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Emozione Lazio: urge la rifondazione societaria

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Il neonato comitato di illustri tifosi biancocelesti si è ieri incontrato per analizzare la situazione del “Mondo Lazio“, mai nella storia del club disamorato come ora. La stagione fallimentare (per usare un eufemismo) che si sta per chiudere ha fatto si che 100 personaggi di spicco legati alla prima squadra della capitale si incontrasse per dare voce alla maggioranza dei tifosi biancocelesti, ormai stanchi dell’operato societario e sempre meno convinti di presenziare allo stadio, anche a causa delle barriere nelle curve dell’Olimpico volute dal prefetto Gabrielli, che avrebbero dovuto servire a mantenere l’ordine (?!). L’incontro di ieri è servito a redigere un comunicato atto a illustrare il punto di vista del popolo biancoceleste, il quale chiede da anni una rifondazione ai vertici della società.

Il comunicato recita: “L’Aquila deve tornare a volare nel cielo seguendo la sua stella polare della Lazialità. Per questo è indispensabile che l’attuale vertice societario faccia un passo indietro e dia vita responsabilmente ad una vera e propria rifondazione della Lazio. Emozione Lazio ritiene indispensabile avviare subito un processo di rifondazione del Club biancoceleste, nella consapevolezza che la presidenza del dottor Claudio Lotito è giunta al capolinea. Tale convinzione, determinata non dal pregiudizio ma dall’analisi oggettiva della realtà, è oggi il primo elemento di ritrovata unità del mondo biancoceleste. Perfino la sparuta minoranza della tifoseria, che manteneva aperto uno spiraglio di fiducia nei confronti dell’attuale gestione societaria, chiede oggi una svolta che soltanto un deciso, formale e sostanziale passo indietro del dottor Lotito può assicurare. Emozione Lazio sa bene di attendersi dall’attuale presidente, un gesto di generosità, probabilmente sofferto. Ma lo richiede, anzi lo impone, il bene supremo della Lazio, evocato e invocato dallo stesso Lotito, al quale comunque non mancherà il riconoscimento dei meriti della sua gestione, soprattutto nella fase iniziale del risanamento dei conti economici”.

Parole forti quelle enunciate dal comitato, che pur riconoscendo i meriti della società all’inizio della gestione, non può tirarsi indietro nell’evidenziare le (molte) lacune evidenziate nel corso di questi 12 anni, lacune talmente grandi da richiedere la “deposizione” (come se fossimo nell’antica Roma) del presidente biancoceleste.

Durante l’incontro di ieri è stato nominato anche il portavoce ufficiale dell’iniziativa, Guido Paglia, il quale ha assicurato di confrontarsi con il prefetto Gabrielli per discutere l’abolizione delle barriere nelle curve e di fare il possibile per trasformare l’ormai inutilizzato Stadio Flaminio nella nuova casa della Lazio. Ha chiuso il suo intervento affermando di voler rifondare i Lazio Club, ormai quasi estinti, al fine di spargere la Lazialità sul territorio.



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Tutte le designazioni di questa giornata. Palermo-Lazio a Gervasoni.

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Lazio-Udinese: ARBITRA Piccinini! ⚽ Designazione UFFICIALE: PRECEDENTI, STATISTICHE e FISCHIETTO

L’AIA ha reso noto i nomi dei vari arbitri e le loro designazioni per i match validi per la 32′ giornata di campionato di serie A 2015/2016.

Il calcio di inizio tra Palermo-Lazio sarà affidato a Gervasoni. Il direttore di gara ha 15 precedenti con la squadra capitolina

8 vittorie, 6 sconfitte ed 1 pareggio, 30 cartellini gialli, 1 espulsione per doppia ammonizione e 2 espulsioni dirette. I rigori a favore sono 2 mentre quelli fischiati contro ne sono 3. Per quanto riguarda i cartellini gialli dati agli avversari durante i match della Lazio se ne contano solo 30 senza esplulsioni contro.

Data questa parentesi andiamo a vedere tutte le designazioni arbitrali dell’intera giornata di campionato:

CHIEVO – CARPI Sabato 09/04 h. 18.00
FABBRI
VALERIANI – DI LIBERATORE
IV: LO CICERO
ADD1: ROCCHI
ADD2: LA PENNA

EMPOLI – FIORENTINA h. 12.30
DAMATO
TEGONI – PERETTI
IV: TONOLINI
ADD1: RIZZOLI
ADD2: AURELIANO

FROSINONE – INTER Sabato 09/04 h. 15.00
TAGLIAVENTO
MUSOLINO – PRETI
IV: PASSERI
ADD1: CALVARESE
ADD2: PASQUA

MILAN – JUVENTUS Sabato 09/04 h. 20.45
ORSATO
CARIOLATO – MELI
IV: GIALLATINI
ADD1: BANTI
ADD2: GIACOMELLI

NAPOLI – H. VERONA
CELI
BARBIRATI – VUOTO
IV: MARRAZZO
ADD1: MAZZOLENI
ADD2: CERVELLERA

PALERMO – LAZIO h. 20.45
GERVASONI
MANGANELLI – PAGANESSI
IV: FIORITO
ADD1: GUIDA
ADD2: NASCA

ROMA – BOLOGNA Lunedì 11/04 h. 20.45
MASSA
DI FIORE – CRISPO
IV: DE PINTO
ADD1: IRRATI
ADD2: PINZANI

SAMPDORIA – UDINESE
RUSSO
PEGORIN – LA ROCCA
IV: ALASSIO
ADD1: DOVERI
ADD2: SACCHI

SASSUOLO – GENOA Sabato 09/04 h. 18.00
GAVILLUCCI
LONGO – CARBONE
IV: GAVA
ADD1: VALERI
ADD2 CHIFFI

TORINO – ATALANTA
DI BELLO
TASSO – GORI
IV: SCHENONE
ADD1: MARIANI
ADD2: RIPA



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Non solo Lotito. Zamparini verrà contestato Domenica?

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Non solo la Lazio sta vivendo un periodo prolungato di contestazione e gli animi si scaldano anche nell’isola siciliana dove vedono uno Zamparini che cambia allenatore come un paio di calzini. Gli animi palermitani cominciano ad essere stufi di questa situazione dove vedono per l’ennesima volta la zona retrocessione ed una squadra che arranca in campionato. E’ nata un’iniziativa su internet dove alcuni tifosi chiedono di metter su un comitato per l’acquisto della squadra rosanero. Ovviamente è solo un modo per incontrare la dirigenza per far capire il malumore dei supporters siciliani. Da alcuni siti locali trapela la notizia che domenica 10 Aprile, in occasione del match contro la Lazio, verrà inscenata una contestazione ai danni della dirigenza e del presidente.

Si prospetterà dnque un match acceso dominato dalla voglia di vincere e del riscatto ma allo stesso tempo la troppa foga potrebbe aprire varchi in campo creando errori tecnici da entrambe le parti per portare a casa quei 3 punti di riscatto.



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Incontro storico tra Governo e tifosi: “Lasciateci tifare”

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Lazio, pronta la trasferta a Como: 1150 tifosi al Sinigaglia per la decima giornata

“Riportateci allo stadio e lasciateci tifare” queste sono le parole che colpiscono di più nell’incontro avvenuto ieri al senato.

25 capo ultras ed alcuni senatori e deputati del governo italiano, un incontro inedito nel mondo dello sport, una passione che pian piano viene delimitata dalle sbarre di una legge che limita il vero tifoso con daspo e barriere nelle curve, un decreto legge che pian piano sta cancellando la passione delle persone che preferiscono spendere qualche soldo in più per seguire la squadra del cuore.  Il punto chiave dell’incontro è stato il “doppio daspo”. In cosa consiste? Come riporta lalaziosiamonoi serve ad evitare che chi incorra nel Daspo per decisione del questore, in caso di condanna, non veda sommarsi il periodo di divieto di ingresso allo stadio deciso dal magistrato a quello già scontato precedentemente. In concreto, quindi, il ddl punterà a riformare la ‘legge Amato’.

I punti affrontati nella “riunione” sono:doppio daspo, argomento centrale, barriere in curva,modifica degli articoli 8 e 9 della legge n.41 del 2007, la tessera del tifoso e il controllo degli striscioni.

I tifosi non ci stanno e dichiarano: “Noi siamo i veri clienti di questo calcio, quelli che pagano il biglietto e abbiamo tante cose da dire”.

I presenti, esclusi i politici , sono i rappresentanti di Arezzo, Ascoli, Atalanta, Avellino, Bari, Brescia 1911, Bologna, Bologna Fortitudo Basket, Cavese, Cesena, Fasano, Genoa, Lazio, Milan, Napoli, Padova, Palermo, Parma, Reggiana, Sampdoria, San Donà, Ternana, Udinese, Venezia, Vicenza.



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La Curva Nord risponde a Lotito

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Non è mancata la risposta della Curva Nord al comunicato\editoriale di Claudio Lotito. I supporters laziali hanno letto il loro comunicato in diretta a Radiosei durante la trasmissione “La voce della Nord”

“Lotito, ma chi ti crede? Dopo l’editoriale del presidente, sicuramente non scritto da lui ma da qualche suo adepto, la Curva Nord ha deciso ancora una volta di rispondere per le rime.

Il signor Lotito pensa davvero che i tifosi laziali abbocchino al suo editoriale di finte ammissioni di colpe, pubblicato sulla rivista ufficiale? Crede veramente che un mezzo e ridicolo ‘mea culpa’ possa farci cambiare idea? Ma cosa ha voluto dimostrare se non il fatto di essersi reso ancora una volta più ridicolo con le sue parole?

A partire da alcune, deliranti, affermazioni come quelle relative alla sua vita sacrificata per la Lazio: “Per questa grande passione, per questo grande amore ho sacrificato e sacrifico la mia vita, (ma questo è un affare solamente mio!) e quindi ribadisco, in questo momento poco felice, il massimo impegno da parte di coloro che partecipano a questa avventura, e voglio che si abbia la massima onestà intellettuale nel guardarsi nel profondo per arrivare a prendere la decisione se rimanere o no. O con la Lazio o fuori”.

Ma ci faccia il piacere Lotito. Lei avrebbe sacrificato la sua vita per la Lazio? La società che noi amiamo e che lei gestisce come fosse un’azienda qualsiasi, traendone benefici economici per le proprie aziende (parlano i bilanci e le cosiddette ‘parti correlate’) e che le è servita tra le altre cose per arrivare a ricoprire un ruolo di prestigio in Federcalcio? Sacrificato cosa? Semmai, gli unici ad aver pagato ed essersi “sacrificati” per la Lazio sono i tifosi, alcuni dei quali hanno pagato con il carcere il troppo amore per questi colori, altri con diffide, altri ancora con la delusione nel vedere un presidente che se ne frega dei tifosi stessi e della squadra.

Nessuno, ma proprio nessuno, prenderà in considerazione e proverà compassione per la sua ammissione di aver commesso “qualche errore”. Perché di errori ne sono stati commessi un’infinità e nonostante questo lei parla anche di “errori commessi da altri portati sulle spalle”. Eh no caro Lotito, qui il principale responsabile è soltanto lei che con il suo modo di gestire la Lazio ci ha portato ad un punto di non ritorno.

Vuole davvero fare qualcosa di Laziale? metta in vendita la Lazio. Curva Nord 12”.



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Prosegue il ritiro a Norcia, tra striscioni di contestazione e nuovi moduli tattici da imparare

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Dopo l’esonero di Stefano Pioli e l’arrivo in panchina di Simone Inzaghi la Lazio ha iniziato ieri il suo ritiro “punitivo” in quel di Norcia, per preparare al meglio la patita contro il Palermo.

La squadra biancoceleste si è allenata sia ieri sera, che questa mattina, ma anche questo pomeriggio, sotto la guida del neo tecnico Inzaghi. Durante la prima giornata la squadra ha conosciuto il nuovo allenatore, che poi ha subito diretto il primo allenamento, nel quale i giocatori hanno alternato un lavoro atletico e alle esercitazioni sul possesso palla, per poi concludere con un partitella in famiglia a campo ridotto. La rifinitura mattutina di oggi, invece, è stata dedicata alla “teoria” e alla squadra sono stati spiegati i nuovi movimenti tattici e il nuovo modulo, che dovrebbe essere il 4-3-3, per poi concludere il tutto con una partitella. Nel pomeriggio si è cercato di mettere in pratica le spiegazioni della mattinata con un’altra partitella in famiglia, che ha visto le stesse squadre della mattina confrontarsi l’una contro l’altra. Patric, Bisevac, Gentiletti e Lulic, Cataldi, Biglia, Germoni, Djordjevic, Klose e Keita la prima squadra, la seconda, invece, era formata da Mattia, Mauricio Hoedt, Braafheid, Onazi, Murgia, Parolo, Felipe Anderson, Matri e Candreva.

