Il clima attorno alla Lazio si fa sempre più incandescente, non solo tra le mura di Formello o sugli spalti (vuoti) dell’Olimpico, ma anche nei palazzi della politica. Mentre la squadra di Sarri si prepara ad affrontare il Parma in uno stadio deserto per la sesta gara consecutiva di protesta, il caso Claudio Lotito finisce al centro del dibattito nazionale.
Ospite della trasmissione L’Aria che tira su La7, Matteo Renzi ha usato parole durissime contro il presidente biancoceleste, legando la crisi del calcio italiano — acuita dalle dimissioni di Gravina — alla gestione del potere sportivo e politico.
“Un sistema da pulire”
“La politica ha distrutto il calcio” ha esordito il leader di Italia Viva, puntando poi il dito direttamente sul patron laziale: “Fino a quando abbiamo Lotito che fa il presidente, con i tifosi che lo vogliono cacciare via, e intanto siede in Parlamento per fare gli emendamenti, non avremo mai un sistema pulito”.
Parole che pesano come macigni e che danno voce a quella fetta di tifoseria che domani, per Lazio-Parma, lascerà ancora una volta la Curva Nord spoglia. La contestazione ha ormai superato i confini sportivi, diventando un caso politico che mette in discussione il doppio ruolo di Lotito tra Senato e Lega Calcio.
Olimpico spettrale per il Parma
In questo scenario, il match contro i crociati rischia di passare in secondo piano. Dopo la breve tregua emotiva del match col Milan, il popolo laziale ha scelto la linea dura: diserzione totale. Un segnale inequivocabile indirizzato a una presidenza che, secondo i gruppi organizzati e ora anche secondo parte della politica, rappresenta il tappo che impedisce al club e al sistema calcio di evolversi.
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La marcia della Lazio verso il finale di stagione riparte dall’Olimpico contro il Parma. Dopo tre successi consecutivi, l’ambiente biancoceleste respira un’aria nuova, fatta di fiducia e consapevolezza. Tra i grandi protagonisti di questa risalita c’è sicuramente Nuno Tavares, che ai microfoni ufficiali ha analizzato il suo momento e quello della squadra, tra ambizioni di Coppa e crescita personale.
Il “nuovo” Tavares: meno spinta, più difesa
Il portoghese non si nasconde: l’impatto con il calcio di Maurizio Sarri ha richiesto un cambio di mentalità drastico. “È stata una stagione strana, ho dovuto capire cosa volesse il Mister e dove stessi sbagliando”, ha ammesso il terzino. Il segreto? L’equilibrio. Tavares ha capito che per essere utile alla Lazio doveva limare la sua indole ultra-offensiva: “Ho sacrificato un po’ l’attacco per migliorare in difesa. Se spendi tutto per spingere, poi non hai energia per coprire. Mi sto gestendo meglio”. Una maturità che lo ha portato a collezionare dieci presenze consecutive, diventando un pilastro dello scacchiere biancoceleste.
L’elogio ai nuovi e il sogno nel cassetto
Nuno ha poi speso parole al miele per i nuovi innesti, sottolineando come l’integrazione stia procedendo a gonfie vele: “Vedo ogni giorno la qualità di Taylor e Przyborek. Kenneth ormai è una certezza, ma sono sicuro che anche Adrian dimostrerà il suo valore presto”.
Ma lo sguardo è rivolto soprattutto agli obiettivi di squadra. Nonostante una stagione tra alti e bassi, la Coppa Italia resta il grande “salvagente” e il sogno proibito: “Vogliamo vincere qualcosa di speciale per questi tifosi straordinari. E poi spero di segnare il mio primo gol con questa maglia: magari arriverà proprio contro il Parma”.
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Continua l’analisi del bilancio della Lazioal 31 dicembre 2025, e tra le pieghe della relazione finanziaria spunta un dettaglio che ha del surreale. Nella sezione dedicata al “Contenzioso Civile”, la società biancoceleste ha riportato gli ultimi aggiornamenti sulla storica battaglia legale legata a Mauro Zarate, incappando però in un errore di calendario piuttosto clamoroso.
Il caso Pluriel Limited
La disputa riguarda la Pluriel Limited, che nel 2020 ha citato la Lazio per una cifra di circa 3,2 milioni di euro. La richiesta si basa sulla differenza di compenso che, secondo la controparte, sarebbe spettata all’attaccante argentino per la stagione 2013/2014, partendo dal presupposto che il club capitolino sia responsabile della risoluzione del contratto.
Dopo un primo grado di giudizio favorevole alla Lazio, la Pluriel ha presentato ricorso in appello. Ed è qui che il documento ufficiale scivola sulla buccia di banana: la data dell’udienza viene infatti indicata per il 31 aprile 2027. Un giorno che, com’è noto, non esiste sul calendario gregoriano.
Zarate vs Lazio Una telenovela senza fine
Al di là della svista burocratica, la vicenda conferma come l’addio di “Maurito” continui a produrre strascichi legali a distanza di oltre dieci anni. La Lazio resta fiduciosa, forte della vittoria nel primo round processuale, ma dovrà attendere la data (reale) della prossima udienza per mettere definitivamente la parola fine a questa infinita querelle finanziaria.
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Ci sono parabole calcistiche che sembrano destinate al lieto fine e poi, improvvisamente, sbattono contro la realtà. Quella di Toma Basic con la Lazio è una storia di occasioni colte e poi sfumate tra le dita. Arrivato dal Bordeaux nel 2021, il croato aveva faticato a trovare la sua dimensione, finendo ai margini e poi in prestito alla Salernitana. Il suo ritorno in estate, però, aveva raccontato un’altra musica: solidità, abnegazione e quel gol pesantissimo contro la Juventus che aveva fatto gridare alla rinascita.
Maurizio Sarri ci aveva scommesso forte, arrivando a definirlo il primo giocatore a cui avrebbe prolungato il contratto. Ma tra il dire e il fare si è intromessa la sfortuna e la fredda logica societaria. La lesione all’adduttore rimediata a gennaio contro la Fiorentina ha spento i riflettori su di lui proprio sul più bello, quando si discuteva di un rinnovo fino al 2030 con cifre importanti (tra i 2 e i 2,5 milioni di euro).
Toma Basic Vento Cambiato in casa Lazio
Oggi il vento è cambiato. La società biancoceleste sembra aver virato verso una strategia diversa, mettendo in discussione la sostenibilità economica e la tenuta fisica del centrocampista. Le possibilità di vedere Toma ancora a Formello nella prossima stagione sono ridotte al lumicino: una scelta che guarda al futuro della rosa e che, con ogni probabilità, metterà la parola fine a un’avventura vissuta sempre sul filo dell’incertezza.
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Stadio Olimpico con settori vuoti durante la protesta dei tifosi della Lazio
La sosta per le Nazionali è alle spalle e la Lazio di Maurizio Sarri scalda i motori per la ripresa del campionato. L’obiettivo è chiaro: centrare il quarto successo consecutivo contro il Parma per dare continuità a un periodo esaltante, culminato con le vittorie su Sassuolo, Milan e Bologna. Eppure, nonostante il momento d’oro sul campo, l’atmosfera attorno alla squadra rischia di tornare gelida.
Dimenticate lo spettacolo mozzafiato visto contro il Milan. I dati della prevendita per il match contro i crociati parlano di un Olimpico spettrale: a due giorni dal fischio d’inizio, sono stati staccati appena 4.000 biglietti. Una cifra irrisoria che certifica il ritorno al muro contro muro tra la tifoseria e la società.
La posizione del tifo organizzato della Lazio
La linea della Curva Nord e dei principali gruppi organizzati è netta: la protesta contro la presidenza di Claudio Lotito non si ferma. Dopo la parentesi “emotiva” della sfida contro i rossoneri, i gradoni rimarranno vuoti fino al termine della stagione per tutte le gare casalinghe.
Le uniche deroghe ammesse dal tifo biancoceleste riguardano il Derby (formalmente in trasferta) e una possibile finale di Coppa Italia, traguardo che la squadra sta inseguendo con le unghie e con i denti. Per il resto, Sarri e i suoi ragazzi dovranno trovare la carica dentro se stessi: il dodicesimo uomo della Lazio, per ora, resta fuori.
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L’impatto di Kenneth Taylor sulla Lazio è stato un uragano di freschezza in un momento di tempesta. Arrivato dall’Ajax a gennaio tra lo scetticismo generale, il centrocampista olandese ha impiegato pochissimo a trasformarsi in un titolare inamovibile per Maurizio Sarri. Non è solo una questione di adattamento record, ma di una centralità tecnica che lo ha visto protagonista in ogni match chiave.
Dalla rete contro il Genoa alla pesante doppietta rifilata al Bologna (senza dimenticare il rigore glaciale in Coppa Italia), Taylor ha dimostrato di avere il “killer instinct” che mancava. I dati della Lega Serie A confermano un dinamismo fuori dal comune: al Dall’Ara ha corso per oltre 12,3 km, abbinando ai polmoni una visione di gioco d’alta scuola, fatta di tocchi rapidi e letture difensive che hanno già conquistato il “Comandante”.
