa, ma i quel momento la tensione sale e i supporters di entrambe le tifoserie minacciano un’invasione di campo con conseguenti scontri con le forze dell’ordine. Passano i minuti, ma nessuno sa cosa fare, non si sa che decisione prendere.
Fino a che un funzionario della questura si avvicina all’arbitro. Lo speaker dello stadio prova quindi a placare gli animi: “In merito alle voci che si sono diffuse, cioè che un bambino sarebbe morto perché travolto da un’auto della polizia, la Questura comunica che la notizia è assolutamente infondata”. Sembra quindi, che sia sia pronti a ricominciare, ma l’atmosfera è quella di un funerale. La partita non si può proprio più giocare, i giocatori non se la sentono, si guardano intorno, sono perplessi e impauriti. Al centro del campo si formano dei conciliaboli, passano i minuti e la paura sugli spalti aumenta, i giocatori sono pietrificati per una notizia che continua a circolare e sembra troppo continuativa per non essere vera. Rosetti è pronto a far ricominciare la gara, ma i romanisti non se la sentono. Cassano dice: “Così non si può giocare”, Totti è d’accordo, anche Mihajlovic e compagni sembrano essere della stessa idea. La voce però non ha fondamento e sembra incredibile dover sospendere la partita, ma fuori della curva sud si alza un minaccioso fumo nero, i timori di ordine pubblico prevalgono. Le due tifoserie si uniscono nella comune protesta, si susseguono grida e gli insulti, gli inviti che sono praticamente ordini: mollate, basta, non potete giocare.
I giocatori sentono sul collo la tensione e la paura, Rosetti allarga le braccia e parla nervosamente al telefonino, chiedendo istruzioni sul da farsi. Nessuno sa però quale sia la cosa più giusta da fare, poi alla fine una decisione viene presa, dopo 28′ dall’inizio teorico del secondo tempo la partita viene definitivamente sospesa. Più tardi si scoprirà che è stato il presidente di Lega, Galliani, a prendere la decisione di far sospendere definitivamente la partita. I giocatori di Lazio e Roma abbandonano il terreno di gioco, ma poi alcuni ci ripensano. Totti, allora, va verso la Sud, mentre Mihajlovic e Liverani si incamminano verso la Nord per cercare di placare definitivamente gli animi e rassicurare i propri tifosi. Si temono, infatti, delle rappresaglie per vendicarsi del presunto accaduto. Intanto continua ad uscire del fumo nero fuori della Su e il pubblico romanista non può abbandonare lo stadio, così migliaia di persone sfilano dentro il campo per guadagnare le uscite. Lo speaker, intanto, assicura nuovamente che non è successo niente. Appello che viene lanciato anche, in maniera più forte, da Sensi e Masoni, da Mihajlovic e Totti: andate a casa tranquilli, non è successo niente, ci rivediamo al prossimo derby in una giornata più tranquilla.
I tifosi escono allora dallo stadio Olimpico, ma gli scontri con le forze dell’ordine continueranno fino a tarda notte, con incidenti e feriti. Durissime furono le dichiarazioni della Questura di Roma a fine gara: “È tutta colpa delle tifoserie più violente che hanno voluto far sospendere questa partita. Hanno fatto girare una voce pretestuosa che ci fosse stato un bambino morto. È una notizia destituita di ogni fondamento e che le tifoserie più violente hanno usato per far sospendere questa partita. I giocatori non si sentivano sereni per continuare a giocare e l’arbitro ha deciso di fermare la partita. Alcune centinaia e migliaia di tifosi hanno attaccato le forze dell’ordine in ogni settore dello stadio”.
Si chiude così una delle pagine più brutte del derby capitolino, che alla fine vedrà tre tifosi romanisti e due laziali condannati per quanto accaduto. Per la cronaca quel derby sarà recuperato il 21 aprile 2004 e finirà 1-1 con le reti di Corradi per la Lazio e di Totti per la Roma.
Note: ammonito Cesar per proteste. Gara sospesa al spesa al secondo minuto della ripresa per motivi di ordine pubblico sul risultato di 0-0 e definitivamente cessata al 24′ minuto della ripresa.
Spettatori: 60.000 circa.
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Mancano due settimane al derby capitolino del 3 aprile e in casa Lazio ci sono ancora molti infortuni: Basta, Konko, Radu, Milinkovic e Kishna. Ricordiamo anche l’espulsione di ieri sera di Senad Lulic, l’eroe del 26 maggio, che dunque salterà la partita più importante della stagione.
Per Dusan Basta il rientro è complicatissimo: dieci giorni fa, durante il match tra Sparta Praga e Lazio, il classe ’84 è stato schierato all’inizio del secondo tempo al posto di Konko che si è dovuto fermare per un’elongazione agli adduttori, ma l’ex Udinese dopo venti minuti è stato costretto ad uscire dal campo per un altro problema muscolare.
Riguardo invece Abdoulay Konko, indisponibile per il match di ieri sera contro il Milan, è atteso oggi in clinica per valutare l’entità dell’infortunio che lo ha tenuto fermo negli ultimi giorni. Si teme uno stiramento: gli esami di oggi faranno chiarezza sui tempi di recupero, con il giocatore che spera di essere disponibile per il derby con la Roma in programma fra due settimane, le quali potrebbero essere sufficienti per smaltire il problema muscolare.
Per Stefan Radu il rientro é praticamente impossibile: anche lui durante la partita a Praga in Europa League ha accusato dei problemi e dovrà saltare la partita contro la Roma.
Forse c’è qualche possibilità di rientro per Milinkovic Savic, che non gioca dall’andata con lo Sparta Praga per una lesione di primo grado al polpaccio.
Dunque il il tecnico biancoceleste dovrà fronteggiare l’emergenza sugli esterni. Braafheid potrebbe agire sul lato destro, ma qualora recuperasse Konko, Pioli dovrà decidere se confermare Braafheid o Patric, che stanno trovando spazio proprio per gli infortuni che hanno colpito i terzini destri.
Speriamo che queste due settimane di stop del campionato, causato dagli impegni delle nazionali, possano essere positive per la rosa di Stefano Pioli. La ripresa è stabilita per mercoledì.
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I biancocelesti pareggiano a San Siro contro il Milan, un 1-1 che non basta per far tornare il sorriso alla squadra capitolina dopo la vergognosa prestazione in Europa League contro lo Sparta Praga.
Ad arbitrare la partita è Paolo Tagliavento, arbitro di calcio e parrucchiere di Terni.
Andiamo ad analizzare con la moviola il suo operato durante la partita di questa sera:
Al 17′ minuto fischia fuorigioco per Antonio Candreva, decisione giusta dato che Lulic serve troppo tardi il classe ’87 che finisce in posizione di off-side. Al 31′ Honda cade in area in seguito ad un contatto con Hoedt. Corretto non sanzionare l’intervento dell’olandese poiché la palla, nel momento in cui i due si toccano, è già lontana. Troppo poco per concedere il rigore.
