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Tifo Lazio, il grido di Radio Laziale: “Censura miope, ma il vento non si ferma”

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Tifo Lazio a Radio Laziale: "Lo sfregio della censura"

I rappresentanti della Nord svelano i retroscena del divieto in Tribuna Tevere: “Minacce di diffida e denunce per una parola che non offendeva nessuno. Lotito ha paura della libertà”.

Il retroscena: autorizzazioni e minacce

Secondo quanto dichiarato dagli esponenti del tifo organizzato, la coreografia che prevedeva la scritta “LIBERTÀ” in Tribuna Tevere non è stata un’iniziativa estemporanea, ma il frutto di un lavoro immane che ha coinvolto centinaia di persone per allestire oltre 15.000 seggiolini.

“Non è che ci siamo inventati la scritta domenica pomeriggio. Il senso della coreografia era stato fatto capire alle autorità preposte, parafrasando il contenuto come da prassi. Eppure, un’ora prima del match, è arrivato il diktat: quella parola non andava bene.”

La decisione di rimuovere i cartoncini è arrivata solo a fronte di pressioni pesantissime. I tifosi hanno denunciato minacce di diffida (Daspo), denunce penali e multe esose. “Abbiamo tolto i cartoncini noi per evitare scontri; immaginate cosa sarebbe successo se fossero intervenuti gli steward a strapparli”, hanno ribadito ai microfoni della radio.

Uno stadio “elettrico” contro la censura

Nonostante il divieto, la serata ha dimostrato l’impatto del ritorno dei tifosi negli spalti dell’Olimpico. Il contrasto con il deserto delle partite precedenti è stato netto: un’aria “elettrica” che ha spinto la squadra di Sarri verso un successo fondamentale contro i rossoneri.

Tuttavia, il clima di festa è stato avvelenato da quella che viene definita un’azione “miope” della società. I rappresentanti del tifo hanno paragonato l’accaduto ad altri episodi controversi del passato, come quelli legati alla memoria di Vincenzo Paparelli, sottolineando come la censura non faccia altro che aumentare il rumore del dissenso.

“L’hai tolta dai seggiolini, ma la parola ‘libertà’ l’abbiamo tutti in testa. Il divieto fa più rumore del silenzio. Con questa società non si può parlare: come puoi dialogare con chi ti vieta di scrivere ‘libertà’?”

Il futuro della protesta

L’intervento a Radio Laziale ha confermato la linea dura: il ritorno allo stadio per il Milan è stato un “ultimo atto d’amore” per dimostrare cosa può essere l’Olimpico, ma il muro contro muro con la presidenza Lotito è più solido che mai. La gestione della coreografia in Tevere viene vista come la prova definitiva dell’impossibilità di una convivenza pacifica tra l’attuale dirigenza e la sua tifoseria.



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Censura all’Olimpico: vietata la scritta “Libertà” in Tribuna Tevere

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Incredibile episodio a un’ora da Lazio-Milan: la società blocca la coreografia del tifo organizzato. La dura reazione degli Ultras: “Non si ferma il vento con le mani”.

Il blitz della discordia

Doveva essere un ultimo atto d’amore coreografico, una dimostrazione di orgoglio e identità prima di lasciare gli spalti deserti fino a fine stagione. Invece, la Tribuna Tevere è rimasta “muta”. Secondo quanto denunciato dal tifo organizzato attraverso i propri canali social, a soli sessanta minuti dall’inizio del match è arrivato il divieto assoluto di esporre la parola “LIBERTÀ”, che avrebbe dovuto comporsi lungo tutto il settore.

L’imposizione ha colto di sorpresa i ragazzi impegnati nell’allestimento, scatenando una reazione immediata e durissima. Il gesto viene letto come l’ennesimo atto di forza di una dirigenza che, invece di cercare il dialogo, sembra voler silenziare ogni forma di espressione non allineata.

Il comunicato del tifo organizzato: “Un senatore vieta la libertà”

La nota diffusa sui social non usa mezzi termini e punta direttamente il dito contro il Presidente e Senatore della Repubblica, Claudio Lotito. La critica è feroce e sottolinea il paradosso tra il ruolo istituzionale ricoperto dal patron biancoceleste e la decisione di censurare una parola dal valore universale.

“Incredibile come un senatore della Repubblica italiana vieti l’apparizione sugli spalti di una parola così importante e così legata ai valori che tanto decanta e che dovrebbe difendere. Non si ferma il vento con le mani!”

Il tifo organizzato ha inoltre lanciato un appello a tutti i presenti in Tribuna Tevere, chiedendo di testimoniare l’accaduto e inviare segnalazioni private su quanto visto e sentito durante le operazioni di rimozione delle lettere che avrebbero dovuto formare la scritta.

Un clima sempre più pesante

L’episodio si inserisce in un contesto di rottura ormai totale. Se la vittoria contro il Sassuolo era stata accolta con un silenzio deprimente, la serata contro il Milan — che doveva rappresentare una tregua temporanea — si è trasformata nell’ennesima dimostrazione di un distacco incolmabile.

La censura della coreografia “Libertà” rischia di essere il punto di non ritorno. Se l’obiettivo societario era quello di evitare polemiche, l’effetto ottenuto sembra essere l’esatto opposto: un’ondata di sdegno che unisce non solo la Curva, ma gran parte della tifoseria laziale, indignata per quello che viene considerato un attacco diretto ai diritti di espressione dei tifosi.




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Sarri tra orgoglio e realismo: “Stagione difficile, ma la squadra c’è”

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Maurizio Sarri pensieroso durante l'intervista post-partita di Lazio-Milan a DAZN.

La vittoria contro il Milan ha restituito alla Lazio tre punti e, soprattutto, l’abbraccio del suo popolo. Tuttavia, Maurizio Sarri mantiene i piedi ben saldi a terra. Nonostante l’euforia per il gol di Isaksen, il tecnico ha voluto sottolineare quanto questa partita sia stata influenzata da fattori emotivi straordinari.

Il rammarico tattico: “Dovevamo chiuderla”

Analizzando il match, Sarri ha evidenziato un limite che spesso ha condizionato la sua Lazio in questa stagione: la mancanza di cinismo.

“Abbiamo fatto un primo tempo dove potevamo aumentare il numero dei gol. Se abbiamo una responsabilità, è quella. Nel secondo tempo era normale soffrire di più.”

Il tecnico ha poi precisato di non voler usare questa gara come benchmark per il futuro: “Non la prenderei come punto di riferimento. Eravamo troppo galvanizzati dal ritorno del pubblico, è un metro di paragone che non regge col quotidiano”.

Lo sfogo: “La stagione più difficile”

Le parole più forti sono arrivate quando si è toccato il tema della gestione del gruppo e dell’ambiente. Sarri ha ammesso che il clima di quest’anno ha messo a dura prova la sua tenuta:

  • Il carattere: “Ho fatto un applauso alla squadra. Potevano sfaldarsi e invece continuano ad allenarsi bene. A livello caratteriale ci siamo.”
  • Le difficoltà: “È la stagione più difficile per tantissimi motivi. Forse non della carriera, ma ci siamo vicini.”

Il messaggio alla società e ai tifosi

Non è mancata una frecciata indiretta alla dirigenza in merito al rapporto con la piazza. Sarri spera che l’atmosfera elettrica di stasera abbia colpito non solo lui, ma anche “loro” (riferendosi ai tifosi sperando in un loro ripensamento).

“Rispetto la decisione dei tifosi. La loro presenza stasera era una tantum, e spero che questa atmosfera abbia colpito tutti.”

Un chiaro segnale che, nonostante la vittoria, la frattura tra la tifoseria e la presidenza rimane un tema centrale che nemmeno tre punti contro il Milan possono oscurare del tutto.



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Isaksen nel cuore della Lazio: “Atmosfera incredibile, vittoria per i tifosi”

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Gustav Isaksen sorridente durante l'intervista post-partita di Lazio-Milan a DAZN.

Non poteva esserci serata migliore per Gustav Isaksen. Il suo graffio al 27′ del primo tempo ha deciso il big match dell’Olimpico, regalando alla Lazio la seconda vittoria consecutiva e un’iniezione di fiducia vitale. Al triplice fischio, l’autore del gol è intervenuto ai microfoni di DAZN per raccontare le emozioni di una notte vissuta finalmente davanti a uno stadio gremito.

Il ritorno dell’abbraccio dell’Olimpico

Il primo pensiero di Isaksen è andato proprio al pubblico, dopo settimane di tensioni e spalti semivuoti:

“Questa sera c’era un’atmosfera incredibile, i tifosi ci sono mancati tanto, oggi è stato bellissimo”.

Parole che sanno di riconciliazione tra la squadra e la piazza, in una serata dove la spinta dell’Olimpico è stata il dodicesimo uomo in campo per resistere agli assalti finali del Milan.

Un gruppo d’acciaio

Interpellato sul rapporto con i compagni e sull’affetto che l’ambiente gli sta dimostrando, il danese non ha avuto dubbi:

  • Il feeling con lo spogliatoio: “Tutti mi vogliono bene? Sono tutti bravi ragazzi, mi aiutano ogni giorno”.
  • La dedica: “Questa vittoria è per loro e per i tifosi”.

La crescita di Isaksen è lo specchio di una Lazio che, nonostante le difficoltà societarie e il “giallo” delle coreografie bloccate in Tribuna Tevere, sta trovando nel rettangolo verde le risposte che Sarri cercava. Con una difesa che regge e un attacco che punge, l’Europa è tornata prepotentemente nel mirino.

Per rivedere gli highlights del match e il gol partita, è possibile consultare i canali ufficiali della Lega Serie A.



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Giallo all’Olimpico: sparita la parola “Libertà”, è scontro totale

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I tifosi della Lazio espongono uno striscione in Curva Nord allo Stadio Olimpico.

Mentre la Curva Nord offriva il solito spettacolo di colori, in Tribuna Tevere si è consumato un episodio che rischia di incendiare ulteriormente il rapporto tra la tifoseria e Claudio Lotito. Secondo diverse indiscrezioni raccolte a ridosso del fischio d’inizio di Lazio – Milan, era prevista una seconda scenografia che avrebbe dovuto mostrare a caratteri cubitali la parola “Libertà”.

Cartoncini rimossi? La ricostruzione

Stando alle prime ricostruzioni, il messaggio – chiaramente legato alla “liberazione” della società dalla gestione attuale – non sarebbe stato gradito ai vertici biancocelesti. La società sarebbe intervenuta tempestivamente per bloccare l’iniziativa, disponendo la rimozione dei cartoncini dai seggiolini della Tevere poco prima dell’ingresso delle squadre in campo.

Il segnale della riuscita del “blocco” è apparso evidente durante l’inno: solo pochissimi spettatori sono riusciti ad alzare i fogli che erano scampati alla rimozione, lasciando la tribuna praticamente spoglia rispetto all’impatto visivo previsto.