La società biancoceleste ha deciso di blindarlo con una strategia contrattuale lungimirante. L’accordo fino al 2030 prevede un sistema di premi fedeltà e un ingaggio a salire: dai 1,4 milioni attuali si arriverà a toccare i 3,4 milioni nell’ultimo anno. Un investimento pesante che certifica come, indipendentemente dal futuro della panchina, il domani della Lazio passi inevitabilmente dai piedi del talento ex Ajax.
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La calma dopo la tempesta è un concetto relativo a Formello. Maurizio Sarri ha saputo ricucire uno spogliatoio che a gennaio sembrava un campo di battaglia, portando a casa vittorie pesanti e carattere. Eppure, sotto la cenere delle tre vittorie consecutive, le braci del calciomercato continuano a bruciare. Il caso più spinoso? Quello legato ad Alessio Romagnoli.
Il “no” di Sarri e la promessa mancata
Il rapporto tra il centrale di Nettuno e la presidenza ha vissuto mesi di gelo polare. Al centro della disputa, un rinnovo promesso e mai concretizzato che aveva spinto il giocatore a guardare altrove. A gennaio, la pista Al-Sadd era diventata caldissima: un’offerta milionaria, la prospettiva di riabbracciare il “Mancio” in Qatar e una rottura che sembrava insanabile.
Tuttavia, il banco è saltato per un veto preciso:
Claudio Lotito aveva aperto alla cessione, ma solo a patto che Sarri desse il via libera.
Sarri non ha mai pronunciato quel “sì”, ritenendo Alessio imprescindibile per la sua linea difensiva.
Fattore Medio Oriente: perché tutto può cambiare
Non è solo una questione di cifre. Il conflitto in Medio Oriente sta condizionando pesantemente la vita a Doha, influenzando anche le scelte professionali di chi, come Roberto Mancini, sta vivendo un rapporto altalenante con il club qatariota. Romagnoli ha un contratto fino al 2027, ma il “mal di pancia” contrattuale resta. Se a giugno Lotito non dovesse pareggiare le promesse fatte, il difensore potrebbe riconsiderare seriamente l’addio, nonostante l’amore viscerale per i colori biancocelesti.
Muro 2027: una difesa da rifondare?
Il vero allarme per la dirigenza non riguarda solo il numero 13. La Lazio si trova di fronte a un paradosso contrattuale che coinvolge quasi tutto il pacchetto arretrato. Entro il 2027 scadranno:
Alessio Romagnoli
Mario Gila (attualmente alle prese con un fastidioso infortunio al ginocchio)
Perdere i due pilastri titolari in una sola sessione sarebbe un suicidio tecnico. Sebbene Provstgaard stia crescendo bene e il nome di Diogo Leite sia tornato d’attualità secondo le ultime indiscrezioni del Corriere dello Sport, l’affinità della coppia Romagnoli-Gila resta il tesoro più prezioso di questa Lazio. Il summit di giugno deciderà se blindare il futuro o dare inizio a una rivoluzione totale.
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Edoardo Motta titolare a 21 anni è un caso fortuito o l’inizio di una nuova era? Vittorio analizza il dilemma tra la garanzia Provedel e il potenziale del giovane portiere: un bivio che deciderà non solo il futuro della porta biancoceleste, ma l’identità stessa della società.
L’occasione del destino: dalla panchina al centro del palco
La storia di Edoardo Motta sembra scritta da un regista cinematografico. Arrivato a gennaio come scommessa a basso costo (circa un milione di euro) per fare il vice, si è ritrovato catapultato titolare a causa del grave infortunio alla spalla di Ivan Provedel.
A 21 anni, con una manciata di presenze in Serie A, Motta ha mostrato sprazzi di talento purissimo — come il rigore parato a Orsolini — ma anche le fisiologiche incertezze di chi deve ancora imparare a leggere i momenti della partita. Il punto, però, non è se oggi sia “più forte” di Provedel (spoiler: non lo è), ma se la Lazio abbia il coraggio di aspettarlo.
Il modello europeo vs il “metodo italiano”
In Premier League o in Ligue 1, se sei forte a 17 o 18 anni giochi. Punto. Non importa se commetti un errore davanti a 60.000 persone: quell’errore è considerato un investimento sulla tua crescita. In Italia, invece, vige la dittatura dell’esperienza. Se un giovane sbaglia, finisce in panchina e l’anno dopo viene spedito in prestito in Serie C. Risultato? A 23 anni i portieri inglesi hanno 100 presenze in massima serie, i nostri 20 in Lega Pro.
“La crescita di un ragazzo passa dagli errori. Bisogna accettarli per avere, tra due anni, un portiere pronto e di livello internazionale.” — Maurizio Sarri
Il fattore economico e tecnico: Provedel o Motta?
Ivan Provedel è una garanzia assoluta, un portiere da 7 in pagella costante. Ma ha superato i 30 anni. Il suo valore di mercato è destinato a scendere o, nel migliore dei casi, a stabilizzarsi. Edoardo Motta, se blindato e lanciato titolare, tra due anni potrebbe valere 30 o 40 milioni di euro. È il “modello Carnesecchi” applicato alla Lazio: accettare di perdere qualche punto oggi per ritrovarsi un patrimonio (tecnico ed economico) domani.
Continuare a puntare esclusivamente su giocatori a fine ciclo (come il caso di Modric al Milan citato da Vittorio) può dare sicurezze nell’immediato, ma non costruisce un futuro sostenibile. Se il “Progetto Giovani” di Fabiani è reale, il banco di prova sarà la gestione della gerarchia nella prossima stagione.
Conclusione: Un patto tra società, tecnico e tifosi
Per far sì che l’esperimento Motta funzioni, serve un patto a tre:
L’allenatore deve insistere sul ragazzo anche dopo una “papera”.
La società deve proteggerlo dalle critiche e confermarlo titolare.
I tifosi devono smettere di fischiare al primo incertezza, capendo che quel gol subito è il prezzo da pagare per avere un top player tra ventiquattro mesi.
La sfortuna di Provedel ha aperto una porta. Ora spetta alla Lazio decidere se varcarla con coraggio o richiuderla per paura di sbagliare.
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C’è una domanda che da oltre un secolo riecheggia tra i vicoli della Capitale, un interrogativo che divide i bar, anima i derby e affascina gli storici dello sport: com’è possibile che la prima, grandissima società sportiva di Roma non porti il nome della città stessa?
La risposta a questa domanda non è una semplice nota a piè di pagina nella cronaca sportiva, ma un viaggio affascinante nelle radici della nostra civiltà. Come ci spiega Vittorio nel suo approfondimento a “Palla a campanile”, scegliere di chiamarsi Lazio nel 1900 non fu un ripiego, né una mancanza di coraggio. Fu una dichiarazione d’intenti consapevole, una visione che andava oltre i confini delle mura aureliane per abbracciare un ideale universale.
Smontare i falsi miti: la verità storica
Prima di arrivare al cuore pulsante della scelta dei nove fondatori, è necessario fare pulizia. Negli anni, il vuoto di conoscenza è stato riempito da leggende metropolitane e “chiacchiere da bar” che hanno solo generato confusione.
Il primo mito da sfatare è quello del divieto legislativo. Si sente spesso dire che una presunta legge impedisse l’uso del nome “Roma”. Falso. Documenti alla mano, nel 1900 esistevano già realtà come la Ginnastica Roma o lo Sporting Club Roma. Il nome della città era liberamente utilizzabile.
Il secondo errore, forse il più comune, è di natura anacronistica. Molti pensano che la Lazio si chiami così in onore della “Regione Lazio”. Niente di più sbagliato. Nel 1900, le Regioni come enti amministrativi non esistevano nemmeno nel pensiero dei legislatori; sarebbero nate ufficialmente solo nel 1970. Per i ragazzi di Piazza della Libertà, la parola “Lazio” non evocava confini burocratici, ma echi di una storia millenaria.
Infine, il nome Società Podistica Roma era assolutamente disponibile. Se Luigi Bigiarelli e i suoi compagni avessero voluto un nome cittadino, nulla glielo avrebbe impedito. Se non lo fecero, fu per una ragione precisa e straordinariamente poetica.
9 Gennaio 1900: Il sogno di Piazza della Libertà
Immaginiamo la scena. È il 9 gennaio 1900, fa freddo sulle sponde del Tevere, ma il cuore di nove giovani batte all’impazzata. Si ritrovano su una panchina di Piazza della Libertà. Hanno un sogno: creare una società che porti lo sport a tutti, seguendo i valori dell’Olimpismo appena rinato grazie a De Coubertin.
Per questi ragazzi, lo sport era nobiltà d’animo, non solo competizione. Per questo scelsero i colori bianco e celeste: un omaggio cromatico alla bandiera della Grecia, la terra che aveva dato i natali alle Olimpiadi. Ma per il nome serviva qualcosa che legasse Roma alla sua genesi. Scelsero Lazio, evocando il Latium Vetus.