Nel secondo tempo all’11’ Luiz Adriano cerca e trova Bacca all’interno dell’area, ma Tagliavento ferma il gioco: fuorigioco, giusto così. Giusta anche l’ammonizione al 16′ sul numero 19 della squadra biancoceleste: ammonito Lulic per un brutto intervento da dietro su Honda. Bene Tagliavento. Al 26′ arriva anche l’ammonizione per il capitano della Lazio: ammonito Biglia per fallo tattico su Bertolacci a metà campo.Giallo anche per la squadra rossonera, al 31′ l’arbitro umbro fischia il giallo per Abate, per intervento su Felipe Anderson: ci sta. Al 38′ viene ammonito Lulic per un fallo da dietro su Honda: doppia ammonizione per il bosniaco che lascia la sua squadra in dieci. Fin qui niente da contestare, ma al 46′ Tagliavento commette un errore imperdonabile: occasione per Djordjevic ma Zapata ferma il pallone, in area, con il braccio. Le immagini chiariscono, è rigore netto ma Tagliavento non fischia pur essendo a pochi centimetri dall’accaduto.
Dunque per tutta la durata del match Tagliavento arbitra in modo inappuntabile, ma si rovina al primo minuto di recupero del secondo tempo non avendo assegnato il rigore, unico errore clamoroso. Infatti per i 90 minuti gestisce la partita non commettendo alcun errore, lasciando molto giocare e fischiando solo se necessario: gialli assegnati correttamente, anche il rosso su Lulicè inattaccabile. Peccato per il rigore, che avrebbe potuto forse salvare la sua quasi ottima gestione della partita e avrebbe potuto dare un pizzico di speranza ai biancocelesti.
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La Lazio pareggia 1-1 in casa del Milan e non riesce a riscattare la brutta sconfitta subita in Europa League. A San Siro i biancocelesti partono bene, ma poi vengono rimontati dai rossoneri che cercano in tutti i modi di vincere la gara. La squadra di Pioli, però, strappa un punto con le unghie e con i denti, ma serve a poco, la classifica piange ancora. Questa la cronaca completa del match.
Dopo il fischio di inizio di Milan-Lazio, il primo tiro utile dell’incontro è dei biancocedesti: al 4′ Candreva tenta il colpo calciando da posizione defilata, Donnarumma blocca il pallone senza problemi. Il Milan prova ad imporre la propria supremazia ripartendo da centrocampo, accurato l’intervento di Hoedt che al 5′ blocca il cross basso di Bonaventura. I rossoneri guadagnano un corner. Ottima somma di forze tra Candreva e Matri al 7′, il pallone arriva sul destro di Parolo che calcia senza stop, il tiro finisce in corner. Biglia calcia l’angolo: uno spiovente che viene immediatamente colpito di testa da Parolo ed entra in porta; così al 9′ la Lazio passa in vantaggio grazie al colpo di testa del lombardo che confonde completamente Donnarumma. Il Milan tenta nuovamente la ripartenza guadagnando un corner al 13′. La Lazio torna sotto i riflettori, il pallone passa velocemente da Anderson a Candreva che tenta il tiro, la palla finisce alta sopra la traversa. La difesa del Milan è sveglia, Luiz Adriano semina Bisevac e Hoedt, Bacca recupera il pallone e segna. Al 15′ arriva, quindi, il pareggio del Milan, Marchetti troppo lento a difendere i pali. Il gioco riparte, al 23′ scontro aereo tra Luiz Adriano e Bisevac, il centrale della Lazio finisce a terra. Pioli infuriato non riesce a caricare i suoi uomini, il Milan gioca molto agevolmente davanti alla difesa della Lazio che sembra addormentata. Nessuno tra i biancocelesti tenta di fermare Bonaventura che calcia verso la porta di Marchetti ma non trova il gol. Al 25′ la Lazio è salva per miracolo. Dopo circa tre minuti Bonaventura è ancora intenzionato a far tremare i biancocelesti, si inserisce fluidamente alle spalle dei centrali avversari, fortuito e tuttavia positivo l’intervento difensivo di Patric. Al 30′ Candreva tenta il cross che, però, rimbalza sul palo. Abate calcia in angolo. Anderson tenta di servire il pallone a Matri che, nonostante guadagni più di due rimpalli, non riesce a segnare. La Lazio riparte aggressiva, Anderson si impossessa dell’area avversaria senza portare a termine alcun colpo. Al 37′ Bacca steso al limite dell’area, Tagliavento fischia la punizione, Bonaventura si appresta a calciare, marchetti apparentemente spiazzato, fortunatamente il pallone rimbalza sulla traversa. Il Milan non riesce a rimontare i biancocelesti. Quasi alla fine del primo tempo, la Lazio si impossessa del pallone nell’area rossonera, sfortunatamente Parolo tenta di tirare in porta ma non riesce a concludere l’azione, Romagnoli blocca il tiro del lombardo. Al 45′ Tagliavento fischia la fine del primo tempo, nessun minuto di recupero.
46′ il match riparte: Brahafied devia un destro di Romagnoli, la sfera serve una grandissima occasione a Bacca che tenta il tiro in porta, tempestivo Marchetti che esce dai pali per bloccare il pallone. I biancocelesti sono totalmente assenti, la difesa perde palla e al 51′ un’altra occasione si presenta ai piedi di Bonaventura che tira da fuori area, è nuovamente Marchetti a salvare i suoi dalla grinta del Milan. I padroni di casa sembrano non arrendersi, al 54′ la palla è al limite dell’area con Honda che calcia facendo terminare il pallone alto sopra la traversa. San Siro è infuriata almeno tanto quanto Marchetti. Al 56′ Bacca poco distante dalla porta biancoceleste sbaglia il tiro da posizione fuorigioco. Vane speranze per la Lazio, pochi minuti dopo il Milan è di nuovo sulla cresta dell’onda: punizione di Bonaventura al 60′ che mira direttamente alla porta, fortunatamente Marchetti respinge con i pugni. Fulminea arriva l’ammonizione a Lulic: primo ammonito del match per fallo su Honda. Al 65′ la Lazio conquista il primo calcio d’angolo del secondo tempo: tiro innocuo, nessun pericolo per i rossoneri. I biancocelesti ripartono, Anderson si impossessa del pallone e tenta il tiro che viene deviato prima da Abate e poi stoppato da Donnarumma, grande occasione sprecata per la Lazio. Al 68′ Bonaventura si libera e calcia a colpo sicuro, Marchetti però devia la sfera sul palo, allora Luiz Adriano si avventa sul palllone ma spreca da pochi passi. Al 72′ arriva anche l’ammonizione per Biglia che trattiene Bertolacci. Arriva poi, al 74′, il primo cambio della gara: per il Milan esce Luiz Adriano e al suo posto entra Balotelli. Due minuti dopo arriva l’ammonizione anche per Abate, che commette fallo su Felipe Anderson Al 78′ il Milan è ancora pericoloso con un cross di Balotelli sul secondo palo, ma Bonaventura viene stoppato bene da Patric. Un minuto dopo c’è il primo cambio anche per la Lazio: esce Matri, al suo posto entra Djordjevic. All’84’ Lulic viene espulso per un fallo su Honda e la partita si fa complicata per la Lazio. Poi all’84’ c’è anche il secondo cambio per il Milan: Menez subentra ad Honda. Otto minuti dopo Pioli cambia ancora, questa volta esce Candreva ed entra Mauricio al suo posto. Al 90′ Tagliavento indica che ci saranno tre i minuti di recupero Al 91′ episodio dubbio in area del Milan, Djordjevic vince un rimpallo ma Zapata lo chiude, fermando però il pallone con un braccio: l’arbitro però non fischia e lascia proseguire. Al 93′ termina l’incontro che finisce così 1-1. Non c’è neanche più tempo per la Lazio di battere un corner, Tagliavento manda le squadre negli spogliatoi.