Aria di tempesta

Se il coinvolgimento diretto della società venisse confermato, ci troveremmo di fronte a un atto di rottura senza precedenti, che andrebbe a pesare su un clima già tesissimo, nonostante l’importante vittoria ottenuta sul campo contro il Milan. La redazione sta lavorando per ottenere conferme ufficiali o smentite, ma il tam-tam sui social dei sostenitori laziali è già partito all’insegna della rabbia.

Una notte speciale per il risultato, ma che lascia uno strascico amaro fuori dal rettangolo verde.



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Lazio – Milan: la notte della “Lazialità” premia Sarri

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Gustav Isaksen esulta dopo il gol del vantaggio in Lazio-Milan all'Olimpico.

Una serata iniziata con il fiato sospeso per le condizioni della rosa e terminata con un boato liberatorio. La Lazio batte il Milan 1-0 e lo fa con una prestazione che va oltre il semplice dato tecnico: è stata la vittoria del gruppo, della resilienza e di un feeling mai così forte tra Maurizio Sarri e il suo pubblico.

Primo Tempo: Dominio e il graffio di Isaksen

L’avvio della Lazio è feroce. Dopo una traversa colpita proprio da Isaksen (azione poi viziata da un tocco di braccio), i biancocelesti continuano a spingere. Anche il neo-blindato Kenneth Taylor (fresco di rinnovo con bonus fedeltà) va vicinissimo alla gioia personale stampando un destro terrificante contro il legno dopo una splendida sponda di Maldini.

Al 27′, l’episodio che decide il match: Marusic vede il corridoio per Gustav Isaksen, l’esterno danese vince il duello fisico con Estupinan e con freddezza batte Maignan sul palo lontano. L’Olimpico esplode. Prima dell’intervallo, Maldini ha sui piedi la palla del raddoppio, ma calcia addosso al portiere rossonero.

Secondo Tempo: Difesa di ferro e brivido finale

Nella ripresa la Lazio non rinuncia a giocare, trascinata da uno straripante Nuno Tavares sulla fascia sinistra. Allegri prova a cambiare l’inerzia inserendo forze fresche come Fullkrug e Nkunku, ma la retroguardia guidata da Gila e dall’ottimo Provstgaard regge l’urto.

Il finale è concitato: il Milan trova il pareggio con Athekame, ma l’arbitro Guida annulla immediatamente per un evidente controllo di mano del difensore e di Fullkrug. Dopo i minuti di recupero e i cartellini gialli per perdite di tempo a Motta e Pedro, arriva il triplice fischio. La Lazio balla sotto la curva, Sarri sventola la sciarpa: l’impresa è servita.

Per consultare la classifica aggiornata e i prossimi impegni, visita il sito ufficiale della Lega Serie A.


Tabellino Ufficiale: Lazio – Milan 1-0

Marcatori: 28′ Isaksen (L)

LAZIO (4-3-3): Motta; Marusic, Gila, Provstgaard, Nuno Tavares; Dele-Bashiru, Patric, Taylor (90′ Belahyane); Isaksen (67′ Pedro), Maldini (67′ Dia), Zaccagni (83′ Cancellieri). All.: Maurizio Sarri.

MILAN (3-5-2): Maignan; Tomori (58′ Athekame), De Winter, Pavlovic; Saelemaekers (86′ Ricci), Fofana (66′ Nkunku), Modric, Jashari, Estupinan (58′ Bartesaghi); Pulisic, Leao (66′ Fulkrug). All.: Massimiliano Allegri.

Arbitro: Marco Guida (sez. Torre Annunziata). Note: Ammoniti: Estupinan (M), Motta (L), Tavares (L), Pedro (L), Patric (L).



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Lazio – Milan, Provstgaard a DAZN: “I tifosi sono la nostra carica”

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Oliver Provstgaard parla ai microfoni di DAZN prima del fischio d'inizio di Lazio-Milan.

A pochi minuti dal fischio d’inizio del big match tra Lazio e Milan, valido per la 29ª giornata di Serie A, il difensore biancoceleste Oliver Provstgaard ha preso la parola ai microfoni di DAZN. Il giovane centrale, confermato titolare da Maurizio Sarri, ha sottolineato l’importanza del supporto del pubblico in una sfida così delicata.

Provstgaard L’importanza del pubblico e l’occasione da titolare

Nonostante il clima di contestazione che ha caratterizzato le ultime uscite, Provstgaard ha voluto mettere l’accento sull’energia che arriva dagli spalti: “È una partita importantissima per noi perché ci sono i nostri tifosi, loro ci danno tanta carica per fare una bella gara”.

Sulla sua crescita personale e sulla fiducia concessagli dal tecnico dopo l’ultima vittoria contro il Sassuolo, il difensore ha aggiunto: “Io gioco quando il mister mi vuole in campo, sono felice di cogliere questa opportunità in una gara così importante”.



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Lazio – Milan, le ufficiali: la notte di Daniel Maldini

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Formazioni ufficiali Lazio Milan: Daniel Maldini titolare nella sfida dell'Olimpico.

Il momento della verità è arrivato. Allo Stadio Olimpico va in scena il big match della 29ª giornata di Serie A tra la Lazio di Maurizio Sarri e il Milan di Massimiliano Allegri. Una sfida che profuma di Europa e che mette di fronte due filosofie opposte, in un clima reso ancora più elettrico dalla contestazione della tifoseria biancoceleste contro la presidenza e che sarà presente per l’ultima volta.

Le scelte: Sarri lancia la sfida, Maldini titolare

La notizia più attesa è confermata: Daniel Maldini parte dal primo minuto. Il giovane trequartista, arrivato a gennaio e già decisivo, affronta per la prima volta da laziale il club che rappresenta la storia della sua famiglia. Sarri si affida al solito 4-3-3, ma con una sorpresa a centrocampo: Patric avanza nel trio mediano insieme a Dele-Bashiru e al blindatissimo Kenneth Taylor. In attacco, spazio a Isaksen e Zaccagni a supporto del “figlio d’arte”.

Il Milan di Allegri risponde col 3-5-2

Allegri non si nasconde e schiera un Milan solido e tecnico. Difesa a tre con l’ex De Winter, mentre in mezzo al campo brilla la stella di Luka Modric. Davanti, la coppia esplosiva formata da Leão e Pulisic promette scintille per la difesa guidata da Gila e Romagnoli.

LAZIO (4-3-3): Motta; Marusic, Gila, Provstgaard, Tavares; Dele-Bashiru, Patric, Taylor; Isaksen, Maldini, Zaccagni. All.: Sarri.

MILAN (3-5-2): Maignan; Tomori, De Winter, Pavlovic; Saelemaekers, Fofana, Modric, Jashari, Estupiñán; Leão, Pulisic. All.: Allegri.


Dove vedere Lazio – Milan in TV e Streaming

La sfida dell’Olimpico, calcio d’inizio ore 20:45, è l’evento clou del weekend. Ecco tutte le opzioni per non perdersi un minuto:

  • In chiaro: Grande novità per questa giornata, il match sarà trasmesso gratuitamente su DAZN (previa registrazione).
  • TV: La partita è visibile su DAZN (tramite smart TV o console) e sui canali Sky Sport (201 e 251 del satellite).
  • Streaming: Potrai seguire Lazio – Milan in streaming su tablet, smartphone e pc tramite le app di DAZN, Sky Go e NOW.

Per tutti gli aggiornamenti in tempo reale sul campionato e le statistiche ufficiali, è possibile consultare il sito della Lega Serie A.



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Il salvataggio della Lazio 2004: la storia completa

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Il salvataggio della Lazio 2004: la storia completa

Era l’estate del 2004 e il destino della S.S. Lazio sembrava già scritto sulle lapidi del tribunale fallimentare. Claudio Lotito, allora un imprenditore romano quasi sconosciuto al grande pubblico del calcio, definì la situazione con parole che sono rimaste scolpite nella memoria collettiva: “Ho trovato una società in coma irreversibile, era un funerale”. Non si trattava di una semplice esagerazione retorica. La Lazio stava affogando in una voragine di oltre trecento milioni di euro di perdite, trascinata nel baratro dal crollo dell’impero Cirio di Sergio Cragnotti.

Il salvataggio del club non fu solo un’operazione finanziaria, ma una vera e propria partita a scacchi giocata nelle stanze del potere politico. Da una parte c’era l’immobiliarista Piero Tulli, sostenuto dalla Banca Capitalia e vicino agli ambienti del centrosinistra capitolino. Dall’altra emerse con forza Claudio Lotito, spinto dall’ala del centrodestra. La leggenda narra di una telefonata notturna decisiva da parte dell’allora premier Silvio Berlusconi: “Claudio, dammi una mano”. Quella chiamata cambiò la storia. Il 19 luglio, alle ore 15:09 — a una manciata di minuti dalla scadenza ultima per l’iscrizione al campionato — partì il bonifico da 18,2 milioni di euro. La Lazio era viva, anche se ancora attaccata alle macchine.

Rianimato il paziente, restava però da sconfiggere il mostro più grande: un debito verso l’Erario da 140 milioni di euro. Senza un accordo con lo Stato, il salvataggio sarebbe stato inutile. Lotito fece allora una mossa da maestro, tanto geniale quanto controversa, tirando fuori dal cassetto una legge del 2002 che permetteva transazioni fiscali in casi di crisi aziendale. Dopo dieci mesi di trattative estenuanti e pressioni di piazza, arrivò la firma su un accordo senza precedenti: il debito sarebbe stato ripagato in ventitré anni. La notizia scatenò un putiferio politico, con la Lega Nord che protestava duramente contro quello che veniva considerato un “regalo” ai biancocelesti, coniando lo slogan sprezzante “Lazio fallita, Padania salvata”.

Tuttavia, avere i conti in ordine non significava avere una squadra di calcio. A poche settimane dal via della Serie A, la rosa era stata smantellata e contava appena una decina di giocatori. Fu così che si arrivò a un altro momento leggendario: il 31 agosto 2004. In una folle corsa contro il tempo durata appena nove ore, Lotito acquistò nove giocatori in un solo giorno. Tra questi c’erano Tommaso Rocchi, che sarebbe diventato una bandiera, e i gemelli Filippini. Era una squadra nata dall’emergenza, eppure capace di stabilizzarsi e ridare dignità sportiva ai colori biancocelesti.

A distanza di oltre vent’anni, quell’operazione rimane un mix pazzesco di finanza, sport e alta politica. C’è chi vede in Lotito il salvatore della patria e chi un abile operatore capace di muoversi tra le pieghe del potere legislativo. Una cosa è certa: la Lazio è uscita dal coma proprio in quelle ventiquattr’ore frenetiche, scrivendo uno dei capitoli più incredibili e discussi del calcio italiano.



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L’antidoto di Lotito contro il “mal di pancia”: ecco la cassaforte di Kenneth Taylor

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Kenneth Taylor in azione con la maglia della Lazio durante la sfida contro il Bologna.