Nella loro visione, il Lazio era la culla, la madre di Roma. Scegliere il nome della regione storica significava rivendicare l’appartenenza a quelle radici latine da cui tutto era iniziato. Come riportato in un editoriale del 1924 sulla rivista ufficiale del club (mentre i fondatori erano ancora in vita), il nome Lazio rappresentava l’essenza stessa della romanità nel suo senso più ampio. La Lazio non rifiutava Roma; la Lazio conteneva Roma.
1927: Il “Gran Rifiuto” e la nascita della Lazialità
Se il 1900 fu l’anno della nascita ideale, il 1927 fu l’anno della nascita identitaria. Il regime fascista, guidato dalla volontà di Italo Foschi, decise di fondere tutte le realtà calcistiche romane in un unico club (l’AS Roma) per contrastare lo strapotere delle squadre del Nord.
La Lazio si trovò davanti a un bivio: sparire nella fusione o rischiare il fallimento. Qui entrò in gioco lo status di Ente Morale, un’onorificenza rarissima ottenuta nel 1921 per l’impegno sociale e i sacrifici dei suoi atleti durante la Grande Guerra. Fu grazie a questo “scudo” giuridico e all’intervento del generale Giorgio Vaccaro, che la Lazio poté opporsi fieramente alla fusione.
La Lazio rimase Lazio. Non per arroganza, ma per coerenza verso quel nome scelto ventisette anni prima. Mentre le altre squadre capitoline (Alba, Fortitudo, Pro Roma) venivano assorbite, la Lazio rivendicava la sua autonomia. Da questo atto di resistenza nasce la Lazialità: un sentimento che non è solo tifo, ma orgoglio di essere stati “i primi” e di aver difeso la propria diversità contro tutto e tutti.
Una Polisportiva, un’idea di mondo
Oggi, quando parliamo di Lazio, non dobbiamo commettere l’errore di pensare solo a undici maglie che corrono su un prato verde. La Lazio è una galassia sportiva, la Polisportiva più grande e antica d’Europa. Atletica, nuoto, rugby, scherma: sono decine le discipline che condividono l’aquila sul petto.
Questo è il vero lascito della scelta di chiamarsi Lazio. Il nome indica un’apertura, una fratellanza che va oltre il singolo quartiere o la singola disciplina. È, come diceva lo storico presidente Renzo Nostini, un messaggio di “costume e di vita”. È il rispetto per l’avversario, la purezza del dilettantismo (nello spirito originale), la voglia di migliorarsi costantemente.
Conclusione: L’identità scelta e difesa
In definitiva, perché la Lazio non si chiama Roma? La risposta è che la Lazio ha scelto di essere l’idea che ha generato Roma. Ha scelto di rappresentare la storia prima della geografia, l’ideale prima del confine.
Quella di Bigiarelli e compagni non fu una distrazione, ma un atto di amore immenso verso la classicità. La Lazio non porta il nome della città perché è nata per esserne il baluardo morale, il custode delle radici latine e l’ambasciatrice dell’Olimpismo nel mondo. Una storia di indipendenza che dura da 126 anni e che, ogni volta che l’aquila si alza in volo, ricorda a tutti che essere laziali significa, prima di tutto, sapere da dove si viene.
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L’undicesimo anno di Patric alla Lazio non è una semplice statistica di longevità, ma il racconto di una metamorfosi calcistica raramente vista a Formello. Arrivato nel 2015 come un giovane terzino della cantera del Barcellona, lo spagnolo è oggi il “senatore” silenzioso che sta salvando la stagione di Maurizio Sarri, reinventandosi in un ruolo che ne esalta la tecnica e l’intelligenza tattica.
Patric, l’anima tattica della Lazio: da “esubero” a regista difensivo di Sarri
Dopo undici anni in biancoceleste, il difensore spagnolo vive una seconda giovinezza. Superati i problemi fisici, è diventato la chiave tattica per l’emergenza di fine stagione, offrendo a Sarri una risorsa insospettabile in costruzione.
La metamorfosi: dalla fascia alla “regia arretrata”
Il dato più sorprendente del rilancio di Patric a 32 anni non è tanto il suo ritorno al centro della difesa, quanto la qualità della sua interpretazione del ruolo. In un momento di estrema emergenza a centrocampo (con i KO di Cataldi e Rovella), Sarri ha intravisto nello spagnolo le doti di palleggio necessarie per far partire l’azione dal basso.
Non più solo un marcatore, ma una sorta di regista aggiunto. Patric agisce con una lucidità olimpica, pulendo palloni difficili e dettando i tempi della prima costruzione. Questa “regia arretrata” ha dato alla Lazio un equilibrio che sembrava smarrito, permettendo alla squadra di mantenere il baricentro alto anche contro avversari fisicamente superiori.
Un legame lungo 11 anni: il peso dell’identità
In un calcio moderno dove le bandiere sventolano raramente per più di un paio di stagioni, Patric rappresenta l’eccezione che conferma la regola. Undici anni con la stessa maglia significano conoscere ogni angolo di Formello, ogni umore dell’Olimpico e ogni pressione della piazza romana.
Il suo rilancio ha quindi un valore che va oltre i 90 minuti:
Leadership silenziosa: Senza bisogno di urla o gesti eclatanti, Patric è diventato un riferimento per i più giovani, come Casale o Gila.
Affidabilità: Nonostante i lunghi stop per infortunio, la sua capacità di farsi trovare pronto al 100% dal primo minuto del rientro è una garanzia assoluta per lo staff tecnico.
Senso di appartenenza: In un finale di stagione dove le motivazioni fanno la differenza, avere in campo chi sente la maglia come una seconda pelle è un vantaggio competitivo non indifferente.
Il “Jolly” per il rush finale
Con la Lazio impegnata nella rincorsa europea e nelle fasi finali della Coppa Italia, la polivalenza di Patric sarà l’arma segreta di Sarri. La sua capacità di scalare a terzino in caso di necessità, o di alzarsi quasi sulla linea dei mediani in fase di possesso, regala al tecnico toscano varianti tattiche che nessun altro difensore in rosa possiede.
Mentre i riflettori sono spesso puntati sui gol di Isaksen o sulle parate di Motta, il lavoro oscuro e pulito di Patric sta diventando l’argine su cui si infrange la crisi e da cui riparte la speranza biancoceleste.
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L’infermeria della Lazio non è più un semplice luogo di cura, ma il vero e proprio “buco nero” della stagione 2025/26. Con un bilancio drammatico di 37 infortuni stagionali, Maurizio Sarri si trova a gestire un record negativo che sta condizionando pesantemente la corsa verso gli obiettivi stagionali. Mentre la squadra cerca di resistere sul campo, il dibattito si sposta inevitabilmente sulla gestione dei carichi di lavoro a Formello e sulla fragilità di alcuni pilastri fondamentali.
Emergenza Lazio: 37 infortuni e il “caso” Zaccagni scuotono Formello
Record negativo di stop per la squadra di Sarri. Il capitano Mattia Zaccagni vittima della quarta ricaduta, mentre la difesa perde pezzi contro la Juventus. Analisi di una stagione vissuta in infermeria.
Il calvario di Zaccagni e i lungodegenti
Il volto dell’emergenza è quello di Mattia Zaccagni. Il capitano biancoceleste è di nuovo ai box per una lesione addominale: si tratta della quarta ricaduta stagionale, un dato che evidenzia una preoccupante mancanza di continuità e solleva dubbi sui tempi di recupero forzati. Insieme a lui, la lista dei nomi illustri in infermeria resta lunghissima: Ivan Provedel, Danilo Cataldi, Nicolò Rovella e Alessio Romagnoli (anche se quest’ultimo punta al rientro contro il Bologna).
Questa ecatombe muscolare e traumatica sta privando Sarri della spina dorsale della squadra proprio nel momento clou, con la semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta alle porte, dove le assenze peseranno come macigni.
Difesa sotto scacco: Gila e Provstgaard KO con la Juve
Come se non bastasse, l’ultima sfida contro la Juventus ha lasciato in dote nuovi problemi muscolari. Sia Mario Gila che Anton Provstgaard sono stati costretti al cambio. Sarri, visibilmente furioso a bordo campo, ha cercato di minimizzare parlando di “semplici crampi”, ma la scelta di sostituirli indica una prudenza necessaria per evitare lesioni più gravi.
Fortunatamente, la solidità difensiva mostrata finora — elogiata anche da esperti come Petrucci, che vede un Sarri meno integralista e più pragmatico — sta mitigando l’impatto di questi continui cambi forzati.
La luce in fondo al tunnel: i rientri per il Derby
Non tutto è buio. La sosta per le Nazionali di fine marzo promette di restituire a Sarri pezzi pregiati del puzzle. Toma Basic e Danilo Cataldi sono attesi al rientro a pieno regime subito dopo la pausa. L’obiettivo dello staff medico è chiaro: svuotare l’infermeria per presentarsi al Derby della Capitale con la miglior formazione possibile.
Nel frattempo, il tecnico si gode la crescita dei giovani come Kenneth Taylor, diventato ormai un titolare inamovibile, mentre la società inizia a studiare il mercato dei parametri zero per evitare che una simile ecatombe di infortuni si ripeta nella prossima stagione.