Oggi, inoltre, finalmente si è rivisto anche Ravel Morrison, arrivato in giornata a Norcia, che ha svolto un lavoro atletico differenziato insieme al preparatore. Nel pomeriggio poi hanno raggiunto la squadra anche il diesse Igli Tare e il responsabile della comunicazione Stefano De Martino. Inoltre non è mancata la contestazione, visto che alcuni tifosi della Lazio hanno affisso sei striscioni fuori dall’hotel che ospita i biancocelesti. Sono stati presi di mira il presidente Claudio Lotito e il direttore sportivo Tare. Queste le parole scritte sul primo: “Ma da quando ci sei tu, la mia Lazio non c’è più… Regalaci un sogno, levati di torno“. Sul secondo invece: “Lotito, Tare: responsabili di questa lenta agonia. Togliete il disturbo… andate via“. Poi ancora: “Tare: incapacità e presunzione in te la fanno da padrone, se hai finito coi bidoni, dimettiti e vai fuori dai c……i“. Un’altro recita: “12 anni di bugie e falsità, Lotito e Tare via da questa città“. Critiche poi anche ai giocatori: “Squadra: per voi nessuna considerazione… senza palle con l’alibi della gestione”. Infine, ancora contro il duo Lotito-Tare: “Lotito, Tare: la società è facilmente migliorabile… senza di voi“.

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Per quanto riguarda la situazione infortunati, infine, Candreva, che si era fermato nell’allenamento di ieri, ha già recuperato, mentre Basta, MilinkovicRadu, Konko e Kishna si sono allenati a parte. I primi due si sono allenati a parte, mentre gli ultimi tre hanno solo svolto allenamento in palestra. A riposo è stato tenuto anche Berisha, i tre portieri insieme al preparatore Grigioni erano, quindi, Marchetti, Guerrieri e Matosevic.



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Simone Inzaghi e il suo primo giorno: “Pippo il mio modello in campo”

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Dopo essere stato per anni protagonista in campo con la maglia biancoceleste, ecco che Simone Inzaghi ha l’occasione d’oro per dimostrare qualcosa in Prima Squadra proprio con quella Lazio a cui deve davvero tanto. Ai microfoni di SoFoot ha rilasciato delle dichiarazioni interessanti, dall’approdo a Roma dal Piacenza alla trafila nelle giovanili laziali.

Al primo anno in Serie A hai segnato 15 gol, un gran bel debutto…

“Ricordo che eravamo una squadra fatta di soli italiani. In panchina c’era Giuseppe Materazzi, padre di Marco, devo molto a lui. Ha avuto tanto fiducia in me, abbiamo sempre un avuto un ottimo rapporto. Il mio esordio fu proprio contro la Lazio, la squadra che di lì a breve sarebbe entrata a far parte della mia carriera, un bel segno del destino”.

L’anno dopo sei subito passato alla Lazio…

“Al mio arrivo alla Lazio ero un po’ preoccupato perché dovevo sostituire Christian Vieri, non uno qualsiasi. La Lazio veniva da una grande stagione, aveva vinto dei trofei. Porterò sempre con me la finale di Supercoppa Europea contro il Manchester United, io fui costretto a uscire dopo essermi rotto il naso. Poi Salas mi sostituì e segnò il gol vittoria. In quella stagione realizzai 19 reti: sette in campionato, nove in Champions League e tre in Coppa Italia. E pensare che ho avuto anche dei problemi quell’anno, solo da gennaio sono riuscito a giocare regolarmente”.

In quella stagione tu e Pippo vi siete ritrovi in Nazionale. Che emozione è stata?

“La prima volta che ho giocato con mio fratello in Nazionale è stata in un’amichevole a Barcellona contro la Spagna. In panchina c’era Zoff. Pochi mesi dopo ci siamo ritrovati in amichevole contro l’Inghilterra, con Trapattoni allenatore. Sono entrato al posto di Del Piero e con Pippo abbiamo formato l’attacco della Nazionale per dieci minuti. Una soddisfazione incredibile, ma credo che i più felici fossero i nostri genitori. Abbiamo anche avuto il tempo di fare qualche azione prima che Pippo venisse sostituito con Delvecchio. Io e Pippo non abbiamo mai avuto la chance di stare nello stesso club. Peccato, saremmo potuti essere un bella coppia visto che non abbiamo lo stesso stile di gioco. Lui stava molto nell’area di rigore, era una volpe, per questo ha segnato il triplo di me”.

A 34 anni hai appeso gli scarpini al chiodo. Come mai così presto?

“Ho iniziato ad avere grossi problemi fisici, in particolare alla schiena. Dai 24 anni in poi ho giocato poco, credo fosse destino. Sono contento di quello che ho fatto, ora che ho smesso la mia schiena mi lascia in pace. Quando mi sono ritirato avevo già raggiunto un accordo con Lotito e Tare per fare l’allenatore nelle giovanili della Lazio. Prima di arrivare in A ho vinto tre titoli con la Primavera, due Coppe Italia e una Supercoppa. Oltre ad aver giocato una finale Scudetto. Tutto è andato molto bene”.

Ci dai notizie di Pippo?

“Si è preso un anno di pausa. Sta continuando a studiare e si sta preparando per riprendere posto in panchina il prossimo anno. La mia speranza è che la carriera di entrambi sia piena di successi”. 

Da attaccante, come ti spieghi Maccarone l’italiano più prolifico della Serie A?

“Ci sono molti stranieri, penso che questo sia il problema principale del nostro calcio. L’attaccante della Nazionale, Pellè, ha dovuto lasciare l’Italia. C’è qualcosa che non va, dobbiamo investire nei nostri settori giovanili. E soprattuto investire sugli italiani più che sugli stranieri”.

Gli “Inzaghi” sono in via di estinzione?

“In parte è vero. C’era Paloschi in Serie A che è andato a giocare allo Swansea per trovare la felicità”.

Tuo fratello Pippo è stato uno dei più grandi goleador della Champions League, è geloso dei tuoi 4 gol segnati nella sua competizione preferita?

“Assolutamente no, al contrario è contento che abbia stabilito io questo record (poi battuto da Messi e Luiz Adriano che hanno segnato 5 gol in una sola partita di Champions, ndr). Lui ci è andato vicino contro il Deportivo La Coruña nel 2002, ha segnato una tripletta e ha colpito una traversa. Ma potete immaginare due Inzaghi con lo stesso record? Io resto l’unico italiano ad aver segnato quattro gol in una partita di Champions League. Ricordo sempre questo primato con orgoglio e amo parlarne!”.

Come ti eri preparato alla partita col Marsiglia?

“Come sempre. Per noi era una partita decisiva, una vittoria ci avrebbe consentito di tenere viva la speranza di accedere ai quarti di finale. Affrontammo il Marsiglia che non stava attraversando un grande momento, in campionato era a un punto dalla zona retrocessione”.  

Ti ricordi i nomi dei malcapitati difensori del Marsiglia?

“Ricordo Abardonado e Porato in porta. Poi c’era Pires e De la Peña che era in prestito dalla Lazio. Gli altri non li ricordo…”.

Porato ti parò anche un rigore…

“L’avevo calciato bene ma fece una grane parata. Avrei potuto segnare cinque gol, questo è il paradosso: ho fatto un record ma ho il rimpianto di non aver fatto meglio”.

Hai fatto altri poker in carriera?

“Tra i professinisti no, nelle giovanili mi era già capitato. In Serie A col Piacenza ho segnato una tripletta nel derby contro il Bologna”.

Hai dei fan a Marsiglia dopo quei quattro gol?

“Spesso trascorro le mie vacanze ad Antibes sulla Costa Azzurra e alcuni mi riconoscono, è sempre una cosa che fa piacere”. 

Torniamo alle origini, tu e Pippo siete “malati” di calcio sin da bambini…

“Leggevamo ogni giorno la Gazzetta dello Sport, passavamo il tempo a leggere le formazioni. Siamo cresciuti a San Nicolò, un piccolo borgo a 5 minuti da Piacenza. Proprio a Piacenza abbiamo iniziato a giocare nelle giovanili fino ad arrivare in prima squadra, lui in Serie B e io in Serie A”.

Filippo era il tuo modello?

“Assolutamente, è stato sempre la mia ispirazione. Non solo quando ero un bambino, ma quando sono diventato un calciatore”.

Quanto è stata dura emergere giocando in Serie C1 con Carpi e Brescello e con il Lumezzane in C2?

“Mi trovai di fronte difensori tosti, grezzi. Ho lavorato tanto e dalla C1 sono passato direttamente in Serie A, a differenza di Pippo che ha giocato alcuni anni in Serie B”.



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Carrozzieri: “Il cambio di allenatore? Una scossa all’ambiente. Palermo, squadra anomala”

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Al di là dei problemi laziali, al di là del ritiro di Norcia, c’è da pensare ad un campionato da concludere cercando di mettere la faccia migliore possibile. Domenica la trasferta a Palermo contro una squadra che ha assolutamente bisogno di punti, in una società più sbandata di quella biancoceleste del momento, dove Novellino potrebbe addirittura giocarsi il posto.

Moris Carrozzieri fu protagonista di un Palermo diverso, più rilassato e più bello da vedere, adesso a malincuore vede la situazione di classifica dei rosanero e teme nella riscossa biancoceleste. In esclusiva a LazioPress ecco le sue parole, in più quelle su Simone Inzaghi, suo ex avversario in campo.

Domenica sera la Lazio affronterà il Palermo, che partita ti aspetti?

“Il Palermo deve salvarsi, quindi ha bisogno di punti: giocherà la partita per vincere. Dall’altra parte, la Lazio viene dalla sconfitta del derby, pertanto deve riscattarsi, anche se ormai non ha più niente da chiedere al campionato. Spero vinca il Palermo, perché è in un momento difficile, rischia la retrocessione”.

Come valuti il cambio di panchina in casa biancoceleste a sette partite dalla fine del campionato?

“E’ stato fatto per dare una scossa alla squadra, purtroppo quando i risultati non arrivano paga sempre l’allenatore. Secondo me, è stato giusto il cambio di allenatore, era necessario per dare una svolta. Inzaghi in Primavera ha fatto molto bene, spero che  vada altrettanto bene questa sua nuova esperienza in Serie A. Inoltre, abbiamo giocato insieme, quindi gli faccio i miei migliori auguri”.

Riguardo il Palermo, invece, cosa ne pensi della situazione difficilissima in cui si trova?

“Sulla carta, la Lazio è dieci volte più forte del Palermo. Togliendo, Sorrentino, Vazquez e Gilardino è una squadra anomala. Tuttavia, domenica è costretta a vincere dal momento che il  Carpi e il Frosinone sono lì e non mollano. Dunque, sarà una bella partita.”

Quali sono gli uomini di Inzaghi che Novellino deve temere maggiormente?

“Credo che Candreva, Mauri, Klose e Parolo siano gli elementi migliori della Lazio. La qualità in rosa non manca, hanno solo avuto qualche problema nel far gol quest’anno. Spero solo che non si sblocchino domenica.”

Domenica il derby si è svolto in un clima assolutamente anomalo, ossia senza le curve. Che vuol dire per un calciatore?

“E’ una situazione spiacevole, soprattutto per  i giocatori che scendono in campo senza sentire il  tifo. Poi, specialmente nei derby, le curve sono importanti, servono a sostenere e a caricare la propria squadra  del cuore”.

Guardando al campionato, credi che sarà ancora la Juventus ad avere la meglio?

“E’ senz’altro la favorita, anche se deve ancora affrontare squadre importanti, quali Milan e Fiorentina. Tuttavia, all’80%, secondo me, sarà di nuovo la Juventus a vincere il campionato”



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Biglietteria: in vendita i ticket per Palermo-Lazio

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La Lazio affronterà domenica 10 Aprile alle ore 20.45, il Palermo gara valida per la 32′ giornata di campionato.

Le due società danno il via libera all’acquisto dei tagliandi per il settore ospiti a 20€.

Dettagli:

– gara: Palermo – LAZIO

– stadio: Renzo Barbera di Palermo

– domenica 10 aprile ore 20:45

– prezzo del settore ospiti  20 €.