Dimenticate le vecchie promesse o le strette di mano: per evitare nuovi casi di “fuggi fuggi” invernale, la Lazio ha deciso di passare alle maniere forti (ed economiche). Il caso scuola di questa nuova strategia porta il nome di Kenneth Taylor. Il centrocampista olandese, sbarcato a Formello a gennaio dall’Ajax e diventato subito il fulcro della squadra di Maurizio Sarri, è il primo a beneficiare di una clausola mai vista prima nell’era Lotito: il bonus fedeltà.

Un contratto a prova di tentazione

Secondo quanto trapelato dalle indiscrezioni de Il Messaggero, la permanenza di Taylor nella Capitale è stata blindata con un meccanismo a premi crescenti. Il metronomo ex Ajax ha firmato un accordo lunghissimo, con scadenza 2030, che prevede una struttura salariale a scalare:

  • Fase 1 (prossimo biennio): uno stipendio base di 3,2 milioni lordi.
  • Fase 2 (biennio successivo): un ritocco che porterà l’ingaggio a 3,4 milioni.

Il “premio permanenza”: 190mila euro a semstre

La vera notizia, però, è il meccanismo pensato per disincentivare le valigie pronte. Taylor riceverà un extra di 190.000 euro ogni sei mesi. La particolarità? Questo bonus scatterà esattamente a settembre e febbraio, ovvero nei giorni immediatamente successivi alla chiusura delle finestre di mercato.

In pratica, ogni volta che Taylor deciderà di non ascoltare le sirene estere e restare tesserato con la Lazio, riceverà un assegno per la sua lealtà. Una mossa che punta a stabilizzare i pilastri della rosa, garantendo a Sarri la continuità tecnica necessaria per competere ad alti livelli in Serie A.

Resta da capire se questa “cura Lotito” verrà estesa anche ad altri big in fase di rinnovo o se Taylor resterà l’eccezione dorata di un mercato che ha visto troppi addii dolorosi.



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Stadio Flaminio, l’iter prosegue: il Comune chiede integrazioni alla Lazio

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Progetto Stadio Flaminio Lazio: i documenti dell'iter burocratico in Comune.

Il cammino per la nuova casa della Lazio prosegue, ma non senza i classici “stop and go” della burocrazia romana. Secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport, la Conferenza dei servizi preliminare non è ancora stata ufficialmente aperta. Il progetto si trova attualmente nella delicata fase della “completezza documentale”, un passaggio tecnico fondamentale per blindare la fattibilità dell’opera prima di entrare nel vivo delle votazioni.

Le richieste del Comune e i 60 giorni decisivi

Il club biancoceleste ha ricevuto dal Comune di Roma la richiesta di alcune integrazioni al Piano di fattibilità tecnico-economica (Pfte). Solo una volta inviati e verificati questi documenti, potrà scattare la Conferenza dei servizi preliminare. Da quel momento, si aprirà una finestra di 60 giorni prevista dalla legge durante la quale altri soggetti potrebbero, teoricamente, presentare proposte alternative (ipotesi che al momento resta però molto remota).

Il percorso è già stato tracciato di comune accordo tra la società di Claudio Lotito e le istituzioni, nonostante le recenti perplessità sollevate dal mondo dell’architettura sulla compatibilità dei vincoli.

Il cronoprogramma: quando iniziano i lavori?

Se tutto dovesse filare liscio, la tabella di marcia prevede tappe serrate:

  • Entro 2-3 mesi: Chiusura delle procedure preliminari, pubblicazione del verbale e voto dell’Assemblea Capitolina per la dichiarazione di pubblico interesse.
  • Fase 2: Presentazione del Pfte completo, della convenzione e del piano economico-finanziario.
  • Gara d’appalto: Una volta approvato il progetto definitivo, serviranno circa 120 giorni per la gara di affidamento dei lavori.
  • Cantiere: Tra la firma del contratto e il primo colpo di piccone passerà circa un altro mese.

L’obiettivo della Lazio resta quello di accelerare il più possibile, ma il rispetto dei tempi tecnici imposti dal Codice degli Appalti e dalle tutele monumentali dell’area Flaminio sarà la vera sfida dei prossimi mesi.



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Lazio, il mistero della maglia “pulita”: 14 anni senza sponsor tra strategia e autogol

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Perché un club di Serie A rinuncia a milioni di euro ogni stagione? Analisi della dottrina economica di Claudio Lotito: tra la difesa del brand e il limite di una comunicazione rimasta al secolo scorso.

Il numero dell’anomalia: 14 su 21

C’è un dato che racconta la gestione di Claudio Lotito meglio di mille parole: 14. Sono le stagioni, sulle 21 totali della sua presidenza, in cui la Lazio è scesa in campo senza un main sponsor sulla maglia. In un calcio moderno dove ogni centimetro di tessuto viene venduto al miglior offerente, la Lazio rappresenta un’eccezione quasi unica a livello europeo.

Non si è trattato di una serie di sfortunati eventi, ma di una scelta precisa. Ma come si può definire “strategica” la rinuncia volontaria a decine di milioni di euro?

La Dottrina Lotito: “Meglio soli che svenduti”

Per capire il ragionamento del patron biancoceleste bisogna tornare al concetto di valore percepito. La filosofia di Lotito è semplice: accettare un’offerta al ribasso svaluta il marchio a tempo indeterminato.

Se la Lazio accettasse uno sponsor da 2 o 3 milioni di euro, comunicherebbe al mercato globale di valere quella cifra. La “Dottrina Lotito” prevede invece di lasciare la maglia immacolata in attesa del “giusto riconoscimento” economico. L’esempio della Ferrari è calzante: se vendi una Ferrari al prezzo di un’utilitaria, il mercato penserà che sia rotta. Lotito preferisce tenerla in garage piuttosto che svenderla.

[Image of football marketing revenue comparison between top clubs]

Tra legge e scommesse: il caso Marathon Bet e Binance

La storia degli sponsor nell’era Lotito è andata a singhiozzo. Dopo gli anni iniziali coperti da accordi ereditati (Parmacotto), si è passati attraverso lunghi deserti interrotti da fiammate improvvise:

  • Marathon Bet: Un accordo da 5 milioni annui, naufragato non per scelta del club ma per l’entrata in vigore del Decreto Dignità, che ha vietato le sponsorizzazioni legate al betting.
  • Binance: La scommessa vinta. Nel 2021, il colosso delle criptovalute ha portato nelle casse oltre 30 milioni di euro in un triennio. Per Lotito è stata la prova del nove: l’attesa, secondo lui, aveva pagato.

Il circolo vizioso: il limite della mediocrità

Tuttavia, c’è un rovescio della medaglia pesantissimo. Se l’idea di non svalutare il brand è corretta in linea teorica, nella pratica la Lazio si è infilata in un vicolo cieco. Per attirare brand internazionali che paghino come una “Ferrari”, bisogna comportarsi da Ferrari.

La Lazio oggi sconta tre carenze fondamentali che ne bloccano l’internazionalizzazione:

  1. Comunicazione carente: Il marketing biancoceleste è fermo a logiche locali. La mancanza di un sito web e di contenuti strutturati in inglese (e altre lingue) taglia fuori il mercato globale.
  2. Assenza dello Stadio di Proprietà: Senza un’infrastruttura moderna, il valore commerciale del club resta ancorato ai soli diritti TV.
  3. Appealing Internazionale: Senza investimenti attivi nell’immagine, è difficile convincere un colosso mondiale a investire cifre top su una squadra che comunica poco e male con l’estero.

Conclusione: un danno da milioni

Quello che era nato come un atto di protezione del brand si è trasformato, in 15 anni (contando l’attuale stagione), in un danno economico colossale. Milioni di euro persi che avrebbero potuto finanziare il calciomercato o le infrastrutture. La Lazio è vittima di un paradosso: ha una visione economica da grande club, ma una struttura comunicativa da società mediocre. Finché questo gap non verrà colmato,



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Gravina vs Lotito: La Guerra dei Troni che decide il futuro del calcio

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Gravina vs Lotito: la guerra per il potere nel calcio

Non è solo una faida personale, è lo scontro tra due visioni inconciliabili del potere. Dai tamponi Covid al dossieraggio, ecco come la sfida tra il “Riformatore” e il “Senatore” sta ridisegnando il sistema sportivo italiano.

Le origini: dall’alleanza al tradimento

Tutto ha inizio nel 2018. All’epoca, Claudio Lotito fu tra i grandi elettori di Gabriele Gravina alla presidenza della FIGC. Sembrava l’inizio di un asse di ferro, ma l’illusione durò poco. Lotito si aspettava un alleato che proteggesse lo status quo dei club; Gravina, invece, ha rivelato quasi subito un’agenda centralizzatrice e riformatrice che puntava a togliere peso politico ai singoli presidenti per darlo alla Federazione.

I campi di battaglia: 2021, l’anno della rottura

La tensione, latente per anni, è esplosa nel 2021 su due fronti legali che hanno trasformato il confronto in una guerra pubblica:

  1. Il Caso Tamponi: Uno scontro procedurale senza precedenti. Gravina escluse Lotito da una riunione federale appellandosi a una squalifica pendente. La replica legale di Lotito fu sprezzante, definendo la mossa “un errore da matita blu”.
  2. La Cessione della Salernitana: Promossa in Serie A ma di proprietà di Lotito. Gravina impose una vendita rapidissima, applicando le regole del conflitto d’interessi con una rigidità che il patron biancoceleste interpretò come un attacco frontale mirato a colpirlo nel patrimonio.

Indice di Liquidità: la spaccatura ideologica

Il conflitto si è poi spostato sulle regole del gioco finanziario. Al centro della contesa è finito l’indice di liquidità.

  • Per Gravina: Uno strumento necessario per garantire che i club non falliscero e abbiano i conti in ordine.
  • Per Lotito: Una “camicia di forza” burocratica che limita la libertà d’investimento dei proprietari, un’ingerenza inaccettabile nell’autonomia delle società private.

LEGGI ANCHE Gabriele Gravina: l’Architetto del Potere tra Trionfi e Abissi

Qui è emersa la vera differenza: da una parte l’istituzionalismo (regole rigide centrali), dall’altra l’autonomia della Serie A. Lotito ha risposto portando la battaglia in Senato, riuscendo a far approvare emendamenti che hanno restituito peso decisionale alla Lega. Il presidente della Lega Casini ha riassunto il concetto con lo slogan: “No taxation without representation”.

Dal dossieraggio al Plebiscito

La fase più oscura della faida è quella recente: lo scandalo dossieraggio. Un’inchiesta su presunte attività di spionaggio per screditare Gravina ha portato quest’ultimo a coniare il termine sprezzante di “Lotitismo”, accusando il rivale di una cultura del potere basata sul fango.

Nonostante gli attacchi, la risposta del sistema è stata un segnale di forza per Gravina, rieletto nel 2025 con il 99% dei voti. Di contro, Lotito ha compiuto una mossa da stratega: dopo 15 anni non si è ricandidato al Consiglio Federale. Non è una resa, ma uno spostamento delle truppe: Lotito ha capito che la sua vera forza oggi è politica e legislativa, più che sportiva.