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L’impatto di Kenneth Taylor sulla Serie A è stato fulminante. Arrivato in sordina nel mercato di gennaio, il gioiello olandese ha impiegato pochissime settimane per prendersi le chiavi del centrocampo di Maurizio Sarri, culminando la sua ascesa con la doppietta decisiva nell’ultima trasferta. Prestazioni che, inevitabilmente, hanno attivato i radar dei club più ricchi del mondo: le big della Premier League.
Effetto Taylor: le Big inglesi bussano a Formello. Ma Lotito fissa il prezzo “monstre”
L’olandese è già un pallino del mercato estivo. Dopo la doppietta al Bologna, il valore del centrocampista è schizzato: il Presidente della Lazio pronto a una super plusvalenza, ma solo a cifre folli.
Sirene dalla Premier: l’Inghilterra guarda a Formello
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il telefono di Angelo Fabiani e Claudio Lotito ha iniziato a squillare con insistenza. Diversi club di vertice della Premier League avrebbero già chiesto informazioni per bloccare il calciatore in vista di giugno. Taylor, con la sua combinazione di tecnica sopraffina, capacità di inserimento e visione di gioco tipica della scuola Ajax, è considerato il profilo ideale per il ritmo frenetico del calcio inglese.
Tuttavia, strapparlo alla Capitale non sarà affatto una passeggiata per gli emissari britannici.
La valutazione di Lotito: il “doppio” non basta
Claudio Lotito sa di avere tra le mani un potenziale crack e non ha alcuna intenzione di svenderlo. Pagato a gennaio 15 milioni di euro più 3 di bonus, il valore di Taylor è già raddoppiato nel giro di pochi mesi.
Il calcolo economico del patron biancoceleste è molto chiaro:
La plusvalenza: Lotito non prenderà in considerazione offerte inferiori ai 30-35 milioni di euro.
La clausola Ajax: Bisogna ricordare che il 10% della futura rivendita spetta al club di Amsterdam. Questo spinge la Lazio ad alzare ulteriormente l’asticella del prezzo per garantire un guadagno netto elevato.
Contratto blindato: Taylor ha firmato un accordo fino al 2030, arricchito da premi di fedeltà crescenti. Una posizione di forza contrattuale che permette alla Lazio di dettare le condizioni.
Un perno per il futuro di Sarri
Oltre all’aspetto economico, c’è quello tecnico. Per Maurizio Sarri, Taylor è l’interprete perfetto del suo calcio: un giocatore “pronto”, capace di dare verticalità e gol (come dimostrato a Bologna) a un centrocampo che ne aveva disperato bisogno. Sebbene la Premier League possa offrire ingaggi faraonici, la Lazio punta sulla centralità del progetto tecnico e sulla prospettiva di giocare le coppe europee da protagonista per convincere il ragazzo a restare almeno un’altra stagione a Roma.
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Dov’è finito Christos Mandas? Se lo chiedono i tifosi della Lazio, che lo hanno visto partire in estate verso le spiagge del Bournemouth con la speranza di vederlo consacrarsi in Premier League. La realtà, però, racconta una storia diversa: il portiere greco in Inghilterra è diventato un fantasma. Con Petrovic (ex Chelsea) titolare inamovibile, lo spazio per l’ex biancoceleste è stato praticamente nullo. Eppure, a Formello, qualcuno sorride.
Il muro Petrovic e i dubbi oltremanica
L’investimento delle Cherries per Petrovic è stato pesante (quasi 29 milioni di euro), e questo ha chiuso ogni porta a Mandas. Senza coppe europee a fare da vetrina, il greco è rimasto a guardare, vedendo il proprio valore di mercato congelarsi pericolosamente. In molti, dalle parti di Roma, sono già convinti: a giugno il classe 2001 rifarà le valigie per tornare nella Capitale. Ma c’è un uomo che non è affatto d’accordo con questa versione.
La scommessa di Fabiani: 20 milioni in arrivo?
Secondo quanto riportato da Il Messaggero, il D.S. Angelo Fabiani dorme sonni tranquillissimi. Nonostante le zero presenze in campionato, la dirigenza laziale è convinta che il Bournemouth onorerà gli accordi. Il piano è chiaro: ai 2,5 milioni già incassati per il prestito, si dovrebbero aggiungere i 17,5 milioni pattuiti per il riscatto. Un’operazione totale da 20 milioni di euro che rappresenterebbe una plusvalenza da record per le casse biancocelesti.
Quale futuro per il greco?
Il paradosso resta: se il riscatto dovesse concretizzarsi, Mandas rischierebbe di restare prigioniero di una panchina inglese, vivendo la stessa frustrazione che lo aveva spinto a lasciare Roma. Per la Lazio, invece, sarebbe il “colpaccio” perfetto, capace di finanziare gran parte del prossimo mercato estivo. Fabiani ci crede, i tifosi aspettano di capire se sarà un trionfo diplomatico o l’ennesimo ritorno alla base.
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Non c’è pace per il sogno della Laziodi tornare a casa, nello storico Stadio Flaminio. Quando tutto sembrava pronto per l’avvio della conferenza dei servizi preliminare, è arrivato un nuovo, brusco stop. Il Comune di Roma, analizzando le carte presentate dal club di Claudio Lotito, ha riscontrato numerose lacune, chiedendo una serie di integrazioni che rischiano di allungare ulteriormente i tempi burocratici.
Il nodo normativo: studio o progetto?
Il primo intoppo è squisitamente tecnico. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, la documentazione depositata dalla Lazio verrebbe considerata solo uno “studio di pre-fattibilità”, una forma non prevista dall’attuale normativa. Il Campidoglio pretende invece standard ben precisi (il cosiddetto DOCFAP e successivamente il PFTE), senza i quali l’iter non può legalmente procedere. In sintesi: mancano i dettagli tecnici minimi per trasformare un’idea in un cantiere.
Stadio FlaminioVincoli, ombre e architettura
Ma non è solo una questione di timbri. La Soprintendenza ha alzato la guardia sull’aspetto monumentale dell’opera di Nervi. Manca, ad esempio, ogni riferimento al piano di conservazione della Getty Foundation, considerato intoccabile. Il Comune chiede ora chiarimenti su tutto: dalle demolizioni ai volumi interrati, fino all’impatto visivo e agli ombreggiamenti che la nuova struttura produrrebbe sul quartiere. Senza dimenticare il rischio archeologico, che in quell’area è una certezza quasi matematica.
Mobilità e conti che non tornano
Le criticità maggiori riguardano però la vita quotidiana dei cittadini. Il piano parcheggi e mobilità presentato dalla Lazio è considerato ancora troppo vago: come arriveranno 50.000 persone al Flaminio senza bloccare l’Auditorium e il Palazzetto? Il Comune esige risposte su navette e parcheggi remoti. Infine, anche il piano economico-finanziario è finito sotto la lente d’ingrandimento: mancherebbero analisi dettagliate su costi, ricavi e sulla gestione futura dell’impianto. La strada per il Flaminio resta in salita: il progetto c’è, ma la “completezza documentale” è ancora un miraggio.
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Il calciomercato della Lazio entra in una fase caldissima, specialmente per quanto riguarda la ricostruzione di un reparto difensivo che, tra infortuni e scadenze imminenti, rischia di essere rivoluzionato in estate. L’ultimo aggiornamento di Alfredo Pedullà riaccende i riflettori su un vecchio pallino biancoceleste: Diogo Leite.
Lazio-Diogo Leite: trattativa nel vivo. Spuntano le visite mediche preventive
Contatti serrati per il difensore dell’Union Berlino in scadenza a giugno. Il portoghese, classe 1999, è il profilo scelto da Fabiani per blindare la difesa del futuro. Visite mediche già nelle prossime settimane?
Un colpo a parametro zero: la strategia di Fabiani
La notizia lanciata dall’esperto di mercato conferma che la Lazio si è mossa d’anticipo. Diogo Leite, difensore centrale portoghese di 190 cm, è in scadenza di contratto con l’Union Berlino il prossimo 30 giugno. Questo lo rende uno dei parametri zero più appetibili del panorama europeo, e la Lazio sembra aver sbaragliato la concorrenza portandosi in pole position.
I contatti tra la dirigenza capitolina e l’entourage del giocatore sono proseguiti costantemente anche negli ultimi giorni. L’obiettivo è chiaro: trovare l’intesa definitiva per un contratto pluriennale prima che altri club possano inserirsi con offerte al rialzo.
Il fattore infortunio e le visite mediche
C’è però un elemento da monitorare con attenzione: lo stopper è reduce da un infortunio. Proprio per questo motivo, il passaggio cruciale per la chiusura dell’affare non sarà solo la firma, ma l’esito dei test fisici. È molto probabile che nelle prossime settimane la Lazio chieda a Diogo Leite di sottoporsi a visite mediche preventive.
Un passaggio fondamentale per rassicurare Maurizio Sarri e lo staff medico sulle condizioni del ragazzo, garantendo che sia pronto per il ritiro estivo senza strascichi fisici.