TABELLINI:
RETI: Parolo (L) al 9′, Bacca (M) al 15′ p.t.
MILAN (4-4-2): Donnarumma; Abate, Zapata, Romagnoli, Antonelli; Honda (dal 39’ s.t. Menez), Montolivo, Bertolacci, Bonaventura; Luiz Adriano (dal 29’ s.t. Balotelli), Bacca. (Abbiati, Diego Lopez, De Sciglio, Alex, Mexes, Calabria, Poli, Locatelli, J. Mauri, Boateng). All. Mihajlovic.
LAZIO (4-1-4-1): Marchetti; Patric, Bisevac, Hoedt, Braafheid; Biglia; Candreva (dal 43’ s.t. Mauricio), Parolo, Lulic, F. Anderson; Matri (dal 35’ s.t. Djordjevic). (Berisha, Guerrieri, Gentiletti, Onazi, Cataldi, S. Mauri, B. Keita, Klose). All. Pioli.
ARBITRO: Paolo Tagliavento (Terni)
NOTE: a San Siro 33.481 spettatori.
Espulso Lulic al 39’ s.t. per doppia ammonizione.
Ammoniti: Biglia e Abate per gioco scorretto.
Recuperi: Primo tempo 0′, secondo tempo 3′.
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Mancano ormai poche ore alla sfida che vedrà opposte, allo Stadio Giuseppe Meazza, alle ore 20.45, il Milan di Mihajlovic e la Lazio di Pioli. Una partita che significa molto per entrambe le squadre, che sono alla ricerca di un posto in Europa, per salvare una stagione che se no sarebbe a dir poco fallimentare. I rossoneri, però, sono leggermente favoriti, non solo perché hanno quattro punti di vantaggio sui biancocelesti, ma anche a causa della condizione fisica e mentale migliore. La squadra capitolina, invece, è ancora scossa dall’eliminazione in Europa League, subita per mano dello Sparta Praga, ma non solo. La Lazio, infatti, sembra ormai una squadra allo sbaraglio e senza alcun tipo di motivazione.
PRECEDENTI E STATISTICHE: All’andata i rossoneri si imposero per 3-1 all’Olimpico, grazie alle reti di Bertolacci, Mexès, Bacca, mentre per i biancocelesti segnò Kishna, tutt’ora una delle miglior prestazioni della squadre si Mihajlović in panchina. Lo stesso risultato si era visto anche nella gara di San Siro dello scorso anno, con i rossoneri che si erano imposti appunto per 3-1, reti di Honda, Muntari, Ménez per il Milan e autogol di Alex per la Lazio, regalando a Inzaghi il successo alla prima panchina in Serie A. Nella stagione precedente il risultato era stato di parità: 1-1 con il ritorno al gol di Kaká con la maglia del Milan dopo la parentesi madrilena e con il gol del pareggio firmato da Ciani. L’ultima vittoria della Lazio a Milano risale alla stagione 1989-1990, esattamente 27 anni fa, quando i biancocelesti si imposero 1-0 grazie all’autorete di Maldini.
Nei 72 precedenti al Meazza il Milan ha ottenuto 41 vittorie, 22 pareggi e 9 sconfitte, segnando 145 gol e subendone 69. Se contiamo anche le gare disputate all’Olimpico, il saldo rimane comunque favorevole ai rossoneri, che in 145 incontri, hanno vinto 62 volte, perdendo solo in 27 occasioni e pareggiando nelle restanti 56 gare. Il saldo totale dei gol è di 231 a 163 per il Milan.
QUI MILAN: Nessun problema di formazione per Mihajlovic, che dovrà fare a meno solo di Niang e Kucka, ma ha a disposizione moltissimi altri giocatori da schierare. Sarà con tutta probabilità 4-4-2 con Donnaruma in porta, mentre in difesa agiranno Abate, Zapata, Romagnoli e Antonelli. A formare la linea di centrocampo ci saranno, invece, Honda e Bonaventura sugli esterni, con Bertolacci e Montolivo in mezzo al campo. Per concludere in attacco ci sarà il pericolosissimo duo formato da Bacca e Luiz Adriano.
QUI LAZIO: Pioli sembra intenzionato a schierare un 4-3-3 con Marchetti sicuro del posto tra i pali. In difesa, invece, il tecnico parmense deve fare ancora i conti con un reparto in emergenza. Sono ancora assenti, infatti, Basta, Konko, Radu e il lungodegente De Vrij. Scelte obbligate, quindi, sugli esterni con Patric e Braafheid titolari. Al centro, invece, ci saranno Mauricio Hoedt. A centrocampo ancora spazio a Parolo, Biglia e Lulic, con il giovane Milinkovic-Savic assente per alcuni problemi fisici. In attacco, infine, ci sarà il trio formato da Candreva, Matri e Felipe Anderson. Ancora non pervenuto l’inglese Morrison.
PROBABILI FORMAZIONI:
MILAN (4-4-2): Donnarumma; Abate, Zapata, Romagnoli, Antonelli; Honda, Bertolacci, Montolivo, Bonaventura; Bacca, Luiz Adriano. Allenatore: Mihajlovic. A disposizione: Abbiati, Diego Lopez, Mexes, De Sciglio, Calabria, Alex, Poli, Ely, Mauri, Locatelli, Balotelli, Boateng, Menez.
ARBITRO: Tagliavento (sez. Terni) ASSISTENTI: Barbirati e Di Fiore IV UOMO: Marzaloni ADDIZIONALI: Calvarese e Fabbri
La partita verrà trasmessa in diretta tv su Sky Sport e Mediaset Premium alle ore 20.45 ed in diretta streaming su pc, cellulari e tablet grazie alle applicazioni SkyGo ePremiumPlay.
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Dalla prossima settimana il campionato si ferma, ma per alcuni giocatori non ci sarà il tempo di riposarsi. Infatti in questa pausa si giocheranno alcune gare amichevoli internazionali e saranno molte le Nazionali impegnate per preparare al meglio il prossimo europeo. Per quanto riguarda l’Italia, gli azzurri affronteranno in due amichevoli di lusso, prima la Spagna, il 24 marzo allo Stadi Friuli, e poi la Germania, il 29 marzo all’Allianz Arena.
Tra i 28 convocati dal c.t. Antonio Conte ci sono anche due laziali: Marco Parolo e Antonio Candreva. I due giocatori biancocelesti rappresentano ormai una sicurezza per quanto riguarda la Nazionale e la loro chiamata era scontata, ma ci sono anche delle novità. Conte, infatti, ha deciso di chiamare, per la prima volta, anche il centrocampista del Napoli Jorginho (brasiliano ma naturalizzato italiano) e Federico Bernardeschi, attaccante della Fiorentina. Inoltre si rivede anche Thiago Motta, assente dalla lista dei convocati dal Mondiale del 2014 in Brasile. Il primo raduno sarà domani presso il Centro tecnico federale di Coverciano.