– circuito di vendita: Listicket – (visualizza questo elenco -selezionare Listicket/Biglietteria Calcio/**Calcio settore ospiti)

– chiusura delle vendite: sabato 9 aprile ore 19:00

La vendita del settore ospiti, è vietata  ai residenti della Regione Lazio fatta eccezione ai soli possessori delle Fidelity Card-Tessera del Tifoso (nel settore ospiti

la Fidelity Card è obbligatoria anche per i residenti di altre regioni).

 

Ulteriori informazioni:

– Regolamento d’uso dello stadio

– L’area destinata ai tifosi ospiti sarà quella dell’anello Superiore, ingresso 21. L’anello inferiore rimarrà chiuso. Il Tornello abilitato all’accesso è il n. 23.

– Autorizzazione per l’ingresso allo stadio di striscioni e stendardi.

– Considerato l’intensificazione dei controlli di sicurezza all’ingresso si invitano i tifosi, per quanto possibile, di non presentarsi con zaini e borse ingombranti.

 

 



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Lombardi: “Da Inzaghi tutto da guadagnare, persona fantastica. Mister, dimostra il tuo valore!”

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“Ho un contratto di tre anni con la Lazio. Ho fatto a Trapani la prima esperienza fuori, anche se spesso i giovani non riescono subito a emergere. Oro dopo l’infortunio sembra che le cose stiano andando per il verso giusto. Domenica sono riuscito a fare il mio quarto gol stagionale, entrando dalla panchina dopo un mese e mezzo. Mi ha ricordato quelli fatti con la Primavera. Dovrei iniziare solo a trovare un po’ di continuità, alterno prestazioni importanti ad altre opache. Con più minutaggio e meno infortuni, magari potrei tornare a dire la mia in campionati più importanti”. Inizia cosi’ Cristiano Lombardi, ex giocatore della Primavera biancoceleste e attuale attaccante dell’Ancona Calcio.

Il classe ’95 è intervenuto ai microfoni di Radiosei, esprimendo tutta la sua gioia e soddisfazione per il rientro a seguito dell’infortunio, rottura della quarta falange del piede destro, ma ha parlato anche del momento della Lazio e soprattutto di Simone Inzaghi: 

“Non è una stagione positiva per la Lazio. È una squadra che meriterebbe di più, ma i risultati non stanno arrivando. È partita male, anche l’andata del preliminare faceva sperare di più. Ora serviva dare una svolta in un momento negativo. Vedremo se con questo cambio potrà esserci una serie positiva. Il derby non l’ho potuto guardare, ma lo stadio vuoto non fa di certo piacere. È il pubblico che rende questo sport il più bello del mondo. Il momento non è positivo, però la storia e la società sono importanti. Penso sia solo un anno negativo e si riuscirà a rialzare la testa”. Lombardi ha poi tracciato un ritratto di Inzaghi, suo ex allenatore a Roma: “Con Danilo (Cataldi, ndr) ci siamo sentiti ogni tanto, ora le strade si sono un po’ divise. Ci rivedremo a fine stagione per capire cosa ha provato quest’anno. Con il mister ho un ottimo rapporto, ci siamo anche visti in occasione dell’amichevole che ha giocato a Viterbo. Lui è un allenatore preparato che ha ottenuto grandi risultati. Gli faccio un grande in bocca al lupo. Il rapporto umano è tra le sue qualità più grandi, riesce ad unire al meglio un gruppo. Non mette grandi pressioni e qualsiasi problema lo affronta. Ha sempre avuto un ottimo rapporto con tutti ed è stato importante per raggiungere quei risultati. È una persona fantastica e molto aperta, anche se magari con noi ragazzi era più semplice. Ho avuto la fortuna di averlo per più anni: da lui avevamo tutto da guadagnare, potevamo rubare anche con gli occhi. A livello tattico ha sempre giocato con tre attaccanti moderni, che devono rientrare per dare una mano in fase difensiva. Chiede disposizione, corsa e qualità. È più portato alla fase offensiva, ma mi hanno detto che Farris è invece preparato su quella difensiva. È molto caratteriale e carismatico, io con qualche espulsione di troppo gli ho dato qualche gatta da pelare. Anche le stracittadine le ha vissute con grande intensità, in quegli anni abbiamo sempre vinto. Mi ricordo il primo derby, ti trascina completamente in una fase in cui devi dare tutto. Può risolvere le problematiche all’interno dello spogliatoio. Adesso deve solo dimostrare il suo valore, per lui è davvero importante. I giocatori non lo prenderanno di certo sotto gamba”.

Infine, un ritorno nella Capitale resta la sua ambizione, il suo sogno nel cassetto:

“Siamo quarti, ma il Pisa rischia la penalizzazione e possiamo diventare terzi. Spero di trascinare la squadra verso i play-off. Vivo la mia carriera giornata per giornata senza pensare troppo al futuro. Ma il sogno è che Inzaghi possa essere confermato l’anno prossimo in prima squadra e che io possa partire con lui per il ritiro”.

 



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Ballotta: “Annata molto negativa. Tare non ha pagato i suoi errori”

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Nell’apparente quiete dopo la tempesta post-derby la Lazio prova a ritrovare la serenità nel ritiro di Norcia. Nell’ambiente biancoceleste, molti esperti (tra cui ex calciatori) sono intervenuti per analizzare la strana situazione che si sta vivendo nel quartier generale di Formello. Tra questi anche l’ex portiere Marco Ballotta, che ha vestito la maglia della Lazio tra il 1997 e il 2000, e poi successivamente tra il 2005 e il 2008. Il 52enne di Casalecchio di Reno è intervenuto ai microfoni di Radiosei criticando aspramente l’operato della società guidata da Claudio Lotito.

Sulla stagione biancoceleste, l’ex estremo difensore è categorico: “Non è un’annata positiva per quello che ci si poteva attendere all’inizio. Ci si aspettava una Lazio diversa, ma molti giocatori non hanno reso secondo le aspettative. Ora c’è il caos: è cambiato l’allenatore, ma i giochi sono già fatti. L’alternanza di risultati e prestazioni va avanti dall’inizio, si dovevano valutare prima le cause ed intervenire. Bisognava muoversi diversamente soprattutto nel mercato di gennaio, era quello il momento di cambiare qualcosa. Invece si sono perse tantissime giornate, pensando che fosse meglio tracciare un bilancio a fine stagione. Sbagliata nel derby anche l’ultima partita significativa, qualcosa andava comunque fatto. Ora vedremo se Simone (Inzaghi, ndr) riuscirà a togliersi qualche soddisfazione. Come spesso accade – attacca Ballotta – Tare non ha pagato i suoi errori. Il mestiere dell’allenatore è sempre difficile, prima o poi viene cambiato. I cicli infatti non sono mai così lunghi e delle volte non si può fare altrimenti. Senza dubbio delle colpe ce l’ha però anche il direttore sportivo, persino più del presidente nelle scelte fatte. Aveva lavorato discretamente fino allo scorso anno, questa doveva essere invece una stagione importante. Ora bisogna valutare come intervenire”.

Il portiere classe 1964 esprime poi un giudizio sul suo ex compagno di squadra Simone Inzaghi, augurando un buon finale di stagione: “Spero sia cambiato: si comportava da giocatore piuttosto che da tecnico e ha allenato sempre i ragazzi. Conoscendolo saranno tre giorni che non dorme per la tensione. Nella Primavera ha fatto bene, ora dovrà mettere a frutto la sua esperienza da calciatore perché si gioca una bella carta. Non so se sia possibile una sua riconferma anche per la prossima stagione, mi auguro comunque faccia bene in queste sette partite. È giusto che faccia il salto di qualità, ma allenare la Lazio è diverso da farlo con i ragazzi. Dovrebbe farsi le ossa, i biancocelesti non sono una provinciale. La società intanto deve cominciare a guardarsi in giro, però bisognava dare una scossa. Era una mossa da fare prima, ora non ci sono più alibi per i giocatori. La cosa positiva è poter ragionare in modo sereno e iniziare a guardare al futuro”.

Infine uno sguardo al futuro e ai papabili nomi per la panchina della prossima stagione: “Juric è giovane e reduce da un campionato importante. Mihajlovic ha il carattere per sistemare diverse situazioni, va dritto per la sua strada e conosce l’ambiente. Credo sia il nome più indicato. Ventura infine ha esperienza da vendere, ma bisogna capire i programmi dalla società, prima di scegliere l’allenatore”.



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L’ex Gregucci: “Dispiace per Pioli, è il meno responsabile. Serve un grande senso di appartenenza”

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A commentare ed analizzare la situazione della squadra biancoceleste è Angelo Gregucci, ex difensore della Lazio e attuale tecnico dell’ Alessandria, il quale è intervenuto oggi ai microfoni di Radiosei:

“Domenica sono crollati tutti gli ideali, lo stadio era di una tristezza incommensurabile. I ragazzi hanno mille ragioni per non andare, ma non è più lo stesso derby. Quello fatto di tante aspettative, emotività, colori. Si poteva fare meglio, anche se il divario c’è. La Lazio ha provato a reagire, ma queste sfide sono fatte di episodi. Non avendolo visto, sono veramente distante dalle analisi sulla partita. Ci si aspettava però una prova gagliarda.” L’ex difensore della Lazio non ci sta, non ritiene giusto che a rimetterci sia il suo collega: “Ora paga l’allenatore che è il meno responsabile. È mancato tuttavia anche quell’elemento da cui trarre il senso di appartenenza, da cui far derivare tutto. Parlo di un riferimento forte, nato in caso che possa contaminare gli altri. Serviva infatti giocare una partita minore a livello tecnico, ma diversa sul piano agonistico. Mi dispiace per Pioli, anche se qualcosa ha sbagliato. L’anno scorso ha fatto giocare alla sua squadra un calcio moderno che non vedevamo da quindici anni con grandi soluzioni di gioco, gli avversari venivano asfaltati. Si era creata un’onda da cavalcare, un apice di entusiasmo di cui ha gran merito proprio l’allenatore. Questa stagione è nata invece con grande pessimismo, l’estate quell’onda l’ha azzerato. Anche contro il Leverkusen, che non dominava affatto il calcio tedesco, si poteva fare di più, ma il movimento calcio italiano parte sempre in ritardo. La logica non può fare a pugni con la ragione. La linea di difesa era a metà campo, l’allenatore non può essere cambiato così in un anno. L’assenza di De Vrij certamente ha pesato molto”.

Poi su i veri responsabili di quanto accaduto:  “La vittoria ha mille padri, la sconfitta è orfana. Bisognava rischiare, puntando su un fuoriclasse da compensare poi con l’accesso ai gironi di Champions League. Io con Lotito ho anche lavorato e ho stima di lui, lavora ininterrottamente. Bisogna programmare con logica, a partire dal senso di appartenenza. L’importante è crescere uno zoccolo duro in casa. Il problema principale è il disinnamoramento. Come nel caso del Manchester United, bisogna partire dai giovani del Settore Giovanile. La Lazio ha ottenuto grandi risultati e dovrebbe avere i migliori giovani del panorama italiano, ma non è così. In definitiva sono tutti responsabili, non ci sono percentuali di colpe. Lo siamo anche noi, bisogna andare allo stadio”.

Infine su Lotito:  “Lotito passerà come tutti, ma bisogna andare allo stadio come tutti. Serve un grande senso di appartenenza. Ci dimentichiamo che meno di un anno fa migliaia di tifosi erano a Formello. Alcuni contenuti di Lotito vanno bene, altri no. Si sono raggiunti comunque due preliminari di Champions League in una storia come quella laziale fatta di poche partecipazioni. Una storia piuttosto di contenuto e sentimento. Resta l’errore in alcuni tipi di programmazione, il settore giovanile della Lazio non porta giocatori alla prima squadra. Bisogna cambiare il modo di valutare il calcio: senza soldi vanno valutate soluzioni alternative”.

 



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Lotito e il suo mea culpa: “Critiche sacrosante, non cerco alibi”

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Claudio Lotito durante una conferenza stampa: le promesse non mantenute tra Academy Lovati, Flaminio e sponsor fantasma continuano a dividere i tifosi della Lazio.

Il ritiro di Norcia è ormai iniziato e tutti aspettavano una reazione verbale della società, cosa che non era ancora avvenuta, solo la fretta di Tare per motivi personali è stato l’emblema di queste ultime 48 ore. Finalmente dal silenzio esce una voce, la più autorevole; infatti è il presidente Lotito ad aver parlato senza peli sulla lingua della situazione attuale di crisi della squadra e del rapporto sempre più burrascoso con la tifoseria ormai stufa di questa annata.