Difesa da rifare: l’addio di Romagnoli e Gila?
L’accelerazione su Diogo Leite risponde a un’esigenza numerica e tecnica. La situazione contrattuale dei centrali attuali è infatti preoccupante: sia Alessio Romagnoli che Mario Gila hanno il contratto in scadenza nel 2027.
Ad oggi, nell’ambiente biancoceleste regna il pessimismo riguardo ai loro rinnovi. Con il rischio concreto di perdere i due pilastri tra un anno (o di doverli svendere in estate per non perderli a zero), la Lazio ha la necessità impellente di inserire almeno due nuovi innesti di spessore. Diogo Leite, per età (25 anni) ed esperienza internazionale, sembra essere il tassello perfetto per iniziare la ricostruzione.
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La Lazio di Maurizio Sarri sembra aver finalmente scacciato i fantasmi di una stagione fin qui altalenante. Con il successo convincente sul Bologna, i biancocelesti hanno infilato la terza vittoria consecutiva in Serie A, una striscia positiva che mancava da tempo e che rilancia prepotentemente le ambizioni europee del club capitolino.
Lazio, missione rimonta: tre vittorie di fila e l’Europa ora è nel mirino
Il successo sul Bologna conferma la crescita della squadra di Sarri. Ottavo posto consolidato e distacco ridotto: ecco il piano di Lotito per blindare la qualificazione europea.
La risalita in classifica: i numeri della rinascita
Grazie ai nove punti conquistati contro Sassuolo, Milan e Bologna, la Lazio occupa ora l’8° posto in solitaria con 43 punti. Il dato più incoraggiante non è solo la posizione, ma la distanza dalla “zona Europa”, che si è accorciata a 7 lunghezze. Un distacco importante ma non incolmabile, considerando che mancano ancora scontri diretti fondamentali e che la squadra ha finalmente ritrovato continuità sotto porta e solidità difensiva.
Il successo contro il Sassuolo ha segnato la fine del cronico “mal di trasferta”, mentre la vittoria di prestigio contro il Milan ha ridato consapevolezza a un gruppo che sembrava aver perso la bussola.
Il “Piano Bonus” di Lotito per la volata finale
Per spingere la squadra verso l’obiettivo minimo stagionale, il presidente Claudio Lotito è sceso in campo con una mossa strategica. Per stimolare i giocatori in questa volata finale, la società ha introdotto dei bonus extra legati esclusivamente alle vittorie esterne. Un segnale chiaro: la proprietà vuole che la squadra mantenga la stessa fame vista all’Olimpico anche lontano dalle mura amiche, dove spesso la Lazio ha lasciato punti sanguinosi contro le “piccole”.
Il calendario della verità: Parma, poi le big
Dopo la sosta per le Nazionali, il cammino della Lazio entrerà nel vivo con una serie di test verità che definiranno il destino europeo:
Lazio-Parma (4 aprile): Un match da non fallire tra le mura amiche per dare continuità alla striscia positiva.
Fiorentina & Napoli: Due scontri diretti che peseranno come macigni. Saranno queste le partite in cui la Lazio dovrà dimostrare di essere tornata “grande” e degna di un posto nell’Europa che conta.
Nonostante l’infermeria ancora affollata (pesano gli addii alla stagione di Provedel e Rovella), il morale a Formello è alle stelle. Sarri ha ritrovato i suoi “fedelissimi” e la piazza, seppur in contestazione con la società, è pronta a trascinare i ragazzi in campo.
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Il bollettino medico in casa Lazio continua a essere un mix di speranze e pesanti sentenze. Se da un lato la sosta per le Nazionali cade a fagiolo per recuperare pedine fondamentali a centrocampo, dall’altro le notizie che arrivano per il reparto difensivo e la porta confermano che il finale di stagione sarà una vera prova di resistenza per Maurizio Sarri.
Infermeria Lazio: tra sorrisi post-sosta e addii anticipati alla stagione
Recuperi lampo per Cataldi e Basic, ma il rischio per Zaccagni agita Formello. Stagione finita per Provedel e Rovella: Sarri dovrà fare i miracoli per l’Europa.
Luci a centrocampo: il ritorno di Cataldi e Basic
La buona notizia riguarda la linea mediana. Danilo Cataldi, fermo per un fastidio al polpaccio, sta bruciando le tappe e punta al rientro immediato dopo la sosta. Insieme a lui, anche Toma Basic — assente da oltre un mese per un’infiammazione all’adduttore — è sulla via del recupero totale. Due rientri che permetteranno a Sarri di allargare le rotazioni e dare respiro a un reparto che nell’ultimo periodo è stato spremuto all’inverosimile.
Il rebus Gila e il “giallo” Zaccagni
Meno rassicurante la situazione in difesa e in attacco. Mario Gila è uscito malconcio dall’ultima sfida per un fastidio al ginocchio; lo spagnolo sarà rivalutato nei prossimi giorni, ma la speranza è che si tratti solo di un trauma contusivo.
Molto più complessa la situazione di Mattia Zaccagni. La lesione alla coscia destra è profonda e il numero 10 rischia seriamente di dover saltare l’appuntamento più importante dell’anno: la semifinale di Coppa Italia contro l’Atalanta. Lo staff medico sta lavorando h24, ma la prudenza è massima per evitare ricadute muscolari in un muscolo delicato come il quadricipite.
Stagione finita: il vuoto lasciato da Provedel e Rovella
Le vere mazzate arrivano però dai lungodegenti. Per Ivan Provedel e Nicolò Rovella il sipario sulla stagione 2025/26 è già calato. Il portiere, operato alla spalla, ha iniziato la riabilitazione ma non tornerà in campo prima dell’estate. Stesso discorso per Rovella, il cui infortunio alla clavicola richiede tempi lunghi e nessuna fretta.
In questo scenario apocalittico per la porta biancoceleste, la nota lieta resta Edoardo Motta. Il giovane portiere sta rispondendo “presente” con personalità, ma la sua crescita sarà messa a dura prova nel rush finale contro le big del campionato.
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La Lazio cala il tris e si gode il momento d’oro. Dopo Sassuolo e Milan, cade anche il Bologna sotto i colpi di una squadra che ha ritrovato fame e identità. In panchina, a guidare i biancocelesti, c’era ancora Marco Ianni, che nel post-partita ha tracciato la rotta di questo successo che profuma di svolta definitiva.
La scossa di Motta e l’impatto dei cambi
“Volevamo dare continuità e ci siamo riusciti con una prestazione di grande personalità” – ha spiegato il vice di Sarri ai microfoni di DAZN– “L’approccio è stato giusto in un ambiente caldissimo, ma l’episodio del rigore parato da Motta ci ha dato quella spinta emotiva extra. Negli ultimi 20 minuti siamo stati bravi a chiuderla”. Ianni ha poi sottolineato l’importanza della panchina: “I cambi sono stati decisivi. Noslin e Dia hanno portato l’energia e la fisicità che ci servivano quando stavamo soffrendo, permettendoci di colpire negli spazi”.
Il fattore Taylor: studio e gol
L’uomo copertina è inevitabilmente Kenneth Taylor. Ianni ne esalta la crescita fulminea: “È un giocatore di un’intelligenza superiore. Non è facile impattare così sulla Serie A arrivando a gennaio, ma lui ha una cultura del lavoro incredibile. Studia l’italiano costantemente, dopo 15 giorni capiva già tutto. In campo fa sempre la cosa giusta, anche quando deve ancora digerire certi schemi. Ora sta mostrando anche le sue doti da bomber”.
Ansia Gila: le condizioni dello spagnolo
L’unica nota stonata è l’uscita anticipata di Mario Gila. Ianni fa chiarezza sulla situazione ai microfoni di Lazio Style Channel: “Mario si trascina da tempo un’infiammazione al ginocchio. Ha voluto esserci a tutti i costi, allenandosi poco e stringendo i denti, per questo gli va fatto un applauso. Penso sia un riacutizzarsi del problema, speriamo che la sosta ci aiuti a riaverlo già contro il Parma”.
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Non è solo una questione di schemi, è una questione di anima. Al termine del successo pesantissimo ottenuto al Dall’Ara contro il Bologna, ai microfoni di DAZNsi è presentato uno dei volti simbolo di questa rinascita biancoceleste: Patric. Lo spagnolo, ormai a suo agio nel ruolo di play aggiunto, ha analizzato una serata che rilancia prepotentemente le ambizioni della squadra.
Una prova di carattere
“Sappiamo quanto è difficile strappare punti su questo campo, il Bologna è una realtà importante” – ha esordito il difensore – “Credo che oggi la Lazio abbia messo in campo una prestazione straordinaria, fatta di umiltà e di cuore. Bravissimi tutti, perché è proprio questa la mentalità che serve per risalire”. Tre punti che pesano come macigni e che portano la firma del gruppo, capace di compattarsi nel momento del bisogno.