Questo l’elenco completo dei convocati:
Portieri: Gianluigi Buffon (Juventus), Mattia Perin (Genoa), Salvatore Sirigu (Paris Saint Germain);
Difensori: Francesco Acerbi (Sassuolo), Luca Antonelli (Milan), Davide Astori (Fiorentina), Andrea Barzagli (Juventus), Leonardo Bonucci (Juventus), Matteo Darmian (Manchester United), Lorenzo De Silvestri (Sampdoria), Andrea Ranocchia (Sampdoria);
Centrocampisti: Alessandro Florenzi (Roma), Emanuele Giaccherini (Bologna), Jorginho (Napoli), Riccardo Montolivo (Milan), Thiago Motta (Paris Saint Germain), Marco Parolo (Lazio), Roberto Soriano (Sampdoria), Marco Verratti (Paris Saint Germain);
Attaccanti: Federico Bernardeschi (Fiorentina), Giacomo Bonaventura (Milan), Antonio Candreva (Lazio), Eder (Inter), Stephan El Shaarawy (Roma), Ciro Immobile (Torino), Lorenzo Insigne (Napoli), Graziano Pellé (Southampton), Simone Zaza (Juventus).
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Nonostante la stagione non esaltante, Felipe Anderson, continua ad essere intervistato in lungo e in largo essendo comunque uno dei giocatori più talentuosi del nostro campionato. Il giovane brasiliano, infatti, questa volta ha parlato della sua carriera e ha ripercorso la sua infanzia durante la trasmissione “L’ospite di Laura” condotta da Laura Barriales. Queste le prime parole della sua intervista:
Quando entro in campo cerco di divertirmi e di giocare con l’istinto. Sono contento ogni volta che gioco”
Alla domanda su quali siano i suoi idoli calcistici, Felipe ha risposto con i nomi di due sue connazionali che hanno fatto la storia del calcio brasiliano:
Mi piacciono tanto Ronaldo e Kakà, il primo lo ammiravo perché faceva tanti dribbling e anche io da piccolo li facevo perché ero veloce e lo guardavo sempre. Di Kakà mi impressionava la velocità e il tiro a giro, provo sempre ad imitarlo. Per tecnica e velocità assomiglio ad entrambi”.
Il brasiliano ha poi parlato della sua fede in Dio e del suo rapporto con la religione:
La mia fede nasce da bambino, guardavo mia madre che pregava e sono cresciuto leggendo la Bibbia e pregando. Ho un rapporto quotidiano con la mia fede. Prego tutto il tempo, quando mi alzo e quando vado a giocare. Chiedo protezione per me e per gli avversari affinché nessuno si faccia male e ringrazio Dio per l’opportunità che mi ha concesso. Ci sono altri Atleti di Cristo in Serie A? Sì, c’è il mio amico Rafael che gioca al Napoli, Gabriel Ferreira ed Hernanes”.
Felipe ha anche parlato del suo arrivo in Italia poi e del suo sogno di giocare alla Lazio:
Il sogno di giocare in Italia e in Europa ce l’avevo fin da piccolo. Nel 2012 ho iniziato ad avere questa possibilità di venire alla Lazio. Nel 2013 è diventato un obiettivo, il sogno era quello di giocare alla Lazio. Quando sono arrivato a Roma c’erano tanti brasiliani e mangiavamo cibo brasiliano, però la cucina italiana mi piace moltissimo, specialmente la carbonara (ride, ndr)”.
Poi c’è spazio anche per i ricordi, la sua prima partita in Serie A, il suo primo goal alla Lazio:
Ricordo quella partita con la Fiorentina (6 ottobre 2013, ndr), ero ansioso per la mia prima partita in Serie A contro una squadra forte, peccato che abbiamo pareggiato. Ricordo anche il mio primo gol in Serie A contro il Parma, abbiamo vinto 2-1. È stato un giorno speciale per me, quando ti sblocchi giochi più libero e tranquillo. Da quel momento in poi abbiamo fatto bene e abbiamo vinto tante partite di fila. Quella stagione è stata fantastica. Il mio gol più bello di questa stagione è stato contro il Genoa, ero fuori area e mi è arrivata la palla, ho calciato a giro e l’ho mandata all’incrocio. È stato anche il più importante perché vincevamo 1-0 e loro stavano provando a pareggiare, con quella rete abbiamo chiuso la gara”.
Infine si parla anche di futuro: di quello immediato, la partita contro il Milan, ma anche di quello prossimo, il suo futuro alla Lazio:
Contro il Milan a S.Siro è sempre una partita importante, visto anche che ci hanno battuto in casa nostra. Ritengo che la chiave per vincere sia quella di essere più cattivi. Per cattiveria intendo l’atteggiamento giusto, andare a Milano per fare la partita e vincere contro un avversario difficile. Spero di segnare e che si riesca a vincere 2 o 3 a zero. Il futuro? Resto qui alla Lazio, il mio cuore e la mia testa sono qui, penso solo alla Lazio”.
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E’ vero, siamo a fine marzo, Pasqua alle porte, ma paradossalmente la stagione laziale sembra essere finita, anche in caso di vittoria contro il Milan (che porterebbe la squadra romana a -4 proprio da loro) dubitiamo molto che gli 11 di Pioli possano lottare per quel sesto posto che vuol dire accedere al turno preliminare di Europa League.
E di cosa si può parlare? Beh, di una cosa siamo sicuri, se non considerassimo la questione allenatore c’è mezza rosa da sistemare in uscita, se non qualcuno in più, ma andiamo in ordine di ruolo. In porta, abbiamo parlato a lungo della questione Marchetti e l’ex Cagliari ha rinnovato tra autunno e inverno, mentre per Berisha sono note sirene inglesi che non hanno avuto un fondamento ben sicuro, le percentuali di permanenza a Roma per l’albanese tendono verso il basso. Chi scrive suggerisce di monitorare bene Matosevic della Primavera o puntare a qualcuno da comprare.
In difesa, Hoedt verrebbe salvato data l’età e la situazione che ha trovato quest’anno, mentre per gli altri ci vuole assolutamente una soluzione valida da affiancare a De Vrij. Mauricio è stato valido da gennaio a giugno 2015, per il resto a dir poco orribile; Gentiletti è stato poco utilizzato causa infortunio e non si è mai ripreso al meglio, le sue prestazioni sono un esempio di come quella brutta offesa abbia ancora degli strascichi lunghi; Bisevac è arrivato con tutti i dubbi della stampa, stava diventando paradossalmente il migliore del gruppo ma le 33 primavere iniziano a farsi sentire, forse anche troppo, Yanga-Mbiwa lo ha praticamente tenuto in panchina per mesi nel Lione e anche lui viene da un bruttissimo infortunio che lo ha tenuto fuori a lungo; Braafheid a gennaio sembrava dovesse andare alla Salernitana e invece eccolo qualche giorno fa in campo, ma probabilmente anche l’ex Hoffenheim saluterà la ciurma a fine anno. In questo quadro complessivo, ecco che la pista Tonelli può avere senso, il valore di mercato al momento è di 10 milioni di euro. Di Radu, Lulic, Konko e Basta non si hanno notizie, col francese che ha avuto un piccolo bisbiglio transalpino che tale è rimasto.
Il centrocampo è un enigma. Prima di tutto va capito se Biglia sarà laziale anche la prossima stagione, ma dubitiamo molto considerando le ripetitive voci di un accasamento all’Inter. Se così non fosse bisogna capire chi avrà intorno l’attuale capitano argentino: Parolo è fuori dal mercato, Cataldi potrebbe essere inserito nel discorso fatto per Hoedt, e Onazi viene dato per partente (Premier League o Bundesliga); quindi bisogna assolutamente trovare una soluzione, si potrebbe promuovere qualcuno dalla Primavera tipo Oikonomidis e Murgia, cercare di dare un’ultimissima chance a Morrison che sembra avuto un briciolo di garanzia per la prossima stagione, poi la più facile ossia tuffarsi alla ricerca di qualcuno, considerando che anche Mauri potrebbe non rinnovare e non cambiare nuovamente idea come fu la scorsa estate. Ma nomi sostitutivi al momento non se fanno. Milinkovic-Savic di sicuro è intoccabile e può dormire sonni tranquilli.