Sul giornale ufficiale biancoceleste, il presidente della Lazio ha rilasciato queste interessanti e (sicuramente) opinabili dichiarazioni: “La maggior parte di noi, a questo punto, sarebbe tentato di lasciar correre, mettere un punto ad una stagione, seppur non giunta al termine, ed archiviare. Ma non noi della Lazio. O almeno, chi ancora ama pervicacemente questi colori. Tutto porterebbe a gettare nel cestino il lavoro fatto, andando alla ricerca di un unico colpevole, criticando tutto e tutto. E forse, anzi sicuramente, alcune delle critiche sono sacrosante, e per una serie di motivi, per una serie di considerazioni, per una serie di aspettative che poi sono stare disilluse, non sono state analizzate, probabilmente fino in fondo. Critiche sacrosante direi, critiche non troppo soppesate, e non è una scusa, probabilmente, dall’incalzare degli avvenimenti, dalle partite che si susseguivano, da un’infermeria sempre piena. E ripeto, non sono scuse. Non è nel mio carattere lo sanno anche i miei più storici detrattori, che non cerco alibi, che mi assumo sempre e comunque le mie responsabilità. D’altra parte, quando in una famiglia tutto va a gonfie vele, i figli studiano con successo, la moglie è felice, la situazione economica non dà problemi, al capofamiglia nulla è riconosciuto. Se invece le cose non marciano come dovrebbero, il capro espiatorio è proprio lui. E poi da sempre sono abituato a portare sulle spalle errori commessi anche da altri… Ma si va avanti, non è importante di chi sono i meriti, o i demeriti, l’importante è che si vada avanti. Ora il termine che userò farà arricciare il naso a molti, e molti grideranno allo scandalo, ma PRETENDO, come lo pretendo da me stesso, che si triplichino, si quadruplichino gli sforzi, da parte di ogni settore della società, da tecnici, dai giocatori, dai preparatori, da tutti. E che nessuno osi mettere in dubbio che tutto che quello che ho fatto, che faccio e che farò, è sempre con in testa un unico pensiero: il bene della Lazio. Per questa grande passione, per questo grande amore ho sacrificato e sacrifico la mia vita, (ma questo è un affare solamente mio!) e quindi ribadisco, in questo momento poco felice, il massimo impegno da parte di coloro che partecipano a questa avventura, e voglio che si abbia la massima onestà intellettuale nel guardarsi nel profondo per arrivare a prendere la decisione se rimanere o no. O con la Lazio o fuori”



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Bernardini: “Le colpe sono generali. Flaminio? Idea affascinante”

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Siamo ai titoli di coda di una stagione totalmente da dimenticare, che lascia spazio già alle chiacchiere per quanto riguarda la Lazio del futuro. Proprio per tirare le somme della stagione ormai agli sgoccioli e per ipotizzare il futuro biancoceleste, è intervenuto in esclusiva ai microfoni di LazioPress Emiliano Bernardini, giornalista de “Il Messaggero”. Sono stati toccati diversi argomenti, a partire dal nuovo allenatore, passando per l’episodio Lotito, fino al discorso legato al Flaminio.

Come giudichi la stagione della Lazio?

“Assolutamente fallimentare. Voto 3″

Di chi sono le colpe di questa stagione ormai compromessa?

“Le colpe sono assolutamente generali. Qualcuno ne ha di più rispetto ad altri. Pioli non è esente da colpe ed ha sbagliato a non battere i pugni quando era necessario. I giocatori sono colpevoli di un mancato attaccamento alla maglia, piuttosto pensano al nome dietro la maglia, invece di pensare al simbolo davanti. Ma i veri responsabili di questa situazione è la società e chi ha fatto la squadra. E’ questa che attraverso degli obiettivi indica la via per il successo. Colpa del direttore sportivo, visto che domenica la Lazio ha giocato con quattro parametri zero titolari, e non può essere colpa del mister o degli stessi giocatori che questo valgono. Pensare che Patric fino a ieri era un carneade qualunque eppure ha giocato 90 minuti nel derby. Anche il presidente ha molte responsabilità, visto che ha deciso di non fare niente per rinforzare il terzo posto conquistato lo scorso anno”.

Chi sarà secondo te il sostituto di Pioli il prossimo anno?

“Dico 55% Mihajlović , 45% Prandelli”

Come si può uscire da questo scontro tra i tifosi ed il Presidente Lotito?

“Siamo arrivati ad un punto di non ritorno e non credo possa esserci una via di fuga con il presidente Lotito. Probabilmente sperare in una sorta di miracolo, ovvero che il presidente decida di fare qualcosa da laziale e di rifondare la società e fare un giro a 360 gradi di quello fatto fino ad ora. Se adesso si sta andando in una direzione, di cambiare strada e di andare dalla parte opposta. Però credo che in 12 anni difficilmente potrà essere cosi, forse solo con un addio del presidente potrebbe finire questa storia”.

Sei favorevole all’idea del Flaminio come nuovo stadio?

“Il Flaminio è sicuramente un’idea affascinante, ma bisogna partire da un presupposto: gli stadi in Italia vengono fatti dalle società per ricavare un indotto, non per rendere più bella una società. Hanno la stessa valenza dei centri commerciali che vengono costruiti. Anche la Roma, nel suo stadio aveva progettato degli appartamenti e da quello che si trae il beneficio. Anche sullo Juventus Stadium, bellissimo impianto, ma anche li vorrei vedere quanti tifosi vanno a mangiare al ristorante, oppure quanti vanno veramente al museo, quanti vanno al cinema. Tutte belle idee che poi si scontrano con l’idea dei fatti”.

Come vedi il futuro della Lazio?

“A Formello ci sono delle macerie più che fumanti, ci sono da tempo che sono state sbriciolate ulteriormente domenica. Adesso per ricostruire bisognerà fare il triplo della fatica. La prossima stagione sarà facile, visto che la rosa competerà per soli due obiettivi il campionato e la Coppa Italia, basterà ripulire lo spogliatoio e dare ai nuovi giocatori un po’ di entusiasmo. Però tutto questo non basterà. Stiamo parlando di una società con una storia importante e gloriosa che ogni anno dovrebbe competere per le prime posizioni”.



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Calciomercato Lazio, si pensa ad Erdogan. Tonelli si, ma…

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Di calciomercato se ne parla sempre, anche quando la sessione non è attiva. Ma è anche vero che, dopo un esonero e il cambio di allenatore, nascono nuove priorità e nuove idee di gioco. Se dopo queste ultime sette partite di campionato rimarrà alla guida della Lazio, Simone Inzaghi non è molto diverso da Pioli tatticamente parlando, e il 4-3-3 che tanto ha giovato alla Primavera ne è un esempio.

Con queste premesse, le voci di mercato che giungono viaggiano su quei binari. Capitolo Huntelaar: sembra che questo tentativo di avere l’olandese a Roma sia più di una voce, anche se il contratto scade nel 2017 e lo stipendio percepito dall’ex Milan è importante, 7 milioni lordi annui. Non solo si punta su di lui per il dopo Klose, ma ci sarebbe un accordo di massima sul contratto che percepirebbe. Sviluppi che seguiremo.

Turchia: sembra che tra le varie ipotesi per sostituire Candreva e/o Felipe Anderson ci sia l’esterno turco del Trabzonspor Yusuf Erdogan, classe ’92. Sembra sia pronta un’offerta di 5 milioni di euro, ma l’agente del giocatore Batur Altiparmak ai microfoni de LaLazioSiamoNoi ha dichiarato: “Non mi ha ancora contattato nessuno, ma so che la Lazio lo sta seguendo”. Anche qui cercheremo di aggiornarvi in tal senso.

Un’altra alternativa in caso di partenze degli esterni sembra essere Manolo Gabbiadini; l’attaccante esterno del Napoli vorrebbe giocare un po’ di più e non accontentarsi della sola Europa League o di essere il vice Higuain, anche se per caratteristiche non vediamo proprio somiglianze tecniche. A gennaio si presentò il Wolfsburg con 25 milioni di euro ma non se ne fece nulla, magari con il tesoretto ricavato da certe cessioni e con una cifra più accessibile (20 forse) si potrebbe arrivare ad una prima intesa.

“La mia intenzione al momento è quella di giocare un altro paio di anni in Europa e di proseguire la mia carriera in Italia. Mi trovo molto bene lì” queste erano le parole di Lucas Biglia ai microfoni di Fox Sports prima degli impegni internazionali con la sua Argentina. Per quanto il capitano abbia sempre parlato di porta non chiusa ad una possibile permanenza a Roma, le sirene sono ben assordanti e provengono sempre dall’estero: l’Inter sembra aver chiuso con lui, quindi ecco che il Real Madrid si presenta non solo con i soldi ma anche con una contropartita tecnica che va ricercata in Lucas Silva, ma l’Inghilterra fa la voce grossa. Infatti l’Arsenal ha fortemente bisogno di centrocampisti, date le partenze di Flamini, Rosicky e Arteta, come si è fatto sentire il Liverpool, anche se al momento non si hanno offerte ufficiali. Di una cosa siamo sicuri, la base d’asta è 25 milioni di sterline, più di 30 milioni di euro. Che le danze partino!

Capitolo finale riguardante Lorenzo Tonelli. Il centrale difensivo dell’Empoli continua ad essere il chiodo fisso della società per avere un partner decente da affiancare a De Vrij che tornerà quest’estate. Tramite RadioSei, l’accordo con il giocatore di 5 anni a 1 milione a stagione ci sarebbe, ma l’intesa da risolvere è con la società; infatti, il club toscano vorrebbe 10 milioni, ma se ci fosse l’inserimento di alcuni elementi della Primavera a fine ciclo potrebbe far ripensare la cifra al presidente Corsi.



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Inzaghi, i tuoi allievi ti augurano il meglio: “Mister, non mollare mai. Te lo sei meritato!”

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Nel momento più delicato e di maggior delusione di questa pessima stagione, un ex attaccante biancoceleste è arrivato a Formello per prendere in mano la situazione e cercare, con carattere, cuore e determinazione, di migliorarla il più possibile: Simone Inzaghi.

Non si tratta di un semplice allenatore di calcio, almeno a detta di alcuni ragazzi che militano (o militavano) nei settori giovanili fino alla Primavera, i quali considerano il loro ormai ex mister come un maestro di vita, una guida, un padre e un punto di riferimento che, dal 2010 al 2016, ha saputo tirar fuori sempre il meglio dai suoi ragazzi.

La redazione de lalaziosiamonoi.it ha contattato tanti protagonisti di questo percorso da applausi, nessuno meglio di loro può elencare le qualità Inzaghi e augurargli buona fortuna, di questi ne abbiamo raccolto alcuni:

DE ANGELIS Filippo (portiere classe ’96) – “È bravissimo a fare gruppo, riesce sempre a tirare fuori il meglio dai propri giocatori. Ci sono partite in cui la tattica non serve a molto e solo la squadra che ha più voglia è in grado di vincere, per cui saper motivare i ragazzi è fondamentale. La sua caratteristica principale è quella di saper tirare fuori dai propri giocatori il 110%. Il messaggio che vorrei mandargli è un grandissimo in bocca al lupo per questa occasione che stava aspettando da tempo e che finalmente è arrivata. Se la merita e sono sicuro che sarà all’altezza della situazione”.

SILVAGNI Lorenzo (difensore classe ’95): “Gli faccio un grossissimo in bocca al lupo perché è una persona che nel suo lavoro mette tutto sé stesso e soprattutto non molla mai. Spero riesca a togliersi molte soddisfazioni come se le è tolte in Primavera. Durante ogni allenamento dà sempre il massimo, il suo atteggiamento lo trasmette anche alla squadra. Poi riesce ad avere un buon rapporto con tutti i suoi giocatori!”.

CARDOSELLI Cassio (centrocampista classe ’98): ” È un mister che trasmette sempre al gruppo tanta grinta, cattiveria e voglia di raggiungere un obiettivo a tutti i costi. È molto attento ai particolari e non lascia nulla al caso, ha una mentalità vincente. Vorrei fargli un grosso in bocca al lupo. Spero che con la sua voglia di fare riesca ad avere qualche soddisfazione anche in prima squadra. Gli auguro che possa lavorare al meglio con questo gruppo e riuscire a fare un buon finale di stagione”.

FIORE Mattia (attaccante classe ’96): “Inzaghi è un allenatore che ti mette sempre una carica allucinante per affrontare la partita nel migliore di modi. È un perfezionista, prepara ogni incontro nei minimi particolari. Gli ho già mandato un grande in bocca al lupo e glielo rinnovo. Questa per lui è una grande occasione che ha meritato per quello che ha fatto vedere in Primavera”.