L’abbraccio a Ianni e il lavoro di mesi
Uno dei momenti più belli della serata è stato l’abbraccio collettivo a Marco Ianni, che ha sostituito lo squalificato Sarri in panchina: “Quell’abbraccio è di tutta la squadra. Marco è un grandissimo allenatore e quel gesto è il frutto di tutto il lavoro che abbiamo portato avanti negli ultimi mesi. Prima della sosta era vitale dare continuità ai risultati, ora dobbiamo solo restare su questo binario”.
Obiettivo Coppa Italia e finale di stagione
Patric non vuole porsi limiti, guardando anche ai prossimi impegni che potrebbero regalare un trofeo: “Il nostro obiettivo è chiaro: lottare fino all’ultimo secondo di ogni gara. Questo spirito ci servirà tantissimo anche per la Coppa Italia. Non guardiamo troppo in là, ma gara dopo gara. Il campionato non è finito, ci sono ancora tanti punti e tutto può succedere. A maggio tireremo le somme”.
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La Lazio non si ferma più. Al Dall’Ara arriva la terza sinfonia consecutiva di una squadra che, pur in emergenza, ha trovato compattezza e interpreti pronti al sacrificio. Se la doppietta di Taylor firma materialmente lo 0-2, il rigore parato da Motta è lo spartiacque emotivo di un match che poteva girare diversamente.
I Protagonisti
MOTTA 7,5: Alla terza presenza in A si prende la responsabilità di un errore (fallo da rigore su Castro dopo un liscio di Dele-Bashiru) e rimedia con un balzo felino su Orsolini. Una parata che vale quanto un gol. Personalità da veterano.
TAYLOR 8: Il “compitino” del primo tempo era solo una rincorsa per la ripresa. Due palloni, due gol. Freddo, tecnico, letale sia di destro che di sinistro. È l’uomo in più di questo finale di stagione.
PATRIC 7: Agire da play non è semplice, farlo con questa scioltezza è da applausi. Verticalizza, recupera e comanda la mediana con una leadership silenziosa ma efficacissima.
Tutti i voti della sfida
MARUSIC 6,5: Spina nel fianco costante nel primo tempo, peccato per qualche cross impreciso.
GILA 6,5: Mezz’ora di anticipi feroci prima del forfait fisico. (Dal 26’ PROVSTGAARD 6,5: Entra a freddo e non sbaglia un intervento).
ROMAGNOLI 6,5: Torna e sposta il baricentro della difesa con la sola intelligenza posizionale.
TAVARES 6: Soffre Orsolini in avvio, poi sale di giri con la consueta potenza fisica.
DELE-BASHIRU 5: L’appoggio scellerato che causa il rigore è una macchia pesante su una prova opaca.
ISAKSEN 6: Meno incisivo del solito, ma prezioso nel creare spazi. (Dal 62’ CANCELLIERI 6: Ordinato e pimpante).
MALDINI 5,5: Troppo leggero tra i giganti del Bologna, fatica a trovare la posizione. (Dal 62’ DIA 7: Entra e spacca la partita. Entra in entrambi i gol con giocate decisive).
PEDRO 5,5: Un tempo senza squilli, lontano dal vivo dell’azione. (Dal 46’ NOSLIN 6,5: Ottimo impatto, partecipa attivamente al raddoppio).
ALL. SARRI (in panchina Ianni) 7: Gestisce i cambi con tempismo perfetto. La Lazio è guarita e corre verso l’Europa.
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Non chiamatelo più miracolo, chiamatela Lazio. Al Dall’Ara, in un pomeriggio che profumava di scontro diretto per l’Europa, i biancocelesti centrano la terza vittoria consecutiva abbattendo il Bologna con un secco 0-2. Una prova di maturità totale per gli uomini di Sarri (oggi guidati in panchina da Ianni), capaci di soffrire, compattarsi attorno al proprio giovanissimo portiere e poi colpire con la precisione chirurgica di un Kenneth Taylor in stato di grazia.
Motta, il ragazzino che si è fatto gigante
Il primo tempo è un inno all’equilibrio, ma è nella ripresa che la storia della partita cambia. Al 50’, un’ingenuità difensiva mette Castro solo davanti a Motta: contatto, rigore e brividi. Ma è qui che il baby portiere biancoceleste si prende la scena: ipnotizza Orsolini dal dischetto, respinge e tiene i suoi a galla. È la scossa che serve. La Lazio, che aveva perso Gila nel primo tempo per infortunio (dentro un ottimo Provstgaard), non si scompone e inizia a macinare gioco sfruttando la stanchezza dei felsinei.
Taylor-time: una doppietta da urlo
I cambi di Ianni sono decisivi. L’ingresso di Dia e Noslin spacca in due la difesa di Italiano. Al 72’, la sblocca lui: Kenneth Taylor. Il centrocampista olandese raccoglie una palla sporca in area e, con una freddezza glaciale, trafigge Ravaglia. Il Bologna barcolla, prova la reazione disperata, ma la Lazio è d’acciaio. All’82’ cala il sipario: ancora Taylor, imbeccato magistralmente da Dia, salta il portiere e deposita in rete il gol dello 0-2.
Ottavo posto e sogni europei
Con questo successo, la Lazio sale a 43 punti, scavalca proprio il Bologna e si piazza all’ottavo posto. Una vittoria che al Dall’Ara, in campionato, mancava dal giorno di Santo Stefano del 2018. Questa squadra, nonostante una stagione tormentata da infortuni e casi di mercato, ha dimostrato di avere un’anima. La rincorsa continua.
Arbitro: Ermanno Feliciani (sez. Teramo) Note: Ammoniti: Castro (B), Italiano (B), Taylor (L). Al 51′ Motta (L) para un calcio di rigore a Orsolini (B).
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Arrivato a gennaio per dare ordine e qualità al centrocampo di Maurizio Sarri, Kenneth Taylor è diventato in poche settimane un punto fermo del mondo biancoceleste. Eppure, dietro il suo sbarco nella Capitale, si nasconde un retroscena che l’olandese ha deciso di tirare fuori solo ora, confessando sentimenti e delusioni che hanno preceduto il suo sì definitivo alla Lazio.
Il desiderio sfumato
In un’intervista fiume rilasciata al portale olandese Voetbal International, l’ex gioiello dell’Ajax ha ammesso che il suo obiettivo originale non era l’Italia. “Ad essere onesti, mi sarebbe davvero piaciuto andare all’FC Porto”, ha esordito Taylor. Il motivo? Il legame con Francesco Farioli. Il centrocampista era pronto a tutto pur di tornare a lavorare con il tecnico, ma la trattativa si è incagliata tra le richieste dei “Lancieri” e l’offerta dei portoghesi. “Il Porto aveva fatto un’offerta che l’Ajax non ha accettato. Sono rimasto molto deluso e ne ho sofferto per un periodo, lo avevo dato per scontato”.
L’Ajax nel cuore, la Lazio nel presente
Nonostante il dolore per il mancato approdo in Portogallo, Taylor ha sottolineato come il club di Amsterdam sia stato comprensivo nei suoi confronti, lasciandogli il tempo di metabolizzare l’accaduto prima del trasferimento a Roma. Oggi Taylor segue ancora ogni mossa del suo ex club, ma con un pizzico di stizza professionale: “Mi fa arrabbiare non poter vedere il Klassieker domenica. Giocheremo contro il Bologna alle 15:00, quindi non sarà possibile”.
Un passaggio necessario per chiudere col passato e concentrarsi totalmente sulla missione laziale, dove tra bonus fedeltà e prestazioni da leader, l’olandese ha già iniziato a scrivere un capitolo tutto nuovo.
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In un’annata complicata , dove il cammino in campionato ha riservato più ombre che luci, la Lazio si trova davanti a un bivio decisivo. Con l’Europa che scivola via attraverso la Serie A, la Coppa Italia è diventata ufficialmente l’unico porto sicuro per evitare il naufragio totale. Sollevare il trofeo non significherebbe solo aggiungere un pezzo in bacheca, ma garantirebbe il pass per la prossima Europa League e la qualificazione alla ricca Final Four di Supercoppa Italiana.
L’incentivo del PresidenteLotito
Claudio Lotito, consapevole della spaccatura profonda con la tifoseria, ha deciso di giocare la carta dell’extra-bonus per motivare lo spogliatoio. Secondo le ultime indiscrezioni del Corriere dello Sport, il patron biancoceleste avrebbe messo sul piatto una cifra record. Il premio per la vittoria finale, inizialmente fissato a 2 milioni di euro, sarebbe stato almeno raddoppiato. Un segnale forte per chiedere ai calciatori uno scatto d’orgoglio in questo finale di stagione.
Il precedente di Bologna
La convinzione del presidente non è nuova. Già a febbraio, durante la trasferta di Bologna vinta grazie al rigore di Kenneth Taylor, Lotito aveva rassicurato il gruppo sul futuro, chiedendo di puntare tutto sulla coppa nazionale. Ora, con la semifinale di ritorno contro l’Atalanta distante ancora un mese, l’ordine di scuderia a Formello è chiaro: vietato sbagliare. La posta in gioco è troppo alta, sia a livello economico che di prestigio, e la società è pronta a tutto pur di non chiudere l’anno con un pugno di mosche.