La parte più calda della rosa riguarda il reparto avanzato. Candreva e Felipe Anderson devono solo capire la destinazione del loro biglietto aereo, Italia o estero; Keita potrebbe paradossalmente rimanere dopo le sirene tedesche dell’estate; Klose ormai sappiamo che saluterà Roma; se Djordjevic punta alla riconferma, Matri lo vuole scavalcare essendosi trovato bene nella Capitale e sarebbe addirittura propenso a chiedere al Milan la cessione definitiva anche a due soldi. Se ci si tuffasse nel mercato, Tare sembra voler sferrare un attacco all’Ajax per il 22enne polacco Milik, 18 gol su 35 partite ufficiali con i Lancieri e giocatore di buona prospettiva che potrebbe essere un arma importante insieme a quel Ricardo Kishna utilizzato poche volte e che ad inizio stagione non aveva assolutamente sfigurato. Anche qui l’ipotesi promozione dalla Primavera, secondo chi vi scrive, non è malvagia se pensassimo a Simone Palombi e Aimone Calì.
In tutto questo, dobbiamo ricordarci che abbiamo diversi giocatori sparsi in Europa e oltre: il primo che salta all’occhio è il Tata Gonzalez che ora è in Messico nell’Atlas ma potrebbero esserci cambi di idea miracolosi alle spalle; Tounkara doveva intraprendere lo stesso viaggio di Keita, essendo due ex canterani del Barcellona e di grandi prospettive, ma l’infortunio, i prestiti e l’approdo poco felice a Salerno stanno limitando la sua crescita; Perea sta facendo danni incredibili con il Troyes in Ligue 1; Seck al momento è fuori rosa e ha addirittura mercato in Germania, in Inghilterra ed era nel mirino del DS della Roma Walter Sabatini, ma l’unica destinazione pensata da Lotito e Tare era la Campania, seccamente rifiutata dal senegalese. Per il resto si parla di giovani che andrebbero analizzati e successivamente capire chi può servire o meno.
Ultimo scoglio che per importanza sarebbe il primo è pensare alla prossima guida da luglio. A quanto si legge, Pioli non sembra essere sulla panchina laziale la prossima stagione, addirittura contro il Milan potrebbe essere anche l’ultima in assoluto, e in questo caso fino a giugno Simone Inzaghi potrebbe guidare la prima squadra lasciando momentaneamente la Primavera; in caso di uscita dell’ex Bologna e Parma ci sono svariati nomi che facciamo prima ad elencarvi, ma al momento sono solo voci: nella lista attualmente abbiamo Sinisa Mihajlovic (Milan), Massimo Oddo (Pescara), Cesare Prandelli, Walter Mazzarri, Christian Brocchi (giovanili Milan), Hamza Hamzaoglu (ex Galatasaray), Ersun Yanal (ex Trabzonspor) e Ivan Juric (Crotone).
Ogni anno la Lazio è un’incognita, quest’estate ancora peggio!
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Presto arriverà il momento della partita tra Milan e Lazio, e come sempre registriamo dichiarazioni importanti di alcuni personaggi, protagonisti o meno dell’incontro.
Nel Milan registriamo le parole di Ignazio Abate, esterno destro della squadra di Mihajlovic, che ha analizzato la situazione rossonera e pone gli obbiettivi per queste ultime partite della stagione: “I cali di concentrazione sono il nostro punto debole, non buttiamo al vento quanto di buono fatto finora. Abbiamo due obiettivi: l’Europa non da sesti e poi vogliamo vincere la Coppa Italia. Dobbiamo metterci cattiveria giorno per giorno. Questa settimana ci siamo allenati alla grande e dobbiamo garantire di fare una grandissima prestazione domani”
A fargli eco, è il regista del Milan e della Nazionale Riccardo Montolivo, che sottolinea ancora di più la situazione milanista, rea (a suo dire) di avere grossi difetti di incostanza: “Se si vuole giocare nel Milan 8-9 risultati utili consecutivi deve essere la normalità, abbiamo pagato questo. Dispiace non poter lottare ora per il terzo posto, ma l’aspetto mentale l’abbiamo pagato in queste ultime due sfide contro Sassuolo e Chievo. Il Milan del terzo posto non era più forte di questo tecnicamente, bensì il livello mentale della squadra. La predisposizione mentale era diversa. Non basta però adesso quello che abbiamo fatto ora, dobbiamo dare di più”.
Sul fronte Lazio, abbiamo due visioni molto intessanti e non di alcuni giocatori. La prima fonte degna di nota riguarda il giornalista di SkySport Maurizio Compagnoni, non proprio conosciuto per amicizie biancocelesti, ma che ha capito benissimo cosa sarà questo match per gli 11 di Pioli: “Sono curioso di capire quale sarà l’atteggiamento della Lazio, ci sono due strade: o un crollo verticale o una prova d’orgoglio. La Lazio ha ancora una possibilità per entrare in Europa League. Con un successo infatti andrebbe a -4 dal Milan e se la giocherebbe fino alla fine. Ma giovedì ho visto una squadra molle, senza fase difensiva e anche sfortunata. Si è sciolta in maniera imbarazzante”.
La seconda fonte arriva addirittura dal oltreoceano e riguarda la corrispondente Rai da New York Giovanna Botteri che, intervistata al telefono da 1900 TV ha sottolineato la cocente eliminazione e le colpe che avrebbe Pioli nella gestione della squadra: “Una bella botta, non me l’aspettavo. Credevo fermamente che avremmo passato il turno. Pioli? Colpa sua, ha sbagliato tutto. Non si può perdere in questo modo, chi ha sbagliato deve pagare. Certo poi le responsabilità sono di tutti. A partire dal presidente che ci ha abbandonato in balia degli eventi dando vita ad un vero e proprio massacro. I giocatori devono essere motivati dall’allenatore e supportati dalla società. Tutto ciò alla Lazio non accade. Non sono messi nelle condizioni di dare il loro meglio”
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In attesa del match con il Milan di domani sera al “Meazza” di San Siro, l’ambiente biancoceleste prova a superare la cocente eliminazione dall’Europa League proiettandosi già alla sentitissima sfida contro la Roma, in scena dopo la sosta per la Nazionale.
L’etere romano e non solo si è chiesto se ci saranno i tifosi in un appuntamento così importante o continueranno la loro protesta. Le indiscrezioni trapelate nelle ultime settimane non lasciavano presagire risposte positive, con l’ufficialità sulla decisione del direttivo che è arrivata proprio questa mattina. La Curva Nord, feudo del tifo caldo laziale, ha deciso di continuare la protesta contro le barriere installate nelle curve dello Stadio Olimpico in seguito al provvedimento del Prefetto di Roma Franco Gabrielli disertando il Derby in programma il prossimo 3 aprile alle ore 15. Non è ancora arrivata invece alcuna comunicazione dalla Curva Sud.
In mattinata Sandro il Cinese, uno dei maggiori esponenti del tifo rganizzato, è intervenuto ai microfoni del programma radiofonico “I Laziali Sono Qua“, sulle frequenze 88.100 FM, per annunciare ufficialmente l’assenza del tifo organizzato in occasione della stracittadina, un vero e proprio evento atteso tutto l’anno nella Capitale. Continua dunque la manifestazione di dissenso nei confronti delle istituzioni, con la Curva che lancia nuovamente un segnale forte non entrando in una partita fondamentale come il match contro i rivali storici della Roma.