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Coletta: “Andato via per colpa di Lotito”

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Giulio Coletta è stato responsabile del settore giovanile biancoceleste dal 2004 al 2015. Grazie alla sua professionalità, è riuscito a ricostruire un settore che rasentava il collasso. Si è dimesso all’inizio dello scorso luglio. Il motivo? Sempre il solito, cioè a detta del presidente alcune idee non erano geniali. Coletta ha rilasciato un intervista a “La Lazio Siamo Noi”, dove ha parlato anche di Simone Inzaghi, ora chiamato a sostituire Stefano Pioli. Il nuovo tecnico laziale, infatti, ha iniziato ad allenare proprio con Coletta.

Di cosa si sta occupando in questo momento?

Attualmente collaboro a tempo perso con il Tor di Quinto, grazie al rapporto che mi lega da cinquant’anni al suo presidente. Mi hanno contattato comunque diverse società e sto valutando quelle possibilità che mi consentano di svolgere un lavoro fatto bene. Vorrei far crescere il calcio italiano che sta attraversando una crisi profonda, ormai vanno di moda solo gli stranieri. È come se gli italiani non sapessero più giocare”.

Partiamo dal settore giovanile che ha vissuto un anno di grandi cambiamenti. Qual è la sua opinione sul nuovo ciclo della Lazio?

Secondo me hanno sbagliato tutto, distruggendo undici anni di lavoro. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Purtroppo ognuno vede il calcio a modo suo. Contenti loro, contenti tutti”.

Quali sono le differenze principali tra la Lazio targata Lensen e quella di Coletta?

Lensen è un personaggio che non conosco personalmente, l’ho soltanto intravisto. Sono tuttavia a conoscenza di diverse lamentele, genitori e ragazzi sono scontenti. In tanti vengono anche a cercarmi per chiedere se ci sia la possibilità di un mio ritorno. Ma non se ne parla, io non condivido quello che stanno facendo. Per questo motivo ho dato le dimissioni e sono andato via. Sapevo che la loro politica fosse fallimentare e dunque gliel’ho lasciata attuare senza di me. Non è solo un discorso di risultati. L’anno prossimo, non avendo ragazzi del 2000, per fare gli Allievi Nazionali dovranno comprare 18 giocatori”.

Come potrebbe riassumere i suoi undici anni consecutivi come responsabile delle giovanili laziali?

Sono contento di quello che ho fatto. Sono laziale così come lo era mio padre ed ho potuto fare qualcosa per la squadra per cui ha sempre tifato tutta la mia famiglia. L’ho presa in un momento particolare, dopo il patatrac avvenuto poco prima. Lotito mi ha chiamato per dargli una mano, io mi sono rimboccato le maniche e gradualmente abbiamo creato un bellissimo settore giovanile. Poi evidentemente vedevano le cose in maniera diversa e ho preferito lasciare. Personalmente devo avere la possibilità di adottare i miei metodi, sempre nell’interesse dei ragazzi e della Lazio”.

Che rapporto aveva con il direttore sportivo Igli Tare?

Non avevamo nessun rapporto. Lavoravamo per compartimenti stagni, ognuno per conto suo. Non c’era alcun tipo di collaborazione o dialogo”.

L’esonero di Pioli è ricaduto anche sulla Primavera che cerca ora un nuovo condottiero. Pensa sia stata la scelta giusta?

Inzaghi lo ritengo un buon allenatore. Dopo aver smesso di giocare, ha iniziato con me prendendo gli Allievi Eccellenza Fascia B per poi passare ai Nazionali. Lavorava bene e sapeva valorizzare i ragazzi, così poi è approdato anche in Primavera. Gli ho sempre augurato di arrivare il più avanti possibile perché se lo meritava. Ora ha una grande possibilità di dimostrare quanto vale, deve stare soltanto sereno e allenare come sa. So che si è portato due collaboratori: il vice Massimiliano Farris e il preparatore atletico Fabio Ripert, due persone molto preparate e serie. Sono convinto che Simone farà bene e voglio fargli un grosso in bocca al lupo”.

Sarà un’occasione importante per Simone Inzaghi. Ritiene sia possibile una sua riconferma anche per la prossima stagione?

A Simone glielo auguro perché se lo merita. Spero vada tutto bene e che sia sereno, ma soprattutto che ragioni con la sua testa. Deve far chi giocare chi lui ritiene opportuno. Ripeto: sono convinto comunque che farà bene”.

A gennaio ha lasciato la Lazio Federico Rausa che ha appena esordito con la Primavera del Vicenza. Un ragazzo su cui i biancocelesti non hanno deciso di puntare:

Rausa era tra i portieri più bravi che aveva la Lazio. Lo posso affermare con serenità, avendo gestito il settore giovanile dal dicembre dal 2004 al giugno del 2015. È un ragazzo che secondo me meritava tranquillamente di fare gli Allievi Nazionali, una sicurezza tra i pali. Evidentemente si è optato per soluzioni diverse, gettando al vento un prodotto delle giovanili paragonabile a Guerrieri. Ritengo sia stato fatto un grandissimo errore. Hanno perso un grosso giocatore di cui ne riparleremo presto”.

Ritornando al suo addio, c’era stato un momento in cui, dopo le dimissioni, Lotito l’aveva richiamata e lei sembrava essere tornato sui suoi passi. Poi cosa è accaduto?

Io sono andato via, così Lotito mi ha convocato per una riunione con l’obiettivo di chiarire tutto. L’abbiamo fatta, ma loro volevano convincermi ad operare secondo il loro modo di vedere le cose. Io non le condividevo, non ritenendole positive. Per questo ho deciso di lasciare l’incarico”.



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De Cosmi sul cambio-allenatore: “È importante cercare un confronto immediato con i giocatori, per capire la linea da seguire la comunicazione è fondamentale”.

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Secondo il tecnico Roberto De Cosmi, Simone Inzaghi è il mister giusto per i biancocelesti e avrà modo, nei match che verranno, di dimostrare il suo valore. L’esonero di Pioli è un simbolico spartiacque tra una stagione deludente e una possibile ripresa; una scossa che porterà la squadra a riflettere sul proprio lavoro e sul proprio potenziale. Di seguito le parole di De Cosmi ai microfoni di Lazio Style Radio (89.3 FM):

“Le responsabilità sono oggettive da parte di tutti, vanno condivise nel bene e nel male. Ieri è stata una partita dove nessuno avrebbe voluto finisse così. Il segno negativo lo si trova nel risultato anche se nel secondo tempo la squadra ha messo in campo un atteggiamento diverso, grazie anche ai cambi. I tifosi hanno manifestato il loro dissapore di questa situazione che è negativa. L’esonero di Pioli ed il subentro di Inzaghi è un segnale forte e vuol dire che le ultime sette gare di questa stagione devono avere un altro significato. Gli atteggiamenti inziali sono stati superficiali e ci sono costati cari, in punti ed in prestazione. Nella prima frazione di gioco la Lazio ha aspettato per cercare di chiudere le linee di passaggio della Roma. Simone Inzaghi l’ho seguito per tutto il suo percorso in biancoceleste, l’atteggiamento del campo è il modo di essere. A lui piace un gioco sfrontato, gli piace andare rapidamente nella metà campo avversaria, certo parliamo di settore giovanile. Oggi Inzaghi ha un compito arduo, importante, ha l’occasione di dimostrare il suo modo di fare e di essere, tenterà di giocare le sue carte. È importante cercare un confronto immediato con i giocatori, per capire la linea da seguire, la giusta comunicazione serve per continuare o fare qualcosa di positivo”.



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Simone Inzaghi: una promessa e un obiettivo.

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Una promessa mantenuta quella fatta nel 2010 dal presidente Claudio Lotito a Simone Inzaghi. Il giocatore piacentino, ritiratosi dalla carriera di calciatore con un anno di anticipo, ricevette nel 2010 la promessa che, prima o dopo, la panchina della Lazio sarebbe stata diretta da lui. L’intesa tra l’ex calciatore e l’attuale presidente è sempre stata abbastanza vincente. Simone ha un legame ormai quasi ventennale con la S.s. Lazio; è arrivato nel club romano nel 1999 proprio nella fortunata stagione in cui la Lazio, sotto la dirigenza Cragnotti e la panchina diretta da Eriksson, vinse lo scudetto, la Coppa Italia e la Supercoppa. Escludendo stagioni giocate in prestito alla Sampdoria e all’Atalanta, Inzaghi è rimasto nella rosa laziale fino al 2010 (anno in cui ha preso le redini degli allievi della società), collezionando 196 presenze con la maglia biancoceleste.

Ed è giunto ieri, l’incarico ufficiale che vede l’ex attaccante, passare dagli allenamenti della primavera a quelli della prima squadra romana. Un curriculum idoneo o forse una scelta obbligata al fine di sostituire mister Pioli che lascia Formello dopo una pesante sconfitta subita nel derby di ieri. Inzaghi ha intrapreso questa mattina la sua avventura da allenatore della Lazio, con gli allenamenti del ritiro di Norcia, un ritiro che ha un valore simbolico e riporterà alla luce qualche piacevole ricordo. L’ultima volta che la squadra si è allenata nella cittadina umbra si stava preparando al fatidico derby del 26 Maggio 2013.

L’obiettivo del cambio-allenatore è quello di scuotere gli animi della squadra e, al tempo stesso, tentare di cancellare la negatività portata dalle numerose delusioni dell’attuale stagione. Ancora sette partite da giocare in serie A con l’obbiettivo di conquistare il sesto posto in classifica; una posizione che sicuramente è scomoda per la Lazio ma, necessariamente, rappresenta la magra consolazione per un’annata priva di soddisfazioni. Il primo match che l’ex attaccante preparerà sarà quello contro il Palermo previsto per domenica 10 Aprile alle ore 20:45.



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A Formello scatta l’era Inzaghi, tutti a rapporto per il ritiro di Norcia

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Dopo la dura contestazione di ieri, figlia di una gestione societaria stile Titanic, i tifosi si sono radunati davanti i cancelli di Formello per chiedere un confronto con i giocatori. Rispetto a ieri tutto tranquillo, ma per modo di dire. Tare ha parlato di un “ritiro non punitivo”, quindi la sede di Norcia dovrebbe servire al neo allenatore Simone Inzaghi per capire i problemi e conoscere al meglio la rosa a disposizione.

Il primo ad arrivare è stato il contestatissimo Wesley Hoedt che risponde a un tifoso con un “Sto male“. Successivamente, Tare uscendo da Formello non si è fermato e la sua risposta è stata a dir poco fredda: “Dopo, devo andare a prendere mio figlio all’asilo. Ho anch’io una vita“.

Il capitano Lucas Biglia ancora una volta non si sottrae a microfoni e tifosi, e risponde alle domande facendo anche una promessa: “Ci impegneremo, mancano ancora sette partite e siamo a sette punti dall’Europa. Io ci credo, faremo il massimo”Lulic e Bisevac sono arrivati in macchina insieme: se per il bosniaco ci sono stati applausi, per l’ex Lione solo insulti.

Poi in massa arrivano Keita, Kishna, Guerrieri, Djordjevic, Cataldi, Gentiletti, Klose e Braafheid. Abdoulay Konko, con spirito volitivo, si è fermato e ha dichiarato: A cosa serve il ritiro? La società ha deciso così, credo servirà anche a mister Inzaghi per andare avanti e trovare una nuova strada”. Un tifoso polemico prevede litigi anche in ritiro, ma il terzino francese ex Siviglia gli risponde così: “No, non c’è mai stato nulla. La società ha deciso di puntare su Inzaghi, per lui sarà un’opportunità per conoscere il gruppo e lavorare in serenità, visto quello che è successo ieri. L’esonero di Pioli? Ha deciso la società, io sono un calciatore e non posso entrare nel merito di certe decisioni. Dispiace per per lui, le cose non sono andate bene. Adesso c’è Inzaghi, andiamo avanti e cerchiamo di cogliere il lato positivo”.



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Laziali in prestito: Lombardi torna a sorridere, per gli altri poco spazio

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Per i laziali in prestito è andata in archivio una nuova settimana nel complesso negativa, ma stavolta con delle liete sorprese, a partire dalla prestazione di Cristiano Lombardi, che ha siglato il gol vittoria per il suo Ancona.