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Piove sul bagnato in casa Lazio. Dopo la gioia per la vittoria contro il Milan, arriva la doccia fredda che gela l’ambiente e i piani tattici di Maurizio Sarri: Mattia Zaccagni deve fermarsi di nuovo. Quello che inizialmente sembrava un semplice scontro di gioco si è rivelato un infortunio serio, il terzo stop stagionale per l’esterno romagnolo dopo l’intervento per pubalgia della scorsa estate.
Tegola Zaccagni: lesione muscolare e stop di oltre un mese
L’esterno biancoceleste alza bandiera bianca dopo il Milan. Gli esami confermano una lesione di media entità al quadricipite: Sarri perde il suo “dieci” per il periodo più caldo della stagione.
La dinamica: uno spirito di sacrificio tradito
Contro il Milan, Zaccagni ha dimostrato ancora una volta il suo attaccamento alla maglia. Nonostante il dolore al ginocchio avvertito durante il match, il numero 10 ha provato a stringere i denti su esplicita richiesta di Sarri, conscio dell’importanza della sfida. La resistenza è durata fino al 38’ della ripresa, quando il muscolo ha ceduto definitivamente, costringendolo a chiedere il cambio.
Il responso medico: muscoli chiave interessati
Gli accertamenti clinici svolti nelle ultime ore non hanno lasciato spazio a speranze. Come riportato dal Corriere dello Sport, si tratta di uno stiramento con lesione muscolare post-traumatica di media entità. Il trauma ha coinvolto il vasto mediale e il vasto intermedio della coscia destra.
Parliamo di due componenti fondamentali del quadricipite, muscoli che garantiscono la stabilità della rotula e permettono l’estensione del ginocchio. Un infortunio delicato che richiede estrema cautela per evitare ricadute che potrebbero compromettere definitivamente il finale di stagione.
Tempi di recupero: Lazio senza Zaccagni per 30-40 giorni
Il percorso riabilitativo è già iniziato, ma la tabella di marcia è impietosa. Zaccagni dovrà restare ai box per un periodo compreso tra i 30 e i 40 giorni. Questo significa che l’esterno salterà sicuramente le sfide cruciali contro Bologna e Udinese, mettendo seriamente a rischio la sua presenza per l’eventuale semifinale di Coppa Italia e, soprattutto, per il Derby della Capitale.
Sarri dovrà ora fare i salti mortali per ridisegnare l’attacco, puntando con forza su Isaksen e Pedro, in attesa che i prossimi controlli clinici possano, si spera, limare qualche giorno sui tempi di rientro.
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Non c’è pace per la difesa della Lazio. Dopo le voci insistenti sul Milan e il pressing dell’ex DS Igli Tare, il futuro di Mario Gila torna a incrociarsi con le rotte internazionali, precisamente quelle della Premier League. Il centrale spagnolo, autentico pilastro della retroguardia di Maurizio Sarri, è finito nel mirino di due club di primissimo piano del campionato inglese: Aston Villa e Tottenham.
Il difensore spagnolo è il pezzo pregiato del mercato biancoceleste. Dopo l’interesse del Milan, arrivano le proposte da Londra e Birmingham. Lotito e Fabiani al bivio: rinnovo o cessione record?
Gila, il muro che piace all’Europa
La crescita di Mario Gila in questa stagione non è passata inosservata. Arrivato dal Real Madrid tra lo scetticismo generale, il classe 2000 ha dimostrato una velocità e una capacità di lettura del gioco che lo hanno reso insostituibile. Se la Lazio è riuscita a reggere l’urto contro le grandi, gran parte del merito va proprio ai suoi recuperi prodigiosi.
L’Aston Villa di Unai Emery, sempre molto attento ai talenti provenienti dalla Liga e dalla Serie A, vede in Gila il profilo ideale per rinforzare la difesa in vista delle prossime competizioni europee. Al tempo stesso, il Tottenham sta monitorando con attenzione la situazione, pronto a mettere sul piatto la potenza economica tipica dei club di Londra per strapparlo alla Serie A.
La posizione della Lazio: tra 40% e rinnovo
La trattativa resta però complessa per due motivi fondamentali. Il primo è economico: il Real Madrid vanta una clausola del 40% sulla futura rivendita. Questo significa che la Lazio, per trarre un reale profitto dalla cessione, dovrebbe chiedere cifre altissime, ben superiori ai 25-30 milioni di euro.
Il secondo motivo è tecnico. Per Sarri, Gila è il punto fermo della difesa del futuro. Tuttavia, il contratto in scadenza nel 2027 e le difficoltà della società nel trovare un accordo per il rinnovo (soprattutto dopo la mancata qualificazione in Champions) mettono il club in una posizione di debolezza. Senza un prolungamento immediato, le “sirene” della Premier League rischiano di trasformarsi in un addio doloroso già nella prossima finestra estiva.
Uno scenario da ricostruire
Se Gila dovesse cedere alle lusinghe inglesi, la Lazio si troverebbe a dover ricostruire quasi interamente il reparto difensivo, considerando anche le incertezze sul futuro di Casale e Romagnoli. Il direttore sportivo Angelo Fabiani è chiamato a una mossa decisa: blindare il difensore o prepararsi a una plusvalenza che, pur divisa con i Blancos, permetterebbe di reinvestire pesantemente sul mercato.
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La Lazio si conferma protagonista anche sul palcoscenico internazionale. In vista della sosta per le Nazionali, il CT della Danimarca, Brian Riemer, ha ufficializzato la lista dei convocati per i decisivi Playoff Mondiali, includendo due tasselli fondamentali della rosa di Maurizio Sarri: Gustav Isaksen e Anton Provstgaard.
Orgoglio Lazio: Isaksen e Provstgaard chiamati dalla Danimarca per il sogno Mondiale
Il CT Riemer convoca i due biancocelesti per i Playoff: per il centrale Provstgaard è la prima chiamata storica in nazionale maggiore. La Macedonia del Nord è il primo ostacolo verso il Qatar.
Danimarca, missione Mondiale: la Macedonia nel mirino
La Danimarca si gioca il tutto per tutto in questa sosta. I 25 calciatori scelti da Riemer dovranno affrontare la sfida secca contro la Macedonia del Nord. In caso di vittoria, i danesi voleranno in finale per sfidare la vincente tra Irlanda e Repubblica Ceca per l’ultimo pass disponibile per i prossimi Mondiali. Un percorso tortuoso in cui l’esperienza e la freschezza dei giocatori laziali potrebbero rivelarsi determinanti.
Isaksen conferma, Provstgaard stupisce: prima chiamata assoluta
Per Gustav Isaksen si tratta dell’ennesima conferma in maglia danese, a testimonianza di una crescita costante che lo ha visto protagonista anche nell’ultimo successo della Lazio contro il Milan. L’esterno offensivo è ormai un punto fermo del gruppo di Riemer, capace di spaccare le partite con la sua velocità.
La vera sorpresa è però la convocazione di Anton Provstgaard. Il giovane difensore centrale, arrivato a Roma con grandi aspettative, ha conquistato la sua prima chiamata storica nella nazionale maggiore. Un traguardo prestigioso che premia le sue recenti prestazioni in Serie A e che certifica il valore del lavoro svolto a Formello sotto la guida di Sarri.
La Lazio alla finestra
La società biancoceleste osserva con orgoglio ma anche con un pizzico di apprensione: i Playoff sono sfide ad altissima intensità fisica e nervosa. Sarri spera di riabbracciare i suoi gioielli danesi al termine della sosta non solo con il biglietto per il Mondiale in tasca, ma soprattutto in perfette condizioni fisiche per affrontare il rush finale di campionato.
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Lazio-Milan non è stata solo una vittoria di campo. Il saluto di Sarri sotto la Curva con la sciarpa alzata consacra il tecnico come condottiero e baluardo della lazialità contro la crisi societaria.
L’Eroe con la Sciarpa: Il rito della Curva Nord
Poco prima del calcio d’inizio, l’Olimpico ha assistito a una scena dalla forza evocativa immensa. Come riportato dal Corriere dello Sport, Maurizio Sarri, brandendo una sciarpa biancoceleste e con la mano sul cuore, si è diretto sotto la Curva Nord per raccogliere l’abbraccio della sua gente. Non è stato un semplice saluto, ma un rito di consacrazione. In quel momento, “Mau” ha scelto definitivamente di essere laziale, elevandosi da semplice tecnico a condottiero autentico.
La risposta della Nord è stata una coreografia — scudo e spada — che raffigurava perfettamente il suo ruolo attuale: un combattente a baluardo della lazialità, l’unico punto di riferimento in un mare di confusione societaria.
“Sarri è diventato un padre, l’argine al disorientamento, lo scoglio su cui si infrange l’onda della crisi.”