Negli ultimi tempi sembrano essere arrivati segnali d’apertura da parte di Gabrielli, pronto a rimuovere le barriere al termine del campionato. Non resta che attendere la fine del campionato per vedere se la Curva Nord tornerà al suo posto all’Olimpico.
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Se andassimo a vedere le statistiche, la Lazio non vince dal 1989 con un autogol di Maldini, ma l’ultima affermazione importanti dei romani a Milano riguarda la Coppa Italia. Infatti, poco più di un anno fa fu un rigore di Lucas Biglia a decretare la vittoria e il passaggio del turno, in una partita dove gli uomini di Pioli rimasero in dieci per quasi tutta la partita. Filippo Inzaghi era alla guida del Milan, ma quello fu l’inizio del fine regno dell’ex bomber, già aspramente contestato dall’inizio del 2015. Per Pioli una vittoria che sottolineò ancora di più la bella annata.
MILAN (4-3-3): Abbiati; Abate, Alex, Rami, Albertazzi (81′ Suso); Poli (79′ Van Ginkel), Montolivo, Muntari (51′ Honda); Cerci, Pazzini, Menez. A disposizione: Diego Lopez, Gori, Essien, Armero, Zaccardo, Calabria, De Santis, Mastour. Allenatore: Inzaghi.
Arbitro: Sig. Rocchi (Firenze) Assistenti: Sigg. Preti e Meli Quarto uomo: Sig. Massa.
Marcatori: 38′ Biglia (rig).
Note: espulso al 44′ Cana per doppia ammonizione (entrambe per gioco scorretto). Ammonito Rami per proteste, Keita e Pereirinha per comportamento non regolamentare. Angoli: 7-5. Recuperi: 0′ p.t., 5′ s.t.
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Oggi non è un giorno come gli altri per i tifosi della Lazio, oggi infatti, 40 anni fa, nasceva il più grande difensore che abbia mai indossato la maglia biancoceleste, un vero idolo dei tifosi, che sarà per sempre osannato e ricordato da tutto il popolo laziale. Stiamo parlando di Alessandro Nesta, mitico numero 13 degli anni più belli della storia laziale, quando la prima squadra della capitale faceva tremare il mondo intero. E pensare che ora ad indossare quel numero è un certo Milan Bisevac, che Dio lo perdoni!
Alessandro nasce a Roma nel quartiere di Cinecittà il 19 marzo del 1976. Comincia a tirare i primi calci ad un pallone proprio nella squadra del suo quartiere e già si intravedono le sue grandi capacità. Tanto che Giorgio Rocca, osservatore della Roma, nota ben presto le sue capacità e lo vuole a tutti i costi nelle giovanili dei giallorossi. Il padre di Nesta, però, si oppone: suo figlio alla Roma? Impossibile in famiglia sono tutti laziali e Alessandro dovrà giocare solo nella Lazio! Lo stesso Alessandro è favorevole, lui vuole solo i biancocelesti!
Detto fatto, il ragazzo nel 1985 entra quindi a far parte delle giovanili della Lazio grazie a Volfango Patarca. Con i biancocelesti disputa tutta la trafila nelle giovanili, giocando in diversi ruoli, in attacco e a centrocampo, fino a che non trova la sua vera e propria collocazione al centro della difesa. Nel 1993 viene poi inserito nella prima squadra da Zdenek Zeman, che rimase colpito dalla sua classe e dalle sue capacità, nel frattempo però gioca anche con la Primavera allenata da Mimmo Caso, con la quale vince il campionato.
Nesta fa, poi, finalmente il suo in Serie A il 13 marzo 1994 in occasione della gara tra Udinese e Lazio valida per la 27° giornata della Serie A e conclusasi per 2-2. A farlo debuttare nel massimo campionato italiano fu l’allenatore Dino Zoff che lo fece scendere in campo al 78′ minuto della partita al posto di Pierluigi Casiraghi. Inizia così la storia calcistica di una leggenda del calcio europeo e mondiale. Per la cronaca in quella partita segnarono per la Lazio Winter e Signori, che rimontarono per due volte i goal dell’Udinese realizzati da Borgonovo e Pizzi. È però nella stagione 1994/95 che Nesta dimostra tutto il suo valore, mettendosi in luce per la sua classe e la sua intelligenza, tanto che colleziona ben 11 presenze in campionato. A proposito di quegli anni Nesta raccontò, qualche tempo fa, un episodio che poteva stroncargli la carriera, a causa di un brutto fallo in allenamento su Paul Gascoigne:
All’epoca avevo 14 anni, ero alle prime sessioni di allenamento con la prima squadra. Lui era stato l’acquisto più costoso nella storia della Lazio e quel giorno stavamo lavorando a campo ridotto. Mi fece un paio di brutti falli ma io, essendo un giovane, non dissi una parola e continuai a giocare. Ad un certo punto ho provato a fermarlo con un tackle un po’ troppo duro e gli causai la frattura di tibia e perone. Nessuno mi disse niente e Paul, una volta tornato dall’intervento alla gamba mi tranquillizzò dicendo che non era colpa mia e mi diede cinque paia di scarpe e un kit da pesca. Non ho idea del perché del gesto, ma era proprio da lui”.
Nella stagione successiva entra in pianta stabile nella formazione titolare della Lazio e le sue presenze sono addirittura ventitré. Diventa quindi un titolare inamovibile nella squadra biancoceleste, tanto che si guadagna anche la chiamata in Nazionale, da parte di Arrigo Sacchi, per gli Europei del 1996 in Inghilterra. Alessandro viene considerato uno dei più forti difensori italiani e lui non smette mai di stupire, giocando sempre alla grande. Inoltre, anche la Lazio, comincia a dimostrare tutto i suo valore, grazie a Sergio Cragnotti che imbastisce una squadra capace di far sognare tutti i tifosi laziali. Nel 1998 arriva, quindi, la prima gioia con la maglia della Lazio, quando Nesta vinse insieme ai suoi compagni la Coppa Italia contro il Milan. A segnare il goal decisivo nella finale di ritorno, del 29 aprile, fu proprio Nesta che regala così una gioia immensa a tutti tifosi laziali. Il 6 maggio dello stesso anno, arriva, però, anche una grande delusione. La Lazio, infatti, perde, a Parigi, la finale di Coppa UEFA contro l’Inter di Ronaldo e sfuma quindi la prima gioa europea di Nesta. A placare lo sconforto arriva, tuttavia, la convocazione per i Mondiali di Francia, ma la sfortuna è dietro l’angolo. Nesta gioca solo le prime due gare dei mondiali, ma poi contro l’Austria, un brutto contrasto con Toni Polster, gli procura un bruttissimo infortunio al ginocchio che lo mette fuorigioco per sette mesi.