Partiamo però dall’analisi dei giocatori in prestito nella serie cadetta, a partire dal gruppo in forze alla Salernitana. Il mister Menichini sembra continuare a vedere poco gli ex-primavera biancocelesti anche nell’ultimo incontro al “Piola” di Novara, terminato col risultato di 1-1 (gli ospiti hanno agguantato il pareggio a un istante dal fischio finale con il gol di Coda). Dei giovani laziali si vede in campo dal 1′ solo Ronaldo, tornato in campo dopo i tanti problemi avuti al ginocchio. L’ex Empoli disputa 60′ e viene richiamato in panchina; sicuramente nelle prossime partite recupererà il ritmo partita e avrà più spazio. In panchina Strakosha, Oikonomidis e Tounkara, non convocati Prce e Pollace. Probabilmente il mister, data l’urgenza di fare punti per salvarsi, deciderà anche nelle prossime sfide di concedere poco ai “laziali” del gruppo, per affidarsi a giocatori più esperti.

Sempre in Serie B si è disputato l’incontro tra il Pro Vercelli di Filippini e il Modena di Crecco. Anche qui il risultato è di 1-1 e gli ex compagni di squadra cominciano il match dalla panchina: Filippini rivede il campo dopo più di due mesi di assenza subentrando al 57′ al posto di Mammarella, mentre Crecco entra nel finale per sostituire uno stanco Nardini.

Ricordiamo che stasera vi sarà il posticipo tra Bari e Cesena, gara a cui Minala non prenderà parte a causa di un infortunio al tendine d’achille.

Torniamo ora alla nota lieta della settimana: l’Ancona e il suo pupillo, Cristiano Lombardi, che ritorna in campo dopo più di un mese passato in infermeria per un problema al piede destro e segna il gol-vittoria contro la Pistoiese a un minuto dalla fine. Per l’ex-Trapani è il 4° gol stagionale in Lega Pro e ci auguriamo che non sia l’ultimo date le sue potenzialità.

Sempre in Lega Pro tra i laziali abbiamo Antonio Rozzi, ma non sembra essere nelle grazie del mister dei senesi e rimane in panchina tutti i 90′ nella vittoria della Robur per 1-0 sull’Arezzo.

In Ligue 1 periodo sempre più nero per il Troyes e Bryan Perea, non convocato nella sconfitta casalinga rimediata contro l’Angers (0-1).

Solite note positive dalla Danimarca: l’Aarhus non ottiene i 3 punti contro l’Hobro (1-1), ma Elez è tra i migliori della partita e gestisce con tranquillità il reparto difensivo.

Alvaro Gonzalez continua a non trovare spazio in Messico: nella grande prestazione dell’Atlas che pareggia 2-2 con il Tigres, il Tata non è nemmeno in panchina.

Vinicius ritorna a giocare con il suo Zurigo: 4-0 sul San Gallo e ultimi 30 minuti a disposizione del terzino brasiliano, che si comporta bene in entrambe le fasi.



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Derby, la moviola: molti dubbi nell’arbitraggio di Banti

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Il derby termina 4 a 1 per la Roma: un risultato che non lascia spazio a repliche, anche se appare bugiardo. Non positivo l’arbitraggio dell’arbitro Banti della sezione di Livorno, con qualche dubbio di troppo in area giallorossa. Manca anche un giallo a Pjanic, mentre risulta corretta l’espulsione per somma di ammonizioni del difensore biancoceleste Hoedt.

PRIMO TEMPO

3′ – Brutto intervento di Bisevac su El Shaarawy non sanzionato da Banti, che però redarguisce il serbo.

24′ – Il primo giallo del derby è per Patric, autore di un entrata scomposta su Perotti.

26′ – Secondo giallo del match, ancora una volta per un biancoceleste. Antonio Candreva, dopo aver subito un’ostruzione a palla lontana da Pjanic, chiede veemente il cartellino per il bosniaco, stranamente non sanzionato da Banti. Il direttore di gara di Livorno non ci sta e ammonisce proprio l’ala di Tor de’ Cenci.

37′ – Episodio dubbio in area giallorossa: Felipe Anderson va via a Rudiger, che si disinteressa del pallone e va dritto sul brasiliano. Per Banti tutto regolare.

37′ – Biglia ferma Perotti in ripartenza. Ammonito.

40′ – Nainggolan come Candreva: chiede il cartellino e se lo becca lui.

SECONDO TEMPO

56′ – Rudiger deve fermare ancora una volta con le cattive Felipe Anderson. L’intervento questa volta è all’esterno dell’area di rigore: fallo e giallo per il tedesco.

64′ – Nell’azione del secondo gol della Roma, arriva il primo giallo per Hoedt. L’olandese entra nettamente in ritardo su Nainggolan e si becca un’ammonizione ineccepibile.

68′ – Dal possibile rigore al giallo per Cataldi. Manolas interviene su Keita, anche se le immagini mostrano come sia Florenzi a toccare lo spagnolo all’interno dell’area di rigore. Secondo intervento dubbio in area giallorossa.
Nervi sempre più tesi: sanzione per Cataldi e allontanamento dalla panchina di Murelli per proteste.

88′ – Quarto gol della Roma. Dubbi anche in questo caso per un presunto fallo di mano dell’ex Genoa.

90+5′ – A pochi secondi dal termine arriva anche il secondo giallo per Hoedt, ancora una volta in ritardo su Florenzi.



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Il Capitano Lucas Biglia: “Noi vogliamo arrivare sesti, dobbiamo lavorare per questo obiettivo”.

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Tramonta definitivamente la Stagione 2015/16 della Lazio, sconfitta anche dalla Roma nel derby della Capitale. Un’annata caratterizzata da molte delusioni e, probabilmente, anche da una buona dose di sfortuna. Lucas Biglia, capitano biancoceleste, è intervenuto ai microfoni di Rai Sport affermando che, da oggi a fine campionato, l’obbiettivo della Lazio sarà raggiungere il sesto posto in classifica. Queste le dichiarazioni del giocatore argentino al termine della gara di ieri:

“Abbiamo perso 4-1, ma a mio parere questo non è il risultato più giusto, non abbiamo sfruttato le occasioni avute dopo il 2-1”.

Avete combattuto poco? “Noi vogliamo arrivare sesti, dobbiamo lavorare per questo obiettivo”.

Oggi avevate tante assenze: “Sì, ma non è una scusa”.

L’eliminazione dall’Europa League è stata pesante sotto l’aspetto mentale: “Sicuramente è stata una brutta botta per noi. Ma dobbiamo rialzare la testa e pedalare”.

L’argentino ha parlato anche ai microfoni di Lazio Style Channel (Canale 233 di Sky) per sottolineare che essere sconfitti dai rivali della Capitale è una delusione che incide molto sugli animi della squadra e dei tifosi. Tuttavia, c’è tanta voglia di migliorare:

“Dobbiamo alzare la testa e arrivare alla fine del campionato. Non c’è niente di bello nel perdere contro i rivali della città, ma ci dobbiamo rialzare e continuare a lavorare. Abbiamo sbagliato qualcosa, ne siamo consapevoli. Indossiamo una maglia che non molla mai, alziamo la testa e restiamo uniti senza perdere la fiducia. Pensiamo alla prossima partita, sarà dura, ma dobbiamo andare avanti. Non mi piace parlare dell’arbitro ma delle volte alcune decisioni ti fanno cambiare la partita, il rigore secondo me era netto e poteva dare più fiducia a noi e meno a loro. Loro giocavano con Perotti che non lascia punti di riferimento, la difesa era bassa, a volte non siamo usciti con la difesa, quindi sono rimasto basso davanti la difesa”.



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Roma, Luciano Spalletti: “Quando giochi contro una squadra di Pioli non puoi pensare di vincere prendendo sottogamba l’impegno”.

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formazione italia macedonia immobile
il ritorno di luciano spalletti - fotografo: jacobucci/guaitoli/jpeg

Un accenno di amarezza ai microfoni di Sky Sport da parte del tecnico della Roma Luciano Spalletti: “Sono dispiaciuto, da tifoso, di non aver fatto giocare Francesco Totti”.

Tuttavia, con o senza Totti, la Roma porta a casa la vittoria del derby con 4 reti contro un solo gol della Lazio. Il tecnico giallorosso si esprime così per Rai Sport:

“Analogie con la mia vecchia Roma? Sì, ci sono delle analogie in questo momento. Giocando in questo modo, possiamo valorizzare al meglio le caratteristiche dei nostri giocatori”.

Dopo un successo con la Lazio, Garcia disse di ‘aver rimesso la chiesa al centro del villaggio’: “Io ho messo la palla a metà campo. Sono stati bravi i nostri ragazzi a prenderla”.

Anche questa volta Dzeko è entrato a partita in corso: “Quando giochi contro una squadra di Pioli non puoi pensare di vincere prendendo sottogamba l’impegno. C’è sempre da soffrire. Siamo stati bravi nel far correre gli altri senza palla. Dzeko è entrato e ha fatto la sua parte, abbiamo portato a casa la gara meritatamente”.

Totti invece non è entrato neanche in corsa: “Anch’io subisco l’affetto nei confronti di un grande campione come Totti. Però quando mi siedo in panchina e vedo i giocatori che ho a disposizione, voglio far crescere altri ragazzi e portarli al livello di Totti. Emotivamente mi dispiace tantissimo per il fatto che Francesco non sia entrato in campo”.

Cosa dirai ai giocatori da domani? Lotterete per il secondo posto? “È vero che abbiamo lo scontro diretto, però bisogna fare la partita, perché il Napoli è una grande squadra. Sarà importante il lavoro settimanale”.

Come hai trovato il calcio italiano? “Migliorato, abbiamo calciatori interessanti. Quasi tutti cominciano il gioco da dietro. Ci sono doppie interpretazioni nei ruoli, non ci sono più i moduli rigidi”.

Negli ultimi giorni, lei ha detto che la Roma è la ragione d’essere della Lazio: “Questa cosa qui l’ho detta diversamente. A me è stato chiesto se siamo avvantaggiati. Io ho detto di no”.

 



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Pioli in conferenza stampa: “I cambi hanno migliorato la squadra ma era difficile togliere la palla alla Roma”.

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Terza stracittadina consecutiva vinta dai giallorossi e un’amara sconfitta per gli uomini di Pioli battuti 4-1. Il tecnico della Lazio è intervenuto in conferenza stampa, dopo il match, per analizzare l’indecorosa disfatta dei biancocelesti. C’è molto dispiacere nelle parole del tecnico parmense a cui non mancava l’intenzione propositiva di regalare una vittoria soddisfacente ai tifosi e alla squadra. Purtroppo la stagione della Lazio è stata disastrosa e, a questo punto, l’unico obiettivo che l’allenatore perseguirà è quello di arrivare dignitosamente a fine campionato (indipendentemente dalle vittorie e dalle sconfitte). Queste le parole di Stefano Pioli:

Primo tempo rinunciatario, mentre nella ripresa con Keita e Klose la musica è cambiata. Forse col senegalese dall’inizio poteva andare diversamente… “I cambi hanno migliorato la squadra. Era difficile togliere la palla alla Roma. Avevamo deciso di lasciargli spazio, di aspettarli e ripartire. Lo abbiamo fatto poco, ma è anche vero che quando ci siamo aperti abbiamo subito i gol. Potevamo pareggiare, abbiamo avuto tanti episodi. Sul calcio d’angolo abbiamo regalato troppo e quel gol ha chiuso la partita”

Quale sarebbe stato il risultato più giusto? “Noi avremmo dovuto fare due o tre gol. Abbiamo avuto occasioni clamorose, c’era un rigore. Quando giochi con squadre di qualità e non segni è normale la sconfitta”

Sulla stagione 2015-2016: “Credo che purtroppo la nostra stagione è fatta di tanti errori e occasione perse. E’ un grande limite che ci sta penalizzando. Abbiamo fatto fatica a prendere le posizioni in campo. Arrivavamo in ritardo, è stata una partita difficile. Se avessimo pareggiato nella mezz’ora del secondo tempo nessuno avrebbe avuto niente da dire, ma abbiamo commesso troppi errori e subiti quattro gol”

Ritiro a Norcia deciso da chi? “Decisione della società. E’ una scelta giusta, mancano sette partite e dobbiamo tirare fuori tutto quello che abbiamo fino alla fine e vedere dove possiamo arrivare”.

Approccio al match: “Noi non volevamo fare fase difensiva remissiva, ma abbiamo sbagliato. La posizione di Perotti ci ha messi in difficoltà e ci ha messo sempre in inferiorità numerica. Se avessimo affrontato la Roma alta, temevo la velocità di Salah ed El Shaarawy”.