Conclusione: Chi vincerà?

La guerra per il futuro del calcio italiano è lungi dall’essere conclusa. Da una parte un Gravina blindato dal consenso istituzionale, dall’altra un Lotito che muove le leve del potere politico a Roma. Chi avrà la meglio? La risposta non riguarda solo due nomi, ma il destino della Lazio e di tutto il movimento calcistico nazionale.



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Gabriele Gravina: l’Architetto del Potere tra Trionfi e Abissi

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Gabriele Gravina: la scalata al potere nel calcio italiano

Dalla favola Castel di Sangro al trono della FIGC: come un manager di provincia ha scalato il sistema calcio, sopravvivendo a due fallimenti mondiali e blindando una leadership che oggi appare assoluta.

Il naufragio del 2017: l’anno zero del calcio italiano

Tutto ha inizio dalle macerie di quella notte di San Siro nel novembre 2017. L’Italia fuori dai Mondiali non era solo un fallimento sportivo, ma il crollo di un intero sistema politico. Con le dimissioni di Carlo Tavecchio, la Federazione precipitò in una paralisi istituzionale senza precedenti, vittima di veti incrociati tra Leghe, calciatori e allenatori. In quel caos, mentre la nave del calcio italiano affondava senza bussola, emergeva la figura di Gabriele Gravina.

Non era un politico di palazzo, ma un manager che portava con sé il “miracolo” Castel di Sangro: la prova vivente che con programmazione e sostenibilità si potesse battere il gigantismo economico.

La scalata: dallo scacco matto al plebiscito

Il percorso di Gravina verso la vetta è un vero thriller politico. Il primo tentativo di elezione nel gennaio 2018 finì nel nulla: il 60% di schede bianche fotografò un sistema bloccato. Seguì il commissariamento, ma dietro le quinte Gravina tesseva la sua tela. In soli nove mesi, riuscì a unire le fazioni in guerra, presentandosi come l’uomo della stabilità.

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Il risultato fu storico: eletto con il 97,2% dei voti. Il suo programma, “A Vele Spiegate”, prometteva riforme profonde sulla giustizia sportiva e sulla sostenibilità economica. Ma la realtà si sarebbe rivelata un’altalena emotiva pazzesca.

Luci e Ombre: Il paradosso di un leader intoccabile

La gestione Gravina è un unicum nella storia del nostro sport, caratterizzata da picchi altissimi e baratri profondi:

  • I Successi: Il trionfo a Euro 2020, il passaggio al professionismo per il calcio femminile e il rilancio delle nazionali giovanili.
  • I Fallimenti: L’atroce esclusione dai Mondiali 2022 (la seconda consecutiva) e le tensioni mai sopite con la Lega Serie A.

Come ha fatto a sopravvivere a critiche che avrebbero travolto chiunque? La risposta sta nella sua abilità di stratega politico. Mentre in Italia veniva attaccato, Gravina costruiva un potere immenso all’estero, scalando i vertici della UEFA fino a diventare Vicepresidente. Questo prestigio internazionale lo ha reso, di fatto, intoccabile in patria.

“L’eredità di Gravina non si misurerà solo sui trofei, ma sulla capacità di aver trasformato la FIGC in una macchina di potere centrale e riformata.”

La riforma dello Statuto e il controllo totale

La mossa definitiva è stata la riforma dello Statuto federale. Cambiando i pesi interni e garantendo più autonomia (ma anche più responsabilità) alla Serie A, Gravina ha blindato il consenso dei club più potenti. La tabella delle sue rielezioni parla chiaro: dal 73% del 2021 (momento di massima frattura con i dilettanti) si è arrivati al plebiscito del 99% nel 2025.

Conclusione: Manager o Politico?

Gabriele Gravina lascia un’eredità complessa. È stato l’architetto della rinascita europea, ma anche il presidente di due Mondiali guardati dal divano. È stato un manager d’azienda applicato al calcio, ma soprattutto un politico sopraffino capace di riscrivere le regole mentre la partita era in corso. Il futuro del nostro calcio dipenderà dalla solidità di quelle riforme strutturali che, nel bene o nel male, portano la sua firma indelebile.



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Stadio Flaminio, dal sogno al fango burocratico: perché il progetto Lazio è di nuovo fermo

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Stadio Flaminio: progetto Lazio bloccato per i documenti

Dopo la presentazione in pompa magna, il silenzio. Documenti mancanti, ritardi ingiustificabili e il sospetto che, ancora una volta, alle parole non seguano i fatti. La Lazio rischia di perdere la sua occasione storica per colpa propria.

Il “parere” degli architetti: fumo o sostanza?

In questi giorni è tornato a far discutere l’intervento dell’Ordine degli Architetti di Roma, che ha analizzato le criticità dei progetti stadio delle due squadre capitoline. Se per la Roma il percorso sembra più lineare, per il Flaminio della Lazio la sfida è stata definita “estremamente complicata”. I vincoli dei Beni Culturali, la necessità di costruire sopra una struttura preesistente e la certezza di trovare resti dell’antica Roma nel sottosuolo rendono l’opera un’impresa ingegneristica senza precedenti.

Tuttavia, come giustamente osservato, il parere dell’Ordine ha un valore puramente consultivo e non decisionale. Il vero ostacolo non è la tecnica, ma la burocrazia, ed è qui che la situazione si fa preoccupante.

La “bomba” di Abbate: documenti mai consegnati

La notizia che ha davvero scosso l’ambiente è quella lanciata da Alberto Abbate a Radio Laziale. Secondo quanto riferito, il progetto si sarebbe arenato prima ancora di entrare nella fase cruciale della Conferenza dei Servizi. Il motivo? Il Comune di Roma avrebbe richiesto dei documenti integrativi che la Lazio non ha mai presentato.

“La cosa più grave è che questi documenti erano stati richiesti già prima della presentazione ufficiale. La Lazio sapeva cosa serviva, ma ha preferito andare avanti con la sfilata dei rendering senza fornire le carte necessarie al Comune.”

Questo stallo non è figlio di un’opposizione politica — con il Campidoglio che sembra anzi spingere per l’assegnazione — ma di una negligenza interna alla società biancoceleste. Se mancano i documenti, il procedimento si ferma. Punto.

Il confronto con la Roma e il “Modus Operandi” di Lotito

Mentre dall’altra parte del Tevere la Roma procede spedita (pur con tutte le difficoltà del caso) verso la realizzazione del proprio impianto, in casa Lazio si respira la solita aria di incompiuta. Dopo oltre un anno di attesa solo per vedere i primi disegni, oggi ci troviamo di fronte all’ennesimo stop.

Gli scogli restano enormi:

  • Sovrintendenza: Il potere di veto su una struttura protetta come il Flaminio è totale.
  • Piano Parcheggi: Una criticità già evidenziata che richiede soluzioni concrete, non solo promesse.
  • Credibilità: Presentare un progetto “in pompa magna” e poi non consegnare le integrazioni richieste è un segnale di debolezza che mina la fiducia delle istituzioni.

Il rischio concreto è che lo stadio Flaminio rimanga l’ennesima promessa non mantenuta di Claudio Lotito. Un progetto che rischia di restare sulla carta, utile solo a placare momentaneamente la piazza, ma destinato a naufragare nel mare dei “non fatti”.



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Caso Gila: il Milan offre 15 milioni. Lazio al bivio.

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Caso Gila: il Milan offre 15 milioni. Lazio al bivio.

Il difensore spagnolo nel mirino dei rossoneri e dell’ex Tare. Tra rinnovi mancati, ambizioni di carriera e il rischio di perderlo a zero, ecco perché la gestione di Mario Gila è diventata una bomba a orologeria per Fabiani.

L’ombra di Tare dietro l’assalto del Milan

Il futuro di Mario Gila sembra tingersi di rossonero. Non è un segreto che il Milan sia alla ricerca di rinforzi in difesa e che il nome dello spagnolo sia in cima alla lista. A rendere la trattativa ancora più calda è la figura di chi Gila lo ha scoperto e portato a Roma: l’ex DS Igli Tare, che ora starebbe spingendo per portarlo a Milanello.

Per la Lazio si tratterebbe di una perdita tecnica pesantissima. Gila, arrivato come una scommessa per fare il terzo centrale, è diventato in breve tempo il pilastro della difesa, mostrando una crescita atletica e tattica superiore a chiunque altro in rosa. Ma oggi, quel pilastro trema.

Il nodo del rinnovo: non è solo questione di soldi

Il contratto di Gila scade nel 2027. Sebbene manchi tempo, la Lazio si trova con le spalle al muro. Durante il blocco del mercato, la società non ha potuto adeguare l’ingaggio del giocatore, rimasto fermo a cifre da “comprimario”. Ora che il mercato è sbloccato, la distanza tra domanda e offerta è siderale: l’entourage chiede uno stipendio da top della Serie A, la Lazio nicchia.

Tuttavia, il vero problema è l’ambizione. Gila è arrivato in una Lazio da Champions League; oggi si ritrova in una squadra decima in classifica, senza Europa e con un futuro che appare nebuloso. Per un giovane che punta alla Nazionale spagnola, restare in una Lazio ridimensionata non ha senso.

“Prepariamoci: la versione ufficiale sarà che Gila va via per colpa di Sarri. La verità è che i giocatori scappano da una Lazio decima in classifica che non offre garanzie di crescita.”

La trappola del 40% e il potere contrattuale nullo

La situazione finanziaria della possibile cessione è un incubo per Angelo Fabiani. Sulla testa di Gila pende la clausola che garantisce al Real Madrid il 40% sulla futura rivendita. Se il Milan offre 15 milioni di euro, alla Lazio ne resterebbero poco più di 9: una cifra irrisoria per uno dei difensori più forti del campionato. Ma c’è un rischio peggiore:

  • Vendere oggi: Accettare una cifra bassa per evitare il deprezzamento.
  • Perdere a zero: Se non rinnova, tra meno di un anno Gila potrà accordarsi con chiunque a parametro zero.

I club interessati sanno perfettamente che la Lazio ha il potere contrattuale ai minimi storici. Senza un DS capace di scatenare un’asta internazionale coinvolgendo Juventus o Inter, il rischio è quello di subire l’ennesimo scippo di mercato.

Difesa da rifare: l’incubo di un futuro senza certezze

Se Gila dovesse partire, e con lui anche Alessio Romagnoli (dato partente all’80%), la Lazio si ritroverebbe a dover ricostruire l’intera coppia centrale. Affidarsi a Provstgaard come titolare fisso potrebbe essere un azzardo: il giovane danese è un’ottima alternativa per una squadra da metà classifica, ma non la garanzia per chi punta al quarto posto.

L’onestà impone di dire che quest’anno Gila ha mostrato qualche “abbaglio”, segno forse di una testa già altrove. Per questo, la cessione estiva appare inevitabile, ma regalarlo a 15 milioni sarebbe l’ultimo atto di una gestione tecnica fallimentare.