Nel dicembre del 1998 Alessandro torna finalmente in campo, dopo una lunga fase di rieducazione. Le sue condizioni fisiche non sono perfette, ma con le sue prestazioni, riesce comunque a guidare la Lazio, da neo capitano, alla rincorsa Scudetto che però sfuma in maniera incredibile all’ultima giornata e viene vinto dal Milan. Il 7 marzo 1999 arriva il suo primo gol in campionato con la maglia biancoceleste, messo a segno contro la Salernitana. Non ci sono però solo delusioni in quella stagione, ma anche grosse soddisfazioni. Nesta, infatti, vince con la Lazio il primo trofeo internazionale dei biancocelesti e della sua carriera, la Coppa delle Coppe 1998/99. La squadra di Eriksson sconfigge al Villa Park di Birmingham il Maiorca e Alessandro alza al cielo l’ultima coppa del torneo da capitano.
La stagione successiva è un trionfo per il difensore e la sua squadra. La Lazio vince subito la Supercoppa Europea, conquistata contro gli invincibili del Manchester United, a Montecarlo e poi arriva la soddisfazione più grande per Nesta e per i tifosi biancocelesti. La Lazio, infatti, conquista il suo secondo Scudetto ai danni della Juventus e chiude la sua splendida annata con il double, poiché conquista anche la Coppa Italia contro l’Inter . Nel 2000 vince anche la seconda Supercoppa Italiana da capitano, ma la stagione non si concluderà nei migliori dei modi per lui e per la Lazio. Le stagioni successive, difatti, vedono la Lazio arrivare solo terza e sesta in campionato, mentre iniziano anche i problemi a livello economico per la società che deve fare i conti con una profonda crisi finanziaria. Cragnotti è costretto a vendere tutti i pezzi pregiati della squadra e nell’estate del 2002 anche Nesta, che lascia la capitale, dopo 9 stagioni e 193 presenze in campionato.
Il difensore viene ceduto al Milan per una cifra intorno ai 31 milioni di euro, il tutto per risanare le casse societarie dei biancocelesti, nella speranza di salvare la Lazio dal fallimento. A Milano andrà a formare una delle migliori difese esistenti insieme a campioni come Paolo Maldini, Alessandro Costacurta, Cafu e Jaap Stam, anche quest’ultimo venduto da Cragnotti per motivi economici.
A proposito della cessione di Nesta al Milan, riportiamo le parole del calciatore che nel 2012 in un’intervista a Sky Sport ha dichiarato quanto segue:
Potevo andare in tante squadre, avevo solo l’imbarazzo della scelta, ma io non volevo andarmene dalla Lazio: perché stavo bene, perché ero il capitano, guadagnavo bene e quella era la mia città e la squadra per la quale avevo sempre tifato. Per me quello era il calcio, il mio calcio era la Lazio. Sono venute tante squadre, ho sempre detto di no, poi il giorno dell’ultimo allenamento prima della chiusura del mercato eravamo in campo a fare il torello a Formello e c’era il figlio del presidente (Massimo Cragnotti, ndr) che ogni tanto chiamava uno di noi perché la Lazio doveva assolutamente vendere. Ad un certo punto, mi ha chiamato e mi ha passato il telefono dicendo che dovevo andare via, che dovevo accettare per forza perché il mercato stava chiudendo e la società aveva bisogno di incassare. Non ho potuto fare nulla, mi hanno mandato via subito, neanche il tempo di prendere le mie cose perché dovevo prendere l’aereo per Milano. Quando sono arrivato a San Siro, dove c’era un derby amichevole, avevo una gran confusione in testa, non capivo nulla di quello che stava succedendo. Ad un certo punto mi giro e vedo anche Crespo, con il quale stavo facendo il torello poche ore prima a Formello e gli chiedo: ‘E tu che ci fai qui?’ lui mi guarda e risponde: ‘Mi hanno ceduto all’Inter’. Sono rimasto di sasso, non ne sapevo nulla e l’unica cosa che gli ho chiesto è stata: ‘Ma è rimasto qualcuno lì a Formello?’ lui si è messo a ridere, ma anche il suo era un sorriso forzato”.
Parole che sottolineano il grande legame di Alessandro con la sua squadra del cuore, la Lazio. Lui se avesse potuto non se ne sarebbe mai andato via da Roma, ma il destino ha voluto che la sua storia in biancoceleste finisse nel peggiore dei modi.
Al Milan Alessandro vince tutto quello che era possibile vincere, arricchendo il suo palmarès con una Champions League, una Coppa Intercontinentale, un’altra Supercoppa Europea, altri due Scudetti, altre due Coppe Italia e un’altra Supercoppa Italiana. Chiude la sua carriera in rossonero dopo 10 stagioni e 224 presenze nel 2011 per andare a giocare in MLS con il Montréal Impact. In Canda resta per un’anno, poi decide, a causa dei soliti problemi fisici di ritirarsi dal calcio giocato. Gioca ancora 3 partite, nel 2014, con la squadra indiana dei DehliDynamos, per poi diventare allenatore, nel 2015, dei Miami FC, squadra della NASL. Attualmente è ancora allenatore della squadra della Florida e vive a Miami con la sua famiglia.
In Nazionale, oltre ai già citati Europei del 1996 e ai Mondiali del 1998, ha disputato gli Europei del 2000 e del 2004 e i Campionati del Mondo del 2002 e del 2006. Si è laureato, quindi, campione del mondo nel 2006 a Berlino, pur giocando solo le tre partite iniziali della competizione a causa di un infortunio. La sua esperienza con l’Italia si è chiusa l’11 ottobre del 2006, quando ha giocato l’ultima partita in maglia azzurra contro la Georgia, finita 1-3 per la nostra nazionale e valida per le qualificazioni agli Europei del 2008. In totale ha collezionato 78presenze e per quasi un decennio ha formato con Fabio Cannavaro una delle linee di difesa centrali più forti del mondo. La sfortuna ha però perseguitato Alessandro in maglia azzurra, infatti, i suoi infortuni peggiori sono arrivati quando ha giocato con l’Italia.
Alessandro Nesta è stato uno dei più forti difensori italiani e ha costituito uno dei maggiori vanti del vivaio biancoceleste. Era dotato di un impressionante recupero, di un anticipo micidiale e di uno spiccato senso del campo. Il suo colpo di testa era notevole, pur non essendo la sua dote migliore. Era inoltre acrobatico e veloce e ha costituito un punto fermo dei recenti reparti difensivi biancocelesti. Riflessivo e poco espansivo è stato profondamente legato ai colori biancocelesti, lasciando un vero e proprio vuoto nel cuore dei tifosi laziali.
Si conclude, così, il nostro racconto di una delle leggende della Lazio, ma anche del calcio mondiale. Un giocatore che ha saputo farsi apprezzare ovunque per il proprio talento, la propria intelligenza calcistica e la propria classe. Osannato dai supporters biancocelesti ancora oggi per aver regalato alla compagine capitolina grandi successi e grandi emozioni.
Grazie Alessandro e tanti auguri!
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In occasione della partita di domani sera contro il Milan che si giocherà a San Siro, il doppio ex Pasquale Foggia, oggi concentratissimo sulla sua Academy scuola calcio, ha vestito la maglia rossonera nel settore giovanile nella stagione 1999-2000 e quella della Lazio (dopo una stagione in prestito al Cagliari, ndr) dal 2008 al 2011 e dal 2012 al 2013, ed è intervenuto per parlare proprio del match:
“Con la Lazio ho avuto la possibilità di giocare con l’Italia e quindi per me ha un posto significativo, ma anche la mia esperienza al Milan è stata unica e ho imparato tanto da grandi campioni. Avevo un grande rapporto con Inzaghi, è stato veramente il coronamento di un sogno.” Dunque l’ex centrocampista-attaccante ricorda gli anni in cui con la Lazio ebbe l’occasione di giocare nella Nazionale, infatti nel 2006, dopo la stagione con l’Ascoli, viene convocato in Nazionale Under-21 dal tecnico Claudio Gentile e partecipa agli Europei di categoria in Portogallo, dove gli Azzurrini vengono eliminati al primo turno. Il 13 ottobre 2007, a 24 anni, esordisce in Nazionale maggiore entrando nel secondo tempo di Italia-Georgia ( 1-0), gara di qualificazione a Euro 2008. Il ct Roberto Donadoni lo impiega anche quattro giorni dopo in un’amichevole contro il Sudafrica.