Il rigore su Felipe Anderson c’era? Il brasiliano e Candreva si sono scambiati di fascia all’inizio e poi sono rimasti così, perché? Allenerà la Lazio domani? ” Rigore? A me è sembrato fallo, secondo me c’erano due rigori ma Banti ha visto diversamente. Felipe e Candreva si invertono spesso perché hanno libertà d’azione. Se allenerò ancora la Lazio? Non è una domanda che devi fare a me. Io mi presenterò se non riceverò nessuna notizia”.

La squadra è con lei? “I nostri risultati sono stati al di sotto delle aspettative, ma vi assicuro che la squadra con me lavora e mi segue. Sta lavorando per cercare di migliorarsi e dare qualcosa di più in campo. Fino a quando vedo questo vado avanti”.

Troppe difficoltà in difesa. Cosa si sente di dire ai tifosi? “Ho lavorato sulla linea difensiva per due settimane, ma poi abbiamo commesso errori sui primi due gol. Mi dispiace per me stesso, per la squadra e per i tifosi. Volevamo regalare una soddisfazione ai tifosi perché è stata un’annata negativa. Dire ai tifosi che sono dispiaciuto come loro non credo serva, dobbiamo andare avanti con dignità fino alla fine del campionato”.



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Ciao, Cesare…

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Quando ci siamo svegliati non volevamo crederci. Quando ci siamo svegliati abbiamo pensato “Forse ho capito male, fammelo sentire bene, fammelo leggere meglio su Internet” e invece arriva quello che non vorresti mai leggere. Cesare Maldini questa notte ha lasciato le sue famiglie più importanti, quella familiare e del figlio Paolo, quella del Milan e quella federale. Lascia a 84 anni nella ormai sua Milano, essendo triestino di nascita. Una vita fatta per il calcio, un uomo di altri tempi, persona stimata e apprezzata in tutto il mondo.

Esordisce nella sua Triestina già dal settore giovanile nel 1950 e ci resta per 4 anni, due in Prima Squadra con 32 apparizioni. Poi nel 1954 arriva la chiamata dell’esplosione e dove è riuscito a vincere praticamente tutto, il Milan: quattro campionati, primo italiano e capitano ad aver alzato una Coppa dei Campioni e una Coppa Latina che era una sorta di apripista della Coppa dei Campioni limitata a quattro federazioni europee. 412 partite e 3 gol, il suo gran vizio? Quello che poi venne chiamata la Maldinata, ossia azioni improbabili e impossibili nella sua area di rigore che alla fine trovavano sempre una sollevante conclusione. Terzino trasformatosi in centrale difensivo, praticamente l’esatto contrario di Paolo, era a Wembley a contrastare il Benfica di Eusebio nel 1963 e ha contraddistinto il mondo rossonero per ben undici stagioni. Chiude la sua carriera nel Torino giocandovi una sola stagione con 33 presenze senza gol e senza glorie.

Non ha molto da dire in Nazionale, se non 14 presenza, una partecipazione al Mondiale in Cile con due presenze e capitano per un anno nel 1963, ma la sua classe e la sua diligenza lo porterà a vestirsi in giacca e cravatta per diversi anni.. anzi, in tuta sportiva! Nel 1970 la dirigenza rossonera gli propone la panchina per essere il vice del grande Nereo Rocco rimanendo tre stagioni a fare gavetta e vincendo una Coppa Italia e una Coppa delle Coppe, poi inizia il suo giro di panchine, due stagioni al Foggia, una alla Ternana e le due al Parma dove è protagonista della promozione in B dei ducali.

Gli anni 80 segnano l’esplosione di Cesare Maldini da allenatore, diventa il vice di Bearzot in Nazionale ed è artefice della vittoria Mundial in Spagna nell’82 e resta suo scudiero fino al 1986, anno dell’uscita di scena del CT campeon. Il suo arrivo nell’Under21 lo porta a togliersi ulteriori soddisfazioni, con tre Campionati Europei vinti in un periodo dove sbocciavano i talenti di Totti, Nesta, Cannavaro, Buffon e tanti altri che faranno grande la “maggiore” di Sacchi e Trapattoni. Poi arriva la promozione in quella Nazionale dove ritrova i suoi ex “ragazzini” e nel biennio preparatorio al Mondiale di Francia ’98 ma quella traversa colpita da Di Biagio ai calci di rigore nei quarti di finale fa emergere una nuova Maldinata, ossia aver preferito per diverse partite della competizione un Del Piero non al top a un Roberto Baggio che col Bologna era riuscito a tornare il Divino Codino (quell’anno senza codino, ndr) che tutti adoravano.

Terminata l’esperienza azzurra torna nella sua casa, il Milan: nel 1999 inizia come capo osservatore e a marzo 2001 torna in panchina da collaboratore tecnico di Tassotti fino a fine stagione, con un derby stravinto 6-0. Nella stagione successiva diventa collaboratore tecnico del nuovo allenatore Fatih Terim, ma a dicembre arriva la notizia inaspettata, infatti sarà lui il CT che porterà il Paraguay di Chilavert ai Mondiali del 2002 in SudCorea e Giappone, e agli ottavi la sua selezione viene eliminata dalla Germania che sarà vicecampione a favore del Brasile.

A parte un ruolo da opinionista per Al Jazeera Sport con Spillo Altobelli sempre nel 2002, chiude la carriera anche da allenatore e si dedica alla sua vita più bella, quella del nonno a tempo pieno. Ma una malattia, sempre tenuta nascosta dalla famiglia, lo ha strappato via e ce l’ha strappato via. Il Milan avrà il lutto al braccio, e in tutti i campi verrà osservato un minuto di silenzio.

Il mondo dello sport perde un altro pezzo pregiato, a pochi giorni dalla perdita dell’altro grande Johann Cruyff, e possiamo garantirvi che il vuoto già si sta facendo sentire. Troppo.

Ciao Cesare…



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Parolo e Cataldi in coro: “Siamo la Lazio, il derby bisogna sempre vincerlo”

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Mancano poche ore al derby della capitale, una sfida che non è mai una partita come le altre, anche se quest’anno la maggior parte dei tifosi non saranno presenti e la stracittadina si preannuncia amara di emozioni, almeno sugli spalti. Con tutta probabilità, inoltre, sarà l’ultimo derby di KloseTotti, due calciatori che a modo loro hanno fatto la storia della Lazio e della Roma, ma anche la storia del calcio.

Nella giornata di ieri, Marco Parolo ha voluto analizzare questa grande sfida tra le due compagini capitoline e caricare i propri compagni ai microfoni di Lazio Style Radio. Il centrocampista della Lazio è partito dal suo primo goal contro la Roma, ancora quando giocava al Parma, per poi parlare dei tifosi e dalla loro richiesta di onorare la maglia:

Il mio primo gol alla Roma è stato il 31 ottobre del 2012, giocavo nel Parma. Di quella giornata ricordo che pioveva copiosamente e forse proprio grazie alla pioggia segnai il gol del 2 a 1. Mi sono inserito, la palla si è fermata sulla pozzanghera, il portiere si era già buttato, e ho tirato. Una bella partita, quando segni e vinci è la cosa più bella per un giocatore. Sarebbe altrettanto bello segnare una domenica pomeriggio con il sole e non con la pioggia. I tifosi ci stanno chiedendo di dare tutti noi stessi e di vincere la partita. Quando giochi è quello l’obiettivo. Cercheremo di dare tutto quello che abbiamo, vogliamo dare una gioia ai nostri tifosi, quest’anno ne abbiamo date poche”

Parolo ha poi parlato del suo primo derby, descrivendolo come una grande emozione, per poi soffermarsi sugli altri incontri giocati contro la Roma e finire con un discorso sul finale dei stagione:

Il primo derby che ho giocato mi rimarrà sempre dentro, abbiamo fatto il riscaldamento sotto la curva. Vedere i tifosi a un passo da noi che ci incitavano, vedere i loro sguardi con una cattiveria agonistica positiva e la voglia di vincere nei loro occhi ci ha messo un’adrenalina e una carica infinita. Meritavamo di vincere, purtroppo è finita 2-2 nonostante avessimo avuto le occasioni per farlo nostro. Per quanto riguarda il secondo derby, venivamo da un momento straordinario, c’è mancato poco anche lì, abbiamo perso una partita che avevamo fatto e condotto noi. Purtroppo abbiamo preso gol su un calcio di punizione dopo aver pareggiato. Il derby d’andata di quest’anno è stato strano. Il discorso delle curve senza tifosi ha tolto quella che è la bellezza del derby di Roma e l’adrenalina che si sente prima delle partite. Noi non siamo riusciti a ripetere le prestazioni fatte l’anno precedente. Ora c’è tanta voglia, piacerebbe pure a me vincere domani, vorrebbe dire anche dare uno slancio in più per finire la stagione in maniera onorevole, cercando di fare più punti possibili. Nel calcio non si sa mai.”

Il centrocampista lombardo ha poi espresso un suo parere su MauriKlose, due giocatori che per la loro esperienza sanno come giocare un derby:

Mauri e Klose, due uomini derby, ci stanno trasmettendo tanto, soprattutto l’esempio con il loro modo di vivere questa partita. Mauri è stato molto importante per me nel mio primo derby, mi ha spiegato cosa voleva dire il derby qui a Roma, mi ha permesso di arrivare alla partita preparato ma quando l’ho visto con i miei occhi è stato molto di più di quello che mi aveva detto. E’ stato incredibile, ti rendi conto di quello che vuol dire essere laziale, cosa vuol dire giocare contro la Roma, di quello che ti chiedono i tifosi. Dopo aver giocato il primo derby diventi un laziale e dici ‘sono laziale perché da ora devo dare il massimo per battere la Roma, sempre’. Tutti, ti mettono in testa qualcosa di incredibile. Mauri e Klose ne hanno fatti tanti, sanno come dare calma trasmettendo la giusta tensione ai compagni. Cataldi e Candreva sono diversi, tutti i giorni, da romani a casa e fuori, hanno un riscontro in più. Sarà più difficile, ma hanno le capacità e sono ragazzi intelligenti per gestire le proprie emozioni.

Il giocatore ha poi parlato dei suoi ricordi legati allo Stadio Olimpico e del momento di forma di Lazio e Roma:

I ricordi che ho in mente di quando mi avvicino all’Olimpico sono quelli di quando l’ho visto pieno di tifosi, con la gente in macchina che seguiva il pullman fino allo stadio, le strade piene. Quello è il mio ricordo, voglio immaginare quella scena con quella carica che trasmettevano. Arriviamo al derby con una classifica diversa, la Roma è favorita? Anche noi la scorsa stagione al derby di ritorno eravamo favoriti, quindi non dico niente. Domani mi aspetto l’atteggiamento di una Lazio che vuole dimostrare tutto il proprio valore, che ha voglia di dare tutta se stessa per ottenere un risultato importante. Siamo una squadra che con la giusta voglia e mentalità può giocare con chiunque. Sarà importante l’inizio per la partita, va indirizzata e giocata bene.Anche per togliere certezze alla squadra avversaria.

Parolo ha anche analizzato le sue prestazioni nell’arco di questo campionato e sui suoi miglioramenti dettati dall’esperienza:

Sto tornando sui miei livelli realizzativi. Con gli anni uno impara a muoversi in tutte le frangenti del gioco, mi mancava riuscire a trovare il varco giusto in area di rigore. Ho imparato guardando quelli più bravi di me, su come si stacca o smarca l’uomo, per poi mettere in pratica queste cose. A centrocampo, centro sinistra, c’ho fatto gran parte della mia carriera, leggo un po’ meglio gli inserimenti, è una posizione del campo dove sono sempre stato, dove sto meglio e riesco a leggere meglio il gioco. A 25 anni mi sentivo più sicuro, ora a 31 anni si impara a giocare anche a destra, riesco a starci tranquillamente, s’impara a giocare anche lì ottenendo delle certezze in quel ruolo.

Poi un parere su Stefano Pioli che Parolo apprezza come uomo e come allenatore:

Con lui, oltre alle tante presenze, quando gioco sto in campo novanta minuti. Per questo ringrazio il mister, io sono uno che cerca di dare sempre tutto anche se ci sono giornate dove non riesco a fare quello che voglio. Cerco di dare sempre il mio contributo, dare una mano al compagno anche con le letture in fase difensiva. Queste sono sempre state le mie basi e le mie caratteristiche, mi sono sempre messo a disposizione della squadra, si vede che il mister apprezza questo.