Il “Martirio Sportivo” del Comandante
In 126 anni di storia, il popolo laziale ha sempre cercato rifugio in figure capaci di comprendere la sofferenza e l’orgoglio di questa maglia. Sarri è diventato questo: l’uomo che ha accettato il “martirio sportivo”, restando al comando nonostante un mercato bloccato e ambizioni ridotte al minimo dalla presidenza. È la statura dei grandi combattenti del passato, capaci di ribellarsi a un destino già scritto. Negli occhi di Sarri si sono rispecchiati 50.000 laziali, ritrovando in una sola notte la bellezza di una squadra che sembrava straziata.
La contestazione non si ferma: il bivio di Coppa e Derby
Se il legame con il tecnico è d’acciaio, quello con la società resta in frantumi. La Curva Nord, pur ringraziando Sarri per il gesto di vicinanza, ha ribadito che la protesta contro la gestione Lotito non si fermerà. Il piano è chiaro e doloroso: il tifo organizzato non entrerà in stadio per le partite di campionato casalinghe. Resta invece un’incognita pesante su due appuntamenti cruciali che potrebbero cambiare il senso della stagione: la semifinale di Coppa Italia e il Derby. Il popolo laziale ha scelto il suo condottiero, ma ha deciso di lasciare sola la società fino a quando non ci sarà un segnale di reale cambiamento.
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Dallo stop alla scritta “Libertà” alla scomparsa dell’inno per motivi politici: il clima a Formello si fa pesante. Il muro contro muro tra società e tifosi rischia di diventare un danno d’immagine incalcolabile per il club.
La guerra dei comunicati: Verità vs Adnkronos
Il caso della coreografia “LIBERTÀ” in Tribuna Tevere continua a far discutere. La versione della società, affidata a una nota su Adnkronos, sostiene che il blocco sia stato deciso dalla Questura a causa di una difformità rispetto al bozzetto presentato due giorni prima. Una difesa che il tifo organizzato ha definito “goffa” e “infantile”.
La prassi consolidata, infatti, vuole che le tifoserie presentino bozzetti generici per evitare “fughe di notizie” o risposte dalle fazioni avversarie (specialmente nei derby). Secondo la ricostruzione dei tifosi, il blocco sarebbe scattato solo quando il Presidente, scoprendo il contenuto della scritta a un’ora dal match, avrebbe fatto pressione per la rimozione. Il paradosso è evidente: censurare la parola “Libertà”, pilastro della nostra Costituzione, all’interno di uno stadio rappresenta un autogol d’immagine clamoroso, specialmente se l’ordine arriva da un Senatore della Repubblica.
La “lista nera”: anche l’inno finisce nel mirino
Ma la censura non si fermerebbe agli striscioni. Un altro caso inquietante riguarda la sparizione improvvisa di uno degli inni più amati della scorsa stagione. Il motivo del “taglio” dalle playlist ufficiali dello stadio sarebbe puramente politico: l’autore del brano avrebbe firmato la petizione online che chiede a Lotito di cedere il club o di investire seriamente.
Questo episodio, se confermato, delineerebbe un modus operandi basato sulla punizione del dissenso personale. Non si tratta più di sanzionare insulti o violenze, ma di colpire chiunque manifesti un’opinione contraria alla gestione societaria, arrivando a boicottare un’opera artistica gradita a tutto l’ambiente biancoceleste.
“È inutile pubblicare video motivazionali su Instagram inneggiando all’importanza dei tifosi, se poi si impedisce loro di manifestare in modo educato e civile.”
Un autogol politico e sociale
Mentre la squadra cerca faticosamente di risalire la china, la società sembra impegnata in una battaglia contro i propri sostenitori. Bloccare una coreografia legittima e non offensiva non fa che radicalizzare le posizioni di chi, fino a ieri, osservava la contestazione in modo neutrale.
Sorprende, inoltre, il silenzio istituzionale di Forza Italia di fronte ai comportamenti di un proprio esponente che sembrano collidere con i valori di libertà e democrazia tanto decantati dal partito. Se l’obiettivo di Lotito era spegnere il fuoco della protesta, l’effetto ottenuto è stato l’esatto opposto: la parola “Libertà” è stata tolta dai seggiolini, ma è diventata il nuovo grido di battaglia di un intero popolo.
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Sanzione da 10,75 milioni di sterline per irregolarità finanziarie legate alla precedente gestione. La nuova proprietà evita il peggio grazie alla collaborazione, ma il mercato dei Blues resta sotto osservazione.
Le ragioni della sanzione: colpa del passato
La Premier League ha ufficializzato una pesante sanzione economica nei confronti del Chelsea: una multa di 10,75 milioni di sterline. La decisione arriva al termine di un’indagine su alcune irregolarità finanziarie risalenti a periodi precedenti di gestione del club. Si tratta di violazioni delle regole economiche della lega che sono emerse durante un processo di revisione interna, evidenziando discrepanze nei bilanci che non rispettavano i parametri del Fair Play Finanziario inglese.
Il “blocco sospeso”: un monito per il futuro
Oltre alla sanzione pecuniaria, il Chelsea ha ricevuto un provvedimento ancora più minaccioso: un blocco del mercato trasferimenti. Tuttavia, la Premier League ha deciso di rendere tale sanzione “sospesa”.
Cosa significa concretamente? Il club londinese potrà continuare a operare regolarmente nelle prossime sessioni di mercato, ma il blocco scatterà automaticamente qualora venissero riscontrate nuove violazioni delle norme finanziarie nel prossimo futuro. Una sorta di “cartellino giallo” istituzionale che obbliga la società a una gestione impeccabile dei conti per evitare il blocco totale delle entrate e delle uscite.
La strategia della nuova proprietà: trasparenza e collaborazione
Se il Chelsea è riuscito a evitare una penalizzazione in punti (come accaduto recentemente ad altri club come Everton o Nottingham Forest) o un blocco del mercato immediato, il merito va alla nuova proprietà. I dirigenti attuali hanno scelto la linea della piena collaborazione con le autorità della Premier League, segnalando spontaneamente le irregolarità riscontrate e fornendo tutta la documentazione necessaria.
Questo atteggiamento proattivo è stato valutato positivamente dagli inquirenti, che hanno così deciso per una pena più contenuta, riconoscendo la volontà del club di voltare pagina rispetto alla gestione precedente e di allinearsi ai nuovi standard di trasparenza economica richiesti dal calcio inglese.
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Senza cinque titolari e con una rosa sulla carta inferiore, la Lazio schianta il Milan 1-0. Le intuizioni del Comandante, la velocità di Gila e il cuore di Patric regalano una notte di gloria che profuma di orgoglio laziale.
La lezione di Sarri: tattica e adattamento
In una serata che sembrava segnata dalle assenze pesanti (Rovella, Cataldi, Romagnoli e Basic su tutti), Maurizio Sarri ha tirato fuori dal cilindro una prestazione magistrale. Il tecnico biancoceleste ha vinto il duello tattico con Allegri, preparando una partita perfetta: non più il solito palleggio esasperato, ma una squadra capace di colpire in ripartenza sfruttando i lanci lunghi per scavalcare il centrocampo rossonero.
La mossa del giorno è stata senza dubbio Patric schierato come play davanti alla difesa. Lo spagnolo, con piedi da centrocampista e grinta da difensore, ha dato equilibrio e qualità, dimostrando che la “scuola spagnola” fa la differenza nella gestione del pallone. Una prestazione di cuore e intelligenza per un giocatore che, pur essendo stato poco utilizzato, si conferma un valore aggiunto per lo spogliatoio.
Isaksen e Taylor: qualità pura per il futuro
Tra i protagonisti assoluti brilla Gustav Isaksen. L’esterno danese ha messo costantemente in crisi la difesa del Milan, segnando il gol vittoria e dimostrando di avere le stimmate del grande giocatore. Sebbene pecchi ancora di lucidità nella giocata finale, il dato è tratto: Isaksen segna solo nelle partite che contano (Milan, Napoli, Juve, Atalanta). Gli manca solo la continuità mentale per diventare devastante.
A centrocampo, invece, brilla la stella di Kenneth Taylor. L’olandese è l’unico “giocatore fatto” in una rosa di scommesse. Qualità, visione di gioco e polmoni: Taylor ha lottato fino ai crampi, colpendo una traversa e gestendo ogni pallone con una naturalezza da veterano. È lui il prototipo di acquisto che la Lazio dovrebbe fare per tornare in Champions: giocatori pronti, non promesse da costruire.
Il muro Gila e il rimpianto del centravanti
In difesa, la palma di migliore in campo se la gioca Mario Gila. La sua velocità nei recuperi è l’unica vera polizza assicurativa di questa Lazio. In una società seria, il rinnovo di Gila sarebbe stato firmato negli spogliatoi subito dopo il fischio finale; il rischio, con la gestione Fabiani, è di perdere un difensore da Champions a prezzo di saldo.
L’unico vero rammarico resta l’assenza di un centravanti di peso. Daniel Maldini ha giocato una partita di sostanza, ma ha sprecato un’occasione colossale calciando addosso a Maignan, un errore che un Immobile dei tempi d’oro non avrebbe mai commesso. La Lazio paga una costruzione della rosa lacunosa, ma ieri l’orgoglio ha colmato ogni lacuna tecnica.
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