Poi fa una breve analisi sul momento delle due squadre: “Io credo che il Milan debba dare il massimo anche se obiettivamente non c’è una grandissima qualità ad eccezione dei colpi singoli di Bonaventura e Bacca. Può vincere e perdere contro chiunque. La Lazio? Bisognerà vedere come l’ambiente reagirà alla situazione difficile conseguente anche all’eliminazione dell’Europa League. Domenica sarà una partita importante e allo stesso tempo difficile per entrambe. Il Milan dovrà scendere in campo con il giusto atteggiamento nei primi 20 minuti e non scendere in campo come contro il Chievo Verona”.
Ricordiamo poi la sua dichiarazione rilasciata il 25 Gennaio 2016 in cui sottolinea quanto sia stata importante l’esperienza nella Nazionale per lui ed il rapporto con Pippo Inzaghi: “Credo che la Nazionale rappresenti il livello massimo per ogni calciatore, il coronamento del sogno iniziato fin dai primi calci per chi si affaccia a questo sport. Io ebbi la fortuna di esordire nella Nazionale immediatamente successiva a quella che ha vinto il Mondiale del 2006, quindi in una squadra imbottita di campioni. Il ricordo che porterò sempre nel mio cuore è un regalo che mi fece Pippo Inzaghi, che mi donò la maglia con cui vinse il Mondiale, con una dedica speciale. Per me è motivo di grande orgoglio aver giocato con campioni di questo livello”.
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i tifosi della Lazio contestano Claudio Lotito.
Roma 23-02-2014 Stadio Olimpico. Football Calcio 2013/2014 Serie A. Lazio - Sassuolo. Foto Antonietta Baldassarre / Insidefoto
Dopo lo 0-3 disastroso ecco che arriva la contestazione. Partiamo dal fatto e neanche cosi banale che chi paga ha sempre ragione. Possiamo paragonare senza ombra di dubbio il campo da calcio a un teatro, dove i giocatori come gli attori appunto, devono mettere in scena uno spettacolo. Il pubblico che paga deve essere soddisfatto di ciò che vede altrimenti si sentono in platea solo fischi. E quindi il popolo laziale ha il diritto di ribellarsi e contestare questo fallimento stagionale l’ennesimo in 12 anni.
I laziali erano agitati già alla fine del primo tempo, ma a fine partita è scoppiata la bomba. Lotito è stato portato via dalla scorta visti gli insulti (e si parla anche di sputi) presi in tribuna. I giocatori pesantemente fischiati, la società neanche a dirlo. Onazi che fuori lo stadio litiga con un tifoso reo secondo il giocatore, di averlo apostrofato con insulti razzisti.
E ieri mattina un gruppo di supporter biancocelesti ha contestato fuori le mura di Formello con scritte del tipo “Indegni”. Ma anche nello spogliatoio laziale l’ aria è pesante, Lulic contesta a Pioli alcuni atteggiamenti e accusa i compagni di non aver preso i fischi ed essere scappati. Biglia da capitano vero ha preso la parola dicendo che è stata una partita vergognosa.
E Lotito in tutto questo? Partiamo dal presupposto che alla fine del primo tempo di giovedì Sky lo ha ripreso mentre dice a De Martino“ma può giocare col 4-3-2-1?“. Segno di come il presidente laziale ha bocciato l’ idea tattica di Pioli. E allora che scenari si prevedono all’ orizzonte? Sicuramente Pioli a fine anno saluterà Formello in un modo che nessuno si augurava. Se dovesse fallire domani, anche il sesto posto ormai sarebbe definitivamente irraggiungibile e quindi Simone Inzaghi farebbe il traghettatore fino a fine anno. Ma poi chi prenderebbe in mano questa squadra alla deriva? Mihajlovic è in pole, una scelta che farebbe molto piacere ai tifosi, seguono in ordine alfabetico Brocchi in tandem con Lippi, Mazzarri,Oddo e Prandelli. La pista estera porta a i nomi di Hamzaoglu e Ersun Yanal. Infine per il derby è prevista una protesta fuori l’ Olimpico stile Sassuolo, non proprio una giornata adatta per una protesta ma i tifosi sono stufi e come detto loro pagano e hanno ragione, dopo 12 anni la corda si è spezzata definitivamente e i laziali non ne possono più.
ECCO IL VIDEO DEL LITIGIO TRA ONAZI E UN TIFOSO:
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La Lazio abbandona l’Europa League, chiudendo la sua stagione in anticipo. Il sogno europeo termina con il tris di uno Sparta Praga capace di capitalizzare le poche occasioni capitate ai suoi attaccanti Dockal, Krejci e Julis, che in appena un tempo superano Marchetti per 3 volte e regalano i quarti di finale alla formazione ceca.
Nella serata della disfatta biancoceleste, l’arbitro francese Ruddy Buquet amministra l’incontro senza particolari problemi. Il direttore di gara transalpino adotta un metro di giudizio “all’inglese” lasciando molto giocare e preferendo un gioco più fisico. Ecco quanto accaduto durante i 90 minuti di gioco:
PRIMO TEMPO
5’ Brabec spinge Klose a metà campo, il tedesco cade a terra ma Buquet lascia correre.
6’ azione successiva, Zahustel interviene su Keita. Il terzino dello Sparta sembra aver preso il pallone, la decisione dell’arbitro è quella di lasciar correre nuovamente.
9’ Sparta Praga in vantaggio: bel gol di Dockal dal limite dell’area.
11’ blackout Lazio, lo Sparta raddoppia: ancora Zahustel sulla destra, Krejci è da solo in mezzo all’area. Il terzino lo serve, il classe ’93 la mette dentro.
17’ fallo in attacco per lo Sparta, spinta di Julis su Bisevac a centro area. Decisione ok dell’arbitro.
19’ Biglia cade a terra al limite dell’area, defilato. Sembra lasciarsi andare, il contatto non c’è. Per Buquet non c’è nulla.
38’ intervento duro ai danni di Klose, calcio di punizione dalla trequarti per la Lazio. Decisione giusta, il fallo c’è.
43’ lo Sparta cala il tris, Lazio sparita: destro di Julis che infila Marchetti.
SECONDO TEMPO
62’ Lulic si lamenta per un fallo non concesso al limite dell’area, l’arbitro lascia nuovamente correre. Ma stavolta il contatto con Zahustel sembra esserci.
64’ contatto Marchetti-Konatè, il giocatore dello Sparta Praga commette fallo. Decisione ok.
69’ giallo per Lulic, fallo su Vacha a metà campo dopo aver subito un anticipo.
78’ altro cartellino giallo, stavolta per lo Sparta Praga. Frydek ammonito a metà campo per un fallo su Parolo. Il contatto c’è, decisione giusta di Buquet.
83’ fallo in attacco di Matri, allarga il braccio su Brabec. Scelta giusta, il contatto c’è.
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