Infine, ultime parole sui punti di forza della Roma e della Lazio:

I punti di forza della Roma sono l’imprevedibilità, hanno tanti giocatori che possono inserirsi e che trovano la giocata. La nostra forza deve essere l’intensità, con gente di gamba che può ripartire e fare male e gli inserimenti dei centrocampisti.

parolo-cataldi

Anche Danilo Cataldi ha voluto caricare l’ambiente Lazio in vista del derby e in un’intervista ai microfoni di Rai Sport ha rilasciato le seguenti dichiarazioni, giurando amore eterno ai biancocelesti:

“Siamo la Lazio e questa è sempre una partita da vincere. Vogliamo riscattarci. Mi piacerebbe essere una bandiera di questa squadra, rappresentarla per 20 anni.”



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Verso il derby, le sensazioni di Protti e Orsi

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Mancano poche ore al derby capitolino e in occasione di questa importantissima partita, dove la Lazio vorrebbe anche ritrovare la gioia e il sorriso perso condividendolo con i tifosi, sono intervenuti ai microfoni di Radio Radio e Il Tempo due ex giocatori biancocelesti, l’ex portiere classe ’59, Ferdinando Orsi, e l’ex attaccante Igor Protti.

Per l’estremo difensore ex Livorno, ora allenatore disoccupato, il suo passato ha coinciso con i primi anni dell’era Eriksson, infatti era l’alternativa a Marchegiani in una squadra dove stavano sbocciando Alessandro Nesta e uno sconosciuto Pavel Nedved. Ecco le sue parole, condite principalmente dal caso stadio deserto: “È lo stadio che è deserto, non solo le curve. Lì saremmo a posto, ma sono le tribune che saranno vuote. I motivi sono ben precisi, il rammarico è che il derby era caratterizzato dai colori. Già era considerato poco a livello tecnico, ora nemmeno a livello di coreografie: così è snobbato anche dai giornali più importanti”

Per l’ex attaccante, tra le altre, di Bari e Livorno, l’esperienza in biancoceleste è stata bella e condita da diversi gol, memorabile era il suo famoso “trenino” che era il suo marchio di esultanza ad ogni marcatura. Protti ha detto la sua sul derby di domani, spiegando le sensazioni che si provano in partite come questa: “Quando giochi partite del genere è inevitabile sentire le gambe pesanti. La Lazio domani ha bisogno di una prova d’orgoglio, deve tirare fuori il carattere e vincere la partita. Punterei su Parolo, oppure Candreva”



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Primavera, una pazza Lazio batte la Ternana 4-3, terzo posto al sicuro

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Prima prende due gol, poi in dieci uomini vince 4-3, a Terni la Lazio Primavera salda il terzo posto battendo i pari categoria locali. Nel primo tempo i giovani umbri segnano con i gol di Battista su punizione e Tedesco dopo un intervento di Borrelli su Rocchi. La Lazio reagisce con Murgia prima dell’intervallo, e sarà un gol importante perchè chiudere il primo tempo senza gol sarebbe stato più complicato, ma non impossibile.

Nel secondo tempo, dopo tanto volume biancoceleste arriva la concretezza col gol di Palombi, servito da Rossi, che trafigge Scarsella, è pari. Ma non finisce qui, infatti da un cross di Germoni arriva il colpo vincente di Folorunsho che dà il sorpasso incredibile dei ragazzini di Inzaghi. Poco più tardi arriva il 4-2, un capolavoro di Murgia che supera diversi avversari, con Scarsella che impedisce il gol della giornata al centrocampista, ma che non può far nulla sulla corta ribattuta di Palombi che con la doppietta porta più in là i biancocelesti.

Dal quel momento inizia il thrilling, con Manoni che viene espulso direttamente a causa di qualche parola eccessiva, una reazione di orgoglio della Ternana che culmina con il gol di Terracciano che batte Borrelli e un gol che viene annullato proprio agli umbri. Fischio finale che dà respiro agli aquilotti, a maggior ragione quando si viene a sapere che il Frosinone, concorrente con la Lazio per il terzo posto, va a perdere sul campo del Napoli.

Simone Inzaghi, allenatore della Lazio Primavera, ai microfoni di Lazio Style Channel ha analizzato così la partita: “Mi aspettavo di soffrire perché la Ternana aveva recuperato parecchi giocatori. È nel dna di questa squadra. Sono molto arrabbiato per l’espulsione di Manoni perché non abbiamo neanche Dovidio,ma lo aiuterà a crescere. Mi è piacuto molto Bezziccheri, voglio il suo spirito da parte di tutti. Il modulo non ha inciso sui gol, anzi grazie a questo abbiamo rischiato pochissimo dietro. Siamo stati bravi a rimanere in partita. È una vittoria importante che ci da morale. Il calendario è un po’ strano e non ci aiuta in preparazione del derby. Però adesso dobbiamo pensare solo a lavorare e ad arrivare nel migliore dei modi”

Sempre a Lazio Style Channel ha parlato Simone Palombi, in particolare la prova di oggi, il Derby Primavera della prossima settimana e un pensiero alla prima squadra per il prossimo anno: “Non era semplice, siamo partiti un po’ sottotono. La squadra ha sprecato tanto, ma i tre punti erano fondamentali. Cambio modulo? Abbiamo provato tutta la settimana, credo sia adatto anche se oggi era la prima volta ed eravamo un po’ spaesati. Prima squadra? Non aspetto altro. A giugno valuterò il da farsi. Non vedo l’ora di dimostrare che sono pronto per il calcio dei professionisti. Sull’espulsione di Manoni troppa mancanza di lucidità, bisogna usare la testa. Certe ingenuità vanno evitate perché mettono in difficoltà la squadra. Sul derby non mi sento di dire niente, è una partita che vale il primato cittadino, la gloria. La prepareremo nel migliore dei modi, ce la metteremo tutta per portare a casa i tre punti. Non siamo inferiori a nessuno, tanto meno alla Roma. Si inizia già a sentire, ma non temiamo nessuno anche se sappiamo che affronteremo una grande squadra. Non dovrà mancare l’approccio, dobbiamo vincere e basta. Se saremo compatti e con la testa giusta ci toglieremo grosse soddisfazioni”



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Probabili formazioni Serie A, 31′ giornata

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Si va incontro alla 31′ giornata di serie A, turno di campionato dove il match più rilevante è il derby capitolino tra Lazio e Roma, un match che avrà un profilo basso almeno per quanto riguarda la presenza dei tifosi sulle tribune. Ad aprire quessto turno sarà Carpi-Sassuolo alle ore 18.00 e Juventus-Empoli alle ore 20.45. Il posticipo vedrà che chiuderà questa finestra di campionato è giocato da Bologna-Verona programmato per Lunedì alle ore 20.45.

Carpi- Sassuolo ( Sabato 18.00)

Carpi (4-4-1-1): Belec; Zaccardo, Romagnoli, Gagliolo, Letizia; Pasciuti, Cofie, Bianco, Di Gaudio; Lollo; Mancosu. All.: Castori

Squalificati: Suagher (1), Crimi (1)

Indisponibili: Gnahoré, Martinho, Brkic, Mbakogu

Sassuolo (4-3-3): Consigli; Vrsaljko, Cannavaro, Acerbi, Peluso; Biondini, Magnanelli, Duncan; Berardi, Defrel, Sansone. All.: Di Francesco

Squalificati:

Indisponibili: Laribi, Missiroli, Antei

Juventus-Empoli (Sabato 20.45)

Juventus (4-4-2): Buffon Lichtsteiner, Rugani, Chiellini, Evra; Cuadrado, Pogba, Hernanes, Asamoah; Mandzukic, Morata. All.: Allegri

Squalificati: Khedira (2), Bonucci (1), Alex Sandro (1)

Indisponibili: Caceres, Dybala

Empoli (4-3-1-2): Skorupski; Zambelli, Tonelli, Costa, Mario Rui; Zielinski, Paredes, Croce; Saponara; Pucciarelli, Maccarone. All.: Giampaolo

Squalificati:

Indisponibili: Cosic, Livaja, Laurini

Atalanta-Milan (15.00)

Atalanta (4-3-3): Sportiello; Masiello, Toloi, Paletta, Dramè; Cigarini, De Roon, Kurtic; Diamanti, Pinilla, Gomez. All.: Reja

Squalificati:

Indisponibili: Carmona, Bellini

Milan (4-4-2): Donnarumma; Abate, Zapata, Romagnoli, Antonelli; Honda, Bertolacci, Montolivo, Bonaventura; Bacca, Luiz Adriano. All.: Mihajlovic

Squalificati:

Indisponibili: Niang, Kucka

Udinese-Napoli (15.00)

Udinese (3-5-2): Karnezis; Heurtaux, Danilo, Felipe; Widmer, Kuzmanovic, Hallfredsson, Bruno Fernandes, Armero; Thereau, Zapata. All.: De Canio

Squalificati:

Indisponibili: Merkel, Guilherme

Napoli (4-3-3): Gabriel; Hysaj, Albiol, Koulibaly, Ghoulam; Allan, Jorginho, Hamsik; Callejon, Higuain, Insigne. All.: Sarri

Squalificati:

Indisponibili: Reina

Chievo Verona-Palermo(15.00)

Chievo (4-3-1-2): Bizzarri; Cacciatore, Spolli, Cesar, Gobbi; Castro, Radovanovic, Rigoni; Birsa; Floro Flores, Meggiorini. All.: Maran

Squalificati: Hetemaj (1)

Indisponibili: Dainelli

Palermo (4-2-3-1): Sorrentino; Struna, Gonzalez, Andelkovic, Lazaar; Jajalo, Hiljemark; Quaison, Trajkovski; Vazquez; Gilardino. All.: Novellino

Squalificati:

Indisponibili: Goldaniga

Fiorentina-Sampdoria (15.00)

Fiorentina (3-4-2-1): Tatarusanu; Roncaglia, Rodriguez, Astori; Bernardeschi, Badelj, Vecino, Alonso; Tello, B. Valero; Babacar. All.: Sousa

Squalificati: Kalinic (1)

Indisponibili: Benalouane, Tomovic, Mati Fernandez

Sampdoria (3-4-2-1): Viviano; Cassani, Ranocchia, Moisander; De Silvestri, Fernando, Soriano, Dodò; Alvarez, Correa; Quagliarella. All.: Montella

Squalificati:

Indisponibili: Carbonero

Genoa-Frosinone (15.00)

Genoa (3-4-3): Perin; Munoz, De Maio, Izzo; Rincon, Dzemaili, Rigoni, Gabriel Silva; Laxalt, Pandev, Suso. All.: Gasperini

Squalificati:

Indisponibili: Ansaldi, Burdisso, Cerci, Pavoletti

Frosinone (4-3-3): Leali; Rosi, Blanchard, Ajeti, Pavlovic; Sammarco, Gori, Kragl; Tonev, D. Ciofani, Dionisi. All.: Stellone

Squalificati:

Indisponibili: –

Lazio-Roma (15.00)

Lazio (4-2-3-1): Marchetti; Mauricio, Bisevac, Hoedt, Braafheid; Cataldi, Biglia, Parolo; Candreva, Matri, Felipe Anderson. All.: Pioli

Squalificati: Lulic (1)

Indisponibili: Basta, Radu, De Vrij, Kishna, Patric

Roma (4-3-3): Szczesny; Florenzi, Rüdiger, Manolas, Digne; Pjanic, Nainggolan, Keita; Salah, Perotti, El Shaarawy. All.: Spalletti

Squalificati: –

Indisponibili: Ponce, Gyomber, Castan

Inter-Torino ( Domenica 20.45)

Inter (4-2-3-1): Handanovic; D’Ambrosio, Miranda, Murillo, Nagatomo; Medel, Brozovic; Eder, Palacio, Perisic; Icardi. All.: Mancini

Squalificati:

Indisponibili:

Torino (3-5-2): Padelli; Maksimovic, Jansson, Moretti; Zappacosta, Acquah, Vives, Baselli, Bruno Peres; Belotti, Maxi Lopez. All.: Ventura

Squalificati: Glik (1)

Indisponibili: Avelar, Immobile

Bologna-Verona (Lunedì 20.45)

Bologna (4-3-3): Mirante; Ferrari, Oikonomou, Maietta, Masina; Taider, Diawara, Donsah; Giaccherini, Floccari, Rizzo. All.: Donadoni

Squalificati: Mbaye (1), Gastaldello (1)

Indisponibili: Destro, Rossettini, Constant, Morleo

Verona (4-4-2): Gollini; Gilberto, Moras, Helander, Pisano; Wszolek, Marrone, Ionita, Siligardi; Pazzini, Toni. All.: Delneri

Squalificati: Rebic (1)

Indisponibili: Souprayen, Romulo, Gomez, Fares



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