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Presidenti Lazio, da Lenzini a Lotito: l’evoluzione del Presidente, tra passione e profitto

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: Analisi del cambio di rotta della Lazio: dal mecenatismo di Lenzini e Cragnotti all'aziendalismo di Lotito. Chi ha dato e chi ha ricevuto dal club?

Siamo passati dai “mecenati” che hanno sacrificato patrimoni personali ai “manager” che traggono stipendio dal club. Un viaggio tra le cifre che hanno cambiato per sempre il modo di intendere la SS Lazio.

Due filosofie a confronto: Mecenatismo vs Aziendalismo

Nella storia ultracentenaria della Lazio, la figura del Presidente ha subito una metamorfosi radicale. Da una parte troviamo i Mecenati: figure paterne che, per amore viscerale, hanno investito somme colossali a fondo perduto, senza aspettarsi nulla in cambio se non la gloria dei colori. Dall’altra, l’Aziendalismo moderno: il club non è più un “giocattolo” costoso, ma un’impresa che deve autofinanziarsi e, in alcuni casi, generare profitto per chi la possiede.

L’era del sacrificio: Lenzini e Cragnotti

Il primo grande esempio di dedizione totale è Umberto Lenzini. Il “Papà” del primo Scudetto prosciugò le casse della sua impresa edile per mantenere la Lazio ai vertici, rifiutando di vendere i propri campioni (come Chinaglia) fino a quando le forze glielo permisero. Lenzini morì in condizioni economiche precarie: per la Lazio non ha mai incassato un centesimo, ha solo dato tutto.

Anni dopo, la storia si è ripetuta con Sergio Cragnotti. Tra il 1992 e il 2002, il patron della Cirio ha immesso nella società oltre mille miliardi di lire. Anche qui, lo stipendio percepito dalla Lazio è stato pari a zero. Cragnotti ha pagato il sogno dello scudetto del 2000 con il crollo del suo impero industriale e il sequestro di quasi tutti i beni personali.

“La differenza è tra chi ha dato la vita e il patrimonio per la maglia e chi vede nella maglia un’opportunità di business.”

L’anello di congiunzione: Gianmarco Calleri

Tra i due giganti si inserisce Gianmarco Calleri. Egli non fu un mecenate nel senso classico, ma il primo vero “investitore”. Non percepì uno stipendio, ma fu il primo a realizzare un guadagno capitale: rilevò una società sull’orlo del fallimento per circa 15-20 miliardi di lire e la rivendette a Cragnotti per 38 miliardi. Un’operazione imprenditoriale che salvò la Lazio e aprì le porte al professionismo moderno.

L’era Lotito: Il Presidente-Imprenditore

Con l’avvento di Claudio Lotito nel 2004, il modello cambia definitivamente. Dopo l’investimento iniziale di 18,2 milioni di euro per salvare il club dal fallimento, la Lazio è diventata una macchina che cammina con le proprie gambe. Lotito è il primo presidente nella storia biancoceleste a percepire un compenso ufficiale e a legare il club a contratti di servizio con le proprie aziende (pulizie, vigilanza, catering).

Il confronto dei modelli (Tabella Riassuntiva)

PresidenteStipendio dal ClubInvestimenti PersonaliRisultato Finale
U. LenziniNOTotali (Patrimonio Edile)Perdita del patrimonio
G. CalleriNOPer risanamentoGuadagno sulla vendita
S. CragnottiNOFolli (Oltre 1000 Mld Lire)Fallimento e sequestri
C. LotitoSolo investimento inizialeIncasso annuo (6-8 mln €)

Passione o Profitto: quale futuro?

Oggi la Lazio genera per il suo proprietario un indotto stimato tra i 6 e gli 8 milioni di euro annui, tra compensi per il CdA e contratti alle ditte satellite. È la vittoria della ragione sulla passione folle dei predecessori. Ma questo ci lascia con un interrogativo aperto: in un calcio che diventa sempre più business, c’è ancora spazio per il cuore o il modello aziendalista è l’unico modo per sopravvivere?



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Emergenza Lazio: Cataldi KO, Sarri ridisegna la regia per il Milan

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Danilo Cataldi indica l'ascella durante la protesta con l'arbitro Sacchi
Danilo Cataldi a terra dolorante durante una partita della Lazio

Tegola a centrocampo per Maurizio Sarri: stiramento confermato per Danilo Cataldi. In difesa Romagnoli resta in dubbio, mentre si scalda la coppia Gila-Provstgaard.

Centrocampo blindato: out Cataldi, Patric “regista”

Le notizie che arrivano dall’infermeria di Formello complicano i piani di Maurizio Sarri per la sfida di domenica sera contro il Milan. Gli esami strumentali a cui è stato sottoposto Danilo Cataldi hanno confermato uno stiramento al polpaccio. Un infortunio che costringerà il numero 32 ai box per il Milan e, molto probabilmente, anche per la sfida col Bologna, con l’obiettivo di rientrare direttamente dopo la sosta.

Con Rovella già fuori per il resto della stagione, Sarri si trova senza registi di ruolo. La soluzione, già testata con successo contro il Sassuolo, porta il nome di Patric. Sarà lo spagnolo a scalare davanti alla difesa per dettare i tempi della manovra, garantendo quella fluidità che il tecnico richiede.

Difesa e porta: Romagnoli stringe i denti, ancora Motta

In difesa il punto interrogativo riguarda Alessio Romagnoli. Il centrale sta smaltendo una contusione rimediata in Coppa Italia contro l’Atalanta; sebbene non ci siano lesioni, la sua titolarità dipenderà dalle rassicurazioni che darà allo staff tecnico nei prossimi giorni. In preallarme c’è Provstgaard, pronto a fare coppia con Gila.

Tra i pali, confermato il giovane Edoardo Motta. Per Ivan Provedel, invece, la stagione è ufficialmente terminata: il portiere titolare è stato dimesso dall’ospedale dopo l’operazione alla spalla e inizierà ora il lungo percorso di riabilitazione.

I ballottaggi: Dele-Bashiru scalpita, conferme in attacco

A centrocampo resta l’incognita Basic, ancora fermo per un’infiammazione all’adduttore. Se il croato non dovesse recuperare, Dele-Bashiru è il favorito per una maglia da titolare nel trio con Taylor e il “play” Patric, restando in netto vantaggio su Belahyane.

Sulle fasce, Nuno Tavares è in pole su Pellegrini per il binario mancino, con Marusic confermato a destra. Pochi dubbi,



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Al-Thani e la Lazio: Tra il Sogno del Qatar e la Realtà di Formello

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Al-Thani e la Lazio: Sogno Qatar o Realtà Lotito?

Cronaca di un’acquisizione mai avvenuta o visione di un futuro possibile? Dalla passione dichiarata dell’Emiro all’investimento immobiliare al Flaminio, ecco tutta la verità sul “Sogno Arabo” che scuote la Capitale.

Il calcio moderno ci ha abituato a colpi di scena cinematografici, ma poche saghe accendono la fantasia dei tifosi come quella che accosta la S.S. Lazio alla famiglia reale del Qatar. Per i sostenitori biancocelesti, il nome Al-Thani non è solo quello di una dinastia regnante, ma il simbolo di una speranza: il passaggio da una gestione oculata e spesso contestata a una superpotenza mondiale capace di rivaleggiare con i colossi del calcio europeo. Ma quanto c’è di vero e quanto è semplice “fantacalcio” mediatico?

L’Emiro Laziale: Una confessione da 600 milioni

Tutto nasce da un protagonista d’eccezione: Tamim bin Hamad Al-Thani, l’Emiro del Qatar. Non parliamo di un semplice investitore, ma dell’uomo a capo della Qatar Investment Authority (QIA), il fondo sovrano che ha già trasformato il PSG in una corazzata e che vanta partecipazioni in colossi come Volkswagen e Valentino.

La scintilla scocca in una notte romana del gennaio 2016. Durante una cena di gala, alla domanda su quale fosse la sua squadra del cuore, l’Emiro spiazza tutti: “Tifo Lazio”. Una dichiarazione che portò, poche ore dopo, alla consegna di una maglia biancoceleste numero 5 nel suo hotel. Da quel momento, le voci non si sono mai spente, culminando nell’indiscrezione bomba di un’offerta da 600 milioni di euro per l’intero pacchetto azionario del club.

Il “Giallo” del Flaminio: Coincidenze o Strategia?

Se la passione è il motore del sogno, gli affari sono la sua carrozzeria. Il punto di contatto più concreto tra Al-Thani e la Lazio porta un nome sacro per i tifosi: lo Stadio Flaminio. Mentre Claudio Lotito accelera i discorsi per la riqualificazione dell’impianto di Nervi, si scopre che il fondo QIA ha avviato un mastodontico progetto immobiliare proprio a ridosso dello stadio, nell’area dell’ex caserma di via Guido Reni.

È solo un caso che l’Emiro investa decine di milioni proprio “dall’altra parte della strada” rispetto alla futura (e sospirata) casa della Lazio? Per molti analisti, potrebbe trattarsi di una mossa preparatoria: prendere posizione in un’area strategica della Capitale che, con un nuovo stadio, vedrebbe schizzare alle stelle il proprio valore.

La Realtà dei Bilanci e il “Muro” di Lotito

Nonostante il fascino del deserto, la realtà di Formello parla un linguaggio molto più freddo. La gestione di Claudio Lotito, presidente dal 2004, è segnata da una rigida stabilità finanziaria che però, nell’ultimo periodo, ha mostrato crepe preoccupanti. L’ultimo bilancio consolidato ha evidenziato una perdita superiore ai 17 milioni di euro, con un indebitamento che sfiora i 70 milioni.

Questa situazione, unita a una contestazione che ha portato a petizioni online da decine di migliaia di firme e a uno stadio spesso deserto per protesta, alimenta la voglia di cambiamento. Tuttavia, la risposta della società è sempre stata un muro di gomma. Un comunicato ufficiale, diramato persino in inglese per i mercati internazionali, ha ribadito il concetto: “La Lazio non è in vendita”. Una smentita così netta da far crollare il titolo in borsa del 5% in pochi minuti.

Conclusione: Partita Chiusa o Porta Accostata?

Dunque, cosa resta in mano ai tifosi? Da una parte ci sono gli indizi: un Emiro tifoso, investimenti milionari accanto al Flaminio e la necessità di un salto di qualità economico. Dall’altra la cruda realtà: nessuna trattativa ufficiale e un proprietario che non accenna a voler cedere il timone.

La sensazione è che la partita non sia affatto chiusa, ma solo in una fase di stallo strategico. La passione dichiarata di Al-Thani e l’interesse per l’area urbana del Flaminio lasciano una porta socchiusa. Forse non è ancora il momento del “verdetto”, ma la sensazione è che la partita vera debba ancora essere giocata sul tavolo verde della finanza internazionale.



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Il messaggio di Sarri a Lotito

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Sarri sfida Lotito: "Lazio non degna della sua storia"

“Questa rosa va rafforzata per essere degna della storia della Lazio”. Le parole del Comandante nel post-Sassuolo aprono una voragine tra guida tecnica e presidenza. Il tifoso è stanco: ora servono i fatti, non le ambizioni politiche.

L’atto d’accusa di Maurizio Sarri

C’è una frase, pronunciata da Maurizio Sarri dopo la sofferta vittoria contro il Sassuolo, che pesa come un macigno sul futuro del club: “Questa rosa va rafforzata per essere degna della storia della Lazio”. In un solo colpo, il tecnico ha centrato il punto che il tifo biancoceleste urla da anni, ma che la gestione Lotito ha sempre cercato di minimizzare o, peggio, ignorare.

Sarri non ha parlato da “dipendente”, ma da uomo di calcio che riconosce il blasone di una piazza che non può e non deve accettare l’undicesimo posto. Mentre la presidenza si perde in proclami o, come accaduto recentemente, arriva a offendere la memoria storica del club, Sarri si dimostra “più laziale” di chi la Lazio dovrebbe gestirla con ambizione.

Una mediocrità programmata?

La classifica attuale è la fotografia di un fallimento strategico. Non è colpa di Sarri se Daniel Maldini ha segnato il suo primo gol stagionale solo ora, dopo sei mesi di naftalina all’Atalanta. È colpa di una costruzione della rosa che presenta deficienze evidenti:

  • Attacco sterile: Esterni che non saltano più l’uomo e un centravanti che non riceve rifornimenti.
  • Difesa colabrodo: Un reparto decimato dagli infortuni e privo di alternative di livello.
  • Mercato immobile: A gennaio, con la possibilità di intervenire, la società ha preferito non spendere, mandando un segnale di indebolimento che la squadra ha recepito chiaramente.

La competizione in Serie A è cambiata. Non ci sono più solo le “grandi del Nord”: realtà come Bologna, Como e Fiorentina investono e programmano. La Lazio, invece, resta ferma al palo, aggrappata alla speranza che la fortuna o il lavoro certosino dell’allenatore possano sopperire alla mancanza di investimenti.

Il bivio di un’estate senza Europa

Senza i ricavi della Champions o dell’Europa League, il futuro appare nerissimo. Le opzioni sul tavolo sono due:

  1. Il solito Player Trading: Vendere i pezzi pregiati per scommettere su “promesse” non pronte, continuando il circolo vizioso della mediocrità.
  2. L’investimento reale: Mettere mano al portafoglio per ricostruire una squadra da quarto posto.

La storia di questi 22 anni ci dice che Lotito non ha mai immesso capitali propri. Ma oggi il giocattolo si è rotto. I soli 2000 spettatori dell’Olimpico sono il segnale di un popolo stanco delle chiacchiere di un presidente le cui ambizioni sembrano ormai sbilanciate solo verso il Senato e il potere politico, lasciando i risultati di campo all’ultimo posto delle priorità.

Sarri si interroga sul suo futuro perché non vuole un altro anno di agonia. I tifosi non possono dimettersi, sono prigionieri della propria passione, ma non resteranno a guardare in silenzio il declino della propria maglia.



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Manchester City, il “Processo del Secolo”: tutto quello che c’è da sapere sulle 115 accuse

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Guida completa alle 115 accuse contro il Manchester City: dalle violazioni finanziarie ai rischi di retrocessione. Scopri perché il TAS non potrà intervenire.

Perché il caso più grande nella storia della Premier League è ancora avvolto nel silenzio? Analizziamo il fascicolo, le possibili sanzioni e le differenze cruciali rispetto al precedente caso UEFA.

L’origine del terremoto: un numero che fa tremare l’Europa

Tutto ha inizio nel febbraio 2023, quando la Premier League ha sganciato una vera e propria bomba mediatica, accusando il club più dominante dell’ultimo decennio di aver violato sistematicamente le regole finanziarie per nove stagioni consecutive, dal 2009 al 2018. Il numero “115” è diventato un’ombra costante sui successi di Pep Guardiola, ma la complessità del caso spiega la lentezza burocratica.

Il fascicolo: le cinque categorie di violazioni

Le accuse non sono un unico blocco, ma sono suddivise in cinque macro-aree che colpiscono il cuore della gestione societaria:

  1. Informazioni finanziarie non accurate: La presunta falsificazione dei bilanci riguardo a ricavi e costi operativi.
  2. Dettagli sui pagamenti a manager e giocatori: Contratti “paralleli” per mascherare i reali stipendi.
  3. Violazioni del Fair Play Finanziario UEFA: Mancato rispetto dei parametri europei.
  4. Violazioni delle regole di redditività e sostenibilità della Premier: Superamento dei limiti di perdita consentiti.
  5. Mancata collaborazione: Ben 35 capi d’accusa riguardano l’ostruzionismo del club verso le indagini della Lega.

Il nodo delle “Party Correlated”: sponsorizzazioni o iniezioni di capitale?

Il punto focale dell’accusa risiede nel concetto di Associated Party Transactions. Secondo gli inquirenti, il City avrebbe utilizzato aziende legate alla proprietà (con sede negli Emirati Arabi Uniti) per gonfiare artificialmente i ricavi da sponsorizzazione. In pratica, soldi che sarebbero dovuti essere considerati investimenti diretti del proprietario — soggetti a limiti stringenti — venivano mascherati da contratti commerciali per aggirare i paletti del FFP.

Perché ci vuole così tanto tempo?

Come sottolineato da esperti di finanza sportiva come Kieran Maguire, non siamo di fronte a un singolo processo, ma a 115 mini-processi simultanei.

  • Logistica: Ogni accusa richiede prove documentali, testimonianze e analisi forensi dei conti.
  • La Commissione: A giudicare è una commissione indipendente composta da sole tre persone.
  • Il rischio appello: Ogni verdetto può essere impugnato, allungando ulteriormente i tempi.

Premier League vs UEFA: perché stavolta il TAS non può salvare il City

Molti ricordano il 2020, quando il Manchester City riuscì a far annullare dal TAS di Losanna una squalifica di due anni dalle coppe europee inflitta dalla UEFA. Tuttavia, le regole del gioco stavolta sono diverse:

FattoreCaso UEFA (2020)Caso Premier League (2024/25)
PrescrizioneEsistente (5 anni per molte accuse)Assente (le regole PL non hanno termini così brevi)
Organo di AppelloTAS (Tribunale Arbitrale dello Sport)Commissione d’Appello Interna PL
Sentenza finaleAnnullata per prove “vecchie”Basata su un decennio di dati senza limiti temporali

Il fatto che il City non possa ricorrere al TAS è l’elemento che più preoccupa la dirigenza dei Citizens, poiché l’organo della Premier League è considerato molto più rigido nell’applicazione dei propri regolamenti interni.

Gli scenari estremi: dalla penalizzazione alla retrocessione

Se per violazioni singole club come Everton e Nottingham Forest hanno subito decurtazioni di punti (tra i 4 e i 10), il calcolo proporzionale per 115 violazioni porta a cifre astronomiche.

  • Scenario A: Una penalizzazione in punti senza precedenti che escluderebbe il City dalle coppe per anni.
  • Scenario B: Se le accuse di frode e falsificazione sistematica fossero provate, la sanzione estrema sarebbe la retrocessione coatta o l’espulsione dalla lega.

L’integrità del sistema in bilico

Mentre il club proclama con forza la propria innocenza, parlando di “prove inconfutabili”, l’intero sistema calcio inglese è sotto esame. La segretezza del procedimento e l’attesa infinita alimentano la percezione di una “giustizia a due velocità”. Qualunque sia il verdetto finale, previsto per il 2025, l’integrità della Premier League ne uscirà profondamente segnata.



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Dove vedere Lazio Milan in TV e streaming: il big match è gratis su DAZN

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Dove vedere Lazio Milan in TV e streaming gratis su DAZN: il logo della Serie A e dei due club.
As Roma’ supporters before the Italian Serie A soccer match between SS Lazio and AS Roma at the Olimpico stadium in Rome, Italy, 12 November 2023. ANSA/FABIO FRUSTACI

C’è una grande notizia per tutti gli appassionati di calcio e i tifosi biancocelesti. Il big match della 29ª giornata di Serie A, la sfida tra Lazio e Milan, sarà trasmessa domenica 15 marzo alle ore 20.45 da DAZN anche in modalità gratuita.

Come riportato dall’ANSA, si tratta del quarto appuntamento stagionale che la piattaforma trasmette in esclusiva in chiaro, dopo i precedenti di Milan-Roma, Fiorentina-Juventus e Atalanta-Inter. Un’occasione d’oro per seguire la squadra di Maurizio Sarri, reduce dalla vittoria sofferta ma fondamentale contro il Sassuolo, contro i rossoneri di Massimiliano Allegri, galvanizzati dal successo nel derby contro l’Inter.

Lazio-Milan: orario, telecronisti e ospiti

La copertura dell’evento sarà totale. Il pre-partita inizierà alle 19:30 con il programma Fuoriclasse, condotto da Diletta Leotta. In studio e a bordocampo ci sarà un parterre di eccezione con Massimo Ambrosini, l’ex biancoceleste Hernanes (il “Profeta”) e Davide Bernardi. Curiosità anche per l’apporto tecnico di Simone Pianigiani, voce del basket di DAZN, che arricchirà il dibattito tattico.

Per quanto riguarda il racconto del match, la telecronaca di Lazio-Milan sarà affidata alla coppia composta da Pierluigi Pardo e Dario Marcolin, con Tommaso Turci inviato a bordocampo per cogliere tutte le reazioni in tempo reale.

Come vedere Lazio-Milan in streaming gratis

Per vedere la partita non sarà necessario un abbonamento attivo. Basterà accedere all’app di DAZN o al sito ufficiale da smart TV, tablet, smartphone o PC e selezionare l’evento in modalità gratuita.

IL RIEPILOGO DEL MATCH

  • Partita: Lazio-Milan
  • Data: Domenica 15 marzo 2026
  • Orario: 20:45
  • Canale TV: DAZN (Modalità gratuita)
  • Streaming: App DAZN / Sito DAZN



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Stadio Lazio, mazzata dall’esperto: “Il progetto Flaminio è incompatibile”

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Stadio Lazio Flaminio bocciato Lorenzo Busnengo, Progetto Lotito Flaminio, Stadio Roma Pietralata, Vincoli Flaminio Nervi
Il presidente Lotito fa il punto sulla possibilità di trasformare lo Stadio Flaminio nella nuova casa della Lazio. Vincoli e sfide da affrontare, ma la volontà c'è. Scopri i dettagli e i tempi previsti per questa decisione cruciale!

Un “no” che pesa come un macigno quello arrivato dall’architetto Lorenzo Busnengo, vicepresidente dell’Ordine degli Architetti di Roma. In una nota ufficiale dai toni durissimi, l’esperto ha analizzato i dossier stadio di Roma e Lazio, riservando le critiche più feroci al piano di Claudio Lotito per il Flaminio, definito sostanzialmente irrealizzabile alle condizioni attuali. Una bocciatura tecnica che rischia di far naufragare i sogni dei tifosi, già alle prese con il clima di contestazione che sta svuotando lo Stadio Olimpico.

Flaminio: il “muro” dei 50 mila posti

Per Busnengo, l’idea della Lazio di trasformare l’opera di Nervi in un impianto moderno da 50 mila posti si scontra con una realtà normativa invalicabile. Le criticità sollevate sono pesantissime:

  • Incompatibilità totale: “La trasformazione così come prospettata dalla S.S. Lazio non è compatibile con il quadro normativo delle tutele”, sentenzia Busnengo. Essendo un monumento vincolato, ogni modifica strutturale pesante è vietata.
  • Il rischio archeologico: I nuovi pilastri dovrebbero sorgere su aree dove la presenza di una necropoli è certa. Una “trappola” che ha già fermato in passato altri progetti.
  • Demolizioni vietate: La rimozione della copertura della tribuna principale, cuore del valore architettonico del Flaminio, viene definita “difficile, se non impossibile”.

L’architetto ha poi bollato come “allarmistici” i paragoni di Lotito con il Ponte Morandi, invitando il club a presentare evidenze scientifiche invece di lanciare annunci shock in Lega Serie A.

Roma a Pietralata: “Manca una visione integrata”

Non va meglio sul fronte giallorosso. Sebbene il lotto di Pietralata sia libero da vincoli monumentali, Busnengo “boccia” l’attuale approccio della Roma per mancanza di sinergia con il quartiere. L’esperto accusa il progetto di andare “per conto proprio”, ignorando il dialogo necessario con l’ospedale Pertini e la stazione Tiburtina. Senza un piano serio sulla mobilità sostenibile, lo stadio rischia di diventare una cattedrale nel deserto che paralizzerà il quadrante invece di riqualificarlo.



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Lazio, tegola Provedel: stagione finita e operazione riuscita

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Infortunio Ivan Provedel
Il dott. Fabio Rodia fornisce un aggiornamento sull'infortunio di Ivan Provedel della Lazio, evidenziando un trauma distorsivo alla caviglia sinistra e la necessità di ulteriori accertamenti per determinare i tempi di recupero.

Adesso è ufficiale: la stagione di Ivan Provedel si chiude qui. Come era ampiamente prevedibile dopo il brutto colpo subito, il portiere della Lazio ha dovuto arrendersi ai problemi fisici, lasciando il posto al giovane Motta, protagonista proprio ieri nella vittoria sofferta contro il Sassuolo.

I dettagli dell’intervento alla spalla

L’estremo difensore biancoceleste è stato sottoposto questa mattina, alle ore 10:00, a un intervento chirurgico di stabilizzazione artroscopica della spalla presso il Concordia Hospital di Roma. L’operazione, durata circa un’ora, è perfettamente riuscita. Secondo quanto raccolto dalla nostra redazione, l’ex Spezia dovrà ora osservare un periodo di riposo forzato con l’ausilio di un tutore per circa 25 giorni, prima di poter iniziare il percorso di riabilitazione vero e proprio.

Quando torna in campo?

I tempi di stop sono purtroppo lunghi. Per rivedere Provedel tra i pali della Serie A bisognerà attendere circa 4 mesi. Questo significa che il portiere ha terminato anzitempo il campionato 2025/2026 e punterà tutto sul ritiro estivo per tornare a disposizione della squadra e di Maurizio Sarri in vista della prossima stagione. Una perdita pesante per lo spogliatoio, proprio nel momento cruciale della corsa europea.



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Lazio, tre punti di platino: la vittoria del gruppo e l’intuizione di Sarri

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Adam Marusic festeggia dopo il gol decisivo in uno stadio Olimpico vuoto

In un’emergenza totale e un clima spettrale, i biancocelesti battono il Sassuolo 2-1. Decisivi i cambi del tecnico e la crescita dei singoli: la salvezza è più vicina, ma resta il nodo ambientale.

Oltre l’emergenza: una prova di carattere

Vincere contro il Sassuolo non era affatto scontato. La Lazio si è presentata all’appuntamento già priva di Rovella, perdendo poi Danilo Cataldi dopo soli 35 minuti e il leader difensivo Alessio Romagnoli all’intervallo. In un contesto simile — aggravato da uno stadio deserto e dal peso psicologico di una classifica che iniziava a far paura — la squadra ha dato un segnale di compattezza vitale.

Nonostante il solito vizio di non saper chiudere le partite (tre occasioni sprecate prima del pareggio neroverde), la Lazio è rimasta lucida. Il gol di Marusic all’ultimo secondo non è solo un episodio fortunato, ma il premio per una squadra che, nonostante i limiti evidenti, dimostra di essere ancora tutta con il proprio allenatore.

La mossa di Sarri e il “fattore Cancellieri”

Il merito principale della vittoria va attribuito a Maurizio Sarri. In molti hanno storto il naso vedendo uscire contemporaneamente Isaksen (autore dell’azione del primo gol ma colpevole di troppi errori sotto porta) e Zaccagni per fare spazio a Pedro e Cancellieri.

Proprio l’ingresso di quest’ultimo ha spaccato il match: Cancellieri è entrato con una “cattiveria” agonistica che mancava, propiziando l’assist decisivo per Marusic. Altrettanto intelligente si è rivelata la scelta di arretrare Patric nel ruolo di play davanti alla difesa: lo spagnolo, cresciuto nella Cantera del Barcellona, ha garantito una circolazione di palla più fluida rispetto a quanto avrebbe potuto fare Dele-Bashiru, più propenso alla progressione fisica che alla regia.

Promossi e bocciati: Tavares spinge, Zaccagni frena

Le note liete arrivano dai nuovi:

  • Nuno Tavares: Altra prova di spessore. Nonostante i dubbi sulla tenuta fisica a tre giorni dalla gara con l’Atalanta, il portoghese ha dominato la fascia, confermandosi un’arma costante nel crossare palloni che meriterebbero un centravanti più presente in area.
  • Dele-Bashiru: Sebbene meno appariscente rispetto a mercoledì, mostra segnali di crescita costante, a differenza di quanto visto nella passata gestione Baroni.

Di contro, preoccupa la flessione di Mattia Zaccagni. Quello che dovrebbe essere il leader tecnico della squadra fatica a saltare l’uomo e a incidere: conquistare falli è utile, ma alla Lazio servono i suoi gol e le sue giocate decisive, che oggi sembrano un lontano ricordo.

L’esordio di Motta e il segnale della protesta

Infine, una menzione per Edoardo Motta. Un debutto da 6 in pagella: comprensibilmente emozionato e a tratti un po’ “bloccato” sulla linea di porta (dove Provedel avrebbe accorciato i tempi), è stato bravo a non crollare dopo un’incertezza su una respinta centrale, salvando poi il risultato con un grande intervento successivo.

Mentre la squadra respira, resta il silenzio assordante dell’Olimpico. Il dato dei biglietti venduti è il più basso dall’inizio della protesta: un segnale che Lotito e Fabiani non possono più ignorare. Se la dirigenza fa finta di nulla, il danno d’immagine colpisce l’intera Serie A, e questo malcontento potrebbe diventare il fattore determinante per il futuro societario del club.



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Lazio-Milan, colpo di scena Ultras: “Tutti allo stadio, poi fuori per sempre”

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Una coreografia imponente della Curva Nord della Lazio durante un derby del passato, simbolo dell'identità laziale.

Il tifo organizzato rompe il silenzio dopo la vittoria contro il Sassuolo. Un ultimo atto d’amore contro i rossoneri prima del disimpegno totale dalle gare casalinghe: “Non saremo complici dei fallimenti societari”.

Un comunicato tra storia e rabbia

All’indomani del successo sofferto e silenzioso contro il Sassuolo, la Curva Nord e il tifo organizzato hanno diramato un comunicato che segna un punto di svolta drammatico nella contestazione contro la gestione di Claudio Lotito. Un testo intriso di riferimenti storici — da Ballerini a Vaccaro, da Maestrelli a Cragnotti — utilizzato come scudo per difendere l’identità laziale contro quella che definiscono una “presidenza avida dal cuore arido”.

“La storia della SS Lazio la facciamo noi tifosi, chi ama questi colori senza interessi. Solo un uomo avido dal cuore arido non può capire i sentimenti che animano questo popolo.”

L’ultimo atto d’amore: Olimpico pieno per il Milan

Nonostante lo sciopero del tifo che ha caratterizzato le ultime uscite, i gruppi organizzati hanno deciso di sospendere momentaneamente la protesta per un’ultima, grande occasione. In vista del big match Lazio-Milan di domenica 15 marzo, l’invito è quello di riempire ogni settore dello stadio.

L’obiettivo è duplice:

  1. Sostegno alla squadra e al mister: Far sentire il calore del popolo laziale in un momento tecnico delicato.
  2. Dissenso coreografico: Regalare un ultimo spettacolo visivo che faccia da contrasto al vuoto che seguirà.

La decisione drastica: deserto fino a fine campionato

La vera notizia, però, riguarda il post-Milan. Il comunicato annuncia infatti che, dopo la sfida contro i rossoneri, il tifo organizzato non entrerà più allo stadio per tutte le restanti partite casalinghe della stagione 2025/2026.

“È una decisione molto dolorosa, che per la prima volta ci vedrà lontani da quegli spalti che sono la nostra casa”, si legge nella nota ufficiale. La scelta è presentata come l’unico modo per mandare un segnale inequivocabile alla dirigenza e non rendersi partecipi di quello che i tifosi definiscono un declino programmato. Il deserto dell’Olimpico, dunque, non sarà più un’eccezione, ma la regola del finale di stagione.



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Favola Motta: “Debutto da sogno, un’emozione indescrivibile”

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Il portiere della Lazio Edoardo Motta sorride durante l'intervista post-partita.

A 21 anni, Edoardo Motta si prende la scena all’Olimpico: titolare per la prima volta con l’aquila sul petto. Le parole del giovane portiere dopo la vittoria sul Sassuolo: “Il destino ha giocato la sua parte”.

L’esordio del predestinato: “Un sogno che si realizza”

In una serata carica di tensioni ambientali, la nota più lieta per la Lazio arriva tra i pali. Edoardo Motta, a soli 21 anni, ha fatto il suo esordio dal primo minuto in Serie A, difendendo con personalità la porta biancoceleste nel successo per 2-1 contro il Sassuolo. Una notte che il giovane estremo difensore ha definito magica ai microfoni di Lazio Style Channel.

“Sono contentissimo, è stata un’emozione indescrivibile. Mi fa piacere il fatto che ci fossero anche i miei familiari e sono felice di aver debuttato davanti a loro. Fino a quando non si prova davvero, è il sogno di tutti i ragazzi che giocano a calcio.”

La gestione della pressione e il messaggio ai giovani

Nonostante la posta in palio e il peso della maglia, Motta ha mostrato una maturità sorprendente, riuscendo a canalizzare l’adrenalina nel modo corretto per restare focalizzato sull’obiettivo.

“Ho cercato di nascondere l’emozione per rimanere concentrato nella gara”, ha ammesso il portiere, lanciando poi un messaggio di speranza a tutti i ragazzi del settore giovanile: “Non bisogna mai smettere di crederci perché può capitare a chiunque. Questa volta è capitato a me, ma spero succeda a tutti perché è il sogno di ogni bambino. Secondo me il destino ha giocato una parte importante in questa mia situazione”.

Il legame con Provedel e il ringraziamento a Bizzarri

Motta non ha dimenticato chi, in questo momento, sta lottando per tornare in campo. Il pensiero per Ivan Provedel è intriso di stima e umiltà, riconoscendo l’importanza del titolare per le sorti della squadra.

“Ivan è una persona splendida e gli auguro di tornare il prima possibile. La Lazio ha bisogno di un portiere come lui, sicuramente fa più comodo di un ragazzino senza esperienza.”

Infine, un ringraziamento speciale è andato a Marco Bizzarri, preparatore dei portieri del Sassuolo (ed ex Lazio), figura chiave nella sua crescita: “Gli devo tanto perché è stato uno dei primi a dirmi che sarei potuto arrivare un giorno. Ritrovarlo proprio nella mia prima partita, anche se come avversario, mi ha fatto davvero piacere”.



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Sarri a 360°: il cuore della Lazio, l’atto d’accusa alla società e il futuro sospeso

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Il commento di Torino-Lazio

Dopo la vittoria sofferta contro il Sassuolo, il tecnico biancoceleste si confessa ai microfoni di Sky Sport. Tra l’elogio a un gruppo falcidiato dalle assenze e la critica feroce al clima spettrale dell’Olimpico, il “Comandante” lancia messaggi precisi in vista del mercato e della prossima stagione.

L’analisi del match: “Mezz’ora di grande cuore”

Nonostante i tre punti conquistati in extremis, Maurizio Sarri non nasconde le difficoltà incontrate dalla sua Lazio in una serata resa complicata non solo dall’avversario, ma da una situazione d’emergenza che sembra non avere fine. Il tecnico ha voluto mettere l’accento sulla capacità di sofferenza dei suoi uomini.

“Ci sono dei momenti anche di difficoltà, però poi la squadra — anche in difficoltà con tante assenze importanti sia prima della partita che alla fine del primo tempo — è stata bravissima, ha fatto l’ultima mezz’ora di grande cuore. Ha conquistato un risultato in extremis, ma assolutamente meritato per quella che è stata la partita”.

Sarri ha rivendicato la bontà dell’atteggiamento generale del gruppo, respingendo le critiche sulla mancanza di spirito: “Questa è una squadra che riesce ad avere questo tipo di atteggiamento. Può sbagliare una partita, ma non così spesso, l’atteggiamento è quasi sempre positivo. Le difficoltà sono state enormi nel corso della stagione, e non sono ancora finite”.

Lo strappo ambientale: “Stadio vuoto? Avvilente”

Il tema che più ha scaldato il tecnico nel post-partita è stato, ancora una volta, quello del rapporto tra il club e la tifoseria. Vedere lo Stadio Olimpico svuotato dalla contestazione è una ferita aperta per l’allenatore, che ha esortato apertamente la dirigenza a prendere l’iniziativa per ricucire lo strappo.

Il duro appello alla società:

  • L’impatto sui calciatori: Sarri ha definito “avvilente” per un professionista scendere in campo in un simile contesto, pur lodando i suoi ragazzi per la capacità di astrazione dimostrata.
  • L’assenza dei tifosi: “A noi ci mancano”, ha ribadito con forza, sottolineando come la mancanza del calore del pubblico sia un handicap reale per la squadra.
  • L’immobilismo del club: Quando interrogato su come riportare la gente allo stadio, il tecnico è stato diretto: “La società deve organizzare delle iniziative per riportarli. Quali? Loro hanno le idee molto più chiare di me su come e dove intervenire, è una situazione che va avanti da tanto”.

Il futuro della Lazio e il mercato: “Va rinforzata”

Le dichiarazioni più pesanti in ottica futura riguardano però la consistenza tecnica della rosa. Sarri non ha usato giri di parole per definire le condizioni necessarie alla sua permanenza e alla crescita del club. Il tecnico chiede un salto di qualità che passi inevitabilmente per la sessione estiva di trasferimenti.

“Futuro? Non lo so, appena finisce il campionato e facciamo qualche riunione, te lo saprò dire. La squadra, per essere all’altezza della storia della Lazio, va rinforzata”.

Parole che sanno di aut aut: senza un mercato all’altezza, che vada a colmare le lacune evidenziate da una stagione logorante, il domani di Sarri sulla panchina laziale resta un’incognita. La necessità di “alzare l’asticella” è il mantra che il tecnico porterà sul tavolo delle riunioni con il presidente Lotito non appena calerà il sipario sul campionato.

Il siparietto con Gotti: “È filosofico”

In chiusura, spazio anche a un momento di stima professionale con Luca Gotti, presente negli studi di Sky. Sarri ha voluto omaggiare l’ex collaboratore e collega con parole di grande apprezzamento: “Gotti è uno che durante la settimana ti dà sempre uno spunto su cui pensare, quindi è tanta roba. È filosofico Luca”. Un attestato di stima che stempera solo in parte la tensione di un post-partita dominato dai temi caldi del mercato e dell’ambiente.



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Lazio – Sassuolo: cronaca di una vittoria al cardiopalma

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Lazio Sassuolo cronaca

Un finale thrilling regala i tre punti a Maurizio Sarri. Nel posticipo della 28ª giornata di Serie A, i biancocelesti superano per 2-1 gli emiliani al termine di una gara sofferta. In uno Stadio Olimpico ancora una volta svuotato dalla dura contestazione del tifo organizzato, la squadra capitolina trova l’acuto vincente solo oltre il novantesimo, strappando una vittoria vitale per il morale e per la classifica.

Primo tempo: botta e risposta Maldini-Laurienté

La gara si sblocca immediatamente. Passano appena due minuti e la Lazio è già in vantaggio: Isaksen calcia in porta, la difesa neroverde respinge corto ma Daniel Maldini si fa trovare pronto e ribadisce in rete alle spalle di Muric. Il vantaggio lampo sembra mettere la partita in discesa per i padroni di casa, ma il Sassuolo non molla e al 35′ trova il pareggio. Thorstvedt inventa un pallone insidioso per Laurienté, che beffa il giovane Motta (titolare al posto dell’infortunato Provedel) e fissa il punteggio sull’1-1. A complicare i piani di Sarri arriva anche l’infortunio di Cataldi, costretto a lasciare il campo a Patric prima dell’intervallo.

Secondo tempo: l’acuto di Marusic nel recupero

Nella ripresa i ritmi si abbassano e subentra la stanchezza, accompagnata da un certo nervosismo agonistico che porta l’arbitro Arena a sventolare diversi cartellini gialli. Sarri prova a rimescolare le carte inserendo Dia, Pedro e Cancellieri per dare nuova linfa all’attacco.

Quando la partita sembra ormai destinata a scivolare via su un pareggio beffardo, ecco l’episodio che fa esplodere la panchina biancoceleste. Al 92′, in pieno recupero, è proprio il subentrato Cancellieri a servire Adam Marusic: il montenegrino non sbaglia, infila Muric e firma il clamoroso 2-1 che chiude definitivamente i giochi.

Il Tabellino

LAZIO – SASSUOLO 2-1: 2′ Maldini (L), 35′ Laurienté (S), 92′ Marusic (L)

LAZIO (4-3-3): Motta; Marusic, Gila, Romagnoli (45′ Provstgaard), Nuno Tavares; Dele-Bashiru, Cataldi (38′ Patric), Taylor; Isaksen (79′ Cancellieri), Maldini (65′ Dia), Zaccagni (79′ Pedro). A disp.: Furlanetto, Giacomone, Lazzari, Pellegrini, Hysaj, Belahyane, Przyborek, Noslin, Ratkov. All.: Sarri.

SASSUOLO (4-3-3): Muric; Coulibaly (68′ Walukiewicz), Idzes, Muharemovic, Garcia (68′ Doig); Koné (83′ Bakola), Lipani (45′ Matic), Thorstvedt; Berardi, Nzola, Laurienté. A disp.: Satalino, Turati, Zacchi, Volpato, Romagna, Moro, Vranckx, Iannoni, Felipe. All.: Grosso.

Arbitro: Arena; Assistenti: Meli– Alassio; IV Ufficiale: Tremolada; VAR: Paterna; AVAR: Abisso Ammoniti: 37′ Lipani (S), 58′ Coulibaly (S), 86′ Laurienté (S), 88′ Walukiewicz (S)



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Maurizio Sarri durissimo: “Stadio vuoto? Deprimente, la società faccia qualcosa”

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Maurizio Sarri intervistato ai microfoni di DAZN nel post-partita di Napoli-Lazio.
Maurizio Sarri pensieroso a bordo campo durante una partita della Lazio, simbolo delle tensioni interne con la società per il mercato di gennaio.

Le parole del tecnico biancoceleste nel pre-partita di Lazio-Sassuolo: l’attacco frontale alla gestione ambientale e l’appello al club per ricucire il rapporto con la tifoseria.

L’allarme di Sarri: “Uno stadio così è avvilente”

A pochi minuti dal fischio d’inizio della sfida contro il Sassuolo, Maurizio Sarri non ha usato giri di parole ai microfoni di DAZN. Oltre all’analisi tecnica del match, il tecnico si è soffermato sul clima surreale di un Olimpico semideserto, conseguenza della contestazione e della delusione del popolo laziale.

“Stadio vuoto? Non solo è brutto, è triste, è deprimente, avvilente. Penso sia arrivato il momento di fare qualcosa da parte della società”.

Un messaggio chiaro indirizzato alla dirigenza: il distacco della piazza è diventato un peso insostenibile anche per chi scende in campo.

Motivazioni e il caso Motta

Sul piano sportivo, Sarri si aspetta una reazione d’orgoglio dopo le recenti opacità. La speranza del tecnico è di vedere la “versione vera” della Lazio, mossa da motivazioni che, a detta sua, dovrebbero essere costanti ma che troppo spesso sono mancate.

 “L’emergenza portiere? Sicuramente quella di Provedel è un’assenza grave, ero completamente in disaccordo con la cessione di Mandas a gennaio”

Infine, una battuta sul giovane Motta, lanciato titolare in un clima non facile: “Tutto abbastanza normale, il ragazzo l’ho visto tranquillo”. La sua freddezza sarà fondamentale in una serata dove il silenzio degli spalti peserà come un macigno.




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